La nonviolenza e' in cammino. 1138



LA NONVIOLENZA E' IN CAMMINO

Foglio quotidiano di approfondimento proposto dal Centro di ricerca per la
pace di Viterbo a tutte le persone amiche della nonviolenza
Direttore responsabile: Peppe Sini. Redazione: strada S. Barbara 9/E, 01100
Viterbo, tel. 0761353532, e-mail: nbawac at tin.it

Numero 1138 dell'8 dicembre 2005

Sommario di questo numero:
1. Mao Valpiana: Siamo tutti valsusini
2. Enrico Peyretti: Dalla Val di Susa la nonviolenza
3. Per la formazione delle forze dell'ordine alla conoscenza e all'uso della
nonviolenza. Alcuni elementi di informazione essenziali per la
contestualizzazione (2001)
4. Per la formazione delle forze dell'ordine alla conoscenza e all'uso della
nonviolenza. Il testo del disegno di legge di iniziativa dei senatori
Occhetto ed altri recante "Norme di principio e di indirizzo per
l'istruzione, la formazione e l'aggiornamento del personale delle forze di
polizia" (2001)
5. Maria G. Di Rienzo: Nel corso del tempo
6. Gavci: In digiuno per una legge finanziaria di pace e di vita
7. Incontro con la Carovana antimafie ad Acquedolci
8. Pax Christi: La pace a caro prezzo
9. Flavio Lotti e Grazia Bellini: Un invito ad Assisi
10. Riletture: Tzvetan Todorov, Eloge du quotidien
11. La "Carta" del Movimento Nonviolento
12. Per saperne di piu'

1. EDITORIALE. MAO VALPIANA: SIAMO TUTTI VALSUSINI
[Ringraziamo Mao Valpiana (per contatti: mao at sis.it, e anche presso la
redazione di "Azione nonviolenta", via Spagna 8, 37123 Verona, tel.
0458009803, fax  0458009212, e-mail: an at nonviolenti.org, sito:
www.nonviolenti.org) per questo intervento. Mao (Massimo) Valpiana e' una
delle figure piu' belle e autorevoli della nonviolenza in Italia; e' nato
nel 1955 a Verona dove vive ed opera come assistente sociale e giornalista;
fin da giovanissimo si e' impegnato nel Movimento Nonviolento (si e'
diplomato con una tesi su "La nonviolenza come metodo innovativo di
intervento nel sociale"), e' membro del comitato di coordinamento nazionale
del Movimento Nonviolento, responsabile della Casa della nonviolenza di
Verona e direttore della rivista mensile "Azione Nonviolenta", fondata nel
1964 da Aldo Capitini. Obiettore di coscienza al servizio e alle spese
militari ha partecipato tra l'altro nel 1972 alla campagna per il
riconoscimento dell'obiezione di coscienza e alla fondazione della Lega
obiettori di coscienza (Loc), di cui e' stato segretario nazionale; durante
la prima guerra del Golfo ha partecipato ad un'azione diretta nonviolenta
per fermare un treno carico di armi (processato per "blocco ferroviario", e'
stato assolto); e' inoltre membro del consiglio direttivo della Fondazione
Alexander Langer, ha fatto parte del Consiglio della War Resisters
International e del Beoc (Ufficio Europeo dell'Obiezione di Coscienza); e'
stato anche tra i promotori del "Verona Forum" (comitato di sostegno alle
forze ed iniziative di pace nei Balcani) e della marcia per la pace da
Trieste a Belgrado nel 1991; nel giugno 2005 ha promosso il digiuno di
solidarieta' con Clementina Cantoni, la volontaria italiana rapita in
Afghanistan e poi liberata. Un suo profilo autobiografico, scritto con
grande gentilezza e generosita' su nostra richiesta, e' nel n. 435 del 4
dicembre 2002 di questo notiziario]

C'e' davvero bisogno di esprimere concreta solidarieta' e partecipazione al
movimento No-Tav della Val di Susa.
Fino ad oggi la resistenza ed il blocco dei lavori sono stati condotti in
modo esemplare, utilizzando solo metodi nonviolenti, con un enorme
coinvolgimento popolare fino allo straordinario successo dello sciopero
generale della Valle il 19 novembre scorso.  Ora, dopo che il governo ha
scelto la via della militarizzazione del territorio e della repressione
violenta, c'e' il rischio che qualche frangia non adeguatamente preparata,
qualche infiltrazione esterna, o vere e proprie azioni di provocatori,
preparino una trappola e facciano degenerare la situazione, portando acqua
al mulino di chi vuole criminalizzare e annientare l'intero movimento. E'
dunque il momento della massima allerta nonviolenta, e dell'esplicitazione
del metodo scelto per condurre questa lotta sacrosanta.
Ancora una volta "nei mezzi sta il fine". Da una parte la nonviolenza scelta
dai valsusini per difendere la loro valle e il loro futuro; dall'altra parte
la violenza del potere che vuole via libera per realizzare loschi affari. I
valsusini vengono accusati dal governo nazionale e regionale, e persino da
gran parte dei partiti di opposizione, di essere egoisti, di fare una lotta
localista, di opporsi al progresso solo per salvare la loro pace paesana.
Chi spinge per aprire il cantiere dell'alta velocita', parla invece di
sviluppo, di occasioni economiche, di modernita'. Sono obiettivi
contrastanti, che per essere raggiunti richiedono strumenti e mezzi
contrastanti.
Dunque il metodo nonviolento degli abitanti della Valsusa prefigura gia' il
fine della decrescita e del rispetto del patrimonio naturale. Nel mezzo
violento delle forze militari, invece, c'e' gia' il fine della devastazione
ambientale e di uno sviluppo dissennato.
Cio' che oggi avviene in Val di Susa e' un fatto che riguarda tutto il
paese, perche' e' in gioco il modello di sviluppo che si vuole perseguire.
La lotta della Va di Susa e' la stessa lotta contro il ponte di Messina,
contro gli inceneritori, contro le centrali nucleari; e' lo stesso impegno
di chi vuole rallentare, di chi ha iniziato a dare retta ai segnali di crisi
del pianeta, di chi propone un futuro sobrio, di chi fa i conti con le
risorse limitate e pensa che tutti gli esseri umani abbiano diritto a godere
di cio' che la terra offre.
E' gia' tutto chiaro e ci sono tutti gli elementi per scegliere da che parte
stare. Ognuno faccia la propria parte e la propria scelta, dal Presidente
della Repubblica all'ultima sezione di partito. O di qua o di la'. Per
quello che ci riguarda, come amici della nonviolenza, oggi ci sentiamo tutti
valsusini.

