Telegrammi. 1248



 

TELEGRAMMI DELLA NONVIOLENZA IN CAMMINO

Numero 1248 del 18 aprile 2013

Telegrammi della nonviolenza in cammino proposti dal Centro di ricerca per la pace di Viterbo a tutte le persone amiche della nonviolenza

Direttore responsabile: Peppe Sini. Redazione: strada S. Barbara 9/E, 01100 Viterbo, tel. 0761353532, e-mail: nbawac at tin.it , centropacevt at gmail.com

 

Sommario di questo numero:

1. Una buona cosa per le istituzioni democratiche

2. In memoria di Chico Mendes

3. Dalle lettere dei caduti della Resistenza alla Costituzione della Repubblica Italiana. Un incontro di studio

4. Segnalazioni librarie

5. Alcuni testi del mese di marzo 2003 (parte prima)

6. Un'esercitazione sulle "cinque cose da fare contro la guerra"

7. Un encomio e un incitamento

8. Contro il terrorismo, contro la guerra

9. Aderendo a un appello per la pace

10. Benito D'Ippolito, Osvaldo Caffianchi, Luciano Bonfrate: In memoria di don Sirio Politi, a quindici anni dalla scomparsa

11. Una lettura di Matteo, 4, 1-11

12. La scomparsa di Sauro Sorbini

13. Una leggenda apocrifa ovvero eulogia di Massimiliano di Cartagine

14. Fermare la guerra con l'azione diretta nonviolenta

15. Bloccare adesso la macchina bellica

16. Ferma la guerra: con l'azione diretta nonviolenta

17. Ferma la guerra: con lo sciopero generale

18. Ferma la guerra: con la denuncia penale di golpisti e stragisti

19. Ferma la guerra: con la disobbedienza civile di massa

20. Ferma la guerra: con le ordinanze dei sindaci

21. Ferma la guerra: con la forza della nonviolenza

22. Al Presidente della Repubblica: una richiesta di intervento

23. E' ancora possibile fermare la guerra, e necessario

24. Una canzone per Marianella Garcia. Nel ventesimo anniversario della morte

25. Contro la guerra, contro il terrorismo, contro le dittature

26. Ai partecipanti all'incontro di Assisi

27. La "Carta" del Movimento Nonviolento

28. Per saperne di piu'

 

1. EDITORIALE. UNA BUONA COSA PER LE ISTITUZIONI DEMOCRATICHE

 

Eleggere Stefano Rodota' Presidente della Repubblica.

 

2. INIZIATIVE. IN MEMORIA DI CHICO MENDES

 

Nella mattinata di mercoledi' 17 aprile 2013 a Viterbo il "Centro di ricerca per la pace e i diritti umani" ha realizzato una iniziativa di riflessione e di denuncia contro la violenza sugli esseri umani e sull'ambiente, con diretto riferimento a recentissime vicende locali e globali. L'iniziativa e' stata dedicata alla memoria di Chico Mendes.

Chico Mendes, sindacalista, ecologista, amico della nonviolenza, martire; nato nel 1944, operaio nell'attivita' estrattiva del caucciu', sindacalista dei seringueiros, militante del Partito dei Lavoratori, difensore ecologico dell'Amazzonia, premiato dall'Onu per il suo impegno, per il suo impegno fu assassinato il 22 dicembre 1988. Scritti di Chico Mendes: Con gli uomini della foresta, Sonda, Torino 1989. Tra le opere su Chico Mendes: Andrew Revkin, La stagione del fuoco: l'assassinio di Chico Mendes e la lotta per salvare l'Amazzonia, Mondadori, Milano 1990; Vittorio Bonanni, Chico Mendes e la lotta dei seringueiros dell'Amazzonia, Datanews, Roma 1991; A. Schoumatoff, Il mondo sta bruciando. Chico Mendes e la tragedia dell'Amazzonia, Leonardo, Milano 1991.

Ai partecipanti all'incontro e' stato diffuso il testo in memoria di Chico Mendes che di seguito si allega, gia' pubblicato anni fa nel notiziario telematico quotidiano "La nonviolenza e' in cammino".

*

Una sera di Chico Mendes

 

"Ho combattuto la buona battaglia, ho terminato la mia corsa, ho serbato la fede"

(2 Tm 4, 7)

 

La selva e nella selva l'altra selva

quella nei laghi neri del cuore

quella ove incontri lupe, leoni, lonze

e i killer prezzolati dai padroni.

 

La selva e nella selva vivi gli alberi

e sotto la corteccia il sangue loro

ed e' mestieri di cavarne stille,

fratelli alberi, abbiamo fame anche noi.

 

La selva e nella selva gli abitanti

della selva. Ed ecco stabiliamo

un patto nuovo tra noi della foresta,

fratelli umani che dopo noi vivrete.

 

La selva e noi, le donne antiche e gli uomini

antichi e gli uomini e le donne che eccoci.

Stringiamo un patto, sorelle piante, ci diciamo

parole di rispetto e di dolore, fratelli alberi

abbiamo fame anche noi, hanno fame anche altri, tutti

vogliamo vivere.

 

La selva e nella selva io Chico Mendes

e tre proiettili che passo dopo passo

di ramo in ramo di talento in talento

dal portafogli e dalla scrivania

fino alla tasca e alla cintura e alla fondina

e' tanto che mi cercano, e cercano me

Chico Mendes, il sindacalista

l'amico della foresta, l'amico della nonviolenza.

 

Ed e' gia' questo ventidue dicembre

del mille novecento ottantotto

questa e' la porta di casa mia, sono

le cinque e tre quarti. E mi sotterreranno

nel giorno di Natale antica festa.

Piangono nella selva lente lacrime

di caucciu' le piante, piange l'indio

piange Ilzamar, Sandino ed Elenira

piangono e piangono i compagni tutti,

il sindacato piange e piange il cielo

in questa sera senza luce e senza scampo.

 

Mentre mi accascio guardo ancora il mondo

che possa vivere

ho fatto la mia parte.

 

3. INCONTRI. DALLE LETTERE DEI CADUTI DELLA RESISTENZA ALLA COSTITUZIONE DELLA REPUBBLICA ITALIANA. UN INCONTRO DI STUDIO

 

Si e' svolto nel pomeriggio di mercoledi' 17 aprile 2013 a Viterbo presso il "Centro di ricerca per la pace e i diritti umani" un incontro di studio sul tema: "Per una cultura e una prassi dell'antifascismo vivente e operante: dalle lettere dei caduti della Resistenza alla Costituzione della Repubblica Italiana".

