Minime. 80



NOTIZIE MINIME DELLA NONVIOLENZA IN CAMMINO
Numero 80 del 5 maggio 2007

Notizie minime della nonviolenza in cammino proposte dal Centro di ricerca
per la pace di Viterbo a tutte le persone amiche della nonviolenza
Direttore responsabile: Peppe Sini. Redazione: strada S. Barbara 9/E, 01100
Viterbo, tel. 0761353532, e-mail: nbawac at tin.it

Sommario di questo numero:
1. "Azione nonviolenta" di maggio 2007
2. Augusto Cavadi: In lunghe catene difficili da spezzare
3. Maddalena Micotti: La mia storia e la nonviolenza
4. Barbara Romagnoli: Genova 2001. Una riflessione sulla nonviolenza a
partire da se'
5. Lorella Pica: Notizie di Vilma
6. Mario Tiberi ricorda Federico Caffe'
7. Il 5 per mille al Movimento Nonviolento
8. Di Annibale Scarpone un fiero motto
9. La "Carta" del Movimento Nonviolento
10. Per saperne di piu'

1. STRUMENTI. "AZIONE NONVIOLENTA" DI MAGGIO 2007
[Dalla redazione di "Azione nonviolenta" (per contatti:
azionenonviolenta at sis.it) riceviamo e diffondiamo]

E' uscito il numero di maggio 2007 di "Azione nonviolenta", rivista del
Movimento Nonviolento, fondata da Aldo Capitini nel 1964, mensile di
formazione, informazione e dibattito sulle tematiche della nonviolenza in
Italia e nel mondo.
In questo numero: Violenza nella scuola, violenza della scuola, alla
scoperta del bullismo, di Elena Buccoliero; I progetti di educazione alla
pace sono una realta' anche nella scuola italiana, di Pierangelo Monti; A
cosa dobbiamo dire "si'" se diciamo "no" alla base, di Giovanni Scotto e
Bernardo Venturi; Un seme nonviolento che ha dato buoni frutti, di Paolo
Predieri; La nascita del Satyagraha, gennaio-maggio 1907, di Fulvio Cesare
Manara; 1995-2007, memoria e giustizia per Srebrenica, di Sabina Langer.
Le rubriche: Educazione. La scuola di pace di Boves per non dimenticare i
valori, a cura di Pasquale Pugliese; Economia. Dove vanno a finire i soldi
depositati agli uffici postali?, a cura di Paolo Macina; Giovani. Papa' mi
comperi le Nike?, a cura di Elisabetta Albesano e Agnese Manera; Per
esempio. Il diritto di stare al freddo mentre il pianeta si scalda, a cura
di Maria G. Di Rienzo; Musica. Mi interessa quello che accade nel mondo
anche se a me non succede mai niente, a cura di Paolo Predieri; Cinema. La
vocazione della mente, la vocazione del cuore, a cura di Flavia Rizzi;
Servizio Civile. Un esercito del lavoro per abolire la miseria, a cura di
Claudia Pallottino. Libri. Educatori e giochi cooperativi per una nuova
scuola, a cura di Sergio Albesano.
Campi estivi nonviolenti 2007, per vivere la nonviolenza. Una settimana di
condivisione e formazione.
In copertina: Dopo il genocidio, memoria e giustizia. In seconda: 1907-2007.
Un secolo fa, il futuro, maggio 1907, a cura di Luca Giusti. In terza di
copertina: Pax et Biani, Bagnasco, un generale dei cappellani militari. In
ultima: Materiale diponibile.
*
Redazione, direzione, amministrazione: via Spagna 8, 37123 Verona, tel.
0458009803 (da lunedi' a venerdi': ore 9-13 e 15-19), fax 0458009212,
e-mail: an at nonviolenti.org , sito: www.nonviolenti.org
Per abbonarsi ad "Azione nonviolenta" inviare 29 euro sul ccp n. 10250363
intestato ad Azione nonviolenta, via Spagna 8, 37123 Verona. E' possibile
chiedere una copia omaggio, inviando una e-mail all'indirizzo
an at nonviolenti.org scrivendo nell'oggetto "copia di 'Azione nonviolenta'".

