Da Syria



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Da Syria

Sabato a Roma si è tenuto un evento del quale, ancora una volta, quasi nessuno ha parlato.
Voci di grande rilievo sono intervenute alla presenza di uditori italiani per trattare di Siria.


Nelle parole del patriarca Gregorios III Laham una chiave per comprendere meglio la Siria.

«Spero che questa delegazione sia una voce nel deserto della disinformazione, dell’ipocrisia e della falsità che circonda una guerra senza volto». Intervenendo sabato pomeriggio ad un incontro promosso da Aiuto alla Chiesa che Soffre, Gregorios III Laham ha salutato così la delegazione del Sinodo dei Vescovi, che stando all’alto prelato dovrebbe raggiungere domani Damasco.

Il patriarca di Antiochia dei greco-melchiti ha apprezzato la scelta «internazionale» dei delegati - «che rappresentano il Vaticano e la sensibilità del Papa, ma anche la Chiesa universale» - e auspicato un effetto sulla difficile condizione del Paese. «La crisi in Siria è frutto della divisione interna del mondo arabo. Dobbiamo essere uniti e non l’uno contro altro. Abbiamo bisogno di riconciliazione».

L’esigenza di riconciliazione, ha precisato il patriarca greco-cattolico, non si limita al conflitto siriano e all’area mediorientale. «Anche l’Occidente e l’Oriente sono divisi, e questa divisione è alla base dei diciotto mesi di guerra che abbiamo vissuto e continuiamo a vivere. Russia e Cina, America e Qatar, queste violenze sono frutto di una volontà straniera, decisioni straniere, armi straniere».

La missione riconciliatrice della Chiesa è cruciale in Medio Oriente. «La nostra è una Chiesa incarnata nel mondo arabo a maggioranza musulmana e pertanto una Chiesa nell’Islam, con l’Islam e per l’Islam». I cristiani arabi sono appena 15milioni su una popolazione di 350milioni arabi. «Siamo un piccolo gregge, ma la nostra presenza è una salvezza per il mondo arabo». Ed è stato un cristiano ortodosso, Michel Aflak, a dar vita all’ideologia politica del partito di maggioranza Baath. «Noi cristiani non siamo servi del regime, abbiamo creato noi questo sistema politico e sociale così aperto. Il nostro è uno stato socialista, laico e credente. Meglio di tanti stati europei che non riconoscono le proprie radici cristiane».

Il Patriarca ha ricordato che la Siria è il meno povero dei Paesi arabi e quello con il più basso tasso di analfabetismo, «gli ospedali e l’insegnamento nelle scuole sono gratuiti, il commercio è libero, la donna pure, e partecipa alla vita politica, sociale, religiosa ed economica. Dal 2012, con la crisi, sono nati dodici partiti, abbiamo una nuova costituzione, un business bancario, l’economia è molto sviluppata. Quello siriano è uno stato socialista laico credente, migliore di molti stati europei che non vogliono riconoscere le loro radici cristiane. La Siria è un Paese in cui tutti sono uguali, musulmani, cristiani. È l’unico stato musulmano senza religione di stato, e il primo ministro è pure un cristiano».

Guardando alla situazione attuale, ha precisato: «La crisi della Siria è frutto della divisione del mondo arabo, che principalmente ha bisogno di riconciliazione. Noi siamo la Chiesa incarnata nel mondo arabo. Siamo la Chiesa degli arabi - ha proseguito - ed essendo questi a maggioranza musulmani, siamo di conseguenza la Chiesa dei musulmani. La Chiesa è nell’islam, con l’islam e per l’islam. Gran parte della cultura cristiana è musulmana e viceversa. Purtroppo la stampa dice che solo i cristiani hanno privilegi ma non è vero: tutti, senza discriminazioni, in Siria hanno pari diritti e doveri».

Alcuni Paesi mediorientali, come la Siria, possiedono un potenziale di democrazia insito nelle proprie storie e tradizioni, mentre in altri, come l’Arabia Saudita, la popolazione non è ancora matura. «In quanto a noi cristiani non siamo migliori degli altri. Noi abbiamo un’altra via, un’altra soluzione. E questa via è la riconciliazione».

«Il popolo siriano non vuole questa guerra» ha ribadito Madre Mariam Agnès de la Croix superiora del monastero di Qara e coordinatrice del gruppo di supporto del movimento Mussalaha (in arabo «riconciliazione»), movimento popolare interconfessionale e multietnico. «Il nostro è un patto nato dalla volontà di non trasformare in odio le nostre differenze – ha detto la religiosa - La violenza non è la soluzione ma parte del problema».

Infine padre Ibrahim Alsabagh, religioso damasceno della Custodia di Terra Santa, ha denunciato il continuo assottigliamento della comunità cristiana in Medio Oriente. «La nostra presenza è essenziale, perché senza di noi chi edificherà i ponti di pace? Ponti fra culture, religioni e perfino tra i diversi orientamenti islamici. Ma oggi questa nostra presenza è gravemente minacciata».