Telegrammi. 1094



 

TELEGRAMMI DELLA NONVIOLENZA IN CAMMINO

Numero 1094 del 15 novembre 2012

Telegrammi della nonviolenza in cammino proposti dal Centro di ricerca per la pace di Viterbo a tutte le persone amiche della nonviolenza

Direttore responsabile: Peppe Sini. Redazione: strada S. Barbara 9/E, 01100 Viterbo, tel. 0761353532, e-mail: nbawac at tin.it , centropacevt at gmail.com

 

Sommario di questo numero:

1. Alcuni testi del mese di febbraio 2009 (parte prima)

2. A Osvaldo Ercoli, in occasione del suo genetliaco

3. Il superstite

4. Lungo il cammino

5. Righe in omaggio al professor Pontara per la sua antologia gandhiana del '73

6. Un criterio infallibile

7. Il solito massacro

8. Gli ultimi giorni dell'umanita', in Italia

9. La nonviolenza e' la via

10. Senatus mala bestia

11. La piu' urgente necessita'

12. Una personale opinione

13. In sette righe

14. Cencio Cicorioni: La ronna

15. Romano Sacrimperi: A norma del pacchetto sicurezza

16. Cantata dell'Internazionale dei morti di fame

17. Non uccidere

18. In timore e tremore

19. Di cedimento in cedimento

20. La "Carta" del Movimento Nonviolento

21. Per saperne di piu'

 

1. MATERIALI. ALCUNI TESTI DEL MESE DI FEBBRAIO 2009 (PARTE PRIMA)

 

Riproponiamo qui alcuni testi apparsi sul nostro foglio nel mese di febbraio 2009.

 

2. A OSVALDO ERCOLI, IN OCCASIONE DEL SUO GENETLIACO

 

Qui vedi un uomo buono, il cui rigore

morale e logico con gran vigore

si oppone ad ogni errore ed ogni orrore

e dona a tutti verita' ed amore.

 

Di matematiche buon professore

e di onesta' maestro ancor migliore

contrasta ogni torpore e ogni timore

recando aiuto ovunque sia dolore.

 

In questa breve vita la cui danza

sovente pare folle, e d'incostanza

e d'ignoranza e tracotanza e' stanza,

 

di Osvaldo Ercoli la vicinanza,

la vigilanza, la testimonianza

e' fonte di conforto e di speranza.

 

3. IL SUPERSTITE

 

Immedicabile e' questo dolore

insuperabile questa stanchezza

e non c'e' cuore, non c'e' fiore o amore

che possa dar sollievo, ne' allegrezza.

 

Passano gli anni come fosser ore

e ti ritrovi qui, in questa vecchiezza

con il medesimo colore e odore

con la medesima bruna grevezza.

 

Ogni parola ancora ti ferisce

ogni silenzio ancora ti e' di scherno

non vi son cose per te lievi e lisce

 

ma tutte ti riportano all'inferno

ove nulla di umano piu' schiarisce

questo infinito nudo vuoto inverno.

 

4. LUNGO IL CAMMINO

 

Nel candido silenzio della luna

lenta, gravata di un dolore cupo

in lunga fila va una schiera bruna

in questa landa del drago e del lupo.

 

Ovunque e' notte e non s'adocchia cruna

per aguzzar di ciglia, ed un dirupo

ed un deserto e' qui ove si rauna

fiaccata la teoria del crudo strupo.

 

E in questo andare unico barlume

di speme e' la carezza che conforta

chi e' insieme tratto in questo triste fiume

 

e il vivo volto che alla cosa morta

sa fare fronte e reca il buon costume

della pieta' che lotta e che sopporta.

 

5. RIGHE IN OMAGGIO AL PROFESSOR PONTARA PER LA SUA ANTOLOGIA GANDHIANA DEL '73

 

Non giunsi a scegliere la nonviolenza

seguendo Gandhi o King o Capitini

ma Leopardi e Marx, tra mezzi e fini

stringendo il nesso, all'intima esigenza

 

di agire e di pensare in coerenza

dando sviluppo, e cercando cammini

che contrastasser tutti i belluini

errori e orrori in scienza ed in coscienza.