2. RIFLESSIONE. AUGUSTO CAVADI: IN LUNGHE CATENE DIFFICILI DA SPEZZARE
[Ringraziamo Augusto Cavadi (per contatti: acavadi at alice.it) per averci
messo a disposizione il seguente articolo apparso su "Mezzocielo", anno XV,
n. 1, 2007, dal titolo originale "Un uomo davanti al pianeta donna".
Augusto Cavadi, prestigioso intellettuale ed educatore, collaboratore del
Centro siciliano di documentazione "Giuseppe Impastato" di Palermo, e'
impegnato nel movimento antimafia e nelle esperienze di risanamento a
Palermo, collabora a varie qualificate riviste che si occupano di
problematiche educative e che partecipano dell'impegno contro la mafia.
Opere di Augusto Cavadi: Per meditare. Itinerari alla ricerca della
consapevolezza, Gribaudi, Torino 1988; Con occhi nuovi. Risposte possibili a
questioni inevitabili, Augustinus, Palermo 1989; Fare teologia a Palermo,
Augustinus, Palermo 1990; Pregare senza confini, Paoline, Milano 1990; trad.
portoghese 1999; Ciascuno nella sua lingua. Tracce per un'altra preghiera,
Augustinus, Palermo 1991; Pregare con il cosmo, Paoline, Milano 1992, trad.
portoghese 1999; Le nuove frontiere dell'impegno sociale, politico,
ecclesiale, Paoline, Milano 1992; Liberarsi dal dominio mafioso. Che cosa
puo' fare ciascuno di noi qui e subito, Dehoniane, Bologna 1993, nuova
edizione aggiornata e ampliata Dehoniane, Bologna 2003; Il vangelo e la
lupara. Materiali su chiese e mafia, 2 voll., Dehoniane, Bologna 1994; A
scuola di antimafia. Materiali di studio, criteri educativi, esperienze
didattiche, Centro siciliano di documentazione "Giuseppe Impastato", Palermo
1994; Essere profeti oggi. La dimensione profetica dell'esperienza
cristiana, Dehoniane, Bologna 1997; trad. spagnola 1999; Jacques Maritain
fra moderno e post-moderno, Edisco, Torino 1998; Volontari a Palermo.
Indicazioni per chi fa o vuol fare l'operatore sociale, Centro siciliano di
documentazione "Giuseppe Impastato", Palermo 1998, seconda ed.; voce
"Pedagogia" nel cd- rom di AA. VV., La Mafia. 150 anni di storia e storie,
Cliomedia Officina, Torino 1998, ed. inglese 1999; Ripartire dalle radici.
Naufragio della politica e indicazioni dall'etica, Cittadella, Assisi, 2000;
Le ideologie del Novecento, Rubbettino, Soveria Mannelli 2001; Volontariato
in crisi? Diagnosi e terapia, Il pozzo di Giacobbe, Trapani 2003; Gente
bella, Il pozzo di Giacobbe, Trapani 2004; Strappare una generazione alla
mafia, DG Editore, Trapani 2005; E, per passione, la filosofia, DG Editore,
Trapani 2006. Vari suoi contributi sono apparsi sulle migliori riviste
antimafia di Palermo. Indirizzi utili: segnaliamo il sito:
http://www.neomedia.it/personal/augustocavadi (con bibliografia completa)]

Per diventare misogino, essere cattolico non e' necessario. Ma aiuta. Non e'
necessario: infatti i rudimenti della concezione della donna come maschio
quasi perfetto me li ha impartiti un padre miscredente, laico, socialista
(pre-craxiano: nenniano). Ma aiuta:  infatti, quando - con stupore e
disappunto da parte dei miei genitori - sono entrato nell'associazionismo
cattolico, ho ben presto misurato la distanza fra la rivoluzionarieta' di
certe asserzioni ed il conservatorismo della pratica quotidiana. Da una
parte il papa scriveva che l'essere umano puo' considerarsi "imago Dei" solo
in quanto coppia; dall'altra, si dava (e si da') per scontato che una
persona di sesso femminile non possa presiedere una comunita' celebrante. Il
mio esodo - progressivo, ma inarrestabile - dalla cultura cattolica passo'
per un episodio preciso. Un prete piu' anziano di me - peraltro tra i piu'
preparati della sua generazione - volendo esprimere con forza il suo
dissenso da una mia opinione, trovo' spontaneo apostrofarmi con un
inequivoco: "Ma hai proprio un cervello da femmina!". Obiettai solo, con un
sorriso amaro, che speravo di averne meta' femminile e meta' maschile: in
modo che, junghianamente, sarei potuto essere "completo".
So che certe distinzioni risultano fastidiose o, per lo meno, farraginose.
Ma non sempre si possono evitare. Per esempio, quella suggerita da un'acuta
fucilata di Nietzsche (recentemente definito da Rene' Girard il piu' grande
teologo dopo san Paolo): c'e' stato un solo cristiano ed e' morto sulla
croce. Che, tradotto in altri termini, significa: una cosa e' stata la
"buona notizia" annunziata dal maestro nomade di Galilea ed un'altra la
dottrina cattolica (e, piu' in generale, cristiana) che si e' sviluppata a
partire da quel seme. La psicanalista e teologa protestante Hanna Wolff lo
ha spiegato in uno dei quattro o cinque libri che mi hanno cambiato la vita
(Gesu', la maschilita' esemplare, Queriniana, Brescia 1985): il Nazareno
(per quanto possiamo cogliere da un'esegesi accurata dei quattro vangeli) ha
saputo accettare il femminile dentro di se' e, proprio per questo, non aver
paura del femminile fuori di se'. Egli ha dunque rotto con la tradizione
patriarcale precedente, ma la sua rottura e' stata tanto eclatante che i
discepoli non sono riusciti a reggerla: e, subito dopo la sua morte, hanno
attivato processi di normalizzazione. Col risultato che, dopo la breve
parentesi gesuana, l'antifemminismo ha ripreso vigore, si e' fatto senso
comune e ha improntato di se' l'occidente cristiano.
Se ci chiediamo se questa mentalita' della disparita' ontologica e
psicologica fra maschi e femmine (dura a destrutturarsi persino oggi, dopo
decenni di femminismo teorico e militante) spieghi, da sola,
l'impressionante catena di violenza contro le donne, non possiamo che
rispondere negativamente. Che cosa, allora, trasforma una cultura
maschilista in pratiche prevaricatrici? Ho l'impressione che entri in gioco
non questo o quell'altro fattore, bensi' un groviglio - difficilmente
solubile - di fattori. Tra cui primeggia una connotazione peculiare
dell'immagine femminile agli occhi di noi uomini: la diversita'. Sin da
bambino, il pianeta-donna ha esercitato nei miei confronti una duplice,
contraddittoria, forza: di attrazione e di paura, di curiosita' e di
diffidenza, di desiderio e di minaccia. Per ragioni varie, che solo in
minima parte potrei attribuire a meriti miei, maturare come persona ha
significato - tra l'altro - sciogliere questa ambiguita' e lasciar
prevalere, di fronte ad ogni diversita' (le donne, ma anche gli omosessuali,
gli immigrati di colore, i portatori di handicap fisici e psichici...), il
sapore della familiarita' rispetto al sentimento di estraneita'. Ovviamente,
familiarita' non equivale ad omologazione. Avvertire cio' che, in radice,
accomuna non implica cecita' riguardo alle differenze che interpellano le
nostre certezze.
*
Qui, forse, uno dei bivi decisivi. C'e' chi accetta la sfida della
diversita' (e, nel caso di maschi, del femminile come metafora di ogni
diversita') per mettersi in gioco, per riaffermare alcune convinzioni ma
anche liberarsi da pregiudizi e da errati giudizi; e c'e' chi non la regge
e, per quanto sta in lui, tenta di sopprimerla. Non e' un caso che, di
solito, le idiosincrasie s'inanellino in lunghe catene difficili da
spezzare: misoginia, omofobia, razzismo... E' di per se' evidente che questa
mentalita' sia - gia' a livello ideologico - violenta. Ma, poiche' in genere
il diverso e' piu' debole (fisicamente, economicamente, militarmente...), il
pensiero omologante ha mille occasioni per farsi gesto prepotente: stupro,
derisione, schiavizzazione... Quando un soggetto allergico alla diversita'
si impossessa - sessualmente o socialmente - dell'altro, ha la sensazione di
aver risolto molti problemi in un solo colpo: da una parte ha soddisfatto
attrazione, curiosita', desiderio; dall'altra ha cancellato dal proprio
orizzonte ogni fonte di paura, di diffidenza, di minaccia. Ma, proprio nella
misura in cui riesce a fagocitare e a spazzar via ogni alterita', egli
desertifica il piccolo mondo che lo circonda e costruisce da se' la prigione
dell'isolamento.
Ecco un punto nevralgico: chi progetta ed esercita violenza, nonostante le
intenzioni, si condanna alla solitudine. Come i signorotti medievali, deve
scavare fossati sempre piu' profondi per distanziarsi dagli estranei: ma,
con cio', trasforma in gabbie dorate il suo stesso castello. Sara' proprio
perche' amo la solitudine come opzione, ma la detesterei se la sperimentassi
in tempi e modi non programmati, che mi viene abbastanza facile sottrarmi
alla tentazione di usare violenza. Cio' non significa, purtroppo, che di
fatto non sia stato troppe volte violento - nel corso della vita - con
persone diverse da me per indole, formazione e prospettive (quali, per
esempio, delle donne con cui ho condiviso tratti di strada importanti): ma
ogni volta che non ho saputo gestire il conflitto, provocando nell'altro/a
la decisione di fuggire, l'ho considerata  - nonostante le apparenze - una
mia sconfitta.

