Voci e volti della nonviolenza. 425



 

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VOCI E VOLTI DELLA NONVIOLENZA

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Supplemento de "La nonviolenza e' in cammino"

Numero 425 del 16 settembre 2011

 

In questo numero:

1. Mao Valpiana: La pace e la fratellanza dei popoli

2. Sette domande a Luca Bartolucci

3. Rosanna Benzi

4. Andre' Chouraqui

5. Simone de Beauvoir

6. Marianella Garcia

7. Ivan Illich

8. Vladimir Jankelevitch

9. Hans Jonas

10. Emmanuel Levinas

11. Paul Ricoeur

12. Bertha von Suttner

13. Emma Thomas

14. Adriana Zarri

 

1. EDITORIALE. MAO VALPIANA: LA PACE E LA FRATELLANZA DEI POPOLI

[Ringraziamo Mao Valpiana (per contatti: via Spagna 8, 37123 Verona, tel. 0458009803, fax: 0458009212, e-mail: an at nonviolenti.org, sito: www.nonviolenti.org) per questo intervento.

Mao (Massimo) Valpiana e' una delle figure piu' belle e autorevoli della nonviolenza in Italia; e' nato nel 1955 a Verona dove vive e ha lavorato come assistente sociale e giornalista; fin da giovanissimo si e' impegnato nel Movimento Nonviolento (si e' diplomato con una tesi su "La nonviolenza come metodo innovativo di intervento nel sociale"); attualmente e' presidente del Movimento Nonviolento, responsabile della Casa della nonviolenza di Verona e direttore della rivista mensile "Azione Nonviolenta", fondata nel 1964 da Aldo Capitini. Obiettore di coscienza al servizio e alle spese militari ha partecipato tra l'altro nel 1972 alla campagna per il riconoscimento dell'obiezione di coscienza e alla fondazione della Lega obiettori di coscienza (Loc), di cui e' stato segretario nazionale; durante la prima guerra del Golfo ha partecipato ad un'azione diretta nonviolenta per fermare un treno carico di armi (processato per "blocco ferroviario", e' stato assolto); e' inoltre membro del consiglio direttivo della Fondazione Alexander Langer, ha fatto parte del Consiglio della War Resisters International e del Beoc (Ufficio Europeo dell'Obiezione di Coscienza); e' stato anche tra i promotori del "Verona Forum" (comitato di sostegno alle forze ed iniziative di pace nei Balcani) e della marcia per la pace da Trieste a Belgrado nel 1991; nel giugno 2005 ha promosso il digiuno di solidarieta' con Clementina Cantoni, la volontaria italiana rapita in Afghanistan e poi liberata. Con Michele Boato e Maria G. Di Rienzo ha promosso l'appello "Crisi politica. Cosa possiamo fare come donne e uomini ecologisti e amici della nonviolenza?" da cui e' scaturita l'assemblea di Bologna del 2 marzo 2008 e quindi il manifesto "Una rete di donne e uomini per l'ecologia, il femminismo e la nonviolenza". Un suo profilo autobiografico, scritto con grande gentilezza e generosita' su nostra richiesta, e' nel n. 435 del 4 dicembre 2002 de "La nonviolenza e' in cammino"; una sua ampia intervista e' nelle "Minime" n. 255 del 27 ottobre 2007; un'altra recente ampia intervista e' in "Coi piedi per terra" n. 295 del 17 luglio 2010]

 

La marcia Perugia-Assisi raccoglie il meglio di cio' che ha saputo esprimere l'Italia negli ultimi cinquant'anni.

Nonviolenti, obiettori di coscienza, pacifisti, femministe, ecologisti, referendari, scout, parrocchie, comitati, comunita' di base, movimenti per i diritti civili, per i beni comuni, per la giustizia, per la democrazia, si danno obiettivi comuni: la pace e la fratellanza dei popoli.

 

2. VERSO LA MARCIA PERUGIA-ASSISI. SETTE DOMANDE A LUCA BARTOLUCCI

[Ringraziamo Luca Bartolucci (per contatti: l.bartolucci at provincia.ps.it) per questa intervista.

Luca Bartolucci e' Presidente del Consiglio Provinciale di Pesaro e Urbino. Nato a Pesaro,ove risiede, il 26 gennaio 1968, coniugato e padre di due figlie. Diplomato, e' dipendente del Ceis di Pesaro (Centro Italiano di Solidarieta') ove presta servizio in qualita' di operatore sociale presso la struttura socio-sanitaria denominata "Villa Moscati". Attualmente presidente del Consiglio Provinciale di Pesaro e Urbino. Consigliere comunale di Pesaro dal 1995, ha ricoperto dal 1999  fino a maggio del 2009 la carica di assessore alla Cultura con l'ulteriore delega alle Politiche per le Famiglie. Membro del direttivo e dell'esecutivo dell'Amat - Associazione Marchigiana Attivita' Teatrali. Ha ricoperto la carica di segretario comunale del Partito Popolare Italiano dal 1998 al 2002,  di vicepresidente del Cidac - Associazione che raggruppa le più importanti citta' di cultura d'Italia -  dal 2006 al 2009 e di presidente della Commissione Cultura dell'Anci Marche dal 2006 al 2009]

 

- "La nonviolenza e' in cammino": Quale e' stato il significato piu' rilevante della marcia Perugia-Assisi in questi cinquanta anni?

- Luca Bartolucci: Il significato piu' rilevante della Marcia Perugia-Assisi e' stato quello di rompere il silenzio sullo stato del nostro pianeta e di porre attenzione alle troppe guerre presenti in molte parti del mondo che mietono vittime tutte innocenti. Dopo l'ultimo evento bellico che aveva incendiato l'Europa (e la sua successiva divisione in due grandi blocchi) si era perso l'orizzonte planetario. Occorreva un momento per svelare le "nuove guerre" e per ribadire che la guerra non prepara mai la pace, perche' la pace si realizza nella giustizia, nel dialogo, nell'incontro. Occorreva svelare al mondo la faccia "perbene" di chi prepara le guerre.

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- "La nonviolenza e' in cammino": E cosa caratterizzera' maggiormente la marcia che si terra' il 25 settembre di quest'anno?

