Telegrammi. 437



 

TELEGRAMMI DELLA NONVIOLENZA IN CAMMINO

Numero 437 del 16 gennaio 2011

Telegrammi della nonviolenza in cammino proposti dal Centro di ricerca per la pace di Viterbo a tutte le persone amiche della nonviolenza

Direttore responsabile: Peppe Sini. Redazione: strada S. Barbara 9/E, 01100 Viterbo, tel. 0761353532, e-mail: nbawac at tin.it

 

Sommario di questo numero:

1. Giulio Vittorangeli ricorda Lello Perugia

2. La legge istitutiva del Giorno della Memoria

3. Contro la guerra

4. Contro il folle crimine nucleare

5. Per il diritto allo studio

6. Marco Ambrosini e Marco Graziotti intervistano Giancarla Codrignani

7. Si e' svolto il 14 gennaio a Viterbo un incontro di studio

8. Si e' svolto il 15 gennaio a Viterbo un incontro di studio

9. Un distico di Danilo Dolci

10. Per sostenere il Movimento Nonviolento

11. "Azione nonviolenta"

12. Segnalazioni librarie

13. La "Carta" del Movimento Nonviolento

14. Per saperne di piu'

 

1. MEMORIA. GIULIO VITTORANGELI RICORDA LELLO PERUGIA

[Ringraziamo Giulio Vittorangeli (per contatti: g.vittorangeli at wooow.it) per questo ricordo.

Per un profilo di Giulio Vittorangeli - che e' da sempre uno dei principali collaboratori di questo foglio e uno degli amici piu' cari - dall'ampia intervista apparsa in "Coi piedi per terra" n. 325 riprendiamo la seguente breve notizia biobibliografica "Giulio Vittorangeli e' nato a Tuscania (Vt) il 18 dicembre 1953, impegnato da sempre nei movimenti della sinistra di base e alternativa, ecopacifisti e di solidarieta' internazionale, con una lucidita' di pensiero e un rigore di condotta impareggiabili. E' il responsabile dell'Associazione Italia-Nicaragua di Viterbo, ha promosso numerosi convegni ed occasioni di studio e confronto, ed e' impegnato in rilevanti progetti di solidarieta' concreta; ha costantemente svolto anche un'alacre attivita' di costruzione di occasioni di incontro, coordinamento, riflessione e lavoro comune tra soggetti diversi impegnati per la pace, la solidarieta', i diritti umani. Ha svolto altresi' un'intensa attivita' pubblicistica di documentazione e riflessione, dispersa in riviste ed atti di convegni; suoi rilevanti interventi sono negli atti di diversi convegni. Ha partecipato alla realizzazione, stesura e pubblicazione di tre libri: Que linda Nicaragua!, Associazione Italia Nicaragua, Fratelli Frilli editori, Genova 2005; Nicaraguita, la utopia de la ternura, Terra Nuova, Managua, Nicaragua, 2007; Nicaragua. Noi donne le invisibili, Associazione Italia-Nicaragua di Viterbo, Davide Ghaleb editore, Vetralla (Vt) 2009. Per anni ha curato una rubrica di politica internazionale e sui temi della solidarieta' sul settimanale viterbese "Sotto Voce" (periodico che ha cessato le pubblicazioni nel 1997). Attualmente cura il notiziario "Quelli che solidarieta'".

Lello Perugia (1919-2010), antifascista, comandante partigiano e medaglia d'oro della Resistenza, deportato ad Auschwitz, sopravvissuto al lager, dirigente dell'Anpi e dell'Aned, testimone e militante per i diritti umani di tutti gli esseri umani.

Primo Levi e' nato a Torino nel 1919, e qui e' tragicamente scomparso nel 1987. Chimico, partigiano, deportato nel lager di Auschwitz, sopravvissuto, fu per il resto della sua vita uno dei piu' grandi testimoni della dignita' umana ed un costante ammonitore a non dimenticare l'orrore dei campi di sterminio. Le sue opere e la sua lezione costituiscono uno dei punti piu' alti dell'impegno civile in difesa dell'umanita'. Opere di Primo Levi: fondamentali sono Se questo e' un uomo, La tregua, Il sistema periodico, La ricerca delle radici, L'altrui mestiere, I sommersi e i salvati, tutti presso Einaudi; presso Garzanti sono state pubblicate le poesie di Ad ora incerta; sempre presso Einaudi nel 1997 e' apparso un volume di Conversazioni e interviste. Altri libri: Storie naturali, Vizio di forma, La chiave a stella, Lilit, Se non ora, quando?, tutti presso Einaudi; ed Il fabbricante di specchi, edito da "La Stampa". Ora l'intera opera di Primo Levi (e una vastissima selezione di pagine sparse) e' raccolta nei due volumi delle Opere, Einaudi, Torino 1997, a cura di Marco Belpoliti. Opere su Primo Levi: AA. VV., Primo Levi: il presente del passato, Angeli, Milano 1991; AA. VV., Primo Levi: la dignita' dell'uomo, Cittadella, Assisi 1994; Marco Belpoliti, Primo Levi, Bruno Mondadori, Milano 1998; Massimo Dini, Stefano Jesurum, Primo Levi: le opere e i giorni, Rizzoli, Milano 1992; Ernesto Ferrero (a cura di), Primo Levi: un'antologia della critica, Einaudi, Torino 1997; Ernesto Ferrero, Primo Levi. La vita, le opere, Einaudi, Torino 2007; Giuseppe Grassano, Primo Levi, La Nuova Italia, Firenze 1981; Gabriella Poli, Giorgio Calcagno, Echi di una voce perduta, Mursia, Milano 1992; Claudio Toscani, Come leggere "Se questo e' un uomo" di Primo Levi, Mursia, Milano 1990; Fiora Vincenti, Invito alla lettura di Primo Levi, Mursia, Milano 1976]

