Telegrammi. 431



 

TELEGRAMMI DELLA NONVIOLENZA IN CAMMINO

Numero 431 del 10 gennaio 2011

Telegrammi della nonviolenza in cammino proposti dal Centro di ricerca per la pace di Viterbo a tutte le persone amiche della nonviolenza

Direttore responsabile: Peppe Sini. Redazione: strada S. Barbara 9/E, 01100 Viterbo, tel. 0761353532, e-mail: nbawac at tin.it

 

Sommario di questo numero:

1. All'avvelenatoio

2. Si e' svolto il 9 gennaio a Viterbo un incontro di formazione nonviolenta

3. Lea Melandri: Se l'idea di comando nasce dal sentimento della debolezza: l'inermita' armata dell'uomo-figlio

4. Una lettera aperta ai capigruppo parlamentari del Parlamento Europeo

5. Per sostenere il Movimento Nonviolento

6. "Azione nonviolenta"

7. Segnalazioni librarie

8. La "Carta" del Movimento Nonviolento

9. Per saperne di piu'

 

1. EDITORIALE. ALL'AVVELENATOIO

 

All'avvelenatoio un di' ci rivedremo

e senza piu' alcun freno io ti rivelero'

il male che ti feci, il male che ti fo

poi ce ne moriremo.

Ed io ne ridero'.

(Concetto Sacripanti, Madrigale XVI, 1789)

 

Quei pubblici amministratori che da anni ci costringono a bere acqua avvelenata dall'arsenico, violando precisi obblighi di legge, omettendo interventi dovuti, interventi possibili, interventi necessari.

Quei pubblici amministratori che ancora in questi mesi e in questi giorni, dopo che dallo scorso ottobre l'Unione Europea ha dichiarato finito il tempo delle deroghe e dell'irresponsabilita', dell'avvelenamento e dell'impunita', incuranti di tutto continuano a rinviare gli interventi piu' urgenti e indispensabili, continuano a sottovalutare la gravita' della situazione, continuano a ingannare la popolazione, cosi' consentendo che l'avvelenamento continui.

Quei pubblici amministratori: perche' si permette loro di perseverare nella menzogna e nel crimine?

Si rispetti rigorosamente quanto stabilito dalla legge.

Si adottino subito tutti gli interventi a tutela della vita e della salute della popolazione da tempo segnalati dall'"Associazione italiana medici per l'ambiente".

Si agisca secondo quanto richiesto dalle leggi, la scienza e la morale.

Si cessi di avvelenarci.

 

2. INCONTRI. SI E' SVOLTO IL 9 GENNAIO A VITERBO UN INCONTRO DI FORMAZIONE NONVIOLENTA

[Riceviamo e diffondiamo]

 

Domenica 9 gennaio presso il centro sociale occupato autogestito "Valle Faul" di Viterbo si e' svolto un nuovo incontro del percorso di formazione e informazione nonviolenta che si tiene dal 2009.

All'inizio si e' riflettuto sulle iniziative per il diritto alla casa come diritto umano e su una vicenda specifica di solidarieta' concreta.

Successivamente i partecipanti all'incontro hanno di nuovo ribadito l'impegno per la riduzione del trasporto aereo, in difesa dell'area del Bulicame, contro la realizzazione di un mega-aeroporto nocivo, distruttivo e fuorilegge, e per la realizzazione invece di un "parco naturalistico, archeologico e termale del Bulicame"; a tal fine si e' concordato di inviare una lettera aperta ai presidenti dei gruppi parlamentari del Parlamento Europeo sia per nuovamente denunciare la gravita' dello scempio che la realizzazione della folle e criminale opera aeroportuale provocherebbe, sia per nuovamente segnalare come invece la realizzazione del parco naturalistico, archeologico e termale del Bulicame costituirebbe un indubitabilmente considerevole beneficio per la citta', la cultura, il territorio, la popolazione.

Analogamente i partecipanti hanno ribadito altresi' l'impegno sulla situazione delle acque del lago di Vico, per contribuire all'iniziativa in difesa dell'ambiente e della salute della popolazione; a tal fine si e' concordato di inviare una lettera aperta ai presidenti dei gruppi parlamentari del Senato della Repubblica.

Successivamente i partecipanti hanno ribadito l'impegno per la prosecuzione dell'iniziativa in corso contro la presenza di arsenico nelle acque destinate a consumo umano; a tal fine si e' concordato di inviare una lettera aperta ai presidenti dei gruppi parlamentari della Camera dei Deputati.

Sono state poi esaminate alcune situazioni di disagio ed emarginazione e definite alcune proposte di intervento di solidarieta' concreta.

I partecipanti hanno altresi' confermato il sostegno alle iniziative nonviolente contro il riarmo, e particolarmente contro l'acquisto da parte dell'Italia dei cacciabombardieri F-35; alle iniziative nonviolente contro il razzismo; alle iniziative nonviolente contro la guerra, alle iniziative nonviolente contro il folle crimine nucleare; alle iniziative nonviolente per il diritto allo studio.

L'incontro e' poi proseguito sul versante dell'impegno per il diritto allo studio, continuando la specifica attivita' seminariale di approfondimento con una sintetica presentazione di alcune delle principali autrici delle filosofie femministe.

L'incontro si e' concluso con una breve riflessione sulle avanguardie artistiche del primo Novecento e con la lettura di un celebre testo di Tristan Tzara, fondatore del dadaismo.

*

Le persone partecipanti all'incontro

Viterbo, 9 gennaio 2011

Per informazioni e contatti: viterbooltreilmuro at gmail.com

 

3. MAESTRE. LEA MELANDRI: SE L'IDEA DI COMANDO NASCE DAL SENTIMENTO DELLA DEBOLEZZA: L'INERMITA' ARMATA DELL'UOMO-FIGLIO

[Dal sito della Libera Universita' delle Donne di Milano (www.universitadelledonne.it) rirpendiamo la seguente relazione tenuta al convegno "L'impotenza sessuale e lo stupro. Metafore per l'indicibile", Padova, 27 marzo 2010.

