ecoreati 10 arresti in romagna per fanghi in acque e terreni agricoli



da lanuovaecologia.it

giovedi 9 settembre 2004

ECOREATI
|Blitz dei Carabinieri in Emilia Romagna: 20 arresti

Fanghi in acque e terreni agricoli

Operavano nelle province di Forlì-Cesena, Rimini e Ravenna per gestire
illecitamente lo smaltimento dei rifiuti. Coinvolti imprenditori e
funzionari pubblici
I carabinieri del Reparto operativo di Forlì assieme ai colleghi del Nucleo
operativo ecologico di Bologna e del Gruppo tutela ambiente di Treviso hanno
eseguito venti ordinanze di custodia cautelare - 10 in carcere e altrettante
ai domiciliari - nell'ambito di un'inchiesta sullo smaltimento illegale di
rifiuti, molti dei quali illeciti, con altissimo pericolo per la salute e
inquinamento delle acque e dei terreni agricoli. Nell'operazione sono stati
impegnati circa 200 militari dell'Arma supportati da un velivolo del 13/o
Nucleo elicotteri di Forlì che stanno eseguendo anche una quarantina di
perquisizioni nelle province di Forlì-Cesena, Rimini e Ravenna. Nel blitz
sono coinvolti imprenditori e funzionari pubblici della Provincia e dell'Usl
di Forlì accusati, a vario titolo, di associazione per delinquere
finalizzata alla truffa e alla turbativa d'asta.

Nell'indagine, coordinata dalla Procura di Forlì, iniziata nel marzo 2003, è
emerso il coinvolgimento del dirigente del Servizio risorse idriche,
atmosferiche e smaltimento rifiuti della Provincia di Forlì-Cesena e di
titolari di varie aziende operanti nel settore ambientale. Sarebbe stato
inoltre accertato che i componenti di una ditta locale incaricata del
recupero e dello smaltimento dei rifiuti, in concorso con i funzionari
dell'Usl di Forlì avrebbero truffato per anni l'azienda sanitaria mediante
fatturazione di operazioni inesistenti, e attraverso la falsificazione di
documenti, avendo inoltre turbato la gara d'asta indetta nel 2000 per
l'aggiudicazione dell'appalto per lo smaltimento dei rifiuti. Avrebbero
inoltre ottenuto, con l'avallo di un dipendente Trenitalia Spa di Rimini,
notizie che sarebbero dovute rimanere segrete e utili all'aggiudicazione
della gara d'appalto del 2004; e infine avrebbero monopolizzato a Forlì,
assieme a un'altra ditta operante sempre nello stesso settore, il mercato
dello smaltimento rifiuti, aggiudicandosi in esclusiva appalti indetti da
aziende private e pubbliche amministrazioni.

L'attività investigativa dei carabinieri ha portato a scoprire che alcuni
dirigenti della Provincia del settore ambiente si sarebbero resi
responsabili di numerosi reati quali omissione di atti d'ufficio, abuso
d'ufficio, rivelazioni e utilizzazioni di segreti, favoreggiamento e falso
fino a spingersi, da parte di un dirigente, a quello più grave di
corruzione. In quest'ultimo caso la funzione del corruttore sarebbe stata
svolta da imprenditori che si rivolgevano agli uffici della Provincia di
Forlì-Cesena per ottenere autorizzazioni e informazioni. I militari
dell'Arma attraverso intercettazioni telefoniche e ambientali e con
l'ascolto di oltre 54.000 conversazioni, centinaia di servizi di
osservazione e controllo avrebbero inoltre scoperto che funzionari dell'Arpa
di Forlì, preposti a eseguire analisi e controlli per rispetto della legge
ambientale, avrebbero omesso di impedire, pur conoscendone la provenienza,
smaltimenti di fanghi pericolosi nei terreni agricoli. Inoltre dipendenti di
"Hera Forlì-Cesena" incaricati della gestione del locale depuratore e i
dirigenti di alcune ditte pur consapevoli di trattare fanghi di depurazione
contenenti sostanze pericolose, avrebbero smaltito i rifiuti nei terreni
agricoli per circa 4.000 tonnellate, causando il pericolo concreto e attuale
di inquinamento dei terreni, di contaminazione delle acque e delle
coltivazioni di vegetali destinati alla catena alimentare.

ECOREATI|
Dopo la maxi-operazione in Emilia Romagna

«I delitti contro l'ambiente nel Codice»

I tentacoli dei trafficanti di rifiuti abbracciano ormai l'intero paese, non
solo il Mezzogiorno. Il commento di Nunzio Cirino Groccia, responsabile
Ambiente e Legalità di Legambiente

«Questa operazione conferma, purtroppo, che i tentacoli dei trafficanti di
rifiuti abbracciano nella loro morsa l'intero paese, e non solo il
Mezzogiorno - dichiara Nunzio Cirino Groccia, responsabile per Legambiente
del settore Ambiente e Legalità - Quello scoperto dai Carabinieri è uno
scenario preoccupante, per i soggetti che coinvolge e per i rischi
ambientali connessi. Da quando è in vigore il 53 bis (aprile 2001, il primo
arresto in Umbria a febbraio 2002, ndr) sono state arrestate 186 persone,
594 quelle denunciate. In tutto sono 16 le regioni coinvolte, 28 le
inchieste condotte dalla magistratura, 18 le procure coinvolte. Ora -
conclude Cirino Groccia - il passaggio necessario per combattare l'
ecocriminalità è introdurre nel nostro Codice penale i delitti contro l'
ambiente».

ECOREATI|L'operazione "Sorgente pulita" della Guardia di finanza

Brescia, cianuro nelle falde acquifere

Tramite una conduttura mobile un'azienda di bottoni scaricava i propri
scarti di lavorazione. L'imprenditore è stato denunciato in stato di
libertà, risponderà di disastro ambientale

I velenosissimi scarti aziendali, invece di venire trattati dall'impianto a
circuito chiuso che era installato nella ditta di bottoni e fibbie, venivano
scaricati tutti nei campi: per questo un imprenditore di Trenzano (Brescia),
scoperto dalla Guardia di finanza di Brescia, dovrà ora rispondere, tra
l'altro, di disastro ambientale. L'operazione delle Fiamme Gialle,
denominata "Sorgente pulita", è stata spiegata oggi dal procuratore capo di
Brescia, Giancarlo Tarquini, dal comandante provinciale della Gdf,
colonnello Mario Orpello, e dal pm titolare dell'inchiesta, Paolo Guidi.

Nei campi, e quindi nelle falde acquifere, finivano rame, zinco, nichel e
anche cianuro, cioè tutto ciò che veniva scartato dalla lavorazione dei
metalli. Le indagini sono state particolarmente complesse poiché le
operazioni illegali di smaltimento, che pare si siano protratte per circa 10
anni, venivano completate nelle ore notturne. La Guardia di Finanza, dopo
una serie di appostamenti, si è accorta che la vasca, predisposta per la
raccolta dei rifiuti, durante la notte si svuotava senza un motivo
apparente. È stata così scoperta una conduttura mobile che, bene occultata
nel terreno, consentiva di scaricare i rifiuti liquidi velenosi.
L'imprenditore è stato denunciato in stato di libertà. La bonifica dei
terreni, sempre secondo quanto è stato spiegato oggi, si rivelerà
particolarmente onerosa e richiederà parecchio tempo.