- Luca Bartolucci: La Marcia del prossimo 25 settembre sara' caratterizzata dalla celebrazione del suo cinquantesimo anniversario, quindi rifletteremo su cosa e' stato fatto in questi lunghi 50 anni, rifletteremo sull'attualita' del messaggio di Aldo Capitini e cercheremo di metterlo in relazione con le celebrazioni dei 150 anni dell'unita' d'Italia. Tante le guerre che in questi 150 anni ci hanno coinvolto, da quelle di indipendenza a quelle di aggressione imperialista o di invasione fascista, a quella di liberazione. Tanti avvenimenti da rileggere con lenti meno deformate dalla retorica patriottica e tante verita' da ristabilire.

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- "La nonviolenza e' in cammino": Quale e' lo "stato dell'arte" della nonviolenza oggi in Italia?

- Luca Bartolucci: Il movimento dei nonviolenti oggi vive un momento di fatica. La societa' italiana e' sempre piu' protesa alla difesa del proprio benessere messo oggi in discussione e accetta invasioni di Paesi come l'Iraq e la Libia con la speranza che "qualcosa ce ne venga". La Chiesa non osa contrastare le grandi agenzie del conservatorismo internazionale che spinge per la "guerra infinita". I partiti politici strumentalizzano per propri fini elettorali le battaglie dei "nonviolenti". I grandi network abbandonano la "partecipazione" sul terreno del cinico realismo. Una grande speranza puo' essere la "rete" capace di rilanciare temi e riflessioni e denunciare lo stato di censura o distrazione di fronte ai nuovi scenari di guerra.

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- "La nonviolenza e' in cammino": Quale ruolo puo' svolgere il Movimento Nonviolento fondato da Aldo Capitini, e gli altri movimenti, associazioni e gruppi nonviolenti presenti in Italia?

- Luca Bartolucci: Il ruolo dei nonviolenti e di tutti i gruppi o associazioni che vogliono costruire la pace puo' essere quello di informare e mobilitare. Informare sugli scenari di guerra, informare sulla tragedia umana, informare sul coinvolgimento degli Stati europei e del nostro stato, informare sul coinvolgimento monetario di grandi capitali o aziende o banche nel mercato della guerra o delle armi o dei regimi. Mobilitare attraverso Marce per la pace, attraverso il coinvolgimento di Enti locali per il sostegno a campagne nazionali e internazionali, organizzare riflessioni a tema sul territorio nazionale, boicottare prodotti di aziende coinvolte con il mercato della morte, realizzare un coordinamento con tutte le testate giornalistiche o in rete. Insomma fare cio' che gia' e' presente, ma con maggiore incisivita'.

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- "La nonviolenza e' in cammino": Quali i fatti piu' significativi degli ultimi mesi in Italia e nel mondo dal punto di vista della nonviolenza?

- Luca Bartolucci: I fatti piu' significativi sono i moti di ribellione alle dittature dei paesi del bacino medio orientale e nord africano. Un fatto significativo pero' e' anche il silenzio del movimento di fronte a tanta violenza e tante morti violente. Un segnale forte tra uomini e donne di sponde diverse andava dato, per far sentire tutta la nostra vicinanza ai popoli che sono scesi in piazza per la democrazia.

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- "La nonviolenza e' in cammino": Su quali iniziative concentrare maggiormente l'impegno nei prossimi mesi?

- Luca Bartolucci: I prossimi mesi dovremmo spenderli per far sentire al Governo e al Parlamento l'indignazione verso i nostri governanti proiettati di fronte a tanto cambiamento a difendersi mentre tante iniziative andrebbero prese per scongiurare nuove vittime, per costruire nuove relazioni diplomatiche e per offrire protezione ai leader dei movimenti di quei paesi ove la rivolta e' stata repressa dal sangue come in Iran o in Siria.

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- "La nonviolenza e' in cammino": Se una persona del tutto ignara le chiedesse "Cosa e' la nonviolenza, e come accostarsi ad essa?", cosa risponderebbe?

- Luca Bartolucci: La nonviolenza e' un sogno che si realizza ogni giorno con i nostri comportamenti di accoglienza e di responsabilita' verso il resto del mondo e verso le future generazioni. Ci si accosta ad essa ascoltando con profondita' noi stessi e la nostra umanita' che e' alla ricerca disperata di uno sguardo, di un gesto... di ogni altro. Poi ci si autodisciplina perche' essere costruttori di pace e' molto piu' duro che essere uomini violenti, esige molta piu' personalita', esige coraggio come quello di chi obietta a cio' che produce morte. Esige sguardo rivolto al futuro dell'umanita' perche' le scelte con lo sguardo lungo sono scomode a volte nell'immediato ma arrivano lontano.

 

3. MAESTRE. ROSANNA BENZI

 

Rosanna Benzi, nata nel 1948 e scomparsa all'inizio del 1991, per la maggior parte della sua vita ha vissuto in un polmone d'acciaio. Direttrice della rivista "Gli altri. Periodico di tutti gli emarginati della societa'", ed infaticabile promotrice di iniziative di solidarieta' e di liberazione, una delle figure piu' belle dell'impegno per i diritti e la dignita' umana. Opere di Rosanna Benzi: segnaliamo particolarmente Il vizio di vivere, Rusconi, Milano 1984, 1987.

 

4. MAESTRI. ANDRE' CHOURAQUI

 

Nathan Andre' Chouraqui (1917-2007), intellettuale di profondissima cultura, prese parte alla Resistenza, emigrato in Israele fu consigliere personale di Ben Gurion e vicesindaco di Gerusalemme, autore di una giustamente celebrata traduzione in francese della Bibbia in 26 volumi, traduttore e commentatore del Corano, ha dedicato un impegno straordinario al dialogo interreligioso e interculturale tra ebraismo, cristianesimo e islam. Dal sito di Festivaletteratura riprendiamo, con minime modifiche e integrazioni, la seguente notizia biografica: "Andre' Chouraqui e' nato nel 1917 a Ain-Temouchent in Algeria. Ha compiuto gli studi di diritto in Francia, dove ha partecipato attivamente alla Resistenza. Viveva a Gerusalemme dal 1958. E' deceduto il 9 luglio 2007, riposa a Gerusalemme. Nella sua opera letteraria vasta e multiforme, che gli e' valsa importanti riconoscimenti, come la Medaille d'or de la langue francaise, il Prix Renaudot pour Jerusalem, e il Prix international per il dialogo fra gli universi culturali, hanno un posto di particolare rilievo le sue traduzioni in francese della Bibbia ebraica, del Nuovo Testamento e del Corano, testi di cui si e' impegnato a mettere in luce le radici comuni. Sono queste radici ad alimentare in lui la speranza di una composizione delle dispute spesso cruente che hanno diviso e ancora dividono i seguaci delle tre religioni monoteiste, per giungere ad un'umanita' pacificata. A cavallo tra mondo occidentale e orientale, Chouraqui non ha mai ignorato il lato politico della societa': e' stato vicesindaco di Gerusalemme e consigliere del presidente Ben Gurion dal 1959 al 1963. Partendo da posizioni non sempre facili, ha dedicato tutta la sua vita a promuovere il dialogo tra giudaismo, islam e cristianesimo, percio' e' stato chiamato "uomo delle tre culture". Tra le opere di Andre' Chouraqui: Ritorno alle radici, Jaca Book, 1983; Il pensiero ebraico, Queriniana, 1989; Forte come la morte e' l'amore. L'uomo dei tre mondi. Un'autobiografia, San Paolo Edizioni, 1994; Mose'. Viaggio ai confini di un mistero rivelato e di una utopia possibile, Marietti, 1996; Gesu' e Paolo. Figli d'Israele, Qiqajon, 2000; I dieci comandamenti. I doveri dell'uomo nelle tre religioni di Abramo, Mondadori, 2001; Il mio testamento. Il fuoco dell'alleanza, Queriniana, 2002; Storia del giudaismo, Gribaudi, 2002". Cfr. anche il sito: www.Andrechouraqui.com

