R: R: Azione di pace in Congo



Cara Mariagrazia,
sono d'accordissimo che tutti servono. Io ho fatto le mie esperienze e
certamente non intendo impedire o sconsigliare gli altri a farne all'infinito.
Ma credo che per fare reali passi avanti occorre far tesoro dell'esperienza
passata. Non credo sia necessario o ineluttabile che ciascuno debba ripartire da
zero e rifare le esperienze e gli errori di chi lo ha preceduto. Si dice
che la storia è maestra di vita. Io ci credo, ma non che lo sia di per sè, lo
è solo se siamo noi a trarne insegnamento.
Se veramente siamo preoccupati di ottenere reali e duraturi cambiamenti,
dobbiamo anche pesare i risultati delle nostre azioni e confrontarli con i mezzi
impiegati, con le risorse in termini di persone e di quali e quanti mezzi
materiali.

> Permettimi pero' di dissentire sul fatto che chi e' andato in Congo o altrove
non
> avrebbe chiamato a raccolta la "moltitudine": abbiamo cercato il
coinvolgimento di
> tutti, non solo per partire, ma proprio per fare un'azione di pressione sulle
> istituzioni e di presa di cosicenza anche qui in Europa.
> Sono reduce da questo viaggio in Congo e posso assicurarti che non c'e'
raccolta
> firme e protesta in piazza che possa uguagliuare l'incontro occhi negli occhi
e mani
> nelle mani con chi lotta come noi dall'altra parte del mondo.

Certo che avete cercato di farlo, ma purtroppo i risultati sono quelli che sono.
Non voglio sminuire, per carità, il lavoro, la fatica di tante persone, anzi,
proprio perché vorrei che non fosse fatica sprecata, proprio perché (anche) mi
piange il cuore pensare alla disillusione e allo sconforto che grava sui loro
"dopo".(Vorrei sapere in proposito cosa pensano oggi tutti gli ex delle
varie iniziative - Comiso, Sarajevo, Mir-Sada ecc. - , non solo i pochi
che perseverano).
Di quanto cambierà l'atteggiamento del governo italiano nei confronti
dell'Africa o del  Congo dopo il vostro viaggio? Cosa farà concretamente il
sottosegretario Rino Ferri nei prossimi mesi, oltre che usare la vicenda in
campagna elettorale, e soprattutto cosa farà il suo successore subito dopo?
Dopo il ritorno dei seicento da Sarajevo e dei 1200 dalla Bosnia c'è stato il
Kossovo ed ora c'è la Macedonia: e allora?
E allora è evidente che i governi non si lasciano influenzare da poche persone,
per quanto si agitino. Loro guardano alle azioni e ai numeri che possono
incidere sul consenso (il voto) che sorregge le loro poltrone e nient'altro.
O noi troviamo un modo serio per mettere in discussione il loro
potere o non serviranno a nulla il lavoro e il sacrificio di tanti volonterosi,
viaggiatori o sedentari che siano.
Leggo con soddisfazione e compiacimento dei risultati della campagna contro la
Monsanto, a cui naturalmente ho dato la mia adesione. Sono contento ovviamente
per i keniani (o kenioti?) anzitutto e anche per Alex Zanotelli, Francuccio
Gesualdi e quant'altri hanno lavorato sodo per questo risultato. Ma non mi
illudo che siano risultati acquisiti per sempre; temo anzi che presto vedremo
iniziative della Monsanto per isolare la vicenda, perché non si estenda ad altri
paesi e situazioni, magari fingendo di cedere ad altri l'impresa locale o in
chissà quali altri modi. E nel frattempo bisognerebbe poter fare lo stesso in
mille e mille altre situazioni.
Insomma, quel che cerco di dire è che non possiamo illuderci che bastino le
manifestazioni, per quanto eclatanti, di pochi (pochi nel senso del reale peso
politico) per determinare un cambiamento reale.
Gli interessi in gioco e i poteri in campo sono troppo grandi e contro di loro
l'unica possibilità è che a muoversi, in modo esplicito e non sporadico, siano
anche le tantissime persone che pensano necessario e possibile un mondo diverso.
E' necessario che i sudditi diventino cittadini e non per interposta persona; il
primo gesto, l'azione primaria, che è l'espressione della propria volontà e
l'adesione ad un patto sociale di cittadinanza qualunque esso sia , non può
essere delegato a nessuno, gruppo di volonterosi, partito o leader politico o
papa che sia.
Personalmente ne ho fatte di cose e continuerò a farle (se vuoi la lista ti
accontento, ma preferisco non rischiare l'autocompiacimento), il massimo per
quest'anno sarà probabilmente essere a Genova almeno dal 19 al 22 luglio ma
credo che sono moltissimi quelli che non possono farlo.
Moltissimi invece possono sottoscrivere e rinnovare ogni anno (non più di
mezz'ora e meno di 5000 lire di spesa) il Patto (quello che propongo io o un
altro o meglio quello che insieme andremo a riformulare cammin facendo). Non
sarà, in senso fisico, come guardare negli occhi e stringere le mani di quanti
lottano come noi dall'altra parte del mondo, ma lo sarà in un senso forse
perfino più vero e profondo, proprio perché dovrà superare il limite della
fisicità e dell'emotività, e soprattutto più efficace perché potrà coinvolgere e
dare voce ad una grande moltitudine.
Certo, se fosse possibile muoverci fisicamente in milioni di persone sarebbe
bello e soprattutto il gioco sarebbe presto fatto, ma quanti potranno, a quanti
possiamo proporre di andare di persona, quando è sempre più difficile portare
qualcuno in piazza anche qui da noi ?
E in quanti altri posti del mondo sarebbe necessario andare per "guardare gli
occhi negli occhi e mani nelle mani" ?  Impossibile e improponibile.
Quando invece, almeno per cominciare, milioni di persone potrebbero alzare la
voce semplicemente mandando un messaggio scritto (il Patto) e non una-tantum per
uno degli infiniti casi (sono anche socio di Amnesty International da 15 anni e
sono molte centinaia gli appelli che ho firmato e spedito e continuerò a farlo
non solo per Amnesty) ma ogni anno, affermando una volontà e un impegno e,
importantissimo, vincolando esplicitamente il proprio consenso politico (il
voto) ad un reale cambiamento di rotta.
Forse non sarà personalmente gratificante come stringere mani e cogliere
sorrisi, ma oggi questo è necessario e questo è possibile.
Almeno da Einstein (qualche solerte studioso troverà certamente riferimenti
precedenti) ci è stato detto e
ci viene continuamente ripetuto:

