Minime. 52



NOTIZIE MINIME DELLA NONVIOLENZA IN CAMMINO
Numero 52 del 7 aprile 2007

Notizie minime della nonviolenza in cammino proposte dal Centro di ricerca
per la pace di Viterbo a tutte le persone amiche della nonviolenza
Direttore responsabile: Peppe Sini. Redazione: strada S. Barbara 9/E, 01100
Viterbo, tel. 0761353532, e-mail: nbawac at tin.it

Sommario di questo numero:
1. Elena Buccoliero: Il 5 per mille al Movimento Nonviolento
2. Riccardo Troisi: Primi dati del rapporto sull'export di armi nel 2006
3. Giovanna Pezzuoli: Una riflessione a Milano
4. Goffredo Fofi presenta "Contro le donne nei secoli dei secoli" di Silvia
Ballestra
5. Peppe Sini: Senza perifrasi ne' arabeschi un'opinione sulla
rappresentanza nelle pubbliche assemblee elettive
6. Edi Rabini: Un libro in ricordo di Anna Segre
7. Letture. Anna D'Elia, Per non voltare pagina
8. Riletture: Averroe', Il trattato decisivo
9. Riedizioni: Averroe', L'incoerenza dell'incoerenza dei filosofi
10. Riedizioni: Albert Camus, La peste. Lo straniero
11. La "Carta" del Movimento Nonviolento
12. Per saperne di piu'

1. PROPOSTE. ELENA BUCCOLIERO: IL 5 PER MILLE AL MOVIMENTO NONVIOLENTO
[Ringraziamo Elena Buccoliero (per contatti: e.buccoliero at comune.fe.it) per
questo intervento. Si puo' destinare la quota del 5 per mille dell'imposta
sul reddito delle persone fisiche, relativa al periodo di imposta 2006,
apponendo la firma nell'apposito spazio della dichiarazione dei redditi
destinato a "sostegno delle organizzazioni non lucrative di utilita'
sociale" e indicando il codice fiscale del Movimento Nonviolento:
93100500235; coloro che si fanno compilare la dichiarazione dei redditi dal
commercialista, o dal Caf, o da qualsiasi altro ente preposto - sindacato,
patronato, Cud, ecc. - devono dire esplicitamente che intendono destinare il
5 per mille al Movimento Nonviolento, e fornirne il codice fiscale, poi il
modulo va consegnato in banca o alla posta. Per ulteriori informazioni e per
contattare direttamente il Movimento Nonviolento: via Spagna 8, 37123
Verona, tel. 0458009803, fax: 0458009212, e-mail: an at nonviolenti.org, sito:
www.nonviolenti.org
Elena Buccoliero, nata a Ferrara nel 1970, collabora ad "Azione nonviolenta"
e fa parte del comitato di coordinamento del Movimento Nonviolento; lavora
per Promeco, un ufficio del Comune e dell'Azienda sanitaria locale di
Ferrara dove si occupa di adolescenti con particolare attenzione al bullismo
e al consumo di sostanze psicotrope, e con iniziative rivolte sia ai
ragazzi, sia agli adulti; a Ferrara, insieme ad altri amici, anima la Scuola
della nonviolenza. E' autrice di diverse pubblicazioni, tra cui il recente
(con Marco Maggi), Bullismo, bullismi, Franco Angeli, Milano 2005. Un piu'
ampio profilo biobibliografico di Elena Buccoliero e' nel n. 836 di questo
foglio]

Un amico da poco rientrato da un lungo viaggio in Paesi in via di sviluppo
mi ha parlato oggi dell'azione di alcune grandi organizzazioni "umanitarie"
da lui osservate in questi mesi: mezzi di lusso, abiti da sera, alloggi di
tutto riguardo per chi "aiuta", e le briciole per i supposti destinatari
degli interventi. Me ne parlava con la giusta indignazione di chi sceglie di
viaggiare stando in mezzo alla gente, sia pure per poco, e vivendo come
loro.
Allora io ho pensato a quante cose riesce a fare il Movimento Nonviolento
con fondi risicatissimi, e a come sarebbe bello, e importante, e utile,
riuscire a consolidare questa piccola base e ad ampliarla, per dare piu'
gambe, piu' voce, piu' respiro, piu' spazio al pensiero e all'azione di chi
e' su un percorso di nonviolenza.
E cosi' mi e' venuta voglia di dirvelo. Il 5 per mille e' un modo facile,
che non costa nulla, che chiunque di noi puo' fare. Sostiene "Azione
nonviolenta", una rivista davvero bella (e posso ben dirlo ora che ci scrivo
un po' di meno...). Ed e' un modo concreto e serio (nel senso migliore della
parola "serio") per fare qualcosa, dopo le indignazioni, i proclami e le
molte parole di scontento che girano anche tra di noi. Sapendo che i
supporti per il Movimento Nonviolento sono un investimento certo nel futuro.
E come dice Mao Valpiana: e' facile, basta firmare e scrivere 93100500235.

2. ARMI. RICCARDO TROISI: PRIMI DATI DEL RAPPORTO SULL'EXPORT DI ARMI NEL
2006
[Da Riccardo Troisi (per contatti: riccardotroisi at tin.it) riceviamo e
diffondiamo.
Riccardo Troisi e' impegnato nella Rete italiana per il disarmo, nella rete
Lilliput e in molte altre iniziative di pace, solidarieta', nonviolenza.
Francesco Vignarca e' uno dei piu' apprezzati studiosi ed attivisti per la
pace, impegnato anche come coordinatore nazionale della Rete italiana per il
disarmo (per contatti: e-mail: segreteria at disarmo.org, sito:
www.disarmo.org). Opere di Francesco Vignarca: Li chiamano ancora mercenari,
Altreconomia, Milano 2004; Mercenari S.p.A., Rizzoli, Milano 2004 (seconda
edizione rivista e ampliata del testo precedente).
Giorgio Beretta, caporedattore di "Unimondo", scrive per molte testate
impegnate per la pace, la solidarieta', il disarmo, la nonviolenza; e'
impegnato nella Rete italiana per il disarmo, nella Campagna "banche
armate", nell'Osservatorio sulle armi leggere Opal, ed e' uno dei principali
esperti sul traffico delle armi]

Sono usciti i primi dati della relazione ministeriale annuale
sull'esportazione di armi come previsto dalla legge 185; non e' l'intera
relazione ma un pre-rapporto.
Ad una prima lettura i dati sono allarmanti, un aumento del 61% delle
autorizzazioni all'export e altri elementi di preoccupazione.
Il documento e' in www.governo.it/Presidenza/UCPMA/relazioni.html
Francesco Vignarca e Giorgio Beretta hanno scritto i primi commenti
rispettivamente sui siti di "Altreconomia" (www.altreconomia.it) e
"Unimondo" (unimondo.oneworld.net)...

