Telegrammi. 1254



 

TELEGRAMMI DELLA NONVIOLENZA IN CAMMINO

Numero 1254 del 24 aprile 2013

Telegrammi della nonviolenza in cammino proposti dal Centro di ricerca per la pace di Viterbo a tutte le persone amiche della nonviolenza

Direttore responsabile: Peppe Sini. Redazione: strada S. Barbara 9/E, 01100 Viterbo, tel. 0761353532, e-mail: nbawac at tin.it , centropacevt at gmail.com

 

Sommario di questo numero:

1. Peppe Sini: Elezioni amministrative. Minima ermeneutica

2. Anche a Viterbo la Giornata mondiale del libro

3. Un incontro a Viterbo con il professor Osvaldo Ercoli

4. Con Stephane Hessel e con Tzvetan Todorov

5. La letteratura latina dalle origini a Cicerone

6. Segnalazioni librarie

7. Alcuni testi da "In cammino verso Assisi" del mese di settembre 2000 (parte terza)

8. Definizioni ed interpretazioni della nonviolenza

9. Da una nota diffusa durante un incontro del 12 settembre

10. Una lettera inviata a vari amici il 12 settembre

11. Memoria come compresenza: Luce Fabbri

12. Memoria come compresenza: Benny Nato

13. La "Carta" del Movimento Nonviolento

14. Per saperne di piu'

 

1. EDITORIALE. PEPPE SINI: ELEZIONI AMMINISTRATIVE. MINIMA ERMENEUTICA

 

Si avvicinano le elezioni amministrative e fioriscono le liste dai nomi e dai simboli piu' fantasiosi.

Ci sono tre segnali semplici e certi per riconoscere la propaganda della destra neofascista anche - e soprattutto - quando si camuffa:

1. l'affermazione che "non esistono piu' destra e sinistra";

2. il giovanilismo;

3. l'adorazione della tecnologia.

E invece destra e sinistra esistono eccome, e la destra e' quella che lotta per perpetuare la violenza dei dominatori, e la sinistra e' quella che lotta per l'uguaglianza di diritti di tutti gli esseri umani.

Quanto al giovanilismo (e ai suoi portati: l'irresponsabilita' e la smemoraggine, la condotta ignara e puerile, l'incoscienza del limite e il disprezzo del fragile) chi ha la mia eta' sa da quale radice proviene questa ideologia, questa retorica: "Giovinezza, giovinezza, primavera di bellezza" recitava l'"inno trionfale" mussoliniano.

Quanto alla tecnologia, chi pensa che ad essa possa essere delegata la responsabilita' morale, ebbene ha gia' abdicato alla sua di responsabilita' morale, ovvero alla sua medesima dignita' di essere senziente, pensante, agente.

Che oggi trionfi in Italia la destra piu' barbara e totalitaria e' la prova di quanto a fondo abbia scavato la tabe berlusconiana, che ha distrutto non solo la coscienza politica ma finanche la capacita' di analisi logica e di giudizio morale nella gran parte dei cittadini.

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Certo, vi sono anche gli errori e gli orrori dei gruppi dirigenti della sinistra: e il primo e cruciale e' stato quello di non capire cio' che dopo i lager ed i gulag, dopo Auschwitz ed Hiroshima, era ormai evidente e ineludibile: ovvero che la lotta di liberazione delle persone e delle classi oppresse, la lotta per la giustizia sociale ovvero per la messa in comune e il comune accudimento dei beni che a tutti pertengono, la lotta per i diritti umani di tutti gli esseri umani e per la difesa della biosfera, richiede la scelta esplicita e definitiva della nonviolenza. Della nonviolenza, che e' la lotta la piu' nitida e la piu' intransigente contro tutte le menzogne e le violenze. E la sinistra o sara' nonviolenta o non sara'.

 

2. INCONTRI. ANCHE A VITERBO LA GIORNATA MONDIALE DEL LIBRO

 

Si e' svolto a Viterbo presso il "Centro di ricerca per la pace e i diritti umani" nella mattinata di martedi' 23 aprile 2013 un incontro di riflessione in occasione della "Giornata mondiale del libro".

Nel corso dell'incontro sono stati letti e commentati alcuni brani da I sommersi e i salvati di Primo Levi, da 1984 di George Orwell, da Fahrenheit 451 di Ray Bradbury, da Altre inquisizioni di Jorge Luis Borges ed alcuni versi di Emily Dickinson, di Anna Achmatova, di Sylvia Plath, di Ingeborg Bachmann.

 

3. INCONTRI. UN INCONTRO A VITERBO CON IL PROFESSOR OSVALDO ERCOLI

 

Si e' svolto nel primo pomeriggio di martedi' 23 aprile 2013 a Viterbo presso il "Centro di ricerca per la pace e i diritti umani" un incontro con il professor Osvaldo Ercoli sulla situazione politica italiana attuale.

I partecipanti all'incontro hanno espresso profonda preoccupazione per lo scenario apertosi negli ultimi giorni e per il pericolo che la coalizione berlusconiana (ed il suo personale politico rappresentativo del regime della corruzione, dei poteri occulti, dei legami coi poteri criminali, del razzismo, del neofascismo, del golpismo) possa continuare a condizionare pesantemente la vicenda politica italiana con esiti devastanti a danno della popolazione, della legalita', della democrazia.

Alla inquietante deriva politica e morale del ceto politico ed istituzionale occorre contrapporre un fermo ed energico impegno per la democrazia, per la legalita', per la giustizia sociale, per la pace, per i diritti umani di tutti gli esseri umani, per la difesa della biosfera.