Lea Melandri, nata nel 1941, acutissima intellettuale, fine saggista, redattrice della rivista "L'erba voglio" (1971-1975), direttrice della rivista "Lapis", e' impegnata nel movimento femminista e nella riflessione teorica delle donne. Opere di Lea Melandri: segnaliamo particolarmente L'infamia originaria, L'erba voglio, Milano 1977, Manifestolibri, Roma 1997; Come nasce il sogno d'amore, Rizzoli, Milano 1988, Bollati Boringhieri, Torino 2002; Lo strabismo della memoria, La Tartaruga, Milano 1991; La mappa del cuore, Rubbettino, Soveria Mannelli 1992; Migliaia di foglietti, Moby Dick 1996; Una visceralita' indicibile, Franco Angeli, Milano 2000; Le passioni del corpo, Bollati Boringhieri, Torino 2001. Dal sito www.universitadelledonne.it riprendiamo la seguente scheda: "Lea Melandri ha insegnato in vari ordini di scuole e nei corsi per adulti. Attualmente tiene corsi presso l'Associazione per una Libera Universita' delle Donne di Milano, di cui e' stata promotrice insieme ad altre fin dal 1987. E' stata redattrice, insieme allo psicanalista Elvio Fachinelli, della rivista L'erba voglio (1971-1978), di cui ha curato l'antologia: L'erba voglio. Il desiderio dissidente, Baldini & Castoldi 1998. Ha preso parte attiva al movimento delle donne negli anni '70 e di questa ricerca sulla problematica dei sessi, che continua fino ad oggi, sono testimonianza le pubblicazioni: L'infamia originaria, edizioni L'erba voglio 1977 (Manifestolibri 1997); Come nasce il sogno d'amore, Rizzoli 1988 ( ristampato da Bollati Boringhieri, 2002); Lo strabismo della memoria, La Tartaruga edizioni 1991; La mappa del cuore, Rubbettino 1992; Migliaia di foglietti, Moby Dick 1996; Una visceralita' indicibile. La pratica dell'inconscio nel movimento delle donne degli anni Settanta, Fondazione Badaracco, Franco Angeli editore 2000; Le passioni del corpo. La vicenda dei sessi tra origine e storia, Bollati Boringhieri 2001. Ha tenuto rubriche di posta su diversi giornali: 'Ragazza In', 'Noi donne', 'Extra Manifesto', 'L'Unita''. Collaboratrice della rivista 'Carnet' e di altre testate, ha diretto, dal 1987 al 1997, la rivista 'Lapis. Percorsi della riflessione femminile', di cui ha curato, insieme ad altre, l'antologia Lapis. Sezione aurea di una rivista, Manifestolibri 1998. Nel sito dell'Universita' delle donne scrive per le rubriche 'Pensiamoci' e 'Femminismi'"]

 

Per esprimere il concetto su cui intendo portare la mia riflessione si usa di solito una parola dotta, ossimoro, accostamento di due parole di senso contrario. In modo piu' semplice e piu' diretto si puo' dire che il dominio dell'uomo sulla donna si distingue da tutti gli altri rapporti storici di potere per le sue implicazioni profonde e contraddittorie.

Innanzi tutto, la confusione tra amore e violenza: siamo di fronte a un dominio che nasce e si impone all'interno di relazioni intime, come la sessualità e la maternita'. Ci sono parentele insospettabili che molti non riconoscono o che preferiscono ignorare. La piu' antica e la piu' duratura e' quella che lega l'amore all'odio, la tenerezza alla rabbia, la vita alla morte. Si distrugge per conservare, si uccide per troppo amore, si idealizza l'appartenenza a un gruppo, una nazione, una cultura, per differenziarsi da chi ne e' fuori, visto come nemico.

In uno dei suoi saggi più famosi - Il disagio della civilta' (1929) - Freud, dopo aver descritto Eros e Tanatos, amore e morte, come due pulsioni originarie, e' costretto a riconoscere che sono meno polarizzate di quanto sembri. E dove l'intreccio e' piu' sorprendente e' proprio nel rapporto con l'oggetto d'amore.

"L'uomo non e' una creatura mansueta, bisognosa d'amore, capace al massimo di difendersi se viene attaccata; ma occorre attribuire al suo corredo pulsionale anche una buona dose di aggressivita'. Ne segue che egli vede nel prossimo non soltanto un eventuale aiuto e oggetto sessuale, ma anche un invito a sfogare su di lui la propria aggressivita', a sfruttarne la forza lavorativa senza ricompensarlo, ad abusarne sessualmente senza il suo consenso, a sostituirsi a lui nel possesso dei suoi beni, ad umiliarlo, a farlo soffrire, a torturalo e a ucciderlo" (1).

Anziche' limitarsi a deprecare la violenza, invocando pene piu' severe per gli aggressori, piu' tutela per le vittime, forse sarebbe piu' sensato gettare uno sguardo la' dove non vorremmo vederla comparire, in quelle zone della vita personale che hanno a che fare con gli affetti piu' intimi, con tutto cio' che ci e' piu' famigliare, ma non per questo piu' conosciuto. Gli omicidi, gli stupri, i maltrattamenti fisici e psicologici che hanno come oggetto le donne, sono oggi ampiamente documentati da allarmanti rapporti internazionali, riferiti dalle cronache dei quotidiani, gridati in prima pagina quando sono particolarmente crudeli o spettacolari. A uccidere, violentare, sottomettere, sono prevalentemente mariti, figli, padri, amanti, incapaci di tollerare pareti domestiche troppo o troppo poco protettive, abbracci assillanti o abbandoni che lasciano scoperte fragilita' maschili insospettate.

