enron l'energia con il buco



dal manifesto

    
    
 
    
 

09 Dicembre 2001 
  
 
   
Caso Enron, l'energia con il buco 
SERGIO FINARDI - DENVER 

Quei due tavoli riservati per la cena di gala sarebbero costati alla Enron
circa 15.000 sterline, allora poco più di 43 milioni di lire. Correva il
settembre 1998 e la cena concludeva il congresso del Labour Party, cui
avrebbero partecipato Tony Blair e il suo stato maggiore. I dirigenti del
gruppo texano, forti di altre più cospicue sposorizzazioni dell'evento, si
sarebbero seduti a quei tavoli in compagnia di un parlamentare (garantito
per tavolo). Stava loro a cuore quell'affaruccio pendente della Wessex
Water di Bristol. Nel marzo dello stesso anno la Enron - oggi trascinata
alla bancarotta dalla "scoperta" di buchi fraudolenti e clamorosi nei suoi
bilanci, ma al tempo riverito e primario gruppo internazionale nel settore
energetico - aveva infatti proposto l'acquisto, per 1,3 miliardi di
sterline (nell'anno, circa 3.700 miliardi di lire), della stessa Wessex
Water, azienda già pubblica e fornitrice di acqua all'Inghilterra del
sud-ovest. Si doveva attendere il via libera di due direttorati generali
inglesi preposti al controllo dell'operazione. Non ci è dato sapere che si
dissero a quei tavoli parlamentari e dirigenti Enron, ma nel dicembre dello
stesso anno i preposti direttorati avrebbero dato il proprio assenso
all'operazione che poneva in mano statunitense un essenziale servizio
pubblico inglese.
Per la bisogna, la Enron aveva fondato la Azurix, gruppo internazionale per
l'acquisto di società ex-pubbliche di servizi idrici e acque di scarico,
con connessi impianti e condotte. La Wessex sarebbe stato il primo passo di
un percorso che l'anno successivo avrebbe visto l'acquisizione o controllo
di due società argentine (Azurix Buenos Aires e Obras Sanitarias de
Mendoza), tre brasiliane (Geoplan; Aguacerta, Sistemas de Abasticemento;
Aguacerta Saneamento), una messicana (Desarrollos Hidraulicos de Cancun).
I cugini inglesi e gli amici sudamericani, e tanti altri sparsi in varie
contrade, non avevano mostrato eccessivo interesse alla verifica dei conti
di una società che aveva il vento in poppa ed era sostenuta dagli ottimi
punteggi dati dalle società internazionali preposte a valutare il grado di
rischio degli investimenti (come Standard & Poor's o Fitch Ibca). Nemmeno
si sarebbero sognati di questionare, inoltre, l'attendibilità dei suoi
bilanci, certificati da una grande società del ramo, la Andersen Llp, dove
peraltro Jeffrey MacMahon, ultimo responsabile delle finanze del gruppo
Enron, aveva ricoperto qualche anno prima importanti incarichi. Sembrava
scortese farlo solo perché la stessa Andersen era finita tra il 1999 e
l'agosto 2000 sotto indagine della Securities and Exchange Commission
statunitense per aver mancato di segnalare patenti irregolarità nei bilanci
della Waste Management Inc. E sembrava inopportuno sospettare come
inappropriati quei 27 milioni di dollari che la Andersen stessa aveva preso
dalla Enron in servizi di consulenza mentre stava certificandone i bilanci
(per altri 25 milioni di dollari).
Era anche passata inosservata la breve notazione fatta dalla Enron nel
marzo 2000, nel principale documento (K-10) che si invia annualmente alle
autorità di borsa, in cui si diceva che un "senior manager" del gruppo era
anche elemento dirigente della società di investimento Ljm Cayman, L.P. Che
c'è di male?, si saranno chiesti i soci d'affari della Enron, gli
investitori e i sonnolenti cerberi dei conti? Beh, c'era il piccolo
particolare che quella società trattava strumenti finanziari "derivati" le
cui attività servivano a "proteggere" i rischi finanziari e commerciali
