[Nonviolenza] Telegrammi. 4035



TELEGRAMMI DELLA NONVIOLENZA IN CAMMINO
Numero 4035 del 6 marzo 2021
Telegrammi quotidiani della nonviolenza in cammino proposti dal "Centro di ricerca per la pace, i diritti umani e la difesa della biosfera" di Viterbo a tutte le persone amiche della nonviolenza (anno XXII)
Direttore responsabile: Peppe Sini. Redazione: strada S. Barbara 9/E, 01100 Viterbo, tel. 0761353532, e-mail: centropacevt at gmail.com, sito: https://lists.peacelink.it/nonviolenza/
 
Sommario di questo numero:
1. Verso l'otto marzo
2. Alcuni riferimenti utili
3. Nunzio Ruggiero: Fausta Cialente
4. Segnalazioni librarie
5. La "Carta" del Movimento Nonviolento
6. Per saperne di piu'
 
1. INIZIATIVE. VERSO L'OTTO MARZO
 
Per l'otto marzo, Giornata internazionale di lotta delle donne per la liberazione dell'umanita' dalla violenza maschilista, ovunque possibile si promuovano iniziative di riflessione e di azione.
 
2. PER SAPERE E PER AGIRE. ALCUNI RIFERIMENTI UTILI
 
Segnaliamo il sito della "Casa delle donne" di Milano: www.casadonnemilano.it
Segnaliamo il sito della "Casa internazionale delle donne" di Roma: www.casainternazionaledelledonne.org
Segnaliamo il sito delle "Donne in rete contro la violenza": www.direcontrolaviolenza.it
Segnaliamo il sito de "Il paese delle donne on line": www.womenews.net
Segnaliamo il sito della "Libreria delle donne di Milano": www.libreriadelledonne.it
Segnaliamo il sito della "Libera universita' delle donne" di Milano: www.universitadelledonne.it
Segnaliamo il sito di "Noi donne": www.noidonne.org
Segnaliamo il sito di "Non una di meno": www.nonunadimeno.wordpress.com
 
