[Nonviolenza] Voci e volti della nonviolenza. 864



==============================
VOCI E VOLTI DELLA NONVIOLENZA
==============================
Supplemento de "La nonviolenza e' in cammino" (anno XIX)
Numero 864 del 10 aprile 2018

In questo numero:
1. Alcuni fogli volanti del 2016
2. Un ragazzino alla stazione
3. Una spina, il respiro
4. Il ragazzo
5. Festa di matrimonio
6. Quando il padrone chiama all'unita'
7. Di notte, scrutando il mare
8. Non ti paralizzi il dolore del mondo
9. E se tu togli
10. Di carne umana la macellazione
11. Sappi aiutare il prossimo e il lontano
12. Per la XV giornata del dialogo cristiano-islamico che si svolgera' il 27 ottobre
13. Due sono i modi di veder la guerra
14. Ancora dalla terra desolata
15. Cantata per il 4 novembre
16. Un altro quattro novembre
17. I cadaveri recuperati in mare

1. MATERIALI. ALCUNI FOGLI VOLANTI DEL 2016

Riproponiamo qui alcuni fogli volanti apparsi nel nostro notiziario nel 2016.

2. UN RAGAZZINO ALLA STAZIONE

Alla stazione
un ragazzino spinge innanzi il suo carrello
e nel carrello panciuta la valigia
e nella valigia la morte
che attende il momento di erompere fiamma
di divorare scarpe, vestiti, capelli
e unghie e carne ed ossa
e farne fumo.

La testa senza testa
come una coda di lucertola strappata
come un muro di tufo che scolora
come l'ultima parola strozzata
nella gola, nella gora, sotto il greve
peso della mora.

Il cuore senza cuore
che sa dire la parola valore
che conosce il sapore e il sopore
e il sapone cavato dalle ossa
e la fossa, la fossa comune
e il pozzo senza luna.

Le mani senza mani
la notte che ha voce di cani
le stelle che han cuore di ghiaccio
le strade, la pioggia, l'abbraccio
il drago di pietra che dorme
nella deserta piazza.

Alla stazione
un ragazzino spinge innanzi il suo carrello
e forse si chiede questo e quello
e forse potresti ancora fermarlo, salvargli la vita
e la vita di tutti.
Se tu lo sapessi, se tu gli parlassi.

3. UNA SPINA, IL RESPIRO

Non basta certo astenersi dall'uccidere.
Ma e' pur qualcosa.

Non risolve ogni cosa il disarmo,
ma molte vite sarebbero salvate.

Abolire gli eserciti non basta,
ma meno sarebbero gli assassini, meno le vittime.

Un passo non e' tutto il cammino,
ma del cammino e' certo gia' l'inizio.

4. IL RAGAZZO

Il ragazzo che scrive in chat "ci vediamo
in Paradiso" e se ne va solo e triste
a uccidere altri e se stesso.

Il ragazzo sul tetto che grida
alla persona che lo insulta da un terrazzo
"sono tedesco" ed ha appena compiuto
una strage e sara' presto ucciso.

Il ragazzo col machete o col mitra.
Quello che sale sul tir
quello col trolley, con la cintura
che scoppia e dilania per prime le sue carni
col coltello del pane senza pane
e quello che nella stanza silente
guarda il monitor e preme
il bottone e il drone fulmina
quei lillipuziani senza voce
e dice "Oh si'!" e poi si mette il collirio
e quello che ammazza la moglie, la figlia, la fidanzata, la donna
che l'ha piantato e se non ha piantato lui avra' piantato
qualcun altro ed e' una bagascia e deve comunque
morire.
Il pilota di Hiroshima.
Il giovane hitleriano.
Il guardiano del gulag e del lager.
Il grande pastore con un occhio solo.
L'uomo bianco col suo fardello colmo di cosa
che sgocciola rosso.

E quell'ultimo soffio di voce: l'orrore, l'orrore.