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Breve notizia sul professor Osvaldo Ercoli

Osvaldo Ercoli, gia' professore amatissimo da generazioni di allievi, gia' consigliere comunale e provinciale, impegnato nel volontariato, nella difesa dell'ambiente, per la pace e i diritti di tutti, e' per unanime consenso nel viterbese una delle piu' prestigiose autorita' morali. Il suo rigore etico e la sua limpida generosita' a Viterbo sono proverbiali. E' tra gli animatori del comitato che si e' opposto al mega-aeroporto di Viterbo e s'impegna per la riduzione del trasporto aereo, in difesa della salute, dell'ambiente, della democrazia, dei diritti di tutti. Nel 2007 ha promosso un appello per salvare l'area archeologica, naturalistica e termale del Bulicame dalla devastazione. E' stato scritto di lui: "Il professor Osvaldo Ercoli e' stato per decenni docente di matematica e fisica a Viterbo, citta' in cui e' da sempre un simbolo di rigore morale e civile, di impegno educativo, di sollecitudine per il pubblico bene, di sconfinata generosita'. Gia' pubblico amministratore comunale e provinciale di adamantina virtu', sono innumerevoli le iniziative in difesa dei diritti umani e dell'ambiente di cui e' stato protagonista; tuttora impegnato nel volontariato a sostegno di chi ha piu' bisogno di aiuto, e' altresi' impegnato in prima persona ovunque vi sia necessita' di smascherare e contrastare menzogne, ingiustizie, violenze... Avendo avuto il privilegio immenso di averlo come amico, come maestro di impegno civile, come compagno di tante lotte nonviolente, vorremmo cogliere questa occasione per esprimergli ancora una volta il nostro affetto, la nostra ammirazione, la nostra gratitudine; affetto, ammirazione e gratitudine che sappiamo essere condivise da tutte le persone di Viterbo e dell'Alto Lazio, da tutte le persone che hanno avuto l'onore di conoscerlo e che hanno a cuore la dignita' umana di tutti e di ognuno, la civilta' come legame comune e comune impegno dell'intero genere umano, la biosfera casa comune dell'umanita' intera".

 

4. VERSO IL 25 APRILE. CON STEPHANE HESSEL E CON TZVETAN TODOROV

 

Si e' svolto nel pomeriggio di martedi' 23 aprile 2013 a Viterbo presso il "Centro di ricerca per la pace e i diritti umani" un incontro di studio sul tema: "Per una cultura e una prassi dell'antifascismo vivente e operante: con Stephane Hessel e con Tzvetan Todorov".

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Stephane Hessel e' nato a Berlino nel 1917 da una famiglia ebraica (il padre fu il traduttore tedesco di Proust, mentre la madre fu il personaggio che ispiro' Roche' - e poi Truffaut - per la celebre Catherine di Jules e Jim), ed e' cresciuto nella Francia degli anni Trenta. Ha partecipato eroicamente alla Resistenza francese (catturato dai nazisti e deportato nel campo di sterminio di Buchenwald riusci' a evadere e continuare la lotta) e dopo la guerra ha lavorato al Segretariato generale dell'Onu ed e' stato uno dei principali redattori della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani. Diplomatico, attivista e scrittore, e' stato costantemente impegnato in difesa dei diritti umani di tutti gli esseri umani. Nel 2010 il suo opuscolo Indignatevi! ha favorito il sorgere di una vasta mobilitazione sociale nonviolenta in vari paesi. E' deceduto a Parigi il 27 febbraio 2013. Tra le opere di Stephane Hessel: Danza con il secolo, Add Editore, Torino 2011; Indignatevi!, Add Editore, Torino 2011; Impegnatevi!, Salani, Milano 2011; (con Jean-Michel Helvig), Dalla parte giusta, Rcs, Milano 2011; Vivete!, Castelvecchi, Roma 2012; A conti fatti... o quasi, Bompiani, Milano 2012; (con Edgar Morin), Il cammino della speranza, Chiarelettere, Milano 2012.

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Tzvetan Todorov, nato a Sofia nel 1939, a Parigi dal 1963. Muovendo da studi linguistici e letterari e' andato sempre piu' lavorando su temi antropologici e di storia della cultura e su decisive questioni morali. Riportiamo anche il seguente brano dalla scheda dedicata a Todorov nell'Enciclopedia multimediale delle scienze filosofiche: "Dopo i primi lavori di critica letteraria dedicati alla poetica dei formalisti russi, l'interesse di Todorov si allarga alla filosofia del linguaggio, disciplina che egli concepisce come parte della semiotica o scienza del segno in generale. In questo contesto Todorov cerca di cogliere la peculiarita' del 'simbolo' che va interpretato facendo ricorso, accanto al senso materiale dell'enunciazione, ad un secondo senso che si colloca nell'atto interpretativo. Ne deriva l'inscindibile unita' di simbolismo ed ermeneutica. Con La conquista dell'America, Todorov ha intrapreso una ricerca sulla categoria dell'"alterita'" e sul rapporto tra individui appartenenti a culture e gruppi sociali diversi. Questo tema, che ha la sua lontana origine psicologica nella situazione di emigrato che Todorov si trova a vivere in Francia, trova la sua compiuta espressione in un ideale umanistico di razionalita', moderazione e tolleranza". Tra le opere di Tzvetan Todorov: (a cura di), I formalisti russi. Teoria della letteratura e del metodo critico, Einaudi, Torino 1968, 1977; (a cura di, con Oswald Ducrot), Dizionario enciclopedico delle scienze del linguaggio, Isedi, Milano 1972; La letteratura fantastica, Garzanti, Milano 1977, 1981; Teorie del simbolo, Garzanti, Milano 1984; La conquista dell'America. Il problema dell'"altro", Einaudi, Torino 1984, 1992; Critica della critica, Einaudi, Torino 1986; Simbolismo e interpretazione, Guida, Napoli 1986; Una fragile felicita'. Saggio su Rousseau, Il Mulino, Bologna 1987, Se, Milano 2002; (con Georges Baudot), Racconti aztechi della conquista, Einaudi, Torino 1988; Poetica della prosa, Theoria, Roma-Napoli 1989, Bompiani, Milano 1995; Michail Bachtin. Il principio dialogico, Einaudi, Torino 1990; La deviazione dei lumi, Tempi moderni, Napoli 1990; Noi e gli altri. La riflessione francese sulla diversita' umana, Einaudi, Torino 1991; Di fronte all'estremo, Garzanti, Milano 1992 (ma cfr. la seconda edizione francese, Seuil,  Paris 1994); I generi del discorso, La Nuova Italia, Scandicci (Firenze) 1993; Una tragedia vissuta. Scene di guerra civile, Garzanti, Milano 1995; Le morali della storia, Einaudi, Torino 1995; Gli abusi della memoria, Ipermedium, Napoli 1996; L'uomo spaesato. I percorsi dell'appartenenza, Donzelli, Roma 1997; La vita comune, Pratiche, Milano 1998; Le jardin imparfait, Grasset, 1998; Elogio del quotidiano. Saggio sulla pittura olandese del Seicento, Apeiron, 2000; Elogio dell'individuo. Saggio sulla pittura fiamminga del Rinascimento, Apeiron, 2001; Memoria del male, tentazione del bene, Garzanti, Milano 2001; Il nuovo disordine mondiale, Garzanti, Milano 2003; Benjamin Constant. La passione democratica, Donzelli, Roma 2003; Lo spirito dell'illuminismo, Garzanti, Milano 2007; La letteratura in pericolo, Garzanti, Milano 2008, 2011; La paura dei barbari, Garzanti, Milano 2009; La bellezza salvera' il mondo, Garzanti, Milano 2010; Gli altri vivono in noi, e noi viviamo in loro. Saggi 1983-2008, Garzanti, Milano 2011 (tra esse segnaliamo particolarmente Memoria del male, tentazione del bene, Garzanti, Milano 2001: un'opera che ci sembra fondamentale).