Albert Einstein (da "Mein Weltbild"--->"The world as I see it"--->"Come io vedo
il mondo" trad.R.Valori-Newton C.) : "... i governanti non potranno realizzare
questo scopo importante (il regolamento pacifico delle controversie
internazionali) senza l'appoggio energico della maggioranza della popolazione."

Aldo Capitini a suo tempo affermava che "la pace non sarà il frutto di un gruppo
di volonterosi, ma camminerà sulle spalle di una moltitudine"

Raniero La Valle ("Un anno dal Golfo...azioni unite di resistenza e pace"-
Avvenimenti 12-02-1992): "La violazione del diritto alla pace - si è visto dopo
il Golfo - prepara la violazione di altri diritti. Ecco perché debbono scendere
in campo i cittadini."

 Staffan De Mistura, rappresentante dell'Onu a Roma, a fine 1998:
"i diritti umani sono sanciti da quando, 50 anni fa, fu varata la Dichiarazione
universale, ma la realtà insegna che per farli applicare occorre un movimento di
opinione che "alzi la voce" ;

Bruce Rich (su Carta- almanacco - Luglio 2000) , direttore di una delle maggiori
associazioni ambientaliste degli Stati Uniti, tra l'altro dice che "...noi delle
Ong abbiamo seguito il gruppo di lavoro Ocse per almeno tre anni senza che
venisse mai pubblicato un solo documento o che esponenti della società civile
fossero ammessi agli incontri ufficiali. ...... Solo la pressione dei singoli
cittadini di ogni parte del mondo ... ha generato qualche apertura."

Walter Veltroni ("Forse Dio è malato" - Rizzoli 2000) :
"i governi occidentali sono lenti anche perché le opinioni pubbliche non
spingono"

Aldo Forbice (conduttore di "Zapping" GrRai, sulla pena di morte , Liberetà -
ottobre 2000): "siamo convinti che solo i cittadini potranno riuscire a
rimuovere l'indifferenza, a esercitare una forte pressione sui governi, sui
potenti del mondo"

Amnesty International (Campagna 2000/2001 "Non sopportiamo la tortura") : "Per
fermare la tortura è indispensabile soprattutto una spinta "dal basso" ...

Luisa Morgantini (Europarlamentare) /Alessandro Rossi (AssoPace) ("Euroesercito
poco sicuro" il manifesto - 1-12-2000):
" I grandi assenti sono purtroppo i cittadini e i movimenti per la pace. "

Joseph Halevi ("Argentina ma non solo - Col consenso di Washington" il
manifesto - 22-12-2000): "Veri e propri organismi di devastazione mondiale il
Fondo (FMI), la Banca (Mondiale) e il Tesoro di Washington possono venire
bloccati solo con un movimento di massa. .... nella sinistra partitica europea è
inutile sperare."

Pietro Ingrao (da un dialogo con Gabriele De Rosa su "La guerra può essere
giusta?" a Rai-Educational - 2000): "Riusciamo ora, invece, a trovare una via
per la pace? Questo è il punto che bisogna affrontare. E questo richiede nuove
alleanze tra popolazioni e governanti? Sì. Richiede una capacità delle
popolazioni di far sentire la loro volontà di pace e qualche volta, persino di
imporla ai governanti ... Credo che bisogna tornare a una battaglia per la pace,
a ripronunciare questa parola: disarmo."

