Minime. 240



NOTIZIE MINIME DELLA NONVIOLENZA IN CAMMINO
Numero 240 del 12 ottobre 2007

Notizie minime della nonviolenza in cammino proposte dal Centro di ricerca
per la pace di Viterbo a tutte le persone amiche della nonviolenza
Direttore responsabile: Peppe Sini. Redazione: strada S. Barbara 9/E, 01100
Viterbo, tel. 0761353532, e-mail: nbawac at tin.it

Sommario di questo numero:
1. Elena Buccoliero intervista Daniele Lugli
2. Settimo salone dell'editoria di pace di Venezia
3. Il 29 ottobre a Marino
4. A Brescia dal 4 al 6 gennaio
5. Olivia Guaraldo presenta i "Diari" di Hannah Arendt
6. La "Carta" del Movimento Nonviolento
7. Per saperne di piu'

1. EDITORIALE. ELENA BUCCOLIERO INTERVISTA DANIELE LUGLI
[Ringraziamo Mao Valpiana (per contatti: azionenonviolenta at sis.it) per
averci messo a disposizione questa intervista di Elena Buccoliero a Daniele
Lugli apparsa su "Azione nonviolenta" n. 10, ottobre 2007, col titolo
"Amiche e amici della nonviolenza si riuniscono a Verona per dare idee e
gambe ad un progetto comune", in preparazione del XXII congresso del
Movimento Nonviolento.
Elena Buccoliero, nata a Ferrara nel 1970, collabora ad "Azione nonviolenta"
e fa parte del comitato di coordinamento del Movimento Nonviolento; lavora
per Promeco, un ufficio del Comune e dell'Azienda sanitaria locale di
Ferrara dove si occupa di adolescenti con particolare attenzione al bullismo
e al consumo di sostanze psicotrope, e con iniziative rivolte sia ai
ragazzi, sia agli adulti; a Ferrara, insieme ad altri amici, anima la Scuola
della nonviolenza. E' autrice di diverse pubblicazioni, tra cui il recente
(con Marco Maggi), Bullismo, bullismi, Franco Angeli, Milano 2005. Un piu'
ampio profilo biobibliografico di Elena Buccoliero e' nel n. 836 de "La
nonviolenza e' in cammino".
Daniele Lugli e' il segretario nazionale del Movimento Nonviolento, figura
storica della nonviolenza, unisce a una lunga e limpida esperienza di
impegno sociale e politico anche una profonda e sottile competenza in ambito
giuridico ed amministrativo, ed e' persona di squisita gentilezza e saggezza
grande]