3. MAESTRE. NUNZIO RUGGIERO: FAUSTA CIALENTE
[Dal Dizionario biografico degli italiani (2017), nel sito www.treccani.it]
 
Fausta Cialente nacque il 29 novembre 1898, nel quartiere storico di Stampace a Cagliari, dove suo padre Alfredo, un abruzzese di trentaquattro anni, ufficiale di carriera del regio esercito, aveva condotto la famiglia da Treviglio (dove l'anno avanti era nato il primogenito Renato). La madre era Elsa Wieselberger, triestina, che per il matrimonio aveva rinunciato a una promettente carriera di soprano, avviata sotto la guida del padre, stimatissimo musicista e membro autorevole dell'elite cittadina.
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Infanzia e adolescenza
Fausta visse l'infanzia e l'adolescenza in un ambiente fortemente turbato dal carattere tirannico del padre e dai trasferimenti continui presso i distretti militari in cui questi si trovava a prestare servizio: Osoppo, Cuorgne', Jesi, Senigallia, Ancona, Padova, Bologna, Milano, Roma, Teramo, Firenze, Genova. Tuttavia, nonostante l'irregolarita' della formazione scolastica, la giovane rivelo' ben presto una spiccata inclinazione letteraria: dapprima appassionandosi ai racconti d'avventura (Salgari, Verne, Kipling, Dickens, Vamba), quindi attraverso le letture "proibite" dei romanzi della madre (Pitigrilli, Zola, Maupassant, d'Annunzio), e quelle dei drammi di Shakespeare, conosciuti attraverso le performances domestiche del fratello, destinato a diventare uno fra i piu' grandi attori del suo tempo.
Gli unici periodi di autentica spensieratezza familiare furono quelli vissuti a Trieste, nella villa del nonno materno Gustavo, immersa nella quiete della campagna costiera di via dell'Istria e affacciata sull'ampio orizzonte dell'Adriatico. Della famiglia materna, di origini viennesi e sentimenti irredentisti, Fausta coltivo' a lungo la memoria rievocando l'atmosfera scintillante dei concerti della Societa' filarmonica, che si tenevano nella grande casa di piazza Ponterosso. L'euforia delle feste cui partecipavano la madre e le zie (in compagnia, tra gli altri giovani dell'alta societa', di Ettore Schmitz), e l'amara disillusione che segui' nel primo dopoguerra con il crollo dell'Impero asburgico, furono narrate nella vasta tela autobiografica de Le quattro ragazze Wieselberger (Milano 1976), in cui Trieste e' sentita come patria elettiva, per la tormentata identita' di frontiera che ben rappresenta la sua condizione di intellettuale nomade e cosmopolita.
A partire dal 1908, la rivelazione del talento di Renato, con l'assorbimento crescente negli studi e nelle recite teatrali, indusse il suo progressivo distacco dalla sorella; mentre l'abbandono della carriera militare del padre, per velleita' commerciali mai realizzate, comporto' il trasloco dei Cialente a Milano (dapprima in via Saffi, poi in via Dante), in cui la madre dava lezioni di canto per fronteggiare le precarie condizioni della famiglia. Al soggiorno a Roma, per seguire l'avvio della carriera del fratello, segui' il trasferimento a Firenze, dove Fausta si lego' a Myrrhine, una ragazza francese con la quale condivideva l'interesse per il cinema (ebbe modo di vedere, tra l’altro, l'Assunta Spina, 1915, di Francesca Bertini), nei mesi che precedettero l'intervento dell'Italia. Trascorse in solitudine gli anni della guerra, nei modesti appartamenti di Genova (prima in corso Mentana e poi in via Felice Romani) dove, nell'impossibilita' di riprendere gli studi regolari interrotti a Milano, si dedico' all'apprendimento dell'inglese "seguendo il corso e il metodo del vecchio professor Lysle" (Le quattro ragazze Wieselberger, cit., pp. 170 s.).
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Il trasferimento in Egitto e le prime prove narrative
La svolta avvenne nell'estate del 1920, quando conobbe il non piu' giovane, ma colto e benestante Enrico Terni (1876-1960), vicedirettore della filiale del Banco di Roma ad Alessandria d'Egitto e reduce da una separazione recente, il quale si trovava a trascorrere le vacanze in Italia. Esponente di una ricca famiglia ebrea di origine italiana stabilitasi ad Alessandria sin dal primo Ottocento, Enrico era anche musicologo, musicista, compositore, nonche' vicepresidente della Societe' des concerts d'Egypte. Le nozze si celebrarono il 21 maggio 1921 a Fiume, allora citta'-stato non soggetta ai vincoli della legislazione italiana sul matrimonio, cui segui' il trasferimento in Egitto e l'accoglienza nella popolosa colonia di Alessandria, "nel gran crocicchio ch'era a quel tempo il Medio Oriente" (ibid., p. 208). L'ingresso della giovane sposa nel menage familiare di casa Terni, "nelle ville che abitavamo nei quartieri residenziali lungo il mare" a Ramleh (al numero 5 di Rue Station Rushdy-Pacha) e di Bulkeley (in Rue Arthur Rowlatt, 22), fu agevolato dal rapporto cordiale con la suocera e i figli di primo letto di lui (ibid., p. 211). Col tempo, a mano a mano che Fausta scopriva le misere condizioni della popolazione contadina, imparando a conoscere l'umanita' semplice del fellah, fini' col biasimare la diffidenza dei Terni verso la plebe egiziana, spia del levantinismo razzista comune all'alta borghesia alessandrina, che denuncio' nei romanzi del dopoguerra.
Intanto, dopo la nascita della prima e unica figlia Lionella (detta Lili) il 10 giugno 1923, i coniugi continuarono a trascorrere lunghi soggiorni in patria che proseguirono con regolarita' in tutto il periodo di vita egiziana – "in Italia andavamo quasi ogni estate, durante i mesi in cui la bambina era in vacanza" – quando Fausta tornava a rivedere i familiari e tentava di tenersi in contatto con il mondo letterario (ibid., p. 207). In questi primi anni di vita ad Alessandria, oltre alla passione per la musica, che rappresento' un legame simbolico tra la famiglia d'origine e quella nuova, furono soprattutto le appassionanti letture nella biblioteca di Enrico a incidere sulla sua formazione di scrittrice europea: "Nella casa di mio marito avevo trovato un'assai ricca biblioteca e mi ci ero gettata dentro con l'entusiasmo della mia eta'" (ibid., p. 208): qui, oltre a periodici come La Nouvelle Revue française di Jacques Riviere e Jean Paulhan, Europe di Romain Rolland, la Revue musicale di Henry Prunieres, pote' dedicarsi alla lettura di Andre' Gide, Roger Martin du Gard, Alain-Fournier, Raymond Radiguet, Marcel Proust, Franz Kafka, Thomas Mann, Joseph Conrad, Katherine Mansfield, Virginia Woolf, James Joyce.