3. RIFLESSIONE. GIOVANNA PEZZUOLI: UNA RIFLESSIONE A MILANO
[Dal sito della Libreria delle donne di Milano (www.libreriadelledonne.it)
riprendiamo il seguente articolo apparso sul "Corriere della sera" del 29
marzo 2007 col titolo "A Milano le donne al potere, ma agiscono come gli
uomini" e il sottotitolo "Le accuse di Luisa Muraro e Lia Cigarini: non e'
cambiato niente. Inutile la legge sulle pari opportunita'".
Giovanna Pezzuoli e' saggista, giornalista, traduttrice. Opere di Giovanna
Pezzuoli: La stampa femminile come ideologia, Il formichiere, Milano 1976;
Prigioniera in Utopia. La condizione della donna nel pensiero degli
utopisti, Edizioni Il Formichiere, Milano 1978.
Lia Cigarini, storico punto di riferimento del femminismo in Italia, e' una
delle figure piu' vive del pensiero e dell'agire delle donne, di molte e di
molti maestra.
Luisa Muraro, una delle piu' influenti pensatrici viventi, ha insegnato
all'Universita' di Verona, fa parte della comunita' filosofica femminile di
"Diotima"; dal sito delle sue "Lezioni sul femminismo" riportiamo la
seguente scheda biobibliografica: "Luisa Muraro, sesta di undici figli, sei
sorelle e cinque fratelli, e' nata nel 1940 a Montecchio Maggiore (Vicenza),
in una regione allora povera. Si e' laureata in filosofia all'Universita'
Cattolica di Milano e la', su invito di Gustavo Bontadini, ha iniziato una
carriera accademica presto interrotta dal Sessantotto. Passata ad insegnare
nella scuola dell'obbligo, dal 1976 lavora nel dipartimento di filosofia
dell'Universita' di Verona. Ha partecipato al progetto conosciuto come Erba
Voglio, di Elvio Fachinelli. Poco dopo coinvolta nel movimento femminista
dal gruppo "Demau" di Lia Cigarini e Daniela Pellegrini e' rimasta fedele al
femminismo delle origini, che poi sara' chiamato femminismo della
differenza, al quale si ispira buona parte della sua produzione successiva:
La Signora del gioco (Feltrinelli, Milano 1976), Maglia o uncinetto (1981,
ristampato nel 1998 dalla Manifestolibri), Guglielma e Maifreda (La
Tartaruga, Milano 1985), L'ordine simbolico della madre (Editori Riuniti,
Roma 1991), Lingua materna scienza divina (D'Auria, Napoli 1995), La folla
nel cuore (Pratiche, Milano 2000). Con altre, ha dato vita alla Libreria
delle Donne di Milano (1975), che pubblica la rivista trimestrale "Via
Dogana" e il foglio "Sottosopra", ed alla comunita' filosofica Diotima
(1984), di cui sono finora usciti sei volumi collettanei (da Il pensiero
della differenza sessuale, La Tartaruga, Milano 1987, a Il profumo della
maestra, Liguori, Napoli 1999). E' diventata madre nel 1966 e nonna nel
1997"]