Nessuno sembra trovare inquietante che il corpo su cui l'uomo si accanisce sia quello che gli ha dato la vita, le prime cure, le prime sollecitazioni sessuali, un corpo che l'uomo ritrova nella vita amorosa adulta, e con cui sogna di rivivere l'originaria appartenenza intima a un altro essere.

Ma e' anche il corpo che lo ha tenuto in sua balia nel momento della maggiore dipendenza e inermita', che poteva dargli la vita o la morte, accudimento o abbandono. Confinando la donna nel ruolo di madre, facendola custode della casa, dell'infanzia, della sessualita', l'uomo ha costretto anche se stesso a restare eterno bambino, a portare una maschera di virilita' sempre minacciata.

La fuga dal femminile, da cui si puo' pensare abbia tratto la sua spinta piu' profonda la comunita' storica degli uomini, e' anche fuga dai bisogni infantili, che restano cosi' fermi in una immobilita' senza tempo.

La famiglia prolunga l'infanzia ben oltre il bisogno del singolo individuo, costruisce legami di indispensabilita' reciproca e arma silenziosamente la mano che tentera' di strapparli. Il luogo che tutti vorremmo al riparo di una societa' sempre piu' conflittuale conserva il piu' lungo e il piu' enigmatico dei domini che la storia ha conosciuto: la guerra mai dichiarata che porta l'uomo, mosso da desideri e paure antiche, a celebrare i suoi trionfi sul corpo femminile con cui e' stato tutt'uno e con cui torna a confondersi nell'abbraccio amoroso.

Se l'uomo fosse solo il dominatore, il vincitore sicuro di se', non avrebbe bisogno di umiliare e uccidere. Confinando la donna nel ruolo di madre, e' come se le avesse permesso di protrarre ben oltre l'infanzia quel potere materiale e psicologico che ha esercitato su di lui bambino. Il potere che viene dal rendersi indispensabile all'altro e' tuttora, per la donna, il piu' forte contrappeso alla sua mancata realizzazione come individuo, cittadina a tutti gli effetti.

L'altra contraddizione, strettamente legata alla prima, e' il fatto che a prendere il sopravvento, a porsi come padrone, e' il sesso che si trova all'origine - e per certi aspetti essenziali alla sua sopravvivenza anche nella vita adulta - nella posizione di maggiore debolezza.

Scrive Antonella Picchio, economista femminista: "Cio' che distrugge le donne non e' la forza degli uomini, ma la loro debolezza... I patriarchi non si sono mai retti in piedi da soli, per questo hanno costruito un sistema patriarcale di controllo sul corpo e le menti delle donne. Non sono solo le pratiche ed i simboli del sistema patriarcale che ci opprimono, ma la nostra assunzione di responsabilita' rispetto alla qualita' della vita dei nostri compagni e dei nostri figli. Noi abbiamo un delirio di onnipotenza e loro hanno delle profonde debolezze nascoste e coperte da noi" (2).

Prima che marito, padre possessivo, autoritario e violento, l'uomo e' nato di donna, tenero figlio. La tentazione di attribuire alla societa' il passaggio del maschio dall'amore alla violenza - e cioe' l'addestramento all'esercizio del potere da parte di una comunita' di simili - e' sicuramente piu' rassicurante che pensare ad una ambivalenza di sentimenti gia' presente nelle relazioni piu' intime.

Nel saggio Le tre ghineee, di Virginia Woolf si legge: "Non possiamo non pensare che le societa' sono congiure che soffocano il fratello privato che molte di noi hanno motivo di rispettare, e generano al suo posto un maschio mostruoso, dalla voce prepotente, dal pugno duro, puerilmente intento a tracciare cerchi di gesso sulla superficie della terra entro i quali vengono ammassati gli esseri umani, rigidamente, separatamente, artificialmente; dove dipinto di rosso e di oro, adorno come un selvaggio di piume, nostro fratello consuma mistici riti e assapora il dubbio piacere del potere e del dominio, mentre noi, le 'sue' donne, siamo chiuse a chiave tra le pareti domestiche, senza spazio alcuno nelle molte societa' di cui la societa' si compone" (3). Ma anche la Woolf poi conclude che il mondo pubblico e il mondo privato sono "inseparabilmente collegati", che "le tirannie e i servilismi dell'uno sono le tirannie e i servilismi dell'altro".

Una prima grande rivoluzione nell'analisi del sessismo e' stata quella del movimento delle donne degli anni '70. L'attenzione si spostava dalla sfera pubblica alla vita personale, dalla questione femminile - svantaggio sociale, minorita' giuridica e politica delle donne, trattate alla stregua di qualsiasi minoranza - al rapporto tra i sessi. La svolta, rispetto all'emancipazionismo della prima meta' del '900, e' stata nel pensare che il problema non era dare alle donne una cittadinanza compiuta, in termini di parita', eguaglianza con l'uomo, o valorizzazione delle loro "doti domestiche" ( le "virtu' del cuore", per usare un'espressione di Maria Montessori), ma mettere in discussione il dominio maschile, a partire dalla espropriazione di esistenza che le donne hanno subito: identificazione col corpo, riduzione a oggetto, merce di scambio, confusione tra sessualita' e maternita', cancellazione della sessualita' femminile trasformata in sessualita' di servizio e obbligo riproduttivo.