Nel corso dell'incontro sono stati lette e commentate alcune lettere dei caduti della Resistenza italiana ed europea e alcune parti della Costituzione italiana (i "Principi fondamentali", artt. 1-12; la "Parte prima. Diritti e doveri dei cittadini", artt. 13-54; ed alcuni articoli della "Parte seconda. Ordinamento della Repubblica").

L'incontro era parte di un ciclo di incontri di studio in preparazione del 25 aprile, incontri nel corso dei quali si vengono leggendo e commentando alcuni testi classici dell'antifascismo e della cultura democratica.

 

4. SEGNALAZIONI LIBRARIE

 

Letture

- Zygmunt Bauman, Cose che abbiamo in comune. 44 lettere dal mondo liquido, Laterza, Roma-Bari 2012, pp. VI + 218, euro 15.

*

Riletture

- Helene Cixous, Le fantasticherie della donna selvaggia, Bollati Boringhieri, Torino 2005, pp. 124.

 

5. MATERIALI. ALCUNI TESTI DEL MESE DI MARZO 2003 (PARTE PRIMA)

 

Riproponiamo qui alcuni testi apparsi sul nostro foglio nel mese di marzo 2003.

 

6. UN'ESERCITAZIONE SULLE "CINQUE COSE DA FARE CONTRO LA GUERRA"

 

Di seguito descriviamo, e riportiamo gli esiti, di un'esercitazione condotta nell'ambito di attivita' di accostamento alla nonviolenza e di educazione alla pace.

Lo schema di base, che abbiamo modificato e adattato in alcuni punti, e' quello tipico di una nota esercitazione al metodo del consenso ed alla sperimentazione di forme di discussione maggiormente partecipative e creative rispetto a quelle assembleari classiche.

a) Si propone  a tutti i partecipanti all'incontro (ciascuno munito di carta e penna) di scrivere ciascuno, nel modo semplice e sintetico, "le cinque cose da fare contro la guerra";

b) dopo che tutti hanno scritto cinque idee nella forma piu' succinta e piu' chiara possibile, si invitano i partecipanti a riunirsi in coppie, e ad ogni coppia si chiede di ricavare da quanto hanno scritto cinque sole proposte su cui ambedue i componenti raggiungano il consenso (possono essere recuperate proposte gia' scritte, oppure se ne possono elaborare di nuove che sviluppino o sintetizzino quanto gia' scritto, e in ogni caso le cinque proposte risultanti dovranno aver soddisfatto le obiezioni di entrambi i componenti della coppia, poiche' le cinque proposte conclusive devono avere il pieno consenso di entrambi);

c) conclusa questa fase si invita ogni coppia a riunirsi con un'altra coppia e formare una quadriglia, e insieme, con lo stesso metodo, devono arrivare a sole cinque proposte su cui vi sia ancora una volta il consenso di tutti;

d) conclusa questa fase, si riuniscono una quadriglia con un'altra e ancora una volta si deve arrivare a cinque sole proposte;

e) e cosi' via finche' si giunge a formare due soli gruppi che comprendano la meta' di tutti i presenti, ed ogni "semiassemblea" deve arrivare a cinque sole proposte;

f) infine si ricompone l'intera assemblea e ancora una volta, e finalmente, si rileggono le dieci proposte risultanti dai due gruppi, e si arriva a sintetizzarle in cinque sole proposte.

Ovviamente non e' detto che il numero dei partecipanti coincida con la progressione 1, 2, 4, 8, 16, 32; se necessario si effettueranno via via degli aggiustamenti includendo nei gruppi principali anche singoli (nel primo passaggio: se i partecipanti all'esercitazione sono in numero dispari un gruppo - e uno solo - puo' essere di tre invece che di due persone, quindi una terna invece che una coppia) e membri di altri gruppi che verranno cosi' scomposti e accorpati nei gruppi principali (dal secondo passaggio fino al penultimo), cosicche' in alcune fasi della discussione potra' accadere ad un gruppo di dover trovare la sintesi in cinque proposte non di dieci ma di quindici proposte precedenti.

*

L'esercitazione e' di solito di grande efficacia: consente a tutti di esprimersi e di discutere approfonditamente; consente di esplorare obiezioni e contraddizioni ma anche conflitti latenti e difficolta' nelle relazioni interpersonali e nelle modalita' comunicative; consente di sperimentare la costruzione del consenso in modo creativo e gratificante; talvolta da' luogo a risultati notevoli ed inaspettati.

Ovviamente richiede tempo, disponibilita' all'ascolto, attenzione e benevolenza reciproca: tutte cose necessarie a chi vuole accostarsi alla nonviolenza e prepararsi all'azione diretta nonviolenta.

Un suggerimento pratico: e' opportuno chiedere a tutti i partecipanti di scrivere ciascuno volta a volta sul proprio foglio (che deve essere grande, meglio se un insieme di fogli) le cinque proposte risultanti via via dal lavoro del proprio gruppo, affinche' ognuno possa ricostruire sinotticamente il suo personale percorso dalle sue personali cinque proposte iniziali alle cinque proposte finali condivise da tutti.

Naturalmente l'esercitazione ha innanzitutto un significato e un valore metodologico, di sperimentazione del metodo del consenso e di percezione delle difficolta' che si incontrano nei processi decisionali anche su scala ridotta ed in situazioni assai favorevoli ad un'efficace interazione. Ma essa ha anche un valore nel merito: ai partecipanti l'esercitazione e' proposta come assunzione personale di responsabilita' anche nell'indicare seriamente delle iniziative concretamente praticabili e per le quali si sia disposti ad agire.

*

A titolo di esempio si riportano qui i risultati di questa esercitazione come svoltasi in un incontro di formazione alla nonviolenza svotosi ad Amelia nel pomeriggio del 23 febbraio 2003 (ad Amelia un gruppo di persone dell'Umbria e del Lazio impegnate in varie iniziative di pace e di solidarieta' si riunisce periodicamente dal dicembre del 2001 in un percorso di approfondimento e di accostamento alla nonviolenza); e quelli della medesima esercitazione svolta a Tuscania presso una classe dell'Istituto professionale (Ipsia) il 25 febbraio 2003 (in un lasso di tempo di due ore).

In tutti e due i casi il tempo e' stato insufficiente a concludere l'ultima fase, quella in cui dalla ricomposizione rispettivamente dell'intera assemblea e dell'intera classe scolastica si arriva alle ultime cinque definitive proposte.