3. RIFLESSIONE. MADDALENA MICOTTI: LA MIA STORIA E LA NONVIOLENZA
[Ringraziamo Maddalena Micotti (per contatti: maddalenamicotti at alice.it) per
questo intervento.
Maddalena Micotti, educatrice, amica della nonviolenza, e' impegnata
nell'esperienza del "Centro documentazione pace" di Ivrea ed in molte
iniziative di pace, solidarieta', promozione dei diritti umani di tutti gli
esseri umani]

Sono nonna di una bambina di diciassette mesi, ho insegnato per 35 anni, ho
cresciuto due figli, vivo da 36 anni con mio marito, venuto dalla Polonia e,
dal 1992, mi occupo come volontaria di profughi e migranti.
Ho cercato molto prima di incontrare la nonviolenza: sono stata fortunata
perche' ho trovato sulla mia strada la famiglia di Beppe e Angela Marasso e,
con loro, in un periodo che ricordo come il piu' bello della mia vita, ho
conosciuto e accolto la nonviolenza.
Ci sono stati allora alcuni momenti fondamentali: tra gli altri, l'incontro
con Jean Goss, venuto nella mia scuola, ad Ivrea, alla fine degli anni '70:
fu una testimonianza fortissima, indimenticabile: combattere il male, ma non
voler distruggere chi compie il male e' il pensiero che, da quel momento, e'
diventato anche mia ricchezza.
Quale cammino ho percorso? Con un lavoro di approfondimento e formazione
personale, con la partecipazione ai campi del Coordinamento degli insegnanti
per la nonviolenza, con il confronto con amici, mi sono radicata nel
convincimento e nella volonta' di impostare la mia vita ed i rapporti
interpersonali secondo i principi della nonviolenza.
Mi hanno aiutato molto alcuni maestri: Domenico Sereno Regis, Danilo Dolci,
Pat Patfort, alcuni profeti del nostro tempo: mons. Helder Camara, mons.
Tonino Bello.
Sono credente e sento l'urgenza di cercare di realizzare il messaggio
evangelico della nonviolenza: a questo ispiro la mia attivita' nel
volontariato con gli stranieri; non si puo' rinunciare ad accogliere,
accettare e rispettare la persona dell'altro, accostarsi a lei con empatia,
saper ascoltare, controllare il proprio linguaggio, ospitare davvero
l'altro.
Naturalmente e' necessario un impegno su tanti fronti: sociale, culturale,
politico, ambientale, ma a fondamento deve esserci la costruzione
dell'essere e dell'agire nonviolento nel quotidiano.
Occorrono innanzitutto energia, autostima, capacita' di non scoraggiarsi,
attenzione e riconoscimento delle esigenze profonde di ognuno,
determinazione e creativita' nel ricercare soluzioni che le rispettino.
Sono grata alla mia famiglia che mi ha compresa e sostenuta e auguro a tanti
giovani di vivere la scelta della nonviolenza.