 

L'antologia gandhiana di Pontara

fu a molti e a me strumento e specchio e pietra

d'inciampo e paragone, e non avara

 

limpida fonte e di dardi faretra

colma - all'arciere zen visione chiara -

per contrastar violenza cieca e tetra.

 

6. UN CRITERIO INFALLIBILE

 

C'e' un criterio infallibile per valutare l'accettabilita' o l'inaccettabilita' di un'ideologia, un'istituzione, un'organizzazione, una prassi, un'esperienza storica, un sistema sociale, un progetto politico: ed e' il rispetto dei diritti umani delle donne, il riconoscimento e l'inveramento dell'eguale dignita' e degli eguali diritti di ogni persona donna e di ogni persona uomo.

Ogni potere, ogni organizzazione, ogni teoria, ogni pratica che non rispetta pienamente i diritti umani delle donne e' gia' il fascismo.

La nonviolenza, o e' la lotta che assume questo criterio come suo fondamento decisivo e dirimente, o non e' nulla.

 

7. IL SOLITO MASSACRO

 

In Afghanistan il solito massacro quotidiano.

Frutto della guerra terrorista e stragista, colonialista e razzista, mafiosa e totalitaria cui anche l'Italia partecipa, e partecipa in violazione del diritto internazionale e della legalita' costituzionale.

Quando ci decideremo a una lotta nonviolenta nitida e intransigente qui in Italia affinche' il nostro paese cessi di esser complice di quella guerra scellerata?

Quando ci decideremo a una lotta nonviolenta nitida e intransigente qui in Italia affinche' il nostro paese assuma l'iniziativa della pace e di interventi umanitari adeguati a promuovere vita, dignita' e diritti per tutte e tutti in quel paese?

Quando ci decideremo a una lotta nonviolenta nitida e intransigente qui in Italia affinche' il nostro paese finalmente inverando quanto e' scritto nella nostra Costituzione, cosi' come nella Carta dell'Onu, cosi' come nella Dichiarazione universale dei diritti umani, ripudi la guerra, le sue logiche, le sue strutture, i suoi strumenti, e si adoperi per la pace e i diritti umani di tutti gli esseri umani?

Solo la nonviolenza puo' salvare l'umanita'.

 

8. GLI ULTIMI GIORNI DELL'UMANITA', IN ITALIA

 

In alto: la guerra afgana.

In basso: tre giovani indigeni danno fuoco allo straniero che dorme sulla panchina.

*

In alto: il "pacchetto sicurezza".

In basso: il poliziotto indigeno afferra il fucile e uccide il vicino di casa straniero.

*

In alto: il ministro dichiara che occorre essere "cattivi" con i migranti.

In basso: l'ex-convivente indigeno attira in casa l'ex-convivente straniera, armato dei pugni e di un martello la picchia e la violenta.

*

In alto: il fascismo.

In basso: il fascismo ancora.

*

Solo la nonviolenza puo' salvare l'umanita'.

 

9. LA NONVIOLENZA E' LA VIA

 

Alla violenza che aggredisce e annienta le persone, alla violenza che devasta e distrugge la natura, alla violenza che corrompe e dissolve la civilta', opporsi occorre, qui e adesso.

La nonviolenza e' la scelta necessaria.

La nonviolenza e' la lotta adeguata.

La nonviolenza e' la via.

 

10. SENATUS MALA BESTIA

 

"Senatores boni viri, senatus mala bestia", recita l'antico adagio; quando poi anche i senatori sono quel che oggi sono, il senato partorisce quel che ieri ha partorito: un mostro giuridico che con con la scusa della "sicurezza" (di chi? da cosa?) promuove l'odio e il crimine, esalta la violenza, distrugge la civile umana convivenza, instaura dei cannibali il regime.

 

11. LA PIU' URGENTE NECESSITA'

 

La piu' urgente necessita' della politica italiana e' che rinasca una sinistra, e che essa si fondi sulla scelta nitida e intransigente della nonviolenza.

Una sinistra della solidarieta' e della responsabilita', femminista ed ecologista, socialista e libertaria, per il riconoscimento di tutti i diritti umani a tutti gli esseri umani, per difendere dalla distruzione l'unica casa comune che abbiamo, una sinistra che si fondi sulla scelta nitida e intransigente della nonviolenza.