della Enron stessa e che a dirigerla era, in modo gravemente inappropriato,
un "senior manager" del gruppo. Tale manager si era poi rivelato essere
nientemeno che lo stesso responsabile delle operazioni finanziarie Enron,
Andy Fastow, dimessosi - dopo aver beneficiato per milioni di dollari dalla
sua "derivata" attività - solo nel luglio del 2001 sull'onda tardiva della
scoperta di grossi buchi nelle transazioni della Ljm (sarebbe stato
sostituito dal già citato MacMahon, peraltro anch'egli parte con altri
dirigenti della Enron della stessa Ljm e di altre 12 società simili legate
o in partnership con il gruppo).
Nemmeno il grande pasticcio della recente cosiddetta crisi energetica della
California, in cui la Enron ed altre società erano state denunciate per
grosse manipolazioni e frodi sui prezzi dell'energia venduti a quello
stato, erano serviti a mettere "i mercati" sull'allerta.
Disattenzioni, cavilli, del resto dove poteva essere il problema? La Enron
aveva ottenuto prestiti di varie centinaia di milioni di dollari da grandi
e famose banche d'investimento come JP Morgan e Salomon Smith Barney
(bracci, nel settore, della JP Morgan Chase & Co. e della Citigroup Inc.),
da gruppi bancari primari come l'inglese Abbey National e l'olandese Abn
Amro (e in Italia, tra altre, da IntesaBci, Bnl e San Paolo), mentre i suoi
titoli godevano della fiducia di molte società di gestione di fondi (tra le
altre le giapponesi Japan Invesment Trust Management, Nikko Asset
Management, Sumisei Global Investment Trust Management e Ufj Partners). La
stessa ExIm Bank statunitense (preposta dal governo federale al
rifinanziamento dei crediti all'esportazione erogati da banche commerciali)
aveva fortemente sostenuto il gruppo nei suoi numerosi progetti esteri.
E' che la Enron aveva più di qualche buona freccia al suo arco. Kenneth
Lay, fondatore e amministratore delegato del gruppo, era un grande
sostenitore di Bush senior (Bush, da ex-presidente, ricambierà aiutando Lay
a vincere una grossa commessa per la ricostruzione della centrale elettrica
Shuaiba Nord, Kuwait). Lo stesso Lay aveva sponsorizzato la Convenzione
nazionale repubblicana ad Houston del 1992, rivolgendo in seguito i suoi
favori verso le casse elettorali dei Democratici e il texano Lloyd Bentsen,
che sarà il primo ministro del Tesoro di Clinton, sostituito nel 1994 da
Robert Rubin, che con la Enron aveva avuto strette relazioni di affari
quando era alla testa della grande banca di investimento Goldman Sachs.
Erano comunque stati i soldi dati agli amici di Bush a servire meglio gli
interessi del gruppo, se si considera che furono proprio i membri
repubblicani della U.S. Commodity Futures Trading Commission (Cftc) a far
passare - mentre Clinton si insediava - la richiesta avanzata dalla Enron e
da altri otto gruppi per la fine del controllo federale sui contratti
energetici e per la sottrazione di queste transazioni al controllo
legislativo sulle frodi (quest'ultima misura poi ritirata). Una decisione
che avrebbe fruttato alla Enron uno dei suoi business maggiori. A far
partire il processo di deregolazione era stata Wendy Gramm, capo allora
della Cftc, moglie dell'ultraconservatore senatore texano Phil Gramm, e -
dopo l'insediamento di Clinton e le dimissioni dalla Cftc - accolta manco a
dirlo nel consiglio di amministrazione della stessa Enron. Alla campagna
presidenziale del 2000, con donazioni andate presumibilmente al partito di
Bush j, la Enron aveva poi contribuito con circa 2,4 milioni di dollari.
Tra i modesti inizi del 1985 e il 2000, la Enron di strada ne aveva così
fatta tanta. Aveva basato la sua prima ascesa sull'acquisizione e gestione
di reti di condotte per il gas e connessi impianti, negli Stati Uniti e