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L'incontro era parte di un ciclo di incontri di studio in preparazione del 25 aprile, incontri nel corso dei quali si vengono leggendo e commentando alcuni testi classici dell'antifascismo e della cultura democratica: nei precedenti incontri sono stati letti testi di Rosa Luxemburg, Hannah Arendt, Piero Gobetti, Antonio Gramsci, Giacomo Matteotti, Carlo e Nello Rosselli, i martiri della Rosa Bianca, Dietrich Bonhoeffer, Primo Levi, Nelson Mandela, Etty Hillesum, Germaine Tillion, Piero Calamandrei, Margarete Buber Neumann, Albert Camus, George Orwell. Virginia Woolf, Franco Basaglia, Franca Ongaro Basaglia, lettere dei caduti della Resistenza e brani della Costituzione della Repubblica Italiana.

 

5. INCONTRI. LA LETTERATURA LATINA DALLE ORIGINI A CICERONE

 

Si e' svolto la sera di martedi' 23 aprile 2013 a Viterbo presso il "Centro di ricerca per la pace e i diritti umani" un incontro di studio sulla letteratura latina dalle origini a Cicerone.

 

6. SEGNALAZIONI LIBRARIE

 

Letture

- Sylvia Plath, Tutte le poesie, Mondadori, Milano 2013, pp. LXIV + 886, euro 18.

 

7. MATERIALI. ALCUNI TESTI DA "IN CAMMINO VERSO ASSISI" DEL MESE DI SETTEMBRE 2000 (PARTE TERZA)

 

Riproponiamo qui alcuni testi apparsi sul nostro foglio "In cammino verso Assisi" nel mese di settembre 2000.

 

8. DEFINIZIONI ED INTERPRETAZIONI DELLA NONVIOLENZA

[Estratto dal nostro lavoro "La nonviolenza contro la guerra" ripubblichiamo qui il seguente testo]

 

Alla violenza crescente si puo', si deve, opporre la nonviolenza.

Ma detto questo e' stato detto ancora ben poco: cosa e' la nonviolenza?

In prima approssimazione potremmo dire che la nonviolenza e' una teoria-pratica di liberazione, ovvero una proposta di azione finalizzata all'affermazione concreta e immediata della dignita' umana; una proposta pratica, ma che implica dei giudizi di valore, e quindi una teoria: un punto di vista che concerne questioni morali, politiche, gnoseologiche (cioe' relative alla teoria della conoscenza), antropologiche (ovvero una visione dell'uomo e della cultura). Ma essenzialmente a nostro avviso la nonviolenza e' lotta contro la violenza, lotta contro l'ingiustizia, lotta che afferma la responsabilita' di ognuno per il bene di tutti, lotta che nel suo stesso farsi istituisce democrazia, diritti umani, difesa della biosfera.

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1. La nonviolenza come cosa complessa

La nonviolenza e' una teoria-prassi sperimentale ed in continuo sviluppo creativo, dalle molteplici dimensioni ed interpretazioni, quindi da studiare rigorosamente.

La nonviolenza non e' una cosa semplice. Lo stesso termine si presta a diverse interpretazioni; i suoi ambiti applicativi sono molto diversificati, coloro che alla nonviolenza si sono accostati o che di strumenti, tecniche, riflessioni di essa hanno fatto uso, ne hanno dato interpretazioni molto diverse.

Lo stesso Gandhi, che ne e' il vero e proprio fondatore, ne ha dato definizioni diverse ed ha elaborato un concetto di essa sperimentale, contestuale, dinamico, critico. Sperimentale perche' la nonviolenza non e' un dogma ma un concreto operare in quanto tale costantemente ri-discutibile; contestuale, perche' e' solo nel vivo del conflitto, solo nella concretezza della lotta contro l'ingiustizia, che la nonviolenza in quanto prassi si da', si misura e si definisce; dinamico, perche' appunto la nonviolenza non e' un che di statico, di ipostatizzato, di prefissato, di preconfezionato, ma si realizza nel processo della lotta, nel vivo del conflitto, nel cuore della storia e della societa', ed agisce come parte in causa, come elemento contraddittorio e propulsivo, come rottura del disordine costituito e come progetto di trasformazione; critico, perche' la nonviolenza non e' uno stato di quiete, di appagamento, la fine di alcunche', ma un costante rovello, un'incessante verifica, una lotta interminabile, e quindi anche una serrata critica ed autocritica.

La nonviolenza non e' una ideologia o una filosofia politica e sociale in piu'; ma non e' neppure un mero repertorio di strumenti e di tecniche; essa si propone come una teoria-prassi compatibile con altre teorie morali e politiche, ma ha una sua autonomia e coerenza che ne fa una cosa complessa, inconclusa, in sviluppo, ma insieme una cosa non confondibile, non sussumibile, non addomesticabile.

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2. Dimensioni ed interpretazioni della nonviolenza

Dimensioni: vedremo che la nonviolenza ha diverse dimensioni, una di esse e' quella della scelta etico-politica, e quindi della condotta personale e collettiva nella vita quotidiana come nei conflitti politici, sociali e culturali; una seconda dimensione e' quella delle tecniche di lotta e delle forme di gestione delle relazioni e dei conflitti; una terza dimensione e' quella della nonviolenza come strategia di lotta contro le ingiustizie; una quarta dimensione e' quella del progetto politico, economico e sociale che la scelta nonviolenta implica se le sue premesse vengono svolte fino alle ultime conseguenze.

Interpretazioni: si potrebbe dire che vi sono tante interpretazioni della nonviolenza quanti sono coloro che la hanno adottata e che su di essa hanno riflettuto.

Per quanto ci concerne, noi qui proponiamo un approccio non dogmatico, ma sperimentale ed aperto, concreto e contestuale; pertanto questo stesso scritto non e' un formulario tuttologico, o un ricettario onnivalente, ma la proposta e la descrizione - certo intenzionata, certo non neutrale - di una serie di tesi su cui comunque la discussione e la riflessione restano aperte.