*

Dieci proposte da Amelia

a) primo gruppo (meta' assemblea):

1. blocco dei trasporti di armi;

2. sciopero generale europeo e mondiale il giorno della votazione Onu;

3. presidi in tutte le citta' che coinvolgano tutte le componenti [si intende sociali, della popolazione - e' stato chiarito nel corso dell'inizio di discussione in plenaria] con il loro linguaggio;

4. boicottaggio mirato delle multinazionali coinvolte;

5. iniziative di opposizione in ambito informatico contro la guerra [questa formulazione e' una ridefinizione di quella elaborata dal gruppo, a seguito dell'inizio di discussione in plenaria].

b) secondo gruppo (l'altra meta' assemblea):

1. sciopero generale [si intende nel momento in cui la guerra iniziasse, sciopero generale che deve continuare ad oltranza - e' stato chiarito nel corso dell'inizio di discussione in plenaria];

2. boicottaggio delle imprese che contribuiscono ad alimentare la macchina bellica;

3. essere presenti e portare aiuti umanitari alla popolazione del territorio minacciato, "non soldati, ma aiuti";

4. Non perdere e non far perdere la fiducia che la guerra possa essere impedita, anche attraverso il superamento dei conflitti personali amandoci di piu', tramite gesti e azioni, il dialogo e la preghiera;

5. azioni dirette nonviolente per bloccare la macchina bellica.

Come ricordato sopra non vi e' stato il tempo di portare a conclusione la discussione in plenaria (l'esercitazione e' stata interrotta in relazione alla necessita' di molti di tornare a casa) e quindi non si e' arrivati alla sintesi in cinque proposte finali.

*

Dieci proposte da Tuscania

a) primo gruppo (meta' classe):

1. indagare la verita' e renderla pubblica;

2. denuncia penale di chi viola l'art. 11 della Costituzione;

3. discutere le problematiche ed accettare le proprie responsabilita';

4. rendersi disponibili praticamente per azioni e manifestazioni di pace e di volontariato;

5. imparare a provare pieta', a riconoscere la sofferenza degli altri, ed incoraggiare un'alleanza globale.

b) secondo gruppo (l'altra meta' classe):

1. sciopero generale;

2. manifestazioni pubbliche;

3. appello al papa;

4. cercare di fermare l'afflusso delle esportazioni e importazioni delle armi;

5. denuncia di chi viola la Costituzione.

Come ricordato sopra, anche in questo caso non vi e' stato il tempo di portare a conclusione la discussione in plenaria (l'esercitazione e' stata interrotta alla conclusione della seconda ora di lezione) e quindi non si e' arrivati alla sintesi in cinque proposte finali.

*

In guisa di appendice e a titolo di esempio si riportano anche le cinque proposte elaborate in un'altra classe - sempre dell'Ipsia di Tuscania - da una delle due meta' della classe (in questa classe al termine di due ore di lezione dedicate all'argomento si e' riusciti ad arrivare solo alla penultima fase dell'esercitazione e quindi disponiamo materialmente soltanto dell'esito del lavoro di meta' classe, che comunque vogliamo proporre qui):

1. far capire a chi comanda ed e' in grado di fermare la guerra che la pace e' un valore assoluto, che la maggior parte del popolo e' contraria alla guerra, e che la Costituzione della Repubblica Italiana "ripudia la guerra";

2. manifestare nelle citta' informando e sensibilizzando le persone;

3. sostenere l'intervento del papa;

4. impedire con la nonviolenza la partenza di ogni arma da combattimento;

5. compiere gesti di pace, con la preghiera, la testimonianza, la solidarieta'.

*

Come seconda appendice segnaliamo che in un'altra classe della stessa scuola la stessa proposta ha dato luogo a un lavoro per gruppi di costruzione del consenso intorno all'opportunita' o meno di effettuare questa esercitazione: l'intero tempo dell'esercitazione (in questo caso era una sola ora di lezione) e' stato utilizzato per raggiungere il consenso sulla proposta di fare questa esercitazione; il fatto che non si sia raggiunto altro risultato che quello di decidersi per il si' non inganni: e' stata un'ora di dialogo intensissimo e fecondissimo, per molti dei partecipanti una prima vera occasione di accostamento alla nonviolenza.

*

Come appendice terza ed ultima segnaliamo che il proponente l'esercitazione propone da anni, come e' noto, le seguenti cinque cose da fare contro la guerra:

1. contrastare concretamente la macchina bellica con l'azione diretta nonviolenta;

2. una campagna di dsobbedienza civile di massa contro i poteri golpisti e stragisti che decidessero e avallassero la guerra in flagrante violazione della legalita' costituzionale e del diritto internazionale;

3. lo sciopero generale ad oltranza contro la guerra;

4. una campagna di denunce penali nei confronti dei golpisti e stragisti che promuovono, avallano, preparano, eseguono o comunque cooperano alla guerra illegale e criminale;

5. l'accostamento e la formazione alla nonviolenza come scelta e passo preliminare indispensabile per potersi impegnare per la pace, poiche' solo la nonviolenza puo' contrastare la guerra in modo limpido e intransigente, solo la nonviolenza puo' salvare l'umanita'.

 

7. UN ENCOMIO E UN INCITAMENTO

[... questo intervento, dal chilometrico titolo "Un encomio e un incitamento agli amici delle biciclettate nonviolente, e alla campagna di boicottaggio della Esso"]

 

I.

Non ho mai posseduto un'automobile

non ho mai neppure preso la patente

ogni giorno ho camminato per chilometri

il mio passo volli lieve sulla terra.

 

Se la guerra e' anche la guerra del petrolio

tu boicottalo il petrolio della guerra.

 

Un'umanita' di libere ed eguali

donne e uomini potra' darsi soltanto

se si sceglie una piu' lenta e sobria vita

un piu' vivo darsi tempo e darsi pace.

 

II.

Do' il mio appoggio al boicottaggio della Esso

che ha l'appalto per fornire il propellente

della macchina da stragi e che lubrifica

l'apparato digerente della guerra

che divora carne umana e fa profitto

della morte e che riduce a oscene scorie

quelle che erano un minuto fa persone.

 

III.

E cosi' vogliate avere, amici cari

di "StopEssoWar" e delle nonviolente

antibelliche biciclettate

anche il plauso del burbero vecchione

che qui scrive queste storte righe e lente.

 

E che pensa - e qui lo dico in un sussurro -

che anche questa e' necessario fare scelta:

rinunciare all'automobile privata

costruire invece collettivo e pubblico

un modello di mobilita' per tutti

rispettoso della dignita' di tutti

della salute di tutti e del mondo.

 

Lo dicevamo gia' molti anni fa:

contro la guerra, cambia la vita.