2. EDITORIALE. ENRICO PEYRETTI: DALLA VAL DI SUSA LA NONVIOLENZA
[Ringraziamo Enrico Peyretti (per contatti: e.pey at libero.it) per questo
intervento. Enrico Peyretti (1935) e' uno dei principali collaboratori di
questo foglio, ed uno dei maestri piu' nitidi della cultura e dell'impegno
di pace e di nonviolenza; ha insegnato nei licei storia e filosofia; ha
fondato con altri, nel 1971, e diretto fino al 2001, il mensile torinese "il
foglio", che esce tuttora regolarmente; e' ricercatore per la pace nel
Centro Studi "Domenico Sereno Regis" di Torino, sede dell'Ipri (Italian
Peace Research Institute); e' membro del comitato scientifico del Centro
Interatenei Studi per la Pace delle Universita' piemontesi, e dell'analogo
comitato della rivista "Quaderni Satyagraha", edita a Pisa in collaborazione
col Centro Interdipartimentale Studi per la Pace; e' membro del Movimento
Nonviolento e del Movimento Internazionale della Riconciliazione; collabora
a varie prestigiose riviste. Tra le sue opere: (a cura di), Al di la' del
"non uccidere", Cens, Liscate 1989; Dall'albero dei giorni, Servitium, Sotto
il Monte 1998; La politica e' pace, Cittadella, Assisi 1998; Per perdere la
guerra, Beppe Grande, Torino 1999; Dov'e' la vittoria?, Il segno dei
Gabrielli, Negarine (Verona) 2005; Esperimenti con la verita'. Saggezza e
politica di Gandhi, Pazzini, Villa Verucchio (Rimini) 2005; e' disponibile
nella rete telematica la sua fondamentale ricerca bibliografica Difesa senza
guerra. Bibliografia storica delle lotte nonarmate e nonviolente, ricerca di
cui una recente edizione a stampa e' in appendice al libro di Jean-Marie
Muller, Il principio nonviolenza, Plus, Pisa 2004 (libro di cui Enrico
Peyretti ha curato la traduzione italiana), e che e stata piu' volte
riproposta anche su questo foglio, da ultimo nei fascicoli 1093-1094; vari
suoi interventi sono anche nei siti: www.cssr-pas.org, www.ilfoglio.org e
alla pagina web http://db.peacelink.org/tools/author.php?l=peyretti Una piu'
ampia bibliografia dei principali scritti di Enrico Peyretti e' nel n. 731
del 15 novembre 2003 di questo notiziario]

Anche la polizia, come il popolo, diventera' nonviolenta.
Proprio nel giorno della violenza poliziesca in Val di Susa, oso dire: anche
la polizia, come il popolo, diventera' nonviolenta.
Chi e' il popolo? Il popolo e' formato da tutti quelli che, non avendo
potere sugli altri, e soffrendo la prepotenza dei potenti, imparano, seppure
attraverso fatica ed errori, il potere su di se'.
Il potere su di se' e' il fondamento della forza nonviolenta: la forza di
lottare per fini giusti con mezzi giusti, escludendo ogni offesa o minaccia
fisica e psicologica a danno degli avversari, cercando la comunicazione con
loro per trovare un fine sovraordinato nel quale superare l'incompatibilita'
distruttiva.
Cosi' ha lottato finora, da molti anni, e specialmente nelle ultime
settimane, il popolo intero della Val di Susa (provincia di Torino), insieme
ai suoi amministratori comunali al completo, contro il tav, un progetto di
ferrovia ad alta velocita' che risulta insensato e sbagliato sotto molti
profili: economico, funzionale, ambientale, previsionale, ma presentato dai
governanti centrali e regionali come utile e benefico (benefico sicuramente,
in modi legali e illegali, per chi specula sulle "grandi opere"
spettacolari). Le ragioni della protesta, ben note a chi le ha volute
ascoltare, si leggono, per esempio, nel sito www.notavtorino.org. Nella
valle di Susa c'e' una consolidata tradizione di cultura e educazione alla
nonviolenza. Negli anni del terrorismo italiano, alcune persone e piccoli
gruppi scesero a confidare in quel metodo, ma trovarono l'isolamento e non
l'appoggio popolare.
Nelle lotte nonviolente e' sempre possibile che qualche frangia passi ad
azioni violente. Accadeva anche nelle grandi azioni nonviolente promosse da
Gandhi. Nel caso della Val di Susa, due ridicole minacce clandestine di
violenza hanno cercato inutilmente di inquinare e diffamare l'azione
generale.
*
E' anche possibile, come si e' visto platealmente a Genova nel 2001, che
piccole componenti violente, a volte anche vicine e usate da politici e da
dirigenti delle forze dell'ordine, deformino e rovinino l'immagine della
intera manifestazione trasmessa dai grandi media, e servano bene a
giustificare la repressione, in quel caso violentissima, della protesta
civile e nonviolenta, per nascondere sotto i manganelli gli argomenti seri e
validi. Si sa che, d'abitudine, un disordine limitato in una grande
manifestazione pacifica, occupa l'intero spazio nella informazione drogata
di sensazionalismo e di false raffigurazioni.
Dopo l'assalto poliziesco violento della notte tra il 5 e il 6 dicembre al
presidio di Venaus, e' possibile che l'esasperazione e la disperazione
spingano qualcuno ad azioni meno che nonviolente. Io non ritengo ne' giusti
ne' efficaci i blocchi stradali, che procurano a terze persone disagi che
possono risultare anche gravi. Avvengono simili blocchi mentre scrivo, nella
giornata di martedi' 6. Una breve fermata per informare i viaggiatori dei
motivi della protesta sarebbe giusta e piu' efficace.
Ma tutta la lotta della Val di Susa finora e' stata un alto esempio di
opposizione nonviolenta. Questa lotta come altre simili, per me e' un nuovo
segno che le popolazioni comprendono progressivamente il valore umano,
politico e morale dei metodi nonviolenti. La storia ha insegnato ad
abbandonare la fede rozza e ingenua nelle rivoluzioni violente, che
sostituiscono una violenza all'altra. La nonviolenza positiva, attiva,
politica, democratica, cresce, pur con la lentezza e gli alti e bassi di
ogni grande opera umana, pur insieme a fenomeni contrari, come il razzismo
volgare, che e' violenza mentale, la piu' profonda causa della violenza
fisica.
L'educazione del genere umano, grazie ai migliori maestri e alle esperienze
di dolori e di conquiste, fa passi avanti e passi indietro, ma impara dai
fatti e procede, sui tempi lunghi. Ne vediamo i segni, se abbiamo l'occhio
teso e affinato. Il pessimismo vede corto, vede grosse le cose piu'
immediatamente vicine, non riesce a scorgere le cose fini e profonde, i
movimenti lenti e lunghi. Nonostante i motivi certi di gravissime
preoccupazioni, nel mondo minacciato da opposti terrorismi, dominato da
poteri molto violenti e da contropoteri ugualmente violenti, dobbiamo
impegnare il nostro sguardo e la nostra volonta' a scoprire gli elementi
umani reali da valorizzare e sviluppare.
*
Ma perche' dico: anche la polizia? Altri sapranno meglio di me documentare
quelle alcune iniziative, sorte dopo Genova 2001, di lavoro insieme ad
agenti della pubblica sicurezza, per sviluppare la loro cultura, educazione
e addestramento a tenere e ristabilire l'ordine senza uso di violenza. La
forza pubblica, quando e' corretta, contiene e riduce la violenza, non la
moltiplica, non la esercita, non la provoca. Quando lo Stato e' violento
manca al primo dei suoi compiti, distrugge la necessaria fiducia dei
cittadini. Non e' vero che sua caratteristica e' il monopolio della violenza
(Max Weber). La violenza e' distruttiva, mentre la forza e' virtu' umana.
Violenza e' quella di chi droga e plagia i poliziotti, di chi li chiude in
una mentalita' fascista.
La polis civile e i suoi rappresentanti devono essere migliori di chi
offende la civile convivenza. Puo' essere necessaria la forza fisica nel
caso estremo per imporre il rispetto della legge, ma mai senza un completo
rapporto democratico, mai senza l'ascolto reciproco e il rispetto delle
persone, anche se colpevoli. Gandhi, provando ad immaginare uno Stato che
superi la barbarie della violenza istituzionale, lo pensa senza esercito, ma
prevede che non potra' fare a meno della polizia. La quale pero' dovra'
essere educata e addestrata ai metodi nonviolenti, pur disponendo di armi
leggere per eventuali casi estremi (cfr. Mohandas K. Gandhi, Teoria e
pratica della nonviolenza, Einaudi, Torino 1996, pp. 142-144). Quei
poliziotti "saranno i servitori e non i padroni del popolo", "di fatto
saranno dei riformatori". Chi ritiene che cio' sia impossibile, si condanna
e ci condanna ai mali del presente. Se sperare di speranza attiva puo'
sembrare difficile, disperare e' certamente rinuncia al meglio e cedimento
al peggio della nostra umanita'.