Questa teoria di cadaveri, questa
danza macabra ordita
da attici refrigerati
dalle limousine da cui si ordina
champagne e sterminio con lo stesso sorriso.
O da sordidi sottoscala
dalla radio, dal telefono ordinando
la grande disinfestazione
l'olocausto per il bene della causa
tutta in lettere maiuscole, sfavillanti.

E gli infiniti brulicanti recinti
di noi bestie da soma e da tiro
di noi popolo dell'abisso
tratto al macello semiaddormentato
gia' rotto nelle ossa e nei sogni
sull'orlo del lustro tritacarne.
Geschichte und Klassenbewusstsein.

Scorpioni e frustate per dieta, per legge. Il dito
del ricco puntato sul petto del povero
che col solo crescere dell'unghia gli squarcia
il cuore. Le miti notti
dei bombardamenti che in televisione
sembrano un gioco e una festa
lo spettacolo desolato
dei resecatori di gole che recano
le vittime all'orco. Gli dei
hanno sete. Tu

tu ferma tutto questo.
Tu agisci affinche' siano salve
tutte le vite. Tu
organizza la resistenza alle uccisioni
organizza delle oppresse e degli oppressi
la lotta comune per la comune
salvezza dell'umanita'.
Caminante, son tus huellas
el camino, y nada mas.

5. FESTA DI MATRIMONIO

Cosa puo' indurre un ragazzino
ad andare a una festa di matrimonio
carico di esplosivo e tra la gioia e i canti
trascinare se stesso e tanti altri
nelle fauci dell'orco, nel nulla?
Chi lo costringe o lo persuade a farlo?
Quale ricatto, quale ideologia
lungamente, lungamente inoculatagli
goccia a goccia, mollica per mollica,
gli ha mangiato il cervello ed il cuore?

E cosa puo' convincere un giovinotto
a indossare la divisa e gli ammennicoli
tecnologici di gomma e d'acciaio
e salire sulla macchina che vola
e da li' defecare le uova
della morte sulle citta' distrutte
e squartare e abbrustolire poveri
cristi che per lui sono formiche?

E quale malefico ipnotizzatore
ci addormenta volonta' e coscienza
e ci fa restare tranquilli, sedati,
mentre i macellai del mondo fanno a brani
il mondo di cui siamo parte?

Vedo solo governi assassini.
Vedo solo insensati uccisori
e insensati complici che credono
di esser spettatori di qualcosa
e non sanno che e' la loro morte.

Se non t'impegni tu a fermare la strage,
e chi fermarla vorra'?
Se non ti opponi tu a tutte le uccisioni,
e chi si vorra' opporre?
Se neanche tu ti adoperi a salvare
la vita altrui, la tua stessa vita,
e chi altri lo fara'?
Sii tu quello che fa la cosa giusta.
Sii quello che soccorre, accoglie, assiste.
Quello che salva le vite, sii tu.
E se non ora, quando?

Fermare la strage.
Salvare le vite.
Abolire la guerra.
Abolire gli eserciti.
Abolire le armi.
Una sola umanita'.

6. QUANDO IL PADRONE CHIAMA ALL'UNITA'

Quando il padrone chiama all'unita'
che' siamo tutti sulla stessa barca
non so dimenticare
che lui si sta sul ponte di comando
ed io sono in catene nella stiva.

Quando mi dice siamo tutti uguali
il pingue sorvegliante
che unge del mio sangue la sua frusta
non credo che quella parola uguali
significhi per lui e per me lo stesso.

Quando mi parlano di civilta'
dalla televisione i benvestiti
io guardo fisso nelle loro bocche
e vedo come stanno masticando
la carne e il sangue della gente mia.

Saremo uguali quando sara' uguale
la nostra sorte, quando cesserete
di farci schiavi e di darci la morte
saremo uguali allora
adesso vi dobbiamo contrastare.

E nel nostro contrastarvi
vi saremo assai migliori
non la guerra vorrem darvi
non le pene ed i dolori
che voi sempre c'infliggeste.

No. Soltanto quelle ceste
colme di cio' che rubaste
toglieremo a voi ladroni
per ridarle ai rapinati.
Cessera' lo sfruttamento.

