lista europea delle aziende a rischio inquinamento



da lanuovaecologia.it

Mercoledì 13 Ottobre 2004

In Italia 1.105 impianti a rischio

Oltre il 22% degli stabilimenti pericolosi sono concentrati
in Lombardia. Elevata la presenza anche in Piemonte, Emilia-Romagna e
Veneto. Il punto sulla norma comunitaria che prevede il controllo sui
pericoli di incidenti rilevanti/

Emissioni: un registro per i "cattivi"

Sono 1.105 gli stabilimenti a rischio in Italia e soggetti all'applicazione
della direttiva Seveso. Lo dice un rapporto aggiornato elaborato dal
ministero dell'ambiente e reso pubblico oggi in occasione della conferenza
stampa di presentazione di un convegno nazionale dedicato alla valutazione e
alla gestione del rischio negli insediamenti civili e
industriali in programma la prossima settimana a Pisa. L'aggiornamento sullo
stato di attuazione della norma comunitaria che prevede il controllo dei
pericoli di incidenti rilevanti connessi con determinate sostanze pericolose
viene condotto periodicamente e - come ha sottolineato il sottosegretario
all'ambiente Francesco Nucara - «l'evento di Pisa rappresenta un momento di
sereno confronto tra tutti i soggetti coinvolti nell'attuazione della norma
sui rischi di incidenti rilevanti. Il ministero dell'ambiente si sta dotando
di tutti gli strumenti al fine di attuare l'emendamento alla Direttiva
Seveso che estende il campo di applicazione».
Infatti, nel dicembre 2003, anche a seguito degli incidenti di Baia Mare
(2000, Romania), di Enschede (2000, Paesi Bassi) e di Tolosa (2001,
Francia), il Parlamento ed il Consiglio europei hanno emanato la direttiva
di modifica della direttiva Seveso, estendendone il campo di applicazione,
essenzialmente per quanto riguarda le sostanze esplodenti, alcune attività
minerarie, l'inserimento di nuove sostanze cancerogene e maggiore attenzione
per le sostanze pericolose per l'ambiente, nonché l'inserimento di nuovi
obblighi per gli Stati membri e per i gestori degli stabilimenti, al fine di
garantire standard di sicurezza sempre più elevati. Proprio l'Italia, nel
corso del semestre di turno alla presidenza dell'Unione europea, ha portato
rapidamente a conclusione le procedure della conciliazione tra consiglio e
Parlamento europeo.
Tornando al rapporto del dicastero guidato da Altero Matteoli, il numero
complessivo degli stabilimenti a rischio presenti in Italia al 30 settembre
2004 è pari a 1.105, di cui 643 detengono quantitativi minori di sostanze
pericolose (i cosiddetti a rischio) e 462 detengono quantitativi maggiori
(ad alto rischio). Relativamente alla distribuzione degli stabilimenti
soggetti a notifica sul territorio nazionale, si rileva che oltre il 22%
sono concentrati in Lombardia, in particolare nelle province di Milano,
Varese e Bergamo. Regioni con elevata presenza di industrie a rischio sono
anche il Piemonte (circa 10%), l'Emilia-Romagna (circa 9%), ed il Veneto
(circa 8%). Al Sud le regioni con maggior presenza di attività soggette a
notifica risultano essere la Sicilia (circa 6%), la Puglia (circa 4%) e la
Sardegna (circa 4%).

BRUXELLES|Operazione trasparenza sugli inquinatori

Azienda nera

 Dopo la carta d'identità on line delle imprese che causano emissioni
inquinanti nell'acqua e nell'aria, arriva la proposta di costituire un
registro che prenda in considerazione fino a 90 sostanze dannose per
l'ambiente. Nella lista dei cattivi anche numerosi impianti italiani
La Commissione europea prosegue la sua operazione trasparenza sugli
inquinatori europei. Dopo aver messo sul web la carta d'identità delle
aziende di tutta Europa che causano emissioni inquinanti nell'acqua e
nell'aria, lancia ora la proposta di costituire un registro ancora più
accurato che prenda in considerazione fino a 90 sostanze dannose per
l'ambiente
e la salute contro le 50 attuali.
In attesa di questo nuovo rapporto che potrebbe entrare in vigore dal 2007,
dopo la ratifica degli stati membri, già il primo registro europeo delle
emissioni inquinanti (Eper) consente a tutti gli interessati - compresi i
singoli cittadini - di venire a conoscenza del livello di inquinamento di
numerose aziende con un monitoraggio realizzato finora nei quindici vecchi
stati membri, ma che da quest'anno fornirà la fotografia dei venticinque,
oltre alla Norvegia che ha aderito volontariamente.
Si scopre così, ad esempio, che il 76% delle emissioni atmosferiche di
ammoniaca - un gas che a concentrazioni elevate é tossico per le persone e
l'ambiente - è dovuto a 2.780 allevamenti di maiali e volatili. Il mercurio,
classificato come sostanza pericolosa, finisce nell'acqua soprattutto come
scarto delle aziende chimiche (49%) e di quelle dei metalli (19%); mentre
produce inquinamento dell'aria principalmente nella produzione di energia
(39%).
Nella lista nera di aziende che da sole producono più del 10% delle
emissioni totali rilevate in Europa per una determinata categoria di
inquinante, figurano anche diverse società italiane. È il caso, ad esempio,
dell'Ilva di Taranto per il monossido di carbonio o, per altre sostanze,
della Radici chimica e dello stabilimento Syndial di Porto Torres per
emissioni nell'aria. Per sostanze che finiscono invece nelle acque sono
citati lo stabilimento di Porto Marghera e l'Enipower di Brindisi, ma anche
un depuratore consortile e un impianto di trattamento chimico, fisico e
biologico dei rifiuti.
Finora il registro ha coperto complessivamente 56 diverse attività
industriali, mentre il nuovo rapporto intende ottenere una valutazione su 65
impianti. Bruxelles invita inoltre gli stati membri ad armonizzare i loro
metodi di misurazione e calcolo dell'inquinamento, prendendo in
considerazione anche le emissioni delle discariche che non tutti i paesi
oggi rilevano.
A dimostrazione del successo, il registro degli inquinatori sul web in pochi
mesi ha avuto, rileva l'esecutivo europeo, più di centomila visitatori. Come
l'attuale, anche il nuovo rapporto, che dovrebbe comprendere anche altre
fonti di inquinamento come il traffico stradale e aereo, i trasporti
marittimi e l'agricoltura, sarà aggiornato ogni tre anni.