Francesco Alberoni ("Avere energia pulita...,basta volerlo"-Corsera 15-01-2001):
"Le strade dunque esistono. Ma per percorrerle occorre essere coscienti del
problema, e uno sforzo titanico, scientifico ed economico, possibile solo se si
mobilita l'opinione pubblica di tutto il mondo. Occorre fede e coraggio. Poi i
politici, i governi, le industrie seguiranno."

Ignacio Ramonet ("Porto Alegre" Le Monde diplomatique/il manifesto - gennaio
2001): "Da anni ci sentiamo ripetere che, contrariamente a quanto affermavano le
utopie socialiste, solo il capitale e il mercato - e non la gente - possono fare
la storia e la felicità degli uomini. A Porto Alegre, alcuni nuovi sognatori di
assoluto ricorderanno che di globale non c'è solo l'economia: sono di portata
mondiale anche i problemi dell'ambiente, la crisi delle disuguaglianze sociali,
la preoccupazione per i diritti umani. E devono essere i cittadini del pianeta a
prenderle in mano."

Monique Chemillier-Gendreau ("Valori universali" Le Monde diplomatique/il
manifesto - gennaio 2001): "Si tratta quindi di un problema che dovranno
affrontare le prossime generazioni, quando tutti capiranno che i progressi
interni e quelli delle relazioni internazionali vanno di pari passo e che il
dirittto è, in entrambi i casi, uno strumento la cui attuazione non può essere
lasciata al caso. Intanto, aumentano le disuguaglianze, a meno che non si
attivino i popoli, prima dei governi."

Oliviero Diliberto ("L'Iraq e lo scudo di Bush" il manifesto - 18-02-2001):
Attorno alla questione dello scudo si deve far crescere una mobilitazione. Il
Partito dei Comunisti Italiani ha preso alcune iniziative .Quello che manca però
è il popolo della pace. . lottare per la pace significa difendere il nostro
futuro e l'indipendenza dei nostri popoli.

Tonino Perna ("I Balcani dimenticati"- Altreconomia gennaio 2001): "La società
civile è stata ignorata.Le promesse del novembre '95 sono scomparse. Dobbiamo
invertire la rotta. Proprio la società civile italiana . deve battersi per
rovesciare questa situazione."

Sicuramente molti altri l'hanno detto e ripetuto e se me li segnalate ne
facciamo una raccolta più completa e più varia, anche se a me bastano e
avanzano.

Sono stato due anni in Bolivia (trent'anni fa) e forse puoi immaginare quanta
sia l'immutata nostalgia dei miei campesinos. Purtroppo tutte le informazioni e
notizie mi dicono che loro, quelli che sono ancora vivi e i loro figli e nipoti,
non stanno affatto meglio, nonostante la almeno trentennale opera di volontari e
quant'altri.
Ora io vorrei che cercassimo modi efficaci di aiutarli veramente, ma per far
questo so di dovermi preoccupare di tutti gli ultimi, perché il meccanismo
infernale che li costringe nell'emarginazione e nella sofferenza è lo stesso per
tutti, e quindi devo mettere
da parte le nostalgie personali, perché se tornassi in Bolivia so che lì mi
lascerei coinvolgere da quelle persone e da quella situazione contingente. Forse
riuscirei a vivere e morire soddisfatto di qualche piccolo risultato
circoscritto e provvisorio, o più probabilmente non sopporteri la mia stessa
impotenza a dare risposte solide e durature.
D'altra parte tantissimi, almeno da trent'anni a questa parte, ci hanno ripetuto
che per cambiare là dobbiamo cambiare qui e qualcuno ci ha anche spiegato che i
cambiamenti devono partire dalle persone, cioè da noi, ma devono anche investire
le strutture, le istituzioni e i centri di potere, proprio per piegarle e poi
mantenerle al servizio delle persone, di tutte le persone e non solo di pochi.

> La tecnologia, aerei compresi, non va denigrata, se ci permette di sentirci
vicini e
> far sentire di piu' la nostra voce.

Non sto denigrando la tecnologia, sto semplicemente ricordando che i costi
economici e ambientali, anche quelli sostenuti per andare a Seattle come a
Butembo, in qualche modo finiscono per gravare in parte anche su quegli ultimi
che vogliamo aiutare. Non si tratta di condannarci al silenzio o
all'immobilismo; si tratta di mettere sul piatto della bilancia anche questo
elemento; poi ognuno farà in coscienza le proprie scelte.

> La moltitudine qualcuno deve pure iniziare a crearla in qualche maniera! Ogni
> persona tornata da Butembo e' sicuramente diversa da com'era quando e'
partita.
>

E io spero che almeno loro comincino a sottoscrivere il Patto, come ha fatto
Alex da Korogocho.

:-))

Ti abbraccio,

Gianni.