 

Il 23 novembre 2010 e' morto Lello Perugia. Solo qualche piccolo trafiletto su alcuni quotidiani nazionali, tanto per ricordare che era uno degli ex deportati ad Auschwitz ed amico di Primo Levi, che la sua figura ispiro' il personaggio di Cesare ne "La tregua".

A dimostrazione, purtroppo, che piu' ci si allontana dall'epoca degli eventi della seconda guerra mondiale, piu' si modifica la percezione con la quale gli eventi sono recepiti; fino a diventare una cosa da archeologia. E' cosi' che oggi e' interpretato l'orrore della Shoah e del genocidio.

Le atrocita' del nazismo sembrano cose di un tempo lontano, di un tempo impossibile: "Sono delle cose remote per loro; se ne interessano, come si interessano di un romanzo o di una fiaba, ma non come di cose realmente vissute". Cosi' gia' si esprimeva Primo Levi, parlando degli studenti e di come nelle scuole si determinasse uno "slittamento".

Ho un ricordo personale di Lello Perugia, presente come relatore, con Vittorio Emanuele Giuntella, Dina Forti, Ernesto Balducci, ad un convegno a Viterbo nel 1987 che rendeva omaggio a Primo Levi da poco scomparso. L'emozione che letteralmente lo travolse, impedendogli quasi di parlare.

Undici anni dopo, in continuita' con quella giornata viterbese di commozione e ragionamenti, fui tra gli organizzatori del convegno di studi "Primo Levi, testimone della dignita' umana", tenutosi a Bolsena (Vt) il 15-16 maggio 1998. Avevamo previsto naturalmente la partecipazione di Lello Perugia, sapendo del forte legame di amicizia con Primo Levi e come fosse legato al dovere di testimoniare.

Ricordo ancora la telefonata con la moglie, la signora Arduina Polacco (donna energica che lo sosteneva quando l'amarezza e i ricordi si facevano pesanti), che con voce mite, ci pregava gentilmente, ma fermamente, di non insistere per non innescare processi troppo dolorosi, specie se affrontati in pubblico, che avrebbero finito per infrangere un equilibrio troppo delicato, il cui precario raggiungimento era costato sforzi emotivi dolorosissimi gia' di per se'.

Era la sofferenza del superstite che persiste, malgrado tutto, annidata nel profondo come un tarlo: "non si vede dal di fuori, ma rode e stride".

*

Qui, mi piace sottolineare il senso profondo dell'amicizia, tanto che lo stesso Primo Levi aveva dedicato una poesia agli amici per il capodanno del 1986, quasi un congedo: "Agli amici" (in Primo Levi, Ad ora incerta, ora in Idem, Opere, Einaudi, Torino 1997, vol. II, p. 623).

 

Cari amici, qui dico amici

Nel senso vasto della parola:

Moglie, sorella, sodali, parenti,

Compagne e compagni di scuola,

Persone viste una volta sola

O praticate per tutta la vita:

Purche' fra noi, per almeno un momento,

Sia stato teso un segmento,

Una corda ben definita.

 

Dico per voi, compagni d'un cammino

Folto, non privo di fatica,

E per voi pure, che avete perduto

L'anima, l'animo, la voglia di vita.

O nessuno, o qualcuno, o forse un solo, o tu

Che mi leggi: ricorda il tempo

Prima che s'indurisse la cera,

Quando ognuno era come un sigillo.

Di noi ciascuno reca l'impronta

Dell'amico incontrato per via;

In ognuno la traccia di ognuno.

Per il bene od il male

In saggezza o in follia

Ognuno stampato da ognuno.

 

Ora che il tempo urge da presso,

Che le imprese sono finite,

A voi tutti l'augurio sommesso

Che l'autunno sia lungo e mite.

 

16 dicembre 1985

*

Nella lettera inviata da Primo Levi a Gina Lagorio, la poesia porta originariamente il titolo di "Tracce". Un saluto natalizio di amicizia dove trema un mai dimenticato dolore, eppure spira l'umana brezza di una speranza negli esseri umani che sulle "tracce" della fraternita' e della solidarieta' nel comune destino debbono comunque continuare a procedere, "Ognuno stampato da ognuno".

Non solo, il tema dell'amicizia ritorna in maniera esplicita all'inizio di "Psicofante" (ora in Primo Levi, Opere, Einaudi, Torino 1997, vol. I, p. 681).