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3. Cosa e' la nonviolenza: questioni terminologiche preliminari

3.1. Il termine

Il termine "nonviolenza" e' la traduzione italiana del concetto coniato da Gandhi per definire la sua proposta ed azione di lotta; Gandhi utilizza due termini: ahimsa (che potremmo tradurre come "non violenza", o anche "contrario della violenza", "opposizione alla violenza"; e satyagraha, che potremmo tradurre come "forza della verita'", "attaccamento, adesione alla verita'". Il termine italiano nonviolenza li traduce entrambi unificandoli; la sua peculiare forma grafica (scrivere cioe' "nonviolenza" tutto attaccato e non separando "non" e "violenza") e' stata proposta da Aldo Capitini, il maggior pensatore e promotore della nonviolenza in Italia, per sottolineare la positivita' ed originalita' del concetto.

Il termine "nonviolenza" e' quindi recente, risale a Gandhi ed e' del tutto novecentesco.

3.2. Il concetto

Ci si e' posti spesso il problema se sia recente anche il concetto cui il termine si riferisce. Come e' noto una diffusa antologia di scritti gandhiani edita per le cure dell'Unesco si intitola Antiche come le montagne, e fa riferimento ad una celebre frase gandhiana in cui la nonviolenza e' definita appunto "antica come le montagne".

Ahinoi, qui contesteremo questa autorevole opinione, ed en passant contesteremo anche la fattura di questo celebre libro come di molte altre antologie gandhiane. E cominciamo da questa seconda opposizione: spesso si pubblicano raccolte di scritti gandhiani riducendo i suoi ragionamenti in "pillole", in frasi celebri astratte dal contesto. Ma Gandhi non e' stato uno scrittore sistematico, un accademico, un trattatista, bensi' un militante; e la sua scrittura e' quasi esclusivamente giornalistica ed epistolare, sempre mirata alla concreta lotta da condurre in quel preciso momento ed in quella precisa situazione; e stando cosi' le cose non e' infrequente che Gandhi torni autocriticamente sulle sue precedenti opinioni per modificarle; cosi' come e' assolutamente ovvio che in momenti e situazioni diverse egli si esprima in modo diverso e vi siano quindi testi gandhiani che estrapolati dal contesto e posti l'uno di fronte all'altro possono sostenere due tesi perfettamente opposte. Da cio' deduciamo la necessita' di evitare la pubblicazione di "pillole" gandhiane, per quanto brillanti ed acuminate possano essere singole frasi ridotte ad aforismi, e proponiamo invece che si pubblichi (e quindi si legga) Gandhi in edizioni che diano conto del contesto in cui i singoli testi proposti alla riflessione concretamente si inseriscono (da questo punto di vista non si lodera' mai abbastanza per il suo rigore e la sua lealta' la fondamentale antologia di scritti gandhiani curata da Giuliano Pontara per Einaudi: Mohandas Gandhi, Teoria e pratica della nonviolenza, Einaudi, Torino).

Detto questo, passiamo alla questione cruciale: il concetto di nonviolenza e' antico o recente? Noi propendiamo per la seguente risposta: il concetto di nonviolenza e' recente, e risale a Gandhi; la prassi della nonviolenza e' invece effettivamente antica ed ha molte manifestazioni nel corso della storia dell'umanita'.

3.3. La prassi

Vi sono nel passato innumerevoli episodi di riflessione e prassi nonviolente, ma in essi raramente la nonviolenza si presenta come un concetto autonomo e fondativo dell'azione; piu' spesso e' implicato da motivazioni o da finalita' che restano altre.

Facciamo alcuni esempi: sono sicuramente altissime figure di nonviolenti alcuni fondatori e rappresentanti di religioni: ma in queste personalita', nella loro predicazione, nelle loro esperienze, non era centrale l'idea di un'azione riformatrice etico-politico-sociale nonviolenta; centrale e' una posizione e proposta religiosa e trascendente.

Orbene, si potrebbe obiettare che anche in Gandhi la prospettiva religiosa e' centrale; cio' e' vero, ma e' non meno vero che la proposta della nonviolenza non si configura come parte speciale di un progetto religioso da assumere tout court, ma come teoria-prassi dotata di una sua autonomia e di una sua capacita' persuasiva anche rispetto a persone che non ne condividono i fondamenti religiosi. Ed in effetti e' possibile aderire alla teoria-prassi nonviolenta senza aderire ad una posizione religiosa.

Ancora: nel corso della storia molti movimenti sociali hanno fatto uso di tecniche di lotta nonviolente; hanno proposto e praticato programmi sociali e politici nonviolenti; hanno adottato etiche personali e collettive nonviolente; basti pensare a tante esperienze del cristianesimo (il cui ruolo storico nell'abbattimento del sistema schiavistico antico e dell'ideologia ad esso inerente e' indiscutibile), con punte rilevantissime - un solo esempio: Francesco d'Assisi -; dell'umanesimo - anche qui un solo esempio: l'irenismo erasmiano -; dell'illuminismo; del socialismo in molte delle sue concrete vicende di pensiero e di lotta; delle tradizioni che oggi definiremmo "ecologiste" - includendo in esse anche culture tradizionali comunitarie distrutte dalla furia colonialista -. Tuttavia una compiuta (ancorche' aperta e felicemente inconcludibile) teorizzazione della nonviolenza ed una pratica politico-sociale centrata su di essa e' un fatto del nostro secolo.

Poi, naturalmente, in alcune delle figure piu' rilevanti della nonviolenza contemporanea ed autocosciente la radice della riflessione, della scelta e dell'impegno puo' benissimo essere religiosa, cosi' e' in Gandhi, cosi' in Lanza del Vasto, cosi' in Martin Luther King, cosi' anche - in modo a lui peculiare - in Aldo Capitini (che pure interagisce con l'antifascismo politico e la tradizione otto-novecentesca azionista, mazziniana ma anche liberal-socialista come e' noto); ma molte delle persone che hanno aderito ai movimenti di lotta da essi suscitati potevano benissimo non condividere quella radice e pur sentirsi completamente presi da quelle proposte analitiche ed operative, di riflessione e di lotta, ed aderirvi quindi toto corde muovendo da una prospettiva integralmente laica.

