sito jihad e appello



amici, collaboratori, sostenitori
il 7 luglio si avvicina, per jhiad è una data importante, quella che vedrà
l'udienza che dovrebbe decidere sul suo futuro.
su questo link:

http://www.dirittoalfuturo.info/

potete trovare maggiori informazioni sulla sua storia e l'appello che vi
invio.

scusate se lo avete già ricevuto da me o da altri, l'importanza della sua
diffusione spero giustifichi l'eventuale ripetizione.

grazie, marco pasquini


Con preghiera di diffusione:

Salviamo la vita di

JIHAD MOHAMMED ISSA

Jihad Mohammad Issa è un palestinese che il 15 giugno ha finito di
scontare una lunga pena detentiva nel nostro Paese. Ma dopo 21 anni di
detenzione, nel giorno della sua scarcerazione, invece di essere rimesso
in libertà, è stato rinchiuso nel Centro di Permanenza Temporanea di Ponte
Galeria (Roma) in attesa di espulsione verso un Paese che non ha, in
quanto privo di documenti.

Nato in Palestina (Dura, Hebron) nel 1962, Jihad ha trascorso la
giovinezza sotto l’occupazione militare israeliana. A una settimana dal
suo arrivo in Italia, nell’ottobre 1984, è stato condannato a 22 anni di
reclusione con l’accusa di attentato e di appartenenza ad un gruppo di
resistenza palestinese.

Aveva 22 anni e per due anni è stato tenuto in pieno isolamento. Durante i
primi 12 anni a Rebibbia ha appreso l’italiano e ha partecipato
attivamente all'apertura della prima scuola all’interno dell’istituto di
reclusione, dove ha conseguito un diploma di perito informatico. Dal 1996
ha ottenuto la semi-libertà con i benefici della legge Gozzini, che
prevede per i detenuti la possibilità di un lavoro esterno al carcere.

Dopo aver lavorato in una Casa famiglia per ragazzi portatori di handicap,
ha trovato una occupazione stabile come tecnico di computer e insegnante
di informatica presso la Cooperativa “Abaco”.

Dal 2004, per buona condotta, ha ottenuto l’affidamento sociale, essendone
stata riconosciuta la non-pericolosità sociale.

Jihad, dunque, da oltre sette anni ha una casa, degli amici, una compagna
con cui convive, si è iscritto all’Università, oltre ad aver stabilito
ottimi rapporti con i propri datori di lavoro e con gli studenti dei suoi
corsi. Tutto ciò testimonia il suo ottimo livello di inserimento nella
nostra società e nel nostro Paese.

Ma per Jihad non è affatto finita: la libertà pagata con 21 anni di vita
allo Stato italiano e dallo stesso Stato legalmente riconosciuta, nella
realtà dei fatti, gli viene nuovamente negata, per l’assurdità di una
legge che costringe migliaia di persone ad una detenzione di fatto nei CPT
pur non avendo commesso alcun reato specifico.

Il 20 giugno il giudice di pace ha deciso la sospensione dell’espulsione
in attesa del pronunciamento del tribunale di sorveglianza, previsto per
il prossimo 7 luglio, ma ha confermato il trattenimento  nel CPT romano di
Ponte Galeria.

Jihad rischia ancora di essere espulso: ma dove?
Jihad è privo di qualsiasi documento.

Il governo giordano gli ha negato la cittadinanza dopo che il passaporto
giordano con cui è entrato in Italia è scaduto ormai da anni.

La sua presunta passata appartenenza a un’organizzazione dichiarata fuori
legge da Israele e da numerosi Paesi arabi interromperebbe il suo percorso
di ricostruzione di una vita civile, ma soprattutto metterebbe a rischio
l’incolumità della sua persona, in qualsiasi Stato mediorientale.

Per questo motivo l’avvocato di Jihad, Maria Luisa D’Addabbo, presenterà
la richiesta di asilo politico e verrà inviato un ricorso alla corte
europea per i diritti umani di Strasburgo.

Jihad ha ampiamente pagato qualsiasi presunto debito con lo Stato
Italiano, ora deve poter riprendere la sua vita di persona libera,
lavorare e vivere nella sua abitazione insieme alla sua compagna.

 Chiediamo:
- la restituzione della piena libertà per Jihad Mohammad Issa subito;
- l’immediato rilascio dal CPT di Ponte Galeria di Jihad Issa;
- l’annullamento della sua espulsione;
- la concessione dei documenti di riconoscimento, perché possa avere
accesso ai suoi diritti di cittadinanza.

Per info, contatti e adesioni:
dirittoalfuturo at libero.it   06 57 30 51 32/29 33
Studio Legale studiolegaledaddabbo at virgilio.it