 

5. MAESTRE. SIMONE DE BEAUVOIR

 

Simone de Beauvoir e' nata a Parigi nel 1908; e' stata protagonista, insieme con Jean-Paul Sartre, dell'esistenzialismo e delle vicende della cultura, della vita civile, delle lotte politiche francesi e mondiali dagli anni Trenta fino alla scomparsa (Sartre e' morto nel 1980, Simone de Beauvoir nel 1986). Antifascista, femminista, impegnata nei movimenti per i diritti civili, la liberazione dei popoli, di contestazione e di solidarieta', e' stata anche lucida testimone delle vicende e degli ambienti intellettuali di cui e' stata partecipe e protagonista. Opere di Simone de Beauvoir: pressoche' tutti i suoi scritti sono stati tradotti in italiano e piu' volte ristampati; tra i romanzi si vedano particolarmente: Il sangue degli altri (Mondadori), Tutti gli uomini sono mortali (Mondadori), I mandarini (Einaudi); tra i saggi: Il secondo sesso (Il Saggiatore e Mondadori), La terza eta' (Einaudi), e la raccolta Quando tutte le donne del mondo... (Einaudi). La minuziosa autobiografia (che e' anche un grande affresco sulla vita culturale e le lotte politiche e sociali in Francia, e non solo in Francia, attraverso il secolo) si compone di Memorie d'una ragazza perbene, L'eta' forte, La forza delle cose, A conti fatti, cui vanno aggiunti i libri sulla scomparsa della madre, Una morte dolcissima, e sulla scomparsa di Sartre, La cerimonia degli addii, tutti presso Einaudi. Opere su Simone de Beauvoir: Enza Biagini, Simone de Beauvoir, La Nuova Italia, Firenze 1982 (cui si rinvia per una bibliografia critica ragionata).

 

6. MAESTRE. MARIANELLA GARCIA

 

Marianella Garcia Villas, nata nel 1949, attivista per i diritti umani salvadoregna, collaboratrice di monsignor Romero, amica della nonviolenza, "avvocato dei poveri, compagna degli oppressi, voce degli scomparsi", fu assassinata il 13 marzo del 1983 dai soldati del regime. La sua vita e' narrata nel bel libro (ampiamente basato sulla registrazione di conversazioni con lei svoltesi nel 1981 e nel 1982) di Raniero La Valle e Linda Bimbi, Marianella e i suoi fratelli, Feltrinelli, Milano 1983, Icone, Roma 2007.

 

7. MAESTRI. IVAN ILLICH

 

Ivan Illich e' nato a Spalato nel 1925; laurea in mineralogia a Firenze, studi ulteriori di psicologia, arte, storia (dottorato a Salisburgo); ordinato sacerdote nel 1951, per cinque anni opera in una parrocchia portoricana a New York, poi e' prorettore dell'Universita' Cattolica di Portorico; a Cuernavaca (Messico) fonda il Cidoc (Centro interculturale di documentazione); docente in varie universita', conferenziere, studioso costantemente impegnato nella critica delle istituzioni e nella indicazione di alternative che sviluppino la creativita' e dignita' umana; pensatore originale, ha promosso importanti ed ampie discussioni su temi come la scuola, l'energia, la medicina, il lavoro. E' scomparso nel 2002. Tra le opere di Ivan Illich: Descolarizzare la societa', Mondadori; La convivialita', Mondadori, poi Red; Rovesciare le istituzioni, Armando; Energia ed equita', Feltrinelli; Nemesi medica: l'espropriazione della salute, Mondadori, poi Red; Il genere e il sesso, Mondadori; Per una storia dei bisogni, Mondadori; Lavoro-ombra, Mondadori; H2O e le acque dell'oblio, Macro; Nello specchio del passato, Red; Disoccupazione creativa, Red; Nella vigna del testo, Cortina. Raccoglie i materiali di un seminario con Illich il volume Illich risponde dopo "Nemesi medica", Cittadella, Assisi 1978. Cfr. anche il libro-intervista di David Cayley, Conversazioni con Ivan Illich, Eleuthera, Milano 1994. Utile anche il volume di AA. VV., Le professioni mutilanti, Cittadella, Assisi 1978 (che si apre con un intervento di Illich). Da "A. rivista anarchica", anno 33, n. 294, novembre 2003 riprendiamo la seguente scheda su Ivan Illich: "Ivan Illich (1926-2002). Nato nel 1926 a Vienna da un padre di nobili origini dalmate e da una madre ebrea sefardita, fin da piccolo compi' frequenti viaggi in Europa e rimase fino all'ultimo un instancabile viaggiatore. La sua formazione avvenne tra Salisburgo, Firenze, Roma, ma Illich non ebbe mai un buon rapporto con le scuole, ne' con le discipline. Era sociologo, filosofo, linguista (conosceva una decina di lingue), teologo, ma forse piu' di ogni altra cosa uno storico delle istituzioni. Dopo la formazione teologica all'Universita' Gregoriana in Vaticano, fu ordinato prete ed ebbe come primo incarico la cura di una parrocchia a prevalenza portoricana vicino a Manhattan. E' li' forse che nel cuore del primo mondo a contatto con i reietti, gli ultimi, comincio' a capire i meccanismi dell'esclusione e dell'alienazione degli individui attraverso l'istituzionalizzazione della vita. Nel 1956 divenne vicerettore dell'Universita' di Puerto Rico, e nel 1961 fondo' il Centro interculturale di documentazione (Cidoc) a Cuernavaca in Messico, un centro in cui passo' gran parte dell'intellettualita' radicale degli anni Sessanta e Settanta, centro che avrebbe dovuto formare i volontari e missionari per i paesi del terzo mondo. Qui nasce la critica di Illich allo sviluppo, all'idea stessa di paesi in via di sviluppo, condannati a un'eterna poverta' dall'impari confronto con i paesi gia' sviluppati. Contemporaneamente Illich si impegnava contro la guerra, le banche, le grandi corporation, e percio' riusci' facilmente a divenire sospetto alla Cia, al governo americano e al Vaticano. Il Santo Uffizio comincia un procedimento contro di lui e Illich abbandona il proprio abito, la funzione sacerdotale e la Chiesa. Gli anni Settanta furono quelli della notorieta' per la pubblicazione dei suoi scritti piu' noti e polemici sulla critica alle istituzioni, della scuola, della salute, per una rivoluzione nonviolenta verso un modello sociale di convivialita'. Nei decenni successivi continuo' a lavorare secondo uno stile diverso: conferenze in ogni parte del mondo, brevi saggi che esploravano nuovi campi dei suoi multiformi interessi, seminari interdisciplinari con gruppi di collaboratori scelti al di fuori dell'istituzione accademica, provenienti da ogni parte del mondo, soprattutto alle universita' di Brema e della Pennsylvania. Ecco alcuni dei temi affascinanti dei suoi ultimi scritti: la velocita', l'esperienza del dolore nella contemporaneita', i mutamenti nello sguardo nell'epoca delle immagini, la mente alfabetizzata e l'impatto con il computer. Tra i suoi libri tradotti in italiano, ma in parte non piu' disponibili, si possono ricordare: Descolarizzare la societa' (Mondadori, 1972), La convivialita' (Mondadori, 1974), Nemesi medica (Mondadori, 1977), Il genere e il sesso (Mondadori, 1984), Lavoro ombra (Mondadori, 1985), Nello specchio del passato (Red, 1992), Nella vigna del testo (Cortina, 1994). Particolarmente interessante per avere un'immagine del percorso di Illich e' il libro Conversazioni con Ivan Illich (a cura di David Cayley), Eleuthera 1994". Una piu' ampia notizia biografica di Ivan Illich e' nel n. 1262 de "La nonviolenza e' in cammino", e nel n. 1263 una piu' ampia bibliografia; altri utili materiali sono in "Voci e volti della nonviolenza" n. 17 e ne "La domenica della nonviolenza" n. 68; ulteriori materiali nei "Telegrammi della nonviolenza in cammino" n. 229.