4. RIFLESSIONE. BARBARA ROMAGNOLI: GENOVA 2001. UNA RIFLESSIONE SULLA
NONVIOLENZA A PARTIRE DA SE'
[Ringraziamo Barbara Romagnoli (per contatti: barbara at amisnet.org) per
questo intervento.
Barbara Romagnoli, giornalista professionista, e' nata a Roma nel 1974 e da
gennaio 2006 vive a Leiden in Olanda; si e' laureata in filosofia con una
tesi su "Louise du Neant: esperienza mistica e linguaggio del corpo", si e'
sempre interessata di studi di genere e femminismi, ha partecipato a
seminari e incontri sulla storia e i movimenti politici delle donne in
Italia e all'estero; ha lavorato per diversi anni alla rivista "Carta", ora
collabora come freelance con varie testate (tra cui "Liberazione", "Marea",
"Peacereporter", "Amisnet", "Aprile"). Fa parte del collettivo A/matrix con
cui condivide la passione per la politica, il femminismo e la buona tavola]

A Genova 2001 e' successo qualcosa che non avevo mai visto e ho riflettuto
su qualcosa su cui non avevo mai pensato riguardo me stessa. Ho visto la
violenza cieca e irrazionale farsi corpo, quella violenza di carne e sangue
che fino a quel momento avevo letto solo nei libri o nelle cronache di
guerra e ad un certo punto, in mezzo ad una carica, mi sono detta: "Se trovo
una pietra la lancio, mi devo difendere" e "quel che succede succede", devo
aver pensato un secondo dopo.
Allora mi son detta che forse non ero davvero pacifista-pacifica-nonviolenta
come avevo fino a quel momento creduto. Il dubbio mi ha preso.
Dopo averci pensato a lungo, la risposta e' stata che anche se l'avessi
trovata alla fine quella pietra non l'avrei lanciata, ma questo non avrebbe
significato un annullarsi della rabbia e della violenza, e la voglia di
sfogarla su qualcuno o qualcosa, che in quel preciso momento ho sentito
montarmi dentro.
Probabilmente un'analista avrebbe una risposta migliore e piu' articolata,
quello che viene da pensare a me e' che la nonviolenza non mi arrivera' mai
dal cielo, ma la devo costruire giorno per giorno. Avendo come bussola quel
motto imparato sui libri, almeno per quanto riguarda la mia generazione,
ossia che bisogna partire da se', dal personale e cercare cosi' di
trasformare il mondo che ci sta attorno. E' una di quelle ovvieta' che non
e' mai troppo ripetere, ho imparato che, come per la politica e il
femminismo, queste azioni che sembrano "banali" sono una grossa fatica e non
cosi' semplici da attuare e realizzare.
*
Come scrivono altre piu' esperte di me l'essere donna non e' una garanzia.
Alla favola che le bimbe sono brave e buone non ho mai creduto. Anzi ho
sempre pensato che "noi donne" siamo molto accorte nell'usare la violenza
verbale (oserei dire che ci viene insegnata questa violenza, piu' "femminea"
al posto di quella fisica che deve essere di "natura" virile e maschile). Le
parole, lo sappiamo, possono essere a volte piu' profonde e taglienti,
perche' spesso la ferita non si rimargina. Prima ancora di ritrovarmi in
simposi donneschi, dove forse si ragiona poco sulla potenza e violenza delle
parole e si e' piu' concentrate nell'indicare le proprie appartenenze, ho
memoria di frasi tra bimbe che non sono da meno di una lotta a pugni tra
maschi. Dopo Genova qualcuna scrisse che molte donne a Genova avevano subito
violenza da parte della polizia o da parte dei black bloc. Ma "alcune hanno
condiviso ed agito la violenza, indossando consapevolmente varie divise".
E' cosi' che si nominano e riconoscono le differenze e si esce dagli inganni
della presunta "naturale bonta'" della donna, con la D maiuscola.
*
E allora ripenso anche che nel 2001 sempre a Genova ci siamo ritrovate un
mese prima del G8 in tante e con passione abbiamo discusso dei nessi che
legano femminismi e nonviolenza, consapevolezza del ruolo delle donne nella
societa' e rifiuto di qualsiasi forma di risoluzione dei conflitti che usi
la guerra e la violenza. In quel "Punto G - Genere e Globalizzazione" si e'
parlato delle paure del nostro tempo, che lo attraversano e ci rendono piu'
fragili e in qualche modo tentate/i da piccole ma non meno pericolose
violenze quotidiane (l'insofferenza verso gli altri, il razzismo verso il
migrante e le discriminazioni verso il diverso).
Come dicemmo allora tutto cio' non riguarda solo le donne, ma esse possono
dare un contributo prezioso, perche' se e' vero che non siamo tutte uguali
e' anche vero che spesso la storia delle donne e' stata il prodotto di
pratiche nonviolente e di scelte che hanno anteposto la cura delle relazioni
e della vita, quest'ultima intesa non come simbolo sacro e avulso dalla
materialita' (penso all'embrione della legge 40 e ai suoi funerali lombardi)
ma come espressione del desiderio e della scelta di uomini e donne
consapevoli e liberi.
*
Negli ultimi anni le nuove tecnologie ci hanno quasi reso assuefatti alle
molteplici forme di violenza presenti nel mondo, e soprattutto il corpo
femminile e' tornato ad essere rappresentato come campo di battaglia in cui
si combattono presunte visioni del mondo universali e diverse modalita' di
gestione della vita e della violenza come strumento per controllarla. E come
si puo' notare, le parole usate per descrivere quanto sta avvenendo restano
imprigionate ad una logica militare di scontro.
Ecco un buon punto da dove cominciare o proseguire il lavoro: sovvertire i
linguaggi e liberarli dalle impronte che lasciano, inventare nuove pratiche
che possano interferire con la cultura dominante, fare rete e trasmettere
saperi, esperienze e la voglia, nonostante tutto, di continuare a sorridere.