Fondamentalmente laica ci pare di poter considerare la proposta di Danilo Dolci, o quella ecofemminista di Vandana Shiva, o l'elaborazione di Gene Sharp, o di Johan Galtung, o di Giuliano Pontara. Ed un rappresentante illustre della nonviolenza come Jean Marie Muller ha pertinentemente argomentato nel senso del riconoscimento dell'autonomia teorica della nonviolenza e della possibilita' di un'adesione ad essa indipendentemente dall'eventuale credo religioso personale; ed analogamente ha argomentato, in una piu' ampia riflessione sull'uomo "planetario" che deve fronteggiare qui e adesso sfide globali terribili e cruciali e costruire una cultura della pace che a tutti chiede un peculiare contributo, uno straordinario sacerdote cattolico come Ernesto Balducci.

Insomma, la prassi nonviolenta e' un fenomeno che ha una lunga tradizione storica; la concettualizzazione della nonviolenza come teoria-prassi specifica risale a Gandhi ed e' quindi fenomeno relativamente recente; la terminologia precisamente corrispondente e' gandhiana, e la sua piu' adeguata traduzione e peculiare trascrizione italiana e' merito particolare di Aldo Capitini.

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4. Cosa e' la nonviolenza: alcune definizioni classiche

Venendo alla definizione di cosa la nonviolenza sia, preliminarmente ripetiamo che di essa sono state date definizioni molteplici non solo a seconda dei diversi protagonisti che ne hanno fatto uso e dei diversi autori che ne hanno scritto, ma anche dalla stessa persona, militante e/o studioso, in fasi e contesti diversi della sua riflessione e del suo agire.

Qui proponiamo una nostra definizione sintetica ed aperta: la teoria-prassi della nonviolenza si basa sull'amore-forza della verita', e' lotta contro la violenza condotta in modo rigoroso e radicale, praticando la coerenza tra mezzi e fini; la nonviolenza si caratterizza per un atteggiamento sperimentale e non dogmatico, di apertura e comprensione; la nonviolenza e' agire nelle situazioni di conflitto, e' resistenza concreta e intransigente contro l'oppressione, e' progetto sociale di eguaglianza e di liberazione testimoniato e costruito nell'azione diretta.

Di seguito indichiamo alcuni testi di riferimento presso cui e' possibile trovare alcune definizioni classiche di essa date dai piu' grandi studiosi e militanti della nonviolenza.

4.1. Alcune definizioni di Gandhi

Segnaliamo qui come riferimento la bella antologia di scritti di Mohandas Gandhi, Teoria e pratica della nonviolenza, Einaudi, Torino 1973 e successive edizioni.

4.2. Alcune definizioni di Aldo Capitini

Segnaliamo qui come riferimento la bella antologia di scritti di Aldo Capitini, Il messaggio di Aldo Capitini, Lacaita, Manduria 1977.

4.3. Una sintesi di Giuliano Pontara

D Giuliano Pontara segnaliamo qui (oltre ai vari suoi volumi - di cui i piu' recenti sono La personalita' nonviolenta e Guerra, disobbedienza civile, nonviolenza, ambedue presso le Edizioni Gruppo Abele, Torino, 1996 -, ed alla notevole introduzione a Gandhi, Teoria e pratica della nonviolenza, Einaudi, Torino) particolarmente le brevi voci Gandhismo e Nonviolenza in Norberto Bobbio, Nicola Matteucci, Gianfranco Pasquino (a cura di), Dizionario di politica, Utet, Torino, poi in edizione economica Tea, Milano.

4.4. Una sintesi di Jean Marie Muller

Segnaliamo qui l'opera di Jean Marie Muller, Strategia della nonviolenza, Marsilio, Padova 1975. Di essa diamo il sommario: Prefazione, di Matteo Soccio. Introduzione. Dall'esigenza morale all'azione nonviolenta. Amore, costrizione e violenza. Principi e fondamenti della disobbedienza civile. Il programma costruttivo. Un dinamismo rivoluzionario. L'importanza dell'organizzazione. I diversi momenti e i diversi metodi dell'azione diretta nonviolenta. La violenza e' l'arma dei ricchi. L'azione violenta isola la rivoluzione. La riconciliazione della rivoluzione e della ragione. L'azione nonviolenta di fronte alla repressione. Il rischio della violenza. Bibliografia sulla nonviolenza, a cura di Matteo Soccio.

4.5. Una sintesi di Gene Sharp

Segnaliamo qui l'opera fondamentale di Gene Sharp, Politica dell'azione nonviolenta, Edizioni Gruppo Abele, Torino 1985-1997, tre volumi. Di essa diamo una sintesi del sommario: Volume primo: potere e lotta. Introduzione di Matteo Soccio. Prefazione di Gene Sharp. Capitolo primo. La natura e il controllo del potere politico. Capitolo secondo. La base strutturale per il controllo dei governanti. Capitolo terzo. L'azione nonviolenta: una forma attiva di lotta. Volume secondo: le tecniche. Nota dell'editore. Introduzione di Gene Sharp. Capitolo quarto. Le tecniche di protesta e persuasione nonviolenta. Capitolo quinto. Le tecniche di noncollaborazione sociale. Capitolo sesto. Le tecniche di noncollaborazione economica. 1. I boicottaggi economici. Capitolo settimo. Le tecniche di noncollaborazione economica. 2. Gli scioperi. Capitolo ottavo. Le tecniche di noncollaborazione politica. Capitolo nono. Le tecniche di intervento nonviolento. Conclusione. Appendice. Le forme di azione nonviolenta in Italia dal 1945 ad oggi di Matteo Soccio. Elenco delle tecniche. Volume terzo: la dinamica. Prefazione all'edizione italiana di Giovanni Salio. Introduzione di Gene Sharp. Capitolo decimo. Le basi dell'azione nonviolenta. Capitolo undicesimo. La sfida scatena la repressione. Capitolo dodicesimo. Solidarieta' e disciplina per combattere la repressione. Capitolo tredicesimo. il jujitsu politico. Capitolo quattordicesimo. Tre strade per ottenere il successo. Capitolo quindicesimo. La ridistribuzione del potere. Conclusione. Appendice. Sommario dei fattori che determinano l'effetto delle lotte nonviolente.

4.6. Una sintesi di Christian Mellon e Jacques Semelin

Segnaliamo qui il volumetto di Christian Mellon e Jacques Semelin, La non-violence, P.U.F., Paris 1994. Di esso diamo il sommario: introduzione. Capitolo I. Alla ricerca di una definizione: 1. Una nozione ambigua; 2. Definire la violenza; 3. Definire la nonviolenza; 4. Altri chiarimenti concettuali. Capitolo II. La violenza rifiutata: 1. L'approccio pragmatico; 2. Il riferimento alle tradizioni religiose; 3. La logica di un'etica politica. Capitolo III. Principi e metodi dell'azione nonviolenta: 1. Modalita' di elaborazione e di espressione pubblica; 2. Modalita' di pressione e di contrasto. Capitolo IV. Le dinamiche della lotta senza armi: 1. La dinamica collettiva; 2. La dinamica simbolica. Capitolo V. Di fronte alla repressione e allo sterminio: 1. Di fronte alla repressione; 2. Di fronte allo sterminio. Capitolo VI. Di fronte alla guerra: 1. Strategie civili di difesa e di dissuasione; 2. A nuovo contesto, nuove ricerche. Conclusione. Allegato. Alcuni esempi storici. Bibliografia.