Questa ci sembra essere la piu' urgente necessita' della politica italiana.

Solo la nonviolenza puo' salvare l'umanita'.

 

12. UNA PERSONALE OPINIONE

 

La mia personale opinione e' questa: non uccidere. Non uccidere: questa e' la mia personale opinione.

Il resto e' commento.

 

13. IN SETTE RIGHE

 

Sono contrario all'uccisione degli esseri umani.

Cio' che e' realmente in discussione oggi in riferimento alla tragica vicenda di Eluana Englaro e' nella sostanza questo, e non altro: uccidere una persona. Per quel che vale la mia opinione, io sono contrario.

Capisco che per chi si e' espresso a favore della guerra stragista in Afghanistan, far ammazzare una persona in piu' non fa gran differenza. Ma io ero e sono contrario a quegli omicidi, a tutti gli omicidi, e quindi a questo anche.

 

14. CENCIO CICORIONI: LA RONNA

 

Grazzi'ar governo de la giovinezza

co' mi' compari mo' ffamo la ronna

e sse trovamo 'n mezzo a 'sta monnezza

o 'n affricano, o uno de l'artra sponna

 

mo' vegghi 'sto bastone se battezza

mo' ssenti se la zucca te se sfonna

te bbecchi 'sto pacchetto sicurezza

e mo' lecchete er sangue che te gronna.

 

Ah che goduria d'arifa' le squadre

com'a li tempi de faccetta nera,

e le capocce tonne falle quadre

 

e quelle quadre tonne oppure a ppera

a martellate, e sia gloria a ddiopadre

che io te meno e tu ce vai in galera.

 

15. ROMANO SACRIMPERI: A NORMA DEL PACCHETTO SICUREZZA

[Dal console in pensione Romano Sacrimperi riceviamo per opportuna conoscenza il seguente esposto recante la richiesta urgente di arresto e deportazione in Libia dei ministri extracomunitari della Padania clandestinamente infiltratisi nel governo italiano in carica]

 

Illustre Presidente del Consiglio,

con la presente vengo a denunciare

qualcosa che non si puo' tollerare:

Lei tiene qual ministro e qual famiglio

 

certuni, e molto me ne maraviglio,

di razza longobarda! Al nostro lare

italico non s'hanno da accostare!

ch'io gli darei di piglio col runciglio.

 

A norma del pacchetto sicurezza

esigo li si arresti e poi deporti

in Libia o in altro loco ove si spezza

 

questa pretesa di venire ai porti

e agli orti nostri, e cessi la sconcezza

di essere invasi da 'sti beccamorti.

 

16. CANTATA DELL'INTERNAZIONALE DEI MORTI DI FAME

 

Non le catene, ma il fiore vivo.

Non la barbarie: la civilta'.

 

Abbiamo scritto sulla nostra rossa

bandiera le parole pane e rose.

 

Siam la sinistra degli sfruttati

che sa che la vita non e' la morte

sa che la forza di tutte piu' forte

e' sempre e solo la verita'.

 

Abbiamo scritto sulla nostra rossa

bandiera: giustizia e misericordia.

 

Siam la sinistra degli storpiati

che sa che la vita e' una lotta infinita

e questa lotta e' la gioia stupita

cui diamo nome di fraternita'.

 

Abbamo scritto sulla nostra rossa

bandiera: uguaglianza di diritti.

 

Siam la sinistra dei carcerati

che sa che la morte e' comune nemica

e contrastarla e' suprema fatica

ma e' la nostra unica liberta'.

 

Abbiamo scritto sulla nostra rossa

bandiera: a ciascun secondo i suoi bisogni.

 

Siam la sinistra dei fucilati

che sa che resistere occorre al male

ed aiutare il piu' debole e frale

e' la speranza della pieta'.

 

Abbiamo scritto sulla nostra rossa

bandiera: salvare le vite.

 

Non le catene, ma il fiore vivo.

Non la barbarie: la civilta'.

 

17. NON UCCIDERE

 

Ringrazio i lettori che mi hanno scritto in relazione all'articolo "In sette righe" di ieri, ed in particolare quelli che hanno posto delle obiezioni. Tralascio il contingente (e il folkloristico): vengo alla sostanza.