Spezzeremo ogni catena
bruceremo ogni divisa
le muraglie abbatteremo
e ogni cosa condivisa
sara' fra chi ne ha bisogno.

Nostra legge sara' che non si uccida
nessuno, che nessuno sia lasciato
esposto al dolore o alla paura,
che mai nessuno piu' sia abbandonato,
che ogni sofferente sia accudito.

Aboliremo guerra e schiavitu'
sara' un mondo migliore, e li' potremo
respirare finalmente
incontrarci all'osteria
e guardandoci negli occhi
bere insieme il bicchiere della pace.

7. DI NOTTE, SCRUTANDO IL MARE

I.

Solo a questo riesco a pensare:
alla morte, alla morte che arriva.

Alla guerra che uccide e che uccide
alle mandrie infinite di schiavi
alla marcia a scorpioni e frustate
e neppure uno spettro per l'Europa.

Solo a questo riesco a pensare:
alla morte, alla morte che arriva.

E vorrei pur pensare alle stelle
come al mare dei fili dell'erba
che accarezza gentile e furioso
del suo soffio il vento silente.

Solo a questo riesco a pensare:
alla morte, alla morte che arriva.

Chi produce le armi assassine?
Chi si presta a sganciare le bombe?
Chi avvelena i pozzi di tutti?
Chi frantuma le ossa a sua moglie?

Solo a questo riesco a pensare:
alla morte, alla morte che arriva.

Ferme al dazio le navi negriere
delle carni di uomini e donne
il commercio fiorisce e fiorisce
non hai Circe che possa salvarci.

Solo a questo riesco a pensare:
alla morte, alla morte che arriva.

II.

Io che fui alla scuola di Timandro
di Eleandro alla scuola e allora seppi
che non c'e' altra virtu' che la virtu'
di recare soccorso agli infelici
e lottare senza requie contro il male,

io che serbo ancora il sogno di una cosa
e che so che e' solo sogno ma che i sogni
sono veri se tu fai la cosa giusta:
soccorrere, accogliere, assistere tutti,
salvare le vite che gia' sono cosi' brevi,

io che ebbi proprio tutte le fortune
e di tutte le fortune la maggiore:
di sapere che l'umanita' e' una sola
di sapere che ogni vita e' un valore
e una stessa sorte tutti ci fa uguali,

io lo so che non c'e' io se non c'e' tu
io lo so che non si esiste senza un noi
e che unica e' la scelta: amore o morte
ed a tutte le menzogne e le oppressioni
io, tu, noi dobbiamo opporci ora e sempre.

III.

Dopo il deserto il mare
alle spalle le lance insanguinate
dinanzi i muraglioni dell'impero
dall'alto piovono frutti di fuoco
e noi qui soli, nuda umanita'.

Senza illusioni, senza speranze
solo persuasi del nostro dovere
di recare aiuto a chi soffre
di condividere questa dura vita
questo mondo di orrori e di vertigini
e questo pane, questo giaciglio
questa casa fatta solo di parole
questa festa fatta solo di sguardo
e di respiro.

In questo dovere trovando
una sobria, una lieve, luminosa
felicita', compagne e compagni.

8. NON TI PARALIZZI IL DOLORE DEL MONDO

Non ti paralizzi il dolore del mondo
che pure ti toglie il respiro
e non ti renda cieco il pianto.
Non dire: non ce la faccio piu'.

Contano gli assassini sulla tua stanchezza
e tu sei veramente molto stanco.
Ma c'e' chi sta peggio, assai peggio di te
e del tuo, del tuo aiuto ha bisogno.

Qui non si arrende nessuno.
Nessuno si arrende qui.

9. E SE TU TOGLI

E se tu togli
il tegumento dell'astratto
le chele e gli speroni
se il greve cemento delle illusioni
non ti strappa il respiro e la voce
non t'intrappola il piede e lo sguardo
in questa notte tutta stelle e tutta orecchie
ogni pensiero di bene e' gia' il bene
ogni parola di pace e' gia' pace.