 

8. CONTRO IL TERRORISMO, CONTRO LA GUERRA

 

Ci sta a cuore la vita di ogni essere umano.

Solo la nonviolenza puo' salvare l'umanita'.

 

9. ADERENDO A UN APPELLO PER LA PACE

 

Non dire che adesso non hai tempo:

perche' dopo non ci sara' piu' tempo.

E non dire che e' gia' troppo tardi:

anche un minuto prima non e' tardi.

 

E non dire che troppo e' difficile l'impegno:

poiche' tutto e' nel cominciare, e il resto

viene da se'.

 

E non dire, soprattutto non dire

che ti dispiace tanto ma che altri

se la vedano, non tu:

questo ragionamento uccide.

 

Non dire che il giorno e' finito, e le tenebre

e' giocoforza prevalgano ancora.

Accendi piuttosto il tuo lume.

 

10. BENITO D'IPPOLITO, OSVALDO CAFFIANCHI, LUCIANO BONFRATE: IN MEMORIA DI DON SIRIO POLITI, A QUINDICI ANNI DALLA SCOMPARSA

[Don Sirio Politi, prete operaio, presidente del Mir, animatore di tante iniziative di solidarieta', di pace, di nonviolenza, scomparve il 19 febbraio del 1988, era nato il primo febbraio del 1920. I nostri collaboratori Benito D'Ippolito, Osvaldo Caffianchi e Luciano Bonfrate, che lo conobbero, si sono scambiati nelle scorse settimane le seguenti lettere che ora hanno messo a nostra disposizione, con le quali lo ricordano agli amici, che non hanno dimenticato la sua generosita', la sua grandezza, la sua umilta', e la sua lotta che continua in noi quando non ci dimentichiamo della nostra dignita' e che essa consiste nell'affermazione della dignita' di tutti e di ciascuno; e lo ricordano ai giovani che non lo conobbero ma che sono anch'essi suoi compagni di lotta ogni volta che fanno la scelta giusta, la scelta buona, la scelta di condividere il pane (che e' il significato della parola bella "compagna, compagno"), che scelgono la nonviolenza: per fermare la guerra, per un'umanita' di persone libere ed eguali]

 

1. Benito D'Ippolito: un ricordo

 

Di Comiso e Montalto erano gli anni

cupi nei quali conobbi don Sirio,

del sangue per le strade e sugli scranni

assisi i despoti. Anni di delirio

di furia e di empieta', felici quelli

che nulla sanno di quei tempi felli.

 

Ma insieme gli anni di lotte splendenti

lottate a viso aperto e cuore in mano

per conquistare con le unghie e i denti

a tutti dignita' di essere umano,

a tutti dagli stenti di sortire

trovando aita in un comun sentire.

 

Ed oggi che di nuovo la tempesta

infuria e la violenza si scatena

e la menzogna ogni pensiero infesta

e tutto invade nuova ria cancrena

al male opponi la tua resistenza

come gia' Sirio: con la nonviolenza.

 

*

 

2. Osvaldo Caffianchi: Alla memoria di don Sirio Politi

 

Viareggio e' una strana citta'

di acque che sanno di morte.

A Viareggio mi squarciarono la gola.

 

Viareggio e' una bella citta'

di gioie e di lotte profonde.

A Viareggio ritrovai il respiro.

 

Viareggio e' un'ardita citta'

ragazza dolente, e a Viareggio

la darsena, e nella darsena

Sirio Politi che alla nonviolenza

chiamava, ed usava quell'unica risorsa

in cui consiste infine il satyagraha:

dare l'esempio, e questo salva il mondo.

 

*

 

3. Luciano Bonfrate: Su questi binari a fermare la guerra

 

Ecco, mi torna in mente don Sirio

la lotta contro i missili, contro il nucleare

la lotta contro la macchina militare

e la solidarieta' concreta con chi soffre

il farsi prossimo di chi soffre

la vita condividerne e l'affanno.

 

Ecco, mi torna in mente don Sirio

l'obiezione di coscienza alle spese militari

l'obiezione di coscienza al servizio e all'industria militari

il ripudio delle armi e degli eserciti.

 

Ecco, mi torna in mente don Sirio

su questi binari, a fermare la guerra.

 

Ecco, don Sirio, non ho dimenticato

che alla violenza occorre opporsi sempre

e questa scelta e' la nonviolenza:

voce infinita che grida nel deserto

con sguardo e parola di donna tebana,

e si chiama coscienza.

 

11. UNA LETTURA DI MATTEO, 4, 1-11

[Presento qui in estrema sintesi alcune piste di riflessione che ho proposto ieri mattina agli studenti dell'Istituto professionale di Tuscania, che e' una delle scuole in cui coordino un corso di educazione alla pace e di accostamento alla nonviolenza. Come e' noto l'episodio di Gesu' nel deserto e' narrato sia in Matteo, 4, 1-11 (di cui seguo la scansione); sia in Luca, 4, 1-13; sia anche - ma assai succintamente - in Marco, 1, 12-13]

 

Prima di impegnarsi nell'attivita' pubblica Gesu' fa l'esperienza del deserto, del digiuno; dell'assumere la sofferenza, la fame, la solitudine; del confronto col male; della lotta interiore.

E il male gli si presenta con tre sfide.

La prima: tramuta le pietre in pane. Gesu' risponde di no. Non vuole manipolare la natura. Quando diciamo no al nucleare, alla clonazione, agli organismi geneticamente manipolati, siamo memori di quel no.

La seconda: getta il tuo corpo nel vuoto e salvati. Gesu' risponde di no. Non vuole abusare del suo corpo, ne riconosce il limite, la concretezza. Quando diciamo no alla riduzione del corpo umano a macchina e merce e feticcio, come quando diciamo no al superomismo, al machismo, al narcisismo, al culto della prestanza, della performance e dell'oltranza, siamo memori di quel no.

La terza: accetta il male ed avrai il potere sul mondo. Gesu' risponde di no. Non vuole farsi imperatore, non vuole lasciarsi insignorire dalla violenza, non vuole dominare altri esseri umani. Quando diciamo no al terrorismo, no alle dittature, no alla guerra, siamo memori di quel no.

A questo punto il male dilegua, Gesu' lo ha vinto nel deserto, nella lotta interiore (contro la tracotanza che nel cuore di ognuno si incista e che ti sfida e ti invita all'eccesso, all'abuso; contro la violenza che ti lusinga e ti tenta all'accaparramento, alla manipolazione, alla strumentalizzazione, alla dominazione, al calpestare l'altro). Solo ora e' pronto all'azione pubblica.

La nonviolenza e' questo.