"Noi siamo un gruppo di amici piuttosto esclusivo. Siamo legati, uomini e donne, da un vincolo serio e profondo, ma vecchio e scarsamente rinnovato, che consiste nell'aver vissuto insieme anni importanti, e nell'averli vissuti senza troppe debolezze. In seguito, come avviene, le nostre vie sono andate divergendo, alcuni di noi hanno commesso dei compromessi, altri si sono feriti a vicenda, volontariamente o no, altri ancora hanno disimparato a parlare o hanno perso le antenne, tuttavia, proviamo piacere a ritrovarci: abbiamo fiducia l'uno nell'altro, ci stimiamo reciprocamente, e di qualunque argomento trattiamo, ci accorgiamo con gioia di parlare pur sempre lo stesso linguaggio (qualcuno lo chiama gergo), anche se non sempre le nostre opinioni coincidono".

Anche per questo, figure come quella di Lello Perugia e di Primo Levi, restano una pietra di paragone, un punto di riferimento, un persistente appello alla lotta per l'umana dignita'.

Ci interpellano e ci chiamano alla lotta contro ogni violenza, contro ogni ingiustizia (il calcagno posto sulla testa del povero, la bocca tappata di chi ha verita' da dire), contro ogni menzogna, contro ogni cupo oblio.

 

2. DOCUMENTI. LA LEGGE ISTITUTIVA DEL GIORNO DELLA MEMORIA

 

Legge 20 luglio 2000, n. 211: Istituzione del Giorno della Memoria in ricordo dello sterminio e delle persecuzioni del popolo ebraico e dei deportati militari e politici italiani nei campi nazisti (pubblicata nella Gazzetta Ufficiale n. 177, 31 luglio 2000).

*

Art. 1.

La Repubblica italiana riconosce il giorno 27 gennaio, data dell'abbattimento dei cancelli di Auschwitz, "Giorno della Memoria", al fine di ricordare la Shoah (sterminio del popolo ebraico), le leggi razziali, la persecuzione italiana dei cittadini ebrei, gli italiani che hanno subito la deportazione, la prigionia, la morte, nonche' coloro che, anche in campi e schieramenti diversi, si sono opposti al progetto di sterminio, ed a rischio della propria vita hanno salvato altre vite e protetto i perseguitati.

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Art. 2.

In occasione del "Giorno della Memoria" di cui all'articolo 1, sono organizzati cerimonie, iniziative, incontri e momenti comuni di narrazione dei fatti e di riflessione, in modo particolare nelle scuole di ogni ordine e grado, su quanto e' accaduto al popolo ebraico e ai deportati militari e politici italiani nei campi nazisti in modo da conservare nel futuro dell'Italia la memoria di un tragico ed oscuro periodo della storia nel nostro Paese e in Europa, e affinche' simili eventi non possano mai piu' accadere.

 

3. RIFLESSIONE. CONTRO LA GUERRA

[Riceviamo e diffondiamo]

 

Le persone partecipanti all'incontro di formazione alla nonviolenza svoltosi domenica 9 gennaio 2011 presso il centro sociale "Valle Faul" di Viterbo confermano il loro pieno sostegno alle iniziative nonviolente contro la guerra e particolarmente per l'immediata cessazione della partecipazione militare italiana alla guerra in corso in Afghanistan, una guerra scellerata e insensata che occorre far cessare al piu' presto.

La guerra e' nemica dell'umanita'.

Solo la pace salva le vite.

*

Le persone partecipanti all'incontro di formazione alla nonviolenza svoltosi domenica 9 gennaio 2011 presso il centro sociale "Valle Faul" di Viterbo

Viterbo, 14 gennaio 2011

Per comunicazioni: partecipanti agli incontri di formazione alla nonviolenza presso il centro sociale "Valle Faul", strada Castel d'Asso snc, 01100 Viterbo, e-mail: viterbooltreilmuro at gmail.com

 

4. RIFLESSIONE. CONTRO IL FOLLE CRIMINE NUCLEARE

[Riceviamo e diffondiamo]

 

Le persone partecipanti all'incontro di formazione alla nonviolenza svoltosi domenica 9 gennaio 2011 presso il centro sociale "Valle Faul" di Viterbo confermano il loro pieno sostegno alle iniziative nonviolente contro il folle crimine nucleare.

Dopo il crimine originario di Hiroshima e dopo la tragedia apocalittica di Chernobyl e' a tutti evidente che:

a) occorre il completo disarmo nucleare;

b) occorre rinunciare al cosiddetto nucleare civile per varie ottime ragioni, tra cui: la sua complementarita' al nucleare militare; il pericolo che gli impianti diventino bersaglio di attentati terroristici con conseguenze terrificanti; la militarizzazione del territorio e della vita civile che cio' implica; l'inquinamento che l'utilizzo della tecnologia nucleare inevitabilmente produce; l'assoluta mancanza di sicurezza degli impianti; l'irrisolvibile problema della gestione delle scorie.

Per la produzione energetica occorre utilizzare unicamente fonti pulite e rinnovabili, tecnologie sicure e non inquinanti.

Il nucleare e' un crimine e una follia.

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Le persone partecipanti all'incontro di formazione alla nonviolenza svoltosi domenica 9 gennaio 2011 presso il centro sociale "Valle Faul" di Viterbo

Viterbo, 15 gennaio 2011

Per comunicazioni: partecipanti agli incontri di formazione alla nonviolenza presso il centro sociale "Valle Faul", strada Castel d'Asso snc, 01100 Viterbo, e-mail: viterbooltreilmuro at gmail.com

 

5. RIFLESSIONE. PER IL DIRITTO ALLO STUDIO

[Riceviamo e diffondiamo]

 

Le persone partecipanti all'incontro di formazione alla nonviolenza svoltosi domenica 9 gennaio 2011 presso il centro sociale "Valle Faul" di Viterbo confermano il pieno sostegno alle iniziative nonviolente per il diritto allo studio, per la difesa della scuola pubblica, per la promozione della cultura che affratella le persone ed i popoli, riconosce e promuove dignita', liberta' e diritti, fonda ed invera responsabilita' comune e cura reciproca.

