La nonviolenza e' in cammino. 1083



LA NONVIOLENZA E' IN CAMMINO

Foglio quotidiano di approfondimento proposto dal Centro di ricerca per la
pace di Viterbo a tutte le persone amiche della nonviolenza
Direttore responsabile: Peppe Sini. Redazione: strada S. Barbara 9/E, 01100
Viterbo, tel. 0761353532, e-mail: nbawac at tin.it

Numero 1083 del 14 ottobre 2005

Sommario di questo numero:
1. Anche il Consiglio Circoscrizionale di Porta nuova a Pescara approva un
ordine del giorno a sostegno della campagna per il disarmo in Brasile in
vista del referendum del 23 ottobre
2. Arci servizio civile di Viterbo: Si'
3. Mariangela Chiolero: Si'
4. Jole Garuti: Si'
5. Floriana Lipparini: Si'
6. Aleandro Longhi: Si'
7. Walter Mancini: Si'
8. Enzo Mazzi: Si'
9. Nadia Neri: Si'
10. Pierluigi Ontanetti: Si'
11. Renato Sacco: Si'
12. Riccardo Dello Sbarba: Bolzano e i suoi missionari solidali con la
popolazione brasiliana per il disarmo e il diritto alla vita
13. Unione donne in Italia: La barbarie
14. Movimento Nonviolento: Una lettera al tribunale di Breda in Olanda
15. Maria G. Di Rienzo: Brevi
16. Mona Mahmoud: Si chiama "Amore", e' la radio delle donne a Baghdad
17. Katha Pollitt: La "nobile causa" del fondamentalismo patriarcale
18. La "Carta" del Movimento Nonviolento
19. Per saperne di piu'

1. 23 OTTOBRE. ANCHE IL CONSIGLIO CIRCOSCRIZIONALE DI PORTA NUOVA A PESCARA
APPROVA UN ORDINE DEL GIORNO A SOSTEGNO DELLA CAMPAGNA PER IL DISARMO IN
BRASILE IN VISTA DEL REFERENDUM DEL 23 OTTOBRE
[Ringraziamo William Facchinetti (per contatti: william at portanuova.info) per
averci comunicato questa buona notizia, ed anche e soprattutto per esserne
stato l'artefice. William Facchinetti e' consigliere della Circoscrizione n.
2, "Porta nuova", del Comune di Pescara]

Su proposta del consigliere circoscrizionale del Prc William Facchinetti e'
stato approvato nella seduta del 13 ottobre del Consiglio Circoscrizionale
"Porta Nuova" del Comune di Pescara un ordine del giorno a sostegno della
campagna per il disarmo in Brasile in vista del referendum del 23 ottobre
prossimo. Il testo dell'ordine del giorno e' quello gia' approvato
all'unanimita' anche dal Consiglio Provinciale di Viterbo e dal Consiglio
Comunale di Ladispoli.
Alleghiamo il testo dell'ordine del giorno approvato.
*
Consiglio di Circoscrizione "Porta Nuova", Pescara
Premesso che
- il Brasile e' un paese in cui sono in circolazione piu' di 17 milioni di
armi da fuoco, di cui soltanto il 10% appartengono alle forze armate e alle
forze di polizia, mentre il resto e' nelle mani di civili;
- ogni giorno in Brasile circa cento persone muoiono uccise da armi da
fuoco;
- nel 2003 39.325 persone in Brasile sono morte uccise da armi da fuoco;
- le istituzioni brasiliane hanno promosso una Campagna di disarmo
volontario attraverso cui e' stato chiesto ai cittadini in possesso di armi
di consegnarle alle autorita' affinche' venissero distrutte;
- nel 2004 grazie a questa Campagna di disarmo piu' di 450.000 armi da fuoco
sono state tolte dalla circolazione, e per la prima volta in 13 anni il
numero dei morti uccisi da armi da fuoco in Brasile e' diminuito: rispetto
ai dati del 2003 nel 2004 sono state salvate 3.234 vite umane;
- il 23 ottobre 2005 si svolgera' in Brasile il primo referendum della
storia di quel Paese, referendum in cui ai cittadini verra' posto il
quesito: "Il commercio di armi da fuoco e munizioni deve essere proibito in
Brasile?";
- intorno alla Campagna per il disarmo vi e' stato un grande coinvolgimento
popolare: l'associazionismo democratico, imprenditori, sindacati, chiese,
movimenti, personalita' della cultura, dello sport e dello spettacolo,
operatori sociali e sanitari, docenti universitari, si sono uniti alle
istituzioni nell'impegno di salvare quante piu' vite umane possibile;
il Consiglio Circoscrizionale di Pescara Porta Nuova
1. esprime solidarieta' all'impegno delle istituzioni e della societa'
civile del Brasile per ridurre il numero delle vittime di uccisioni da armi
da fuoco;
2. esprime apprezzamento per la scelta di civilta' di chiedere ai cittadini
di disarmarsi volontariamente e di decidere democraticamente ed
umanitariamente di salvare quante piu' vite umane sia possibile;
3. sollecita che l'esempio brasiliano si estenda quanto piu' possibile, e
che anche altri paesi ed altre popolazioni scelgano la via del disarmo e del
rispetto per la vita umana;
4. auspica che l'intera umanita' abbia un futuro di pace e convivenza, ed a
tal fine si impegna a promuovere la cultura della pace, del dialogo, della
solidarieta', della legalita', del disarmo, della nonviolenza;
5. esprime un convinto e coerente si' alla difesa della vita di ogni essere
umano, si' alla pace tra le persone e tra i popoli, si' alla sicurezza di
tutti nel rispetto dei diritti umani di tutti gli esseri umani, si' alla
legalita', si' al disarmo della societa', si' alla civile convivenza.
Il Consiglio Circoscrizionale di Pescara Porta Nuova dispone inoltre che il
presente ordine del giorno, approvato nella seduta svoltasi in data 13
Ottobre 2005,
a) sia reso noto alla cittadinanza mediante invio ai mezzi d'informazione
locali e nazionali, e in tutte le altre forme consuete ed opportune;
b) sia inviato per opportuna conoscenza ai seguenti soggetti istituzionali:
- Ambasciata del Brasile in Italia;
- Ambasciata italiana in Brasile;
- Presidenza della Repubblica del Brasile;
- Presidenza della Repubblica Italiana;
c) sia inviato inoltre ai seguenti ulteriori referenti istituzionali
brasiliani:
- Ministero della Giustizia;
- Ministero della Salute;
d) sia inviato inoltre per opportuna conoscenza ai referenti istituzionali e
della societa' civile brasiliani particolarmente impegnati nella Campagna
per il disarmo.