Pur senza affrontare "l'enigma delle origini" - il processo di differenziazione che ha contrapposto, complementarizzato e disposto secondo un ordine di priorita' maschile e femminile, pensiero e corpo, storia e biologia -, al centro delle teorie e pratiche femministe c'era il dualismo sessuale, la definizione storica della femminilita' e della maschilita', quella divisione dei ruoli e del lavoro che ha visto l'uomo farsi protagonista della vita pubblica e la donna relegata nella casa, custode degli interessi della famiglia e della conservazione della vita. Nel momento in cui si prendeva coscienza di aver interiorizzato la visione maschile del mondo, era inevitabile che l'attenzione si concentrasse sulla ricerca di una autonomia nel modo di pensarsi e di sentirsi: conoscenza del proprio corpo, scoperta e legittimazione di una sessualita' propria, separata dalla procreazione, diritto a interrompere gravidanze non desiderate. Furono questi i temi centrali dei gruppi di autocoscienza e di pratica dell'inconscio, che vedevano nella psicanalisi un sapere essenziale per non cadere nell'ideologia. Su un altro versante, piu' vicino alla cultura marxista e al movimento operaio, c'erano gruppi come Lotta Femminista che analizzavano la maternita', la cura di figli e famigliari come produzione e riproduzione della forza lavoro necessaria al capitale, lavoro gratuito elargito in nome dell'amore, e strettamente legato all'economia generale.

In entrambi i casi restava in ombra, non esplorato quanto meritava, l'aspetto piu' ambiguo, piu' contraddittorio, del rapporto di potere tra i sessi, e cioe' l'amore: amore tra la madre e il figlio, tra la donna e l'uomo. E' vero che si parlo' molto della relazione della figlia con la madre, della donna con la propria simile, ma sempre sotto il profilo della sessualita', omosessualita', lesbismo.

Il libro di Pierre Bourdieu, Il dominio maschile, che ha il merito di aver riportato, a distanza di vent'anni dal primo femminismo, l'attenzione sulla violenza simbolica - l'interiorizzazione di modelli, habitus mentali che hanno portato la vittima a parlare la stessa lingua dell'aggressore -, si chiude con un "Postscritto sul dominio e l'amore" e con un dubbio inquietante: l'"universo incantato delle relazioni amorose" e' "un'eccezione, la sola, anche se di prima grandezza, alle leggi del dominio maschile", la "tregua miracolosa" in cui sono possibili la reciprocita', il perdersi l'uno nell'altro senza perdersi, uno stato perfetto di fusione, al di la' dell'egoismo e dell'altruismo, del soggetto e dell'oggetto, oppure e' "la forma suprema, perche' la piu' sottile, la piu' invisibile" della violenza simbolica? (4)

L'amore e' sicuramente l'esperienza dove e' piu' difficile tracciare un confine netto tra il destino dell'uomo e della donna, dove il creatore, "a differenza di un Pigmalione egocentrico e dominatore" si vive come "la creatura della sua creatura". Nella diade amorosa passano momenti di fusione perfetta, ma anche capovolgimenti continui di posizioni e di ruoli: tra il possedere e l'essere posseduti, il conquistare e l'essere conquistati, il generare e il nascere. Forse non era possibile portare alla coscienza la sessualita' cancellata della donna senza svincolarla dalla maternita' e dall'amore, per i quali la donna ha rinunciato spesso a un  piacere proprio. Occorreva uno strappo, il gesto provocatorio con cui Rivolta Femminile, all'inizio degli anni '70, affermava perentoriamente: "Il sesso femminile e' la clitoride, il sesso maschile il pene... nell'uomo il meccanismo del piacere e' strettamente connesso alla riproduzione, mentre nella donna meccanismo del piacere e meccanismo della riproduzione sono comunicanti, ma non coincidono" (5).

Quando Carla Lonzi definisce "colonizzata" la "donna vaginale", colpisce nel segno di una secolare sottomissione femminile al piacere dell'uomo, ottenuta spesso con la violenza. Ma e' costretta a mettere in ombra il fatto che accogliere dentro di se' il genitale maschile, anche senza piacere proprio, va incontro a fantasie, desideri legati alla forma primordiale dell'amore, la singolare, irripetibile unita' a due che formano insieme la madre e il figlio, prima della nascita e nel periodo immediatamente successivo. Si puo' ipotizzare che sia la sovrapposizione immaginaria tra la nascita e il coito a prolungare nella vita adulta, nella relazione di coppia, l'Eros in quella che Freud definisce, nel Disagio della civilta', la sua "essenza": "fare di piu' d'uno uno". Ma anche a far si' che l'uomo da figlio, creatura inerme, possa venire a occupare la posizione di dominio che ha visto nella madre, e, nel medesimo tempo, riattraversare da vincitore il trauma della nascita e della sua iniziale fragilita'. Nel coito si puo' pensare che si intreccino e si confondano il desiderio di perdersi nell'indistinzione col corpo da cui si e' stati generati e la fuga dal pericolo di un nuovo assorbimento. Anche senza arrivare allo stupro, c'e' un tratto violento della sessualita' maschile genitale, penetrativa - limitante anche per l'uomo - che ha a che fare con paure profonde.

Il corpo femminile che l'uomo incontra nella vita amorosa adulta non puo' non riattivare l'esperienza originaria del corpo materno, evocare la tenerezza della fusione e insieme la paura di perdere la propria autonomia: fragilita', impotenza, senso di inglobamento. A mantenere cosi' viva la memoria del corpo ha evidentemente contribuito l'ideologia che ha identificato la donna con la madre e costretto di conseguenza l'uomo a convivere con la sua infanzia.

Il dominio dell'uomo, marito, padre, nasce dunque come costruzione storica volta a mettere riparo alla inermita' dell'uomo-figlio, ma anche, come scrive Stefano Ciccone nel suo libro, Essere maschi, alla marginalita' maschile rispetto al processo riproduttivo: "Mi riferisco innanzitutto a un'asimmetria tra i due sessi che e' percepita come uno scacco del corpo maschile, una sua accessorieta' nel processo riproduttivo a cui la storia degli uomini ha risposto con costruzioni simboliche e reti di poteri che ne hanno occultato il fondamento e, facendolo, lo hanno esasperato. Di fronte a due corpi dispari nel generare la risposta maschile non ha cercato nel proprio corpo le potenziali risorse per dare senso al proprio stare al mondo, ma ha costruito ruoli, poteri e narrazioni che quasi surrogassero questa disparita' e affermassero una centralita' maschile. Penso alla necessita' di costruire un controllo sul corpo della donna... di svalutare la corporeita' (percepita come terreno del primato femminile)" (6).

