"Droga, Agnoletto: «Se passasse la legge Fini Lapo Elka" nn rischierebbe il carcere»



Comunicato stampa di Vittorio Agnoletto

«SE PASSASSE LA LEGGE FINI ANCHE LAPO ELKANN RISCHIEREBBE IL CARCERE.
INFORMAZIONE, RIDUZIONE DEL DANNO E LOTTA ALLO SPACCIO LE STRATEGIE DA SEGUIRE»

Milano, 12 ottobre 2005 - «La legge Fini equipara assurdamente dieci canne
a mezzo grammo di cocaina, con meccanismi penali statici e la
reintroduzione della dose media. Ciò comporterebbe il rischio per Lapo
Elkann e tutti i consumatori di passare direttamente dall'ospedale al
carcere». Dopo i casi di Kate Moss, Paolo Calissano e Lapo Elkann le spinte
da parte di esponenti del centro destra ad un'ulteriore repressione e
penalizzazione dei consumatori non sono la strada giusta per aiutare le
vittime della droga, secondo Vittorio Agnoletto, medico, già presidente
della Lila.
«Anzitutto, le persone che assumono cocaina non sono tutte uguali, - spiega
l'europarlamentare - . Per questo occorrono risposte diverse, adatte alle
caratteristiche delle singole persone, così come accade in Europa. Parliamo
di chi ne fa un uso saltuario e di chi ne ha sviluppato una dipendenza,
consumatori disperati ma anche persone molto ricche e non è pensabile una
soluzione univoca. Potenziando i presidi ospedalieri ed associativi che ci
sono già sul territorio e depenalizzando il consumo potremo salvaguardare
la salute di chi usa cocaina».
Quindi, in primo luogo, non punire i consumatori.
«La sostanza è ormai diffusa in tutti gli strati della società. Il
consumatore base ha dai 14-18 anni ai 30-35 anni, è maschio, spesso ha una
rete sociale che funziona ed integra l'uso della sostanza nella sua vita»
continua il medico.
Per questo un consumatore di coca non percepisce se stesso come «"drogato",
nell'accezione comunemente intesa del termine. A queste persone più che
stigmatizzazioni servono informazioni salva vita, hanno bisogno di sapere
con cosa non devono mischiarla, di conoscere i rischi dell'attività
sessuale connessa all'uso di stupefacenti (disinibizione e conseguente
mancato uso del profilattico). Per tanto, in attesa che abbandonino l'uso
della sostanza, spesso non è la comunità la risposta più adatta al problema
di chi non si riconosce come "tossico". Per coloro che comunque
continueranno a farne uso, a poco servono le crociate ideologiche, molto
più importante è concentrare l'attenzione contro le grandi reti dello
spaccio. Infine, dobbiamo impedire che chiunque, nell'ambito degli addetti
ai lavori, come le comunità terapeutiche, possa diagnosticare la
tossicodipendenza, come prevede la proposta di Fini: la diagnosi deve
rimanere appannaggio dei Sert e degli enti pubblici».
Ecco allora, in sintesi, le priorità in materia di droghe secondo Agnoletto:
«1 potenziare l'efficacia e la sostenibilità delle attività di prevenzione
dell'uso di droghe e sensibilizzare ai rischi collegati con le droghe,
mediante la diffusione di informazioni affidabili e di elevata qualità tra
i giovani ed i gruppi bersaglio specifici;
2 migliorare la disponibilità di programmi di cura, comprensivi
dell'assistenza psico-sociale, come pure l'accesso ai medesimi;
3 migliorare la possibilità di interventi tesi a ridurre i danni, che
dovrebbero essere integrati nei mezzi di cura offerti a livello nazionale,
con particolare attenzione all'HIV/AIDS e ad altre infezioni a trasmissione
ematica e sessuale».

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