2. 23 OTTOBRE. ARCI SERVIZIO CIVILE DI VITERBO: SI'
[Ringraziamo gli amici dell'Arci servizio civile di Viterbo, e
particolarmente l'ottimo e infaticabile Daniele Vasta (per contatti:
viterbo at arciserviziocivile.it), per questo intervento. l'Arci, come e' noto,
e' la piu' grande associazione di cultura presente in Italia]

La nostra associazione, Arci servizio civile di Viterbo, esprime piena
adesione ad una iniziativa di eccezionale importanza, quale e' appunto
quella del referendum in Brasile per l'abolizione del commercio delle armi
da fuoco.
L'impegno e le passioni che ogni giorno guidano le nostre azioni, le nostre
attivita', con la collaborazione di numerosi soggetti della societa' civile
che a vario titolo si adoperano per la costruzione di percorsi e pratiche
attive di solidarieta', prendono spunto dalla convinzione che la pratica
della nonviolenza sia l'unica via percorribile per la costruzione di una
societa' in cui ogni individuo possa vedersi riconosciuto il diritto alla
vita, una vita in condizioni di dignita' e giustizia.
Il diritto all'autodeterminazione, alla liberta' personale, al ben-essere,
puo' realizzarsi solo con l'avvio di pratiche e politiche che non siano
governate dal principio di sopraffazione e dall'interesse individuale,
principi questi che invece stanno alla base di ogni azione violenta.
Sulla base di cio' la nostra associazione ritiene di fondamentale importanza
che la comunicazione della pace e del rispetto debba essere sostenuta da
iniziative politiche reali volte all'eliminazione di ogni tipo di strumento
che possa ledere le liberta' e il diritto alla vita.
Con grande piacere quindi plaudiamo all'iniziativa di tutti gli amici
brasiliani e al loro coraggio, e con la stessa passione e convinzione
auspichiamo che l'esito positivo del referendum possa essere una vittoria
per tutta quella nazione, e una vittoria per tutta l'umanita'. Una vittoria
per ogni individuo impegnato nella comunicazione dei principi di pace,
uguaglianza e solidarieta' fra i popoli, e una vittoria per ogni essere
umano.
Auspichiamo altresi' che l'esperienza brasiliana possa essere una buona luce
da accendere in ogni sede di responsabilita' politica e civile, una prima
voce che moltiplicandosi riesca a bucare il muro di silenzio, creato intorno
a questa iniziativa, da parte dei canonici organi di comunicazione.
Un grande, forte si', dunque, al referendum contro il commercio delle armi
in Brasile il prossimo 23 ottobre.

3. 23 OTTOBRE. MARIANGELA CHIOLERO: SI'
[Ringraziamo Mariangela Chiolero (per contatti: e.pey at libero.it) per questo
intervento. Mariangela Chiolero, assistente sociale, vive a Torino]

Aderisco all'azione internazionale di sostegno al si' dei brasiliani nel
prossimo referendum per l'abolizione del commercio privato delle armi.

4. 23 OTTOBRE. JOLE GARUTI: SI'
[Ringraziamo Jole Garuti (per contatti: jolgar at fastwebnet.it) per questo
intervento. Jole Garuti e' particolarmente impegnata nel movimento contro i
poteri criminali e contro la corruzione; e' una delle figure piu' note e
apprezzate - e referente regionale per la Lombardia - di "Libera", la rete
dei movimenti antimafia promossa e presieduta da don Luigi Ciotti; nel 2004
il Comune di Milano le ha attribuito il prestigioso "Attestato di
benemerenza civica" con la seguente motivazione "Il Comune di Milano
conferisce l'Attestato di Benemerenza Civica alla professoressa Jole
Garuti... da 20 anni protagonista nella promozione dell'educazione alla
legalita'. Ha dato vita al primo coordinamento antimafia di professori e
presidi realizzato in Italia. Ha fondato il circolo "Societa' Civile" che,
dal 1985, testimonia i valori di liberta', tolleranza e moralita' pubblica.
Dal 1994 e' responsabile per la Lombardia di "Libera", l'associazione
antimafia guidata da don Luigi Ciotti e Rita Borsellino. La sua opera rende
presente un modello educativo coraggioso che addita ai giovani un piu' alto
senso della convivenza civile"]