Nel dicembre 1927 condusse a termine il suo primo romanzo Natalia, "frutto tardivo dei miei lontani ricordi della vecchia provincia italiana" (ibid., p. 214), insignito del premio dei Dieci per interessamento di Massimo Bontempelli che ne promosse la pubblicazione presso l'editrice Sapientia di Roma. Tra i critici che lodarono la prova d'esordio,  Giovanni Titta Rosa (v. L'Italia letteraria, 16 febbraio 1930, p. 1) riconosceva nel tono dell'incipit il gesto della scrittrice di rango e individuava nell'ambiguita' psicologica e morale della protagonista il basso continuo del racconto. Nello stesso anno e sullo stesso periodico, diretto allora da Giambattista Angioletti e Curzio Malaparte, apparve il racconto lungo Marianna che nel 1932 consegui' il premio Galante Bompiani, "ch'era cosi' chiamato perche' veniva concesso solamente alle scrittrici" (F. Cialente, Interno con figure, 1976, p. X). Da tale riconoscimento sperava di ottenere visibilita' nell'asfittico panorama editoriale dell'Italia fascista, soprattutto dopo il caso-Natalia: il romanzo, infatti, esaurite le tremila copie della prima tiratura, era incappato nella censura del regime che imponeva la revisione di due passi – l'uno per oltraggio al pudore (la scena di lesbismo tra Natalia e Silvia) e l'altro per oltraggio alla patria (la svalutazione di Caporetto) – cui la scrittrice si oppose rinunciando alla ristampa. Circolo' invece Natalie, la versione francese procurata da Henri Marchand ed edita dalla Nouvelle Librairie Française nel 1932, preceduta dagli annunci della stampa d'Oltralpe sull'"etude vraiment attentive et penetrante de la jeune fille italienne 'd'apres guerre'", e recensita entusiasticamente da Yves Gandon che l'accosto' a Le grand Meaulnes di Alain-Fournier (Les Nouvelles litteraires, artistiques et scientifiques, 17 settembre 1932, p. 3).
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La carriera letteraria e il sodalizio con Sibilla Aleramo
Il 1930 fu un anno importante per la sua carriera letteraria poiche' scrisse allora il suo primo romanzo di ambientazione egiziana, Cortile a Cleopatra, terminato il 27 aprile 1931 e proposto a Mondadori che lo rifiuto'' nonostante l'intervento del direttore della Comit Raffaele Mattioli, sollecitato dal parere autorevole del giornalista e consulente editoriale Pio Schinetti (cfr. E. Decleva, Arnoldo Mondadori, Milano 2007, p. 162). La pubblicazione dell'opera non fu possibile prima della fine del 1935, sulle colonne dell'Italia letteraria, come anticipazione dell'uscita in volume presso Corticelli di Milano, nel 1936. Ma del libro si accorsero in pochi, tra i quali un giovanissimo Ruggero Jacobbi che lo recensi' in Quadrivio (il 13 settembre 1936: per cui v. M. Nepi, F. C. scrittrice europea, 2012, pp. 55 s.).
Risale a quel periodo il sodalizio con Sibilla Aleramo, fattosi piu' intenso dopo il soggiorno al lago di Braies, nell'estate del 1933, dove, tra l'altro, le due amiche incontrarono il vecchio comparatista Arturo Farinelli che si trovava a villeggiare in Alto Adige. Nello stesso 1933 Cialente aveva pubblicato nell'Almanacco letterario Bompiani, un intervento indicativo della sua volonta' di smarcarsi dalla narrativa italiana "di genere", in cui denunciava l'"ossessione autobiografica" della letteratura femminile in voga nell'Italia fascista e la "mancanza di audacia nella forma", ancora condizionata dall'"estetismo dannunziano" (Le scrittrici, Milano 1933, p. 28: cit. in Nepi, 2012, p. 8).
Partita in nave ai primi di giugno da Alessandria, si era fermata a Milano per un mese, durante il quale aiuto' la madre a ottenere la separazione dal marito Alfredo; qui tentO' senza successo i contatti con l'editoria milanese per pubblicare Cortile a Cleopatra, raccontando all'amica le sue "vicende con gli editori, inavvicinabili, bugiardi o addirittura indegni" che la lasciarono "perfettamente scoraggiata, malgrado le buone parole e gli ottimi giudizi di quanti hanno letto il libro"; intorno al 10 luglio era sulle Dolomiti dove lavoro' alla correzione della traduzione in francese di Marchand di Cortile a Cleopatra, rimasta inedita. Il sodalizio con Sibilla incise anche sulla maturazione della coscienza "femminista" della scrittrice, dopo la rilettura di Una donna: "Che grande libro e' il tuo, Sibilla, oggi l'ho sentito molto piu' della prima volta" (lettera del 12 ottobre 1933, conservata in Roma, Fondazione Gramsci, Fondo Sibilla Aleramo). Non riusci' tuttavia nell'intento di ospitare l'amica ad Alessandria, per una conferenza sull'emancipazione femminile proposta a Marcel Fort, preside del liceo francese (il programma della "Societe' des conferences" di quell'anno prevedeva anche Ugo Ojetti e Giovanni Papini). Da parte sua, la Aleramo la aiuto' a stabilire contatti con riviste e case editrici in Italia: fu lei a proporla al direttore di Occidente Armando Ghelardini, intellettuale cosmopolita, epigono del futurismo ed emulo di Bontempelli, esponente della generazione dei giovani avanguardisti romani che si muovevano sul pericoloso crinale tra fascismo e antifascismo. Qui le riusci' di pubblicare Pamela o La bella estate nel n. 12 dell'agosto 1935, poco prima che il trimestrale chiudesse i battenti insieme con Le Edizioni d'Italia, la casa editrice diretta da Ghelardini, il quale venne arrestato alla fine dell'anno.
Nel novembre 1934 vide Little women (1933) di George Cukor, il film con Katharine Hepburn che dava eco al tema dell'emancipazione femminile, pluripremiato alla cerimonia degli Oscar di quell'anno e tratto dal best-seller di Louise May Alcott che la Cialente traduttrice avrebbe contribuito a diffondere nell'Italia del secondo Novecento. Tra le letture di quell'anno spiccano gli inglesi: Lord Jim e Cuore di tenebra di Conrad, The Fountain di Charles Morgan, letti nella versione francese, e le "bellissime" lettere di David Herbert Lawrence, "anche lui come la Mansfield molto superiore nella sua corrispondenza" (lettera a S. Aleramo del 1° novembre). Nel corso degli anni Trenta segui' la pubblicazione dei racconti per il Giornale d'Oriente, il periodico diretto da Giuseppe Galassi e distribuito ad Alessandria, al Cairo e a Porto Said, Interno con figure (1936-37) e Passeggiata con Angela (1938); mentre, nello stesso 1938, uscivano in Italia le novelle Malpasso e Ilia, edite sul settimanale di Pitigrilli Le grandi firme, rispettivamente il 27 gennaio e il 19 maggio (nn. 348 e 364).
Negli anni del profondo turbamento della colonia italiana di Alessandria indotto dalla fascistizzazione delle istituzioni egiziane e culminato con i provvedimenti delle leggi razziali, accadde che il club cosmopolita de L'Atelier di cui Enrico Terni era segretario e al quale Fausta partecipava attivamente, andasse trasformandosi da circolo artistico in circolo politico. La stessa casa Terni, "una delle poche ch'era frequentata da intellettuali di tutte le nazionalita' ed estrazioni sociali" (Interno con figure, cit., p. XI), fu luogo di passaggio di fuorusciti e dissidenti, e nel 1938 offri' ospitalita' al musicista catalano Pablo Casals, testimone degli orrori della guerra spagnola. Intanto, con l'entrata dell'Italia in guerra, la madre Elsa si era trasferita presso la sorella Alice nel Varesotto, in un'abitazione acquistata da un nipote di lei, "perche' le due anziane donne non soffrissero i bombardamenti su Milano" (Le quattro ragazze Wieselberger, cit., p. 230).
