Il rapporto europeo sull'antisemitismo



Il rapporto europeo sull'antisemitismo
Sull'Italia allarmi strumentali e molte omissioni

Sta finalmente circolando, opportunamente tradotto anche in italiano, il
famoso "Rapporto sull'antisemitismo in Europa", commissionato dalla
Commissione Europea al Cospes e che ha alimentato un tormentone sul fatto
che fosse stato insabbiato perché troppo "imbarazzante".

Il capitolo relativo all'Italia è curato da due ricercatori - Alberto
Cavajon e Marcella Filippa - dalle cui conclusioni il Cospes prende le
distanze affermando che il contenuto è da ritenersi responsabilità dei due
ricercatori e non del centro a cui è stato commissionato.

Scorrendo le pagine e le notizie che dovrebbero documentare "lo stato
dell'antisemitismo in Italia", colpiscono tre fattori:

a) la scarsità di episodi significativi ascrivibili all'antisemitismo,

b) la confusione (voluta e strumentale) tra manifestazioni di contestazione
della politica israeliana verso i palestinesi con l'antisemitismo;

c) l'omissione di episodi di violenza commessi dai gruppi oltranzisti
filo-israeliani in Italia ai danni di esponenti politici impegnati nella
solidarietà con il popolo palestinese.

Anche nei momenti di massima tensione internazionale (marzo-aprile 2002)
che hanno visto Israele al centro di dichiarazioni e manifestazioni di
protesta per l'escalation avviata contro l'ANP e i palestinesi dei
Territori Occupati, i due ricercatori non sono riusciti a trovare episodi
di rilievo (per numero o gravità) che documentino una attività in Italia
caratterizzata dall'antisemitismo. Poche scritte, qualche striscione allo
stadio e nulla più.

Il paradosso si raggiunge quando si commenta la manifestazione organizzata
dalla Comunità Ebraica di Roma sotto la direzione nazionale del PRC in via
del Policlinico. I due ricercatori (e giustamente non possono farlo) non
esprimono opinioni sulla liceità di quella dimostrazione. Ma segnalano che
"le auto di passaggio hanno reagito all'imbottigliamento del traffico
gridando degli slogan antisemiti ai manifestanti". I due ricercatori
omettono di dire che i manifestanti hanno aggredito alcuni passanti a piedi
e sul motorino che indossavano la kefiah e addirittura una agente di
polizia in borghese che scattava le fotografie. Particolare curioso. In
questi giorni sono finiti in carcere due manifestanti accusati di aver
picchiato un agente di polizia in borghese durante la recente
manifestazione del 4 ottobre a Roma contro il vertice europeo, ma nessuno
dei manifestanti che picchiò l'agente in borghese il 2 aprile del 2002
sotto la sede del PRC…è finito in carcere. Due pesi e due misure? Impunità?

I due ricercatori fanno lo screening del materiale politico, della
coreografia e dell'abbigliamento dei partecipanti al Congresso nazionale
del PRC. Un libro con la prefazione di Sandro Pertini, la foto drammatico
del bambino palestinese ucciso insieme al padre dai militari israeliani e
le kefiah…diventano segnali di antisemitismo.

Nello stesso contesto viene segnalata la presenza di manifestanti con la
kefiah durante la manifestazione nazionale della CGIL del 16 marzo o in uno
sciopero a Torino il 16 aprile.

Infine viene ripresentato il tormentone della manifestazione a Roma del 6
aprile, in cui 1 (uno) solo manifestante su 40.000 ha sfilato con il
passamontagna ed una benda sulla fronte, diventando - nell'immaginario
collettivo e nel circo mass mediatico manipolato - "la manifestazione
aperta dai kamikaze"

Infine si segnala che le manifestazioni del 25 aprile a Milano e a Roma
sono state caratterizzate da posizioni filopalestinesi e anti-israeliane in
cui "nell'anniversario della liberazione dell'Italia dal nazismo venivano
esibiti cartelloni filoplestinesi, nei quali si leggeva ad esempio
assassino, Sharon nazista, Intifada fino alla vittoria".

Infine si segnala una vignetta di Forattini, vignetta di pessimo gusto di
un vignettista di pessimo gusto assunto da un quotidiano tra i più
filo-israeliani come "La Stampa".

Omissioni Mancano ovviamente dal rapporto le aggressioni subite dai
manifestanti solidali con la Palestina il 9 marzo 2002 al termine della
manifestazione, l'aggressione a Luisa Morgantini all'uscita degli studi
televisivi di Sciuscià, l'aggressione subita da Vittorio Agnoletto, la
devastazione della mostra dei Medici Senza Frontiere a Roma. Non era
compito di questo rapporto segnalarle. Sarebbe però compito dei
responsabili della Comunità Ebraica prenderne le distanze (cosa mai fatta)
e - in linea teorica - compito della polizia e della magistratura indagare
su questi episodi e i loro responsabili. Verso altri episodi simili…c'è
stata molta più "solerzia".



Conclusioni Per lanciare l'allarme antisemitismo in Italia è un troppo
poco. Per sottolineare la strumentalità del rapporto tra questi allarmi e
la copertura/complicità con il governo Sharon e la politica di oppressione
coloniale e di apartheid di Israele verso la popolazione palestinese, ce
n'è più che abbastanza. Gridare al lupo sull'antisemitismo in Italia senza
alcuna necessità documentata e documentabile si sta trasformando in un
pericoloso boomerang per la convivenza democratica nel nostro paese ed in
una operazione di copertura della politica israeliana ritenuta
inaccettabile dalla stragrande maggioranza della comunità internazionale e
di conseguenza anche dalla maggioranza della popolazione italiana.
Alimentare strumentalmente l'allarme antisemitismo rischia di non essere
più credibile né accettabile. E' tempo che la parte migliore e più avanzata
della Comunità Ebraica in Italia si faccia avanti.


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Sito: http://www.forumpalestina.org