3. MATERIALI. PER LA FORMAZIONE DELLE FORZE DELL'ORDINE ALLA CONOSCENZA E
ALL'USO DELLA NONVIOLENZA. ALCUNI ELEMENTI DI INFORMAZIONE ESSENZIALI PER LA
CONTESTUALIZZAZIONE (2001)
[Riproponiamo ancora una volta un documento del "Centro di ricerca per la
pace" di Viterbo che ebbe ampia circolazione nel 2001, nel corso della
campagna che mise capo alla presentazione in Parlamento della proposta di
legge finalizzata alla formazione delle forze dell'ordine alla conoscenza e
all'uso della nonviolenza]

A. La nonviolenza nella legislazione e nella storia d'Italia
La nonviolenza nel corpus legislativo italiano
Nella legislazione italiana il termine, ed il concetto, di "nonviolenza" e'
entrato relativamente tardi: con la legge 8 luglio 1998, n. 230, che
all'art. 8, comma 2, lettera e) attribuisce all'Ufficio nazionale per il
servizio civile presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri il compito
di "predisporre, d'intesa con il Dipartimento per il coordinamento della
protezione civile, forme di ricerca e di sperimentazione di difesa civile
non armata e nonviolenta".
In realta' gia' da molti anni erano stati effettualmente accolti termini ed
esperienze sovente fortemente connessi alla teoria e prassi della
nonviolenza, come ad esempio attesta la legislazione che dal 1972 con la
legge n. 772 riconosceva e recepiva l'obiezione di coscienza al servizio
militare e disponeva il servizio civile alternativo; inoltre gia' nel
dettato costituzionale, come hanno rilevato autorevoli commentatori, vi sono
le fondamenta di un orientamento tendenzialmente nonviolento e comunque una
legittimazione piena di tale prospettiva.
E del resto analogo orientamento e' possibile leggere in autorevoli
documenti internazionali: come la Carta delle Nazioni Unite, e la
Dichiarazione universale dei diritti umani.
*
La nonviolenza nella ricerca accademica e nelle agenzie formative
Nella ricerca accademica e nelle agenzie formative ormai da decenni la
nonviolenza e' un tema rilevante. E' cosi' a livello internazionale (a
partire dalle attivita' di peace research promosse dall'Onu), ed e' cosi'
anche in Italia, in cui lo studio della nonviolenza  e la formazione ai
valori, alle tecniche e alle strategie della nonviolenza costituiscono
esperienze consolidate sia in ambito accademico che in ambito piu'
generalmente istituzionale che nell'alveo delle esperienze
dell'associazionismo democratico, delle agenzie formative, delle variegate
formazioni in cui si articola la societa' civile e particolarmente l'impegno
sociale e civile.
*
La nonviolenza nella cultura e nella storia d'Italia
Del resto nella cultura e nella storia d'Italia la nonviolenza e' radicata
in esperienze e riflessioni che risalgono ad esempio fino alla proposta di
vita e di pensiero di Francesco d'Assisi.
E nel Novecento un illustre filosofo e pedagogista italiano, Aldo Capitini,
ha dato un contributo di riflessione e di proposta di enorme rilevanza a
livello internazionale; cosi' come Giuseppe Giovanni Lanza del Vasto (che di
Gandhi fu direttamente discepolo); cosi' come Danilo Dolci: personalita'
italiane che a livello internazionale sono tra le figure piu' note e piu'
luminose della nonviolenza. Ad Aldo Capitini risale altresi' la coniazione
del termine stesso "nonviolenza".
Peraltro in Italia anche la figura di Gandhi fu conosciuta con relativa
tempestivita': anche grazie alla sua visita nel nostro paese nel 1931, ed
alla pubblicazione nello stesso anno dell'edizione italiana della sua
autobiografia con prefazione di Giovanni Gentile; ed alla nonviolenza si
ispirarono alcune delle figure piu' nobili e delle attivita' piu' profonde e
luminose dell'opposizione alla dittatura fascista.
*
Per una definizione critica e pluridimensionale della nonviolenza
I. Il termine "nonviolenza", distinto dalla locuzione "non violenza"
La parola "nonviolenza" e' stata coniata dal filosofo ed educatore italiano
Aldo Capitini (1899-1968) e traduce i due termini creati da Mohandas Gandhi
(1869-1948) per definire la sua proposta teorico-pratica: "ahimsa" e
"satyagraha".
La parola "nonviolenza" designa un concetto del tutto distinto dalla
semplice locuzione "non violenza" o "non-violenza"; la locuzione "non
violenza" infatti indica la mera astensione dalla violenza (ed in quanto
tale puo' comprendere anche la passivita', la fuga, la rassegnazione, la
vilta', l'indifferenza, la complicita', l'omissione di soccorso); il
concetto di "nonviolenza" afferma invece l'opposizione alla violenza come
impegno attivo e affermazione di responsabilita'.
Infatti i due termini usati da Gandhi, che il termine capitiniano di
"nonviolenza" unifica e traduce, hanno un campo semantico ampio ma molto
forte e ben caratterizzato: "ahimsa" significa "contrario della violenza",
"negazione assoluta della violenza", quindi "opposizione alla violenza fino
alla radice di essa"; "satyagraha" significa "adesione al vero, contatto con
il bene, forza della verita', vicinanza all'essere, coesione essenziale".
II. La nonviolenza non e' un'ideologia
La "nonviolenza" quindi e' un concetto che indica la scelta e l'mpegno di un
intervento attivo contro la violenza, la sopraffazione, l'ingiustizia (non
solo quella dispiegata e flagrante, ma anche quella cristallizzata e
camuffata, quella acuta e quella cronica, quella immediata e quella
strutturale).
La nonviolenza non e' un'ideologia ne' una fede: ci si puo' accostare alla
nonviolenza a partire da diverse ideologie e da diverse fedi religiose e
naturalmente mantenendo quei convincimenti. Ad esempio nel corso dello
scorso secolo vi sono stati uomini e donne che si sono accostati alla
nonviolenza aderendo a fedi diverse: induista, cristiana, buddhista,
islamica, ebraica, altre ancora, o anche non aderendo ad alcuna fede.
Ugualmente vi sono stati uomini e donne che si sono accostati alla
nonviolenza aderendo a ideologie diverse: liberali, socialiste (nelle varie
articolazioni di questo concetto teorico e movimento storico), patriottiche,
internazionaliste, democratiche in senso lato.
III. La nonviolenza e' una teoria-prassi sperimentale e aperta
La nonviolenza infatti e' una teoria-prassi, ovvero un insieme di
riflessioni ed esperienze, creativa, sperimentale, aperta. Non dogmatica,
non autoritaria, ma che invita alla responsabilita' personale nel riflettere
e nell'agire.
IV. La nonviolenza e' un concetto pluridimensionale
Molti equivoci intorno alla nonviolenza nascono dal fatto che essa e' un