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Gli anni della guerra, "Radio Cairo" e l'antifascismo
L'esistenza della scrittrice era destinata a cambiare improvvisamente nell'estate del 1940, con l'offensiva italiana ordinata da Mussolini nell'Egitto occupato dalle truppe del generale Archibald Wavell, comandante in capo delle forze britanniche in Medio Oriente. Nell'ottobre di quell'anno si trasferi' al Cairo per prendere parte alla lotta antifascista, iniziando cosi' i sei anni di vita laboriosa e avventurosa, documentata dai quaderni inediti che formano il Diario di guerra (1941-47), donato dalla figlia Lili a Maria Corti per essere custodito nel Fondo Manoscritti dell'Universita' di Pavia (cfr. E. Carbè, Tra le carte..., 2013, pp. 175-177). Nel primo capitolo di un racconto incompiuto, intitolato Middle-East, rievoco' l'avvio di quell'eccezionale esperienza: "Ero partita da Alessandria, quell'ottobre, chiamata dal G.H.R. (il Gran Quartiere Generale) del Cairo, e nessuno l'aveva saputo, tranne mio marito, mia figlia e l'amico che mi aveva segnalata alle autorita' britanniche quale buon elemento da utilizzare nella propaganda antifascista" (Millenovecentoquaranta, dattiloscritto datato luglio 1947, allegato 9.5 del Diario di Guerra; poi edito in F. Rubini, Middle East di F. C., 2014, p. 147). L'amico era il giovane antifascista Paolo Vittorelli, alias Raffaello Battino, giornalista dell'emittente britannica di Radio Cairo nonche' docente all'Ecole française de droit, che nello stesso anno aveva fondato il movimento Giustizia e Liberta' Egitto e dal marzo 1941 dirigeva Il Corriere d'Italia, al quale Cialente collaboro' con Enzo Sereni, Umberto Calosso e altri esuli. L'incarico, che segno' l'inizio del suo "giornalismo combattente e stressante" a Radio Cairo, le era stato affidato nell'incontro segreto del 18 ottobre dello stesso anno con l'esploratrice e saggista italo-britannica Freja Stark e il colonnello J.B. Thornhill, nell'ufficio di Zamalek in via Nabatat 6.
Fino al 14 febbraio 1943, con l'aiuto di Anna Caprera, pseudonimo dell'etnologa ebrea Laura Levi, condusse il programma serale Siamo Italiani, parliamo agli Italiani, contro la propaganda fascista indirizzata ai prigionieri di guerra nei campi di concentramento anglo-egiziani. Dopo sette mesi di duro lavoro ("La Radio ha ottenuto buoni risultati", scrisse nel Memorandum del 20 agosto 1941, allegato al Diario di guerra), un malore la costrinse a interrompere l'attivita' "per la grande stanchezza e il clima bestiale del Cairo" che ebbe a soffrire nella stanza della Pension Viennoise, al n. 11 di Via Antikhana (cfr. Middle-East..., cit., p. 143).
Nei mesi di febbraio e marzo del 1942 si trovava a Gerusalemme con un passaporto falso (col nome di Fausta Francioni), per aiutare il capitano Albert Nacamuli militante nelle forze britanniche "a fondare la sezione italiana delle trasmissioni clandestine", nel difficile contesto della lotta antifascista in Palestina (F. Cialente, lettera a Bernard Burrows, 18 ottobre 1942, in Diario di Guerra, cit.). Qui trascorse l'estate, assieme alla figlia Lili, alloggiando presso l'abitazione del capitano Nacamuli, col quale in seguito intreccio' una breve ma intensa relazione sentimentale (cfr. Asquer, 1998, pp. 74-83). Rientrata al Cairo, nell'ottobre 1943, fondo' con Laura Levi Fronte unito, "Settimanale italiano indipendente di lotta, informazione, cultura" con sede di via Galal 24. Poco piu' di un mese dopo, la sera del 26 novembre 1943, il fratello Renato mori' tragicamente nella Roma occupata dai nazisti; l'incidente, provocato dal sospetto investimento di un automezzo militare tedesco, all'uscita del teatro Argentina, avvenne subito dopo il successo della prima de L'albergo dei poveri di Maksim Gor'kij. La notizia luttuosa, comunicatale dai familiari quando era ormai diventata di dominio pubblico, la raggiunse nella sua casa di Alessandria, dove trovo' l'assistenza della figlia e del genero che da allora costituirono riferimento insostituibile per la sua vita affettiva. Alla fine del 1943, infatti, risale il fidanzamento della figlia Lili con il giovane ufficiale inglese John Muir (1918 -90), nato in India ma di origini scozzesi, che Lili sposo' nel 1945.
Il 13 marzo 1944, alla vigilia della "svolta di Salerno", la visita nella redazione di Fronte unito di Palmiro Togliatti che dall'Unione Sovietica tornava in Italia, le dette nuovo impulso a persistere nell'azione antifascista, come racconto' in un articolo vent'anni dopo: "Superando notevoli difficolta', avevamo da poco fondato – un gruppo di amici antifascisti ed io – un settimanale di "politica e cultura" destinato ai prigionieri italiani di guerra che affollavano i campi del Medio Oriente [...]. Avevamo occupato di prepotenza un appartamento al piano terra di una bella casa di Zamalek, situata sulla riva del braccio "piccolo" del Nilo" (F. Cialente, "Ma si' – disse – sono Ercoli", in l'Unita', 30 agosto 1964). Nello stesso anno, su Fronte unito (29 giugno 1944, p. 3) pubblico' il racconto Nel bosco di Alba De Cespedes, la scrittrice italo-cubana con la quale condivideva la militanza antifascista e l'amicizia con Sibilla Aleramo. Di poco successiva (20 ottobre) e' la pubblicazione della novella Stagioni sul Delta, titolo che diede "ad alcuni stralci di Cortile a Cleopatra, che vanno a comporre una narrazione indipendente, suddivisa in tre sezioni intitolate rispettivamente Aprile, Agosto e Ottobre, e pubblicate sulla terza pagina di "Fronte Unito"" (E. Carbe', La citta' di sabbia, 2012, p. 7, n. 29). Nonostante la determinazione della direttrice, attestata dall'editoriale Necessita' di fare da se' (24 novembre), la gestione del periodico si fece problematica per le difficolta' finanziarie derivanti dallo scarso successo di vendite che la indussero a rifondare il settimanale con il titolo Il Mattino della domenica, diretto fino al termine del 1946 (S. Aleramo, Diario di una donna, p. 111).
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Il dopoguerra e l'attivita' giornalistica
La fine del periodo egiziano, nel 1947, coincise con la separazione dal marito, ma anche con la rottura della relazione segreta con Nacamuli, con il quale aveva condiviso le alterne vicende dell'avventura antifascista in Medio Oriente; nel Diario di guerra annotava, il giorno del ritorno in Italia: "Ho lasciato il Cairo oggi a mezzogiorno, per sempre forse. Sei anni di lavoro, di lotte, di passioni. Sono atrocemente triste ma calma" (sera del 3 marzo 1947). Nel maggio di quell'anno, la ripresa dei rapporti con Alba De Cespedes che la invitava a collaborare a Mercurio, si limito' alla recensione del volume di liriche dell'amica Aleramo, Selva d'amore (ibid., V [1948], n. 35, pp. 110-112), poiche' il mensile interruppe le pubblicazioni pochi mesi dopo. Nel frattempo, dopo aver trascorso l'estate del 1947 nel Varesotto, si era trasferita con la madre a Roma, dove aveva preso in affitto un appartamento con vista sul Gianicolo, a Villa Brasini, sulla via Flaminia, dove ospito' il nipote del marito, Paolo Terni, il quale nei primi anni Cinquanta maturo' il passaggio dagli studi di giurisprudenza per la carriera diplomatica alla passione per la musica e all'attivita' giornalistica, grazie alla vicinanza morale e intellettuale della scrittrice (cfr. P. Terni, 2013, pp. 61-64).