Confermano quindi l'opposizione alle selvagge politiche governative tese ad asservire il sapere ai poteri politici ed economici dominanti; l'opposizione alle selvagge politiche governative tese a negare anche nel decisivo ambito dei luoghi e dei processi della formazione, della socializzazione, della cultura e della ricerca la dignita' e i diritti umani di tutti gli esseri umani; l'opposizione alle selvagge politiche governative tese a cancellare i diritti fondamentali riconosciuti e garantiti dalla Costituzione della Repubblica Italiana.

No alla barbarie governativa.

Si' alla civilta' umana.

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Le persone partecipanti all'incontro di formazione alla nonviolenza svoltosi domenica 9 gennaio 2011 presso il centro sociale "Valle Faul" di Viterbo

Viterbo, 16 gennaio 2011

Per comunicazioni: partecipanti agli incontri di formazione alla nonviolenza presso il centro sociale "Valle Faul", strada Castel d'Asso snc, 01100 Viterbo, e-mail: viterbooltreilmuro at gmail.com

 

6. RIFLESSIONE. MARCO AMBROSINI E MARCO GRAZIOTTI INTERVISTANO GIANCARLA CODRIGNANI

[Ringraziamo Marco Ambrosini (per contatti: agrcasetta at inventati.org) e Marco Graziotti (per contatti: graziottimarco at gmail.com) per averci messo a disposizione questa intervista a Giancarla Codrignani.

Marco Ambrosini e Marco Graziotti fanno parte della redazione di "Viterbo oltre il muro. Spazio di informazione nonviolenta", un'esperienza nata dagli incontri di formazione nonviolenta che si svolgono settimanalmente a Viterbo.

Giancarla Codrignani, gia' presidente della Loc (Lega degli obiettori di coscienza al servizio militare), gia' parlamentare, saggista, impegnata nei movimenti di liberazione, di solidarieta' e per la pace, e' tra le figure piu' rappresentative della cultura e dell'impegno per la pace e la nonviolenza. Tra le opere di Giancarla Codrignani: L'odissea intorno ai telai, Thema, Bologna 1989; Amerindiana, Terra Nuova, Roma 1992; Ecuba e le altre, Edizioni cultura della pace, S. Domenico di Fiesole (Fi) 1994; L'amore ordinato, Edizioni Com nuovi tempi, Roma 2005. Si veda anche l'intervista apparsa nei "Telegrammi della nonviolenza in cammino" n. 343]

 

- Marco Ambrosini e Marco Graziotti: Nella storia del Novecento la nonviolenza ha caratterizzato importanti esperienze, dalle lotte condotte da Gandhi dapprima in Sudafrica e successivamente in India, alle esperienze di resistenza nonviolenta contro il nazifascismo, alle lotte di Martin Luther King contro il razzismo, fino alla lotta di Aung San Suu Kyi. Come definirebbe e descriverebbe il contributo della nonviolenza alla storia degli ultimi cento anni?

- Giancarla Codrignani: Questi ultimi cento anni sono "la definizione" che posso fornire. Prima la nonviolenza, almeno come parola (anche se ancora il mio computer la sottolinea come errore), non c'era. Da poco, infatti, e' entrata nella storia come teoria e come pratica "di valore". Non ce ne rendiamo conto, ma prima il "valore", la "virtus" era l'onore della patria da difendere, cioe' la guerra, la sola previsione per la soluzione "onorevole" dei conflitti. Gli stessi "diritti umani", presenti gia' nell'esempio di Antigone, sono stati scritti nel diritto internazionale solo dopo la seconda guerra mondiale e, come e' noto, il Vaticano dal secolo XIX li contestava. Solo sul piano teorico, anche spicciolo, questa nuova filosofia di vita ha avuto corso e, per esempio, il 2 ottobre e' stato indicato come Giornata internazionale della nonviolenza. Ma quanti lo sanno e ne sentono l'importanza?

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- Marco Ambrosini e Marco Graziotti: La riflessione nonviolenta si e' intrecciata con varie tradizioni del pensiero politico, ha apportato contributi fondamentali, ed ha costituito e costituisce una delle esperienze maggiori della filosofia politica odierna. Come definirebbe e descriverebbe il contributo della nonviolenza al pensiero politico?