A pochi giorni dal Congresso di Verona (che si svolgera' dal primo al 4
novembre), mettendo da parte per un attimo le preoccupazioni organizzative e
contingenti, abbiamo chiesto a Daniele Lugli, segretario nazionale del
nostro Movimento, di presentarci contenuti e aspettative di  questo nuovo
appuntamento.
*
- Elena Buccoliero: Daniele, come immagini questo congresso?
- Daniele Lugli: Un congresso che sia veramente tale, e cioe' sia, come
suggerisce l'etimologia, congredi/gradi, l'incontro anche stretto, la
discussione impegnata, ma il camminare e l'avanzare assieme, il salire un
gradino verso il varco della nonviolenza.
Il titolo inusitatamente lungo mi suggerisce di scomporlo. Comincio dalla
nonviolenza, una freccia di direzione da dare alla propria vita e da portare
nella vita pubblica, in particolare. Mi sembra importante una collettiva
riflessione sull'attualita' della nostra Carta costitutiva. In essa sono
evidenziati obiettivi e metodo verso una societa' nonviolenta.
Non vi e' dubbio dunque che per noi la nonviolenza e' politica. Cosi'
formulato e' stato il tema dell'ultimo congresso e di una riflessione che a
questo congresso ci porta. Avviene nel momento in cui una crisi della
politica e' generalmente riconosciuta, se ne indica la fine e persone che vi
hanno profuso impegno le danno l'addio. E' una crisi non solo italiana. La
difficolta' che la democrazia e i suoi istituti incontrano e' generalizzata
nel nostro continente e fuori. Una ventata autoritaria sembra percorrere
anche le democrazie di piu' lunga tradizione.
Lo strumento principale previsto dalla Costituzione per il concorso dei
cittadini a determinare con metodo democratico la politica nazionale, e
cioe' il partito, e' da tempo in una crisi senza sbocchi visibili. Ne'
sembra che le proposte in campo siano in grado di rivitalizzarlo.
*
- Elena Buccoliero: C'e' una specificita' italiana di questa crisi cosi'
largamente diffusa?
- Daniele Lugli: E' una societa' che appare in fuga dalla politica, nella
gran parte delle regioni del nord, come se questa fosse un puro ostacolo al
combinare affari, e nelle ragioni del sud in gran parte in mano alla
criminalita' organizzata. Resta un "ridotto", piu' o meno ubicato nel
centro, dell'esperienza repubblicana.
*
- Elena Buccoliero: La nonviolenza, allora...?
- Daniele Lugli: E' proprio qui che si rende particolarmente necessaria
l'aggiunta del pensiero e della pratica nonviolenta, sintetizzabile in una
partecipazione consapevole alla vita pubblica con strumenti nuovi di
democrazia partecipativa e l'adozione di un metodo rigorosamente nonviolento
nell'azione individuale e collettiva. Che entrambe le esigenze siano
diffusamente avvertite e' un dato di esperienza. Mancano pero' continuita' e
coerenza.
I partiti che hanno mostrato piu' attenzione a questi temi, anche da ultimo
Verdi e Rifondazione intervenuti anche al nostro congresso di Gubbio, non
sembrano pero' averne fatto un uso conseguente nella pratica politica, a
partire dalla formazione delle liste elettorali e fino ad oggi.
*
- Elena Buccoliero: Parlare di disarmo sembra un'ovvieta', per un movimento
che si chiama nonviolento. Nel frattempo pero' sembra riprendere un clima di
Guerra Fredda...
- Daniele Lugli: La sottolineatura viene proprio da questa ripresa del clima
che ha caratterizzato il secondo dopoguerra. Sciolto il Patto di Varsavia,
il mantenimento e l'estensione della Nato non poteva che produrre questo
risultato. A chi va in giro con un grosso martello, e' stato detto, la
maggior parte delle cose che incontra appaiono come chiodi.
C'e' anche un altro elemento che ha a che fare con il diffuso, e fondato,
senso di insicurezza, per cui occorre spiegare come togliere uno strumento
di offesa non sia anche contemporaneamente togliere uno strumento di difesa.
Le armi sono tante. Arma in latino e' sempre plurale, e noi sappiamo come,
pur essendo rilevante l'A-B-C (atomiche, batteriologiche e chimiche), non
sia sottovalutabile l'impatto delle cosiddette armi leggere. E' un argomento
che spazia dalla ripresa del fuoco atomico al commercio e diffusione di ogni
tipo di arma. E del resto il campo distruttivo e' quello che costantemente e
in modo crescente impegna scienza e tecnologia.
C'e' il grande tema culturale, sociale ed economico della riconversione
dell'industria bellica in costante espansione. Bisogna far comprendere come
tutte le armi siano per cosi' dire sempre a doppio taglio, rivolte verso chi
e' colpito e verso chi le usa, e come sia indispensabile trovare altro per
difendersi da minacce vere e presunte che provengono dall'esterno e
dall'interno delle nostre societa'. Affermare una diversa possibilita' di
convivenza.
*
- Elena Buccoliero: Il titolo del congresso sottolinea il ripudio della
guerra, cosi' come e' scritto nell'articolo 11 della Costituzione.
- Daniele Lugli: E' un tema al quale abbiamo dedicato un apposito seminario.
Si puo' certo dire che la guerra e' una continuazione della politica e ne
manifesta la medesima inettitudine a risolvere i problemi che pretende di
affrontare. La sua conclamata inefficacia e' quasi un luogo comune eppure
sembra inevitabile, nella ripetuta pantomima tra i combattenti su chi
l'abbia provocata. Anche continuando a ignorare i piu' sanguinosi conflitti
africani, e' questo certamente il caso dell'Iraq e dell'Afghanistan.
E' stato detto giustamente che di fronte ai flagelli che affliggono
l'umanita' ñ miseria, fame, stermini di massa, malattia... - le guerre
possono apparire eventi minori, ma sono assieme gli eventi che maggiormente
veicolano quei flagelli e aprono al peggio. Ecco perche' l'attenzione non
deve calare. Questo abbiamo voluto sottolineare fin dalla Marcia per la
nonviolenza, contro la guerra e gli eserciti, che abbiamo promosso da
Perugia ad Assisi nel 2000. In questo senso qualche perplessita' desta
l'abbandono della intitolazione alla pace della Marcia Perugia-Assisi, che
si vorrebbe in continuita' con l'iniziativa nonviolenta e capitiniana del
1961.
*
- Elena Buccoliero: Ora e' una marcia "per i diritti umani"...
- Daniele Lugli: Non che questo tema non meriti la massima attenzione.
Richiede pero' approfondimento e riflessione nelle societa' che ritengono di
averli in buona misura gia' realizzati. Il modo migliore di diffonderli
consiste nel farli vivere e approfondire, nel riconoscere la loro presenza
anche in culture differenti, sapere che mai la loro diffusione potra'
avvenire sulla punta delle baionette, come si sarebbe detto un tempo. Senza
questa attenzione - dalla quale si e' ben lontani, basti pensare al
trattamento generalmente riservato agli immigrati nei paesi piu' ricchi e
fortunati che li ricevono ñ la questione dei diritti umani diviene
addirittura pretesto di guerra.
Un filosofo del diritto ha proposto di non usare piu' la parola "guerra", ma
"carneficina di massa", piu' difficilmente conciliabile con aggettivi quali
santa, umanitaria, giusta...
Un grande contributo puo' dare l'Unione Europea, oggi in grande difficolta',
con politiche decise contro la guerra. Del suo possibile ruolo di potenza di
pace abbiamo parlato a Gubbio dopo la camminata da Assisi.
*
- Elena Buccoliero: Che ne e' degli eserciti?
- Daniele Lugli: La loro evidente trasformazione in eserciti di mestiere
sostenuti da compagnie private mercenarie rende necessaria una maggior
conoscenza. La sospensione della leva obbligatoria non e' stata accompagnata
da una riflessione adeguata. L'impegno crescente in missioni di pace
variamente giustificate comporta un aumento delle spese nel bilancio della
Difesa. E' una tendenza criticata da una componente molto limitata dello
schieramento politico e dell'opinione pubblica. Complessivamente
l'istituzione esercito e' la piu' apprezzata, non solo in Italia ma in tutta
Europa, rispetto a tutte le altre istituzioni, mentre gli ultimi posti in
