La nonviolenza e' in cammino. 1072



LA NONVIOLENZA E' IN CAMMINO

Foglio quotidiano di approfondimento proposto dal Centro di ricerca per la
pace di Viterbo a tutte le persone amiche della nonviolenza
Direttore responsabile: Peppe Sini. Redazione: strada S. Barbara 9/E, 01100
Viterbo, tel. 0761353532, e-mail: nbawac at tin.it

Numero 1072 del 3 ottobre 2005

Sommario di questo numero:
1. Anna Maria Civico: Con voce di donna: si' al referendum del 23 ottobre
2. Giuseppe Barbaglio: Si'
3. Paolo Sabbetta: Si'
4. Elena Pulcini: Prendersi cura
5. Franco Montanari: Saffo riemersa dalle acque della memoria
6. Riccardo Orioles: Solidarieta' a Marco Benanti
7. Enrico Peyretti presenta "Laicita'" di Armido Rizzi
8. Alessandro Marescotti: Un opuscolo sul lavoro di Chiara Castellani
9. Assegnato il "Nobel alternativo" a quattro attivisti per i diritti umani
10. Politiche globali di sostenibilita', a Torino
11. La "Carta" del Movimento Nonviolento
12. Per saperne di piu'

1. EDITORIALE. ANNA MARIA CIVICO: CON VOCE DI DONNA: SI' AL REFERENDUM DEL
23 OTTOBRE
[Ringraziamo Anna Maria Civico (per contatti: amcivico at hotmail.com) per
questo intervento. Anna Maria Civico, calabrese, ha vissuto a Catanzaro,
Roma, Malo (Vicenza), Venezia, attualmente vive a Terni.; e' attrice,
cantante, trainer di canto e di teatro; conduce laboratori di teatro nella
natura, drammaturgia per un teatro ecocompatibile, laboratori di canto,
laboratori di teatro; molte utili informazioni su di lei sono nel suo sito:
www.mediarama.it/annamaria/ - ma queste minime informazioni non bastano
certo a rendere l'incanto del suo recitare, del canto suo, della sua viva
presenza: colta ricercatrice delle tradizioni popolari e sperimentatrice
inesausta di forme espressive, dolce e mite la sua voce e il suo sguardo
guarisce ferite, lenisce dolori, suscita riconoscimento di umanita',
costruisce cosi' - respiro per respiro, parola per parola - la pace
possibile e necessaria, nell'incontro infinito con l'altra e con l'altro]

La richiesta di scrivere qualcosa sul referendum in Brasile mi ha messo un
po' in crisi, pur aderendovi con entusiasmo, dato che non sono ne' una
tecnica, ne' opero in alcun movimento, pur avendo una forte coscienza e
pratica politica soprattutto di donna.
Ho visto il sito brasiliano che pubblica le informazioni sul referendum
(www.referendosim.com.br) e gli interventi apparsi su "La nonviolenza e' in
cammino".
*
Per dire qualsiasi cosa non potrei prescindere da me come luogo di
osservazione, ne' dall'esperienza e dalle pratiche che mi identificano:
forse il mio intervento puo' essere inadeguato, perche' in termini di
informazioni non potrei aggiungere altro a quello che gia' circola, comunque
ci ho lavorato lo stesso perche' sento che mi riguarda personalmente.
*
Viva  il referendum brasiliano contro le armi!

2. 23 OTTOBRE. GIUSEPPE BARBAGLIO: SI'
[Ringraziamo Giuseppe Barbaglio (per contatti: Giuseppebarbaglio at libero.it)
per questo intervento. Giuseppe Barbaglio, illustre biblista, docente,
saggista, e' una delle figure piu' vive della riflessione teologica
contemporanea; nato nel 1934 a Crema, ha studiato a Roma, Gerusalemme e
Urbino, conseguendo la laurea in teologia, la licentia docendi in scienze
bibliche e la laurea in filosofia; partecipe di molte rilevanti esperienze
di pensiero, di molte e molti educatore. Tra le molte opere di Giuseppe
Barbaglio: Fede acquisita e fede infusa secondo Duns Scoto, Occam e Biel,
Brescia 1968; (con Rinaldo Fabris e Bruno Maggioni), I Vangeli, Cittadella,
Assisi 1975; Le lettere di Paolo, voll. I-II, Roma 1980, 1990; Paolo di
Tarso e le origini cristiane, Cittadella, Assisi 1987; Nuovo Testamento
greco e italiano, Bologna 1990, 1991; Dio violento? Lettura delle scritture
ebraiche e cristiane, Cittadella, Assisi 1991; La teologia di Paolo,
Dehoniane, Bologna 2001; Gesu' ebreo di Galilea. Indagine storica,
Dehoniane, Bologna 2002; Il pensare dell'apostolo Paolo, Dehoniane, Bologna
2004]

Do la mia adesione alla campagna per il ritiro delle armi in Brasile. I
cristiani dovrebbero ricordare la profezia di Isaia: "Io, dice il Signore,
trasformero' le spade in vomeri".

3. 23 OTTOBRE. PAOLO SABBETTA: SI'
[Ringraziamo Paolo Sabbetta (per contatti: paolosabbetta at libero.it) per
questo intervento. Paolo Sabbetta durante l'occupazione nazista in Italia fu
protagonista di un'esperienza di Resistenza popolare nonviolenta.
Sull'argomento cfr. anche il saggio bibliografico di Enrico Peyretti, Difesa
senza guerra. Bibliografia storica delle lotte nonarmate e nonviolente, di
cui una recente edizione aggiornata e' nei nn. 791-792 di questo notiziario]

Le mie esperienze personali mi hanno portato a credere che la pace e il
dialogo possono portare gli uomini alla risoluzione dei conflitti; a tale
proposito metto a disposizione il seguente articolo che parla di uno dei
metodi che sono stati utilizzati durante la seconda guerra mondiale per
combattere i nazisti: la Resistenza popolare non armata; di un'esperienza di
tale Resistenza nonviolenta io stesso sono stato artefice nella Comunita' di
Tor Mancina.
*
La Resistenza popolare nonviolenta fu un'esperienza autonoma e preziosa di
partecipazione e di solidarieta' contro l'occupazione nazista.
Per lungo tempo tutte le azioni non armate di Resistenza siano state
disconosciute a livello ufficiale o quanto meno sottovalutate nella ricerca
storica, perche' non erano considerate vere e proprie azioni di lotta
partigiana (mentre invece tali devono considerarsi). Nella Resistenza sono
state coinvolte molte piu' persone che non solo quelle che hanno preso parte
a quella armata.
Nella sola citta' di Roma erano nascosti, presso famiglie o istituti
religiosi, molte migliaia di persone (ebrei, dissidenti, politici,
renitenti, ex prigionieri alleati...). Tutto questo dimostra chiaramente che
non solo nella popolazione vi era molta solidarieta' umana verso i ricercati
e perseguitati, ma, soprattutto, che vi era una naturale predisposizione a
partecipare, ciascuno secondo le proprie capacita' e possibilita', alla
resistenza contro il nazismo.
Solo a partire dagli anni sessanta c'e' stato un certo interesse,
prevalentemente da parte di alcuni ricercatori di orientamento cattolico,
per la Resistenza popolare nonviolenta. Interesse che deve continuare ed
estendersi a tutti i ricercatori storici, rivalutando e ponendo nella giusta
luce e considerazione la Resistenza non armata.
E' dovere etico, sociale, civile... le nuove generazioni riusciranno a
costruire una nuova moralita' e certezza di giustizia sociale.