all'estero (80% del suo giro d'affari iniziale) e sulla prospezione e
produzione di gas e liquidi. Utilizzando la deregolazione del settore, si
era poi espansa dall'89 ai primi anni 90 nella commercializzazione di gas
prima e di elettricità poi (divenendone leader). In seguito aveva avviato
altre iniziative in mercati molto differenti quali appunto le forniture di
acque o la costruzione di reti di fibre ottiche e gestione di servizi
collegati. Il tutto con uno stile di management che faceva del continuo
turbinoso cambiamento una delle sue bandiere (invece di insospettire era
divenuto un caso-guida per la teoria della "management revolution"). A tale
spinta innovativa era legata, in particolare, l'entrata del gruppo nelle
transazioni di materie prime ('97), l'offerta di bande della propria rete
di cavi ottici, la creazione di Enron-On-Line ('99), per la trattativa in
rete di prodotti energetici diversi e metalli vari (vi si sono trattati
sino a pochi giorni fa più di un migliaio di prodotti, con una media di
cinquemila transazioni giornaliere).
Nel frattempo il buon nome politico della Enron aveva fruttato una
espansione mondiale dalle proporzioni considerevoli, oltre che parecchi
problemi con i tanti gruppi che si erano ribellati alle devastazioni
portate, all'ambiente e alle economie locali di alcuni paesi, dalle sue
iniziative (Marina Forti su queste colonne ne ha più volte parlato, dal
grande imbroglio della mega centrale elettrica di Dabhol, 160 km a sud di
Bombay, nello stato indiano del Maharashtra, ai progetti di condotte nella
foresta boliviana del Chiquitano).
Oltre alle attività sommariamente descritte sopra, nel K-10 Enron di
quest'anno si elencavano impianti energetici in Turchia, India, Brasile,
Guatemala, Nicaragua, Porto Rico, Panama, Guam, Filippine, Cina, Argentina,
Colombia, Bolivia. Alle già citate attività della Azurix, si coniugavano
inoltre quelle di vari altri progetti, energetici e non, in corso di
attuazione o completati, dal Golfo del Messico (con Seagul) al Centramerica
(Trinidad e Tobago, con Bp-Amoco); dal Sudamerica (la sussidiaria
Transredes per i gasdotti interessanti Bolivia, Argentina e Brasile) agli
Emirati (progetto Dolphin, ora ritirato, con Total/Elf/Fina per condotte
dai campi di gas offshore del Qatar ad Abu Dhabi e Dubai); dall'Arabia
Saudita (con Exxon/Mobil e Occidental per prospezione e produzione di gas)
alla Palestina (giacimenti offshore di Gaza, con la compagnia elettrica
palestinese), al Bangladesh (centrale di Dahka); alla Cina (con Petro-China
per la condotta di gas Zhongxian-Hubei), alla Nigeria e all'Uzbekistan (con
Uzbek-neftegaz).
Alla fine del 2000, il gruppo impiegava nel complesso 20.600 dipendenti
(5.000 in Europa). Ai massicci licenziamenti già annunciati in tutte le
società del gruppo si sovrapporrà per i dipendenti statunitensi la rovina
delle proprie pensioni. In buona compagnia con i dipendenti di molte
società statunitensi maggiori, quelli della Enron avevano accettato infatti
che i loro fondi pensione a beneficio definito (401K), valutati poco tempo
fa a 2,1 miliardi di dollari, fossero in parte formati da azioni della
stessa società (alla fine circa il 60% del valore dei fondi). Il titolo si
trattava a 90,5 dollari nell'agosto 2000. Nell'agosto 2001, dopo le
dimissioni dell'amministratore delegato Jeffrey K. Skilling dopo sei mesi
di gestione, il titolo era però già sceso a 42 dollari, per poi precipitare
a circa 10 all'inizio di novembre e a qualche decina di centesimi di
dollaro alla fine. Ai lavoratori italiani che fossero tentati di andare su
questa strada consiglio di fare il calcolo di quanto possa rimanere del
fondo pensioni dei loro improvvidi colleghi.