A Milano non c'e' parita' fra i sessi, anzi c'e' un chiaro vantaggio
femminile visto che i luoghi del potere oggi sono nelle mani delle donne.
Letizia Moratti, Marilena Adamo, Diana Bracco, Susanna Camusso, Livia
Pomodoro, Annamaria Dominici, Gabriella Tona, ovvero Comune, Confindustria,
Sindacato, Giustizia, Istruzione... Un'intera leva di donne ha occupato
contemporaneamente le articolazioni del potere in un'unica citta'. Ma non se
ne e' accorto nessuno perche' non e' cambiato nulla.
Inizia da qui l'analisi dirompente delle piu' autorevoli teoriche del
femminismo milanese, l'avvocata Lia Cigarini e la filosofa Luisa Muraro, che
nell'ultimo numero di "Via Dogana", storica rivista del movimento,
riflettono sul silenzio che avvolge questa "presa di potere". Come mai - si
chiedono in "Milano senza maiuscole" - nessuno ne parla, nessuno da' il
segno di questo cambiamento, ne' le stesse protagoniste, ne' le sostenitrici
della parita', forse preoccupate della reazione maschile? "Il problema e' il
potere - riflettono Lia e Luisa -, un abito che gli uomini indossano
agevolmente e le donne no. Hannah Arendt sostiene che le donne non si
sentono bene a comandare e questo, seppure detto ingenuamente, rispecchia
una verita'. Li' i modelli sono maschili, bisogna inventarne di nuovi,
assumere nell'animo e non solo nell'aspetto esteriore il fatto di essere
donna".
"Non c'e' dubbio - aggiungono - che in questo cambiamento il femminismo
c'entri, ma come? C'entra in positivo, se ne e' accorta per esempio Segolene
che andava avanti a causa e non nonostante il suo essere donna (e madre) e
cosi' ha corretto il suo stile politico, come Nancy Pelosi o la stessa
Hillary. Se uno svantaggio diventa un vantaggio e' merito del femminismo
diffuso, condiviso ormai anche dalla gente di buon senso". Ma, sostengono le
due signore, resta una spaccatura fra le donne che hanno una tranquilla
accettazione del loro sesso, danno valore ai rapporti con le proprie simili,
mescolano pubblico e privato e quelle che hanno conquistato posti di potere
e si ignorano anche fra di loro, sono trasparenti le une alle altre. Una
solitudine, un'incapacita' di "far gruppo" sottolineata anche nell'ultimo
numero di "Leggendaria", dove Silvia Neonato osserva come manchino le parole
per dire il nuovo potere femminile.
Come mai, allora, le donne potenti non puntano sulla loro specificita'? "E'
difficile - risponde Luisa Muraro - anche perche' quando c'e' vera
competizione cessa la gentilezza degli uomini, scompare il loro femminismo
all'acqua di rose. Vedi come Berlusconi con la Moratti si e' impossessato
del microfono...". "E poi - dice ancora Lia Cigarini - c'e' una
contraddizione lacerante, chi e' sindaco deve esserlo di tutti, la Camusso
si e' sbilanciata un po' a favore delle donne, ma deve pure essere la
sindacalista di tutti. Cioe' sono istituzioni fortemente strutturate in
termini 'asessuati'". L'invito alle donne di potere e' quindi: parlatevi,
aiutatevi, agite il vostro essere donne, e non contro gli uomini (non esiste
nella storia un corrispondente della misoginia maschile), fate esattamente
come quelle che agiscono nel sociale e si sentono portatrici di un valore
aggiunto, dell'elemento di civilta' che il mondo reclama, visti i disastri
prodotti finora. Insomma, non basta occupare i posti perche' ci sia novita'
e questa e' la "prova del nove del fatto che il discorso del fifty-fifty non
puo' funzionare".
Un esempio di cambiamento? "L'assessora Mariolina Moioli che ha cercato
insieme a don Colmegna e alla Caritas una soluzione al problema dei nomadi -
risponde Luisa Muraro -. E' il tentativo di allearsi con le forze della
societa' civile meglio orientate senza badare alle divisioni. Del resto, le
geografie politiche a livello nazionale sono ben poco significative e con
schieramenti rudimentali. Bisogna ridisegnare la mappa delle alleanze e
creare momenti di incontro con vera indipendenza interiore". Naturalmente
deve piacerti quello che fai, non puoi fare il sindaco pensando al prossimo
incarico di deputato. "Senza dimenticare - conclude Lia Cigarini - che
Milano ha alle spalle 150 anni di femminismo, una ricca tradizione di donne
autorevoli, le grandi riformiste di fine '800, da Ersilia Majno a Laura
Solera Mantegazza. Le donne di potere devono fare brillare tutto questo, se
no restano opache, sole nella lotta con gli uomini"...