4. RIFLESSIONE. ELENA PULCINI: PRENDERSI CURA
[Da Elena Pulcini, Il potere di unire. Femminile, desiderio, cura, Bollati
Boringhieri, Torino 2003, p. XXXI. Elena Pulcini e' docente di filosofia
sociale all'Universita' di Firenze, acuta saggista, da anni riflette su
decisivi temi morali e politici in dialogo con le esperienze piu' vive del
pensiero delle donne, dei movimenti solleciti del bene comune per l'umanita'
e la biosfera, e della ricerca filosofica, e specificamente assiologica,
epistemologica e politica contemporanea. Tra le opere di Elena Pulcini: La
famiglia al crepuscolo, Editori Riuniti, Roma 1987; Amour-passion e amore
coniugale. Rousseau e l'origine di un conflitto moderno, Marsilio, Venezia
1990; con P. Messeri (a cura di), Immagini dell'impensabile. Ricerche
interdisciplinari sulla guerra nucleare, Marietti, Genova 1991; L'individuo
senza passioni, Bollati Boringhieri, Torino 2001; con Dimitri D'Andrea (a
cura di), Filosofie della globalizzazione, Ets, Pisa 2001, 2003; Il potere
di unire, Bollati Boringhieri, Torino 2003; con Mariapaola Fimiani, Vanna
Gessa Kurotschka (a cura di), Umano, post-umano, Editori Riuniti, Roma 2004]

Una volta affrancata da "buonismi", essenzialismi e dualismi, la cura puo'
allora essere assunta come un valore capace di proiettarsi al di fuori del
recinto sussidiario del privato e del femminile, come un valore che
scaturisce da un altro modo di sentire e di vivere la relazione con l'altro,
per diventare patrimonio universalmente umano.
La cura inoltre appare oggi - voglio almeno accennare a questo tema - come
una dimensione indispensabile di fronte alle sfide del mondo globale.
L'attenzione che ho rivolto negli ultimi anni alle trasformazioni dell'Io in
eta' globale, mi ha sempre piu' convinta della necessita', da parte del
soggetto, di assumere una prospettiva di attenzione e di responsabilita'
verso l'"altro" inteso non piu' solo come altro soggetto individuale, ma
come mondo, natura, biosfera. Credo in altri termini che la cura si imponga
oggi come dimensione tanto piu' ineludibile in un mondo percorso da poteri
incontrollabili e da eventi interdipendenti, nel quale la "vita" stessa e'
diventata oggetto di pulsioni illimitate; e nel quale l'umanita' e' chiamata
a scegliere con urgenza tra le proprie derive di onnipotenza e la capacita'
di porsi come nuovo soggetto, unito nella comune condivisione della
vulnerabilita' e del rischio di fronte alle inedite sfide planetarie.

5. POESIA E VERITA'. FRANCO MONTANARI: SAFFO RIEMERSA DALLE ACQUE DELLA
MEMORIA
[Dal quotidiano "Il manifesto" del 29 settembre 2005.
Franco Montanari e' professore di letteratura greca all'Universita' di
Genova, e' membro di prestigiose istituzioni, intraprese e riviste
scientifiche, saggista e studioso di valore grande.Tra el opere di Franco
Montanari: Studi di filologia omerica antica I, Pisa, Giardini, Pisa 1979;
Introduzione a Omero. Con un'appendice su Esiodo, Sansoni, Firenze 1990,
1992; Studi di filologia omerica antica II, Giardini, Pisa 1995; (a cura
di), Omero. Gli aedi, i poemi, gli interpreti, La Nuova Italia, Firenze
1998; con L. Lehnus (a cura di), Callimaque, "Entretiens sur l'antiquite'
classique" 48, Fondation Hardt, Vandoeuvres-Geneve 2002; (a cura di), Omero
tremila anni dopo. Atti del Congresso Internazionale di Genova, 6-8 luglio
2000, Edizioni di Storia e Letteratura, Roma 2002; Prima lezione di
letteratura greca, Laterza, Roma-Bari 2003; (a cura di), Rimuovere i
classici? Cultura classica e societa' contemporanea, Einaudi, Torino 2003;
con la collaborazione di I. Garofalo e D. Manetti, Vocabolario della lingua
greca, seconda edizione, con Guida all'uso e cd-rom, Loescher, Torino 2004]