 

9. DA UNA NOTA DIFFUSA DURANTE UN INCONTRO DEL 12 SETTEMBRE

[I brani seguenti sono estratti dalla "Nota per l'incontro del 12 settembre con gli obiettori di coscienza della Caritas di Viterbo in preparazione della partecipazione alla marcia Perugia-Assisi per la nonviolenza del 24 settembre 2000"; il testo integrale della nota diffusa a tutti i partecipanti comprendeva anche altri materiali gia' apparsi in questo notiziario e l'appello del Movimento Nonviolento (MN) e del Movimento Internazionale per la Riconciliazione (MIR) di convocazione della marcia per la nonviolenza]

 

La marcia Perugia-Assisi per la nonviolenza del 24 settembre 2000 si ricollega direttamente alla marcia promossa da Aldo Capitini il 24 settembre 1961.

I. Aldo Capitini e la marcia Perugia-Assisi del 24 settembre 1961

L'idea della marcia Perugia-Assisi fu di Aldo Capitini (1899-1968), filosofo, educatore, antifascista, promotore della nonviolenza, che la promosse e realizzo' il 24 settembre 1961, dopo una lunga ed accurata preparazione.

Anni dopo, nel 1967, nel suo libro su Le tecniche della nonviolenza Capitini scriveva: "Una tecnica che si e' molto diffusa e' quella delle marce dimostrative e nonviolente, che sono come ampie comunita' momentanee e in movimento. L'uso e' antichissimo, anche nella forma religiosa di corteo o processione. Ma negli ultimi decenni ci sono alcuni aspetti che sono messi in piena evidenza. La marcia e' una manifestazione dal basso, al livello minimo, che tende a comprendere tutti, e' assolutamente nonviolenta, cioe' priva di armi e opposta percio' alla sfilata militare, tende ad essere antiautoritaria, di ammonimento ai gruppi minoritari dirigenti, proprietari di ricchi giornali quotidiani. La marcia e' il simbolo della moltitudine povera, che sa di essere nel giusto, che accomuna volentieri tutti. (...) L'efficacia di queste manifestazioni, che uniscono persone diversissime e che hanno una certa serenita' anche per il collocarsi nei paesaggi, che sono un esercizio fisico nel quale il popolo si sente a suo agio perche' e' piu' forte e non ci sono discorsi difficili, e' stata sperimentata in Italia nelle marce della pace dal 1961. La prima fu da Perugia ad Assisi, il 24 settembre 1961, promossa dal Centro di Perugia per la nonviolenza, che invito' a prender parte persone e associazioni politiche e religiose di ogni tendenza, e pose come condizione non la propria ideologia, ma l'assenza di ogni fatto o accenno violento per quelle ore. Ed effettivamente la marcia, oltremodo varia, fu oltremodo composta, pur festante (...)".

II. Per saperne di piu'

Si veda il sito del Movimento Nonviolento...

III. Tre proposte di approfondimento

La prima: la necessita' di opporsi alla guerra (che e' sempre omicidio di massa) ed ai suoi apparati; quindi il dovere dell'impegno antimilitarista e per il disarmo.

La seconda: il legame che unisce pace, democrazia, diritti umani, difesa della biosfera.

La terza: l'opposizione intransigente alla violenza e all'oppressione esige la scelta della nonviolenza come teoria-prassi di opposizione limpida e integrale alla violenza e alle ingiustizie, di solidarieta' e di liberazione.

IV. Qualche libro particolarmente utile

Ernesto Balducci, Lodovico Grassi, La pace, realismo di un'utopia, Principato, Milano; Il messaggio di Aldo Capitini, Lacaita, Manduria; Aldo Capitini, Scritti sulla nonviolenza, Protagon, Perugia; Mohandas Gandhi, Teoria e pratica della nonviolenza, Einaudi, Torino; Primo Levi, I sommersi e i salvati, Einaudi, Torino; Atti del processo a don Lorenzo Milani, L'obbedienza non e' piu' una virtu', LEF, Firenze; Gene Sharp, Politica dell'azione nonviolenta, Edizioni Gruppo Abele, Torino.

(...)

 

10. UNA LETTERA INVIATA A VARI AMICI IL 12 SETTEMBRE

 

Una lettera agli amici della nonviolenza e ad altri amici ancora con urgente preghiera di prenderla in considerazione e di comunicarci le vostre opinioni in merito.

Da alcuni amici della nonviolenza viterbesi una proposta di riflessione sui criteri per la partecipazione alla marcia Perugia-Assisi per la nonviolenza del 24 settembre 2000

Abbiamo letto un comunicato che ci ha preoccupato poiche' puo' dare l'impressione che intendano partecipare alla marcia per la nonviolenza del 24 settembre persone che in essa intendono portare punti di vista diversi ed in conflitto con la nonviolenza.

Cio' non ci sembra ne' logico ne' onesto.

Vorremmo pertanto chiarire quali sono a nostro parere alcuni criteri ineludibili per aderire e partecipare alla marcia per la nonviolenza.

Formuliamo queste proposte in spirito di fraternita' e senza la pretesa di esprimere altro che la nostra opinione. Non siamo gli organizzatori dell'iniziativa, ma abbiamo aderito con convinzione ad essa poiche' condividiamo dal profondo del cuore la necessita' di una marcia che sia inequivocabilmente per la nonviolenza.

Ci scusiamo per la secchezza con cui esponiamo qui di seguito le nostre opinioni, ma ci sembra necessario essere franchi e chiari.

1. La marcia e' per la nonviolenza: dunque non e' logico ne' onesto che vi si partecipi per sostenere posizioni diverse dalla nonviolenza.

2. La marcia e' un atto di illimpidimento delle coscienze, dei ragionamenti e delle condotte: dunque non e' logico ne' onesto portarvi atteggiamenti che possano essere considerati incoerenti, ipocriti, ambigui, menzogneri.