4. LIBRI. GOFFREDO FOFI PRESENTA "CONTRO LE DONNE NEI SECOLI DEI SECOLI" DI
SILVIA BALLESTRA
[Da "Lo straniero", n. 82, aprile 2007 (disponibile anche nel sito
www.lostraniero.net) riprendiamo il seguente articolo li' apparso col titolo
"Le donne, in Italia".
Goffredo Fofi, nato a Gubbio nel 1937, ha lavorato in campo pedagogico e
sociale collaborando a rilevanti esperienze. Si e' occupato anche di critica
letteraria e cinematografica. Tra le sue intraprese anche riviste come
"Linea d'ombra", "La terra vista dalla luna" e "Lo straniero". Per sua
iniziativa o ispirazione le Edizioni Linea d'ombra, la collana Piccola
Biblioteca Morale delle Edizioni e/o, L'ancora del Mediterraneo, hanno
rimesso in circolazione testi fondamentali della riflessione morale e della
ricerca e testimonianza nonviolenta purtroppo sepolti dall'editoria -
diciamo cosi' - maggiore. Opere di Goffredo Fofi: tra i molti suoi volumi
segnaliamo particolarmente almeno L'immigrazione meridionale a Torino
(1964), e Pasqua di maggio (1989). Tra le pubblicazioni degli ultimi decenni
segnaliamo ad esempio: con Tony Thomas, Marlon Brando, Gremese, 1982; con
Franca Faldini, Toto', Pironti, Napoli 1987; Pasqua di maggio. Un diario
pessimista, Marietti, Casale Monferrato 1988; con P. Polito, L'utopia
concreta di Aldo Capitini, Lacaita, Manduria 1988; Prima il pane, e/o, Roma
1990; Storie di treno, L'Obliquo, 1990; Benche' giovani. Crescere alla fine
del secolo, e/o, Roma 1993; Strana gente. 1960: un diario tra Sud e Nord,
Donzelli, Roma 1993; La vera storia di Peter Pan  e altre storie per film
(1968-1977), e/o, Roma 1994; Piu' stelle che in cielo. Il libro degli attori
e delle attrici, e/o, Roma 1995; Come in uno specchio. I grandi registi del
cinema, Donzelli, Roma 1995; Strade maestre. Ritratti di scrittori italiani,
Donzelli, Roma 1996; con Gad Lerner e Michele Serra, Maledetti giornalisti,
e/o, Roma 1997; Sotto l'Ulivo. Politica e cultura negli anni '90, Minimum
Fax, 1998; Un secolo con Toto', Dante & Descartes, Napoli 1998; Le nozze coi
fichi secchi, L'ancora del Mediterraneo, Napoli 1999; con Gianni Volpi,
Vittorio De Seta. Il mondo perduto, Lindau, 1999; con Stefano Benni,
Leggere, scrivere, disobbedire. Conversazione, Minimum Fax, 1999; con Franca
Faldini, Toto'. L'uomo e la maschera, L'ancora del Mediterraneo, Napoli
2000; con Stefano Cardone, Intoccabili, Silvana, 2003; Paolo Benvenuti,
Falsopiano, 2003; con Ferruccio Giromini, Santosuosso, Cooper e
Castelvecchi, 2003; Alberto Sordi, Mondadori, Milano 2004; con Giovanni Da
Campo e Claudio G. Fava., Simenon, l'uomo nudo, L'ancora del Mediterraneo,
Napoli 2004;  con Franca Faldini, Toto'. Storia di un buffone serissimo,
Mondadori, Milano 2004; Circo equestre za-bum. Dizionario di stranezze,
Cargo, 2005. Opere su Goffredo Fofi: non conosciamo volumi a lui dedicati,
ma si veda almeno il ritratto che ne ha fatto Grazia Cherchi, ora alle pp.
252-255 di Eadem, Scompartimento per lettori e taciturni, Feltrinelli).
Silvia Ballestra e' scrittrice e traduttrice. Dal sito www.municipio.re.it
riprendiamo la seguente breve autopresentazione di alcuni anni fa: "Sono
nata nelle Marche nel 1969. Sono laureata in lingue e letterature straniere
moderne. Ho esordito nel 1990 nell'antologia Papergang, Under 25, terzo
volume curata dallo scrittore Pier Vittorio Tondelli. Il mio primo libro
Compleanno dell'iguana e' uscito nel 1991, contemporaneamente, da
Transeuropa e Mondadori. E' stato tradotto in Francia, Portogallo, Germania.
Segue il romanzo La guerra degli Anto', del 1992, sempre per Transeuropa e
Mondadori. Da questo libro e' stato tratto il film, uscito nel 1999, per la
regia di Riccardo Milani. Nel 1994 e' uscita la raccolta Gli orsi per la
Feltrinelli, nel 1996 la lunga intervista biografica a Joyce Lussu: Joyce
L., una vita contro (Baldini e Castoldi), nel 1998 il romanzo La giovinezza
della signorina N.N., una storia d'amore (Baldini e Castoldi)... Insieme a
Giulio Mozzi ho curato il primo volume dell'antologia Coda riservata ai
giovani under 25 edita da Transeuropa. Ho curato poi diverse traduzioni dal
francese e dall'americano. Attualmente vivo e lavoro a Milano. Ho iniziato a
scrivere a 18 anni. Ero al primo anno di Universita', a Bologna, e ricordo
di aver comprato il secondo volume dell'antologia curata da Pier Vittorio
Tondelli, che conoscevo gia' come autore di Altri libertini e Pao Pao.
Scrissi forse quattro o cinque racconti e li inviai alla Transeuropa: dopo
circa un anno di silenzio fui contattata da Massimo Canalini, l'editor che
si occupava della narrativa. Tondelli aveva letto le mie cose e promise di
metterle nel nuovo volume. Nel frattempo (sono passati tre anni per arrivare
alla pubblicazione) ogni volta che scrivevo qualcosa di nuovo lo sottoponevo
a Canalini - la Transeuropa aveva sede bolognese - e insieme discutevamo il
da farsi. Cosi', da un racconto intitolato "Yes, ya, oui, ya, si'" e' emersa
la figura del giovane pescarese Anto' Lu Purk, un personaggio punk che in
quella storia ambientata all'Isola del Kantiere svolgeva un ruolo
secondario, sullo sfondo. Canalini mi suggeri' di lavorare su quel
personaggio e su quella lingua, abbandonando certi miei toni piu' trucidi e
cupi per dedicarmi a qualcosa di piu' comico e ridanciano. Nacque cosi' il
racconto lungo "La via per Berlino" seguito poi da La guerra degli Anto',
romanzo che era gia' pronto prima della pubblicazione d'esordio e cioe'
prima del Compleanno dell'iguana. A quell'epoca - ma anche adesso, perche'
certi autori fondamentali li leggo e rileggo spesso - leggevo soprattutto
libri americani. Inutile dire che si scrive perche' si legge, perche' si
conosce l'immenso piacere della scrittura. Per quanto mi riguarda, la mappa
dei miei scrittori di riferimento me la sono costruita da sola, nel tempo,
senza che nessuno mi aiutasse ad orientarmi, almeno all'inizio. Voglio dire,
e' anche una grande soddisfazione fare le proprie scoperte, trovarsi da
soli, in libreria o in biblioteca, un buono scrittore e leggere tutto quello
che ha scritto. In seguito, a volte per strani percorsi, c'e' stata una
ulteriore selezione che ha ristretto il campo agli autori 'utili' per
scrivere. Carver e' sempre stato il mio preferito, ma c'erano anche Selby,
Brautigan, Mc Inerney, Leavitt, ovviamente Hemingway, Steinbeck, Caldwell,
il grandissimo Salinger (i racconti e i libri meno noti), Bukowski, Fante e
Shepard. Ho confessato tutto, anche alcuni che oggi potrei rinnegare come
questi ultimi tre. Poi c'e' stata la scoperta di alcune scrittrici come la
O' Connor, Edna O' Brien, Grace Paley, piu' alcune giovani americane. Per
quanto riguarda i classici, essendomi laureata in lingue, posso dire di
conoscere bene la letteratura francese e inglese, piu', ovviamente, i grandi
russi che spero tutti abbiano letto, in particolare Cechov. Fra gli
italiani, fondamentali per me sono stati Arbasino, ovviamente Tondelli,
Luigi di Ruscio e Joyce Lussu. Fra i giovani seguo con particolare
attenzione il lavoro di Claudio Piersanti, Romolo Bugaro, Andrea Demarchi e
Enrico Brizzi". Opere di Silvia Ballestra: (con Guido Conti e Raffaella
Venarucci), Papergang (under 25 III), Transeuropa, 1990; Compleanno
dell'iguana, Mondadori e Transeuropa, 1991; La Guerra degli Anto', Mondadori
e Transeuropa, 1992; Gli orsi, Feltrinelli, 1994; (con Joyce Lussu), Joyce
L. Una vita contro, Baldini & Castoldi, 1996; Il disastro degli Anto',
Baldini Castoldi Dalai, 1997; La giovinezza della signorina N. N. Una storia
d'amore, Baldini Castoldi Dalai, 1998; Romanzi e racconti, Theoria, 1999;
Nina, Rizzoli, 2001; Il compagno di mezzanotte, Rizzoli, 2002; Senza gli
orsi, Rizzoli, 2003; Tutto su mia nonna, Einaudi, 2005; La seconda Dora,
Rizzoli, 2006; Contro le donne nei secoli dei secoli, Il Saggiatore, 2006]