 

8. MAESTRI. VLADIMIR JANKELEVITCH

 

Vladimir Jankelevitch, nato il 31 agosto 1903 a Bourges, deceduto a Parigi il 6 giugno 1985, ha preso parte alla Resistenza ed e' stato docente di filosofia morale alla Sorbona, la sua riflessione e le sue ricerche in ambito filosofico, morale, musicale, costituiscono grandi contributi alla cultura contemporanea. Tra le opere di Vladimir Jankelevitch: Henri Bergson, Morcelliana; L'ironia, Il Melangolo; Trattato delle virtu', Garzanti (traduzione parziale); Il non-so-che e il quasi-niente, Marietti; L'avventura, la noia, la serieta', Marietti; Perdonare?, Giuntina; Il paradosso della morale, Hopefulmonster; La coscienza ebraica, Giuntina; Pensare la morte?, Cortina; La menzogna e il malinteso, Cortina. Opere su Vladimir Jankelevitch: un buon punto di partenza e' il fascicolo monografico di "Aut aut", n. 270, novembre-dicembre 1995, Vladimir Jankelevitch. Pensare al margine, a cura di Enrica Lisciani-Petrini, con vari contributi ed un'ampia bibliografia (estratta da questa fonte, la bibliografia delle opere di Jankelevitch apparse in volume e' stata riportata anche ne "La nonviolenza e' in cammino" n. 413 del 12 novembre 2002).

 

9. MAESTRI. HANS JONAS

 

Hans Jonas e' nato a Moenchengladbach nel 1903, e' stato allievo di Heidegger e Bultmann, ed uno dei massimi specialisti dello gnosticismo. Nel 1933 si e' trasferito dapprima in Inghilterra e poi in Palestina, dal 1949 ha insegnato in diverse universita' nordamericane, dedicandosi a studi di filosofia della natura e di filosofia della tecnica. E' uno dei punti di riferimento del dibattito bioetico. Al suo "principio responsabilita'" si ispirano riflessioni e pratiche ecopacifiste, della solidarieta', dell'etica contemporanea. E' scomparso nel 1993. Opere di Hans Jonas: sono fondamentali Il principio responsabilita', Einaudi, Torino 1993; la raccolta di saggi filosofici Dalla fede antica all'uomo tecnologico, Il Mulino, Bologna 1994; Tecnica, medicina ed etica, Einaudi, Torino 1997; Organismo e liberta', Einaudi, Torino 1999; una raccolta di tre brevi saggi di autobiografia intellettuale e' Scienza come esperienza personale, Morcelliana, Brescia 1992. Si vedano anche Il concetto di Dio dopo Auschwitz, Il melangolo, Genova 1995, e La filosofia alle soglie del Duemila, Il melangolo, Genova 1994; cfr. anche Lo gnosticismo, Sei, Torino 1995. Un utile libro di interviste e conversazioni e' Sull'orlo dell'abisso, Einaudi, Torino 2000. Opere su Hans Jonas: si vedano i testi segnalati nel saggio di Vallori Rasini: "Recenti sviluppi nella ricezione di Hans Jonas: una rassegna bibliografica", riportato ne "La nonviolenza e' in cammino" n. 1449 del 15 ottobre 2006; si veda la parte su Jonas in AA. VV., Etiche della mondialita', Cittadella, Assisi 1996, e la bibliografia critica li' segnalata; per un profilo sintetico ed una ampia nota bibliografica, cfr. anche Giovanni Fornero, "Jonas: la responsabilita' verso le generazioni future", nella Storia della filosofia fondata da Nicola Abbagnano, Utet, Torino 1994, Tea, Milano 1996.