"Scavate nelle biblioteche": l'esortazione di Bruno Snell, uno degli spiriti
magni degli studi sul mondo antico del secolo scorso, e' ben nota ai
filologi classici e ogni tanto torna a colpire nel segno. Anche le
biblioteche e le collezioni riservano sorprese e offrono novita' quanto i
nuovi scavi archeologici, cosi' amati dai mass media. Esse custodiscono
libri da secoli non letti o quantomeno non abbastanza studiati: sono luoghi
di scoperte. In verita', abbiamo piu' di quanto conosciamo, siamo piu'
ricchi di quanto crediamo.
Lo scalpore che ha suscitato fuori dalle mura degli studiosi eruditi il
recente ritrovamento di due testi di Saffo fa notizia soprattutto per la
grandezza del personaggio implicato. Ma, per quanto clamoroso, si tratta
solo di un esempio: abbiamo bisogno di ricercatori esperti, che sappiano
portare alla luce per noi cio' che talvolta abbiamo a portata di mano senza
saperlo.
Quando Saffo, vissuta fra il VII e il VI sec. a. C., cantava i suoi
componimenti, non da molto tempo nel mondo greco si era prodotta la
rivoluzione tecnologica che aveva introdotto quella scrittura alfabetica poi
evolutasi fino al greco che siamo abituati a leggere oggi. In quell'epoca
comunque gli esemplari scritti erano ancora cosa rara, la poesia veniva
soprattutto ascoltata nelle occasioni pubbliche e private di esecuzione.
Solo con il V secolo a. C. e sempre piu' in seguito (cioe' in eta'
ellenistica e imperiale) prolifero' la produzione di copie manoscritte e
divenne relativamente consueto leggere la letteratura e possedere un libro.
Moltissimi capolavori, pero', non superarono il Medio Evo bizantino. Per
questo di tante opere conosciamo solo frammenti sparsi, qualche volta un po'
piu' estesi, talvolta minuscoli, restituiti da brandelli di papiro oppure
grazie a citazioni in altri autori: queste opere non si trovano (o non si
sono ancora trovate) nei manoscritti medioevali. Oltre ai manoscritti delle
biblioteche, una miniera di tesori ancora ignorati sono dunque le collezioni
di frammenti di papiro o pergamena risalenti a prima dell'eta' bizantina,
collocabili fra il III secolo a. C. (rarissimi sono quelli del IV secolo) e
il VII-VIII secolo d. C.
Provenienti da vari scavi archeologici, migliaia di pezzi piccoli e grandi
hanno costituito importanti collezioni, presso le quali studiosi agguerriti
lavorano a decifrare i reperti e scoprirne i segreti: a Oxford, Londra,
Berlino, Colonia, Vienna, Ann Arbor (Michigan) e in molte altre citta'; e in
Italia all'Istituto Papirologico Vitelli di Firenze, all'Officina dei Papiri
Ercolanesi di Napoli, all'Universita' Statale di Milano. Per dare un'idea,
negli scavi condotti nella localita' egiziana di Ossirinco gli inglesi B. P.
Grenfell e A. S. Hunt tra la fine dell'Ottocento e gli inizi del Novecento
raccolsero oltre centomila pezzi (ma nessuno conosce il numero esatto, molte
scatole non sono mai state riaperte dopo il trasporto in Inghilterra), oggi
per lo piu' conservati a Oxford: ne sono stati pubblicati meno di
cinquemila.
Ogni tanto il caso o piuttosto la competenza e il fiuto di uno studioso
fanno "trovare" cio' che in effetti era stato trovato da tempo, ma era
rimasto sconosciuto.
*
Di recente e' appunto accaduto (in due modi diversi, come vedremo) per
alcuni versi della grande poetessa greca Saffo, uno dei miti della poesia di
ogni tempo, della quale rimangono solo scarsi frammenti: poco, assai poco
rispetto a tutta la sua produzione poetica. Eppure la bellezza dei suoi
versi non ha mai cessato e non cessa di suscitare l'ammirazione
meravigliata, assieme al fascino romantico di una personalita' di cui non
sappiamo molto e intorno alla quale le leggende fiorirono gia' nel mondo
antico. Chi ne leggeva l'opera in nove libri, la chiamava decima Musa;
Strabone in eta' augustea la defini' una meraviglia con la quale nessuno
poteva rivaleggiare.
Essendo pochissimo cio' che e' rimasto, la riconquista di ogni suo frustulo
e' preziosa, un dono della ricerca: Saffo non giocava a dadi con le parole,
le disponeva con divina semplicita' nel metro variegato dei suoi versi.
L'amore era il suo tema preferito, almeno nei versi selezionati dal tempo.
"Eros che scioglie le membra di nuovo mi tormenta, / e' una bestia
dolceamara che non posso vincere", "Eros mi ha sconvolto il cuore, / come
una ventata giu' dal monte si abbatte sulle querce", "Per alcuni un esercito
di cavalieri, per altri di fanti, / per altri una flotta di navi e' la cosa
piu' bella / sulla terra nera: per me invece e' cio' che si ama".
Nelle edizioni critiche, i frammenti sono numerati fino a oltre 260: molti
pero' sono testimonianze che non offrono neppure una parola originale; solo
una sessantina contengono almeno un verso intero e solo una ventina
un'intera strofe; pochissimi sono i componimenti che possiamo leggere in una
forma abbastanza estesa o vicina alla completezza per poterne apprezzare
anche la struttura poetica. Una di questi e' la famosa "Ode della gelosia",
caratterizzata dalla rappresentazione di un momento di grande pathos e dalla
descrizione dei sintomi fisici di un sentimento devastante. Saffo e' gelosa
di un uomo che siede accanto alla fanciulla da lei amata, la guarda e la
ascolta parlare. "Sembra a me che pari agli dei / sia l'uomo che di fronte a
te / siede e vicino mentre dolce parli / ti ascolta / e sorridi amabile.
Questo a me / il cuore nel petto sconvolge...".
*
La maggior parte dei papiri deriva da cumuli di immondizia che hanno
preservato al loro interno libri e documenti buttati via, altri derivano dal
reimpiego di "carta" riciclata per diversi scopi. Per esempio, dal
riempitivo per imbottire un animale imbalsamato viene con ogni probabilita'
il papiro del I secolo a. C., acquistato dalla Compagnia di San Paolo e
destinato al Museo Egizio di Torino, di cui si attende ora l'edizione. Vi e'
stato identificato un ampio brano perduto del geografo Artemidoro di Efeso
(I secolo a. C.). Nel copiare il testo sono stati lasciati ampi spazi, solo
uno dei quali e' occupato da una carta geografica: forse altre carte
dovevano essere disegnate negli altri spazi vuoti. Il verso presenta
bellissimi disegni di animali esotici e mitologici, oltre a parti del corpo
umano: un repertorio di grande interesse anche per gli storici dell'arte.
Le mummie egiziane venivano ricoperte da uno strato protettivo di carta
pressata, detto cartonnage, talvolta decorato. Presso vari musei si trovano
cartonnages che attendono di essere "sciolti" per dividere e recuperare gli
strati pressati: un lavoro difficoltoso, eseguito con tecniche appositamente
studiate. Qualche anno fa, l'Universita' Statale di Milano acquisto', grazie
a un contributo della Cariplo, un grosso frammento di rotolo di papiro
estratto appunto da un cartonnage di mummia. Ne uscirono diverse colonne di
epigrammi del poeta ellenistico Posidippo, pubblicati da Guido Bastianini a
Firenze e da Claudio Gallazzi a Milano: in un colpo solo, il numero dei
versi conosciuti di questo poeta fu raddoppiato.
Per Saffo non abbiamo avuto una simile abbondanza, ma nessuno puo' dire se
qualcosa di analogo non accadra' in futuro. Bruno Snell si rammaricava
spesso del fatto che, se un evento cosi' felice si fosse dato, non avrebbe
vissuto abbastanza per vederlo: l'angoscia di molti studiosi e' sapere che
qualcosa certamente accadra' prima o poi, e forse non potranno esserci.
Presso la collezione dei Papiri di Colonia (dove alcuni anni fa venne
rinvenuto un nuovo pezzo del poeta lirico Archiloco, del VII secolo a. C.)
e' stato decifrato un frammento (anch'esso da un cartonnage di mummia), che
e' risultato appartenere a una copia del III secolo a. C. delle poesie di
Saffo: e' il piu' antico testimone dell'opera della poetessa greca.
Pubblicato nel 2004 dagli studiosi tedeschi R. W. Daniel e M. Gronewald, il
nuovo papiro contiene resti di tre componimenti. Quello centrale, definito
"carme della vecchiaia", era gia' in parte noto da un altro papiro (della
fine del II secolo d. C., dunque ben piu' tardo) e l'unione dei due
frammenti permette di capire che abbiamo un carme completo di dodici versi,
in sei strofe di due versi ciascuna, adesso ricostruibile quasi per intero
(mancano alcune sillabe iniziali dei primi quattro versi). Nei mesi
successivi alla pubblicazione, si sono rapidamente susseguiti molti
interventi di studiosi per interpretare il carme e tentare il restauro delle
lacune. La traduzione che segue si basa sul testo costituito dal filologo
inglese Martin L. West: gli inizi dei primi quattro versi sono congetturali:
"Voi, fanciulle, i bei doni delle Muse dal seno di viola / cercate e la lira
armoniosa che accompagna il canto. / A me il corpo un tempo tenero ormai la
vecchiaia / ha colpito, i capelli da neri sono diventati bianchi, / il mio
animo si e' fatto pesante, non reggono le ginocchia / che prima danzavano
leggere come quelle dei cerbiatti, / spesso cedo al lamento. Ma cosa si puo'
fare? / L'essere umano non puo' sfuggire la vecchiaia. / Un tempo Titono,
raccontano, Aurora braccia di rosa / per amore lo trasporto' con se' ai
confini del mondo / quando era bello e giovane. Ma anche lui raggiunse / col
tempo la grigia vecchiaia, pur avendo una sposa immortale".
Se nell'ode della gelosia si esprimevano i sintomi della passione amorosa,
qui Saffo descrive i segni della senilita' (anche in altri frammenti si
parla dell'avanzare dell'eta'), il cui ineluttabile sopraggiungere e'
evocato anche rammentando il mito di Titono, che Aurora volle immortale ma
non pote' preservare da un progressivo terribile invecchiamento. La poetessa
si rivolge al gruppo di fanciulle che componevano il suo tiaso. Si trattava
di una comunita' femminile, che accoglieva ragazze di estrazione
aristocratica, in un clima di condivisione e solidarieta' interna
confrontabile con quello delle consorterie maschili su base
politico-ideologica. Era dedita al culto di Afrodite e delle Muse e il suo
scopo primario era impartire alle fanciulle una educazione elevata e
raffinata. Non c'e' dubbio che un aspetto di tale vita comunitaria, con un
evidente significato pedagogico, fosse rappresentato dall'iniziazione
erotica e dalla pratica omosessuale: da qui e' derivato il termine moderno
per indicare l'omosessualita' femminile. Uno degli scopi principali era la
preparazione delle giovani donne alla vita adulta, coniugale e familiare,
con un bagaglio di conoscenze adatte a una signora aristocratica. Il ruolo
di Saffo, appartenente a una famiglia illustre del luogo, doveva essere
quello di una autorita' morale, culturale e religiosa: in genere le si
attribuisce una funzione di sacerdotessa e di maestra di arti, di
raffinatezza e di vita.
*
Scavano gli studiosi anche fuori dalle collezioni di papiri e l'arte della
filologia fa scoprire tesori sconosciuti studiando sui libri da tempo
stampati, sui frammenti da tempo conosciuti. La seconda novita' su Saffo si
deve al grecista Franco Ferrari, che e' riuscito (lo studio e' di imminente
pubblicazione) a combinare alcuni frammenti noti da anni e a ricostruire una
parte considerevole di una poesia.
Uno dei componimenti piu' noti e meglio conservati di Saffo e' la celebre
preghiera ad Afrodite che apriva la raccolta delle sue opere nell'edizione
alessandrina. Non potendo riportarla tutta, ci limitiamo alle prime due
strofe: "Immortale Afrodite, trono variopinto, / figlia di Zeus, tessitrice
d'inganni, ti prego, / non prostrare con ansie e tormenti / l'animo mio, o
veneranda, / ma vieni da me, se mai altre volte / la mia voce udendo da
lontano / mi hai ascoltata, hai lasciato la casa del padre / e sei venuta,
d'oro / un carro aggiogando...".
Ora sappiamo che anche nel IV libro (forse in apertura?) c'era una analoga
ode ad Afrodite: la ricostruzione di Ferrari ne mette insieme 24 versi, dai
quali si riesce a evincere la struttura del carme, benche' in genere essi
siano piuttosto frammentari (solo otto sono ricostruibili congetturalmente
per intero). La forma e' ancora quella della preghiera e nella prima parte
le due odi vanno in parallelo: invocazione alla dea e richiesta di esaudire
il proprio desiderio, col richiamo a un precedente aiuto; invito a venire
presso colei che la prega, qui lasciando la propria sede nell'isola di Cipro
(la' lasciando la casa del padre Zeus). La situazione pero' e' molto
differente: se nell'ode del libro I Saffo chiedeva ad Afrodite che una
ragazza amata ricambiasse il suo amore, qui la poetessa desidera punire una
donna nemica, che presumibilmente creava problemi e contrasti all'interno
del tiaso, con l'esibizione indiscreta di una ricchezza senza buon gusto. La
dea risponde che esaudira' il suo desiderio e il componimento prosegue: "Ti
ama, Saffo, e per te, applicate al carro le ruote, / la veneranda regina di
Cipro subito ando' a pregare Zeus / e un grande dono il figlio di Crono
acconsenti' a concederti: / tutti quelli che il Sole splendente avvolge con
i suoi raggi / ovunque la tua fama (raggiunga)...".
Punita l'arrogante Andromeda, Afrodite e Zeus conferiscono a Saffo la giusta
fama, che deve raggiungere tutti coloro che sono illuminati dai raggi del
sole. Il "grande dono" della gloria ricompensa la poetessa per la sua
venerazione degli dei e per la sublime offerta dei suoi versi immortali. Noi
agli dei facciamo voti perche' la ricerca ci porti in dono altri versi
perduti.
*
Notizia. Di lei Alceo canto' il "riso di miele"
Sulla vita di Saffo non siamo informati in modo paragonabile alla sua fama.
Come per altri poeti arcaici, le notizie provengono essenzialmente dalla sua
stessa opera (con le difficolta' che questo comporta per il problematico
rapporto fra convenzionalita' poetica e rispecchiamento biografico) o da
testimonianze assai sospette di invenzione leggendaria gia' antica. Nacque a
Ereso, nell'isola di Lesbo, intorno al 640 a. C. (per altri intorno al 650);
non abbiamo idea della data di morte. Il padre Scamandronimo mori' quando
era ancora bambina; la madre si chiamava Cleis. Ben presto si trasferi'
nella citta' principale dell'isola, Mitilene, e ando' sposa al facoltoso
Cercila, dal quale ebbe la figlia Cleis. Con il maggiore dei tre fratelli,
Carasso, ci furono dissapori: costui esercitava una fiorente attivita'
commerciale e pare si fosse innamorato di una etera tracia, che avrebbe
portato con se' e riscattato, malgrado la disapprovazione della famiglia. Il
fratello minore, Larico, svolse la funzione di coppiere nel pritaneo
(l'edificio pubblico riservato ai cittadini benemeriti dello stato, che
potevano prendervi i pasti a spese della comunita'). Di un terzo fratello,
di nome Eurigio, non sappiamo quasi nulla.
Quanto la poesia di Alceo (l'altro grande lirico di Lesbo, suo
contemporaneo) e' legata all'attualita' politica, tanto quella di Saffo
(almeno per quanto ne conosciamo) e' parca di riferimenti ai rivolgimenti in
atto allora nella societa' aristocratico-feudale. La famiglia vi era senza
dubbio coinvolta: c'e' notizia di un esilio decennale in Sicilia intorno
all'anno 600, causato con ogni probabilita' dalle lotte politiche che
segnarono Mitilene in quel periodo.
Altre notizie tramandate sembrano volte a desumere dalla poesia l'immagine
stereotipata di una donna appassionata nell'amore omoerotico e persino
nemica degli uomini. Certo e' impossibile sapere se qualcuno dei rapporti
amorosi evocati nei versi rimasti avesse corrispondenza nella realta', ma il
sentimento e' cantato con una intensita' difficilmente eguagliabile. Questo
non impedi' la nascita della leggenda secondo cui si sarebbe uccisa
gettandosi dalla rupe di Leucade a causa dell'amore infelice per il giovane
marinaio Faone. L'aspetto fisico della poetessa sarebbe stato sgradevole
(viso non bello, statura piccola): anche su questo pero' rimane il dubbio
dell'invenzione gia' antica. In un frammento Alceo la apostrofa "Chioma di
viole, veneranda Saffo dal riso di miele": e non e' mancata l'ipotesi che
fra i due fosse sbocciata una relazione.
Nella filologia moderna, i frammenti di Saffo sono spesso editi con quelli
di Alceo. Hanno segnato una svolta le edizioni di E. Lobel e D. L. Page,
Poetarum Lesbiorum Fragmenta, Oxford 1955, e di Carlo Gallavotti, Saffo e
Alceo, Napoli 1957. Oggi vale come riferimento quella di Eva-Maria Voigt,
Sappho et Alcaeus, Amsterdam 1971. Un commento importante e' quello del
tedesco Max Treu, Sappho, Monaco 1954.