Che sia intorno alla nascita e al coito - al loro immaginario sovrapporsi e confondersi - che prende forma il dominio maschile, e' chiaro sia nella lettura mitologica che ne fa Bachofen, sia in quella romantica di J. Michelet.

Scrive Bachofen: "La donna precede, l'uomo segue; la donna viene prima, l'uomo verso di lei e' in rapporto filiale; la donna e', l'uomo nasce da lei come suo primo frutto... Nell'ambito dell'esistenza fisica, il principio maschile e' al secondo posto, subordinato al principio femminile (...) cosi' il figlio diviene lo sposo, il fecondatore della madre, il padre stesso (...). Da figlio, diviene fecondatore della madre; da generato, generatore, e dinanzi a lui sta sempre la medesima donna, di volta in volta madre e sposa. Il figlio diviene il padre di se stesso (7).

I protagonisti posti all'inizio, la madre e il figlio, ricompaiono nella fase finale del processo in posizione capovolta. La linea orizzontale del divenire storico si trasforma in un cerchio, una specie di cortocircuito istantaneo che salda insieme inizio e fine, origine e storia, madre e figlio, donna e uomo. In sequenza rapida passano e si sovrappongono la figura del figlio, dell'uomo fecondatore e del padre, che a questo punto ha preso su di se' tutto il potere creativo e l'onnipotenza che aveva creduto essere della madre. Il coito prende forma dalla nascita e a sua volta le da' forma. E' solo l'anello di trasmissione da un dominio all'altro, la presa di possesso che segna il chiudersi del cerchio in posizione rovesciata. Nel capovolgimento che vede l'uomo prendere il posto che era della madre, l'esistenza femminile che si consegna a lui e che da lui attende la sua rigenerazione, e' vista non a caso come un figlio maschio.

"La Natura privilegia l'uomo. Essa la consegna a lui debole, amorosa e dipendente nel suo continuo bisogno di essere amata e protetta. La Natura, per la sua figlia innocente, si rimette alla magnanimita' dell'uomo. L'uomo, per di piu', facendo leggi si e' a sua volta privilegiato, si e' talmente armato contro una debole creatura che la sofferenza gli consegna" (8).

"Il compito della donna: rifare il cuore dell'uomo. Protetta, sostenuta da lui, lo sostenga d'amore. L'amore e' il suo lavoro" (9).

"L'uomo, piu' anziano della donna, sovrasta la sua compagna per esperienza, e l'ama quasi come una figlia... quando pero' il mestiere e la fatica hanno curvato l'uomo, la donna, sobria e seria, vero genio della casa, e' amata da lui come una madre" (10).

"La donna entra intera nell'unione, per sempre. Vuol rinascere insieme con lui e per suo tramite. Bisogna prenderla in parola, rifarla, rinnovarla, crearla... Intuisce che l'amerai di piu', sempre di piu', se diventa tua e te stesso. Prendila dunque, in quel modo in cui si da', sopra il tuo cuore e nelle tue braccia, come un piccolo tenero bimbo" (11).

In Michelet l'idealizzazione romantica dell'amore come sogno fusionale rende ancora piu' difficile sciogliere l'annodamento tra amore e dominio. Lo scambio delle parti tra il debole e il forte, il dominato e il dominatore, produce un effetto di reciprocita' ingannevole, dietro cui traspare evidente l'ordine patriarcale che subordina la donna agli interessi e al bene dell'uomo. Se agli occhi dell'uomo-figlio la madre e' il corpo potente che lo ha generato, accudito, e che ancora lo accoglie tra le sue braccia, per l'uomo marito, padre che la storia ha visto trionfare e prendere distanza dalle sue radici biologiche, e' colei che e' chiamata, restando sempre madre, anche quando e' diventata moglie, compagna dell'uomo, a "rigenerarlo" fisicamente, moralmente, dalle fatiche del lavoro, sostenerlo e confortarlo nel suo impegno sociale. Anzi di piu': a trasferire su di lui tutte le sue energie, la sua vita stessa, fino a "diventare lui". Sia in Michelet che in Bachofen la donna e' vista unicamente come madre e figlia/figlio, non e' previsto il suo sviluppo come individualita' femminile.

Anche quando le si riconosce un'anima, e' un'anima che deve nutrirsi dei pensieri degli uomini, assecondare e prevenire i loro bisogni, compenetrarsi dell'amato fino a essere tutt'uno con lui.

Nella figura duplice della donna che la natura consegnerebbe all'uomo "debole, amorosa, dipendente", bisognosa di essere amata e protetta, ma anche maternamente incline a prendersi cura di lui, si fondono contraddittoriamente la servitu', l'insignificanza storica delle donne e la loro esaltazione immaginativa. Ma, soprattutto, cio' che e' importante rilevare e' che, dietro un dominio reso impercettibile dalla favola amorosa, si eclissano la debolezza e la fragilita' del maschio.

Il legame tra inermita', dipendenza e dominio nell'esperienza maschile appare invece in modo esplicito nel saggio di Sandor Ferenczi, Thalassa (1924):

"L'uomo e' dominato da una tendenza regressiva che mira a ristabilire la situazione intrauterina (...) Verso la fine dello sviluppo libidico, il bambino ritorna al proprio oggetto primitivo, la madre, questa volta pero' munito di un'arma offensiva piu' adeguata. La verga erettile sarebbe perfettamente in grado di trovare la strada della vagina materna e in tutto idonea a raggiungere la propria meta" (12).