 

12. LA SCOMPARSA DI SAURO SORBINI

 

E' deceduto Sauro Sorbini.

Partigiano, anarchico, cittadino di antiche virtu' repubblicane, una figura esemplare per generosita' e rigore.

Tutti a Viterbo lo abbiamo avuto per maestro.

La sua storica tipografia "Unione" nel cuore di Viterbo e' stata scuola di impegno civile per generazioni intere di militanti antifascisti: in tempi che ora sembrano lontani quanto quelli degli Ittiti, si andava li' a portare i manifesti da stampare, e Sauro li leggeva, suggeriva, discuteva, e sempre ti offriva un bicchierino di cognac, ti citava qualche verso del grande melodramma, raccontava qualche episodio della Resistenza, ricordava quel detto, quel gesto di Mazzini... con tratto amabile e squisito, col tratto ironico e garbato, di chi sa che la lotta e' ancora lunga e proprio per questo e' da condurla oggi, di chi sa che l'umanita' e' infelice, e proprio per questo tu oggi devi amarla: con ironia e pazienza, ed insieme con impazienza e sdegno.

E tu ascoltavi a bocca aperta, gli occhi lucidi, e ti dicevi: dunque l'anarchia e' possibile, dunque e' possibile la liberazione dell'umanita', dunque il fascismo puo' essere ancora e ancora sconfitto.

Sempre lo avemmo compagno di lotta ogni volta che al sopruso e alla menzogna era mestieri d'opporsi. E sempre e' mestieri d'opporsi alla menzogna e al sopruso.

Era leggendaria in citta' la sua figura e autorevole la sua parola: quando gli pareva che qualcosa accadesse di grave e che tutti tacessero, allora Sauro si stampava un manifesto a sua firma e sui muri i viterbesi leggevano quell'aspro vero che era duro e necessario sentirsi dire. Amava questa citta', amava l'umanita' Sauro Sorbini.

Anche noi, e tra le lacrime, qui gli rendiamo omaggio. Che viva la repubblica, che viva l'anarchia, che viva l'internazionale futura umanita'.

 

13. UNA LEGGENDA APOCRIFA OVVERO EULOGIA DI MASSIMILIANO DI CARTAGINE

[Approssimandosi il 12 marzo, data in cui si fa memoria del martirio di quel Massimiliano, che per essere fedele alla sua fede rifiuto' il servizio militare e ne fu ucciso nel 295 d. C. (cosi' vuole la tradizione, e qui non conta se sia storia o leggenda), il nostro collaboratore Osvaldo Caffianchi ha steso il testo che di seguito presentiamo. L'agiografia - invero - non solo avverte dell'incertezza della tradizione, ma racconta una storia diversa, e finanche piu' commovente: il padre militare, e solidale col figlio; la citta' che e' un'altra; il dono della veste al carnefice che lo decapito'. Ma questa variazione del nostro collaboratore (il cui elefantiaco titolo completo sarebbe "Una leggenda apocrifa ovvero eulogia di Massimiliano di Cartagine, in forma di litania che finisce in parenesi o istigazione che dir si voglia") ci e' parsa comunque non priva di una sua patetica verita', e la offriamo ai lettori]

 

I.

Solo questo so di te, che nell'anno

295 ti fucilarono

perche' obiettore al servizio militare.

 

Immagino che venne un centurione

coi suoi esperti di pubbliche relazioni,

psicologi, pubblicitari, sceneggiatori di telenovelas,

a dirti mentre eri in galera

sei un bravo giovane, chi te lo fa fare

vieni con noi, imparerai un mestiere.

E Massimiliano rispose di no.

 

Mandarono da lui certi suoi parenti, certi prominenti

concittadini, a dirgli

lo sai che noi cartaginesi

siamo gia' guardati con sospetto

per certe vecchie storie di Alpi e di elefanti

di annibali e di asdrubali e scipioni

non metterti a fare casino

vesti la giubba, non c'e' altro da fare

e combattere per l'impero ha pure i suoi vantaggi.

Ma Massimiliano rispose di no.

 

E vennero allora a persuaderlo

certi amici di quando al campetto

giocavano insieme a pallone, gli amici

del bar: Massimilia' falla finita

da quando ti sei messo con quei tizi

del galileo morto ammazzato

ti stai mettendo in un mare di guai.

Che diamine mai hai contro i marines?

Falla finita con quei beduini

da' retta al nostro buon signor Belcore

la paga e' buona ed il lavoro e' poco.

E quello cocciuto, come un mulo a dire no.

 

II.

Dicono male delle corti marziali

dicono male dei plotoni d'esecuzione

forse che e' meglio farlo col coltello

in un vicolo buio di notte?

 

Dicono che siamo repressori

e genocidi addirittura; e andiamo!

forse che non ci vuole anche un po' d'ordine

in questo letamaio di colonie?

e il roman way of life non costa niente?

Eppure la volete, la televisione

il telefonino.

 

E allora poche storie, lo ammazzammo

perche' dovemmo, mica potevamo

lasciarlo andare il vile disertore

oltretutto terrone, anzi affricano.

 

La civilta', insomma, va difesa.

 

III.

Quante incertezze, quanta paura certo durasti.

Solo i babbei

pensano che gli eroi sono una specie

di nazisti spretati. E invece i martiri

hanno paura come noi, e tremano

come noi, come noi dubitano

di star tutto sbagliando, di sprecare per nulla la vita.

 

Ma infine ristette fermo nel suo no

Massimiliano di Cartagine. E fu fucilato.

 

IV.

Ecco, io mi alzo in piedi nell'assemblea

e prendo la parola, e dico:

obietta alla guerra e alle uccisioni

combatti contro gli eserciti e le armi

scegli la nonviolenza.

 

Ecco, io prendo la parola in assemblea,

mi alzo in piedi e dico:

fermiamo le fabbriche di armi

assediamo le basi militari

impediamo i decolli dei bombardieri

strappiamo gli artigli alle macchine assassine.

 

Ecco, io dico al soldato: diserta

io dico al ferroviere: ferma il convoglio

io dico al vivandiere: non preparare

di carne umana il pranzo al generale.

 

Ecco, io dico, la guerra

puo' essere, deve essere fermata.

Con l'azione diretta nonviolenta.

Con il gesto del buon Massimiliano

cartaginese, che i romani fucilarono.

 

14. FERMARE LA GUERRA CON L'AZIONE DRETTA NONVIOLENTA

 

La macchina bellica puo' essere fermata.

Con l'azione diretta nonviolenta.

Bloccando i trasporti di materiali bellici. Bloccando l'operativita' delle basi militari. Bloccando gli impianti di produzione delle armi.