6. RESISTENZA. RICCARDO ORIOLES: SOLIDARIETA' A MARCO BENANTI
[Dalla rivista elettronica di Riccardo Orioles "La Catena di San Libero"
(per contatti e richieste: riccardoorioles at sanlibero.it) n. 303 del 27
settembre 2005.
Riccardo Orioles e' giornalista eccellente ed esempio pressoche' unico di
rigore morale e intellettuale (e quindi di limpido impegno civile);
militante antimafia tra i piu' lucidi e coraggiosi, ha preso parte con Pippo
Fava all'esperienza de "I Siciliani", poi e' stato tra i fondatori del
settimanale "Avvenimenti", cura attualmente in rete "Tanto per abbaiare - La
Catena di San Libero", un eccellente notiziario che puo' essere richiesto
gratuitamente scrivendo al suo indirizzo di posta elettronica; ha formato al
giornalismo d'inchiesta e d'impegno civile moltissimi giovani. Per gli
utenti della rete telematica vi e' anche la possibilita' di leggere una
raccolta dei suoi scritti (curata dallo stesso autore) nel libro elettronico
Allonsanfan. Storie di un'altra sinistra. Sempre in rete e' possibile
leggere una sua raccolta di traduzioni di lirici greci, ed altri suoi lavori
di analisi (e lotta) politica e culturale, giornalistici e letterari. Due
ampi profili di Riccardo Orioles sono in due libri di Nando Dalla Chiesa,
Storie (Einaudi, Torino 1990), e Storie eretiche di cittadini perbene
(Einaudi, Torino 1999).
Marco Benanti, giornalista antimafia, gia' collaboratore di quotidiani
locali, dell'Ansa e di altri media, disoccupato nel "mestiere" ufficiale per
le sue scelte di impegno nel giornalismo di inchiesta e denuncia, per
sopravvivere lavora come operaio scaricatore di aerei a Sigonella: dove
viene licenziato come provvedimento punitivo per il suo agire coerente con
l'impegno intensamente sentito di costruttore di pace e di operatore
democratico dell'informazione]