 

10. MAESTRI. EMMANUEL LEVINAS

 

Emmanuel Levinas e' nato a Kaunas in Lituania il 30 dicembre 1905 ovvero il 12 gennaio 1906 (per la nota discrasia tra i calendari giuliano e gregoriano). "La Bibbia ebraica fin dalla piu' giovane eta' in Lituania, Puskin e Tolstoj, la rivoluzione russa del '17 vissuta a undici anni in Ucraina. Dal 1923, l'Universita' di Strasburgo, in cui insegnavano allora Charles Blondel, Halbwachs, Pradines, Carteron e, piu' tardi, Gueroult. L'amicizia di Maurice Blanchot e, attraverso i maestri che erano stati adolescenti al tempo dell'affaire Dreyfus, la visione, abbagliante per un nuovo venuto, di un popolo che eguaglia l'umanita' e d'una nazione cui ci si puo' legare nello spirito e nel cuore tanto fortemente che per le radici. Soggiorno nel 1928-1929 a Friburgo e iniziazione alla fenomenologia gia' cominciata un anno prima con Jean Hering. Alla Sorbona, Leon Brunschvicg. L'avanguardia filosofica alle serate del sabato da Gabriel Marcel. L'affinamento intellettuale - e anti-intellettualistico - di Jean Wahl e la sua generosa amicizia ritrovata dopo una lunga prigionia in Germania; dal 1947 conferenze regolari al Collegio filosofico che Wahl aveva fondato e di cui era animatore. Direzione della centenaria Scuola Normale Israelita Orientale, luogo di formazione dei maestri di francese per le scuole dell'Alleanza Israelita Universale del Bacino Mediterraneo. Comunita' di vita quotidiana con il dottor Henri Nerson, frequentazione di M. Chouchani, maestro prestigioso - e impietoso - di esegesi e di Talmud. Conferenze annuali, dal 1957, sui testi talmudici, ai Colloqui degli intellettuali ebrei di Francia. Tesi di dottorato in lettere nel 1961. Docenza all'Universita' di Poitiers, poi dal 1967 all'Universita' di Parigi-Nanterre, e dal 1973 alla Sorbona. Questa disparato inventario e' una biografia. Essa e' dominata dal presentimento e dal ricordo dell'orrore nazista (...)" (Levinas, Signature, in Difficile liberte'). E' scomparso a Parigi il 25 dicembre 1995. Tra i massimi filosofi contemporanei, la sua riflessione etica particolarmente sul tema dell'altro e' di decisiva importanza. Opere di Emmanuel Levinas: segnaliamo in particolare En decouvrant l'existence avec Husserl et Heidegger (tr. it. Cortina); Totalite' et infini (tr. it. Jaca Book); Difficile liberte' (tr. it. parziale, La Scuola); Quatre lectures talmudiques (tr. it. Il Melangolo); Humanisme de l'autre homme; Autrement qu'etre ou au-dela' de l'essence (tr. it. Jaca Book); Noms propres (tr. it. Marietti); De Dieu qui vient a' l'idee (tr. it. Jaca Book); Ethique et infini (tr. it. Citta' Nuova); Transcendance et intelligibilite' (tr. it. Marietti); Entre-nous (tr. it. Jaca Book). Per una rapida introduzione e' adatta la conversazione con Philippe Nemo stampata col titolo Ethique et infini. Opere su Emmanuel Levinas: Per la bibliografia: Roger Burggraeve, Emmanuel Levinas. Une bibliographie premiere et secondaire (1929-1985), Peeters, Leuven 1986. Monografie: S. Petrosino, La verita' nomade, Jaca Book, Milano 1980; G. Mura, Emmanuel Levinas, ermeneutica e separazione, Citta' Nuova, Roma 1982; E. Baccarini, Levinas. Soggettivita' e infinito, Studium, Roma 1985; S. Malka, Leggere Levinas, Queriniana, Brescia 1986; Battista Borsato, L'alterita' come etica, Edb, Bologna 1995; Giovanni Ferretti, La filosofia di Levinas, Rosenberg & Sellier, Torino 1996; Gianluca De Gennaro, Emmanuel Levinas profeta della modernita', Edizioni Lavoro, Roma 2001. Tra i saggi, ovviamente non si puo' non fare riferimento ai vari di Maurice Blanchot e di Jacques Derrida (di quest'ultimo cfr. il grande saggio su Levinas, Violence et metaphysique, in L'ecriture et la difference, Editions du Seuil, Parigi 1967). In francese cfr. anche Marie-Anne Lescourret, Emmanuel Levinas, Flammarion; Francois Poirie', Emmanuel Levinas, Babel. Per la biografia: Salomon Malka: Emmanuel Levinas. La vita e la traccia, Jaca Book, Milano 2003.

 

11. MAESTRI. PAUL RICOEUR

 

Paul Ricoeur, filosofo francese, nato nel 1913 e deceduto nel maggio 2005; amico di Mounier, collaboratore di "Esprit", docente universitario, uno dei pensatori piu' influenti del Novecento, persona buona. Dal sito dell'Enciclopedia multimediale delle scienze filosofiche riprendiamo questa breve scheda: "Paul Ricoeur nasce a Valence (Drome) il 27 febbraio 1913. Compie i suoi studi di filosofia prima all'Universita' di Rennes, poi alla Sorbonne, dove nel 1935, passa l'agregation. Mobilitato nel 1939, viene fatto prigioniero e nel campo comincia a tradurre con Mikel Dufrenne Ideen I di Husserl. Dal 1945 al 1948 insegna al College Cevenol di Chambon-sur-Lignon, e successivamente Filosofia morale all'Universita' di Strasburgo, sulla cattedra che era stata di Jean Hyppolite, e dal 1956 Storia della filosofia alla Sorbona. Amico di Emmanuel Mounier, collabora alla rivista "Esprit". Dal 1966 al 1970 insegna nella nuova Universita' di Nanterre, di cui e' rettore tra il marzo 1969 e il marzo 1970, con il proposito di realizzare le riforme necessarie a fronteggiare la contestazione studentesca e, contemporaneamente, presso la Divinity School dell'Universita' di Chicago. Nel 1978 ha realizzato per conto dell'Unesco una grande inchiesta sulla filosofia nel mondo. Nel giugno 1985 ha ricevuto il premio "Hegel" a Stoccarda. Attualmente [quando questa scheda fu redatta - ndr] e' direttore del Centro di ricerche fenomenologiche ed ermeneutiche". Opere di Paul Ricoeur: segnaliamo i suoi libri Karl Jaspers et la philosophie de l'existence (con Mikel Dufrenne), Seuil; Gabriel Marcel et Karl Jaspers, Le temps present; Filosofia della volonta' I. Il volontario e l'involontario, Marietti; Storia e verita', Marco; Finitudine e colpa I. L'uomo fallibile, Il Mulino; Finitudine e colpa II. La simbolica del male, Il Mulino; Della interpretazione. Saggio su Freud, Jaca Book, poi Il Melangolo; Entretiens Paul Ricoeur - Gabriel Marcel, Aubier; Il conflitto delle interpretazioni, Jaca Book; La metafora viva, Jaca Book; Tempo e racconto I, Jaca Book; Tempo e racconto II. La configurazione nel racconto di finzione, Jaca Book; Tempo e racconto III. Il tempo raccontato, Jaca Book; Dal testo all'azione. Saggi di ermeneutica II, Jaca Book; Il male. Una sfida alla filosofia e alla teologia, Morcelliana; A l'ecole de la fenomenologie, Vrin; Se' come un altro, Jaca Book; Lectures 1. Autour du politique, Seuil; Lectures 2. La contree des philosophes, Seuil; Lectures 3. Aux frontieres de la philosophie, Seuil; Le juste, Esprit; Reflexion faite. Autobiographie intellectuelle, Esprit; La critica e la convinzione (colloqui con Francois Azouvi e Marc de Launay), Jaca Book. Segnaliamo inoltre: Kierkegaard. La filosofia e l'"eccezione", Morcelliana; Tradizione o alternativa, Morcelliana, e l'antologia Persona, comunita' e istituzioni, Edizioni cultura della pace. Opere su Paul Ricoeur: segnaliamo particolarmente due recenti monografie: Francesca Brezzi, Ricoeur. Interpretare la fede, Edizioni Messaggero Padova, 1999; Domenico Jervolino, Introduzione a Ricoeur, Morcelliana, Brescia 2003; Francesca Brezzi, Introduzione a Ricoeur, Laterza, Roma-Bari 2006.