Il 23 ottobre in Brasile si svolgera' un importante referendum sulle armi da
fuoco. La domanda e' una sola e molto semplice: volete che venga abolito in
Brasile il commercio delle armi da fuoco e delle munizioni? I brasiliani
sono arrivati al referendum a causa della drammatica realta' di questo
grande paese, nel quale 108 persone muoiono ogni giorno (40.000 ogni anno).
Gli omicidi sono per il 64% dovuti proprio alla enorme diffusione delle armi
da fuoco. Ne circolano in Brasile piu' di 17 milioni e il 90% di questi
strumenti di morte e' in mano ai privati. Il gigante brasiliano sta
prendendo coscienza della tragica situazione nella quale si trova, ed e'
ammirevole il grande numero di persone che sostengono il referendum con
marce, concerti e manifestazioni di ogni tipo organizzate in tutto il paese.
*
E noi europei? Noi italiani? Servirebbe anche qui la messa al bando di armi
e munizioni? Ovvio che si'. Anche da noi si uccide sempre di piu' e sempre
piu' di frequente. La messa al bando di armi e munizioni renderebbe piu'
difficile l'approvvigionamento di strumenti di morte, se non alle
organizzazioni mafiose che hanno potenti relazioni per procurarsele, almeno
ai piccoli "microcriminali" e alle  piccole organizzazioni a delinquere. Ma
soprattutto impedirebbe quella proliferazione di armi ai singoli cittadini
che ora anelano a possedere una pistola per "difendersi" dalla paura di
un'aggressione. Il Brasile di oggi ci mostra quale luogo di carneficine
potrebbe diventare l'Italia, ma anche, in positivo, che cosa possiamo fare
per evitarlo.
Che tutti gli uomini diventino improvvisamente buoni possiamo sognarlo ma
non e' realistico, anche perche' le ricchezze non sono equamente
distribuite. Il dilemma e' allora se la difesa della vita dei cittadini
possa essere affidata ad ogni singolo individuo o debba invece essere
delegata allo stato, ovvero alle forze dell'ordine.
*
Occorre anzitutto riconoscere il diritto alla vita a tutti gli esseri umani.
La vita e' un diritto fondamentale dell'uomo, un diritto naturale che gli
viene dato al momento della nascita, come dicevano gli illuministi. Per
alcune religioni o meglio per alcuni religiosi questo diritto esiste anche
prima, addirittura fin dal concepimento, pero' e' fondamentale che sia
considerato un diritto inviolabile almeno dopo il primo vagito. Su tutto il
resto si puo' discutere.
Gli uomini si sono sempre scannati volentieri. A differenza degli animali,
che uccidono solo per fame, gli uomini essendo intelligenti hanno scoperto
molte valide ragioni per ammazzarsi  a vicenda, ragioni economiche (ti
ammazzo per impadronirmi delle tue ricchezze), ragioni collegate con la
volonta' di potenza (uccido o faccio uccidere coloro che si oppongono alla
mia volonta' di dominio), e purtroppo a volte anche ragioni religiose (se
sei di un'altra religione sei come un demonio e quindi un nemico).
*
In realta' oggi sembra che la vita umana abbia un significato evanescente e
si muore molto spesso, troppo spesso, non per avere commesso una qualche
colpa (che comunque non dovrebbe comportare la morte, la pena di morte va
abolita su tutto il pianeta) ma solo per essersi trovati nel posto sbagliato
al momento sbagliato.
E allora io vorrei che insieme al referendum sulle armi da fuoco ne venisse
proposto un altro, in tutti gli stati del mondo, per mettere al bando gli
esplosivi. Qualcosa come si e' fatto per l'energia atomica a scopo
distruttivo, anche se oggi tale limitazione e' soggetta a scossoni e
traspare qua e la' la volonta' di impadronirsene per essere piu' forti degli
altri.
La volonta' di potenza e' il cancro del nostro pianeta, insieme alla
distruzione dell'ambiente e della natura. Quando cadono dittature
sanguinarie ci si illude che la pace e la democrazia abbiano fatto un
consistente passo avanti, ma subito ecco che si formano nuovi elementi di
terrore e violenze finalizzate a sottomettere i popoli che vivono in zone
ricche di materie prime o strategicamente importanti.
*
Tornando al problema della diffusione delle armi ai singoli cittadini, e'
evidente che non e' il singolo colpito nei suoi affetti o nei suoi beni che
deve farsi giustizia da solo, ma una giustizia terza fra le due parti che
interviene e giudica, applicando leggi valide per tutti.
Le forze dell'ordine devono essere le uniche a poter portare armi. Io sogno
un mondo in cui neppure le forze dell'ordine usano armi, ma possiamo
accettare di andare per gradi e cominciare eliminando il commercio delle
armi ai privati.
Purtroppo nell'Italia di oggi ci sono alcuni politici che invitano i singoli
cittadini ad armarsi, a difendersi da soli, e fomentano odio e violenza.
Cio' fa dubitare del nostro futuro di paese civile e democratico.
Abbiamo molto da imparare dai brasiliani coraggiosi.

