i monopoli che frenano il paese



da la stampa.it

  Sabato 9 Ottobre

 I monopoli che frenano il Paese
8 Ottobre 2004

di Tito Boeri

Si sente dire sempre più spesso che, per contrastare il declino economico
del nostro Paese, occorre spostare risorse verso il settore manifatturiero,
ponendo un freno alla deindustrializzazione dell'Italia. Questa visione,
tuttavia, si regge su di un equivoco che può distogliere attenzioni
politiche dal vero problema che sta oggi di fronte al nostro Paese:
l'insufficiente flusso di capitali verso il settore dei servizi. Le rendite
di cui godono le poche imprese attive in questo settore ne sono l'altra
faccia della medaglia.
Negli Stati Uniti i servizi contano per quattro quinti del prodotto interno
lordo, in Europa per due terzi, in Italia ancora meno. I servizi alle
imprese (dalla logistica alla finanza) sono particolarmente poco
rappresentati: nel Regno Unito essi raggiungono il 45% della struttura dei
costi di un'industria manifatturiera, in Germania il 40%, da noi solo il
36%. Ma anche i servizi destinati alla domanda finale, come sanità e tempo
libero, sono sottodimensionati. Negli Stati Uniti capitalizzano in Borsa più
dell'industria chimica, siderurgica e automobilistica messe insieme. Da noi
si fatica a trovare un'impresa del settore quotata.

Un settore dei servizi poco sviluppato consente ai pochi grandi operatori
nel mercato di godere di comode rendite. Secondo l'ultima indagine
Mediobanca, il margine operativo lordo delle società terziarie è stato del
25% contro l'11% delle imprese industriali. E' un circolo vizioso: si fanno
profitti extra perché non vi sono imprenditori che investano in questi
settori sfidando le posizioni di monopolio esistenti e non arrivano capitali
perché chi è dentro fa di tutto per impedire l'ingresso di imprese
concorrenti. Abbiamo così alcuni grandi operatori e una miriade di piccole
imprese che occupano nicchie, senza intaccare minimamente il potere di
mercato delle imprese dominanti. I tassi di entrata (numero di imprese che
entrano nel mercato in rapporto al numero di imprese esistenti) sono in
Italia comparabili a quelli degli Stati Uniti. Ma una volta dentro, le
imprese non crescono. A sette anni dalla loro apparizione, le imprese dei
servizi negli Stati Uniti sono cresciute del 120 per cento rispetto alla
loro dimensione iniziale, da noi solo del 20%. E le grandi imprese si
guardano bene dall'investire nello sviluppo del mercato. Entrano una volta e
poi stanno lì a godersi indisturbate il sole italiano: il grado di apertura
al commercio internazionale dei servizi in Italia è la metà di quello del
Regno Unito.

Come uscirne? Come ricordava Montezemolo a Capri, ci vuole più concorrenza e
regolamentazione più attenta agli interessi degli utenti nei servizi. Bene
allora che Confindustria si batta per aprire il mercato elettrico
all'acquisto di energia dalla Francia (costa un terzo che in Italia) e
spinga per una riduzione dei prezzi delle telecomunicazioni, a partire da
banda larga e telefonini. Bene anche che il governo cominci a fare davvero
qualche liberalizzazione anziché operazioni di finanza creativa. In
Finanziaria, invece di passare ad una società pubblica 1500 km di rete
stradale solo per trasferire oneri su esercizi futuri, si può privatizzare
segmenti di rete vendendoli alle cordate di imprenditori che si vanno
mettendo insieme nel Nord-Est. Avremmo finalmente qualcuno che contrasta il
potere assoluto di Autostrade per l'Italia esercitando almeno «competizione
per comparazione» in termini di pedaggi e qualità della rete. Ma al di là
dei settori specifici, per avere più concorrenza nei servizi ci vogliono
soprattutto banche che facciano affluire capitale di rischio agli
imprenditori che vogliono investire e sfidare le posizioni dominanti. La
madre di tutte le liberalizzazioni è quella del sistema bancario. L'altro
ieri il Financial Times titolava a tutta pagina che i grandi gruppi
finanziari europei vorrebbero investire di più nel sistema bancario
italiano. Opportunità da non lasciar cadere. Non riusciremo mai ad avere un
sistema bancario efficiente in autarchia e non possiamo permetterci di star
fuori da un processo di aggregazioni continentali.