 

12. MAESTRE. BERTHA VON SUTTNER

 

Bertha von Suttner, 1843-1914, scrittrice, straordinaria militante pacifista, premio Nobel per la pace nel 1905. Opere di Bertha von Suttner: Giu' le armi, Edizioni Gruppo Abele, Torino 1989; Abbasso le armi! Storia di una vita, Centro stampa Cavallermaggiore (Torino) 1996. Opere su Bertha von Suttner: Nicola Sinopoli, Una donna per la pace, Fratelli Palombi, Roma 1986. Su Bertha von Suttner segnaliamo anche i testi di Marta Galli (comprensivo di un'utile sitografia) e di Rosangela Pesenti apparsi rispettivamente nei nn. 850 e 845 de "La nonviolenza e' in cammino", l'ampio saggio di Verdiana Grossi recentemente ripubblicato nei "Telegrammi della nonviolenza in cammino" n. 306, la voce di Giancarla Codrignani nei "Telegrammi" n. 514.

 

13. MAESTRE. EMMA THOMAS

 

Su Emma Thomas cfr. i testi di Luisa Schippa e di Aldo Capitini in AA. VV. (a cura di Sergio Albesano, Bruno Segre, Mao Valpiana), Le periferie della memoria. Profili di testimoni di pace, Anppia - Movimento Nonviolento (e con il contributo del Centro Studi Sereno Regis), Torino-Verona 1999, pp. 169-173; testi riprodotti piu' volte su questo foglio, ad esempio nel fascicolo monografico "Voci e volti della nonviolenza" n. 37, e che di seguito riproduciamo. Luisa Schippa: "Lo scritto di Aldo Capitini su Emma Thomas non avrebbe bisogno di altre testimonianze, perche' esprime quello che e' rimasto nel pensiero e nel cuore di chi la conobbe, in modo insuperabile. Aggiungo soltanto qualche mio ricordo personale. Emma si stabili' a Perugia all'eta' di settantadue anni, acquisto' un piccolo appartamento di due stanzette e con un grosso salone destinato alle riunioni settimanali del Centro di Orientamento Religioso (C. O. R.), dove erano presenti amici e conoscenti di Capitini interessati al suo impegno per una riforma religiosa e per lo studio della nonviolenza gandhiana. Gli incontri erano programmati trimestralmente su argomenti di carattere religioso e sociale. La presentazione del tema specifico scelto era affidata ad una persona che introduceva il tema, a cui seguivano interventi da parte dei presenti. Il metodo usato rievocava quello del Centro di Orientamento Sociale (C. O. S.), ma con differenza di contenuti, poiche' i tempi e la situazione generale erano diversi da quelli dell'immediato dopoguerra. Emma era dotata di uno spirito ricco di iniziative, aperto ai bisogni di quanti la frequentavano: studenti d'inglese e persone di varia estrazione e formazione culturale; camminava a piedi per la citta', faceva chilometri di strada per raggiungere l'ufficio postale alla stazione di Fontivegge per spedire lettere ed inviti agli amici e conoscenti, oltre alle lettere che inviava giornalmente a Capitini a Pisa, dove era tornato alla fine del 1946 al suo incarico alla Scuola Normale Superiore. Ricordo particolarmente gli incontri in cui si svolgeva un rito, quello della sua religione; Emma infatti faceva parte della Società degli amici - Quaccheri (la religione fondata da George Fox, Societa' dei Quaccheri, che poi chiamo' Societa' religiosa degli amici, diffusa in Inghilterra ed in alcuni Stati americani). Il rito consisteva in una disposizione a circolo delle persone presenti, in assoluto silenzio, che veniva rotto da interventi di singoli che liberamente esprimevano pensieri ispirati dalla concentrazione e provenienti dall'intimo. Emma aveva questa religiosita' che le ispirava la fiducia nell'uomo e nella capacita' di comunicare ed unirsi agli altri con l'aiuto di una forza che e' piu' in alto di noi. La sua fede le permetteva di essere amica di tutti, senza criticare e giudicare le convinzioni religiose diverse dalla sua. Ella credeva che ogni essere umano porta con se' valori alti che si manifestano dopo la meditazione ed il raccoglimento nel silenzio". Aldo Capitini ("il presente scritto di Aldo Capitini e' tratto dall'opuscolo A Emma Thomas, edito dal Centro di orientamento religioso di Perugia, s. d. ma 1960, pagg. 5-9 - nota di Luisa Schippa): "Emma Thomas nacque a Lewisham, nel Kent (Inghilterra), l'8 febbraio 1872, prima di sette fratelli e sorelle. Suo padre era calzolaio e la madre lavorava spesso nella bottega; di conseguenza Emma doveva svolgere i lavori di casa. Studio' a Londra al collegio Stockwell e fu la prima donna a diplomarsi in scienze sociali nella famosa scuola inglese di economia, dove ebbe come insegnanti Hobhouse, Haddon e Westermarck. Ricevette una borsa di studio per la Francia e dopo un anno torno' a Londra, con un posto di regolare insegnante. Dopo trent'anni di lavoro si ritiro' in pensione nel 1921. Non si mise a riposo, ma con i suoi risparmi apri' una propria scuola a Gland in Svizzera (International Fellowship School), dove pote' mettere in pratica le sue teorie di un modo piu' libero, piu' organico e cooperativo di educare. Essa vi era chiamata "moto" (madre in sanscrito). Vi erano ragazzi di varie nazioni; Romain Rolland fu un amico di questa scuola, Gandhi tra i visitatori piu' illustri, Pierre Ceresole e Truda Weil tra gli insegnanti. Dopo quindici anni la scuola di Gland fu chiusa ed Emma Thomas torno' a Londra. Durante la guerra fu nei corpi di assistenza nelle incursioni aeree e poi prese in consegna quindici fanciulli evacuati in un luogo di rifugio nella campagna inglese. Insegno' la lingua inglese a prigionieri italiani ed alla fine della guerra si ostino' per ottenere il permesso di venire in Italia e lavorare per avvicinare i due popoli. Collaboro' a Roma con il pedagogista Washburne e propagava l'Unione per le nazioni unite. Resto' in Italia, insegnando in varie scuole, tra cui quella anglo-americana, organizzando riunioni di quaccheri ed assistendo i poveri. Si trovava spesso a convegni organizzati da me e da miei amici a Roma dal 1947 in poi su problemi di riforma religiosa e di nonviolenza. Una volta, sapendo che avevo organizzato a Perugia dal 1944 i Centri di orientamento sociale per la periodica discussione, aperta a tutti, dei problemi amministrativi locali, sociali e politici generali (una cosa nuova in Italia, diversa dal fascismo autoritario), mi espose la sua intenzione di stabilirsi a Perugia per aiutarmi a costituire un Centro di orientamento religioso per periodiche ed aperte discussioni su problemi di