5. 23 OTTOBRE. FLORIANA LIPPARINI: SI'
[Ringraziamo Floriana Lipparini (per contatti: effe.elle at tin.it) per questo
intervento. Floriana Lipparini, giornalista (tra l'altro ha lavorato per il
mensile "Guerre e Pace", che per qualche tempo ha anche diretto, occupandosi
soprattutto della guerra nella ex Jugoslavia), impegnata nel movimento delle
donne (Collettivo della Libreria Utopia, Donne per la pace, Genere e
Politica, Associazione Rosa Luxemburg), ha coordinato negli anni del
conflitto jugoslavo il Laboratorio pacifista delle donne di Rijeka,
un'esperienza di condivisione e relazione nel segno del femminile, del
pacifismo, dell'interculturalita', dell'opposizione nonviolenta attiva alla
guerra, da cui e' lentamente nato un libro, Per altre vie. Donne fra guerre
e nazionalismi, che sta ora per uscire in Croazia in edizone bilingue]

Se vincera' il si' al referendum brasiliano - cosa che fortemente auguro e
spero - secondo me sara' il segno che stiamo finalmente camminando verso il
chiaro dell'alba dopo una lunga notte.
A volte anche una pietruzza puo' causare l'inizio di un grande e importante
cambiamento, e questa vittoria sarebbe ben di piu' di una piccola pietra.
Grandi sono le trasformazioni e le metamorfosi che l'umanita' ha vissuto, ma
ora dobbiamo prepararci  a viverne una fondamentale che ci riporta
all'origine delle nostre civilta'. Probabilmente nel lontano passato c'e'
stato un crocevia dove abbiamo sbagliato strada, si tratta quindi di
riprendere il cammino partendo da altri principi, da altre scelte, da altre
priorita'.
Il rifiuto totale delle armi, della guerra e della violenza saranno la base
da cui ricominciare. Penso che, a dispetto delle apparenze, questa
consapevolezza si stia facendo sempre piu' strada.
Forse proprio per questo il "lato oscuro" riemerge con tanta potenza,
puntando a un controllo assoluto sulle nostre vite per scongiurare la
possibilita' di un cambiamento tanto rivoluzionario, la costruzione di
societa' pacifiche, che peraltro nell'antica Europa sono esistite, come
spiega  Marija Gimbutas nel bellissimo testo di archeomitologia La Grande
Dea. Allora furono i metalli delle armi, il ferro delle spade a sconfiggerle
e a dare forma al mondo.
Ora, pero', sappiamo che si deve camminare per altre vie.

6. 23 OTTOBRE. ALEANDRO LONGHI: SI'
[Ringraziamo Aleandro Longhi (per contatti: longhi_a at posta.senato.it) per
questo intervento. Aleandro Longhi (Genova 1947), capotreno, senatore della
Repubblica, fa parte della XII Commissione parlamentare permanente su igiene
e sanita' ed e' segretario della Commissione d'inchiesta sul Servizio
sanitario nazionale; ha presentato come primo firmatario vari disegni di
legge]

Nel sostenere e quindi aderire al coraggioso referendum per proibire il
commercio delle armi da fuoco che si svolgera' in Brasile il 23 ottobre
2005, desidero esprimere il mio piu' convinto desiderio che le arme da
fuoco - o qualsiasi altro tipo di arma che possa uccidere - siano bandite
per sempre nel mondo.

7. 23 OTTOBRE. WALTER MANCINI: SI'
[Ringraziamo Walter Mancini (per contatti: walter.mancini at tiscali.it) per
questo intervento. Walter Mancini, gia' obiettore di coscienza, dottore in
scienze politiche, pubblico amministratore, dirigente nazionale del Prc,
dopo essersi occupato di scuola e universita', si occupa particolarmente di
vertenze territoriali e di difesa dell'acqua come bene comune]

I costi sostenuti dagli Stati Uniti d'America per le operazioni militari in
Iraq hanno raggiunto nel 2005 i 5,6 miliardi di dollari al mese, circa 186
milioni di dollari al giorno. Complessivamente il "pantano iracheno"
potrebbe costare oltre 700 miliardi di dollari, a fronte dei 600 impiegati
per la guerra del Vietnam.
I costi umani della guerra sono fin'ora altissimi, purtroppo non accennano a
diminuire, perche' sempre piu' confusa e delicata la situazione politica sul
territorio iracheno.
Questi dati possono in qualche modo esserci d'aiuto per rafforzare le
motivazioni del sI' al referendum del 23 ottobre in Brasile per la messa al
bando delle armi da fuoco? Ritengo di si'.
*
Le statistiche nella loro freddezza ci informano che in Brasile i morti per
arma da fuoco sono la causa principale della mortalita' giovanile. Le cifre
e le percentuali sono quelle di una guerra.
Nel 1980 il 30% della mortalita' giovanile in Brasile era dovuto alle armi,
nel 2002 la percentuale e' passata al 54,5% e nel periodo 1992/2003 gli
omicidi dei giovani tra i 15 e i 24 anni sono aumentati dell'88,6%.
Queste percentuali da sole, oltre a quelle relative al commercio delle armi
da fuoco in Brasile dove sono in circolazione 18 milioni di armi da fuoco e
il 90% sono in mano ai cittadini e non allo Stato, ci servono per capire le
motivazioni che hanno spinto il cartello della forze pacifiste, religiose e
il fronte parlamentare, composto trasversalmente da diverse forse politiche
dal Pt al Psdb passando per il Pps e il Pfl, a indire il referendum per la
proibizione del commercio delle armi.
E' chiaro che contro il si' al referendum giocano gli interessi di un
piccolo gruppo di multinazionali produttrici di strumenti di morte che sono
le sole ad aver vantaggi dalla vendita delle armi.
Sostenere in questa ultima settimana la campagne per il si' penso possa
essere anche d'aiuto alla riduzione degli armamenti e alla politica del
disarmo, possa servire a dare un segnale alle multinazionali che producono e
vendono armi. Vorrei ricordare che l'Italia e' il secondo paese al mondo per
esportazione di armi da fuoco dopo gli Usa. Che il nostro sostegno al
referendum brasiliano possa essere un primo granello di sabbia gettato
nell'ingranaggio della morte, per dire ancora una volta che la pace si
costruisce con le politiche di pace.
*
I dati sui morti ammazzati in Brasile ci inviano un segnale freddo,
sinistro, di quella realta' tanto cara a molti di noi che l'hanno scoperta
con le straordinarie storie di Jorge Amado, o con i divertenti racconti
picareschi di Manuel de Almeida, che hanno provato a misurarsi con la
ricchezza delle tradizioni sincretiche come descritte da De Andrade o con i
fantastici racconti di Darwin Pastorin sul futbol carioca e sul "suo"
Palmeiras, e magari hanno anche avuto la possibilita' di frequentare quella
babele interessante e complicata e stupende che e' il Forum sociale mondiale
di Porto Alegre.