"Freiheit ist konkret". Qualcosa comincia a muoversi sul caso Benanti, il
giornalista-operaio licenziato in Sicilia perche' aveva scritto articoli
pacifisti. L'appello lanciato da Domenico Stimolo e da altri della societa'
civile (lo trovate sull'"Erroneo", il sito di Marco Benanti, che ha
ricominciato a funzionare dopo disumane traversie) sta girando parecchio ed
e' stato ripreso anche da "Articolo 21" e da "Megachip".
"Il nostro sostegno a Benanti e' completo e senza riserve - scrive per
esempio Finocchiaro di 'Articolo 21' - perche' Benanti ha affrontato il
lavoro di operaio con la stessa dedizione con la quale scrive e indaga sui
lati oscuri del governo della cosa pubblica e dei suoi rapporti con Cosa
Nostra in Sicilia". L'onorevole Deiana di Rifondazione, che l'altra
settimana aveva presentato un'interrogazione parlamentare su Sigonella, ne
ha presentato una seconda in cui espone il caso Benanti e ne chiede conto al
governo.
L'appello l'hanno firmato gia' piu' di cento cittadini e associazioni, fra
cui diversi sindacalisti e giornalisti (le categorie simbolicamente piu'
colpite da questo caso) e prestigiosi esponenti dell'antimafia come padre
Resca e Umberto Santino. Poche purtroppo le firme di parlamentari: appena
quattro, di cui due ex (Cangemi e Guarnera), uno eletto in Umbria
(Giulietti) e uno (Raiti) siciliano.
Di tutti gli attuali parlamentari siciliani, dunque, uno solo ha ritenuto di
esporsi per difendere non a chiacchiere ma in un caso concreto la liberta'
di stampa e il movimento per la pace. La societa' civile, per fortuna, colma
la loro assenza, lottando coi suoi poveri mezzi fino a indurre una parte
almeno della sinistra "ufficiale" a prendere posizione e a schierarsi,
conformemente alla sua storia e alla sua natura, dalla parte della concreta
liberta'.
Ed ecco cosi' che nel programma del centrosinistra, dei federati,
dell'Unione, di tutta questa sinistra altisonante, s'intrufola in punta di
piedi un obiettivo concreto: vogliamo liberare un giornalista imbavagliato.
Per farlo siamo pronti a batterci con i potenti: per noi ulivisti,
unionisti, arcobalenisti, sinistri e compagnia bella, importanti o di base,
il diritto di un uomo e' piu' importante di qualunque potere. E cosi' ci
schieriamo, esattamente come facevamo, quand'eravamo ancora poveri e
innocenti, cent'anni fa.
Ecco: con questa buffa bandiera, ora possiamo andare in battaglia. Non sara'
facile da vincere, perche' siamo appesantiti da compromessi e inciuci -
specie nel campo dell'informazione - di ogni tipo. Ma basta un grammo di
liberta' per sollevare tonnellate di torpore, basta un soffio di
solidarieta' disinteressata per dar vela a ogni piu' pesante galeone...
Bookmark: www.erroneo.org, www.megachip.info, www.articolo21.info