concetto a molte dimensioni, cosicche' talvolta chi si appropria di una sola
di queste dimensioni qualifica la sua collocazione e il suo agire come
"nonviolenti", in realta' commettendo un errore e una mistificazione,
poiche' si da' nonviolenza solo nella compresenza delle varie sue dimensioni
(ovviamente, e' comunque positivo che soggetti diversi conoscano e accolgano
anche soltanto alcuni aspetti della nonviolenza, ma questo non li autorizza
a dichiarare di praticare la nonviolenza).
Proviamo a indicare alcune delle dimensioni fondamentali della nonviolenza:
- la nonviolenza e' un insieme di ragionamenti e valori morali;
- la nonviolenza e' un insieme di tecniche comunicative, relazionali,
deliberative, organizzative e di azione;
- la nonviolenza e' un insieme di strategie di intervento sociale e di
gestione dei conflitti;
- la nonviolenza e' un progetto sociale di convivenza affermatrice della
dignita' di tutti gli esseri umani;
- la nonviolenza e' un insieme di analisi e proposte logiche, psicologiche,
sociologiche, economiche, politiche ed antropologiche.
Come si vede, lo studio della nonviolenza implica la coscienza della
pluridimensionalita' di essa, delle sue articolazioni, delle sue
implicazioni.
Ed anche del fatto che essa implica saldezza sui principi ed insieme un
atteggamento ricettivo, critico, sperimentale, aperto; che non ha soluzioni
preconfezionate ma richiede ogni volta nella situazione concreta un
riflettere e un agire contestuale, critico e creativo.
*
B. Formazione del personale delle forze dell'ordine e ordinamento giuridico
- I percorsi formativi del personale delle forze dell'ordine
Attualmente le forze dell'ordine in Italia sono articolate in diversi corpi,
con statuti specifici ed organizzazioni interne peculiari. Tale situazione
si riflette anche sui percorsi formativi ed addestrativi.
- La Costituzione come fondamento dell'ordinamento giuridico
Ma fondamento unitario di tutti i percorsi formativi e' e deve essere il
riferimento alla Costituzione della Repubblica Italiana su cui si incardina
tutto il sistema legislativo ed istituzionale italiano e si basa il nostro
ordinamento giuridico.
- Ordine pubblico, legalita', democrazia
E quindi in uno stato di diritto, in un paese democratico come l'Italia, la
funzione dello Stato preposta all'ordine pubblico e' vincolata
all'affermazione della legalita', alla difesa della democrazia, alla
promozione della sicurezza, dell'incolumita' e dei diritti delle persone che
nel territorio italiano si trovino.
- Pubblica sicurezza, diritti umani
Sempre piu' la riflessione giuridica contemporanea ha evidenziato il nesso
inscindibile tra sicurezza pubblica e diritti umani, diritti che sono propri
di ogni essere umano e che per essere inverati abbisognano di un impegno
positivo delle funzioni pubbliche.
- Necessita' di una piu' adeguata formazione delle forze dell'ordine
Si evince pertanto la necessita' di una sempre piu' adeguata formazione del
personale delle forze dell'ordine ordinata all'espletamento piu' coerente ed
efficace dei compiti che inverino le finalita' dalla Costituzione enunciate
nell'ambito delle specifiche funzioni, modalita' ed aree di intervento. A
tal fine la formazione alla conoscenza e all'uso dei valori, delle tecniche
e delle strategie della nonviolenza si dimostra di estrema utilita'.
*
C. Esperienze di riferimento in Italia, in Europa e nel mondo
- Esperienze di formazione alla nonviolenza delle forze dell'ordine gia'
svolte ed in corso in Italia
Anche in Italia da anni in vari luoghi e contesti si sperimentano gia'
percorsi formativi alla conoscenza e all'uso dei valori, delle tecniche e
delle strategie dalla nonviolenza di personale preposto alla sicurezza
pubblica.
- Riflessioni ed esperienze in altri paesi europei
In altri paesi europei la riflessione e le esperienze in tal senso sono
sovente assai rilevanti, come si evince dal dibattito in merito.
- Esperienze internazionali di riferimento
Infine si consideri come a livello internazionale vi siano ormai molteplici
e qualificatissime esperienze storiche, di grande rilievo anche sul piano
giuridico, con particolar riferimento a situazioni di partenza decisamente
assai critiche.
Si pensi ad esempio al caso del Nicaragua in cui dopo la fine della
dittatura somozista si pose il problema di rieducare il personale dei corpi
speciali della dittatura (spesso bambini che erano stati ridotti a feroci
bruti); o al caso straordinario del Sud Africa, in cui la "Commissione
nazionale per la verita' e la riconciliazione", presieduta dal Premio Nobel
Desmond Tutu, ha indicato una via di grande interesse e profonda
originalita' per uscire da una situazione tremenda come quella ereditata dal
regime dell'apartheid.
*
D. Ambiti formativi in cui si fa gia' ampio uso dei valori e delle tecniche
della nonviolenza
Segnaliamo infine, come mera elencazione, alcuni ambiti in cui da molti anni
esiste ormai una lunga ed ampia tradizione di studi e di esperienze
formative e addestrative alla conoscenza e all'uso della nonviolenza.
Questa tradizione ha diverse esplicazioni: in sede di istituzioni
sovranazionali; in sede di istituzioni nazionali; in sede di istituzioni
locali; in sede universitaria; in sede scolastica; in sede di altre agenzie
formative; in sede di enti assistenziali, sociali, sanitari, di protezione
civile; in sede di enti di servizio civile; in sede di associazionismo
democratico; in sede di formazione ed aggiornamento nel management; in sede
di agenzie informative; in sede di intervento psicoterapeutico; in sede di
training sportivo; in sede di facilitazione in consessi deliberativi; in
sede di promozione e coordinamento di campagne sociali.
Gli esempi sono infiniti: si va dalla formazione ad altissima qualificazione
del personale specializzato in interventi di peace-keeping a livello
internazionale (in primo luogo dell'Onu); alle cattedre e ai dipartimenti
universitari di peace-research; fino alla formazione dei giovani in servizio
civile.
Analogamente esempi attuativi e fonti normative e regolamentari di
riferimento gia' esistono a tutti i livelli, sia in campo internazionale che
per quel che concerne specificamente l'Italia.
Esistono anche ricognizioni di istituti di ricerca specializzati in ambito
istituzionale e accademico; una pregevole raccolta di dati e' stata
recentemente pubblicata dal Movimento Internazionale della Riconciliazione
(Mir) di Padova, ed e' disponibile sulla rete telematica pacifista
Peacelink.