"Tutta questa evoluzione, comprendente quindi anche il coito, non puo' avere altro scopo se non il tentativo dell'Io di tornare all'interno del corpo materno, situazione nella quale la frattura cosi' dolorosa tra l'Io e il mondo esterno ancora non esisteva. Il coito realizza questa regressione temporanea in tre modi: per quanto riguarda l'organismo nel suo complesso, solo tramite una modalita' allucinatoria, come durante il sonno; quanto al pene, con il quale l'organismo e' identificato, gia' la cosa riesce parzialmente, cioe' in forma simbolica; soltanto lo sperma ha il privilegio, in quanto rappresentante dell'Io e del suo doppio narcisistico, l'organo genitale, di penetrare realmente all'interno del corpo materno" (13).

"Queste osservazioni (...) ci fanno pensare che il coito sia anche una ripetizione, a livello individuale, della lotta tra i sessi. La donna e' la parte perdente: essa lascia all'uomo il privilegio di penetrare effettivamente nel corpo materno, accontentandosi per parte sua di compensazioni fantasmatiche, e soprattutto accogliendo il bambino di cui condivide la felicita'" (14).

Attraverso il coito vengono soddisfatte, oltre al piacere, due tendenze di segno opposto:

"la ripetizione dell'esperienza penosa della nascita e del suo esito felice e il ristabilimento della situazione intrauterina di perfetto benessere (...) felice vittoria sul trauma della nascita (...) una festa commemorativa che celebra la felice liberazione da una situazione difficile..." (15).

"Il fatto di essere riusciti a sopravvivere al pericolo insito nel parto e la gioia di aver trovato una possibilita' di esistenza anche al di fuori del corpo materno sono per gli esseri umani esperienze incancellabili; di qui l'incitamento a riprodurre periodicamente analoghe, benche' attenuate, situazioni di pericolo, con l'unico scopo di poter godere ancora una volta del loro superamento" (16).

La guerra tra i sessi, che vede l'uomo vincitore, si gioca dunque anche per Ferenczi intorno alla nascita e all'accoppiamento, in conformita' con la tendenza biologica, "molto piu' generale, che spinge gli esseri viventi a ritornare nello stato di quiete di cui godevano prima della nascita".

Non potendo negare che il desiderio di tornare nel ventre materno sia in entrambi i sessi, Ferenczi e' costretto ad attribuire alla donna il "piacere passivo" nel subire l'atto sessuale, l'identificazione immaginaria durante il coito con l'uomo vittorioso, detentore del pene, ma soprattutto l'identificazione col bambino.

"Sul piano erotico, essa diviene simile a un bambino, a un essere che vuole essere amato e che si aggrappa ancora volentieri alla fantasia di essere ancora tutt'intero all'interno del corpo della madre. Cosi' essa puo' facilmente identificarsi con il feto che vive in lei (o con il pene che ne e' il simbolo) (17).

Del resto questa e' anche la lettura che Freud fa dello scacco che subisce la donna nella sessualita': se l'uomo assume come oggetto sessuale le persone che hanno a che fare con la nutrizione, la cura, la protezione del bambino, "cioe' in primo luogo la madre o chi ne fa le veci", per la donna e' il bambino stesso che diventa un "oggetto sessuale in piena regola". E cosi' forte e' questo spostamento che anche nella vita adulta, conclude Freud, un matrimonio si puo' considerare riuscito quando la moglie ha fatto del marito il proprio figlio.

Pur partendo da presupposti diversi - l'idealismo romantico per Michelet, la bioanalisi per Ferenczi - il dominio maschile percorre traiettorie simili: per garantirsi la possibilita' del ritorno, sia pure immaginario, alla originaria beatitudine dell'unita' a due, la continuita' delle cure materne, era necessario che la donna restasse madre, depotenziata di una sessualita' e di una esistenza propria, a tal punto da doversi immedesimare totalmente con l'uomo o prendere su di se' la fragilita', l'inermita', che era stata del figlio.

In una delle ultime lettere alla madre, prima del suicidio avvenuto quando aveva solo 23 anni, Carlo Michelstaedter scrive: "Mi pare che tu non debba mai essere fuori di me, ma che noi siamo ancora sempre una sola persona... come 21 anno e 5 mesi fa. E questa e' in fondo la relazione tra madre e figlio, come e' definita dalla natura; la mamma e' l'unica persona che puo' volere bene cosi', senza mai aver bisogno di affermare la sua individualita' e senza che questo le sia una sacrificio" (18).

Importante e' assicurarsi che la donna sia disposta al sacrificio di se' per far crescere l'individualita' del figlio - come dice Rousseau nell'Emilio: "allevarli da piccoli, averne cura da grandi, consigliarli, consolarli, rendere loro la vita piacevole e dolce". E la certezza di questa dedizione e' tanto piu' solida quanto essa riuscira' a diventare lui, vivere solo attraverso di lui, le sue opere, la sua riuscita nel mondo. Per celebrare la sua autonomia, la sua liberta' nella sfera pubblica l'uomo ha avuto bisogno di cancellare i suoi vincoli biologici, la nascita dal corpo femminile e tutto cio' che quel corpo continua a rappresentare per lui: la fragilita', la mortalita', la dipendenza dei primi anni di vita. Pur continuando ad esaltarla immaginativamente, sulla donna l'uomo ha proiettato la sua debolezza, la sua caduta, la sua colpa, o semplicemente il retaggio della sua radice animale, e quindi dei suoi limiti di vivente. Per svilirne la potenza - materna ed erotica - l'ha costretta a vivere di vita riflessa, a incarnare le sue paure e i suoi desideri, la sua salvezza o la sua dannazione. Ma insieme a lei ha dovuto in qualche modo svilire il suo corpo e tutte le passioni che lo attraversano. Cio' significa che attraverso l'immagine che l'uomo si e' fatto dell'altro sesso passa un conflitto tutto interno al maschile, tra inermita' e potere, dipendenza e cancellazione di ogni legame, corporeita' e pensiero, sentimenti e ragione.