A Roma, nel secondo dopoguerra, si dedico' a un'intensa attivita' giornalistica, collaborando agli organi del Partito comunista italiano (PCI) o vicini al partito, al pari di Sibilla Aleramo che offri' il suo appoggio a Togliatti nella politica di apertura al movimento di emancipazione delle donne, a sostegno del decreto sul suffragio femminile. Di qui l'adesione all'Unione donne italiane (UDI), per la quale segui' i lavori del primo congresso, il 25 ottobre 1952, entrando a far parte della giuria del premio per le giovani scrittrici istituito in quell'anno.
Rilevante fu soprattutto il contributo a Noi donne, il periodico dell'UDI diretto da Maria Antonietta Macciocchi, la cui redazione era uno spazio di incontro con una vasta schiera di collaboratori (da Miriam Mafai a Lietta Tornabuoni, da Guido Aristarco a Gianni Rodari). Tra i molti e diversi interventi editi fra il 1949 e il 1955, spicca il reportage sulla condizione delle lavoratrici in Inghilterra (Visita alle "ragazze cattive", 24 settembre 1950, n. 38). A questa collaborazione si aggiunse quella piu' sporadica, ma non meno rilevante, con l'Unita' di Pietro Ingrao (in cui pubblico' un'inchiesta sulla miseria a Napoli nell'autunno 1951), con Rinascita, il mensile fondato nel dopoguerra da Togliatti, nonche' a due settimanali di area marxista come Il Contemporaneo, fondato da Romano Bilenchi, Carlo Salinari e Antonello Trombadori nel 1954, e Vie Nuove, periodico "di orientamento e lotta politica" diretto da Luigi Longo. Benche' si trattasse di un impegno faticoso e spesso frustrante, tale attivita' attestava – tra cronache, recensioni, racconti, inchieste, corrispondenze dall'estero – la pervicacia di un impegno civile volto alla difesa dei valori della liberta', della laicita' e della solidarieta' sociale, e soprattutto per l’emancipazione femminile, nella diuturna lotta contro il dominante conformismo borghese e il sopravvivente clerico-fascismo.
Nel 1953 giunse il riconoscimento tardivo di Cortile a Cleopatra, riedito da Sansoni nella Biblioteca di Paragone di Anna Banti, con un'appassionata prefazione di Emilio Cecchi ("Noi invidiamo – soggiungeva – quelli che lo leggeranno ora per la prima volta"), cui fecero eco le recensioni di Eugenio Montale nel Corriere della sera che elogiava la tessitura del romanzo per "la singolare arte che la Terni Cialente ha di comporre non componendo" (8 luglio 1953) e di Adriano Seroni che ne sottolineo' il distacco dalla tradizione italiana contemporanea, su Paragone, nell'agosto dello stesso anno.
Intanto, dopo la morte della madre, avvenuta a Roma il 27 febbraio 1955, Fausta Cialente si disponeva ai nuovi viaggi in Europa e in Medio Oriente, da Kuwait City a Baghdad, e nelle altre citta' in cui soggiornava Lili, al seguito del marito John Muir, arabista di professione ("Da quando era morta mia madre desideravo soltanto di ritrovarmi con mia figlia, che del resto mi aveva chiamata e mi aspettava": Le quattro ragazze Wieselberger, cit., p. 244); nel 1956 si reco' in Kuwait, il Paese che attraversava un impetuoso processo di occidentalizzazione – "dal cammello alla cadillac" come scrisse nelle Quattro ragazze Wieselberger (ibid., p. 249). Al biennio 1956-57 risale l'acquisto del terreno e la costruzione della villa Il Grillo, a Coquio-Trevisago dove si fermo' per seguire gli ultimi anni di vita del marito Enrico, morto il primo maggio del 1960, a pochi mesi di distanza dalla scomparsa dell'amatissima Aleramo, e dove in seguito ospito' diversi artisti, scrittori e intellettuali, da Piero Chiara, a Renato Guttuso, a Vittorio Sereni.
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La ripresa dell'attivita' letteraria, i romanzi della maturita' e l'attivita' di traduttrice
Fu allora che, dopo lunga gestazione, alla fine del 1960, termino' Ballata levantina, romanzo che inaugurava il suo originale modello narrativo, sostanziato da una vibrante tensione morale e derivato dalla sapiente combinazione di indagine storica e narrazione autobiografica. La ripresa dell'attivita' letteraria era favorita dal sodalizio con Feltrinelli che pubblico' il libro nell'aprile del 1961 nella Biblioteca di letteratura diretta da Giorgio Bassani. Il romanzo sfioro' lo Strega (secondo posto ex aequo con Un delitto d'onore di Giovanni Arpino, con un solo voto di scarto dal vincitore Ferito a morte di Raffaele La Capria), riscuotendo l'attenzione della critica (dall'apprezzamento parziale di Luigi Baldacci e Pietro Citati al pieno consenso di Anna Banti e Bassani) e vinse il premio selezione Marzotto, mentre due anni piu' tardi usci' la traduzione inglese di Isabelle Quigley, The Levantines, edita da Faber and Faber (London 1963). Intanto, nel 1962, scrisse a Cocquio Marcellina, novella ambientata nel secondo dopoguerra e raccolta nel volume intitolato Pamela o la bella estate e altri racconti, edito da Feltrinelli con una breve presentazione dell'autrice; nello stesso anno pubblico' nella collezione feltrinelliana dei Narratori la traduzione di Clea: romanzo dell'anglo-irlandese Lawrence Durrell che chiude la tetralogia del Quartetto di Alessandria, dal quale in seguito prese le distanze, in quanto rappresentazione immaginaria di un Egitto che nella realta' storica "non esisteva, assolutamente" (cfr. M. Vallora, 1982, p. 255).
A questo periodo risale anche la revisione di quei racconti giovanili che ancora attendono indagini di critica variantistica in grado di ricostruirne le complesse vicende redazionali ed editoriali, nei passaggi dal manoscritto, al periodico al volume; ad esempio Passeggiata con Angela, scritto originariamente ad Alessandria tra il 1936 e il 1937 e pubblicato l'anno dopo nel Giornale d'Oriente, venne dapprima riproposto in rivista su Noi donne nel 1950, quindi riscritto nel 1962 col titolo Canzonetta per l'antologia di Luigi Silori Nuovi racconti italiani edita nello stesso anno, rivisto in una ulteriore stesura datata Trevisago 1965, e infine raccolto in volume nel 1976.
Nel 1966 pubblico' con Feltrinelli Un inverno freddissimo, romanzo familiare ambientato nella Milano del secondo dopoguerra, durante il lungo inverno del 1945-46, "interamente scritto nel Varesotto" (Interno con figure, cit., p. XVI). Ripubblicato da Feltrinelli nel 1976, nello stesso anno Tullio Pinelli ne ricavo' la sceneggiatura per il popolare film televisivo a puntate Camilla, con Giulietta Masina, diretto da Sandro Bolchi.