*

1. Non uccidere

Che dell'uccisione di una persona si tratti, non vi e' dubbio.

Mi sorprende che vi siano lettori chi si sorprendono della mia opposizione all'uccisione di un essere umano, giacche' su questo foglio ogni giorno da dieci anni praticamente non scrivo che questo.

*

2. L'onere della prova

Non invertiamo l'onere della prova, per favore. Non e' chi si oppone a un omicidio a dover giustificare perche' si oppone, e' chi lo esegue o lo favoreggia a dover dimostrare - se gli e' possibile - che non si tratti di un omicidio (come secondo tutte le evidenze si configura il togliere la vita a una persona), o che vi siano circostanze tali da renderlo ammissibile in via del tutto eccezionale.

Mi chiedo se i fautori dell'uccisione di Eluana Englaro siano davvero cosi' assolutamente certi che ella "sia gia' morta"; che ella "non sia piu' un essere senziente"; che ella "desideri o desidererebbe morire".

E mi chiedo anche come i fautori dell'uccisione di Eluana Englaro possano non accorgersi delle colossali contraddizioni in termini e delle vertiginose aporie che le loro argomentazioni implicano.

In un testo capitale della riflessione morale contemporanea, Das Prinzip Verantwortung, Hans Jonas propone il seguente brocardo: In dubio, contra projectum. Vale a dire: se vi e' il dubbio che un'azione possa avere conseguenze moralmente giudicabili come negative, e massime se esse siano irreversibili, occorre opporsi all'esecuzione di quell'azione.

La morte e' certo un evento irreversibile, e non vedo come l'uccisione di un essere umano possa essere ritenuta un bene; possibile che i fautori dell'uccisione di Eluana Englaro siano cosi' totalitariamente certi che ucciderla sia cosa buona e giusta? Non riesco a capacitarmene.

*

3. Non confondiamo le carte

Nn confondiamo le carte in tavola, lasciamo quest'arte ai biscazzieri.

Una cosa e' l'uccisione di una persona e il consenso o l'opposizione a questo crimine; un'altra cosa e' l'eversione dall'alto berlusconiana; un'altra cosa ancora il fanatismo religioso; un'altra cosa ancora il rispetto per l'altrui dolore e l'altrui dignita'.

Cio' su cui qui ci si esprime e' l'ammissibilita' o meno che una persona sia uccisa: io credo che sia inammissibile.

Poi, certo, mi indigna che i golpisti al governo possano strumentalizzare questa tragica vicenda; ma la strumentalizzazione e' resa possibile anche dal fatto che i prominenti che pretendono di rappresentare l'area democratica ed antifascista abbiano scelto di essere il partito della morte (con cio' stesso rivelandosi non rappresentativi della sinistra cosi' come la penso io, una sinistra che scelga la nonviolenza come necessario criterio ricostruttivo di una politica adeguata alla drammatica situazione attuale).

Quanto al fanatismo religioso, io la penso come Voltaire, che alla voce "fanatisme" del Dictionnaire lo attribuiva a chi sostenendo di "obbedire a Dio piuttosto che agli uomini... e' sicuro di meritare il cielo scannandovi". Nella presente circostanza mi sembra che i sostenitori dell'uccisione di una persona siano fanatici di altro genere.

Infine: non e' qui in discussione il dolore dei familiari, o la loro umana dignita': essi meritano comunque rispetto ed affetto.

Qui e' in discussione l'uccisione di una persona: se sia un atto lecito o no.

*

4. Da quale pulpito

Credo che la mia opinione contraria ad uccidere un essere umano meriti di essere valutata in se' e per se': se essa e' valida lo e' indipendentemente da chi la sostiene, ugualmente se essa e' errata.

E tuttavia poiche' la koine' dei fautori dell'uccisione di Eluana Englaro recita che coloro che sono contrari a questo omicidio sarebbero tutti a un dipresso dei malfattori "clericofascisti" o giu' di li', sara' allora opportuno chiarire che il sottoscritto e' ateo, e' da sempre un militante politico della sinistra, e' da sempre un oppositore nitido e intransigente del berlusconismo, e sulle questioni gnoseologiche e morali ha un approccio fallibilista (pensa cioe' che e' sempre possibile sbagliarsi).