7. LIBRI. ENRICO PEYRETTI PRESENTA "LAICITA'" DI ARMIDO RIZZI
[Ringraziamo Enrico Peyretti (per contatti: e.pey at libero.it) per questo
intervento.
Enrico Peyretti (1935) e' uno dei principali collaboratori di questo foglio,
ed uno dei maestri piu' nitidi della cultura e dell'impegno di pace e di
nonviolenza; ha insegnato nei licei storia e filosofia; ha fondato con
altri, nel 1971, e diretto fino al 2001, il mensile torinese "il foglio",
che esce tuttora regolarmente; e' ricercatore per la pace nel Centro Studi
"Domenico Sereno Regis" di Torino, sede dell'Ipri (Italian Peace Research
Institute); e' membro del comitato scientifico del Centro Interatenei Studi
per la Pace delle Universita' piemontesi, e dell'analogo comitato della
rivista "Quaderni Satyagraha", edita a Pisa in collaborazione col Centro
Interdipartimentale Studi per la Pace; e' membro del Movimento Nonviolento e
del Movimento Internazionale della Riconciliazione; collabora a varie
prestigiose riviste. Tra le sue opere: (a cura di), Al di la' del "non
uccidere", Cens, Liscate 1989; Dall'albero dei giorni, Servitium, Sotto il
Monte 1998; La politica e' pace, Cittadella, Assisi 1998; Per perdere la
guerra, Beppe Grande, Torino 1999; Dov'e' la vittoria?, Il segno dei
Gabrielli, Negarine (Verona) 2005; e' disponibile nella rete telematica la
sua fondamentale ricerca bibliografica Difesa senza guerra. Bibliografia
storica delle lotte nonarmate e nonviolente, ricerca di cui una recente
edizione a stampa e' in appendice al libro di Jean-Marie Muller, Il
principio nonviolenza, Plus, Pisa 2004 (libro di cui Enrico Peyretti ha
curato la traduzione italiana), e una recente edizione aggiornata e' nei nn.
791-792 di questo notiziario; vari suoi interventi sono anche nei siti:
www.cssr-pas.org, www.ilfoglio.org e alla pagina web
http://db.peacelink.org/tools/author.php?l=peyretti Una piu' ampia
bibliografia dei principali scritti di Enrico Peyretti e' nel n. 731 del 15
novembre 2003 di questo notiziario.
Armido Rizzi, nato nel 1933, teologo, docente, animatore di comunita',
collabora a varie riviste. Opere di Armido Rizzi: Differenza e
responsabilita', Marietti, Casale Monferrato 1983; Infinito e persona,
Ianua, Roma 1984; Scandalo e beatitudine della poverta', Cittadella, Assisi
1987; Esodo, Edizioni cultura della pace, S. Domenico di Fiesole 1990;
L'Europa e l'altro, Paoline, Cinisello Balsamo 1991; (a cura di), La
solidarieta' andina, Edizioni cultura della pace, S. Domenico di Fiesole
1993; Pensare la carita', Edizioni cultura della pace, S. Domenico di
Fiesole 1995; Laicita'. Un'idea da ripensare, Pazzini, Villa Verucchio
(Rimini), 2004. Opere su Armido Rizzi: si veda la parte a lui dedicata  in
AA. VV., Etiche della mondialita', Cittadella, Assisi 1996.]

Il significato corrente e prevalente di "laico" e' "non-qualcos'altro". Nel
Consiglio Superiore della Magistratura ci sono "membri laici", giuristi
qualificati, che pero' sono non-magistrati. Il laicato nella Chiesa e' il
"non-clero". Istituzioni laiche sono le istituzioni non-confessionali, dove
devono potere sentirsi a casa propria anche le persone di nessuna religione.
Un po' poco per capire cos'e' la laicita'. Armido Rizzi, teologo, parte da
questa situazione linguistica e ripercorre la storia del concetto,
nell'ambito del cristianesimo, in quello della modernita', e nell'attuale
linguaggio politico italiano (Armido Rizzi, Laicita'. Un'idea da ripensare,
Pazzini editore, Villa Verucchio (Rimini), 2004, pp. 85, euro 7).
All'origine della storia cristiana laos, popolo, sono tutti i fedeli di
Cristo, ma presto si distinguono sacerdoti e monaci dalla plebs. Il Medioevo
distingue carnales e spirituales. La Riforma supera questa separazione
riproponendo il sacerdozio comune a tutti i fedeli, mentre il cattolicesimo
accentua la clericalizzazione della Chiesa fino a quando la teologia del
Novecento e il Concilio rivalutano il laicato. La modernita' istituisce lo
Stato laico, per uscire dalle guerre con cui i cristiani hanno gestito le
loro divisioni religiose. Questa incapacita' di confronto pacifico mette in
crisi il fondamento religioso dell'etica, che ora viene trovato nella natura
umana esaminata razionalmente. L'umano rivendica autonomia dal religioso. Le
leggi che regolano il rapporto diretto cittadino-stato (contratto sociale)
prescindono dal cristianesimo, ma l'etica sociale della convivenza
quotidiana tra i cittadini e' ancora largamente di ispirazione cristiana. La
post-modernita', seguita all'individualismo liberale e capitalista e alla
"dialettica dell'illuminismo", con la crisi dell'idea di natura umana e di
una ragione capace di leggerla, che diventa crisi dell'etica sociale, crea
una difficolta' radicale allo Stato laico: ora "l'unico rapporto che mi
porta al di la' di me stesso [e'] quello con lo Stato" (p. 35). Questo non
e' sufficiente alla convivenza pacifica, percio' occorre "pensare alla
ricostruzione di un'etica come tessuto sociale, che vada oltre le leggi
dello Stato (e che e' la condizione stessa della loro convinta osservanza)"
(p. 36). Si puo' convivere nella legalita' se non si ha una base etica
comune?
Oggi assistiamo ad un potente moto nostalgico, allarmato, superficiale, per
il quale uomini dell'apparato politico e statale ricorrono all'istituzione
religiosa come forza sociale per risolvere questo problema e, indifferenti
alla fede, invocano la religione come pura etica, come "religione civile".
Sono i cosiddetti "atei devoti", o "laici clericali". Gran parte della
gerarchia cattolica italiana sta al gioco conveniente in termini di potere,
ma suscita forte dissenso tra i fedeli piu' consapevoli e tra i teologi.
Qui ci vuole una ridefinizione della laicita', pensa Rizzi. E propone la
ricerca di una base di principi e valori che non siano solo le leggi
statali, che ridisegnino un costume di vita, che non contrappongano etica
religiosa ed etica laica. Questa comune base sarebbe una "nuova laicita'",
cioe' la posizione del soggetto umano come soggetto etico, anteriormente
alla distinzione tra coscienza di fede e coscienza di ragione. L'autore ha
gia' proposto in altre opere la teoria dell'etica, per la quale il fatto
etico e' originario nell'uomo, e' una esperienza, una conoscenza prima (p.
44), la cui interpretazione avviene poi in chiave religiosa o razionale o
altre. Ma l'interpretazione non e' il fondamento. Percio' puo' scrivere: "La
'nuova laicita'' non e' la parte non credente dell'umanita' ma l'intera
comunita' umana in quanto soggetto etico, di cui credenti e 'laici'
(nell'accezione tradizionale) sono le figure alternative". "Chiamo dunque
laicita' il carattere originario del soggetto etico; originario vuol dire
non deducibile da altro, che si da' come un primum, dal quale si puo'
partire e a cui non si potrebbe arrivare partendo da altro" (pp. 38 e 39).
"Chiamo questa originarieta' dell'etica nuova laicita'" (p. 45), nuova
rispetto alle due visioni dell'etica fondata sulla religione o sulla
ragione. Laicita', dunque, in una accezione inedita: "famiglia di esperienze
che accomuna credenti e non credenti in quanto soggetti etici" (p. 47). Qui
si rifiuta, e' evidente, la tesi per cui senza riconoscimento di Dio non
c'e' etica, ma anche la tesi per cui razionale significa universale,
pubblico, mentre l'etica religiosa sarebbe puramente privata.
Tuttavia, anche vista cosi' l'esperienza etica non e' universale, concorde.
Come trovare un consenso etico tra gli individui, tra le diverse culture? E'
la ricerca di Hans Kueng, di Pier Cesare Bori. Si presentano tre modelli di
soluzione: l'autorita' religiosa che interpreta la natura umana (cosi' papa
Wojtyla), l'autorita' statale democratica (che assicura il consenso della
maggioranza, ma non sempre verita' e giustizia), il dialogo, inteso come
"cammino reale delle coscienze nella loro diversita' verso un punto ideale",
il riconoscimento universale della verita' etica, almeno negli ambiti piu'
rilevanti. Qui Rizzi rinvia ad una pagina di Bori sui convincimenti
fondamentali gia' presenti nelle grandi culture e religioni, e conclude:
"Nuova laicita' e' la convinzione che non c'e' nessuna cultura (religiosa o
laica) che non possa dare il suo contributo positivo alla scrittura di
questo codice etico ideale, e d'altra parte non c'e' nessuna cultura che
possa considerarsene il luogo integrale" (p. 59).
Un ultimo capitolo tratta di Bibbia e laicita', come lettura biblica della
laicita' e come lettura "laica" della Bibbia, che l'autore vede come
"rivelazione della coscienza etica a se stessa, come incremento di quella
che e' la punta di diamante della laicita' autentica, cioe' l'esperienza di
responsabilita' e solidarieta' universale" (p. 85).