Trascorse gli anni Settanta tra la villa di famiglia a Cocquio, i soggiorni romani in un piccolo appartamento a Monteverde, e i frequenti viaggi all'estero, tra Europa e Medio Oriente, ospite della figlia Lili. In questi anni fu decisivo il passaggio a Mondadori, presso cui pubblico' Il vento sulla sabbia (1972), l'ultimo romanzo "egiziano" che si aggiudico' il premio Enna nel 1973, e nel cui tragico finale Franco Cordelli individua un vertice del moralismo novecentesco (cfr. la prefazione a Cortile a Cleopatra, Milano 2004, p. 16); quindi la seconda edizione di Ballata levantina (1974), e infine il suo libro piu' celebre, Le quattro ragazze Wieselberger (pubblicato nel giugno del 1976): sulla via tracciata da Ballata levantina, veniva a delinearsi una meditata, dolente e vigorosa autobiografia, proiettata sullo sfondo del travaglio morale dell'Italia novecentesca, metafora della piu' generale malattia europea: la rievocazione del mito familiare nella Trieste asburgica e cosmopolita si tramutava cosi' in atto d'accusa contro una borghesia miope e rapace, che avrebbe finito col cedere alla deriva fascista scivolando dall'irredentismo al nazionalismo, dall'intolleranza antislava all'odio antisemita. Va segnalata altresi' la nota di chiusura all'edizione Mondadori, che reca il ringraziamento a un'esponente autorevole dell'intellighenzia triestina, la "cara amica e dottoressa Laura Weiss", comunista e femminista militante, "per la preziosa documentazione, i consigli e i suggerimenti" di cui ebbe a giovarsi durante la stesura del libro.
Il 7 luglio 1976 Le quattro ragazze Wieselberger fu insignito con il premio Strega, grazie al sostegno di Giorgio Bassani e Giovanni Macchia. L'affermazione sollecito' la revisione e la riproposta delle novelle giovanili, raccolte con il titolo complessivo di Interno con figure e precedute da un'importante Introduzione critico-autobiografica, datata "Trevisago (Varese) giugno 1975", in cui spicca il rilievo ermeneutico sul linguaggio musicale "in cui mi sembra si debba cercare il vero ritmo della mia narrativa" (p. XVII).
Sempre nel 1976 usci' a Firenze, presso Giunti, la versione di Piccole donne di Louisa May Alcott, seguita l'anno dopo da Le piccole donne crescono (ibid. 1977) e da Piccoli uomini (ibid. 1981); da ultimo, nel 1982, la scrittrice tornava a Natalia, il romanzo d'esordio, ripubblicato con varianti significative nella collana mondadoriana Scrittori italiani e stranieri, con una presentazione di Carlo Bo, rimettendo cosi' in circolazione il romanzo giovanile bloccato dalla censura fascista. Ma gli anni Ottanta furono dedicati in prevalenza alle traduzioni dall'inglese: alla versione de I miti greci (Milano 1982) di Nathaniel Hawthorne per gli Editori riuniti, segui' la traduzione di Giro di vite di Henry James (Torino 1985), edita nella collana einaudiana Scrittori tradotti da scrittori; nella Nota del traduttore la scrittrice si soffermava sulla vicenda ambientata nella campagna dell'Essex, a Nord di Londra, e narrata nei modi del gothic novel: un genere a lei poco congeniale che la riconduceva tuttavia alle prime esperienze narrative e alla predilezione per i personaggi e le storie infantili. Gli spostamenti periodici tra Italia e Regno Unito (con i passaggi a Londra, Edimburgo, Bath, York) furono sollecitati dalla nascita di un'altra nipote a Leeds, e dal trasferimento della famiglia Muir a Pangbourne, sul Tamigi, "piccolo paese del Berkshire dove mi e' dato di potermi ritrovare di tanto in tanto", come scriveva nella sua introduzione a una guida dell'Inghilterra, nell'evocare l'atmosfera quieta e dimessa di "un pub che spalanca le sue vetrate su un praticello di tenera erba e l'acqua del bel fiume scorre mormorando ai nostri piedi" (Immagini dal vero, pp. 8 s.), e dove si stabili' definitivamente dalla meta' degli anni Ottanta, per trascorrere gli ultimi anni nella dimora della figlia Lili.
Mori' a Pangbourne l'11 marzo 1994.
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Opere
Natalia, Roma 1930 e Milano 1982 (trad. francese, Natalie, trad. et avant-propos de H. Marchand, Paris 1932); Marianna, in L'Italia letteraria, VI (1930); Le scrittrici, in Almanacco letterario Bompiani, Milano 1933; Cortile a Cleopatra, in L'Italia letteraria, XI (1935), nn. 41-47 (in volume, Milano 1936; Firenze 1953, con una prefaz. di E. Cecchi; Milano 2004, con prefaz di F. Cordelli; Le Figuier de Cleopatre, trad. de J. De Pressac, Paris 1963; Pamela o la bella estate, in Occidente, XIII (1935), 12, pp. 97-126 (poi in Pamela o la bella estate. Racconti, Milano 1962); Ballata levantina, Milano 1961; ibid. 2003, con prefaz. di F. Cordelli e una postfaz. di P. Terni (trad. tedesca, Levantinische Ballade, a cura di C. Rymarowicz, Berlin 1964); Un inverno freddissimo, Milano 1966; ibid. 2015, ed. digitale con introd. di M. Mazzucco; Il vento sulla sabbia, Milano 1972; Interno con figure, Roma 1976 (rist. parziale col tit. I bambini, Pordenone 1991); Le quattro ragazze Wieselberger, Milano 1976; ibid. 1980, con introd. di A. Paolini; Torino 2006, con prefaz. di E. Rasy (trad. tedesca, Die Schwestern Wieselberger, a cura di T. Fein, Muenchen 1977; trad. francese di S. Aghion, Les quatre filles Wieselberger, Marseille 1986); Immagini dal vero, in Vedere Londra e dintorni, Firenze 1983, pp. 7-10.
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Fonti e bibliografia
Carteggi: 82 lettere a Sibilla Aleramo sono conservate in Roma, Fondazione Istituto Gramsci, Fondo Sibilla Aleramo, sez. cron. 1933-1959 (le lettere del 2 gennaio 1934 e del 22 aprile 1948 sono edite nel vol. Sibilla Aleramo e il suo tempo, a cura di B. Conti - A. Morino, Milano 1981); stralci della corrispondenza si leggono in M. Trevisan, Sibilla Aleramo e le scrittrici del suo tempo. Scambi epistolari, in Atti dell'Acc. Roveretana degli Agiati di scienze, lettere ed arti, s. 8, CCLIV (2004), vol. 4, f. 1, pp. 389-402. 12 lettere a E. Cecchi, inviate tra il 1953 e il 1966, sono conservate a Firenze, Gabinetto G.P. Vieusseux, Arch. contemporaneo "Alessandro Bonsanti", Fondo Emilio Cecchi, Fausta, EC I.117. Manoscritti e dattiloscritti: il Diario di guerra, conservato al Centro manoscritti dell'Universita' di Pavia, Fondo C. F., consta di 9 quaderni, per 1710 cc. complessive, contenenti documenti manoscritti e dattiloscritti di varia natura e consistenza, e' stato edito da E. Carbe', Il Diario di guerra inedito (1941-1947) di F. C. Edizione del testo, commento, apparati storico-critici in filologia moderna, Diss. di dottorato (XXV ciclo), Universita' degli studi di Pavia, a.a. 2011-12 (in corso di stampa); una prima descrizione si legge, comunque, in Ead., Tra le carte del Fondo Manoscritti di Pavia: prime notizie sul "Diario di guerra" di F. C., in Memoria della modernita'. Archivi ideali e archivi reali, Atti del XIII convegno internazionale... 2011, a cura di C. Borrelli - E. Candela - A.R. Pupino, I-III, Pisa 2013, pp. 175-184; cui sono seguiti gli interventi puntuali di F. Rubini, Diario di guerra (1941-47) di F. C. La memoria e il racconto, in Bollettino di italianistica, XI, (2014), 1, pp. 61-83, che nel medesimo numero del periodico ha pubblicato il dattiloscritto del racconto autobiografico Middle East di F. C. (ibid., pp. 139-152). Nel Fondo Cialente, custodito presso il Centro manoscritti dell'Universita' di Pavia si conservano, inoltre, materiali di varia provenienza, comprendenti fotografie, certificati e ritagli di stampa sulla scrittrice, il dattiloscritto, con correzioni a penna, della sceneggiatura inedita Maria: soggetto di F. Terni C. e Jo Vogel; un dattiloscritto con varianti autografe de Le Quattro ragazze Wieselberger e' conservato in Roma, Biblioteca nazionale centrale, 1555, scheda manoscritto CNMD/0000069430, inv. 1103583.