4. DOCUMENTAZIONE. PER LA FORMAZIONE DELLE FORZE DELL'ORDINE ALLA CONOSCENZA
E ALL'USO DELLA NONVIOLENZA. IL TESTO DEL DISEGNO DI LEGGE DI INIZIATIVA DEI
SENATORI OCCHETTO ED ALTRI RECANTE "NORME DI PRINCIPIO E DI INDIRIZZO PER
L'ISTRUZIONE, LA FORMAZIONE E L'AGGIORNAMENTO DEL PERSONALE DELLE FORZE DI
POLIZIA" (2001)
[Riproponiamo il testo del disegno di legge che fu uno dei frutti della
campagna promossa  nel 2001 dal "Centro di ricerca per la pace" di Viterbo
per la formazione delle forze dell'ordine alla conoscenza e all'uso della
nonviolenza]

Articolo 1 (Norme di principio)
1. L'istruzione, la formazione e l'aggiornamento professionale del personale
delle forze di polizia indicate all'articolo 16 della legge 1 aprile 1981,
n. 121 e successive modificazioni e integrazioni, sono svolte mediante
programmi ed attivita' didattiche coerentemente ispirati ai valori della
Costituzione della Repubblica con particolare riferimento agli articoli 2 e
27 e ai principi contenuti nella "Carta dei Diritti fondamentali"
dell'Unione Europea.
*
Articolo 2 (Direttive del Ministro dell'Interno)
1. Il Ministro dell'Interno, nelle sue attribuzioni di responsabile della
tutela dell'ordine e della sicurezza pubblica e di autorita' nazionale di
pubblica sicurezza,
- impartisce annualmente le direttive generali per l'attivita' d'istruzione,
formazione e aggiornamento svolte dal sistema degli Istituti e delle
Accademie delle forze di polizia introducendo le metodologie didattiche piu'
idonee ad elevare la conoscenza e l'uso dei valori, delle tecniche, delle
modalita' di servizio e delle strategie della nonviolenza;
- fissa gli obiettivi generali da raggiungere sia annualmente e sia
nell'intero ciclo d'istruzione;
- vigila sugli indirizzi didattici e verifica la qualita' degli interventi
formativi realizzati, relativamente alla promozione della coscienza civica e
al rigoroso apprendimento di una deontologia professionale che sia conforme
alle funzioni difensive e nonviolente delle forze dell'ordine;
- fissa la durata inderogabile dei corsi di istruzione per le varie
qualifiche del personale di nuova assunzione in servizio;
- si avvale della consulenza di docenti e ricercatori esperti in materia di
formazione alla nonviolenza e dei responsabili delle strutture formative e
addestrative attualmente operanti nelle forze dell'ordine sia per
l'approntamento della specifica normativa che per la qualificazione dei
docenti.
*
Articolo 3 (Relazione annuale sull'attivita' d'istruzione, formazione e
aggiornamento)
1. Il Ministro dell'Interno inoltra annualmente alle Camere, prima della
scadenza dei termini di presentazione della Legge Finanziaria e della Legge
di Bilancio, una particolareggiata relazione sull'attivita' svolta dal
sistema degli istituti d'istruzione delle forze di polizia, nella quale
siano esposti:
- gli obiettivi didattici formulati all'inizio dell'anno di gestione;
- gli indirizzi seguiti per il miglioramento continuo della preparazione
professionale, nei profili deontologico-valoriale, tecnico operativo e
gestionale;
- i modelli di valutazione adottati sia per la programmazione
scientifico-didattica e sia per la verifica dei risultati;
- i risultati raggiunti in termini di preparazione del personale delle forze
di polizia di ogni ordine e grado ed in termini di miglioramento qualitativo
delle metodologie e delle tecniche di insegnamento, ivi comprese metodologie
di servizio nonviolento;
- gli obiettivi didattici per l'anno successivo e i programmi di studio e di
ricerca previsti a supporto dell'attivita' degli istituti e del
miglioramento continuo della qualita' dei curricula formativi.
2. La relazione, trasmessa ai Presidenti della Camera e del Senato, e'
inoltrata al Comitato di cui al successivo articolo 4 della presente legge.
*
Articolo 4 (Comitato parlamentare per l'istruzione, la formazione e
l'aggiornamento professionale del personale delle forze di polizia)
1. Ai fini della promozione degli indirizzi formativi ispirati al
miglioramento continuo della qualita' delle forze di polizia, e' istituito
il Comitato parlamentare per l'istruzione, la formazione e l'aggiornamento
professionale del personale delle forze di polizia.
2. Il Comitato e' composto da cinque deputati e da cinque senatori, nominati
dai Presidenti della Camera e del Senato, sentiti i Presidenti dei Gruppi
Parlamentari.
3. Il Comitato
- elegge al suo interno il Presidente e resta in carica per tutta la
legislatura;
- svolge approfondimenti conoscitivi, mediante audizioni e sopralluoghi;
- discute e valuta la relazione annuale del Ministro dell'Interno, di cui
all'articolo 3 della presente legge;
- trasmette semestralmente una nota e annualmente una relazione su quanto
emerso dai relativi lavori alle Commissioni Affari Costituzionali della
Camera dei Deputati e del Senato della Repubblica.
4. Il Comitato, ogni qualvolta si renda opportuno acquisire elementi e
valutazioni, delibera di audire il Ministro dell'Interno, o il
Sottosegretario di Stato delegato, i responsabili delle forze di polizia e
chiunque altri ricopra un incarico istituzionale nel campo dell'istruzione
del personale delle forze di polizia.
*
Articolo 5 (Copertura finanziaria)
1. Agli oneri derivanti dall'attuazione della presente legge valutati
complessivamente in ventimila milioni si provvede mediante l'utilizzo del
fondo di riserva per le spese impreviste per l'anno 2001.
*
Articolo 6 (Entrata in vigore)
1. La presente legge entra in vigore il giorno successivo a quello della sua
pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana.