5. TESTIMONIANZE. LORELLA PICA: NOTIZIE DI VILMA
[Dalla circolare delle amiche e degli amici di "Sullastrada" del 30 aprile
2007 riprendiamo questa lettera di Lorella Pica.
Lorella Pica (per contatti: info at sullastradaonlus.it), gia' apprezzata
pubblica amministratrice, e' impegnata nell'associazione di solidarieta'
"Sulla strada" ed in molte iniziative di pace, solidarieta', nonviolenza.
Per sostenere le attivita' di solidarieta' in America Latina e in Africa
dell'associazione "Sulla strada": via Ugo Foscolo 11, 05012 Attigliano (Tr),
tel. 0744992760, cell. 3487921454, e-mail: info at sullastradaonlus.it, sito:
www.sullastradaonlus.it]

Carissimi e carissime,
abbiamo sempre sostenuto che piu' che fare le case ci interessa e ci
impegniamo a "fare casa".
Abbiamo fatto casa, cioe' abbiamo fatto famiglia, comunita', amicizia vera
con Vilma e tutti i suoi familiari, i sette fratellini, le mamma e il papa'
e tutti i suoi numerosi parenti che vivono con lei.
Da questo "fare casa", oltre alla salute di Vilma, che adesso e' qui in
Italia ricoverata al Gemelli, nascera' una casa vera.
Grazie alla generosita' di tanti missionari del "Gruppo salute sulla strada"
che sono venuti con noi lo scorso gennaio-febbraio, abbiamo potuto
raggiungere la quota per la costruzione di un abitazione per tutta la
famiglia di Vilma, che la vedra' gia' realizzata al suo ritorno in Guatemala
nel mese di agosto.
E' la casa di cui hanno bisogno i popoli impoveriti del sud del mondo,
quelli ai quali e' stata negata o tolta la possibilita' di una vita degna.
Il nostro e' solo un restituire, non dimentichiamocelo.
*
Non e' stato facile per loro accettare l'idea di trasferirsi nella nuova
casa. Soprattutto Vima ha paura di sentire troppo la nostalgia della nonnina
e di tutti i parenti che vivono nelle capanne vicino alla sua. E' gente
molto saggia che sa apprezzare molto piu' delle cose materiali quelle
spirituali.
Pero' non dimentichiamo neanche la felicita' negli occhi del papa' e della
mamma quando gli abbiamo detto che c'era l'opportunita' di avere una casa di
mattoni, dove non ci piove, dove non si fa fango per terra e dove si puo'
anche chiudere la porta per trovare l'intimita' della famiglia, e non
dimentichiamo neanche la loro gratitudine e gioia di quando abbiamo detto
che potranno disporre di un pezzo di terreno per la coltivazione di un orto
tutto loro.
E' la stessa felicite' che abbiamo noi negli occhi quando pensiamo che siamo
riusciti a raccogliere il necessario per dare una possibilita' a questa
gente e alla "nostra" piccola Vilma.
La missione continua, la nostra famiglia si allarga sempre piu'.
*
In questi giorni Vilma sta cominciando gli esami e le terapie mediche che
speriamo la porteranno alla guarigione.
E' assistita, oltre che dallo stupendo personale del reparto di chirurgia
pediatrica e dal dottor Claudio Pintus, da tanti nostri volontari che si
alternano durante la giornata e le notti per farle compagnia in ospedale.
Stiamo cercando di ricostruire un ambiente accogliente e ospitale per lei
che, cosi' piccola, ci da' prova ogni giorno di grande coraggio.
Vilma ci dice che i genitori, parlandole al telefono, le dicono
costantemente che stanno pregando per lei e che non deve essere triste,
allora noi gli chiediamo "Vilma, come si fa a non essere tristi?" e lei
risponde "si ride, si gioca".
Vilma e' una delle tante bambine che nel sud del mondo rischiano di morire
per malattie curabilissime, sono le malattie della poverta'. Lei oggi e' una
bambina fortunata, perche' ha avuto, sulla sua strada, la possibilita'
dell'incontro con i volontari del nostro progetto in Guatemala.
Ma anche noi ci sentiamo fortunati ad averla incontrata, perche' ogni giorno
ci da' l'esempio di una grande umanita', con la sua forza, con la sua gioia
per tutte le piccole cose, per la voglia che ha di giocare e di ridere
nonostante le sue condizioni di salute.
Nel viaggio in treno dalla stazione di Viterbo al Gemelli di Roma e' stata
felicissima di vedere prima le porte che si aprivano e chiudevano
automaticamente, poi e' stata rapita letteralmente alla vista del lago. Non
aveva mai visto un lago e ne e' rimasta incantata. E poi i fiori e poi gli
alberi e tutta la natura. E poi la citta'. Quella no, non le e' piaciuta.
Non ha voluto ne' vedere ne' sentire il gran rumore della citta'. L'ha
vissuta come qualcosa di anormale e di orribile.
*
Quando ad un certo punto si e' messa pensierosa e le chiedo che avesse, a
che pensi Vilma? Al lago e ai quei fiori belli gialli (le ginestre).
E mi sono chiesta: io sono capace di pensare al lago? Sono capace di pensare
ad un cespuglio di ginestra? Di pensarci veramente, non di vederlo
semplicemente con il pensiero. E mi sono risposta no, non ne sono capace e
chissa' se mai questa bambina riuscira' ad insegnarmelo.
Vilma incarna lo spirito di un popolo, quello guatemalteco, che con la sua
forte spiritualita' di condivisione fra gli esseri umani e la natura tutta,
riesce a perpetuare la vita nonostante tutto, e che resiste, in modo
nonviolento, con la fierezza e col sorriso, a tutte le ingiustizie umane e
materiali che ancora oggi gli vengono inflitte.
Ieri poi ancora una volta ci ha dato una grande lezione di generosita'.
Come potete immaginare tutti quelli che la vanno a trovare le portano o un
giocattolino oppure qualcosa di vestiario e quindi Vilma ha la camera di
ospedale piena di queste cose. Ieri parlando le ho detto che anche qui in
Italia ci sono bambini che non hanno giocattoli e ora lei ne ha tanti. Le ho
chiesto se le sarebbe piaciuto regalare qualcuno di questi giocattoli ai
bambini poveri italiani. Lei ha risposto subito di si' con un gran sorriso e
si e' messa a dividere i giocattoli. Ha fatto una piccola bustina con i
giocattoli che vuole portare ai suoi sette fratellini, una per lei e la
grande maggioranza per i bambini poveri italiani.
Quando ci siamo salutati ieri sera le ho richiesto se era sicura di voler
regalare tutti i giocattoli che aveva preparato e lei mi ha risposto di si'
con la solita semplicita' e con il solito entusiasmo. Poi pero' ci ha
ripensato e mi ha detto: "Pero' il coniglietto no, quello se lo regalo senza
di me diventa triste".