8. 23 OTTOBRE. ENZO MAZZI: SI'
[Ringraziamo Enzo Mazzi (per contatti: emazzi at videosoft.it) per questo
intervento. Enzo Mazzi, animatore dell'esperienza della comunita'
dell'Isolotto a Firenze, e' una delle figure piu' vive dell'esperienza delle
comunita' cristiane di base, e della riflessione e delle prassi di pace,
solidarieta', liberazione, nonviolenza. Tra le opere di Enzo Mazzi e della
Comunita' dell'Isolotto segnaliamo almeno: Isolotto 1954/1969, Laterza, Bari
1969; Ernesto Balducci e il dissenso creativo, Manifestolibri, Roma 2002]

L'istinto di sopravvivenza creo' le armi.
Oggi l'istinto di sopravvivenza non puo' che distruggerle.

9. 23 OTTOBRE. NADIA NERI: SI'
[Ringraziamo Nadia Neri (per contatti: nadianeri at hotmail.com) per questo
intervento. Nadia Neri e' una psicoanalista junghiana, membro didatta
dell'Associazione Italiana e Internazionale di Psicologia Analitica, vive e
lavora a Roma; ha esplorato in articoli e saggi alcuni aspetti della
dimensione psichica femminile; ha pubblicato, tra l'altro, numerosi studi su
Etty Hillesum (il primo, del 1988, e' tradotto in olandese). Opere di Nadia
Neri: Oltre l'Ombra. Donne intorno a Jung, Borla, Roma 1995; Un'estrema
compassione: Etty Hillesum testimone e vittima del Lager, Bruno Mondadori,
Milano 1999]

Sono naturalmente favorevole al referendum per l'abolizione del commercio
delle armi e vorrei sottolineare come sia importante in questi tempi
continuare a credere nell'essenzialita' anche dei piccoli, ma significativi
passi, quale puo' essere la vittoria di questo referendum. Piccoli passi, ma
decisi, che dovrebbero aiutarci a sconfiggere la rassegnazione ed il
pessimismo dilaganti.
Questo referendum puo' aiutarci tutti a capire l'importanza della
testimonianza e della responsabilita' individuale fatta non solo di grandi
gesti, ma soprattutto di tanti piccoli gesti quotidiani. Abolire il
commercio delle armi puo' essere l'inizio di un capovolgimento di valori di
cui oggi si sente un enorme bisogno.

10. 23 OTTOBRE 2005. PIERLUIGI ONTANETTI: SI'
[Ringraziamo Pierluigi Ontanetti (per contatti: p.u at libero.it) per questo
intervento. Pierluigi Ontanetti, formatore alla nonviolenza, gia'
responsabile nazionale dell'Agesci sui temi "pace, nonviolenza,
solidarieta'", e' attualmente particolarmente impegnato nella Rete "Verso i
Corpi civili di pace"]

Grazie a donne e uomini ragionevoli, in Brasile verra' celebrato il
referendum contro il commercio delle armi da fuoco.
E' inadeguata la visione di chi affrontando la dinamica della violenza
ritiene di fatto ammissibile la politica de "il fine giustifica i mezzi" se
gestita da governi "democratici".
L'esperienza che si andra' a vivere in Brasile, al di la dei risultati che
otterra', ci indica una via diversa.
Fini e mezzi sono parimenti importanti.
Non sono le armi lo strumento che facilita la sicurezza e la relazione; solo
le persone, gli uomini e le donne e gli strumenti di democrazia (le
istituzioni), possono facilitare il superamento della paura e della
conflittualita'.
Trasformare le ferite in feritoie e' l'unica via possibile per salvare
l'umanita' e la dignita' di tutti gli esseri umani.