classifica sono occupati da partiti, sindacati, Parlamento. E' questa una
realta' con la quale occorre fare i conti. Cosi' non si puo' ignorare che
dopo l'esercito vengono nella considerazione generale le Forze dell'ordine,
a riprova della sensazione generalizzata di insicurezza a cui accennavo
prima. L'impopolarita' degli strumenti tradizionali di democrazia completa
il quadro.
La questione dell'esercito e del suo ruolo, del suo impatto sulla politica
in generale, richiede di essere affrontata in una interlocuzione anche con
quanti, dall'interno delle Forze Armate, si pongono in modo critico il
problema dell'attuale loro ruolo. Le sporadiche occasioni in cui cio' e'
avvenuto hanno mostrato la fecondita' di tale rapporto. Vi e' un disagio
nell'esercizio del mestiere delle armi che il miglior addestramento non
riesce a superare. La comprovata incapacita' della guerra a risolvere i
problemi che vorrebbe affrontare ha certamente il suo peso e, per quanto
sofisticati si facciano i sistemi d'arma impiegati, l'esperienza di guerra
e' profondamente traumatica non solo per le popolazioni civili colpite, ma
per i guerrieri addestrati. Un segno puo' essere il fatto che l'anno scorso
si e' toccato il picco, negli ultimi ventisei anni, di suicidi tra i soldati
statunitensi, e un terzo di quanti si sono tolti la vita l'hanno fatto
mentre erano in servizio in Iraq o in Afghanistan.
Maggior conoscenza e vicinanza possono agevolare una presa di coscienza
all'interno dell'esercito con conseguenze importanti, tanto piu' se si
considera la partecipazione ad alleanze militari e la prospettiva di un
esercito europeo.
*
- Elena Buccoliero: Come si articola il dibattito su questi temi all'interno
del congresso?
- Daniele Lugli: Una discussione generale puo' essere avviata gia' con le
suggestioni che il lungo titolo propone, ma come sempre il lavoro
fondamentale si svolgera' in commissioni di approfondimento delle nostre
proposte, certamente non esaustive e per fortuna non solo nostre.
I Corpi civili di pace costituiscono un terreno di forte impegno per
strutturare esperienze differenti che mirano a questa prospettiva. E' una
prospettiva in cui vi sono molti elementi di integrazione a livello europeo
ma che richiede un grande impegno anche a livello nazionale. Sottolineiamo
la necessita' di una preparazione adeguata, di chiari obiettivi e strumenti,
e l'utilita' di conoscere in modo approfondito logiche e modalita'
dell'intervento militare, laddove si operi in condizioni di compresenza.
*
- Elena Buccoliero: A livello nazionale e internazionale il Servizio civile
volontario procede in una logica affine ai Corpi civili di pace, almeno
stando ai documenti istitutivi.
- Daniele Lugli: Questo e' vero forse nelle esperienze migliori, come erede
del servizio civile iniziato dagli obiettori. Non va sottovalutato il
rischio di una deriva del servizio analoga a quella che ha caratterizzato,
nel tempo e per gran parte, proprio il cosiddetto servizio civile degli
obiettori. E' un servizio civile tagliato su misura delle grandi
associazioni e in secondo luogo degli enti pubblici, non e' un caso che
movimenti come il nostro abbiano gravi difficolta' nell'utilizzarlo. Ma al
di la' di questo si avverte, sotto le solenni proclamazioni della normativa,
un'incertezza del ruolo sia rispetto alla difesa popolare nonviolenta, che
lo vedrebbe come luogo privilegiato di esperienza, sia rispetto alla
proposta che costituisce per i giovani.
E' uno strumento che serve davvero ai giovani e al welfare? Se e' cosi',
perche' non generalizzarlo almeno per tutti i volontari? - anche senza
arrivare all'obbligatorieta' prevista in Abolire la miseria, lo studio che
Ernesto Rossi pubblico' nell'immediato dopoguerra.
*
- Elena Buccoliero: Il Servizio civile volontario diventa di fatto anche uno
strumento di educazione alla nonviolenza, visto che su questo punta buona
parte della formazione per i giovani. Un altro tema che verra' affrontato in
commissione.
- Daniele Lugli: Certamente, anche se i semi di nonviolenza vanno piantati
anche in anni precedenti alla maggiore eta' dei ragazzi, e di un'opera
educativa c'e' bisogno giacche' nonviolenza e' acquisizione di un'apertura,
di un metodo, non mera conoscenza di tecniche. La difficolta' di un'azione
incisiva, nella quale l'impegno non e' solamente nostro, e' attestata dalla
scarsa attuazione del Decennio per l'educazione alla pace e alla
nonviolenza. In essa e' stato profuso molto impegno e altro ne occorre.
Educare alla nonviolenza vuol dire anche indirizzare verso una societa' in
cui l'economia riconosca i vincoli ecologici e sappia produrre e
diversamente usare l'energia.
*
- Elena Buccoliero: Di questo si trattera' nella commissione su economia,
ecologia ed energia.
- Daniele Lugli: Riportiamo l'attenzione su tre "e" fondamentali senza le
quali le "e" piu' ripetute (economicita', efficienza, efficacia) non hanno
alcun fondamento. Servono al piu' a ottimizzare i disastri sociali.
Naturalmente ciascuno dei tre termini evocati presenta aspetti complessi, ed
anche piu' complesso e' il loro rapporto. Si e' diffusa la consapevolezza
dell'insopportabilita' ecologica dei consumi energetici e del modello di
sviluppo fondato sull'economia capitalistica. Pesa pero' in modo
schiacciante il fallimento di modelli che richiamandosi al socialismo si
sono pretesi alternativi, e si sono mostrati solamente una via
particolarmente sanguinosa al capitalismo. C'e' il problema complesso di una
trasformazione e della capacita' di vederne necessita' e desiderabilita'.
*
- Elena Buccoliero: Quali risposte possono venire dai movimenti di fronte
alla crisi della politica?
- Daniele Lugli: Ci sono esperienze e frequenti tentativi su temi sopra
evocati, dal trattamento delle scorie radioattive, ai rifiuti, alla
disponibilita' dell'acqua, alla realizzazione di infrastrutture, come su
temi piu' direttamente connessi al militare: allargamento di basi, presenza
di bombe atomiche. Indicano una sensibilita' presente, di stimolo alle forze
politiche tradizionali e di pratica diretta. A parte il necessario rifiuto
di ogni forma di violenza, che dovrebbe essere ovvio dopo ripetute
esperienze per qualsiasi essere ragionevole, occorre un'estrema attenzione
nell'impiego dei mezzi di coinvolgimento della popolazione e nella
formulazione e praticabilita' delle proposte alternative. Forme di
disobbedienza incivile possono attrarre l'attenzione dei mass media, non
avvicinare la soluzione dei problemi. E' alla luce dell'accresciuta o meno
consapevolezza delle persone coinvolte, e della qualita' del programma
costruttivo che ne e' scaturito, che cercheremo di analizzare le diverse
esperienze.
*
- Elena Buccoliero: Su questo un laboratorio specifico e' quello che
riguarda il contrasto della mafia.
- Daniele Lugli: Si tratta di un fenomeno particolarmente radicato nel
nostro Paese, a partire dal Regno delle Due Sicilie, con diverse
denominazioni, connotazioni e specializzazioni, e assieme diffuso in tutto
il Paese e nel mondo come componente importante della criminalita'
internazionale. Per l'intensita' che nella nostra societa' presenta e per la
sua diffusione globale e' dunque un tema decisivo, nel quale sperimentare la
capacita' della nonviolenza. Si e' visto come la resistenza al pizzo,
all'usura, l'uso dei beni confiscati alle mafie siano elementi fondamentali.
Aggiungerei il valore della legalita', talora sottovalutato anche in
ambienti attenti ai temi della nonviolenza. La tolleranza verso
l'inosservanza delle norme e' una caratteristica diffusa nel nostro Paese,
si tratti di limiti alla velocita' o all'edificazione, di obblighi fiscali o
di norme sul lavoro. Sappiamo che alla legge si puo' disobbedire: a
malincuore, apertamente, e per ottenere una legge migliore. Altra
disobbedienza non ci e' concessa.