5. MONDO. MARIA G. DI RIENZO: NEL CORSO DEL TEMPO
[Ringraziamo Maria G. Di Rienzo (per contatti: sheela59 at libero.it) per
questo intervento. Maria G. Di Rienzo e' una delle principali collaboratrici
di questo foglio; prestigiosa intellettuale femminista, saggista,
giornalista, regista teatrale e commediografa, formatrice, ha svolto
rilevanti ricerche storiche sulle donne italiane per conto del Dipartimento
di Storia Economica dell'Universita' di Sidney (Australia); e' impegnata nel
movimento delle donne, nella Rete di Lilliput, in esperienze di solidarieta'
e in difesa dei diritti umani, per la pace e la nonviolenza. Tra le opere di
Maria G. Di Rienzo: con Monica Lanfranco (a cura di), Donne disarmanti,
Edizioni Intra Moenia, Napoli 2003; con Monica Lanfranco (a cura di), Senza
velo. Donne nell'islam contro l'integralismo, Edizioni Intra Moenia, Napoli
2005]

Ricordate Shukria Barakzai, di cui vi ho raccontato nello scorso agosto?
Gestiva una scuola segreta per le ragazze durante il regime dei Talebani.
Oggi, trentatreenne e madre di tre bellissime bambine, e' la direttrice del
giornale "Lo specchio delle donne", e quando ne scrissi era candidata al
Parlamento afgano con lo slogan "Le donne escano dalle ombre e lottino per i
propri diritti".
Ebbene, Shukria ce l'ha fatta, e' stata eletta alla wolesi jirga (quella che
per noi e' la camera dei deputati). "Lavorero' per l'unita' nazionale, per
la ricostruzione del paese e per i diritti umani di tutte le persone, in
special modo per quelli delle donne", ha dichiarato Shukria.
Al suo fianco ci sara' un'altra nostra vecchia conoscenza, ovvero Malalai
Joya: la giovane deputata che nel 2003 si alzo' in parlamento per denunciare
la presenza in esso di criminali di guerra e' infatti stata rieletta.
*
Nelle mie notiziole vi avevo anche detto che per la prima volta alla Camera
del commercio e dell'industria di Jeddah (Arabia Saudita) le donne avrebbero
esercitato il diritto di voto. Il 25 novembre lo hanno fatto, e molto bene,
mettendo due donne nel consiglio di amministrazione: Lama Al-Sulaiman e
Nashwa Taher.
*
E forse vi siete chiesti e chieste com'era andata all'ex marine David
Airhart, che rischiava l'espulsione dalla Kent State University dell'Ohio
per aver srotolato uno striscione pacifista durante la presenza al campus
dei reclutatori dell'esercito. Il 15 novembre l'amministrazione
universitaria ha cancellato le accuse a suo carico e di esse non sara' fatta
menzione nel suo curriculum universitario. Prima di questo bel risultato
c'era stata una grande mobilitazione, con manifestazioni in cui erano state
lette le dichiarazioni a sostegno del gesto di David fatte da docenti e
studenti, attivisti contro la guerra, veterani e organizzazioni pacifiste.
Migliaia di firme erano state raccolte in suo favore nei campus universitari
da costa e costa e 950 persone hanno firmato la stessa petizione online.
Oltre ai festeggiamenti ed alla conferenza stampa, il campus della Kent
State ha organizzato per celebrare la vittoria un momento di ricordo dei
quattro studenti che vennero uccisi dalla Guardia Nazionale il 4 maggio 1970
nella stessa Universita'. I lettori e le lettrici che come me provengono dal
mesozoico forse ora hanno in testa il ritornello di una canzone di Neil
Young: "Tin soldiers and Nixon coming / Weíre finally on our own / This
summer I heard that drumming / Four dead in Ohio" ("Arrivano i soldati di
latta e Nixon / Siamo soli, alla fine / Quest'estate ho udito battere il
tamburo / Quattro morti in Ohio").
*
Magari avete anche la curiosita' di sapere se la campagna internazionale a
favore delle attiviste per i diritti umani prosegue e come? Vi accontento
subito: piu' di 200 difensore dei diritti umani provenienti da oltre 70
paesi si sono incontrate in Sri Lanka il 29 novembre. Sono state narrate e
discusse le situazioni di violenza, intimidazione, aggressione sessuale che
le attiviste per i diritti umani devono affrontare. L'ostilita' nei loro
confronti, alimentata da militarismi e fondamentalismi, e' in crescita. Al
termine della conferenza, venerdi' scorso, le delegate hanno rilasciato una
dichiarazione in cui attestano la necessita' che le nazioni siano ritenute
responsabili per le violazioni dei diritti umani che accadono nei loro
territori e si appellano affinche' le organizzazioni e le attiviste
femministe formino una rete internazionale di protezione dei diritti umani
delle donne. "Il nostro lavoro spesso ci mette in relazione ad abusi
collegati al genere, come lo stupro o incarcerazioni in ospedali
psichiatrici, o restrizioni all'accesso ai diritti di libera espressione ed
associazione", ha detto Sunila Abeysekera, una delle organizzatrici del
convegno, "Eppure tali violazioni frequentemente non vengono viste come
tali, o non si da' loro valore".

6. INIZATIVE. GAVCI: IN DIGIUNO PER UNA LEGGE FINANZIARIA DI PACE E DI VITA
[Dagli amici del Gavci (per contatti: gavci at iperbole.bologna.it) riceviamo e
volentieri diffondiamo]

Le spese militari si possono ridurre. La campagna Sbilanciamoci, che noi
intendiamo sostenere, ne chiede la riduzione del 20%, indicando, articolo
per articolo della legge in discussione in Parlamento, i punti dove si
possono tagliare le spese militari, proponendo insieme i punti precisi dove
si possono e devono aumentare le spese necessarie alla vita della gente:
enti loclai, cooperaizone internazionale, ecc.

La campagna "Digiuni per una finanziaria di pace e di vita" intanto, nei
pochi giorni da quando e' iniziata, sta crescendo bene, come risulta
evidente dalla lista dei digiunatori gia' iscritti.
Ringraziamo particolarmente Turi Vaccaro che, dalla prigione a Breda
(Olanda), dove si trova per avere compiuto il gesto di rompere a martellate
i comandi di due caccia F16 della Nato, capaci di portare testate atomiche
B16 (cose orrende e fuori di ogni legge e principio di umanita'), sta
facendo un digiuno a tempo indeterminato salvo la vita, iniziato il primo
dicembre. Giustamente il senatore Luigi Malabarba e altri hanno presentato
una mozione al Senato in sua difesa e perche' "anche l'Italia rimuova e
distrugga le testate nucleari presenti sul nostro territorio, incluse quelle
installate sui sommergibili e sulle navi". Incoraggiamo tutti i parlamentari
a sostenere questa mozione e anche la campagna Sbilanciamoci e la campagna
Digiuni per una finanziaria di pace e di vita.
*
Prime adesioni al digiuno per una finanziaria di pace e di vita: Angelo
Cavagna, Turi Vaccaro, Giovanni Russo Spena, Paolo Cento, Katia Zanotti,
Mauro Innocenti, Vittorio Pallotti, Maria Rosa Accorsi, Giuliano Buselli,
Gioia Ceccarini, Maurizio Sgargi, Eija Kruiri, Renzo Busana, Nicola
Mampreso, Francesca Buscaglia, Nicolo' Mampreso, Diego Iacono, Pasquale
Dioguardi, Giovanni Grandi, Francesca Vecera, Lina Appiano, Monica
Montervino, Marco Castucci, Nicolo' Codogno, Maria Rita Di Paola, Mario
Colasante, Adriano Cammarino, Paolo Spunta, Martino Ottomaniello, Fabio
Vecera, Roberto Ruggiero, Antonio Scopelliti, Emanuela Casella, Giovanni
Ciavarella, Paola D'Anna, Sergio Grande, Giovanni Sarubbi, Emanuele Sassi,
Renzo Craighero, Giuseppe Padovano, Davide Patuelli, Alice Zamagni, Davide
Lucchesi, Fulvia De Brasi, Giulia Fornaciari, Giuse Lanfranchi, Fabrizio
Bonfiglio, Carlo Bernardini, Marco Carnazzo, Rosetta Cantoni.