6. MEMORIA. MARIO TIBERI RICORDA FEDERICO CAFFE'
[Dal quotidiano "Il manifesto" del 27 aprile 2007 riprendiamo il seguente
articolo li' apparso col titolo "Le lezioni chiare di Federico Caffe'".
Mario Tiberi (Roma 1940) e' docente di politica economica all'Universita'
"La Sapienza" di Roma; gia' allievo ed assistente di Federico Caffe', e'
organizzatore, per conto del Dipartimento di Economia Pubblica
dell'Universita' di Roma "La Sapienza", delle annuali "Lezioni Federico
Caffe'" finanziate dalla Banca d'Italia e pubblicate dalla Cambridge
University Press; ha organizzato e preso parte a vari convegnoi e seminari,
ha svolto vari incarichi ed attivita' di ricerca e di docenza presso varie
universita' italiane ed estere. Tra le principali opere di Mario Tiberi: La
distribuzione del reddito nei modelli di sviluppo e di equilibrio economico
generale, Giuffre', Milano 1969; Investimenti internazionali e sviluppo del
sistema capitalistico. Parte introduttiva, Kappa, Roma 1980; Investimenti
internazionali e sviluppo del sistema capitalistico. L'evoluzione degli
scambi commerciali della Gran Bretagna, 1700-1913, Kappa, Roma 1984;
Investimenti internazionali e sviluppo del sistema capitalistico. Le partite
invisibili della Gran Bretagna fino alla prima guerra mondiale, Kappa, Roma
1988; Investimenti internazionali e sviluppo del sistema capitalistico.
Dalle partite invisibili alla bilancia dei pagamenti della Gran Bretagna
fino alla prima guerra mondiale: il contributo degli economisti
contemporanei, Kappa, Roma 1992; (a cura di, con A. Esposto), Realta' e
critica del capitalismo storico, Donzelli, Roma, 1995; Il dibattito sul
"Welfare State" in Gran Bretagna, in "Impresa Sociale", maggio-giugno 1996;
Caratteristiche vecchie e nuove dei processi di internazionalizzazione, in
"Modernizzazione e Sviluppo", maggio-dicembre 1998; Uno sguardo di fine
secolo all'economia mondiale, in Acocella N., Rey G. M., Tiberi M. (a cura
di), Saggi di politica economica in onore di Federico Caffe', volume III,
Franco Angeli, Milano 1999; I conti dell'Impero britannico. La dimensione
quantitativa degli investimenti internazionali della Gran Bretagna dal 1799
al 1914, Carocci, Roma 2002; La new economy, ideale e reale, in De Filippi
G. e Pennisi G. (a cura di), La net economy nella pubblica amministrazione,
Scuola Superiore della Pubblica Amministrazione, Roma 2002; Acocella N.,
Ciccarone G., Franzini M., Milone L. M., Pizzuti F. R., Tiberi M., Rapporto
su poverta' e disuguaglianza negli anni della globalizzazione, Pironti,
Napoli 2004; (con E. Lombardo), L'inflazione e' uguale per tutti?, in
"Dis/Uguaglianze", vol. 4; The Accounts of the British Empire. Capital flows
from 1799 to 1914, Ashgate, Aldershot (Uk) 2005.
Federico Caffe', nato a Pescara nel 1914, e' stato uno dei piu' illustri
economisti italiani del Novecento, dapprima presso la Banca d'Italia, poi
docente universitario a Messina, a Bologna ed infine e lungamente a Roma.
Come studioso e docente ha lasciato nei suoi interlocutori, colleghi ed
allievi un'impronta straordinaria, divenendo una figura quasi leggendaria
sia per la sua profonda umanita', sia per il suo rigore morale e
intellettuale, sia per il suo intenso ed incessante impegno scientifico,
pedagogico e civile. E' scomparso misteriosamente nell'aprile 1987. Opere di
Federico Caffe': tra le sue numerose opere scientifiche, didattiche e
d'intervento civile segnaliamo almeno: Vecchi e nuovi indirizzi nelle
indagini sull'economia del benessere, Tecnica Grafica, Roma 1953; Saggi
sulla moderna "economia del benessere", Torino 1956; Saggi critici di
economia, De Luca, Roma 1958; Politica economica, due volumi, Boringhieri,
Torino 1966 e 1970; Teorie e problemi di politica sociale, Laterza, Bari
1970; Un'economia in ritardo, Boringhieri, Torino 1976; Lezioni di politica
economica, Boringhieri, Torino 1978, nuova edizione 1990; L'economia
contemporanea, Edizioni Studium, Roma 1981; In difesa del welfare state,
Rosenberg & Sellier, Torino 1986; La solitudine del riformista, Bollati
Boringhieri, Torino 1990; Scritti quotidiani, Manifestolibri, Roma 2007.
Opere su Federico Caffe': si veda in primo luogo la biografia scritta da
Ermanno Rea, L'ultima lezione, Einaudi, Torino 1992. A Caffe' sono stati
dedicati vari volumi di saggi, lezioni, convegni (ad esempio cfr. Nicola
Acocella, Guido M. Rey, Mario Tiberi (a cura di), Saggi di politica
economica in onore di Federico Caffe', tre volumi, Franco Angeli, Milano
1990, 1992, 1999; AA. VV., Federico Caffe'. Realta' e critica del
capitalismo storico, Meridiana Libri e Donzelli, Catanzaro-Roma 1995; Bruno
Amoroso, La stanza rossa. Riflessioni scandinave di Federico Caffe',
Edizioni Citta' Aperta, Troina (Enna) 2004). Un consistente archivio di
materiali miscellanei di e su Federico Caffe' si trova presso Paolo Lupi (un
suo antico allievo che ne mantiene viva la memoria e la lezione), via della
stazione, 01013 Cura di Vetralla (Vt)]