Interviste: A. Chiesa, F. C.: ho taciuto per un quarto di secolo, in Paese sera, 14 gennaio 1961; L. Lilli, Sono stata presto una ribelle, in la Repubblica, 22 maggio 1976; C. Toscani, F. C., in Il Ragguaglio librario, XLII (1976), 10, pp. 332 s.; M. Vallora, Natalia vestita di nuovo, in Panorama, 25 ottobre 1982, pp. 245-268; S. Petrignani, Intervista a F. C., in Il Messaggero, 16 ottobre 1983 (poi in Ead., Le signore della scrittura, Milano 1984, pp. 83-89); D. Ferrari, Ricordo di F. C. Intervista a Lilli Terni Muir, figlia della scrittrice che visse nel Varesotto e lo racconto', in Terra e gente, V (1997-98), vol. 5, pp. 105-110.
Testimonianze e altri scritti sulla vita di F. C.: S. Aleramo, Diario di una donna. Inediti 1945-1969, con un ricordo di F. Cialente, Milano 1978; R. Minore, Addio C., narratrice della memoria, in Il Messaggero, 13 marzo 1994; R. Asquer, La triplice anima, Novara 1998 (biografia romanzata, frutto dei colloqui con la scrittrice); F. Lucchini, F. C. e' tornata a Caldana, in La Prealpina, 8 agosto 1999; P. Terni, In tempo rubato, Palermo 1999, pp. 26-31; M.S. Palieri, Il caso F. C., in l'Unita', 22 agosto 2003; P. Terni, La melodia nascosta, Milano 2013, pp. 33-39, 55-64. Non e' possibile riportare in questa sede la vasta bibliografia degli scritti giornalistici di F. Cialente.
Saggi critici: A. Nozzoli, F. C.: testimonianza storica e tipologia femminile, in Tabu' e coscienza: La condizione femminile nella letteratura italiana del Novecento, Firenze 1978, pp. 113-127; G.A. Camerino, F. Terni C., in Enc. Italiana, IV Appendice, Roma 1982, ad vocem; M.A. Parsani - N. De Giovanni, Femminile a confronto. Tre realta' della narrativa italiana contemporanea: Alba de Cespedes, F. C., Gianna Manzini, Manduria-Roma-Bari 1984, ad ind.; Il romanzo di F. C., a cura di V. Consoli, Milano 1985; G. Amoroso, F. C., in Letteratura italiana contemporanea (Lucarini), diretta da G. Mariani - M. Petrucciani, IV, Roma 1987, pp. 163-170; La Fiera letteraria dal 1925 al 1929, in La Rass. della letteratura italiana, s. 8, XCI (1987), 2-3, pp. 394-403; P. Malpezzi Price, Autobiografia, arte e storia nel romanzo di F. C., in Contemporary women writers in Italy: a modern Renaissance, a cura di S. Arico', Amherst 1990, pp. 109-122; B. Merry, F. C., in Italian women writers. A bio-bibliographical sourcebook, a cura di R. Russell, Westport (CT) - London 1994, pp. 76-84; G. Minghelli, L'Africa in cortile: la colonia nelle storie levantine di F. C., in Quaderni d'italianistica, XV (1994), 1-2, pp. 227-235; M. Zancan, Il doppio itinerario della scrittura. La donna nella tradizione letteraria italiana, Torino 1998, pp. 101-109; E. Ragni, La narrativa al "femminile", in Storia della letteratura italiana (Salerno), Il Novecento, diretta da E. Malato, IX, Roma 2000, pp. 811-813; F. Cordelli, Il suo meraviglioso comunismo in F. Cialente, Cortile a Cleopatra, Milano 2004, pp. 7-16; M. Ghilardi, Tempo di svolte. Scrittrici e giornali in Italia dagli anni Trenta agli anni Cinquanta, in Donne e giornalismo. Percorsi e presenze di una storia di genere, a cura di S. Franchini - S. Soldani, Milano 2004, pp. 154-177; A. Gialloreto, Sognando una patria "mai esistita". Gli eroi raminghi di F. C. tra utopia comunitaria e crisi di disappartenenza, in Critica letteraria, XXXIII (2005), f. 3, n. 128, pp. 467-501; R. Salsano, Interculturalismo e plurilinguismo in F. C. Dai romanzi "levantini" a Le quattro sorelle Wieselberger, in Riv. di studi italiani, XXIII (2005), pp. 184-191; L. Re, Painting, politics and eroticism in F. C.'s Egyptian narratives, in Symbolism. An International Annual of Critical Aesthetics, VIII, a cura di R. Ahrens - K. Stierstorfer, New York 2008, pp. 105-140; C. Bracchi, Il genere oltre frontiera di F. C., in Scritture di donne fra letteratura e giornalismo, Atti del convegno... 2007, a cura di C. Barbarulli - L. Borghi - A. Taronna, Bari 2009, II, pp. 67-78; A. Gialloreto, L'esilio e l'attesa. Scritture del dispatrio da F. C. a Luigi Meneghello, Lanciano 2011; Quel senso insopprimibile della vita. F. C. tra letteratura e cinema, in Cinema e scrittura femminile. Letterate italiane fra la pagina e lo schermo, a cura di L. Cardone - S. Filippelli, Sassari 2011, pp. 55-69; E. Carbe', La citta' di sabbia: immagini levantine in F. C., in La citta' e l'esperienza del moderno, Atti del convegno, Milano… 2010, a cura di M. Barenghi - G. Langella - G. Turchetta, Pisa 2012, II, pp. 463-751; M. Nepi, F. C. scrittrice europea, Pisa 2012; C. Ramsey-Portolano, F. C. tra letteratura e giornalismo: un'attenzione costante al mondo femminile, in Cuadernos de filologia italiana, 2012, vol. 19, pp. 237-251; B. Mellarini, Tempo ricostruito, tempo da ricostruire: F. C. all'ombra di Proust, in Non dimenticarsi di Proust. Declinazioni di un mito nella cultura moderna, a cura di A. Dolfi, Firenze 2014, pp. 265-292; P. Zambon, Le quattro ragazze Wieselberger di F. C., un romanzo litoraneo, in Oblio, V (2015), 17, pp. 87-94.
Sull'Egitto negli anni di F. C.: L. Dori, Tipografi e giornalisti italiani in Egitto, in Africa, XIV (1959), 3, pp. 146-148; P. Vittorelli, Giellismo, azionismo, socialismo. Scritti tra storia e politica, a cura di P. Bagnoli, Firenze 2005; M. Petriccioli, Oltre il mito. L'Egitto degli italiani 1917-1947, Milano 2007; A. Marchi, La presse d'_expression_ italienne en Egypte. De 1845 A' 1950, in Rime, 2010, n. 5. (dicembre), pp. 91-126; R. Giuliani Caponetto, The dissident literature of Enrico Pea and F. C., in Ead., Fascist Hybridities. Representations of racial mixing and diaspora cultures under Mussolini, New York 2015, pp. 57-92; F. Rubini, "Fronte Unito" 1943-1946. La Resistenza lontana, in Storia e problemi contemporanei, LXVIII (2015), pp. 31-48; Ead., "Un'italiana che parlava agli italiani". F. C. redattrice di Radio Cairo, in Italia contemporanea, 2016, n. 281, pp. 57-81.
 