8. ESPERIENZE. ALESSANDRO MARESCOTTI: UN OPUSCOLO SUL LAVORO DI CHIARA
CASTELLANI
[Ringraziamo Alessandro Marescotti (per contatti: a.marescotti at peacelink.it)
per questo intervento.
Alessandro Marescotti, insegnante, amico della nonviolenza, e' presidente di
Peacelink, il piu' importante punto di riferimento pacifista italiano nella
rete telematica (sito: www.peacelink.it), ed autore di varie pubblicazioni.
Un profilo di Alessandro Marescotti da lui stesso generosamente scritto su
nostra richiesta e' nel n. 441 di questo foglio.
Chiara Castellani, medico chirurgo e missionaria laica, e' responsabile del
progetto Aifo di Kimbau (opera come chirurgo, ginecologa e direttrice del
locale ospedale nell'ambito del progetto di sanita' di base gestito
dall'Aifo e dalla Diocesi di Kenge), nella Repubblica democratica del Congo.
Tra le opere di Chiara Castellani: Una lampadina per Kimbau, Mondadori,
Milano 2003]

Kimbau e' un piccolo paese immerso nella savana congolese dove non ci sono
telefoni, luce elettrica e condutture per l'acqua. Non vi arrivano i
postini. Le strade sono impraticabili. L'unico sistema per comunicare e'
l'e-mail veicolata da onde radio tramite un computer alimentato da gruppo
elettrogeno. In questo posto sperduto c'e' chi ha investito le sue energie e
speranze di cambiamento dando vita a progetti di solidarieta' e rinascita.
Parliamo della dottoressa Chiara Castellani e dei suoi collaboratori.
E' ora disponibile un instant book sull'azione umanitaria di Chiara
Castellani nella Repubblica democratica del Congo. E' in formato elettronico
ed e' scaricabile gratuitamente da http://www.kimbau.org
Si intitola "E-mail da Kimbau". E' un breve testo di 13 pagine, con riquadri
di approfondimento, testimonianze, articoli e immagini. L'ho realizzato per
far conoscere meglio la dottoressa Chiara Castellani e il suo prezioso
lavoro, a meta' strada fra quello svolto da Alex Zanotelli a Korogocho e
quello di Gino Strada come chirurgo di guerra, tanto per fare due esempi.
Con la differenza che stiamo parlando di una donna che ha perso il braccio
destro in un grave incidente.
Perche' questo libretto se c'e' gia' il sito www.kimbau.org?
Perche' puo' essere utile avere - in modo compatto e unitario - un testo
omogeneo e completo che abbia un taglio divulgativo e che sia al contempo
veloce da stampare, fotocopiare e diffondere. Aiutera' a creare solidarieta'
attorno ai progetti di Chiara Castellani.
E' uno strumento che propongo agli amici della nonviolenza per avvicinare
nuove persone e invogliarle magari a leggere anche il libro "Una lampadina
per Kimbau", che racchiude il diario dell'intera vita di Chiara Castellani,
dall'esperienza in Nicaragua negli anni Ottanta ad oggi. Rispetto al libro
"Una lampadina per Kimbau", questo piccolo libro elettronico formato pdf e'
piu' breve ma e' piu' aggiornato, offrendo quindi una panoramica delle piu'
recenti difficolta' in cui operano Chiara Castellani e i suoi collaboratori.
E' quindi un "instant book", ossia un testo scritto "in tempo reale", mentre
gli eventi si svolgono. Vi invito a cogliere dunque questa occasione per
diffonderlo subito. Segnalo una cosa che non ho avuto il tempo di mettere in
questo "instant book": in questo momento a Kimbau manca il cibo e Chiara
Castellani mangia, con gli altri abitanti del villaggio, bruchi arrostiti.

9. INIZIATIVE. ASSEGNATO IL "NOBEL ALTERNATIVO" A QUATTRO ATTIVISTI PER I
DIRITTI UMANI
[Dall'agenzia stampa "Misna" (sito: www.misna.org) riprendiamo la seguente
notizia]

Un "uomo di medicina" del popolo boscimane, un'avvocatessa malese e due
attivisti canadesi per il commercio equo sono i quattro vincitori
dell'edizione 2005 del premio "Right Livelihood Award" conosciuto anche come
"Premio Nobel alternativo". Il riconoscimento, dice il suo fondatore Jakob
von Uexkull, e' indirizzato a persone che abbiano dato "speranza e
ispirazione ma anche messo in pratica azioni concrete e soluzioni" per i
problemi globali.
*
Roy Sesana, settantaseenne boscimane del Botwana, con l'associazione da lui
fondata nel 1992 "Popoli indigeni del Kalahari" (First People of Kalahari)
ha avviato un movimento di resistenza nonviolenta contro i trasferimenti
obbligati del popolo boscimane fuori dalla terre avite del Kalahari, dove
sono stati individuati importanti giacimenti diamantiferi a cui ambiscono il
governo di Gaborone e investitori privati.
La difesa dei diritti dei migranti poveri in Malesia, in particolare delle
decine migliaia di domestiche di origine indonesiana chiuse in abitazioni
dove spesso subiscono violenze fisiche e sfruttamento, e' la battaglia che
ha fatto meritare il premio a Irene Fernadez, avvocato di Kuala Lumpur.
Maude Barlow, nota in patria per la difesa dei diritti delle donne, e Tony
Clarke, sono i due attivisti canadesi premiati per la realizzazione di
modelli alternativi di commercio.
Infine una menzione speciale e' andata all'artista messicano Francisco
Toledo "per aver dedicato se stesso e la sua arte alla protezione del
patrimonio culturale, dell'ambiente naturale e della vita comunitaria del
popolo indigeno di Oaxaca".
*
La cerimonia di premiazione e' prevista per il 9 dicembre a Stoccolma,
presso il parlamento svedese. I vincitori si divideranno i 213.000 euro del
premio messo a disposizione da von Uexkull, che nel 1980 inauguro'
l'iniziativa vendendo una preziosa collezione di francobolli per finanziare
il progetto. Scopo del "Right Livelihood Award" e' di dare attenzione a quei
campi della societa' e a quei problemi trascurati dal Nobel "ufficiale".