11. 23 OTTOBRE. RENATO SACCO: SI'
[Ringraziamo don Renato Sacco (per contatti: drenato at tin.it) per questo
intervento. Renato Sacco, parroco a Cesara, e' da un quarto di secolo
impegnato in "Pax Christi", di cui e' consigliere nazionale; e' tra gli
animatori di "Mosaico di pace" e della Campagna "Banche armate"; e' da
sempre una delle figure piu' autorevoli e rappresentative dell'impegno di
pace e nonviolenza in Italia]

"Il commercio delle armi da fuoco e delle munizioni deve essere proibito in
Brasile?. Si', dicono i movimenti di base, le organizzazioni non
governative, le associazioni per la pace e per i diritti dell'uomo, le
comunita' di base... No, affermano invece le fabbriche di armi, i gruppi di
potere, i ricchi proprietari terrieri, l'oligarchia politica, l'opposizione
al presidente Lula. La posta in gioco e' grande, perche' gli interessi sono
enormi". Cosi' Francesco Comina su "Mosaico di pace" dello scorso mese di
settembre.
E' un appuntamento storico, per il Brasile, certo, ma anche per tutti noi.
Per le nostre responsabilita' di venditori di armi. Infatti le pistole
italiane Beretta sono fra le armi leggere straniere piu' frequentemente
confiscate dalla polizia in Brasile, un paese che totalizza l'8% di morti
per armi da fuoco su scala mondiale. Fra il 1999 ed il 2003, l'Italia ha
esportato armi da fuoco e munizioni al Brasile per un valore di 10,63
milioni di dollari.
Negli ultimi dieci anni, in questo paese sono state uccise 300.000 persone,
molte nel contesto della violenza urbana e a causa dell'ampia proliferazione
di pistole e armi leggere, a cui si imputa il 63% di tutti gli omicidi in
Brasile.
Siamo chiamati ad essere accanto alla gente di li' e ai nostri missionari
che ci chiedono di appoggiare e lavorare in questa direzione. Il mese
missionario non sia allora solo l'occasione, per i credenti, per fare
qualche offerta per le missioni, ma di impegno per andare alle radici di
tanta ingiustizia e morte. Bisogna allora appoggiare in tutti i modi il si'
del 23 ottobre... e sperare in un risultato che possa aprire altre strade
per il Brasile e per il mondo, che se vuole vivere deve essere sempre piu'
disarmato.

12. 23 OTTOBRE. RICCARDO DELLO SBARBA: BOLZANO E I SUOI MISSIONARI SOLIDALI
CON LA POPOLAZIONE BRASILIANA PER IL DISARMO E IL DIRITTO ALLA VITA
[Attraverso Francesco Comina (per contatti: f.comina at ladige.it) riceviamo e
volentieri diffondiamo questa lettera aperta del consigliere Riccardo Dello
Sbarba alla Presidente del Consiglio Provinciale di Bolzano Veronica Stirner
Brantsch. Riccardo Dello Sbarba (per contatti: riccardo.d.s at dnet.it), nato a
Volterra (Pisa) nel 1954, residente a Bolzano dal 1988, docente di ruolo,
giornalista professionista. Giornalista al "Manifesto" e a "Pace e guerra",
ha lavorato anche dal 1988 al 1992 al quotidiano "Alto Adige", dal 1993 al
2001 nel settimanale "ff"; dal 2001 al 2003 e' direttore editoriale del
quotidiano "Il mattino"; e' tuttora editorialista per l'"Adige" di Trento.
Membro del consiglio di amministrazione della Fondazione Langer, ha curato
il volume: Alexander Langer, Scritti sul Sudtirolo - Aufsaetze zu Suedtirol.
Gia' amministratore su nomina della Regione Toscana del Parco Naturale di S.
Rossore, Migliarino e Massaciuccoli (1986-1988); e' attualmente consigliere
provinciale di Bolzano]

Gentile  Presidente del Consiglio Provinciale di Bolzano,
Il Brasile e' un paese in cui sono in circolazione piu' di 17 milioni di
armi da fuoco, il 90% delle quali nelle mani di civili.
Le istituzioni brasiliane hanno promosso una campagna di disarmo volontario
attraverso cui e' stato chiesto ai cittadini in possesso di armi di
consegnarle alle autorita' affinche' vengano distrutte.
Nel 2004 grazie a cio' piu' di 450.000 armi da fuoco sono state tolte dalla
circolazione e sono state cosi' salvate 3.234 vite umane.
Il 23 ottobre 2005 si svolgera' in Brasile un referendum in cui ai cittadini
verra' posto il  quesito: "Il commercio di armi da fuoco e munizioni deve
essere proibito in  Brasile?". Questa campagna per il disarmo vede impegnati
in prima linea anche tre missionari originari della provincia di Bolzano:
Ermanno Allegri, Lino Allegri e Pierluigi Sartorel.
Questo premesso, e in considerazione del fatto che una mia interrogazione su
questi temi non ha avuto il tempo di essere trattata nella sessione
consiliare di ottobre, Le chiedo, signora Presidente del Consiglio
Provinciale,
1. di esprimere a nome Suo e dell'intero Consiglio Provinciale solidarieta'
per l'impegno delle istituzioni e della societa' civile del Brasile per la
campagna di disarmo volontario e l'auspicio che nel referendum del 23
ottobre prevalga il si' al disarmo e alla salvezza delle vite umane.
2. Di far conoscere questo orientamento al presidente Lula in occasione
della sua visita in Italia prevista il 16 e 17 ottobre, all'ambasciata del
Brasile in Italia, all'ambasciata italiana in Brasile, alla Presidenza della
Repubblica del Brasile, alla Presidenza della Repubblica Italiana.
3. Di trasmette questa posizione ai missionari originari della provincia di
Bolzano: Ermanno Allegri, Lino Allegri e Pierluigi Sartorel, in modo che la
rendano pubblica nei confronti della popolazione, delle istituzioni e della
societa' civile brasiliana.