Scrive Luce Irigaray in Passioni elementari (19):

"Mi cercavi, sempre di nuovo, in te. Volendo me materia ancora vergine per edificare il tuo mondo di domani".

"Tu mi rinserri in casa, famiglia. Muri decisivi, definitivi. Trasferendo, deportando in questo modo cio' che non hai avuto? L'involucro morbido di un corpo. La pelle di un vivente".

"Mi hai fatto potente perche' ti rimborsi - al quadrato - buona terra, buona fattrice. E buona sposa, pure. Io partecipo del tuo soggetto. Non mi incontri mai se non come tua creatura, dentro l'orizzonte del tuo mondo".

"Il tuo orizzonte inerisce all'uso cui mi hai ridotta... alla materia e all'utensile che io rimango per edificare la tua abitazione".

"Te la sei assimilata. Manca al tuo paesaggio colei che e' diventata te".

Gli uomini hanno armato la loro debolezza per non vederla, hanno fatto del silenzio del loro corpo la condizione per costruire una soggettivita' libera da vincoli, l'esercizio del governo e del potere.

Piu' che la distanza dalla madre emerge - si legge nel libro di Stefano Ciccone, Essere maschi - "la distanza da noi stessi (...) una rottura con la corporeita' che ci lascia come amputati, estranei ai nostri stessi corpi".

La crescita della liberta' e dell'autonomia femminile, se per un verso ha messo allo scoperto l'inadeguatezza maschile a rapportarsi alla donna come soggetto, individuo, persona, dall'altro può diventare - dice Ciccone - "una risorsa per permettere agli uomini una diversa esperienza di se' e del proprio corpo e dunque per aprire una strada di uscita dalla violenza".

*

Note

1. S. Freud, Il disagio della civilta' ed altri saggi, Boringhieri, Torino 1971, p. 201.

2. A. Picchio, Seminario "Il corpo e la polis", della Libera Universita' delle Donne.

3. V. Woolf, Le tre ghinee, Edizioni La Tartaruga, Milano 1975, p. 127.

4. P. Bourdieu, Il dominio maschile, Feltrinelli, Milano 1998, p. 136.

5. C. Lonzi, Sputiamo su Hegel. La donna clitoridea e la donna vaginale e altri scritti, Scritti di Rivolta Femminile, Milano 1974, p. 77.

6. S. Ciccone, Essere maschi. Tra potere e liberta', Rosenberg & Sellier, Torino 2009, p. 59.

7. Bachofen, Il matriarcato, Einaudi, Torino 1988, vol. I, p. 116.

8. J. Michelet, L'amore (1858), Bur, Milano 1987, p. 64.

9. Ibid., p. 95.

10. Ibid., p. 58.

11. Ibid., p. 106.

12. S. Ferenczi, Thalassa, Raffaello Cortina Editore, Milano 1993, p. 39.

13. Ibid., p. 35.

14. Ibid., p. 47.

15. Ibid., p. 67.

16. Ibid., p. 70.

17. Ibid., p. 46.

18. C. Michelstaedter, Epistolario, Adelphi, Milano 1983, p. 341.

19. L. Irigaray, Passioni elementari, Feltrinelli, Milano 1983.

 

4.DOCUMENTI. UNA LETTERA APERTA AI CAPIGRUPPO PARLAMENTARI DEL PARLAMENTO EUROPEO

[Riceviamo e diffondiamo]

 

Ai capigruppo parlamentari del Parlamento Europeo

e per opportuna conoscenza: al prefetto di Viterbo, al sindaco del Comune di Viterbo, al presidente della Provincia di Viterbo, alla presidente della Regione Lazio, all'assessore all'ambiente del Comune di Viterbo, a tutti i consiglieri del Comune di Viterbo, all'assessore all'ambiente della Provincia di Viterbo, a tutti i consiglieri della Provincia di Viterbo, all'assessore all'ambiente della Regione Lazio, a tutti i consiglieri della Regione Lazio, alla ministra dell'Ambiente, al ministro dei Beni Culturali, al ministro della Salute, al ministro dei Trasporti, alla ministra del Turismo, ai mezzi d'informazione locali e nazionali

Oggetto: Segnalazione ed appello in difesa dell'area naturalistica, archeologica e termale del Bulicame; contro la realizzazione di un mega-aeroporto nocivo, distruttivo e fuorilegge

*

Gentili capigruppo parlamentari del Parlamento Europeo,

vi segnaliamo che l'area naturalistica, archeologica e termale del Bulicame a Viterbo, di dantesca memoria, un vero e proprio bene dell'umanita', e' gravemente minacciata di irreversibile devastazione e catastrofico inquinamento da manovre speculative di selvaggia aggressione sia del territorio e dei beni naturali e culturali, sia della salute e dei diritti della popolazione locale.

Punta di lancia di questa aggressione e' il progetto dissennato ed illecito di realizzare, nel cuore di un'area cosi' unica e preziosa, un mega-aeroporto nocivo, distruttivo e fuorilegge.

La realizzazione del mega-aeroporto nel cuore dell'area del Bulicame avrebbe come immediate e disastrose conseguenze:

a) lo scempio dell'area del Bulicame e dei beni ambientali e culturali che vi si trovano;

b) la devastazione dell'agricoltura della zona circostante;

c) l'impedimento alla valorizzazione terapeutica e sociale delle risorse termali;

d) un pesantissimo inquinamento chimico, acustico ed elettromagnetico di grave nocumento per la salute e la qualita' della vita della popolazione locale (l'area e' peraltro nei pressi di popolosi quartieri della citta');

e) il collasso della rete infrastrutturale dell'Alto Lazio, territorio gia' gravato da pesanti servitu';

f) uno sperpero colossale di soldi pubblici;

g) una flagrante violazione di leggi italiane ed europee e dei vincoli di salvaguardia presenti nel territorio.