Silvia Ballestra, che fa parte della generazione di giovani scrittori degli
anni Novanta che e' ormai arrivata alle soglie dei quaranta ma che ha saputo
mantenere la vivacita', la curiosita' e la capacita' di sorprendersi e di
arrabbiarsi dei suoi vent'anni, ha pubblicato presso Il Saggiatore un
pamphlet sulla condizione femminile in Italia - che non e' un saggio, non e'
un romanzo, non e' un'autobiografia, non e' un viaggio, non e' un dialogo
con la madre viva o morta, non e' una lettera a una figlia o a un figlio, o
a un marito con cui sta oppure non sta piu', e non e' neanche una
vertiginosa autoanalisi psicanalitica o una filosofica o mistica riflessione
sull'Eterno. Si intitola Contro le donne nei secoli dei secoli, e' breve (94
pagine, 7 euro), e pur essendo spesso agghiacciante e' per di piu'
divertente, ma nel senso che l'indignazione non toglie all'autrice il gusto
di irridere, di mostrare il grottesco di una situazione complessiva, e di
insistere su quanto la nostra italica o post-moderna accettazione della
merda non voglia dire che quella merda sia il migliore dei mondi possibili,
che cio' che e' e che i piu' approvano sia necessariamente l'unico modo
possibile di intendere le cose.
Silvia Ballestra ha una rara capacita' di allontanarsi o di buttarsi a corpo
morto sugli argomenti, di praticare la vicinanza e il distacco partendo da
osservazioni su fatti e modi di dominio pubblico, che tutti vediamo, ma di
cui pochi vogliono vedere, o sono ancora in grado di vedere, la abnormita':
"le realta' sono cosi' grandi che si preferisce non guardarle, e i dettagli
sono ormai cosi' ovvi, quotidiani, sottopelle, che nessuno ci fa piu' caso".
Pero' il suo pamphlet, agile e spiritoso, necessario e maneggevole, e che
lei definisce piu' volte "una scenata", non ha suscitato le reazioni che
avrebbe meritato, e si possono ipotizzare per questo molte ragioni.
*
La prima e' ovviamente che i media non possono condividere quello che e'
anche un virulento attacco a tutta la loro pratica e alla loro morale, alla
loro corruzione o, per alcuni, alla loro schizofrenia. Corresponsabili o
complici di tutto il male possibile del nostro tempo, senza autonomia di
sorta rispetto a chi li paga (in primo luogo la pubblicita'), preoccupati di
stare il meglio possibile nel flusso e nell'andazzo, quando fanno i
moralisti lo fanno a vuoto, o parlano dal pulpito, da e tra "grandi",
predicando dal pieno di posizioni di potere o di compiaciuta servitu' verso
ogni potere - o i piu' "autonomi" e privilegiati discettando di massimi
sistemi o di misteri e complessita' della psiche umana e del quotidiano, e
indifferentemente di ninfe e di oppressione, di oppressione o di rivolta, di
universale o del particolare piu' facilmente universalizzabile, e mai, in
definitiva, cercando di uscire dal cerchio lusingato e dorato della propria
mente e altezza (dai propri narcisismi e amor propri) per riuscire a
comprendere o magari a condividere la realta' di tutti.
La seconda e' che i maschi che contano (tra i quali quelli che scrivono) non
possono apprezzare l'attacco alle prerogative che sono riusciti a mantenere,
e anzi a far diventare piu' evidenti e piu' forti, se non in quella
minoranza che e' stata toccata direttamente dalla storia del femminismo e
che ha saputo reagire mettendosi in discussione e accettando - molti con un
sospiro di sollievo per la possibilita' di uscire finalmente dalle tremende
ruolizzazioni della lunga epoca secolare che ha preceduto la rivoluzione
femminista - una perdita di peso e di potere, nella coppia e nella societa'.
Ne' si puo' parlare di una gran solidarieta' dei gay con le donne, in un
tempo in cui i gay hanno finalmente trovato un pubblico riconoscimento della
loro diversita', pur con tante ambiguita' da parte dei "gay che contano" (si
pensi alle infamie alla Dolce & Gabbana) e di chi, per svariati interessi
anche politici, li riconosce. (Sui modi di considerare la sessualita' da
parte del sistema e della morale vigente si discute troppo poco, ed e'
urgente farlo).
La terza e' che le femministe oggi come oggi contano poco o pochissimo, e se
la loro rivoluzione e' stata fondamentale nella seconda meta' dello scorso
secolo, le "astuzie del capitale" e talvolta "gli scherzi della dialettica"
le hanno confinate in uno spazio angusto, di scarso peso sul resto del
genere e del mondo. Dice la Ballestra: "il dibattito in seno alle donne
(...) significa il piu' delle volte 'dibbattito' in seno a una
ristrettissima elite, conosco club di canasta piu' numerosi". Da questo
pamphlet molte amiche dal passato o dal presente di militanza femminista si
sono sentite dunque urtate, non hanno voglia di parlarne, e se non possono
disconoscerne l'interesse, visti i tempi pero' non ne apprezzano i toni e
soprattutto il disconoscimento della loro rivoluzione. Come se non fosse
abbastanza chiaro che la gran parte delle cose che una rivoluzione propone
vengono, in questo nostro tempo e forse anche prima, "recuperate" agilmente
dal sistema, le piu' radicali risultandone cosi' private di forza e di peso.
E  che dopo le rivoluzioni ci sono le restaurazioni.
*
D'altra parte la Ballestra non accampa grandi pretese, parla di scenata e di
pamphlet e non di inchiesta non di teoria, e non fosse che per questa sua
dichiarata e non recitata modestia le sue considerazioni (il suo sfogo, la
sua denuncia) andrebbero accolte con molta, molta attenzione. Di fatto ella
dice una cosa molto semplice: che la condizione femminile in Italia fa di
nuovo schifo, nonostante tante conquiste, e nonostante, anche se non e' lei
a dirlo, sia migliorata indubbiamente quella della parte piu' borghese delle
donne. Dice che la Chiesa e' costantemente all'attacco. Altro che
restaurazione! a volte si ha l'impressione del delirio, dell'autodifesa
forsennata da parte di un gruppo di potere ferocemente maschilista, in nome
di una famiglia che non c'e' piu' e di cui andrebbero semmai sacralizzate le
nuove forme, i "dico". Dice che lo stupro e' diventato uno sport nazionale.
Dice che i media la pubblicita' la scuola la chiesa i gruppi politici
concordano nella scarsa considerazione della donna e contribuiscono alla sua
oppressione in modi che a volte sono persino piu' violenti che in passato
(per esempio, riguardo alle immagini dominanti della donna, al loro losco
uso). Dice che gli uomini, proprio per la perdita di potere sulle donne,
sono vuoi piu' sconcertati e assenti vuoi piu' maschilisti e fascisti, anche
quando sotto spoglie "di sinistra". Dice che le "pari opportunita'" non sono
affatto una soluzione, senza una convinzione di nuova dignita' a
sorreggerle. Dice che il modello delle "donne in carriera" che ne consegue
e', per esempio a sinistra, di imitazione dai maschi e di concorrenza con
loro e il loro modo di intendere il potere, e che su questo terreno si puo'
rapidamente arrivare alle stesse conseguenze (perfino alla stessa ferocia)
che ha gia' proposto al mondo il dominio dei maschi. Dice che le
multinazionali (e la finanza e la scienza, va aggiunto) sovrastano oggi il
discorso sulla differenza e mirano alla (maschile) distruzione del mondo. Di
cui anche le donne possono essere di fatto complici, involontarie come la
maggior parte degli uomini.
Il pamphlet della Ballestra dovrebbe aprire a grandi discussioni sulla
condizione femminile oggi in Italia (e non solo: si veda il bel capitolo
sulle immigrate, che parte dalle opere della Ehrenreich, cosi' poco
discusse, cosi' poco "entrate" nel nostro senso comune), discussioni
certamente piu' "politiche" che specifiche al femminismo. Ma e' questa la
sua forza, e se a volte "si ferma alla superficie", esso ci provoca e
aggredisce tutti, maschi e femmine, a partire da una semplice e durissima
constatazione: che le donne se la passano male, molto piu' male degli
uomini, che di questo si parla poco, che ce ne indigniamo troppo poco.