3. La marcia e' una eredita' grande di Aldo Capitini, l'indimenticabile apostolo della nonviolenza in Italia: dunque non e' logico ne' onesto che se ne sfiguri l'identita' e il messaggio.

4. La marcia scaturisce da un invito di Pietro Pinna espresso con parole nitide ed inequivocabili; un invito che si apre cosi': "Scopo della marcia e' di dare evidenza pubblica a quell'area nonviolenta del nostro paese tuttora ignorata (ma senz'altro diffusa) che ritengo desiderosa di porre in luce dinanzi all'opinione generale la propria posizione di pacifismo assoluto, a confronto dei vari pacifismi relativi"; e ancora: "La nostra marcia pertanto - a differenza delle precedenti marce della pace Perugia-Assisi aperte a tutti - dovra' essere contrassegnata dalla chiara e rigorosa caratterizzazione del pacifismo nonviolento, comportante il rifiuto assoluto di qualsiasi guerra fatta da chiunque per qualsiasi ragione" (il testo integrale e' nel fascicolo di "Azione nonviolenta" dell'aprile 1999): dunque non e' logico ne' onesto venir meno alle condizioni proposte dall'invito, poiche' chi accetta un invito accetta anche le condizioni di chi lo ha invitato.

5. La marcia e' promossa dai movimenti nonviolenti: dunque non e' logico ne' onesto che se ne contraddica l'ispirazione e l'aspirazione, la scaturigine e la finalita'.

6. A nostro modesto parere chi vuole partecipare alla marcia per la nonviolenza del 24 settembre deve farlo in umilta' e lealta', da amico della nonviolenza se ha gia' maturato questa persuasione e questo impegno, ed in ogni caso da persona di volonta' buona che si oppone alla violenza ed alla menzogna e che almeno per il tempo in cui partecipa alla marcia alla nonviolenza si accosta disposto all'ascolto e alla meditazione.

7. Chi volesse dire o fare altre cose, abbia la bonta' di scegliere un altro posto o un altro giorno, non ci tolga la liberta' di marciare per la nonviolenza.

Con tutto l'affetto e il rispetto possibili, e grati fin d'ora a tutti coloro che vorranno comunicarci la loro opinione in merito, cordialmente,

il "Centro di ricerca per la pace" di Viterbo.

 

11. MEMORIA COME COMPRESENZA: LUCE FABBRI

 

"Quello che ha influito moltissimo e che penso sia stato il vero punto di partenza del mio anarchismo fu la prima guerra mondiale. Mi ha veramente impressionato, in modo profondo, perche' avevamo molti amici al fronte e tanti di loro passavano da noi quando partivano, e' passato Berneri quando e' stato richiamato, sono passati alcuni fuggiaschi dopo Caporetto, venivano a trovarci i disertori. L'atmosfera della guerra l'ho sentita molto, a parte che si e' avvertito anche il bombardamento di Ferrara, soprattutto quando il fronte si era avvicinato dopo la sconfitta. I racconti che ascoltavo m'impressionavano molto ma soprattutto mi indignava il fatto che ci fosse un potere capace di obbligare una persona non solo a farsi ammazzare, ma ad ammazzare. Mi sembrava inconcepibile che ci fosse qualcuno che potesse dire ad un altro "ammazza uno che non ti ha mai fatto niente altrimenti ti fucilo". Quella e' stata una cosa che mi ha veramente colpita, ho pianto e ricordo che di notte mordevo il cuscino dalla rabbia. E' stata una scossa molto forte dal punto di vista morale e credo che il mio anarchismo parta da li', mi pare che sia quello il punto di partenza". (dall'ampia intervista a Luce Fabbri raccolta da Cristina Valenti ed apparsa su "A. Rivista anarchica" n. 247, estate 1998).

Una grande maestra di verita' e di nonviolenza e' stata Luce Fabbri, pensatrice e militante anarchica, intransigente sempre nella difesa della vita e della dignita' di ogni essere umano, limpida e persuasa nel suo agire per una umanita' di liberi e di eguali.

E' scomparsa a Montevideo lo scorso mese, aveva novantadue anni; era figlia di Luigi Fabbri, il grande collaboratore di Malatesta; e sul padre Luce ha scritto un libro (Luigi Fabbri. Storia d'un uomo libero, Biblioteca Franco Serantini, Pisa 1996, per richieste: tel. 050/570995, e-mail: bfspisa at tin.it) che e' un esempio fulgido di amore filiale, di chiarezza di sguardo sui fatti della politica e della morale, e ricostruzione sensibile e perspicua di un'esistenza, e di un tempo, e di una temperie.

Emigro' in Uruguay seguendo il padre perseguitato; mentre in Italia infuriava la dittatura fascista, nell'esilio Luigi, Luce e tanti altri come loro tennero viva la cultura del nostro paese, e scrissero e dissero in lingua italiana le libere parole, le franche proposizioni, che in Italia in quel torno di tempo non erano dicibili.

Dovra' pur venire il giorno, penso mentre scrivo queste righe, in cui si dovra' fare i conti con la storia dell'emigrazione anarchica e con il suo contributo grande alla dignita' umana; una storia non agiografica, ma rigorosa: e si cogliera' allora che nella concretezza di queste vite il sentimento espresso nella notissima canzone di Pietro Gori non e' in alcun modo retorica, ma fedele dizione di un sentire autentico (e che quella commossa descrizione che Enzensberger fa degli esuli anarchici spagnoli nella glossa ottava in coda alla Breve estate dell'anarchia e' veritiera).

Luce Fabbri e' stata una grande educatrice, una suscitatrice di consapevolezza e di liberta'; a lei puo' ben attagliarsi quel che Bobbio ricordava di Augusto Monti, il professore torinese che suscito' schiere di antifascisti, al quale lo sbirro dell'Ovra chiedeva protervo cosa diamine insegnasse dalla cattedra per trasformare in strenui avversari della dittatura tutti quei bravi ragazzi di buona famiglia che nella sua classe capitavano, e - racconta Bobbio - Monti rispondeva "A rispettare le idee". "Ma quali idee?". E Monti: "Le loro". Rispettare le idee, le idee degli altri.

Luce Fabbri e' stata una critica serrata della violenza; in tempi in cui tanta parte della cultura si ubriacava di violenza e inneggiava melliflua o truculenta a dittature grondanti retorica fasulla e vero sangue, ed alle guerre di guerriglia dimenticando che il sangue per le strade e per i campi era pur sempre il sangue di altri esseri umani (ha scritto memorabilmente, e definitivamente, Heinrich Boell che ogni vittima ha il volto di Abele), Luce era chiarissima nel denunciare la violenza, il suo greve portato, i suoi esiti nefasti.