2. INCONTRI. SETTIMO SALONE DELL'EDITORIA DI PACE DI VENEZIA
[Da varie persone amiche riceviamo e diffondiamo]

La Fondazione Venezia per la ricerca sulla pace invita al settimo Salone
dell'editoria di pace di Venezia il 13-14-15 ottobre 2007, dalle ore 10 alle
ore 19, presso il Chiostro della Santissima Trinita' - Archivio di Stato
(davanti alla Chiesa dei Frari).
*
Tra gli eventi del Salone segnaliamo:
Sabato 13
- ore 10, Teatro dei Frari, "Argentina trenta anni dopo: tre generazioni di
donne militanti della memoria". Incontro con Vera Jarach (madre di Plaza de
Mayo), Norma Berti (sopravvissuta al carcere), Julieta Mira (movimento
Hijos, Argentina).
- ore 15, Scoletta dei Calegheri, "Odio e riconciliazione nella prospettiva
del buddismo impegnato. L'esperienza di Auschwitz". Con Andrzeji Krajewski,
direttore della Polish Peacemaker Community e Roberto Mander, La rete di
Indra.
- Alle ore 21 la straordinaria esibizione del quartetto "Scores! Alborada
String Quartet & Paolo Fresu". L'Alborada String Quartet e' composto da:
Anton Berovski, Sonia Peana, Nicola Ciricugno e Piero Salvatori. In
collaborazione con Caligola.
*
Domenica 14
- ore 17, Frari, "C'e' paura in citta'?". Dibattito con Marinella Sclavi e
Vittorio Gregotti.
- ore 21, "Canti contro la guerra. Da Brecht a Vian a De Andre'". Con
Raffaella Benetti e Roberto Nardin. Al pianoforte Giannantonio Mutto.
*
Lunedi' 15
- ore 17, Scoletta San Rocco, "Guerra ai civili". Il sostituto procuratore
militare di Padova Sergio Dini e il prof. Giovanni Contini discutono il
libro di Elena Carano "Oltre la soglia. Uccisioni di civili nel Veneto
1943-1945". Coordina Marco Borghi alla presenza dell'autrice.
*
Il programma completo del settimo Salone dell'editoria di pace e' pubblicato
nel sito web www.farepace.org
Per avere maggiori informazioni o per richiedere il programma completo, si
puo' telefonare ai numeri 041935666 o 3381805195 o scrivere a
editoriadipace at stevanato.org o consultare il sito www.farepace.org