E sono cosi' inelegante da aggiungere che tra coloro che oggi ripetono il grido necrofilo e insensato "Viva la muerte" che indigno' Unamuno troppi ve ne sono che si sono gia' troppe volte prostituiti al regime della corruzione, al razzismo, alla guerra e alle stragi di cui essa consiste, per poter pretendere di rappresentare la civilta' giuridica o la dignita' umana.

*

5. Infine

E per gentilezza: mi si risparmino certi pessimi, ignobili trucchi come l'uso di metafore che invertono la realta' dei fatti, lo spostamento della discussione da cio' che e' decisivo a cio' che e' marginale, e cosi' via. Conosco anch'io tutto l'armamentario della retorica come tecnica del discorso persuasivo, e trovo ripugnante l'uso delle parole per ingannare l'intelligenza e corrompere la coscienza altrui.

*

Stiamo parlando dell'uccisione di una persona. Sono contrario alla commissione di questo assassinio. Sono contrario a tutti gli omicidi.

Questo e' cio' che penso. Spero di averlo scritto con sufficiente chiarezza.

 

18. IN TIMORE E TREMORE

 

Ringrazio i lettori e le lettrici che mi hanno scritto in merito all'articolo "Non uccidere" di ieri.

Sono nell'impossibilita' di rispondere personalmente ad ogni interlocutrice ed interlocutore, questo notiziario raggiunge ogni giorno per e-mail diverse migliaia di destinatari ed in redazione arrivano ogni giorno diverse centinaia di messaggi, e' gia' un impegno non lieve leggerli tutti.

Mi si perdonera' quindi se rivolgo un solo ringraziamento comune a tutti, ed a tutti dichiaro che ho attentamente letto e meditato le loro parole, anche quando le abbia trovate assolutamente inaccettabili.

E mi si perdonera' se aggiungo qui qualche forse non inopportuno schiarimento, ancora una volta in poche parole (non per esser secchi ma per esser brevi).

*

1. L'uccisione di un essere umano

Cio' di cui stiamo parlando e' l'uccisione di un essere umano.

Non mi si opponga il dolore dei familiari, l'impudenza del premier eversore, le mene papiste, la Costituzione aggredita, il nunzio sidereo e i massimi sistemi.

Cio' di cui stiamo parlando e' l'uccisione di un essere umano.

Se si e' in grado di replicare su questo, bene; il resto e' altra cosa.

Cio' di cui stiamo parlando e' l'uccisione di un essere umano.

Sconvolge solo me?

*

2. Laisser faire, laisser passer

Mi si e' chiesto come mi permetto di intrudermi nei fatti altrui.

Saro' cosi' inelegante da ribattere che se vedi commettere un omicidio non puoi startene buonino buonino a lasciar fare (o peggio, scendere in piazza a manifestare in favore dell'uccisione - in favore dell'uccisione di un essere umano)?

Si', sono cosi' inelegante.

*

3. La catastrofe della nonviolenza ridotta al suo contrario

Se persone che si suppongono o si dichiarano o si pretendono amiche della nonviolenza a forza di essere "ragionevoli" (ovvero, traducendo in lingua corrente: docilmente corrive alla violenza dei poteri violenti) prima accettano la guerra ovvero le stragi di massa, poi accettano anche l'individuale uccisione di innocenti dove neppure guerra c'e', mi chiedo alla fine della nonviolenza (ovvero della lotta contro la violenza) cosa resti nell'agire loro.

La nonviolenza, cosi' come la penso io, non e' una visione del mondo totalizzante e totalitaria (il cielo ce ne scampi), non e' una galleria museale di auctores (di cui non sento proprio il bisogno), non e' un'ideologia (che sarebbe ridicola e grottesca pretesa): ma una prassi autocosciente di lotta contro la violenza, una prassi autocosciente complessa e sperimentale, dialettica e dialogica, contestuale e fallibilista; la nonviolenza e' per me sostanzialmente una guida per l'azione: ma una guida per l'azione che ti chiede di essere attento al rapporto tra mezzi e fini; che ti chiede di rispettare e salvare la vita, la dignita' e i diritti tuoi propri ed altrui; che ti chiede di combattere - combattere, dico, combattere - contro la violenza e la menzogna, e contro l'ignoranza e l'indifferenza, e contro la vilta' che coopera al crimine.