Quale coraggio, quale nitore, quale acume e tensione.

A Luce Fabbri dedichera' un ampio ricordo nel n. 266 dell'ottobre 2000 "A. Rivista anarchica" (una delle migliori riviste italiane, una delle poche che si preoccupa di non mentire, e di porre le domande anche quando non si sanno gia' le risposte - e sono sovente le uniche domande che valgono, le uniche che contano, le uniche che aprono uno spazio umano, e quindi politico, di comunicazione, di riconoscimento, di solidarieta').

Qui segnaliamo alcuni testi di e su Luce Fabbri disponibili nella rete telematica:

a) in primo luogo la bella intervista curata su "A. rivista anarchica" nell'estate 1998 da Cristina Valenti: Luce Fabbri, Vivendo la mia vita, http://www.anarca-bolo.ch/a-rivista/247/22.htm

b) per chi legge il portoghese c'e' un'altra intervista (in due parti) curata da J. M. Carvalho Ferreira: Entrevista a Luce Fabbri, http://www.azul.net/m31/utopia/6/html/body_fabbri.html (prima parte), e: http://www.azul.net/m31/utopia/7/7fabbri2.html (seconda parte)

c) per chi legge lo spagnolo segnaliamo una testimonianza di Luce Fabbri su J. B. Gomensoro, http://smu.org.uy/noticias/separ93/fabbri.htm

d) un suo intervento su Socializzazione e liberta', in "A. rivista anarchica" del giugno 1999, e' alla pagina http://www.anarca-bolo.ch/a-rivista/255/34.htm

e) un ampio profilo di Luce Fabbri, apparso in spagnolo sulla rivista uruguayana "Brecha", ha scritto Margareth Rago, La libertad segun Luce Fabbri, http://www.brecha.com.uy/numeros/n659/lucce.html

f) una bella testimonianza di Misato Toda, apparsa su "A. rivista anarchica" dell'ottobre 1998, e' Il mio incontro con Luce, http://www.anarca-bolo.ch/a-rivista/248/31.htm

 

12. MEMORIA COME COMPRESENZA: BENNY NATO

 

E' trascorso nel silenzio il primo anniversario della scomparsa di Benny Nato. Ed anche il silenzio e' una forma del ricordo, e un segno dei tempi.

Poco piu' di un anno fa ci lasciava per sempre Benny Nato, che fu rappresentante dell'African National Congress in Italia negli anni culminanti della lotta contro l'apartheid.

Lo ricordiamo a tutti coloro che lo hanno conosciuto e che nella sua persona hanno visto la grandezza, l'eroismo, la bonta', la mitezza del popolo sudafricano in lotta contro il regime razzista; hanno visto un combattente di un coraggio incomparabile e di una dolcezza sublime; hanno visto un uomo giusto e un animo gentile cosi' come tutti vorremmo essere.

Ci manchi, Benny.

E sentiamo la tua mancanza ancor piu' ora che l'apartheid, dopo aver subito una prima decisiva sconfitta in Sudafrica grazie alla lotta di persone come te, sta riemergendo in Italia e in Europa con politiche segregazioniste e disumane, con pratiche di violenza inaudita sia da parte della teppaglia razzista sia da parte di governi non meno feroci degli squadristi.

Ora siamo noi che dobbiamo contrastare l'apartheid in casa nostra: che dobbiamo abolire i campi di concentramento assassini, che dobbiamo abolire le pratiche insensate, criminali e criminogene del respingimento e delle espulsioni, della clandestinizzazione forzata, dello schiavismo. Ora e' qui che dobbiamo affermare che tutti gli esseri umani sono uguali, tutti hanno il diritto a vivere, tutti devono essere rispettati ed aiutati.

E ricordarti ci e' di sostegno e di sprone, caro indimenticabile amico.

 

13. DOCUMENTI. LA "CARTA" DEL MOVIMENTO NONVIOLENTO

 

Il Movimento Nonviolento lavora per l'esclusione della violenza individuale e di gruppo in ogni settore della vita sociale, a livello locale, nazionale e internazionale, e per il superamento dell'apparato di potere che trae alimento dallo spirito di violenza. Per questa via il movimento persegue lo scopo della creazione di una comunita' mondiale senza classi che promuova il libero sviluppo di ciascuno in armonia con il bene di tutti.

Le fondamentali direttrici d'azione del movimento nonviolento sono:

1. l'opposizione integrale alla guerra;

2. la lotta contro lo sfruttamento economico e le ingiustizie sociali, l'oppressione politica ed ogni forma di autoritarismo, di privilegio e di nazionalismo, le discriminazioni legate alla razza, alla provenienza geografica, al sesso e alla religione;

3. lo sviluppo della vita associata nel rispetto di ogni singola cultura, e la creazione di organismi di democrazia dal basso per la diretta e responsabile gestione da parte di tutti del potere, inteso come servizio comunitario;

4. la salvaguardia dei valori di cultura e dell'ambiente naturale, che sono patrimonio prezioso per il presente e per il futuro, e la cui distruzione e contaminazione sono un'altra delle forme di violenza dell'uomo.

Il movimento opera con il solo metodo nonviolento, che implica il rifiuto dell'uccisione e della lesione fisica, dell'odio e della menzogna, dell'impedimento del dialogo e della liberta' di informazione e di critica.

Gli essenziali strumenti di lotta nonviolenta sono: l'esempio, l'educazione, la persuasione, la propaganda, la protesta, lo sciopero, la noncollaborazione, il boicottaggio, la disobbedienza civile, la formazione di organi di governo paralleli.

 

14. PER SAPERNE DI PIU'

 

Indichiamo il sito del Movimento Nonviolento: www.nonviolenti.org; per contatti: azionenonviolenta at sis.it

Tutti i fascicoli de "La nonviolenza e' in cammino" dal dicembre 2004 possono essere consultati nella rete telematica alla pagina web: http://lists.peacelink.it/nonviolenza/

 

TELEGRAMMI DELLA NONVIOLENZA IN CAMMINO

Numero 1254 del 24 aprile 2013

Telegrammi della nonviolenza in cammino proposti dal Centro di ricerca per la pace di Viterbo a tutte le persone amiche della nonviolenza

Direttore responsabile: Peppe Sini. Redazione: strada S. Barbara 9/E, 01100 Viterbo, tel. 0761353532, e-mail: nbawac at tin.it , centropacevt at gmail.com , sito: http://lists.peacelink.it/nonviolenza/

 

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