3. INCONTRI. IL 29 OTTOBRE A MARINO
[Da varie persone amiche riceviamo e diffondiamo]

Lunedi' 29 ottobre 2007 presso il ristorante vegetariano "la Mucca Pazza" di
Marino (via Giardino Vecchio 3, Marino - Roma -, tel. 069367484) dalle ore
18,30 in poi si terra' un incontro conviviale a sostegno del settimanale
anarchico "Umanita' Nova".
*
Il settimanale anarchico "Umanita' Nova", fondato nel 1920 tra gli altri da
Errico Malatesta, e' in forte crisi economica, quando si e' pensato per la
prima volta di realizzare un'iniziativa di finanziamento il disavanzo della
testata era di 14.000 euro circa, ora sono oltre 15.000 e il 29 chissa'
quanti.
"Da piu' di ottant'anni, il settimanale anarchico Umanita' Nova rappresenta
il tentativo di fornire un'informazione puntuale sulle analisi, l'impegno e
le lotte degli anarchici in Italia e nel mondo dando ampio spazio a tutte le
lotte di liberta' dei movimenti sociali a livello locale e globale. Il
nostro settimanale si e' sempre basato sull'autofinanziamento, sul sostegno
libero e volontario di chi ha animato le sue pagine, e sulla solidarieta' di
quanti vi hanno trovato un mezzo coerente con gli obiettivi e le pratiche di
emancipazione e di trasformazione rivoluzionaria della societa'. Oggi
Umanita' Nova si trova in una difficilissima situazione economica e c'e'
bisogno di uno sforzo da parte dei lettori, degli abbonati, dei
simpatizzanti, dei militanti e di tutti coloro i quali non vogliono
rinunciare a un'informazione dal basso, libera e non imbavagliata per far
si' che le pagine di Umanita' Nova continuino a raccontare la societa' di
oggi e l'impegno di quanti ogni giorno si battono per trasformarla".
*
Alle ore 18,30 proiezione del film "Non son l'un per cento. Anarchici a
Carrara", regia di Antonio Morabito, ingresso libero.
Alle ore 20 breve presentazione della rivista, sara' possibile conoscerla,
acquistarla e sottoscrivere abbonamenti.
Alle ore 20,30 inizio cena.
Prezzo politico di finanziamento: 10 euro (gradita prenotazione, fateci
sapere se venite, in quanti venite ecc.).

4. INCONTRI. A BRESCIA DAL 4 AL 6 GENNAIO
[Da Sergio Albesano (per contatti: sergioalbesano at tiscali.it) riceviamo e
diffondiamo.
Sergio Albesano e' impegnato nei movimenti di pace, di solidarieta' e per la
nonviolenza, cura una rubrica di storia e una di libri su "Azione
nonviolenta". Opere di Sergio Albesano: Storia dell'obiezione di coscienza
in Italia, Santi Quaranta, Treviso 1993; con Bruno Segre e Mao Valpiana ha
coordinato la realizzazione del volume di AA. VV., Le periferie della
memoria. Profili di testimoni di pace, coedizione Anppia e Movimento
Nonviolento, Torino-Verona 1999]

"Disonora il denaro". Seminario 2008 del Movimento Nonviolento per giovani.
Il seminario e' rivolto ai ragazzi dai quindici ai vent'anni.
Si terra' dal pomeriggio di venerdi' 4 al pomeriggio di domenica 6 gennaio
2008. L'obiettivo del seminario e' di proporre ai giovani un rapporto
equilibrato con il denaro, senza trasformarlo nel proprio dio come ci invita
a fare la societa' in cui viviamo, ma dandogli un valore relativo, inferiore
ad altri valori quali l'amicizia, la condivisione e l'amore.
Formatore sara' Beppe Marasso. Il seminario si svolgera' presso il Centro
per la nonviolenza, via Milano 65, Brescia, tel. 030317474 (il Centro per la
nonviolenza e' situato a circa un chilometro dalla stazione di Brescia).
Posti disponibili: 16. Organizzazione del Movimento Nonviolento. Quota di
partecipazione: 27 euro a persona, comprensiva di vitto, alloggio e
copertura assicurativa. Eventuali resti di cassa saranno devoluti al
Movimento Nonviolento.
Notizie organizzative: Il seminario e' autogestito e quindi tutti dovranno
portare il loro contributo lavorativo per le esigenze fondamentali: cucina e
pulizia. Il seminario sara' organizzato con la  seguente impostazione:
venerdi' pomeriggio: arrivi, cena e incontro di presentazione; sabato
mattino: lavori manuali per aiutare la manutenzione del luogo; sabato
pomeriggio: presentazione del tema, riflessione, interventi, dibattito e
decisioni; sabato sera: festa; domenica mattina: visita del centro
cittadino; pranzo comunitario con i genitori dei ragazzi partecipanti.
L'alimentazione sara' vegetariana. Il campo e' riservato ai ragazzi, ma si
invitano i loro genitori a partecipare comunitariamente al pranzo della
domenica.
I genitori dei partecipanti minorenni dovranno firmare e consegnare a uno
dei coordinatori la seguente dichiarazione firmata in originale: "Il
sottoscritto..., padre/madre di..., dichiara di essere d'accordo che suo/a
figlio/a ... partecipi al seminario 'Disonora il denaro' organizzato dal
Movimento Nonviolento che si terra' a Brescia dal 4 al 6 gennaio 2008 e con
la presente dichiara di assumersi in toto la responsabilita' degli atti che
suo/a figlio/a potra' fare, dei danni che potra' arrecare a persone e cose e
degli infortuni che potra' eventualmente subire, ritenendo il Movimento
Nonviolento e i coordinatori del campo esenti da qualsiasi responsabilit‡ al
riguardo. In fede. Data e firma".
Coordinatori: Cinzia Regini (tel. 3474493043) e Sergio Albesano (tel.
3494031378; e-mail: sergioalbesano at tiscali.it). Iscrizioni: da effettuarsi
entro il 20 dicembre 2007, rivolgendosi ai coordinatori. Ospitante: Adriano
Moratto.