5. RIFLESSIONE. PEPPE SINI: SENZA PERIFRASI NE' ARABESCHI UN'OPINIONE SULLA
RAPPRESENTANZA NELLE PUBBLICHE ASSEMBLEE ELETTIVE

Ritengo che la realizzazione di un equilibrio della rappresentanza dei
generi femminile e maschile nelle istituzioni democratiche sia una
necessita' storica, una urgente necessita'.
Penso che almeno in via transitoria - finche' non sara' sconfitta e superata
almeno nelle sue espressioni piu' feroci e piu' flagranti la violenta
dominazione maschilista che dimidia e opprime l'umanita' intera (e la cosa
potrebbe richiedere sul piano sociale e culturale un lungo, lunghissimo
lasso di tempo) occorra porre e realizzare l'obiettivo che sia disposta con
adeguati provvedimenti in via normativa - legislativa e regolamentare - la
rappresentanza al 50% di donne e uomini in tutte le istituzioni democratiche
elettive, ed almeno nei consigli comunali, provinciali, regionali ed in
parlamento - e nei rispettivi organi di governo.
So benissimo che un provvedimento normativo che imponga rigidamente tale
vincolo si presta a numerose obiezioni non solo capziose, ma credo che si
tratti hic et nunc di un provvedimento d'urgenza in stato di necessita':
verranno poi forse tempi in cui anche di cio' non vi sara' piu' bisogno
alcuno, e forse allora anche di questo potremo sorridere.
Qui e adesso l'obiettivo della democrazia paritaria - della rappresentanza
paritetica dei due sessi nelle istituzioni - pare anche a me un'esigenza
minima ed irrinunciabile.
In questa direzione muovono e invitano alcune rilevanti esperienze e
riflessioni, la proposta di legge e la campagna "50 e 50" promossa
dall'Unione donne in Italia (cfr. il sito www.50e50.it), l'iniziativa di
"Usciamo dal silenzio" (cfr. il sito www.usciamodalsilenzio.org) che anche a
quella campagna ha espresso adesione, esperienze e riflessioni cui mi sembra
indispensabile esprimere un sostegno, come si dice, attivo e operante.