Sai gia' quale sia il tuo dovere
non hai bisogno di bussola e sestante
viaggia leggero, condividi il tuo pane
soccorri chi soffre, combatti
contro ogni menzogna, contro ogni violenza.

Non vi e' altra legge, non vi e' altra scienza
che questa di Socrate e di Antigone.

10. DI CARNE UMANA LA MACELLAZIONE

Di carne umana la macellazione
mi sai tu dire quando cessera'?
Quando non vi saranno piu' persone?
Quando nessuno piu' respirera'?

Adesso occorre una decisione
per interesse, se non per bonta':
di far cessare adesso ogni uccisione
aprendo gli occhi alla verita'.

La verita' che ogni essere umano
di vivere ha il diritto, ed ha il dovere
di aiutare ogni altro essere umano

a vivere, a conoscere, ad avere
speranza ed esperienza dell'umano
e casa e vesti e da mangiare e bere.

11. SAPPI AIUTARE IL PROSSIMO E IL LONTANO

Sappi aiutare il prossimo e il lontano,
il giovane e l'anziano, l'incapace
e l'abile, il piu' semplice e il piu' strano,
in tutti riconosci la verace

umanita' che nel suo quotidiano
viaggio nel dolore cerca pace
e nel silenzio come nel baccano
spera trovare scampo dal rapace

artiglio che dilacera e disquatra;
trovare una scintilla, una fiammella
di calda, di fremente umanita'

che faccia luce nella notte atra
che rechi dell'amore la novella
che doni la virtu' della pieta'.

12. PER LA XV GIORNATA DEL DIALOGO CRISTIANO-ISLAMICO CHE SI SVOLGERA' IL 27 OTTOBRE

Questa giornata ci riguarda tutti
credenti e atei tutti ci interpella
con volto di fratello e di sorella
ci convoca affinche' cessino i lutti.

Prima di esserne tutti distrutti
dell'odio occorre estinguer la procella
l'umanita' e' una sola navicella
che solo unita non soccombe ai flutti.

Sono diverse tutte le persone
e tutte sono uguali nel diritto
a vivere, ad amare, alla ragione.

Salvar le vite ed aiutar l'afflitto
e' legge di ogni scienza e religione.
Uccidere e' il piu' folle empio delitto.

13. DUE SONO I MODI DI VEDER LA GUERRA

Due sono i modi di veder la guerra:
dall'alto chi sta dentro i bombardieri,
dal basso chi finisce sottoterra.
Chi uccide avra' un domani, solo ieri

l'ucciso. Quando l'assassino atterra
medaglie ed interviste e camerieri,
l'assassinato il nulla ormai lo serra
e piu' non merita i nostri pensieri.

Di tutti gli uccisori provo orrore
e di chi li comanda, addestra, acclama
di chi li arma e chi chiama valore

aver di sangue un'insensata brama
e di chi inocula algido il furore
che l'umanita' intera rende grama.

14. ANCORA DALLA TERRA DESOLATA

La scossa ha rimesso in moto il pendolo
fermo da anni dietro la catasta
dei libri, il ticchettio
da insetto vorace, da bomba innescata
e il rintocco bronzeo dell'ora
che passa e non torna.

Crollano case e chiese, massicciate
e crepe si aprono nei muri
siamo cosi' minuscoli e indifesi
siamo cosi' pestiferi e vani.

Uno slittare di sassi sotterra distrugge in un soffio
in una lieve nuvola di polvere
interi popoli, intere civilta'
e noi continuiamo a farci guerra
le nostre infami oscene ridicole guerre
con ridicoli osceni infami pretesti
per strapparci l'un l'altro a graffi e morsi
i denari, le vesti, le budella
il possesso di fango e pietrisco
la vita, quest'unica vita
di carne che soffre e parole pensate
a brano a brano
con la lama del coltello da cucina
con le bombe dagli aerei altorombanti
a scorpioni e frustate
siamo cosi' minuscoli e indifesi
siamo cosi' pestiferi e vani.

Ha il volto di Abele ogni vittima.
Abolire le guerre, gli eserciti, le armi.
Soccorrere, accogliere, assistere
ogni persona bisognosa di aiuto.