E' la nonviolenza che trovo nella Ginestra di Giacomo Leopardi e nella societa' delle estranee di Virginia Woolf, nell'Antigone di Sofocle e in Vandana Shiva, nel Manifesto di Marx ed Engels e nei Vangeli cristiani, nel lavoro immenso e nella luminosa riflessione di Franca Ongaro e Franco Basaglia, in Primo Levi e in Nelson Mandela, in Hannah Arendt e Simone Weil, in Rosa Luxemburg e Luce Fabbri, nei miei maestri di morale Vittorio Emanuele Giuntella e Tomaso Serra.

*

4. Le parole e le cose

Proporrei di non essere ipocriti.

Alle persone che presumono di sapere "cosa vuole" una persona che da molti anni non puo' comunicare volonta' esplicite, e che in base a questa mera presunzione sono favorevoli a metterla a morte, chiederei un po' di modestia, e - se mi si consente - un po' di pieta'.

Alle persone che vedono solo il dolore straziante dei familiari chiederei se questo basta perche' una persona sia messa a morte.

Quanto alle persone che vedono solo l'astratto caso giuridico ed istituzionale e non vedono piu' la concreta uccisione di un essere umano, ebbene, saro' cosi' amaro da rinviarli a cio' che Pascal scriveva sull'allora corrente manualistica etico-giuridica nelle Lettere Provinciali.

*

5. Gettarsi sulla spada

Sono due cose distinte suicidio e omicidio.

Personalmente credo che ogni persona abbia il diritto di togliersi la vita, se la vita gli fosse insostenibile ed altri esseri umani non mettessero in opera ogni forma di aiuto per rendergliela sostenibile; ma credo anche che nessuna persona abbia il diritto di ucciderne altre.

So bene che i progressi tecnologici in campo biomedico rendono ancor piu' complicato cio' che ancora in un recente passato pareva semplice (anche se ad onor del vero semplice non era affatto neanche allora); e so che la riflessione etica e giuridica e' investita dai laceranti interrogativi che la situazione derivante da questi sviluppi suscita; anch'io ho letto nel corso degli anni centinaia e centinaia di libri e di saggi e di articoli sulle questioni che questa tragica vicenda pone, dalle "artes moriendi" ai testi del dibattito bioetico di questi ultimi decenni.

Ma proprio per questo ritengo che occorra ancor piu' fortemente attenersi alla massima "Tu non uccidere".

*

6. Contro il Fuhrerprinzip

In questioni cosi' gravi non vale il principio di autorita', non e' ammissibile la delega agli "esperti". Io la penso come Guenther Anders: la pretesa di lasciare le questioni morali fondamentali in monopolio alla presunta competenza dei potenti dominanti, e dei prominenti cosiddetti "tecnici", e' prova d'incompetenza morale, e vile una resa al fascismo.

Non delego ne' a chierici ne' a giudici ne' a medici ne' a parlamentari ne' a professori di qualsivoglia professura ne' a giornalisti onniciarlieri di pensare al mio posto: sulle questioni morali fondamentali ogni essere umano ha il diritto (e direi anche il dovere) di comprendere, valutare ed esprimersi con la propria ragione e la propria responsabilita'.

Per questo mi e' sempre sembrato comico e borioso anche il ricorso, da parte delle personalita' autoritarie di ogni dogma e affiliazione, all'ipse dixit: fosse pure lo Stagirita, San Paolo, Karl Marx o Mohandas Gandhi: grazie tante, ma preferisco pensare con la mia testa.

*

7. La societa' dello spettacolo

La questione che pongo e' semplice, e tante digressioni che mi sono state opposte sono appunto digressioni, e direi quasi cortine per non vedere e non nominare quel che realmente sta accadendo: che si sta procedendo all'uccisione di un essere umano. L'uccisione.

Come l'uccisione di un essere umano possa essere ridotta ad argomento da talk-show con tante finte goffe polemiche ed autentiche lugubri smancerie tra "favorevoli e contrari" mi fa rabbrividire: pensavo che non si facesse "il dibattito e il televoto" sull'omicidio, pensavo che fosse acquisito che uccidere e' un delitto, e che l'apologia di reato e' un reato anch'essa.