5. RIFLESSIONE. OLIVIA GUARALDO PRESENTA I "DIARI" DI HANNAH ARENDT
[Dal quotidiano "Il manifesto" del 2 ottobre 2007, col titolo "Hannah
Arendt. Appunti allo stato nascente sulla tirannia degli assoluti" e il
sommario "Dai 'Diari' della pensatrice tedesca, in uscita nei prossimi
giorni per Neri Pozza, anticipiamo una pagina dedicata alla potenza
universale dell'amore. Pubblicato in tedesco con il titolo di
'Denktagebuch', il libro non rivela nulla di sensazionalmente nuovo
sull'opera di Hannah Arendt, ma consente di varcare la soglia di una
affascinante officina teorica, in cui pare di sentire il respiro e la fatica
del lavoro intellettuale".
Olivia Guaraldo e' docente di filosofia politica all'Universita' di Verona.
Opere di Olivia Guaraldo: Corpi che non contano. Femminismo radicale e
identita', in "aut aut", n. 298, luglio-agosto 2000; Storylines. Politics,
History and Narrative from an Arendtian Perspective, SoPhi, Jyvaskyla
(Finlandia) 2001; Politica e racconto. Trame arendtiane della modernita',
Meltemi, Roma 2003; Per una nuova poetica della politica. Nota a margine
dell'Archivio Arendt, in "Filosofia politica", vol. XVII, n. 2, 2003;"Hannah
Arendt" in Raffaella Gherardi (a cura di), La politica e gli stati, Carocci,
Roma 2004; Il pensatore scabroso. Note a margine dell'opera di Slavoj Zizek,
in "Filosofia politica", vol. XVIII, n. 1, 2004; (a cura di, con Leonida
Tedoldi), Lo stato dello Stato. Riflessioni sul potere politico nell'era
globale, Ombre corte, Verona 2005.
Hannah Arendt e' nata ad Hannover da famiglia ebraica nel 1906, fu allieva
di Husserl, Heidegger e Jaspers; l'ascesa del nazismo la costringe
all'esilio, dapprima e' profuga in Francia, poi esule in America; e' tra le
massime pensatrici politiche del Novecento; docente, scrittrice, intervenne
ripetutamente sulle questioni di attualita' da un punto di vista
rigorosamente libertario e in difesa dei diritti umani; mori' a New York nel
1975. Opere di Hannah Arendt: tra i suoi lavori fondamentali (quasi tutti
tradotti in italiano e spesso ristampati, per cui qui di seguito non diamo
líanno di pubblicazione dell'edizione italiana, ma solo l'anno dellíedizione
originale) ci sono Le origini del totalitarismo (prima edizione 1951),
Comunita', Milano; Vita Activa (1958), Bompiani, Milano; Rahel Varnhagen
(1959), Il Saggiatore, Milano; Tra passato e futuro (1961), Garzanti,
Milano; La banalita' del male. Eichmann a Gerusalemme (1963), Feltrinelli,
Milano; Sulla rivoluzione (1963), Comunita', Milano; postumo e incompiuto e'
apparso La vita della mente (1978), Il Mulino, Bologna. Una raccolta di
brevi saggi di intervento politico e' Politica e menzogna, Sugarco, Milano,
1985. Molto interessanti i carteggi con Karl Jaspers (Carteggio 1926-1969.
Filosofia e politica, Feltrinelli, Milano 1989) e con Mary McCarthy (Tra
amiche. La corrispondenza di Hannah Arendt e Mary McCarthy 1949-1975,
Sellerio, Palermo 1999). Una recente raccolta di scritti vari e' Archivio
Arendt. 1. 1930-1948, Feltrinelli, Milano 2001; Archivio Arendt 2.
1950-1954, Feltrinelli, Milano 2003; cfr. anche la raccolta Responsabilita'
e giudizio, Einaudi, Torino 2004; la recente Antologia, Feltrinelli, Milano
2006; i recentissimi Diari, Neri Pozza, 2007. Opere su Hannah Arendt:
fondamentale e' la biografia di Elisabeth Young-Bruehl, Hannah Arendt,
Bollati Boringhieri, Torino 1994; tra gli studi critici: Laura Boella,
Hannah Arendt, Feltrinelli, Milano 1995; Roberto Esposito, L'origine della
politica: Hannah Arendt o Simone Weil?, Donzelli, Roma 1996; Paolo Flores
d'Arcais, Hannah Arendt, Donzelli, Roma 1995; Simona Forti, Vita della mente
e tempo della polis, Franco Angeli, Milano 1996; Simona Forti (a cura di),
Hannah Arendt, Milano 1999; Augusto Illuminati, Esercizi politici: quattro
sguardi su Hannah Arendt, Manifestolibri, Roma 1994; Friedrich G. Friedmann,
Hannah Arendt, Giuntina, Firenze 2001; Julia Kristeva, Hannah Arendt,
Donzelli, Roma 2005. Per chi legge il tedesco due piacevoli monografie
divulgative-introduttive (con ricco apparato iconografico) sono: Wolfgang
Heuer, Hannah Arendt, Rowohlt, Reinbek bei Hamburg 1987, 1999; Ingeborg
Gleichauf, Hannah Arendt, Dtv, Muenchen 2000]