Una sola umanita'
un'unica casa comune.
Sii tu l'umanita' come dovrebbe essere.

Cessare di uccidere
salvare le vite
il primo dovere.

15. CANTATA PER IL 4 NOVEMBRE

"E tra di noi divideremo - lavoro, amore, liberta'.
E insieme ci riprenderemo - la parola e la verita'"
(Franco Fortini, Sull'aria dell'Internazionale)

I. Alla festa del 4 novembre

Ogni strage e' un'inutile strage
ogni guerra e' una stupida guerra
ogni morte e' una morte e' una morte
e tu non sai piu' dire scibbolet.

Il lepisma che osa traversare
l'infinito pavimento della stanza
e di colpo una luce e una scarpa
spegne il mondo per sempre e per sempre.

Alla festa del 4 novembre
esibiscono collane di denti e diamanti i padroni
si gloriano di aver fatto morire
tanti innocenti, cantano meccaniche
le salmodie dell'odio e dell'abuso,
della menzogna assassina ripetono il rito.

Alla festa del 4 novembre
si banchetta con cartocci di carne
umana, si bevono colmi
boccali di sangue, si ride, si scherza.

Alla festa del 4 novembre
il fascismo risorge e rivomita
le parole che uccidono, le lingue
rigide come coltelli segano gole.

Il pifferaio guida allo strapiombo
e tu non sai piu' dire scibbolet.

*

II. Cantata per Hannah

Invece della spada il flauto
invece delle catene la gerla
un lento ascoltare con l'occhio del cuore
l'umanita' come dovrebbe essere.

Con volto, con voce di donna
opporsi al fascismo, spezzare
le sbarre e i fucili, liberare
tutte le persone schiave.

Con volto, con voce di donna
il socialismo libertario
la nonviolenza in cammino.

*

III. El otro, el mismo

Un cosi' immane cumulo di uccisi
ne vedo lividi disfatti i visi
ne sento il peso, il peso insostenibile
e la parola muta ormai per sempre
che ancora brucia e brucia in un roveto.

So cosa dice quello sguardo, quel silenzio
so che risposta ancora e ancora attende:
che noi si ponga fine finalmente
a tutte, a tutte, a tutte le uccisioni.
E questo e' l'altro, e questo e' il nostro giorno.

Quest'altro 4 novembre
di lutto e non di festa
di memoria addolorata
di resistenza che continua.

Quest'altro 4 novembre
dalla parte delle vittime
all'ascolto delle vittime
alla scuola delle vittime
che vuole salvare tutte le vite.

Soccorrere, accogliere, assistere
ogni persona bisognosa di aiuto.

A tutte le guerre e a tutte le uccisioni opporsi.
Pace, disarmo, smilitarizzazione.
Una sola umanita'.

Avendo udito e non avendo piu' scordato
la voce delle vittime che chiama
alla lotta per l'umanita':
la Rosa rossa spartachista
la Rosa bianca antinazista
la nonviolenza in cammino.

Ogni vittima ha il volto di Abele.
Oppresse e oppressi di tutti i paesi,
unitevi.

16. UN ALTRO QUATTRO NOVEMBRE

Sfilano sciabole, moschetti, mitra
ed attaccati ad essi
come cani al guinzaglio esseri umani
ridotti a pezzi della macchina che uccide.

Un prominente dice buono e giusto
che tante vite siano state estinte
perche' lui abbia il comodo suo scranno
al desco ove si mesce sangue e oro.
Mai non si estingue la sete di sangue
e di rapina dei potenti e mai la sete
dell'ossequio da parte degli schiavi
al tritacarne destinati a maggior gloria
di chi sta in alto e succhia loro il sangue.

Questa e' la Festa delle Forze Armate
tra inchini solenni e urla sguaiate
tra squilli di tromba e conati di vomito
degli ingozzati della carne dei morti.