Quell'area va tutelata nel modo piu' adeguato: istituendovi un parco naturalistico, archeologico e termale; e fin d'ora respingendo ogni operazione speculativa, inquinante, devastatrice, illecita.

Con la presente lettera sollecitiamo tutte le istituzioni variamente competenti a un impegno in difesa di questa preziosa area, assurdamente minacciata di irreversibile devastazione, e in difesa del diritto alla salute della popolazione viterbese; un impegno che si opponga alla realizzazione di un insensato ed illegale mega-aeroporto nel cuore dell'area del Bullicame a Viterbo.

Restando a disposizione per ogni ulteriore informazione, distinti saluti,

*

le persone partecipanti all'incontro di formazione alla nonviolenza svoltosi domenica 9 gennaio 2011 presso il centro sociale "Valle Faul" di Viterbo

Viterbo, 10 gennaio 2011

Per comunicazioni: partecipanti agli incontri di formazione alla nonviolenza presso il centro sociale "Valle Faul", strada Castel d'Asso snc, 01100 Viterbo, e-mail: viterbooltreilmuro at gmail.com

 

5. APPELLI. PER SOSTENERE IL MOVIMENTO NONVIOLENTO

 

Sostenere economicamente la segreteria nazionale del Movimento Nonviolento e' un buon modo per aiutare la nonviolenza in Italia.

Per informazioni e contatti: via Spagna 8, 37123 Verona, tel. 0458009803 (da lunedi' a venerdi': ore 9-13 e 15-19), fax: 0458009212, e-mail: an at nonviolenti.org, sito: www.nonviolenti.org

 

6. STRUMENTI. "AZIONE NONVIOLENTA"

 

"Azione nonviolenta" e' la rivista del Movimento Nonviolento, fondata da Aldo Capitini nel 1964, mensile di formazione, informazione e dibattito sulle tematiche della nonviolenza in Italia e nel mondo.

Redazione, direzione, amministrazione: via Spagna 8, 37123 Verona, tel. 0458009803 (da lunedi' a venerdi': ore 9-13 e 15-19), fax: 0458009212, e-mail: an at nonviolenti.org, sito: www.nonviolenti.org

Per abbonarsi ad "Azione nonviolenta" inviare 30 euro sul ccp n. 10250363 intestato ad Azione nonviolenta, via Spagna 8, 37123 Verona.

E' possibile chiedere una copia omaggio, inviando una e-mail all'indirizzo an at nonviolenti.org scrivendo nell'oggetto "copia di 'Azione nonviolenta'".

 

7. SEGNALAZIONI LIBRARIE

 

Riletture

- Maria Luisa Boccia, Grazia Zuffa, L'eclissi della madre, Pratiche, Milano 1998, pp. 260.

- Diotima, Mettere al mondo il mondo, La Tartaruga, Milano 1990, pp. 216.

 

8. DOCUMENTI. LA "CARTA" DEL MOVIMENTO NONVIOLENTO

 

Il Movimento Nonviolento lavora per l'esclusione della violenza individuale e di gruppo in ogni settore della vita sociale, a livello locale, nazionale e internazionale, e per il superamento dell'apparato di potere che trae alimento dallo spirito di violenza. Per questa via il movimento persegue lo scopo della creazione di una comunita' mondiale senza classi che promuova il libero sviluppo di ciascuno in armonia con il bene di tutti.

Le fondamentali direttrici d'azione del movimento nonviolento sono:

1. l'opposizione integrale alla guerra;

2. la lotta contro lo sfruttamento economico e le ingiustizie sociali, l'oppressione politica ed ogni forma di autoritarismo, di privilegio e di nazionalismo, le discriminazioni legate alla razza, alla provenienza geografica, al sesso e alla religione;

3. lo sviluppo della vita associata nel rispetto di ogni singola cultura, e la creazione di organismi di democrazia dal basso per la diretta e responsabile gestione da parte di tutti del potere, inteso come servizio comunitario;

4. la salvaguardia dei valori di cultura e dell'ambiente naturale, che sono patrimonio prezioso per il presente e per il futuro, e la cui distruzione e contaminazione sono un'altra delle forme di violenza dell'uomo.

Il movimento opera con il solo metodo nonviolento, che implica il rifiuto dell'uccisione e della lesione fisica, dell'odio e della menzogna, dell'impedimento del dialogo e della liberta' di informazione e di critica.

Gli essenziali strumenti di lotta nonviolenta sono: l'esempio, l'educazione, la persuasione, la propaganda, la protesta, lo sciopero, la noncollaborazione, il boicottaggio, la disobbedienza civile, la formazione di organi di governo paralleli.

 

9. PER SAPERNE DI PIU'

 

Indichiamo il sito del Movimento Nonviolento: www.nonviolenti.org; per contatti: azionenonviolenta at sis.it

Tutti i fascicoli de "La nonviolenza e' in cammino" dal dicembre 2004 possono essere consultati nella rete telematica alla pagina web: http://lists.peacelink.it/nonviolenza/

 

TELEGRAMMI DELLA NONVIOLENZA IN CAMMINO

Numero 431 del 10 gennaio 2011

 

Telegrammi della nonviolenza in cammino proposti dal Centro di ricerca per la pace di Viterbo a tutte le persone amiche della nonviolenza

Direttore responsabile: Peppe Sini. Redazione: strada S. Barbara 9/E, 01100 Viterbo, tel. 0761353532, e-mail: nbawac at tin.it, sito: http://lists.peacelink.it/nonviolenza/

 

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