- Giancarla Codrignani: Detto oggi in Italia, direi che nel campo politico non c'e' troppo pensiero, figuriamoci poi se nonviolento; non solo per l'attenzione privilegiata del governo nel promuovere il mercato delle armi, la produzione degli F-35 e perfino la violenza del linguaggio. Confesso che, quando vedo il nostro ministro della Difesa, divento lombrosiana. Per gli altri paesi direi che piu' che di politici nonviolenti possiamo parlare di politici beneducati. Nonostante Martin Luther King abbia detto che la scelta attuale "non e' piu' tra violenza e nonviolenza, ma tra violenza e sopravvivenza", perfino la politica ambientale vive di timidezze e rinvii. La stessa necessita', pur percepita, della trasformazione di inusitata rilevanza a cui la storia ci sta sospingendo sembra non suscitare energie di innovazione che escludano il ricorso alle maniere forti. Nel 1961 Aldo Capitini decise di rompere gli indugi e passare all'azione dimostrativa organizzando la prima marcia Perugia-Assisi; oggi l'orizzonte del cinquantennio temo sia inevitabilmente "celebrativo". Perfino Benedettto XVI, che pure aveva menzionato la inusitata parola "nonviolenza", ha chiesto, dopo le violenze mortali verificatesi contro i cristiani, la difesa da parte degli stati, che mai hanno seriamente praticato la nonviolenza. Siamo lontani dalla condanna della guerra da parte di Giovanni XXIII come "assoluta demenza" (alienum a ratione). Anche l'"agenzia" cattolica specializzata, Pax Christi, certamente al primo posto nel sostenere le ragioni della nonviolenza, nonostante la costante, testarda coerenza di mons. Luigi Bettazzi che predica la nonviolenza non solo per cio' che ha attinenza con la guerra, ma per ogni situazione di vita, dalle discriminazioni delle coppie di fatto alle ragioni della laicita', non ha avuto in questi anni  teologi che abbiano approfondito almeno il versante cristiano della questione.

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- Marco Ambrosini e Marco Graziotti: La riflessione nonviolenta si e' intrecciata anche con la ricerca e la riflessione sociologica, dando contributi rilevantissimi. Come definirebbe e descriverebbe il contributo della nonviolenza al pensiero sociologico e alla ricerca sociale?

- Giancarla Codrignani: Molti sociologi conducono le loro ricerche certamente basandosi su principi che potremmo benevolmente definire nonviolenti, ma senza saperlo e certamente senza riferimento ai principi fondativi della nonviolenza. Non tutti quelli che si dicono contrari alla violenza o disponibili alla riconciliazione e al perdono sono necessariamente nonviolenti, anche se ovviamente rappresentano ottimi alleati e possiamo menzionare tutto il settore "umanitario" come un ovvio riferimento al rigore che richiede, a mio avviso, la "scelta" nonviolenta. Per questo mi rammarico che non ci sia impegno filosofico, ma solo pratiche di buona volonta' (cose comunque buone, che sono la prima ad accettare a partire da me, mediazioni "politiche" comprese) opportune per una buona condotta, ma inadatte a cambiare il mondo. E' per questo, sempre a mio avviso, che il comportamento umano oggi e' certamente meno violento rispetto a cent'anni fa, ma non e' per questo in grado di influenzare l'avvenire. Se l'avanzamento scientifico produce bombardamenti a mezzo di aerei senza pilota e militari che, a distanza, come ragazzi con la playstation, digitano senza neppure pensare che stanno uccidendo, potro' mai pensare che la guerra cosi' diventi "umana"?

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- Marco Ambrosini e Marco Graziotti: La riflessione e le esperienze nonviolente hanno potentemente investito anche l'economia sia come realta' strutturale sia come relativo campo del sapere. Come definirebbe e descriverebbe il contributo della nonviolenza al pensiero economico?

- Giancarla Codrignani: La globalizzazione, lasciata alla sola economia, per giunta ridotta a finanza, senza internazionalizzare la cultura, produce disastri, non mi riesce di giudicare positivi tanti interventi innovativi. Perfino il no-profit ha dietro quasi sempre un profit che ricorre a un volontariato che sostanzialmente e' precariato. Una banca si potra' mai chiamare "etica", a prescindere dalle intenzioni? Ogni italiano ha sul collo 100.000 euro di debito pubblico e paga indirettamente 20/30.000 euro di servizio del debito, che i governi versano alle banche invece di destinarli a servizi. La forbice fra chi ha poco e chi ha molto si e' allargata, sia fra paesi ricchi e poveri, sia all'interno di ciascun paese. Non si tratta di violenza?

*

- Marco Ambrosini e Marco Graziotti: La teoria-prassi nonviolenta ha recentemente avuto uno svolgimento importantissimo nel campo del diritto e specificamente del diritto penale, con l'esperienza sudafricana della "Commissione per la verita' e la riconciliazione" e con le numerose altre iniziative e successive teorizzazioni che ad essa si sono ispirate. Come definirebbe e descriverebbe il contributo della nonviolenza al pensiero giuridico e alla pratica del diritto?

- Giancarla Codrignani: Sotto questo aspetto sono d'accordo nel ritenere straordinario l'avanzamento. Infatti, prima di questa svolta nel territorio della giurisprudenza (che consiste in Costituzioni, in Carte di diritti e nello statuto dell'Onu), tutto cio' che ruota attorno alla nonviolenza in senso lato era di pertinenza dell'etica, della religione (non sempre) e del diritto, ma limitatamente "ai delitti e alle pene". Si potevano menzionare Erasmo e Kant, ma il ricusare un'arma era vilta' e tradimento e la vendetta era spesso ritenuta giustizia. Tuttavia le carte dei diritti, se non vengono agite, sono come il decalogo e le convenzioni internazionali ratificate ma non tradotte in leggi nazionali valgono ancor meno. Per i nonviolenti c'e', dunque, molto da fare per veder applicati i diritti ormai definitivamente scritti. Sarebbe bene anche tenere d'occhio pedagogia, didattica e formazione, a partire dall'educazione permissiva di tanti genitori che impediscono ai figli le regole di convivenza e i doveri sociali che danno senso all'autocontrollo e al rispetto degli altri. Guardate che non sono pessimista: credo solo di essere consapevole che vivere nel 2011 non e' tanto avanti nella storia della nonviolenza...