Questa e' la Festa del Potere che Uccide
che neppure dinanzi alle tombe delle vittime
ha ritegno ad esibire la sua tronfia
proterva violenza di lenone e di iena
che ride e pasteggia il 4 novembre.

*

Ma un altro e' gia' nato quattro novembre
non festa ma lutto
che sa che ogni vittima
ha il volto di Abele
e che questo orrore
occorre far cessare.

E tu fallo cessare
con la tua azione nonviolenta
e tu entra nella lotta
contro tutte le uccisioni
nel nome delle vittime
all'ascolto delle vittime
dalla parte delle vittime
per salvare tutte le vite
per soccorrere, accogliere, assistere ogni persona bisognosa di aiuto
per abolire le guerre, gli eserciti, le armi
per abolire tutti i poteri assassini
affinche' sotto il cielo stellato finalmente risplenda
la legge morale.

La nonviolenza e' in cammino.
Oppresse e oppressi di tutti i paesi
unitevi nella lotta per la comune liberazione.
Una sola umanita' di persone libere ed eguali
in un solo mondo vivente casa comune dell'umanita' intera.

17. I CADAVERI RECUPERATI IN MARE

"Dalla zattera della Medusa uno straccio rosso sventolava
ancora in piedi un superstite, da lungi
lo vedemmo e sentimmo che cantava
un canto che chiamava all'ideale
dell'internazionale futura umanita'"
(Roderigo Uscheri, Memorie dell'anno 1816)

I cadaveri recuperati in mare
ci parlano delle nostre guerre
delle nostre armi, dei nostri affari
che ancora tengono in schiavitu'
popoli interi, persone innumerevoli.

I cadaveri recuperati in mare
ci parlano della nostra rapina delle loro risorse
del nostro razzismo, del nostro regime
di apartheid planetario.

I cadaveri recuperati in mare
ci parlano dell'ora presente dell'umanita'
di come il potere imperiale col suo raffio
tutti ci tragga all'abisso.

I cadaveri recuperati in mare
ci chiamano alla lotta
per la comune liberazione
per la salvezza di tutte le vite.

Alla scuola del dolore abbiamo appreso
che il primo dovere e' salvare le vite.
Alla scuola del pianto abbiamo pianto
e quelle lacrime piantato come semi
perche' ne nasca la solidarieta'
che unisca e liberi l'umanita' intera.

Abolire la guerra, gli eserciti, le armi.
Soccorrere, accogliere, assistere ogni persona bisognosa di aiuto.
Abbattere finalmente il fascismo.
E' in cammino la nonviolenza.
Costruire finalmente la societa' della condivisione
del pane dell'amore della liberta'.
E' in cammino la nonviolenza.
Unitevi oppresse ed oppressi di tutti i paesi
solo le catene avete da perdere
ed un mondo da guadagnare.
E' in cammino la nonviolenza.

==============================
VOCI E VOLTI DELLA NONVIOLENZA
==============================
Supplemento de "La nonviolenza e' in cammino" (anno XIX)
Direttore responsabile: Peppe Sini. Redazione: strada S. Barbara 9/E, 01100 Viterbo, tel. 0761353532, e-mail: centropacevt at gmail.com
Numero 864 del 10 aprile 2018

Per ricevere questo foglio e' sufficiente cliccare su:
nonviolenza-request at peacelink.it?subject=subscribe

Per non riceverlo piu':
nonviolenza-request at peacelink.it?subject=unsubscribe

In alternativa e' possibile andare sulla pagina web
http://web.peacelink.it/mailing_admin.html
quindi scegliere la lista "nonviolenza" nel menu' a tendina e cliccare su "subscribe" (ed ovviamente "unsubscribe" per la disiscrizione).

L'informativa ai sensi del Decreto legislativo 30 giugno 2003, n. 196 ("Codice in materia di protezione dei dati personali") relativa alla mailing list che diffonde questo notiziario e' disponibile nella rete telematica alla pagina web:
http://italy.peacelink.org/peacelink/indices/index_2074.html

Gli unici indirizzi di posta elettronica utilizzabili per contattare la redazione sono: nbawac at tin.it e centropacevt at gmail.com