6. SEGNALAZIONI. EDI RABINI: UN LIBRO IN RICORDO DI ANNA SEGRE
[Da Edi Rabini (per contatti: edorabin at fastwebnet.it) riceviamo e
diffondiamo.
Edi Rabini, che e' stato grande amico e stretto collaboratore di Alex
Langer, e' impegnato nella Fondazione Alexander Langer (per contatti:
e-mail: langer.foundation at tin.it, sito: www.alexanderlanger.org), di cui e'
infaticabile e generosissimo anmatore.
Anna Segre, scomparsa nel 2004, e' stata docente di geografia economica e
politica dell'ambiente all'Universita' di Torino, ricercatrice nei campi
della sostenibilita' ambientale dello sviluppo, dello sviluppo locale e dei
sistemi territoriali locali, di una visione di genere dello sviluppo, di
problemi ambientali e cartografia; persona di forte impegno civile,
impegnata nel tramandare la memoria della Shoah e nel contrastare ogni
violazione dei diritti umani. Da un documento sottoscritto da colleghe e
colleghi riprendiamo le seguenti parole in suo ricordo: "Le linee di
pensiero e di ricerca, le esperienze, le relazioni umane e politiche in cui
si e' impegnata nel corso della sua vita sono state molto numerose e varie.
Pur se e' ben difficile fare riemergere tutta la complessita' e la ricchezza
della sua figura, si vuole dare valore almeno ad alcuni degli aspetti che
paiono essere stati per lei piu' intensi e piu' significativi. Il primo e'
l'attenta tenacia con cui Anna nella ricerca, nell'insegnamento e
nell'impegno civile mirava a saldare le dimensioni teoriche e concettuali
della geografia economica e delle politiche ambientali con il piano concreto
dei problemi e dei soggetti presenti sul territorio. Insegnava infatti
Geografia economica e Politica dell'ambiente presso la Facolta' di Lettere e
Filosofia dell'Universita' degli Studi di Torino, ma al tempo stesso si
impegnava direttamente nelle iniziative sul terreno: ricordiamo in
particolare che all'inizio degli anni '90 era stata eletta nel Consiglio
Regionale del Piemonte nelle liste dei Verdi. Importante e' stato poi il
rapporto di Anna con l'ebraismo: l'amore per la cultura ebraica, nei suoi
fondamenti spirituali e nei suoi aspetti minuti; l'interesse per la storia
ebraica, in particolare la storia della Shoah, cui non solo ha dedicato
un'attenzione costante, ma ha offerto un contributo di rilievo, pubblicando
il diario che suo padre Renzo aveva tenuto nei venti mesi dell'occupazione
nazista, ricostruendo le vicende della sua famiglia, promuovendo la
conoscenza pubblica dello sterminio fino a assumere su di se' il ruolo
difficilissimo di candela della memoria. Sensibile alle questioni sollevate
dalla prospettiva di genere, e' stata rappresentante del Dipartimento
Interateneo Territorio nel Cirsde (Centro Interdisciplinare di Ricerche e
Studi delle Donne dell'Universita' di Torino) e vicepresidente della
Fondazione Langer: amava i costruttori di ponti, gli esploratori di
frontiera". Tra le opere di Anna Segre: (a cura di), Renzo Segre, Venti
mesi, Sellerio 1995; con Egidio Dansero, Politiche per l'ambiente. Dalla
natura al territorio, Utet, Torino 1996; con Egidio Dansero, Per un Atlante
dei problemi ambientali del Piemonte, Consiglio Regionale del Piemonte,
Torino 2000; con Claudia De Benedetti, Luisa Sacerdote, La Pasqua ebraica
Zamorani, Torino 2001; (a cura di), Atlante dell'ambiente in Piemonte,
Consiglio regionale del Piemonte, Torino 2003; The local Territorial System
and their Environmental Sustainability, paper presentato alla Regional
Science Association International Conference, Pisa 12/15 aprile 2003; con A.
Calvo, E. Donini, Un approccio di genere al problema dello sviluppo, in
"Rivista Geografica Italiana", giugno 2003. Una sua intervista e' riportata
in "Voci e volti della nonviolenza" n. 35. Una bella, profonda, luminosa
commemorazione di Anna Segre tenuta da Anna Bravo e' ne "La nonviolenza e'
in cammino" n. 1218 del febbraio 2005]

E' stati dedicato ad Anna Segre il bel libro "Geografia, societa', politica.
La ricerca in geografia come impegno sociale". Il libro raccoglie gli atti
del convegno che si e' svolto a Torino il 16 e 17 giugno 2005 ad un anno
dalla scomparsa di Anna Segre che era stata parte cosi' attiva nella
Fondazione Alexander Langer fin dalla sua nascita.
Raccoglie numerosi interventi di docenti e amici che hanno voluto onorarla e
ricordarla entro i temi che erano stati oggetti della sua passione di
ricerca.
La presentazione di Egidio Dansero, Giovanna Di Meglio, Elisabetta Donini e
Francesca Governa, l'introduzione di Giovanna Di Meglio e i ricordi di Anna
Bravo e Edi Rabini (si trovano nellla sezione del sito della Fondazione
Alexander Langer dedicata ad Anna:
www.alexanderlanger.org/cms/index.php?r=227&k=255 ).
Per informazioni: Giovanna Di Meglio, e-mail: giovanna.dimeglio at unito.it
Il libro sara' in distribuzione nelle librerie universitarie e puo' essere
richiesto all'ufficio vendite della Franco Angeli: tel. 0228371455,
0220371452, e-mail: vendite at francoangeli.it

7. LETTURE. ANNA D'ELIA: PER NON VOLTARE PAGINA
Anna D'Elia, Per non voltare pagina. Raccontare l'orrore, Meltemi, Roma
2007, pp. 192, euro 17. Docente di pedagogia interculturale e di pedagogia
dell'arte, conoscitrice profonda dell'intreccio tra linguaggi dell'arte ed
esperienze comunicative, epistemologie dell'intersoggettivita', ed etiche
della relazione e della comprensione, l'autrice di questo denso e
stratificato saggio in forma di "romanzo pedagogico" sulla scorta di
molteplici e poliedriche referenze tra cui emerge il pensiero delle donne
nelle sue figure piu' luminose e interroganti, e il corpo a corpo - il cuore
a cuore - con alcuni capolavori delle arti della scrittura e delle
figurazioni, ci invita a una ricognizione del dolore e a un impegno ad un
tempo di critica del giudizio, di inveramento della ragion pratica, di
accostamento esistenziale alla voce ed al volto altrui che ci convoca alla
responsabilita'. Le prime parole del libro: "Lo scenario di famiglie sempre
piu' simili a mattatoi, le relazioni interpersonali sempre piu' aggressive e
degradate ci spingono a chiederci: e se l'educazione sentimentale delle
nuove generazioni passasse attraverso kamikaze, soldati stupratori,
carcerieri aguzzini?" (p. 7). E le parole ultime: "Per combattere l'orrore,
tenendo viva l'immaginazione, guardando nell'altrove, prefigurando il
cambiamento, ma anche per acquisire nuove modalita' nella relazione con il
mondo, gli altri, le cose, nel rispetto di quanto e' vulnerabile, effimero,
impermanente, nello stupore verso il mistero, in difesa di cio' che al mondo
c'e' di piu' fragile: la vita appunto" (sono a p. 9, ma potrebbero ben
essere sigillo al volume). Un contributo alla cultura della pace.