7. INIZIATIVE. INCONTRO CON LA CAROVANA ANTIMAFIE AD ACQUEDOLCI
[Ringraziamo Farid Adly (per contatti: anbamed at katamail.com) per questa
segnalazione. Farid Adly, autorevole giornalista (apprezzato collaboratore
del "Corriere della sera", "Il manifesto", Radio popolare di Milano, ed
altre notissime testate) e prestigioso militante per i diritti umani, e'
direttore dell'agenzia-stampa "Anbamed. Notizie dal Mediterraneo" e
presidente dell'associazione culturale Mediterraneo; ai primi di aprile nel
centro siciliano in cui vive e lavora ha subito una grave intimidazione
mafiosa: e' stato minacciato di morte per impedirgli di svolgere il suo
lavoro di inchiesta, documentazione e denuncia, con particolar riferimento
alla sua concreta azione in difesa dell'ambiente, della legalita', dei
diritti di tutti]

I giuseppini del Murialdo, l'associazione culturale Mediterraneo, la
Legambriente dei Nebrodi invitano venerdi' 9 dicembre 2005, alle ore 18,
presso l'istituto dei giuseppini del Murialdo in via Italia 1 ad Acquedolci,
a un incontro con la carovana antimafie.
Partecipano: padre Luigi Carucci, direttore dell'Istituto dei padri
giuseppini di Acquedolci; Alfio Foti, coordinatore nazionale della Carovana
antimafie; Salvatore Granata, presidente Legambiente; Farid Adly, presidente
dell'Associazione culturale Mediterraneo.
Verranno esposte mostre fotografiche sulle terre confiscate alla mafia, e ci
sara' un banchetto per la vendita dei prodotti delle cooperative di giovani
che le gestiscono.
*
Cosa e' la Carovana antimafie
In viaggio per i diritti, la democrazia, la giustizia sociale: Italia,
Albania, Serbia, Bosnia, Svizzera, Francia, Marocco, Algeria: questi i paesi
che ha attraversato la Carovana antimafie, giunta alla sua XII edizione.
L'idea della carovana nasce in Sicilia nel 1994, per mantenere alta
l'attenzione sul fenomeno mafioso, denunciandone intrecci e connivenze; per
esprimere con un'iniziativa concreta la solidarieta' a quanti, nelle
istituzioni e non, praticano un impegno contro la mafia; per favorire forme
di socialita' e di inclusione sociale, offrendo alternative sociali,
economiche e culturali al potenziale bacino di reclutamento mafioso.
I carovanieri sono gruppi di volontari che si alternano durante il percorso
a bordo di tre furgoni. Portano mostre, materiale informativo, i prodotti
delle cooperative che lavorano le terre confiscate alle mafie. In ogni
localita' raggiunta si organizzano iniziative in collaborazione con
associazioni locali.
La carovana e' promossa da Arci, Avviso pubblico e Libera.

8. APPELLI. PAX CHRISTI: LA PACE A CARO PREZZO
[Dagli amici di Pax Christi Italia (per contatti: e-mail:
info at paxchristi.it, sito: www.paxchristi.it) riceviamo e volenieri
diffondiamo la seguente nota del consiglio nazionale del movimento, diffusa
con il n. 44 del periodico telematico "Pax Christi news"]

Salutando i partecipanti alla marcia per la pace di Molfetta nel 1972 don
Tonino Bello diceva: "La speranza e' a caro prezzo. Qui non la si enuncia:
la si vive e la si testimonia pagando".
Oggi noi diciamo "la pace e' a caro prezzo. In questo mondo e questa chiesa
non la si enuncia: la si vive e la si paga". Una pace che coniuga in se'
verita' e amore, componenti vitali della nonviolenza.
*
Una pace a caro prezzo come lo stanno pagando Tom, James, Norman e Harmeet,
volontari dell'associazione nonviolenta Christian Peacemaker Team, rapiti il
28 novembre da un gruppo che dichiara di chiamarsi "Spada della verita'". I
Christian Peacemaker Team in Iraq dal 2002 hanno lavorato soprattutto con i
carcerati e sono stati tra i primi a denunciare le torture di Abu Grahib. I
sequestratori, in un ultimatum che scade l'8 dicembre, hanno minacciato la
loro uccisione se non saranno rilasciati i detenuti iracheni. Aderiamo e
sosteniamo la proposta fatta dai Christian Peacemaker Team di organizzare o
partecipare ad azioni di sensibilizzazione, informazione, preghiera,
denuncia in favore della liberazione di questi ostaggi e di tutti coloro
che, come il popolo iracheno, sono ostaggi della guerra, della violenza,
della illegalita' internazionale, del terrorismo, delle menzogne e delle
false verita'.
*
Una pace a caro prezzo come la stanno pagando gli abitanti di Aboud,
villaggio palestinese attorno al quale il Muro della vergogna raddoppia.
Gia' in diverse occasioni molte persone, cristiani e musulmani di Aboud,
pacifisti ebrei e volontari internazionali dell'Operazione Colomba, dei
Christian Peacemaker Teams, si sono ritrovati per pregare presso il cantiere
del Muro e denunciare la violazione dei diritti umani e il carattere di
umiliazione, di annessione e di conquista che il muro porta con se'. Ci
uniamo alla loro preghiera e alla loro azione certi che "ponti e non muri"
daranno futuro a quei popoli e a tutti i popoli della terra.
*
Una pace a caro prezzo come la stanno pagando bambini, donne e uomini che,
provenienti da zone in cui la poverta', la guerra, la violenza e le armi
imperversano, approdano sulle nostre spiagge. Solo il 17 novembre sulla
costa ragusana un naufragio di un barcone con piu' di 200 persone ne ha
provocato la morte di un numero imprecisato (almeno 25 cadaveri sono stati
ritrovati sulla bellissima spiaggia di Pozzallo). Su tutto questo silenzio
quasi completo, dentro la chiesa e fuori di essa. Silenzio sul fatto che ai
sopravvissuti sono state tolte scarpe e cinture per impedire la fuga: fuga
da chi? Pensavano di essere giunti in un paese che accoglie e di non dover
piu' scappare. Ci uniamo al loro silenzio e condividiamo i loro sogni di una
terra nuova e di un nuovo cielo, colorato di accoglienza, giustizia,
solidarieta' e scarpe nuove verso la dignita'.
*
Una pace a caro prezzo come stiamo vivendo qui in Italia e dentro la Chiesa.
Pensiamo alla marcia per la pace di fine anno a Trento e alle difficolta'
incontrate. Come ogni iniziativa organizzata con altri soggetti e' frutto di
fatica, di paziente costruzione, di sforzo di comprensione reciproca, dentro
la quale vogliamo coniugare pienamente la fedelta' al nostro mandato come
Pax Christi. Desideriamo ribadire che crediamo nella collegialita', nella
corresponsabilita', nel riconoscimento delle competenze e delle storie, nel
rispetto del lavoro costruito pazientemente, in uno stile di relazioni
chiare e trasparenti. Crediamo nella profezia della pace che la "Pacem in
Terris" ci ha consegnato e nel coraggio del dialogo con il mondo e le
religioni che il Concilio Vaticano II ci ha dato come stile. Crediamo che
l'intuizione di Paolo VI della Giornata mondiale della pace, con le
riflessioni e proposte che ne sono scaturite, sia sguardo carico di speranza
sull'agenda dell'umanita' e della chiesa. Crediamo che il problema non e'
spegnere ma dare voce a chi con passione e scelte di vita coniuga il
Vangelo, unica realta' "critica" di ogni cammino.
*
E' con questo spirito che invitiamo gli aderenti di Pax Christi, i punti
pace, gli uomini e le donne di ogni appartenenza alla marcia per la pace di
Trento il 31 dicembre 2005, e al convegno che la precede nei giorni 29-31
dicembre dal titolo "Infaticabili provocatori di nonviolenza: il nesso tra
le piccole e le grandi scelte".