13. RIFLESSIONE. UNIONE DONNE IN ITALIA: LA BARBARIE
[Dalla sede nazionale dell'Udi (Unione donne in Italia), la storica
associazione delle donne nel nostro paese (per contatti:
udinazionale at tin.it), riceviamo e diffondiamo. Come e' noto il 12 ottobre
alla Camera dei Deputati, durante il dibattito sulla nuova legge elettorale
proposta dal governo, un voto ferocemente patriarcale e di vaste dimensioni
ha respinto la proposta di un sia pur minimo impegno ad un riequilibrio
delle rappresentanze politico-istituzionali tra i due generi di cui
l'umanita' si compone; dopo l'esito biecamente maschilista del voto,
affinche' la misura fosse colma non sono mancati i truci rallegramenti e le
sguaiate esibizioni dei sessisti fautori di un'umanita' dimidiata e
schiavista. E cosi' ancora una volta l'aula in cui si fanno le leggi e'
stata ridotta a bivacco di manipoli]

La barbarie ha avuto ieri alla Camera del Deputati italiana un'ampia
rappresentanza e una  degna rappresentazione nel voto contro qualsiasi
tentativo di incrementare la presenza delle donne nel Parlamento della
Repubblica.
Sembra che ci siano stati perfino abbracci e baci e congratulazioni tra
uomini per aver battuto "le femmine": come nelle osterie o nelle caserme di
un tempo, come nelle barzellette piu' penose. Volgarita', misoginia e
galanteria si sono mescolate come sempre  e hanno dato spettacolo.
Abbiamo guardato, sappiamo distinguere. Noi che chiediamo da tempo lo shock
di una parita' tra eletti e elette per cambiare questo povero paese
immeschinito, apprezziamo ogni sforzo in questa direzione. Ma adesso abbiamo
la conferma di cio' che da tempo andiamo dicendo: in un'epoca di miseria
culturale e politica, si afferma un pathos fondamentalista che vuole le
donne fuori dalle decisioni sulla convivenza civile, e sottopose al
controllo maschile per cio' che riguarda i cosiddetti "valori". I quali
altro non sono che la vecchia difesa della "stirpe" e del "buon costume". E
dell'ipocrisia morale.
E poiche' siamo ben lontane dal pensare che si tratti di un problema di
"quote rosa", o di "preziosi contributi al femminile" da offrire come un
ornamento a un consesso segnato dall'esibizionismo e dai chiarissimi
interessi materiali di troppi personaggi in giacca e cravatta, poiche'
crediamo invece che questo paese non si risollevera' se non si riapre un
colloquio politico alla luce del sole e in primo piano tra donne e uomini
consapevoli della posta in gioco, chiediamo da subito ai partiti che ieri
hanno manifestato una vera volonta' di andare verso una rappresentanza
paritaria un gesto e una dichiarazione: donne in testa a tutte le liste,
alle prossime elezioni.
La sensibilita' politica, la comprensione della fase storica, ci
suggeriscono infatti che per molto tempo non si presenteranno altre
occasioni per fermare una deriva maschilista che disgrega questo paese.

14. PACE. MOVIMENTO NONVIOLENTO: UNA LETTERA AL TRIBUNALE DI BREDA IN OLANDA
[Dagli amici del Movimento Nonviolento (azionenonviolenta at sis.it) riceviamo
e volentieri diffondiamo. Turi Vaccaro, amico della nonviolenza, persona di
profonda spiritualita', di scelte di vita severe e radicali orientate nel
segno del non nuocere (ahimsa, in sanscrito, che e' il termine che insieme a
satyagraha Gandhi usa per definire la nonviolenza), e' da sempre impegnato
contro le armi e contro la guerra; tutte le persone che lo conoscono ne
apprezzano la sincera mitezza e la sorgiva bonta' anche quando talune sue
decisioni possono apparire enigmatiche o non persuasive, o di difficile
interpretazione, o non condivisibili]

Al Tribunale di Breda (Olanda)
Il Movimento Nonviolento, sezione italiana della Wri (War Resister's
International), movimento impegnato da anni in azioni politiche, sociali e
culturali per un mondo piu' giusto e di pace, esprime amicizia e vicinanza a
Turi Vaccaro, attivista pacifista italiano, che lo scorso 9 agosto,
anniversario del bombardamento atomico di Nagasaki, e' entrato nella base
militare di Woensdrecht e ha preso a martellate due aerei F-16.
Noi conosciamo la sua profonda fede nella nonviolenza, e molte volte ci
siamo trovati insieme per opporci alla guerra e alla sua preparazione.
Non pretendiamo che il Tribunale olandese condivida le idealita' di Turi
Vaccaro, ma nutriamo la speranza che vengano considerate le motivazioni
etiche che lo hanno spinto a questo gesto, che non puo' assolutamente essere
considerato alla stregua di un atto vandalico o di follia. Per questo
chiediamo che venga garantito un giusto e regolare processo, con tutti i
diritti di difesa, e che venga restituita al piu' presto la liberta' a Turi
Vaccaro.
Movimento Nonviolento, sezione italiana della War Resister's International