 

7. INCONTRI. SI E' SVOLTO IL 14 GENNAIO A VITERBO UN INCONTRO DI STUDIO

 

Venerdi' 14 gennaio 2011 a Viterbo, presso la sede del "Centro di ricerca per la pace", si e' svolto un incontro di studio.

L'incontro e' stato dedicato allo studio del pensiero politico europeo, approfondendo particolarmente alcuni autori del Seicento e del Settecento: da Hobbes, Spinoza e Locke, a Rousseau e Kant.

L'incontro si e' svolto nell'ambito di un'iniziativa, in corso da mesi, di promozione del diritto allo studio.

 

8. INCONTRI. SI E' SVOLTO IL 15 GENNAIO A VITERBO UN INCONTRO DI STUDIO

 

Sabato 15 gennaio 2011 a Viterbo, presso la sede del "Centro di ricerca per la pace", si e' svolto un incontro di studio.

L'incontro e' stato dedicato allo studio degli svolgimenti delle arti figurative nell'Ottocento, con particolar riferimento alla situazione italiana, tedesca e inglese.

L'incontro si e' svolto nell'ambito di un'iniziativa, in corso da mesi, di promozione del diritto allo studio.

 

9. MAESTRI. UN DISTICO DI DANILO DOLCI

[Da Danilo Dolci, Non sentite l'odore del fumo?, in Idem, Creatura di creature, Feltrinelli, Milano 1979, p. 82.