9. INCONTRI. FLAVIO LOTTI E GRAZIA BELLINI: UN INVITO AD ASSISI
[Dalla Tavola della pace (per contatti: tel. 0755736890, fax: 075/5739337,
e-mail: segreteria at perlapace.it, sito: www.tavoladellapace.it) riceviamo e
volentieri diffondiamo il seguente invito. Flavio Lotti e Grazia Bellini
sono i coordinatori nazionali della Tavola della pace, la principale rete
del movimento pacifista in Italia, che tra molte altre iniziative organizza
periodicamente la marcia Perugia-Assisi]

Cari amici,
la Tavola della pace compie dieci anni, e il 13 e 14 gennaio 2006 terra' ad
Assisi, presso il Sacro Convento di San Francesco, il suo XX seminario
nazionale intitolato "Non c'e' pace senza una politica di pace".
Saranno due giornate importanti per il futuro dell'impegno di pace del
nostro paese.  Dopo dieci anni d'intenso impegno che ha unito centinaia di
migliaia di persone e organizzazioni vogliamo incontrarci per riflettere
seriamente su un cammino che si sta facendo ogni giorno piu' difficile ed
esigente.
La complessita' dei problemi della pace ci ha spinto ad estendere la rete
della Tavola della pace unendo esperienze, idee, punti di vista e percorsi
diversi: solo il loro intreccio puo' fornire le risposte migliori. Ad Assisi
vogliamo innanzitutto riscoprire le radici e riconfermare le ragioni del
comune impegno di pace.
Di particolare rilievo sara' anche il confronto con i segretari nazionali
dei partiti (sono stati invitati tutti) sui programmi di politica
internazionale e di sicurezza. Dopo l'incontro di Perugia con il prof.
Romano Prodi dello scorso 8 settembre, vogliamo sollecitare nuovamente tutte
le forze politiche a precisare i propri impegni concreti per la pace e la
giustizia.
Il programma dei lavori ci consentira' inoltre di definire insieme il nuovo
programma comune di attivita' per il 2006 e 2007.
Per queste ragioni vi invitiamo a partecipare. Le vostre idee, le vostre
proposte e le vostre esperienze possono fare la differenza.
Nella speranza d'incontrarci ad Assisi, vi inviamo fin d'ora i nostri
migliori auguri di buon Natale e di buone feste.
*
Per adesioni e informazioni rivolgersi a: Tavola della pace, via della viola
1, 06100 Perugia, tel. 0755736890, fax: 075/5739337, e-mail:
segreteria at perlapace.it, sito: www.tavoladellapace.it

10. RILETTURE. TZVETAN TODOROV: ELOGE DU QUOTIDIEN
Tzvetan Todorov, Eloge du quotidien. Essai sur la peinture hollandaise du
XVII siecle, Adam Biro 1993, Seuil, Paris 1997, 2001, pp. 176, euro 10. Con
l'acutezza, l'umanita' e l'impegno nonviolento che gli sono propri, Todorov
legge i capolavori della pittura olandese del Seicento che assumendo ad
oggetto la vita quotidiana riconoscono e celebrano la dignita' umana nella
plenitudine e nella semplicita' del suo darsi in  ciascuno, come forse solo
Saba seppe dire in parole.

11. DOCUMENTI. LA "CARTA" DEL MOVIMENTO NONVIOLENTO
Il Movimento Nonviolento lavora per l'esclusione della violenza individuale
e di gruppo in ogni settore della vita sociale, a livello locale, nazionale
e internazionale, e per il superamento dell'apparato di potere che trae
alimento dallo spirito di violenza. Per questa via il movimento persegue lo
scopo della creazione di una comunita' mondiale senza classi che promuova il
libero sviluppo di ciascuno in armonia con il bene di tutti.
Le fondamentali direttrici d'azione del movimento nonviolento sono:
1. l'opposizione integrale alla guerra;
2. la lotta contro lo sfruttamento economico e le ingiustizie sociali,
l'oppressione politica ed ogni forma di autoritarismo, di privilegio e di
nazionalismo, le discriminazioni legate alla razza, alla provenienza
geografica, al sesso e alla religione;
3. lo sviluppo della vita associata nel rispetto di ogni singola cultura, e
la creazione di organismi di democrazia dal basso per la diretta e
responsabile gestione da parte di tutti del potere, inteso come servizio
comunitario;
4. la salvaguardia dei valori di cultura e dell'ambiente naturale, che sono
patrimonio prezioso per il presente e per il futuro, e la cui distruzione e
contaminazione sono un'altra delle forme di violenza dell'uomo.
Il movimento opera con il solo metodo nonviolento, che implica il rifiuto
dell'uccisione e della lesione fisica, dell'odio e della menzogna,
dell'impedimento del dialogo e della liberta' di informazione e di critica.
Gli essenziali strumenti di lotta nonviolenta sono: l'esempio, l'educazione,
la persuasione, la propaganda, la protesta, lo sciopero, la
noncollaborazione, il boicottaggio, la disobbedienza civile, la formazione
di organi di governo paralleli.

12. PER SAPERNE DI PIU'
* Indichiamo il sito del Movimento Nonviolento: www.nonviolenti.org; per
contatti: azionenonviolenta at sis.it
* Indichiamo il sito del MIR (Movimento Internazionale della
Riconciliazione), l'altra maggior esperienza nonviolenta presente in Italia:
www.peacelink.it/users/mir; per contatti: mir at peacelink.it,
luciano.benini at tin.it, sudest at iol.it, paolocand at libero.it
* Indichiamo inoltre almeno il sito della rete telematica pacifista
Peacelink, un punto di riferimento fondamentale per quanti sono impegnati
per la pace, i diritti umani, la nonviolenza: www.peacelink.it; per
contatti: info at peacelink.it

LA NONVIOLENZA E' IN CAMMINO

Foglio quotidiano di approfondimento proposto dal Centro di ricerca per la
pace di Viterbo a tutte le persone amiche della nonviolenza
Direttore responsabile: Peppe Sini. Redazione: strada S. Barbara 9/E, 01100
Viterbo, tel. 0761353532, e-mail: nbawac at tin.it

Numero 1138 dell'8 dicembre 2005

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