Possiamo farlo noi, qui, e dobbiamo quindi farlo, qui, noi: dobbiamo bloccare la macchina bellica, dobbiamo impedire la guerra; e possiamo farlo solo con la nonviolenza, e solo con la nonviolenza dobbiamo farlo.

Poiche' lo richiede la legge fondamentale del nostro ordinamento giuridico: la Costituzione della Repubblica Italiana che "ripudia la guerra", e quindi non ci chiede semplicemente di starcene alla larga e stare a guardare, ma di opporci ad essa, fa obbligo allo stato e ai cittadini italiani di agire per impedire la guerra.

Poiche' lo richiede il diritto internazionale, che si fonda sul principio che le controversie internazionali devono essere affrontate con strumenti che escludano la guerra, poiche' di tutti i crimini il peggiore e' la guerra, di tutte le tragedie la guerra e' la peggiore.

Poiche' lo richiede la voce della coscienza, la voce dell'umanita': che ha questo comandamento che su tutti gli altri comandamenti prevale: tu non uccidere, tu salva le vite umane.

E' con la forza della nonviolenza, con l'azione diretta nonviolenta, che la guerra puo' essere fermata. E tu fermala, dunque.

 

15. BLOCCARE ADESSO LA MACCHINA BELLICA

 

Il tempo e' poco ormai. E occorre che tutti prendano una decisione. E che questa decisione si realizzi. Occorre fermare la guerra adesso.

Poiche' la catastrofe della guerra e' a un passo.

Una guerra che nelle dichiarate intenzioni dei suoi promotori e' gia' previsto che possa divenire anche nucleare: quindi una guerra che non solo (e sarebbe gia' un crimine immane) provochera' strazi infiniti in un limitato ma gia' assai vasto teatro di operazioni, l'Iraq, a popolazioni innocenti e vittime gia' di oppressioni indicibili; ma una guerra che puo' rapidamente espandersi a livello planetario fino a cancellare la civilta' umana dalla faccia della terra.

Essa minaccia l'umanita' intera: come atto terroristico e come fomite di nuovi atti terroristici; come stragismo razzista e vettore di nuovi razzismi e stragi ulteriori; come barbarie e istigazione alla barbarie. Essa minaccia l'intera umanita' di distruzione: questo e' il dato di fatto che nessuna analisi puo' eludere. E questa guerra e' a un passo.

Ma essa puo' essere evitata e quindi deve essere evitata. E' necessario evitarla, e quindi si puo' evitarla.

*

Ciascuno si assuma la propria responsabilita'.

La Costituzione della Repubblica Italiana ci chiede di ripudiare la guerra, cioe' di opporci ad essa nel modo piu' nitido ed intransigente. Lo impone alle istituzioni, lo chiede ai cittadini. A questo comando dobbiamo dare adempimento.

La Carta delle Nazioni Unite vincola il senso stesso dell'esistenza dell'Onu all'impegno contro la guerra: tutti gli stati che all'Onu aderiscono devono fedelta' a questo principio che apre e fonda l'atto costitutivo dell'Onu ed e' riferimento basilare della "costituzione materiale" del diritto internazionale.

Il comune sentimento di umanita', o - se si preferisce - la voce della coscienza, ci impone di lottare per salvare vite umane in pericolo, ci convoca a opporci a tutte le uccisioni, e a fortiori ci esorta e ci obbliga a opporci alla guerra che sempre consiste di uccisioni di massa, e massime a una guerra che minaccia l'intero genere umano.

*

E dunque alla guerra che si va preparando opporci dobbiamo. E dobbiamo farlo concretamente, operativamente, materialmente. Dobbiamo farlo qui e adesso.

Occorre bloccare tutti i trasporti di materiale bellico. Occorre bloccare l'operativita' di tutte le basi militari. Occorre bloccare la produzione di armi. Occorre bloccare la catena di comando dei poteri golpisti e stragisti che la guerra stanno per avviare, che ad essa hanno dato illecita, sciagurata, criminale e criminogena complicita'. Occorre arrestare i criminali che una nuova ed enormemente piu' vasta Hiroshima stanno preparando. Occorre impedire il delitto della guerra.

Occorre bloccare la macchina bellica. Occorre paralizzarla, qui e adesso.

Occorre farlo con l'azione diretta nonviolenta. Dobbiamo farlo adesso.

In nome della legge, in nome dell'umanita': fermiamo tutti i mezzi di trasporto che recano armi alla guerra.

In nome della legge, in nome dell'umanita': blocchiamo l'operativita' di tutte le basi militari.

In nome della legge, in nome dell'umanita': chiudiamo tutte le fabbriche di armi.

In nome della legge, in nome dell'umanita': fermiamo la guerra.

Con la nonviolenza.

Con l'azione diretta nonviolenta.

Prima che sia troppo tardi.

 

16. FERMA LA GUERRA: CON L'AZIONE DIRETTA NONVIOLENTA

 

La guerra puo' essere fermata: ma devi fermarla tu: con l'azione diretta nonviolenta bloccando la macchina bellica: bloccando i trasporti di armi, bloccando l'operativita' delle basi militari, bloccando l'azione dei poteri golpisti e stragisti. In nome della legalita' costituzionale, del diritto internazionale, del diritto di ogni essere umano a non essere ucciso.

 

17. FERMA LA GUERRA: CON  LO SCIOPERO GENERALE

 

La guerra puo' essere fermata: ma devi fermarla tu: con lo sciopero generale contro i poteri golpisti e stragisti, contro il terrorismo e le violazioni dei diritti umani. In nome della legalita' costituzionale, del diritto internazionale, del diritto di ogni essere umano a non essere ucciso.

 

18. FERMA LA GUERRA: CON LA DENUNCIA PENALE DI GOLPISTI E STRAGISTI

 

La guerra puo' essere fermata: ma devi fermarla tu: con la denuncia penale dei promotori e dei complici della guerra che sempre e' sterminio di esseri umani, che sempre consiste di uccisioni di massa, che sempre e' nemica dell'umanita', che sempre di tutti i crimini e di tutte le violenze e' la piu' immane e feroce. Denunciare all'autorita' giudizaria i golpisti e stragisti affinche' siano messi in condizione di non nuocere, affinche' siano perseguiti ai sensi di legge. In nome della legalita' costituzionale, del diritto internazionale, del diritto di ogni essere umano a non essere ucciso.