vita religiosa e di nonviolenza. Venne a Perugia ed acquisto' l'ultimo piano di una casa in costruzione in via dei Filosofi 33. Dal 1952 si sono svolte in questo centro conversazioni settimanali secondo un programma trimestrale e convegni Oriente-occidente; si e' costituita la Societa' vegetariana italiana ed e' stato tenuto un seminario gandhiano. Fino a quando e' entrata all'ospedale, ella e' stata la costante preparatrice delle riunioni nel pomeriggio domenicale, spesso parlando lei stessa con contributi efficacissimi. Al lavoro del centro di Perugia per l'orientamento religioso e del centro di coordinamento internazionale per la nonviolenza, ai collegamenti con spiriti religiosi e nonviolenti di ogni parte del mondo, Emma Thomas dava un'opera assidua di segretaria, di traduttrice, di ispiratrice. A questo lavoro univa quello di insegnante di inglese, lavoro a lei carissimo, e di frequente assistenza ai bisognosi. Era stimata ed amata da tutti quanti la conoscevano nella via dei Filosofi e nella citta'. Da due anni le sue forze erano diminuite. Nel gennaio 1959 era entrata all'ospedale per curare una grave polmonite; il prof. Benda, che era gia' suo scolaro d'inglese, la guari', ma ella rimase all'ospedale perche' debole. Dopo un po' torno' a casa, ma non era piu' come prima. Quest'anno era tornata all'ospedale in febbraio, per debolezza dei polmoni e del cuore e per disturbi alla circolazione. I medici hanno sempre detto che aveva una grande capacita' di resistere e di riprendere le forze. La sua testa era sempre limpida. Fece un'operazione ad un occhio per cateratta. Negli ultimi mesi, stando all'ospedale, era sempre piu' debole. I medici e le donne infermiere le hanno dato il massimo della loro attenzione. Da qualche mese aveva ceduto al comitato del C. O. R. la proprieta' dell'appartamento, perche' desiderava che il centro continuasse la sua vita, anche se ella era malata o morta. Da lunedi 18 luglio era gravissima, sempre nel letto, alternando momenti di assopimenti ed incoscienza a momento di lucidita'. Nella sua camera aveva come compagna la signora Anna Ascani, che le e' stata come una sorella giorno e notte. Negli ultimi giorni ha avuto periodi in cui parlava non chiaramente ora in italiano, ora in inglese. Nel penultimo giorno di vita ha chiamato molto l'amica Lilian. Non ha sofferto. Ormai il suo corpo era consumato. Il trasporto funebre e' avvenuto lunedi' 25, alle ore 18, senza cerimonia cattolica: sulla cassa e' stato messo il nome e la croce. Un manifesto ed un comunicato nei giornali ha annunciato alla cittadinanza la morte di Emma Thomas. In un punto dell'accompagno funebre e' stato letto un discorso a nome degli amici. Molti erano i fiori. Al cimitero e' stata collocata provvisoriamente nella tomba di Giancarlo Sargenti, suo scolaro. Tra mesi la salma passera' nella tomba di amici del C. O. R. [in quella stessa tomba, accanto ad Emma Thomas, e' sepolto ora Aldo Capitini (nota di Luisa Schippa)]. Emma Thomas amava le contrapposizioni: spazio e barriere, apertura ed esclusione, vita e morte. Pensava che creare sistemi chiusi, porre barriere, escogitare troppe definizioni, soffoca la vita, che e' una manifestazione tra noi dello spirito divino. Il cristianesimo ha affermato l'autorita' del papa e del libro sacro (mentre la Bibbia non e' che un periodo nello sviluppo della religione): meglio fa la Societa' degli amici (o Quaccheri) affermando l'immanenza dell'autorita' e della verita' e che percio' non ha sacerdoti, riti, dogmi, perche' il divino seme e' in ogni uomo, donna, bambino. Bisogna lasciar crescere questo seme: l'energia che va verso il fuori e' creatrice, l'energia che va verso il dentro e' rovinosa, e' cancro. Citava spesso la frase di Eddington: "Il miracolo della creazione non e' compiuto una volta nel confuso passato, ma continuamente da una mente consapevole". Come i corpi sono individuali e nemmeno due fili d'erba sono identici, cosi' e', anche piu', delle anime. Emma Thomas insisteva sempre sul valore dell'individuo, della sua singolarita', differenza, disuguaglianza. E la religione e' l'espressione dell'intimo rapporto dell'anima individuale, da una parte con Dio, dall'altra con gli esseri: la vita dell'Unotutti. Ognuno di noi ha un contributo unico ed indispensabile da dare al regno di Dio sulla Terra e nessun altro lo puo' dare al suo posto. L'evoluzione avviene attraverso un variare infinito. La vita opera sempre verso armonie piu' larghe, verso cooperazioni. Cosi' e' nell'organismo fisico, cosi' nella societa'. E la lotta contro quella certa inerzia che deve esser fatta dalla vita nell'individuo e nella societa' e' piuttosto uno stimolo alla crescita che un ostacolo. "Non vi e' assoluto, non perfezione neppure nello stesso Dio, poiche' cio' significherebbe la negazione della vita, la cui essenza e' l'infinito cambiamento. La vita non puo' arrestarsi". L'amore e' la pienezza e sovrabbondanza della vita, che spinge a dare, a servire, a dimenticare la propria vita in quella degli altri, fino al proprio sacrificio. Emma Thomas amava la nota preghiera di san Francesco: "O Signore, fa' di me uno strumento della tua pace... fa' che io non cerchi tanto di essere amato, quanto di amare". Non accettava che ci fossero tormenti eterni, l'inferno. L'universo ha certamente una finalita'; noi non possiamo vivere senza ideali. Nei suoi scritti e nelle conversazioni mi risultava come Emma Thomas avesse assimilato termini da me usati, come "presenza, centro, Uno-Tutti, valore, ascoltare e parlare, sempre piu', apertura", alle sue idee chiarissime, ben possedute dalla mente e congiunte strettamente con la pratica. Ho incontrato in lei una persona che viveva e creava spontaneamente caratteri dello spirito gandhiano come l'apertura, la nonviolenza, la lealta', la festevolezza, la razionalita', la costanza; ella era veramente, come Gandhi diceva di se', un'"idealista pratica". Tra le persone che ho incontrato, in mezzo a tanti che ripetono conformisticamente le idee ricevute dalla tradizioni come facevano i pagani, o le rifiutano e non cercano altro, Emma Thomas era una di quelle che possedeva idee sicure e liberamente formate e tuttavia desiderava quotidianamente di rivederle, correggerle o approfondirle: ella attuava l'idea del C. O. R.".

