Re[2]: [pace] Per un'Europa democratica non statalista






On 07/06/2009 at 11.34 Nicola Vallinoto wrote:

>Concludo dicendo che chi si batte per la giustizia sociale, per la pace,
>per
>i diritti e per la democrazia e lo fa solo a livello nazionale ha perso in
>partenza.
>
>E' utopico pensare che tali problemi possano essere risolti a livello
>nazionale.




Caro Nicola,

son qui a ricordare a te ed ai Presenti tutti che c'è sempre la Questione Pubblica da affrontare PRIMA di dare slancio all'Europa. Non sia mai prendesse ora ulteriore slancio pure lo STATALISMO europeo, oltre quello domestico, per noi cittadini sarebbe finita e diverremo completi schiavi dei BUROCRATI, TECNOCRATI, STATALI. Libertà e felicità scomparirebbero del tutto e finirebbe di nuovo malamente.

Leggete questo illuminante intervento proveniente da altra Lista:



On 10/06/2009 at 14.56 Alessandro Samsa wrote:

...

>Ho avuto modo di osservare con i miei occhi la mutazione in negativo di
>conoscenti che, dopo essere entrati a lavorare nello stato, hanno subito
>un cambiamento del proprio modo di pensare, sentire e persino di essere a
>favore - si fa per dire - del conservatorismo, dell'inclinazione alla
>sottomissione (ma contemporaneamente anche al sopruso, perché questo è ciò
>che richiede lo stato ai propri servi nel doppio vincolo batesioniano che
>diabolicamente crea) e dell'ottusità mentale.
>Lo stato è infatti il più grande mostro che l'essere umano abbia mai
>ideato, sui cui meccanismi di riproduzione sono state svolti vari studi e
>molti altri potrebbero essere approntati, perché a ben vedere - non
>esistendo più i grandi regni familistici della modernità che portavano i
>governanti a rimanere attaccati al proprio potere per ragioni di mero
>opportunismo - è credo più corretto porre la questione in termini di
>servitù volontaria che non di perpetuazione del potere da parte di una
>casta, pure esistente e palese, che manterrebbe i propri privilegi (nel
>senso che questo è solo un aspetto della questione, non "la" questione
>come l'apparato mediatico-spettacolare tende a far credere). Cioè è la
>collettività che mantiene per proprio conto in vita il meccanismo di
>autodistruzione a prescindere dai propri interessi (l'individuazione delle
>cui ragioni porterebbe assai lontano).
>Tutto questo sta però pian piano venendo alla luce, e - turandosi il naso
>- ci si potrebbe anche addentrare in un'analisi di politica spicciola
>dicendo che uno dei motivi della crisi dei partiti di sinistra in Italia,
>da sempre principale bacino politico dei dipendenti statali, è che sta
>emergendo la lotta intra-sociale tra i dipendenti statali (paragonabili
>agli schiavi dell'antichità, insieme ai lavoratori dipendenti) e i non
>statali (gli individui semi-liberi).
>Lottiamo pertanto insieme per un mondo libertario (anche su tante altre
>questioni...)!

...

http://it.groups.yahoo.com/group/bastaguerra/message/8706


Più chiaro di così ...


Ed infatti proprio qui si gioca il nostro futuro: occorre riconoscere chi tra noi è uno statale e, zitto zitto, chiatto chiatto, meschinamente, fa finta di voler che il mondo avanzi, concedendo invece solo qualche misero contentino ai cittadini suoi sudditi in modo da confermarsi saldamente al potere, tacendo però su tutto ciò che realmente conta.

Avanti con l'autoidentificazione: chi è statale ma vuol davvero il bene del mondo si dichiari favorevole ad una periodica redistribuzione dei ruoli del Bene Comune, della Res Publica, dell'ancor oggi chiamata Pubblica Amministrazione, come in tanti onesti hanno già fatto. Quelli che rimarranno nascosti ed abbrancati al "loro" posto fisso vorrà dire che stanno in realtà tirando acqua al decrepito mulino dello Stato, che gli accorda indebiti privilegi. Presto li perderanno per sempre e da privilegiati diverranno paria.


Pacificamente, legalmente, civilmente, la Questione Pubblica va affrontata, denunciata e risolta.

Perché soltanto mandando in pensione stato e statali, i quali pur di non fare la cosa giusta tutto hanno confuso ed insozzato anche nel settore privato diffondendo ovunque infelicità, rabbia e sofferenza, e riorganizzando invece la società su rette ed equilibrate basi che sappiano far innamorare ed amoreggiare, letteralmente accoppiare con passione e fremere e gemere di piacere, collettività e beni comuni da una parte e proprietà privata e libertà individuali dall'altra, facendo sì che si completino ed arricchiscano vicendevolmente, ogni cosa potrà trovare il suo giusto posto.

Solo allora potremo pensare di realizzare una Europa degna di essere vissuta.


Caro Nicola, se davvero tieni alla giustizia sociale, ai diritti, alla democrazia, prendi pubblica posizione CONTRO l'ottocentesco STATALISMO. Perché il progresso può ripartire solo dalla caduta dello statalismo. Finché ci saranno statali ci sarà lo stato. Finché ci sarà lo stato non ci sarà democrazia. Finché non ci sarà democrazia la popolazione sarà sempre spadroneggiata da statali ed imprese.

Affermiamo la collettività al posto della statalità e non ci sarà più bisogno di una sola manifestazione di dissenso.

L'Europa attende una tua chiara presa di posizione in favore della democrazia.


Danilo D'Antonio
figlio di statali