 

19. FERMA LA GUERRA: CON LA DISOBBEDIENZA CIVILE DI MASSA

 

La guerra puo' essere fermata: ma devi fermarla tu: con la disobbedienza civile di massa, bloccando la catena di comando dei governanti golpisti e stragisti. In nome della legalita' costituzionale, del diritto internazionale, del diritto di ogni essere umano a non essere ucciso.

 

20. FERMA LA GUERRA: CON LE ORDINANZE DEI SINDACI

 

La guerra puo' essere fermata: ma devi fermarla tu: richiedendo e ottenendo che i sindaci emettano ordinanze che interdicano la detenzione e il trasporto di armi alla guerra comunque finalizzate, ordinanze urgenti a tutela della salute e dell'incolumita' delle cittadinanze amministrate e rappresentate, poiche' tutti la guerra minaccia, ed ogni rappresentante delle istituzioni democratiche ha il dovere di contrastarla con gli strumenti che l'ordinamento giuridico mette a sua disposizione. In nome della legalita' costituzionale, del diritto internazionale, del diritto di ogni essere umano a non essere ucciso.

 

21. FERMA LA GUERRA: CON LA FORZA DELLA NONVIOLENZA

 

La guerra puo' essere fermata: ma devi fermarla tu: con la forza della nonviolenza, con la forza della verita' (Gandhi), con la forza dell'amore (King), con il rispetto per la vita (Schweitzer). Nella tradizione nonviolenta del movimento dei lavoratori; nella tradizione nonviolenta della Resistenza; nella tradizione nonviolenta del movimento delle donne. Con gli strumenti teorici e pratici apportati da Rosa Luxemburg e da Simone Weil, da Virginia Woolf e Hannah Arendt, da Hildegard Mayr e Vandana Shiva, da Marianella Garcia e da Rigoberta Menchu'. La guerra puo' essere fermata: ma devi fermarla tu: e il momento e' ora.

 

22. AL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA: UNA RICHIESTA DI INTERVENTO

[La seguente richiesta di intervento e' stata inviata dal responsabile del Centro di ricerca per la pace di Viterbo al Presidente della Repubblica e per opportuna conoscenza al presidente del Consiglio dei ministri, ai presidenti della Camera dei deputati e del Senato della Repubblica, alla Procura generale della Repubblica, al ministro della difesa]

 

Dopo la dichiarazione golpista del Ministro della Difesa e' necessario che lo stesso rassegni le dimissioni dal suo incarico.

Richiesta di un autorevole, necessario e urgente intervento del capo dello Stato e delle competenti magistrature in difesa della legalita' costituzionale.

Signor Presidente della Repubblica,

sul Televideo Rai (pagina 158, foglio 1/2, alle ore 22,35 del 10 marzo 2003)

si legge che: "Il Ministro della Difesa darebbe 'via libera' a un attacco contro l'Iraq.

Antonio Martino lo ha detto durante la trasmissione 'Porta a porta', precisando: 'E' la mia opinione, non rappresento in questo momento l'opinione del governo'".

Non vi e' dubbio, Presidente, che tale dichiarazione confligge con quanto stabilito dalla Costituzione della Repubblica Italiana, alla quale il Ministro ha giurato fedelta' nelle sue mani nell'atto di assumere l'incarico.

Non vi e' dubbio, Presidente, che tale dichiarazione costituisce un atto eversivo della legalita' costituzionale, in quanto la Costituzione della Repubblica Italiana all'articolo 11 proibisce esplicitamente ("ripudia") sia la guerra di aggressione, sia la guerra come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali.

La prego, Presidente, di voler intervenire affinche' l'on. Martino rassegni immediatamente le dimissioni dall'incarico ministeriale.

La prego altresi' di voler sollecitare l'intervento delle competenti magistrature affinche' intervengano nelle forme previste dalla legge nei confronti del Ministro per la sua dichiarazione golpista e stragista.

 

23. E' ANCORA POSSIBILE FERMARE LA GUERRA, E NECESSARIO

 

Fermare la guerra e' ancora possibile, ed e' necessario sempre.

Ma per farlo occorre contrastare la macchina bellica: contrastarla anche e innanzitutto con l'azione diretta nonviolenta che impedisca la produzione, la dislocazione e l'uso delle risorse e le strutture finalizzate a uccidere, che impedisca alle armi e agli armati di agire.

Occorre contrastare i golpisti e stragisti che la guerra promuovono e fiancheggiano: fermarli anche promuovendo azioni giudiziarie contro di loro e chiedendo a magistratura e organi di pubblica sicurezza di intervenire per arrestarli e processarli. La Costituzione italiana vieta la partecipazione italiana alla guerra, anzi fa obbligo alle istituzioni italiane di opporsi alla guerra. Chiunque la guerra sostiene o fiancheggia commette un crimine. E se a sostenere e favoreggiare la guerra sono persone investite di pubblici poteri, al crimine di promotori e fiancheggiatori di stragi e terrorismo essi aggiungono quello di tradimento della Costituzione cui hanno giurato fedelta': devono essere perseguiti ai sensi di legge, devono essere arrestati e messi in condizioni di non nuocere, devono essere giudicati e puniti dalle competenti magistrature sulla base del codice penale in vigore.

*

Opporsi alla guerra significa dunque anche difendere la Costituzione, lo stato di diritto, la democrazia: opporsi alla guerra e' quindi diritto e dovere di tutti, a tutela e vantaggio di tutti e di noi stessi.

E opporsi alla guerra significa inoltre e innanzitutto difendere vite umane minacciate di morte; significa difendere i diritti umani di tutti gli esseri umani, diritti umani di cui il fondamento ultimo, ovvero la prima radice, e' il diritto a vivere, a  non essere uccisi. E la guerra consistendo della commissione di uccisioni di massa e' intrinsecamente, costitutivamente il piu' grande e piu' grave crimine contro l'umanita', la piu' grande  e piu' grave violazione dei diritti umani.

Opporsi alla guerra e' un dirittto e un dovere di tutti, diritto soggettivo e legittimo interesse, valore morale ed obbligazione giuridica, bisogno radicale e razionale determinazione, esigenza materiale e civile. E' assunzione personale di responsabilita' a difesa dell'umanita' intera e di se stessi.

Opporsi alla guerra e' un atto di legittima difesa, della propria persona e dell'umanita'.

*

Ma opporsi alla guerra richiede rigore intellettuale e morale, richiede una scelta ineludibile: la scelta della nonviolenza. Solo la nonviolenza si oppone alla guerra nel modo piu' nitido ed intransigente; solo la nonviolenza costruisce la pace; solo la nonviolenza puo' salvare l'umanita' dalla catastrofe.