Cosi' gelosa del proprio privato, Hannah Arendt non avrebbe con ogni
probabilita' apprezzato la pubblicazione delle sue ruminazioni
filosofico-politiche, il loro svelamento allo sguardo indagatore - e un po'
voyeuristico - del pubblico. Arendt fu sempre, infatti, strenua sostenitrice
della necessita' di separare politicamente la sfera pubblica da quella
privata, non per tutelare quest'ultima, ma per preservare la pluralita'
dello spazio pubblico, evitando che venisse ridotto a una "biologia" dei
sentimenti e a una economia dei bisogni.
Del resto, Arendt - come ogni altro intellettuale novecentesco che non sia
vissuto oltre gli anni '70 - difficilmente avrebbe potuto prevedere (e
approvare) gli sviluppi di un mercato editoriale tanto spettacolarizzato
quanto incoraggiato dal rumoroso caravanserraglio di feste, festival, fiere.
Parte di questa spettacolarizzazione, e' noto, si nutre instancabilmente
dell'inedito (sia esso il diario, il taccuino, il carteggio, il corso
registrato o gli appunti lasciati incompleti) che e' oggi la merce
editorialmente piu' appetibile. Sebbene i Diari - versione italiana del
Denktagebuch, il nome tedesco che le curatrici Ursula Ludz e Ingeborg
Nordmann hanno dato ai ventotto quaderni di appunti della pensatrice
tedesca, appena tradotti a cura di Chantal Marazia per i tipi di Neri Pozza
(pp. 688, euro 55) - non abbiano nulla a che fare con documenti di carattere
privato nel senso pieno del termine, e nemmeno stuzzichino appetiti
pettegoli di sorta, rimane forte la sensazione, scorrendo qua e la' le
pagine, di invadere uno spazio privato, un pensiero che e' sul punto di
farsi ma ancora acerbo, abbozzato, libero di ruminare sulle proprie
incertezze, indecisioni e letture.
Il disagio, tuttavia, si mescola ben presto al piacere (un piacere un po'
perverso, voyeuristico appunto) di assistere dal vivo alla costruzione
teorica delle grandi opere arendtiane, da The Human Condition a On
Revolution, da Between Past and Future a The Life of the Mind. L'impropria
traduzione di Denktagebuch con Diari potra' forse far pensare alle lettrici
e ai lettori che, come in ogni diario, vi si trovino riflessioni personali,
private, intime. Nulla di tutto cio': si tratta di taccuini di lavoro,
quaderni di appunti in cui la pensatrice annotava - in maniera abbastanza
sistematica - citazioni di autori, poesie, parole-chiave, brevi ragionamenti
e altrettanto fugaci riflessioni teoriche su alcune questioni centrali nel
dibattito filosofico novecentesco.
Se di inedito si deve parlare, tuttavia, non e' nel senso tradizionale del
termine. I diari, infatti, non rivelano nulla di sensazionalmente nuovo
sull'opera di Arendt. Se di "nuovo" si tratta, e' invece nel senso di una
nuova emozione: cio' che l'illuminante pensiero di Arendt ci aveva gia'
trasmesso lo ritroviamo qui allo stato nascente, in una sorta di rozza,
caotica ma affascinante officina teorica in cui ci pare di sentire il
respiro e la fatica del lavoro intellettuale. Arendt insomma ci viene
incontro, o meglio, siamo noi che, attraverso la scansione cronologica dei
documenti pazientemente messa a punto dalle curatrici dell'edizione tedesca,
prendiamo confidenza con una nuova emozione, che e' quella di sentire il
pensiero arendtiano pulsare, sbocciare, prendere lentamente la forma che
avra' poi nei testi maturi.
Gran parte dei taccuini e' relativa agli anni 1950-'58, non a caso l'epoca
in cui Arendt lavora alla sua opera di maggiore rilevanza teorica: The Human
Condition (trad. it. Vita activa). I diari ci offrono l'opportunita' di
cogliere e di avere riconfermata la centralita' e la radicalita' di alcune
questioni che quel testo mette in luce, prima fra tutte la distinzione tra
fabbricare e agire. La tradizione del pensiero politico ha scambiato
l'azione politica per "fabbricazione", costruzione di un prodotto finale,
che, come tale, e' attivita' solitaria, mentre l'azione e' per natura
plurale. "Da Platone in poi (e fino a Heidegger) questa pluralita' e'
d'ostacolo all'uomo - nel senso che essa non vuole lasciargli la sua
sovranita'. L'uomo e' pero' sovrano soltanto in quanto fabbricante, cioe' in
quanto lavoratore. Se le categorie del lavoro produttivo vengono applicate
alla politica, allora 1. la pluralita' viene concepita come somma degli
individui isolati, e precisamente di coloro che isolatamente fabbricano
nella scissione soggetto-oggetto. Oppure 2. la pluralita' e' pervertita a un
individuo-mostro chiamato umanita'".
Sono gia' presenti, in queste annotazioni del 1950, le note posizioni
arendtiane relative alla politica come sfera di esibizione dell'unicita' e
ambito di piena realizzazione della pluralita' umana: "la politica nasce
nell'infra-tra-gli-uomini, dunque del tutto al di fuori dell'uomo. Non
esiste percio' una sostanza propriamente politica. La politica nasce
nell'infra e si stabilisce quale relazione. Hobbes lo aveva capito". La
politica come relazione, come in-between che permette agli uomini di
"nascere di nuovo", non secondo il ritmo biologico, animale, del corpo,
bensi' secondo quello davvero umano della relazione con altri. Tutto questo
e' patrimonio arendtiano acquisito: i diari ci offrono pero' il noto sotto
forma nuova, primitiva, e per questo potente nella sua brevita'.
Difficile riassumere in poco spazio la ricchezza di materiale che i Diari ci
presentano. Tuttavia una cosa si percepisce immediatamente: cio' che rimane
costante, e cio' che Arendt si sforza di sviscerare dalle citazioni e nei
pensieri abbozzati che, ossessivamente, ricompaiono dopo anni, e' un modo
efficace di formulare e rafforzare argomentativamente la critica agli
"assoluti" filosofico-politici della tradizione. Storia, Umanita',
Progresso, Verita' sono alcuni dei termini che ossessivamente ricorrono, nel
tentativo di venir scalzati dal piedistallo epocale su cui la filosofia li
ha collocati.
E proprio alla filosofia sono rivolte, nei Diari, alcune delle parole piu'
dure, non mediate dalla revisione o dall'attenuazione, come invece avvenne
nei testi pubblicati. Quella filosofia che Arendt aveva amato alla follia -
ci piace pensare che abbia amato piu' la filosofia di quanto abbia amato
Heidegger - ma che, proprio in forza di quell'amore, l'aveva
irrimediabilmente delusa dopo il 1933 (e Heidegger con essa). "L'affinita'
tra il filosofo e il tiranno da Platone in poi (...). La logica occidentale,
che passa per pensiero e ragione, e' tiranna by definition. Di fronte alle
leggi immodificabili della logica non vi e' nessuna liberta'; se la politica
e' una faccenda che riguarda l'uomo, e la costituzione ragionevole, allora
soltanto la tirannide puo' generare una buona politica. La questione e':
esiste un pensiero che non sia tirannico?".
Chi conosce e ama il pensiero arendtiano trovera' in questi Diari parole
nuove per cose gia' note, provando pero' in questa scorpacciata di "Arendt
in aforismi" una inaspettata sensazione di vicinanza, quasi di intimita' con
una pensatrice che poco amava gli attaccamenti morbosi. Consapevoli di
questa ambiguita', non possiamo tuttavia resistere alla tentazione di
varcare la soglia dell'intimo "luogo" del pensiero arendtiano, ricordando
pero' che proprio Hannah Arendt non si stancava mai di ribadire che il
pensiero non ha luogo.