10. INCONTRI. POLITICHE GLOBALI DI SOSTENIBILITA', A TORINO
[Dal Centro Studi Sereno Regis (per contatti: info at cssr-pas.org) riceviamo e
diffondiamo. Giovanni (Nanni) Salio, torinese, nato nel 1943, ricercatore
nella facolta' di Fisica dell'Universita' di Torino, segretario dell'Ipri
(Italian Peace Research Institute), si occupa da alcuni decenni di ricerca,
educazione e azione per la pace, ed e' tra le voci piu' autorevoli della
cultura nonviolenta in Italia; e' il fondatore e presidente del Centro studi
"Domenico Sereno Regis", dotato di ricca biblioteca ed emeroteca
specializzate su pace, ambiente, sviluppo (sede: via Garibaldi 13, 10122
Torino, tel. 011532824 - 011549005, fax: 0115158000, e-mail:
regis at arpnet.it, sito: www.cssr-pas.org). Opere di Giovanni Salio: Difesa
armata o difesa popolare nonviolenta?, Movimento Nonviolento, II edizione
riveduta, Perugia 1983; Ipri (a cura di Giovanni Salio), Se vuoi la pace
educa alla pace, Edizioni Gruppo Abele, Torino 1983; con Antonino Drago,
Scienza e guerra: i fisici contro la guerra nucleare, Edizioni Gruppo Abele,
Torino 1984; Le centrali nucleari e la bomba, Edizioni Gruppo Abele, Torino
1984; Progetto di educazione alla pace, Edizioni Gruppo Abele, Torino
1985-1991; Ipri (introduzione e cura di Giovanni Salio), I movimenti per la
pace, vol. I. Le ragioni e il futuro,  vol. II. Gli attori principali, vol.
III. Una prospettiva mondiale, Edizioni Gruppo Abele, Torino 1986-1989; Le
guerre del Golfo e le ragioni della nonviolenza, Edizioni Gruppo Abele,
Torino 1991; con altri, Domenico Sereno Regis, Satyagraha, Torino 1994; Il
potere della nonviolenza: dal crollo del muro di Berlino al nuovo disordine
mondiale, Edizioni Gruppo Abele, Torino 1995; Elementi di economia
nonviolenta, Movimento Nonviolento, Verona 2001; con D. Filippone, G.
Martignetti, S. Procopio, Internet per l'ambiente, Utet, Torino 2001]

Giovedi' 6 ottobre alla sala Gandhi del Centro Studi Sereno Regis, in via
Garibaldi 13, a Torino, dalle ore 18 alle 20, riprendono gli incontri della
"Scuola di sostenibilita'". Interviene Nanni Salio sul tema "Politiche
globali di sostenibilita'".

11. DOCUMENTI. LA "CARTA" DEL MOVIMENTO NONVIOLENTO
Il Movimento Nonviolento lavora per l'esclusione della violenza individuale
e di gruppo in ogni settore della vita sociale, a livello locale, nazionale
e internazionale, e per il superamento dell'apparato di potere che trae
alimento dallo spirito di violenza. Per questa via il movimento persegue lo
scopo della creazione di una comunita' mondiale senza classi che promuova il
libero sviluppo di ciascuno in armonia con il bene di tutti.
Le fondamentali direttrici d'azione del movimento nonviolento sono:
1. l'opposizione integrale alla guerra;
2. la lotta contro lo sfruttamento economico e le ingiustizie sociali,
l'oppressione politica ed ogni forma di autoritarismo, di privilegio e di
nazionalismo, le discriminazioni legate alla razza, alla provenienza
geografica, al sesso e alla religione;
3. lo sviluppo della vita associata nel rispetto di ogni singola cultura, e
la creazione di organismi di democrazia dal basso per la diretta e
responsabile gestione da parte di tutti del potere, inteso come servizio
comunitario;
4. la salvaguardia dei valori di cultura e dell'ambiente naturale, che sono
patrimonio prezioso per il presente e per il futuro, e la cui distruzione e
contaminazione sono un'altra delle forme di violenza dell'uomo.
Il movimento opera con il solo metodo nonviolento, che implica il rifiuto
dell'uccisione e della lesione fisica, dell'odio e della menzogna,
dell'impedimento del dialogo e della liberta' di informazione e di critica.
Gli essenziali strumenti di lotta nonviolenta sono: l'esempio, l'educazione,
la persuasione, la propaganda, la protesta, lo sciopero, la
noncollaborazione, il boicottaggio, la disobbedienza civile, la formazione
di organi di governo paralleli.

12. PER SAPERNE DI PIU'
* Indichiamo il sito del Movimento Nonviolento: www.nonviolenti.org; per
contatti: azionenonviolenta at sis.it
* Indichiamo il sito del MIR (Movimento Internazionale della
Riconciliazione), l'altra maggior esperienza nonviolenta presente in Italia:
www.peacelink.it/users/mir; per contatti: mir at peacelink.it,
luciano.benini at tin.it, sudest at iol.it, paolocand at inwind.it
* Indichiamo inoltre almeno il sito della rete telematica pacifista
Peacelink, un punto di riferimento fondamentale per quanti sono impegnati
per la pace, i diritti umani, la nonviolenza: www.peacelink.it; per
contatti: info at peacelink.it

LA NONVIOLENZA E' IN CAMMINO

Foglio quotidiano di approfondimento proposto dal Centro di ricerca per la
pace di Viterbo a tutte le persone amiche della nonviolenza
Direttore responsabile: Peppe Sini. Redazione: strada S. Barbara 9/E, 01100
Viterbo, tel. 0761353532, e-mail: nbawac at tin.it

Numero 1072 del 3 ottobre 2005

Per ricevere questo foglio e' sufficiente cliccare su:
nonviolenza-request at peacelink.it?subject=subscribe

Per non riceverlo piu':
nonviolenza-request at peacelink.it?subject=unsubscribe

In alternativa e' possibile andare sulla pagina web
http://web.peacelink.it/mailing_admin.html
quindi scegliere la lista "nonviolenza" nel menu' a tendina e cliccare su
"subscribe" (ed ovviamente "unsubscribe" per la disiscrizione).

L'informativa ai sensi del Decreto legislativo 30 giugno 2003, n. 196
("Codice in materia di protezione dei dati personali") relativa alla mailing
list che diffonde questo notiziario e' disponibile nella rete telematica
alla pagina web:
http://italy.peacelink.org/peacelink/indices/index_2074.html

Tutti i fascicoli de "La nonviolenza e' in cammino" dal dicembre 2004
possono essere consultati nella rete telematica alla pagina web:
http://lists.peacelink.it/nonviolenza/maillist.html

L'unico indirizzo di posta elettronica utilizzabile per contattare la
redazione e': nbawac at tin.it