Danilo Dolci e' nato a Sesana (Trieste) nel 1924, arrestato a Genova nel '43 dai nazifascisti riesce a fuggire; nel '50 partecipa all'esperienza di Nomadelfia a Fossoli; dal '52 si trasferisce nella Sicilia occidentale (Trappeto, Partinico) in cui promuove indimenticabili lotte nonviolente contro la mafia e il sottosviluppo, per i diritti, il lavoro e la dignita'. Subisce persecuzioni e processi. Sociologo, educatore, e' tra le figure di massimo rilievo della nonviolenza nel mondo. E' scomparso sul finire del 1997. Di seguito riportiamo una sintetica ma accurata notizia biografica scritta da Giuseppe Barone (comparsa col titolo "Costruire il cambiamento" ad apertura del libriccino di scritti di Danilo, Girando per case e botteghe, Libreria Dante & Descartes, Napoli 2002): "Danilo Dolci nasce il 28 giugno 1924 a Sesana, in provincia di Trieste. Nel 1952, dopo aver lavorato per due anni nella Nomadelfia di don Zeno Saltini, si trasferisce a Trappeto, a meta' strada tra Palermo e Trapani, in una delle terre piu' povere e dimenticate del paese. Il 14 ottobre dello stesso anno da' inizio al primo dei suoi numerosi digiuni, sul letto di un bambino morto per la denutrizione. La protesta viene interrotta solo quando le autorita' si impegnano pubblicamente a eseguire alcuni interventi urgenti, come la costruzione di una fogna. Nel 1955 esce per i tipi di Laterza Banditi a Partinico, che fa conoscere all'opinione pubblica italiana e mondiale le disperate condizioni di vita nella Sicilia occidentale. Sono anni di lavoro intenso, talvolta frenetico: le iniziative si susseguono incalzanti. Il 2 febbraio 1956 ha luogo lo "sciopero alla rovescia", con centinaia di disoccupati - subito fermati dalla polizia - impegnati a riattivare una strada comunale abbandonata. Con i soldi del Premio Lenin per la Pace (1958) si costituisce il "Centro studi e iniziative per la piena occupazione". Centinaia e centinaia di volontari giungono in Sicilia per consolidare questo straordinario fronte civile, "continuazione della Resistenza, senza sparare". Si intensifica, intanto, l'attivita' di studio e di denuncia del fenomeno mafioso e dei suoi rapporti col sistema politico, fino alle accuse - gravi e circostanziate - rivolte a esponenti di primo piano della vita politica siciliana e nazionale, incluso l'allora ministro Bernardo Mattarella (si veda la documentazione raccolta in Spreco, Einaudi, Torino 1960 e Chi gioca solo, Einaudi, Torino 1966). Ma mentre si moltiplicano gli attestati di stima e solidarieta', in Italia e all'estero (da Norberto Bobbio a Aldo Capitini, da Italo Calvino a Carlo Levi, da Aldous Huxley a Jean Piaget, da Bertrand Russell a Erich Fromm), per tanti avversari Dolci e' solo un pericoloso sovversivo, da ostacolare, denigrare, sottoporre a processo, incarcerare. Ma quello che e' davvero rivoluzionario e' il suo metodo di lavoro: Dolci non si atteggia a guru, non propina verita' preconfezionate, non pretende di insegnare come e cosa pensare, fare. E' convinto che nessun vero cambiamento possa prescindere dal coinvolgimento, dalla partecipazione diretta degli interessati. La sua idea di progresso non nega, al contrario valorizza, la cultura e le competenze locali. Diversi libri documentano le riunioni di quegli anni, in cui ciascuno si interroga, impara a confrontarsi con gli altri, ad ascoltare e ascoltarsi, a scegliere e pianificare. La maieutica cessa di essere una parola dal sapore antico sepolta in polverosi tomi di filosofia e torna, rinnovata, a concretarsi nell'estremo angolo occidentale della Sicilia. E' proprio nel corso di alcune riunioni con contadini e pescatori che prende corpo l'idea di costruire la diga sul fiume Jato, indispensabile per dare un futuro economico alla zona e per sottrarre un'arma importante alla mafia, che faceva del controllo delle modeste risorse idriche disponibili uno strumento di dominio sui cittadini. Ancora una volta, pero', la richiesta di acqua per tutti, di "acqua democratica", incontrera' ostacoli d'ogni tipo: saranno necessarie lunghe battaglie, incisive mobilitazioni popolari, nuovi digiuni, per veder realizzato il progetto. Oggi la diga esiste (e altre ne sono sorte successivamente in tutta la Sicilia), e ha modificato la storia di decine di migliaia di persone: una terra prima aridissima e' ora coltivabile; l'irrigazione ha consentito la nascita e lo sviluppo di numerose aziende e cooperative, divenendo occasione di cambiamento economico, sociale, civile. Negli anni Settanta, naturale prosecuzione del lavoro precedente, cresce l'attenzione alla qualita' dello sviluppo: il Centro promuove iniziative per valorizzare l'artigianato e l'espressione artistica locali. L'impegno educativo assume un ruolo centrale: viene approfondito lo studio, sempre connesso all'effettiva sperimentazione, della struttura maieutica, tentando di comprenderne appieno le potenzialita'. Col contributo di esperti internazionali si avvia l'esperienza del Centro Educativo di Mirto, frequentato da centinaia di bambini. Il lavoro di ricerca, condotto con numerosi collaboratori, si fa sempre piu' intenso: muovendo dalla distinzione tra trasmettere e comunicare e tra potere e dominio, Dolci evidenzia i rischi di involuzione democratica delle nostre societa' connessi al procedere della massificazione, all'emarginazione di ogni area di effettivo dissenso, al controllo sociale esercitato attraverso la diffusione capillare dei mass-media; attento al punto di vista della "scienza della complessita'" e alle nuove scoperte in campo biologico, propone "all'educatore che e' in ognuno al mondo" una rifondazione dei rapporti, a tutti i livelli, basata sulla nonviolenza, sulla maieutica, sul "reciproco adattamento creativo" (tra i tanti titoli che raccolgono gli esiti piu' recenti del pensiero di Dolci, mi limito qui a segnalare Nessi fra esperienza etica e politica, Lacaita, Manduria 1993; La struttura maieutica e l'evolverci, La Nuova Italia, Scandicci (Fi) 1996; e Comunicare, legge della vita, La Nuova Italia, Scandicci (Fi) 1997). Quando la mattina del 30 dicembre 1997, al termine di una lunga e dolorosa malattia, un infarto lo spegne, Danilo Dolci e' ancora impegnato, con tutte le energie residue, nel portare avanti un lavoro al quale ha dedicato ogni giorno della sua vita". Tra le molte opere di Danilo Dolci, per un percorso minimo di accostamento segnaliamo almeno le seguenti: una antologia degli scritti di intervento e di analisi e' Esperienze e riflessioni, Laterza, Bari 1974; tra i libri di poesia: Creatura di creature, Feltrinelli, Milano 1979; tra i libri di riflessione piu' recenti: Dal trasmettere al comunicare, Sonda, Torino 1988; La struttura maieutica e l'evolverci, La Nuova Italia, Firenze 1996. Recentissimo e' il volume che pubblica il rilevante carteggio Aldo Capitini, Danilo Dolci, Lettere 1952-1968, Carocci, Roma 2008. Tra le opere su Danilo Dolci: Giuseppe Fontanelli, Dolci, La Nuova Italia, Firenze 1984; Adriana Chemello, La parola maieutica, Vallecchi, Firenze 1988 (sull'opera poetica di Dolci); Antonino Mangano, Danilo Dolci educatore, Edizioni cultura della pace, S. Domenico di Fiesole (Fi) 1992; Giuseppe Barone, La forza della nonviolenza. Bibliografia e profilo critico di Danilo Dolci, Libreria Dante & Descartes, Napoli 2000, 2004 (un lavoro fondamentale); Lucio C. Giummo, Carlo Marchese (a cura di), Danilo Dolci e la via della nonviolenza, Lacaita, Manduria-Bari-Roma 2005; Raffaello Saffioti, Democrazia e comunicazione. Per una filosofia politica della rivoluzione nonviolenta, Palmi (Rc) 2007. Tra i materiali audiovisivi su Danilo Dolci cfr. i dvd di Alberto Castiglione: Danilo Dolci. Memoria e utopia, 2004, e Verso un mondo nuovo, 2006. Tra i vari siti che contengono molti utili materiali di e su Danilo Dolci segnaliamo almeno www.danilodolci.org, www.danilodolci.it, danilo1970.interfree.it, www.danilodolci.toscana.it, www.inventareilfuturo.com, www.cesie.org, www.nonviolenti.org, www.fondodanilodolci.it]

 

Auschwitz sta figliando nel mondo.