6. DOCUMENTI. LA "CARTA" DEL MOVIMENTO NONVIOLENTO
Il Movimento Nonviolento lavora per l'esclusione della violenza individuale
e di gruppo in ogni settore della vita sociale, a livello locale, nazionale
e internazionale, e per il superamento dell'apparato di potere che trae
alimento dallo spirito di violenza. Per questa via il movimento persegue lo
scopo della creazione di una comunita' mondiale senza classi che promuova il
libero sviluppo di ciascuno in armonia con il bene di tutti.
Le fondamentali direttrici d'azione del movimento nonviolento sono:
1. l'opposizione integrale alla guerra;
2. la lotta contro lo sfruttamento economico e le ingiustizie sociali,
l'oppressione politica ed ogni forma di autoritarismo, di privilegio e di
nazionalismo, le discriminazioni legate alla razza, alla provenienza
geografica, al sesso e alla religione;
3. lo sviluppo della vita associata nel rispetto di ogni singola cultura, e
la creazione di organismi di democrazia dal basso per la diretta e
responsabile gestione da parte di tutti del potere, inteso come servizio
comunitario;
4. la salvaguardia dei valori di cultura e dell'ambiente naturale, che sono
patrimonio prezioso per il presente e per il futuro, e la cui distruzione e
contaminazione sono un'altra delle forme di violenza dell'uomo.
Il movimento opera con il solo metodo nonviolento, che implica il rifiuto
dell'uccisione e della lesione fisica, dell'odio e della menzogna,
dell'impedimento del dialogo e della liberta' di informazione e di critica.
Gli essenziali strumenti di lotta nonviolenta sono: l'esempio, l'educazione,
la persuasione, la propaganda, la protesta, lo sciopero, la
noncollaborazione, il boicottaggio, la disobbedienza civile, la formazione
di organi di governo paralleli.

7. PER SAPERNE DI PIU'
* Indichiamo il sito del Movimento Nonviolento: www.nonviolenti.org; per
contatti: azionenonviolenta at sis.it
* Indichiamo il sito del MIR (Movimento Internazionale della
Riconciliazione), l'altra maggior esperienza nonviolenta presente in Italia:
www.peacelink.it/users/mir; per contatti: mir at peacelink.it,
luciano.benini at tin.it, sudest at iol.it, paolocand at libero.it
* Indichiamo inoltre almeno il sito della rete telematica pacifista
Peacelink, un punto di riferimento fondamentale per quanti sono impegnati
per la pace, i diritti umani, la nonviolenza: www.peacelink.it; per
contatti: info at peacelink.it

NOTIZIE MINIME DELLA NONVIOLENZA IN CAMMINO
Numero 240 del 12 ottobre 2007

Notizie minime della nonviolenza in cammino proposte dal Centro di ricerca
per la pace di Viterbo a tutte le persone amiche della nonviolenza
Direttore responsabile: Peppe Sini. Redazione: strada S. Barbara 9/E, 01100
Viterbo, tel. 0761353532, e-mail: nbawac at tin.it

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