E aggiungo che trovo ripugnante il roboante invito ai cittadini da parte di politicanti e vassalli loro gia' responsabili di complicita' con regimi totalitari, con guerre e stragi, col regime della corruzione, col berlusconismo e il razzismo oggi al potere, a scender per le strade a manifestare in favore della messa a morte di una persona.

Mi chiedo, cari amici, come sia possibile che non vediate.

*

8. Infine

Infine: penso forse di aver le risposte per tutto?

Al contrario: penso di aver molte domande e molti dubbi su tante cose.

E ben poche dolorose tragiche certezze, che non risolvono ma complicano vieppiu' i dilemmi.

*

9. Dimenticavo

A me e' capitato di chiudere per sempre con le mie dita gli occhi spenti di una persona amata. A me e' capitato di vegliare notte dopo notte una persona in coma. A me e' capitato che mi si chiedesse aiuto e non arrivassi in tempo, arrivo' prima la corda. Ma il fatto che abbia passato tanta parte della mia vita a cercare di recar soccorso a persone ridotte in condizioni estreme di oppressione, sofferenza o fragilita' non implica dal mio punto di vista che le mie opinioni in questa materia valgano un ette di piu' delle altrui: si prescinda dunque dalla mia persona, per favore, e su questo si rifletta: se sia lecito uccidere un essere umano. Io dico di no.

 

19. DI CEDIMENTO IN CEDIMENTO

 

Di cedimento in cedimento

senza un sussulto, senza un lamento

i nonviolenti di complemento

hanno accettato la guerra e il tormento,

il povero ucciso, il debole spento,

dell'armamento il potenziamento

e delle stragi ingente l'aumento

all'ingrosso e al minuto, con cuore contento.

 

A produrre un mutamento

tanto spinto e si' spietato

certamente avra' aiutato

qualche buon finanziamento.

 

20. DOCUMENTI. LA "CARTA" DEL MOVIMENTO NONVIOLENTO

 

Il Movimento Nonviolento lavora per l'esclusione della violenza individuale e di gruppo in ogni settore della vita sociale, a livello locale, nazionale e internazionale, e per il superamento dell'apparato di potere che trae alimento dallo spirito di violenza. Per questa via il movimento persegue lo scopo della creazione di una comunita' mondiale senza classi che promuova il libero sviluppo di ciascuno in armonia con il bene di tutti.

Le fondamentali direttrici d'azione del movimento nonviolento sono:

1. l'opposizione integrale alla guerra;

2. la lotta contro lo sfruttamento economico e le ingiustizie sociali, l'oppressione politica ed ogni forma di autoritarismo, di privilegio e di nazionalismo, le discriminazioni legate alla razza, alla provenienza geografica, al sesso e alla religione;

3. lo sviluppo della vita associata nel rispetto di ogni singola cultura, e la creazione di organismi di democrazia dal basso per la diretta e responsabile gestione da parte di tutti del potere, inteso come servizio comunitario;

4. la salvaguardia dei valori di cultura e dell'ambiente naturale, che sono patrimonio prezioso per il presente e per il futuro, e la cui distruzione e contaminazione sono un'altra delle forme di violenza dell'uomo.

Il movimento opera con il solo metodo nonviolento, che implica il rifiuto dell'uccisione e della lesione fisica, dell'odio e della menzogna, dell'impedimento del dialogo e della liberta' di informazione e di critica.

Gli essenziali strumenti di lotta nonviolenta sono: l'esempio, l'educazione, la persuasione, la propaganda, la protesta, lo sciopero, la noncollaborazione, il boicottaggio, la disobbedienza civile, la formazione di organi di governo paralleli.

 

21. PER SAPERNE DI PIU'

 

Indichiamo il sito del Movimento Nonviolento: www.nonviolenti.org; per contatti: azionenonviolenta at sis.it

Tutti i fascicoli de "La nonviolenza e' in cammino" dal dicembre 2004 possono essere consultati nella rete telematica alla pagina web: http://lists.peacelink.it/nonviolenza/

 

TELEGRAMMI DELLA NONVIOLENZA IN CAMMINO

Numero 1094 del 15 novembre 2012

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