8. RILETTURE. AVERROE': IL TRATTATO DECISIVO
Averroe', Il trattato decisivo sull'accordo della religione con la
filosofia, Rizzoli, Milano 1994, pp. 160, lire 12.000. A cura di Massimo
Campanini, con testo arabo a fronte, ed una introduzione e un commento assai
utili per una adeguata intellezione di questo breve e denso saggio del
grande filosofo, medico e giurista (Cordova 1126 - Marrakesh 1198),
commentatore di Aristotele (il commentatore per antonomasia, come attesta la
celebre formulazione dantesca), uno dei grandi pensatori dell'umanita', e
della dignita' umana difensori.

9. RIEDIZIONI. AVERROE': L'INCOERENZA DELL'INCOERENZA DEI FILOSOFI
Averroe', L'incoerenza dell'incoerenza dei filosofi, Utet, Torino 1997,
2006, pp. 550, euro 12,90. A cura (eccellente cura) di Massimo Campanini, un
libro che e' una leggenda, e un simbolo: la replica di Averroe' al Tahafut
al-Falasifah del grande al-Gazali di circa cento anni prima. Certo, tanta
parte di questa celebre "Destructio destructionis" appassionera' solo gli
specialisti di filosofia e teologia, ma nessuno ignora che essa e' uno dei
grandi monumenti della lotta per la liberta' della ricerca intellettuale, la
liberta' del lavoro scientifico e del dibattito teorico, la liberta' di
pensiero e di parola, infine, che inerisce alla facolta' decisiva dell'umano
intelligere. Un grande esempio, inoltre, di dialogo critico e di polemica
intellettuale. E - infine - un momento luminoso della civilta' umana;
l'islam, gia' erede della tradizione teologica monoteista ebraica e
cristiana, che salva nei secoli bui l'eredita' della filosofia greca: vi e'
un medioevo che e' stato non solo cozzo ma anche incontro fecondo delle tre
grandi religioni del libro e salvezza e rimeditazione del miracolo greco di
un millennio e mezzo anteriore.

10. RIEDIZIONI. ALBERT CAMUS: LA PESTE. LO STRANIERO
Albert Camus, La peste. Lo straniero, Rcs, Milano 2007, pp. 432, euro 9,90
(in supplemento al quotidiano "Corriere della sera"). Nelle classiche
traduzioni di Beniamino Dal Fabbro e di Alberto Zevi due dei capolavori di
Camus, uno dei nostri maestri piu' grandi - maestro di Resistenza, maestro
di nonviolenza. Due libri che ogni giorno vorresti rileggere (ma anche
Caligola, Il malinteso, Il mito di Sisifo, L'uomo in rivolta...).

11. DOCUMENTI. LA "CARTA" DEL MOVIMENTO NONVIOLENTO
Il Movimento Nonviolento lavora per l'esclusione della violenza individuale
e di gruppo in ogni settore della vita sociale, a livello locale, nazionale
e internazionale, e per il superamento dell'apparato di potere che trae
alimento dallo spirito di violenza. Per questa via il movimento persegue lo
scopo della creazione di una comunita' mondiale senza classi che promuova il
libero sviluppo di ciascuno in armonia con il bene di tutti.
Le fondamentali direttrici d'azione del movimento nonviolento sono:
1. l'opposizione integrale alla guerra;
2. la lotta contro lo sfruttamento economico e le ingiustizie sociali,
l'oppressione politica ed ogni forma di autoritarismo, di privilegio e di
nazionalismo, le discriminazioni legate alla razza, alla provenienza
geografica, al sesso e alla religione;
3. lo sviluppo della vita associata nel rispetto di ogni singola cultura, e
la creazione di organismi di democrazia dal basso per la diretta e
responsabile gestione da parte di tutti del potere, inteso come servizio
comunitario;
4. la salvaguardia dei valori di cultura e dell’ambiente naturale, che sono
patrimonio prezioso per il presente e per il futuro, e la cui distruzione e
contaminazione sono un'altra delle forme di violenza dell’uomo.
Il movimento opera con il solo metodo nonviolento, che implica il rifiuto
dell'uccisione e della lesione fisica, dell'odio e della menzogna,
dell'impedimento del dialogo e della liberta' di informazione e di critica.
Gli essenziali strumenti di lotta nonviolenta sono: l'esempio, l'educazione,
la persuasione, la propaganda, la protesta, lo sciopero, la
noncollaborazione, il boicottaggio, la disobbedienza civile, la formazione
di organi di governo paralleli.

12. PER SAPERNE DI PIU'
* Indichiamo il sito del Movimento Nonviolento: www.nonviolenti.org; per
contatti: azionenonviolenta at sis.it
* Indichiamo il sito del MIR (Movimento Internazionale della
Riconciliazione), l'altra maggior esperienza nonviolenta presente in Italia:
www.peacelink.it/users/mir; per contatti: mir at peacelink.it,
luciano.benini at tin.it, sudest at iol.it, paolocand at libero.it
* Indichiamo inoltre almeno il sito della rete telematica pacifista
Peacelink, un punto di riferimento fondamentale per quanti sono impegnati
per la pace, i diritti umani, la nonviolenza: www.peacelink.it; per
contatti: info at peacelink.it

NOTIZIE MINIME DELLA NONVIOLENZA IN CAMMINO
Numero 52 del 7 aprile 2007

Notizie minime della nonviolenza in cammino proposte dal Centro di ricerca
per la pace di Viterbo a tutte le persone amiche della nonviolenza
Direttore responsabile: Peppe Sini. Redazione: strada S. Barbara 9/E, 01100
Viterbo, tel. 0761353532, e-mail: nbawac at tin.it

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