 

24. UNA CANZONE PER MARIANELLA GARCIA. NEL VENTESIMO ANNIVERSARIO DELLA MORTE

[Questa canzone su un modulo tradizionale e' stata raccolta e frettolosamente trascritta durante un viaggio dal nostro collaboratore Benito D'Ippolito. Marianella Garcia, nata nel 1949, attivista per i diritti umani salvadoregna, collaboratrice di monsignor Romero, amica della nonviolenza, "avvocato dei poveri, compagna degli oppressi, voce degli scomparsi", fu assassinata il 13 marzo del 1983 dai soldati del regime. La sua vita e' narrata nel bel libro (ampiamente basato sulla registrazione di conversazioni con lei svoltesi nel 1981 e nel 1982) di Raniero La Valle e Linda Bimbi, Marianella e i suoi fratelli, Feltrinelli, Milano 1983]

 

Ay Marianella, Marianella Garcia

potevi fare la vita dei signori

i tuoi buoni studi, il tuo seggio in parlamento

ma tu scegliesti di stare con noi poveri.

Ay Marianella che pioggia di sangue.

 

Era Marianella sorella di noi morti

perche' amava la vita e che la vita

fosse degna di essere vissuta.

Ay Marianella si spensero le stelle.

 

Era intrepida e vestita di umilta'

sapeva che i fascisti la cercavano

e ti raggiunse la furia dei fascisti.

Ay Marianella la furia dei fascisti.

 

Parlava la lingua dei contadini e degli angeli

sapeva le parole che guariscono

parole di luce e di pane.

Ay Marianella la terra nera e rossa.

 

Sapeva tutte le cose e anche le cose

che tutti sanno e e' difficile dire

e lei le diceva con voce di uccellino.

Ay Marianella che fredda e' la notte.

 

Ti ammazzarono come hanno ammazzato

i morti che cercavi e che il tuo sguardo

resuscitava nel cuore del popolo.

Ay Marianella che pianto infinito.

 

Cosi' dura e' la nostra dura vita

che anche nella gioia noi piangiamo

ma mentre ti piangiamo ricordiamo

con gioia che sei stata e resti viva.

Ay Marianella, Marianella Garcia.

 

25. CONTRO LA GUERRA, CONTRO IL TERRORISMO, CONTRO LE DITTATURE

 

La scelta necessaria: la nonviolenza, che e' la lotta la piu' limpida e la piu' intransigente contro tutte le violenze e tutte le menzogne; che e' la scelta di rispettare e aiutare l'umanita' nelle tua stessa persona ed in tutte; che e' l'affermazione del valore e del potere di tutti, prima che il prepotere folle e scellerato dei pochi contro tutti tutti annienti.

Alla guerra, al terrorismo, alle dittature opporsi e' necessario ed e' possibile: qui e adesso, con la nonviolenza.

Per salvare l'umanita', la tua, quella di tutti; per salvare l'umanita': tutta, e in essa tu.

 

26. AI PARTECIPANTI ALL'INCONTRO DI ASSISI

 

Nella polvere e nel vento queste parole

volino e giungano a voi, persone amiche

riunite in questi giorni per la pace

ad Assisi, cuore del mondo.

 

In questa ora di sforzo e di sgomento

prima del fumo e delle ceneri, vi giungano

queste parole, amici della pace

e della nonviolenza e quindi amici

dell'umanita' intera che si incarna

in ogni esistenza di donna e di uomo.

 

Possa anche questo incontro edificare

un riparo dal buio, un riparo dall'orco,

una difesa che la belva della guerra

non possa varcare.

 

Possa anche questo incontro dare mano

alla comune intrapresa la piu' urgente:

fare del mondo un luogo in cui convivere,

tutte le donne e tutti gli uomini in concordia.

 

Possa essere l'agire di noi tutti

coltivazione di pace, frutto di ragione,

salvezza per l'umanita', vittoria

- cosi' amava dire Vinoba - al mondo.

Riconoscimento

di tutti i diritti umani

a tutti gli esseri umani.

 

27. DOCUMENTI. LA "CARTA" DEL MOVIMENTO NONVIOLENTO

 

Il Movimento Nonviolento lavora per l'esclusione della violenza individuale e di gruppo in ogni settore della vita sociale, a livello locale, nazionale e internazionale, e per il superamento dell'apparato di potere che trae alimento dallo spirito di violenza. Per questa via il movimento persegue lo scopo della creazione di una comunita' mondiale senza classi che promuova il libero sviluppo di ciascuno in armonia con il bene di tutti.

Le fondamentali direttrici d'azione del movimento nonviolento sono:

1. l'opposizione integrale alla guerra;

2. la lotta contro lo sfruttamento economico e le ingiustizie sociali, l'oppressione politica ed ogni forma di autoritarismo, di privilegio e di nazionalismo, le discriminazioni legate alla razza, alla provenienza geografica, al sesso e alla religione;

3. lo sviluppo della vita associata nel rispetto di ogni singola cultura, e la creazione di organismi di democrazia dal basso per la diretta e responsabile gestione da parte di tutti del potere, inteso come servizio comunitario;

4. la salvaguardia dei valori di cultura e dell'ambiente naturale, che sono patrimonio prezioso per il presente e per il futuro, e la cui distruzione e contaminazione sono un'altra delle forme di violenza dell'uomo.

Il movimento opera con il solo metodo nonviolento, che implica il rifiuto dell'uccisione e della lesione fisica, dell'odio e della menzogna, dell'impedimento del dialogo e della liberta' di informazione e di critica.

Gli essenziali strumenti di lotta nonviolenta sono: l'esempio, l'educazione, la persuasione, la propaganda, la protesta, lo sciopero, la noncollaborazione, il boicottaggio, la disobbedienza civile, la formazione di organi di governo paralleli.

 

28. PER SAPERNE DI PIU'

 

Indichiamo il sito del Movimento Nonviolento: www.nonviolenti.org; per contatti: azionenonviolenta at sis.it

Tutti i fascicoli de "La nonviolenza e' in cammino" dal dicembre 2004 possono essere consultati nella rete telematica alla pagina web: http://lists.peacelink.it/nonviolenza/

 

TELEGRAMMI DELLA NONVIOLENZA IN CAMMINO

Numero 1248 del 18 aprile 2013

Telegrammi della nonviolenza in cammino proposti dal Centro di ricerca per la pace di Viterbo a tutte le persone amiche della nonviolenza

Direttore responsabile: Peppe Sini. Redazione: strada S. Barbara 9/E, 01100 Viterbo, tel. 0761353532, e-mail: nbawac at tin.it , centropacevt at gmail.com , sito: http://lists.peacelink.it/nonviolenza/

 

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