4. SEGNALAZIONI LIBRARIE
 
Letture
- David Quammen, Perche' non eravamo pronti, Adelphi, Milano 2020, pp. 104, euro 5.
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Riletture
- Eva Cantarella, L'ambiguo malanno, Editori Riunti, Roma 1981, 1983, pp. 208.
- Adriana Cavarero, Nonostante Platone, Editori Riuniti, Roma 1990, 1991, pp. VI + 136.
- Robin Morgan, Sessualita', violenza e terrorismo, La Tartaruga, Milano 1998, 2003, pp. 250.
- Adrienne Rich, Nato di donna, Garzanti, Milano 1977, 1996, 2000, pp. 422.
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Riedizioni
- Julius von Schlosser, L'arte del medioevo, Einaudi, Torino 1961, 2004, Rcs, Milano 2021, pp. 168, euro 8,90 (in supplemento al "Corriere della sera").
 
5. DOCUMENTI. LA "CARTA" DEL MOVIMENTO NONVIOLENTO
 
Il Movimento Nonviolento lavora per l'esclusione della violenza individuale e di gruppo in ogni settore della vita sociale, a livello locale, nazionale e internazionale, e per il superamento dell'apparato di potere che trae alimento dallo spirito di violenza. Per questa via il movimento persegue lo scopo della creazione di una comunita' mondiale senza classi che promuova il libero sviluppo di ciascuno in armonia con il bene di tutti.
Le fondamentali direttrici d'azione del movimento nonviolento sono:
1. l'opposizione integrale alla guerra;
2. la lotta contro lo sfruttamento economico e le ingiustizie sociali, l'oppressione politica ed ogni forma di autoritarismo, di privilegio e di nazionalismo, le discriminazioni legate alla razza, alla provenienza geografica, al sesso e alla religione;
3. lo sviluppo della vita associata nel rispetto di ogni singola cultura, e la creazione di organismi di democrazia dal basso per la diretta e responsabile gestione da parte di tutti del potere, inteso come servizio comunitario;
4. la salvaguardia dei valori di cultura e dell'ambiente naturale, che sono patrimonio prezioso per il presente e per il futuro, e la cui distruzione e contaminazione sono un'altra delle forme di violenza dell'uomo.
Il movimento opera con il solo metodo nonviolento, che implica il rifiuto dell'uccisione e della lesione fisica, dell'odio e della menzogna, dell'impedimento del dialogo e della liberta' di informazione e di critica.
Gli essenziali strumenti di lotta nonviolenta sono: l'esempio, l'educazione, la persuasione, la propaganda, la protesta, lo sciopero, la noncollaborazione, il boicottaggio, la disobbedienza civile, la formazione di organi di governo paralleli.
 
6. PER SAPERNE DI PIU'
 
Indichiamo il sito del Movimento Nonviolento: www.nonviolenti.org; per contatti: azionenonviolenta at sis.it
Tutti i fascicoli de "La nonviolenza e' in cammino" dal dicembre 2004 possono essere consultati nella rete telematica alla pagina web: http://lists.peacelink.it/nonviolenza/
 
TELEGRAMMI DELLA NONVIOLENZA IN CAMMINO
Numero 4035 del 6 marzo 2021
Telegrammi quotidiani della nonviolenza in cammino proposti dal "Centro di ricerca per la pace, i diritti umani e la difesa della biosfera" di Viterbo a tutte le persone amiche della nonviolenza (anno XXII)
Direttore responsabile: Peppe Sini. Redazione: strada S. Barbara 9/E, 01100 Viterbo, tel. 0761353532, e-mail: centropacevt at gmail.com , sito: http://lists.peacelink.it/nonviolenza/
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Nuova informativa sulla privacy
Alla luce delle nuove normative europee in materia di trattamento di elaborazione dei  dati personali e' nostro desiderio informare tutti i lettori del notiziario "La nonviolenza e' in cammino" che e' possibile consultare la nuova informativa sulla privacy: https://www.peacelink.it/peacelink/informativa-privacy-nonviolenza
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