A venti anni dalla scomparsa di Federico Caffe' abbiamo il compito di
raccontarlo alle nuove generazioni, che non hanno avuto l'occasione di
incontrarlo come professore o pubblicista.
Per chi lo ha conosciuto sembrera' paradossale l'ampio uso dell'aggettivo
grande riferito a lui, che era una persona molto piccola, ma con un volto
straordinariamente espressivo di ingegno, ironia e malinconia, grazie
soprattutto ai suoi occhi vivaci.
Egli e' stato, in effetti un grande uomo, molto generoso, particolarmente
con i suoi familiari (il nipote disabile, la mamma, la tata, il fratello),
ma anche con gli allievi e i collaboratori del "suo" Istituto di Politica
economica.
Egli e' stato un grande docente: con le lezioni, preparate scrupolosamente e
svolte con seducente voce baritonale, trasmettendo valori e tecniche con
molto equilibrio; con gli esami orali, condotti con un'inimitabile capacita'
di dialogo con gli interrogati; con la scrupolosa e stimolante attivita' di
relatore di tesi. Con l'affermazione, inoltre, dell'idea che gli studenti
devono essere accettati per come sono e non come vorremmo che fossero; e'
stato cosi' in grado di misurarsi, talvolta in modo aspro, con quelli, tra
loro, e sono stati tanti, portatori di un forte antagonismo.
Egli e' stato un grande economista, avendo contribuito decisamente
all'affermazione della politica economica come disciplina autonoma, ancorata
rigorosamente alla teoria economica: la proposta di un interventismo
pubblico, dunque, che trovi nella logica economica le ragioni per perseguire
"gli obiettivi irrinunciabili di egualitarismo e di assistenza".
Egli e' stato, infine, un grande intellettuale, non solo per la ricchezza
della sua cultura umanistica e musicale, ma perche' portatore, come
riformista radicale, di una visione complessiva della societa'; consapevole
della nuova complessita' del capitalismo moderno, dominato dalle imprese e
dagli intermediari transnazionali, ma, allo stesso tempo, assertore della
"irriducibile fiducia nell'azione progressista e riformatrice".
Se dovessi ricordare, invece, i punti oscuri di Caffe', mi soffermerei
soltanto sulla sua scomparsa, l'"ultima lezione", che, diversamente dalle
tante altre seguite, non mi e' ancora completamente chiara.