 

14. MAESTRE. ADRIANA ZARRI

 

Adriana Zarri, nata a S. Lazzaro di Savena nel 1919, teologa e saggista, e' deceduta nel 2010. Dalla Wikipedia, edizione italiana, riprendiamo i seguenti stralci: "Adriana Zarri (San Lazzaro di Savena, 26 aprile 1919 - Crotte di Strambino, 18 novembre 2010) e' stata una teologa, giornalista e scrittrice italiana. E' nata nel 1919 a San Lazzaro di Savena, nelle immediate vicinanze di Bologna, figlia di un mugnaio, gia' bracciante, e della figlia di un capomastro. Negli anni giovanili dirigente dell'Azione Cattolica, dal 1952 e' giornalista pubblicista. Dopo aver vissuto in diverse citta' italiane (Roma, soprattutto), dal settembre 1975, per una scelta di tipo eremitale, si e' ritirata prima ad Albiano, poi a Fiorano Canavese, e infine, dalla meta' degli anni '90, a Strambino, sempre in provincia di Torino. Ha collaborato con molte testate cattoliche: L'Osservatore Romano, Rocca, Studium, Politica oggi, Sette giorni, Il Regno, Concilium, Servitium e Adista. Ha collaborato con i periodici Avvenimenti (con la rubrica Diario inutile) e MicroMega. Nel quotidiano Il Manifesto aveva una rubrica domenicale, Parabole. In passato partecipo' anche come ospite fissa alla trasmissione televisiva Samarcanda condotta da Michele Santoro. Ha portato avanti una teologia antitradizionalista, dubitando dell'esistenza dell'Inferno in quanto punzione non educativa e riproponendo una visione pessimistica della morte. Ha preso pubblicamente le distanze tanto dal disinteressamento nei confronti della religione quanto da movimenti conservatori come Comunione e Liberazione oppure Opus Dei. Premi e onorificenze: Il 6 dicembre 1995 le e' stato conferito il titolo di Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine al Merito della Repubblica Italiana. Premio speciale Testimone del Tempo, assegnato dal Premio Acqui Storia; Premio Matilde di Canossa, della Provincia di Reggio; Premio Minerva 1989, nella sezione Ricerca scientifica e culturale; Premio Igino Giordani 2002, del comune di Tivoli. Per il suo volume Vita e morte senza miracoli di Celestino VI ha vinto, nel 2008, la quattordicesima edizione del Premio Letterario Domenico Rea, nella sezione Narrativa e la quarta edizione del Premio letterario Alessandro Tassoni, sempre per la sezione Narrativa". Tra le opere di Adriana Zarri: Giorni feriali, Ipl, Milano 1953; L'ora di notte, Sei, Torino 1960; La chiesa, nostra figlia, La Locusta, Vicenza 1962; Impazienza di Adamo. Ontologia della sessualita', Borla, Torino 1964; Teologia del probabile, Borla, Torino 1967; Tu. Quasi preghiere, Gribaudi, Torino 1973; E' piu' facile che un cammello..., Gribaudi, Torino 1975; Erba della mia erba. Resoconto di vita, Cittadella, Assisi 1981; Dodici Lune, Camunia, Milano 1989; Figlio perduto. La parola che viene dal silenzio, La Piccola, Celleno 1991; Nostro Signore del deserto. Teologia e antropologia della preghiera, Cittadella, Assisi 1991; Quaestio 98. Nudi senza vergogna, Camunia, Milano 1994; Dedicato a, Frontiera, 1998; Dio che viene. Il Natale e i nostri natali, La Piccola, Celleno 2007; Vita e morte senza miracoli di Celestino VI, Diabasis, Reggio Emilia 2008; Un eremo non e' un guscio di lumaca, Einaudi, Torino. Cfr. anche almeno i testi nei "Telegrammi della nonviolenza in cammino" n. 402, e in "Nonviolenza. Femminile plurale" n. 313 e 331.

 

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VOCI E VOLTI DELLA NONVIOLENZA

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Supplemento de "La nonviolenza e' in cammino"

Direttore responsabile: Peppe Sini. Redazione: strada S. Barbara 9/E, 01100 Viterbo, tel. 0761353532, e-mail: nbawac at tin.it

Numero 425 del 16 settembre 2011

 

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