Non sentite l'odore del fumo?

 

10. APPELLI. PER SOSTENERE IL MOVIMENTO NONVIOLENTO

 

Sostenere economicamente la segreteria nazionale del Movimento Nonviolento e' un buon modo per aiutare la nonviolenza in Italia.

Per informazioni e contatti: via Spagna 8, 37123 Verona, tel. 0458009803 (da lunedi' a venerdi': ore 9-13 e 15-19), fax: 0458009212, e-mail: an at nonviolenti.org, sito: www.nonviolenti.org

 

11. STRUMENTI. "AZIONE NONVIOLENTA"

 

"Azione nonviolenta" e' la rivista del Movimento Nonviolento, fondata da Aldo Capitini nel 1964, mensile di formazione, informazione e dibattito sulle tematiche della nonviolenza in Italia e nel mondo.

Redazione, direzione, amministrazione: via Spagna 8, 37123 Verona, tel. 0458009803 (da lunedi' a venerdi': ore 9-13 e 15-19), fax: 0458009212, e-mail: an at nonviolenti.org, sito: www.nonviolenti.org

Per abbonarsi ad "Azione nonviolenta" inviare 30 euro sul ccp n. 10250363 intestato ad Azione nonviolenta, via Spagna 8, 37123 Verona.

E' possibile chiedere una copia omaggio, inviando una e-mail all'indirizzo an at nonviolenti.org scrivendo nell'oggetto "copia di 'Azione nonviolenta'".

 

12. SEGNALAZIONI LIBRARIE

 

Riletture

- AA. VV., Marx vivo, Mondadori, Milano 1969, 1977, 2 voll. di pp. 432 + 416.

- Pierre Ansart, Marx e l'anarchismo, Il Mulino, Bologna 1972, pp. 612.

- Giuseppe Bedeschi, Introduzione a Marx, Laterza, Roma-Bari 1981, pp. IV + 316.

- Jean-Yves Calvez, Il pensiero di Carlo Marx, nuova edizione riveduta, Borla, Roma s.d., pp. 704.

- Mario Dal Pra, La dialettica in Marx, Laterza, Roma-Bari 1977, pp. XXII + 330.

- Francois Furet, Marx e la rivoluzione francese, Rcs Rizzoli Libri, Milano 1989, pp. 384.

- Cesare Pianciola, Il pensiero di Karl Marx, Loescher, Torino 1971, 1976, pp. LIV + 342.

- Pietro Rossi, Marxismo, Laterza, Roma-Bari 1996, pp. XII + 148.

 

13. DOCUMENTI. LA "CARTA" DEL MOVIMENTO NONVIOLENTO

 

Il Movimento Nonviolento lavora per l'esclusione della violenza individuale e di gruppo in ogni settore della vita sociale, a livello locale, nazionale e internazionale, e per il superamento dell'apparato di potere che trae alimento dallo spirito di violenza. Per questa via il movimento persegue lo scopo della creazione di una comunita' mondiale senza classi che promuova il libero sviluppo di ciascuno in armonia con il bene di tutti.

Le fondamentali direttrici d'azione del movimento nonviolento sono:

1. l'opposizione integrale alla guerra;

2. la lotta contro lo sfruttamento economico e le ingiustizie sociali, l'oppressione politica ed ogni forma di autoritarismo, di privilegio e di nazionalismo, le discriminazioni legate alla razza, alla provenienza geografica, al sesso e alla religione;

3. lo sviluppo della vita associata nel rispetto di ogni singola cultura, e la creazione di organismi di democrazia dal basso per la diretta e responsabile gestione da parte di tutti del potere, inteso come servizio comunitario;

4. la salvaguardia dei valori di cultura e dell'ambiente naturale, che sono patrimonio prezioso per il presente e per il futuro, e la cui distruzione e contaminazione sono un'altra delle forme di violenza dell'uomo.

Il movimento opera con il solo metodo nonviolento, che implica il rifiuto dell'uccisione e della lesione fisica, dell'odio e della menzogna, dell'impedimento del dialogo e della liberta' di informazione e di critica.

Gli essenziali strumenti di lotta nonviolenta sono: l'esempio, l'educazione, la persuasione, la propaganda, la protesta, lo sciopero, la noncollaborazione, il boicottaggio, la disobbedienza civile, la formazione di organi di governo paralleli.

 

14. PER SAPERNE DI PIU'

 

Indichiamo il sito del Movimento Nonviolento: www.nonviolenti.org; per contatti: azionenonviolenta at sis.it

Tutti i fascicoli de "La nonviolenza e' in cammino" dal dicembre 2004 possono essere consultati nella rete telematica alla pagina web: http://lists.peacelink.it/nonviolenza/

 

TELEGRAMMI DELLA NONVIOLENZA IN CAMMINO

Numero 437 del 16 gennaio 2011

 

Telegrammi della nonviolenza in cammino proposti dal Centro di ricerca per la pace di Viterbo a tutte le persone amiche della nonviolenza

Direttore responsabile: Peppe Sini. Redazione: strada S. Barbara 9/E, 01100 Viterbo, tel. 0761353532, e-mail: nbawac at tin.it, sito: http://lists.peacelink.it/nonviolenza/

 

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