7. PROPOSTA. IL 5 PER MILLE AL MOVIMENTO NONVIOLENTO
Si puo' destinare la quota del 5 per mille dell'imposta sul reddito delle
persone fisiche, relativa al periodo di imposta 2006, apponendo la firma
nell'apposito spazio della dichiarazione dei redditi destinato a "sostegno
delle organizzazioni non lucrative di utilita' sociale" e indicando il
codice fiscale del Movimento Nonviolento: 93100500235; coloro che si fanno
compilare la dichiarazione dei redditi dal commercialista, o dal Caf, o da
qualsiasi altro ente preposto - sindacato, patronato, Cud, ecc. - devono
dire esplicitamente che intendono destinare il 5 per mille al Movimento
Nonviolento, e fornirne il codice fiscale, poi il modulo va consegnato in
banca o alla posta.
Per ulteriori informazioni e per contattare direttamente il Movimento
Nonviolento: via Spagna 8, 37123 Verona, tel. 0458009803, fax: 0458009212,
e-mail: an at nonviolenti.org, sito: www.nonviolenti.org

8. LE ULTIME COSE. DI ANNIBALE SCARPONE UN FIERO MOTTO

Cosi' dopo l'ultima bicchierata, mentro lo accompagnavamo traballante alla
stamberga sua in questa notte fonda in cui tutte le vie sono storte, ci
diceva il truculento Annibale Scarpone, mentre rombava alle nostre orecchie
il mare colore del vino che come ognun sa quasi lambisce piazza delle erbe a
Viterbo, quando e' buio, e' freddo e i leoni fanno la barba.
*
Solo chi e' costretto ad affrontare la violenza, puo' accostarsi alla
nonviolenza.
Solo chi sa quanta capacita' di male e' dentro di se', puo' decidersi per la
nonviolenza.
Solo chi non fugge dal conflitto, alla nonviolenza puo' accostarsi.
La nonviolenza e' il contrario della vilta'. E poiche' la nonviolenza e'
anche il contrario della violenza, essa ci rivela che la vilta' e la
violenza sono dunque come una stessa cosa. Siate pertanto persone
coraggiose, siate dunque persone misericordi.
La nonviolenza e' la misericordia che lotta, e' il conflitto che salva e
accudisce.
La nonviolenza sei tu che fai la cosa giusta.
E solo la nonviolenza puo' salvare l'umanita'. E l'unico mondo che abbiamo.
*
E adesso smettetela di trascinarmi, che il portone di casa mia lo abbiamo
sorpassato da un pezzo.

9. DOCUMENTI. LA "CARTA" DEL MOVIMENTO NONVIOLENTO
Il Movimento Nonviolento lavora per l'esclusione della violenza individuale
e di gruppo in ogni settore della vita sociale, a livello locale, nazionale
e internazionale, e per il superamento dell'apparato di potere che trae
alimento dallo spirito di violenza. Per questa via il movimento persegue lo
scopo della creazione di una comunita' mondiale senza classi che promuova il
libero sviluppo di ciascuno in armonia con il bene di tutti.
Le fondamentali direttrici d'azione del movimento nonviolento sono:
1. l'opposizione integrale alla guerra;
2. la lotta contro lo sfruttamento economico e le ingiustizie sociali,
l'oppressione politica ed ogni forma di autoritarismo, di privilegio e di
nazionalismo, le discriminazioni legate alla razza, alla provenienza
geografica, al sesso e alla religione;
3. lo sviluppo della vita associata nel rispetto di ogni singola cultura, e
la creazione di organismi di democrazia dal basso per la diretta e
responsabile gestione da parte di tutti del potere, inteso come servizio
comunitario;
4. la salvaguardia dei valori di cultura e dell'ambiente naturale, che sono
patrimonio prezioso per il presente e per il futuro, e la cui distruzione e
contaminazione sono un'altra delle forme di violenza dell'uomo.
Il movimento opera con il solo metodo nonviolento, che implica il rifiuto
dell'uccisione e della lesione fisica, dell'odio e della menzogna,
dell'impedimento del dialogo e della liberta' di informazione e di critica.
Gli essenziali strumenti di lotta nonviolenta sono: l'esempio, l'educazione,
la persuasione, la propaganda, la protesta, lo sciopero, la
noncollaborazione, il boicottaggio, la disobbedienza civile, la formazione
di organi di governo paralleli.

10. PER SAPERNE DI PIU'
* Indichiamo il sito del Movimento Nonviolento: www.nonviolenti.org; per
contatti: azionenonviolenta at sis.it
* Indichiamo il sito del MIR (Movimento Internazionale della
Riconciliazione), l'altra maggior esperienza nonviolenta presente in Italia:
www.peacelink.it/users/mir; per contatti: mir at peacelink.it,
luciano.benini at tin.it, sudest at iol.it, paolocand at libero.it
* Indichiamo inoltre almeno il sito della rete telematica pacifista
Peacelink, un punto di riferimento fondamentale per quanti sono impegnati
per la pace, i diritti umani, la nonviolenza: www.peacelink.it; per
contatti: info at peacelink.it

NOTIZIE MINIME DELLA NONVIOLENZA IN CAMMINO
Numero 80 del 5 maggio 2007

Notizie minime della nonviolenza in cammino proposte dal Centro di ricerca
per la pace di Viterbo a tutte le persone amiche della nonviolenza
Direttore responsabile: Peppe Sini. Redazione: strada S. Barbara 9/E, 01100
Viterbo, tel. 0761353532, e-mail: nbawac at tin.it

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