15. MONDO. MARIA G. DI RIENZO: BREVI
[Ringraziamo Maria G. Di Rienzo (per contatti: sheela59 at libero.it) per
questa rassegna. Maria G. Di Rienzo e' una delle principali collaboratrici
di questo foglio; prestigiosa intellettuale femminista, saggista,
giornalista, regista teatrale e commediografa, formatrice, ha svolto
rilevanti ricerche storiche sulle donne italiane per conto del Dipartimento
di Storia Economica dell'Universita' di Sidney (Australia); e' impegnata nel
movimento delle donne, nella Rete di Lilliput, in esperienze di solidarieta'
e in difesa dei diritti umani, per la pace e la nonviolenza. Tra le opere di
Maria G. Di Rienzo: con Monica Lanfranco (a cura di), Donne disarmanti,
Edizioni Intra Moenia, Napoli 2003; con Monica Lanfranco (a cura di), Senza
velo. Donne nell'islam contro l'integralismo, Edizioni Intra Moenia, Napoli
2005]

Le donne turche contro la guerra in Iraq
(Fonte: Glenn Kessler che si trova ad Istanbul per The Washington Post, 29
settembre)
Un gruppo di attiviste turche per i diritti umani si e' confrontato il 28
settembre con la Sottosegretaria di Stato statunitense Karen Hughes. Se lo
scopo dell'incontro, come dichiarato da quest'ultima, era mettere in luce la
collaborazione fra i due paesi ed i suoi effetti benefici, la discussione ha
pero' preso tutt'altra piega. "La guerra in Iraq ha portato a livello zero
ogni sforzo positivo in tal senso", ha esordito Hidayet Sefkatli Tuksal,
attivista del Forum delle Donne della capitale turca.
Karen Hughes, confidente del presidente Bush e propagandista dell'immagine
degli Usa all'estero, generalmente si incontra con gruppi "selezionati": la
stessa settimana aveva potuto magnificare la politica estera americana in
Egitto ed Arabia Saudita senza incontrare difficolta'. Nonostante
l'Ambasciata statunitense abbia tentato di riproporre lo stesso modello ad
Istanbul, sei delle otto donne turche che hanno preso la parola hanno
contestato la guerra in Iraq.
"La guerra azzera i diritti delle donne completamente, e la poverta' e' al
seguito della guerra, e di questa poverta' le donne pagano il prezzo
maggiore", ha detto Fatma Nevin Vargun, attivista curda per i diritti delle
donne, che ha anche menzionato l'arresto di Cindy Sheehan a Washington,
esprimendo la solidarieta' delle donne turche con la madre americana.
Karen Hughes, che durante l'incontro e' apparsa sempre piu' impacciata, ha
difeso la decisione di invadere l'Iraq: "A nessuno piace la guerra, ma per
mantenere la pace il mio paese pensa che a volte la guerra sia necessaria.
Le donne in Iraq stanno molto meglio, ora, rispetto a come stavano sotto
Saddam Hussein". "La guerra non serve alla pace", ha risposto l'attivista
per i diritti umani Feray Salman, "La guerra non porta democrazia ne'
liberta' da un paese ad un altro". Hidayet Sefkatli Tuksal ha rincarato la
dose: "Mi sento insultata e ferita, a sentire questo. Ogni immagine che
viene dall'Iraq mostra la paura e il dolore negli occhi delle donne e dei
bambini. A questo si deve porre rimedio, e al piu' presto possibile".
Karen Hughes ha messo fine in fretta all'incontro: doveva partecipare a una
riunione con leader religiosi.
*
Un editore afgano arrestato
(Fonte: Amir Shah, che si trova a Kabul per l'Associated Press, 3 ottobre)
Ali Mohaqiq Nasab, editore di "Haqooq-i-Zan" ("I diritti delle donne"), e'
stato messo in prigione sabato primo ottobre con l'accusa di aver pubblicato
materiale anti-islamico: in particolare gli viene contestato un articolo in
cui si criticano le punizioni corporali (le cento frustate per l'adulterio,
ad esempio). A chiedere l'arresto dell'uomo sono stati i chierici musulmani
sciiti, che nella settimana precedente avevano incontrato in proposito il
consigliere religioso del Presidente Karzai, Mohaiuddin Baluch. Costui ha
passato copie del giornale alla Corte Suprema. "Ho parlato personalmente con
il capo della Corte Suprema", ha dichiarato Baluch alla stampa, "Gli
articoli erano contrari ai principi del Corano".
Il Comitato internazionale per la protezione dei giornalisti ha chiesto
l'immediato rilascio di Nasab, che e' stato visitato in carcere a Kabul da
un membro della Commissione indipendente afgana per i diritti umani.
La legge sulla stampa firmata nel marzo 2004 dal Presidente Karzai prevede
che i testi ritenuti insultanti per l'Islam vengano banditi; le sanzioni
sono lasciate nel vago, e lasciano aperta la possibilita' di punizioni in
accordo con la "sharia" (legge islamica).
*
Peacekeepers dell'Onu sospesi dal servizio
(Fonte: Feminist Daily News Wire, 4 ottobre)
Undici ufficiali di polizia nigeriani, che prestavano servizio per l'Onu
quali "peacekeepers" nella Repubblica democratica del Congo, sono stati
sospesi dal servizio perche' coinvolti nell'inchiesta relativa agli stupri e
agli abusi sessuali patiti da donne e bambine nel paese ad opera dei
"mantenitori della pace". La Nigeria aveva ritirato la sua forza di
interposizione da Kinshasa, capitale del Congo, a meta' settembre, non
appena l'inchiesta dell'Onu aveva avuto inizio.

16. INFORMAZIONE. MONA MAHMOUD: SI CHIAMA "AMORE", E' LA RADIO DELLE DONNE A
BAGHDAD
[Ringraziamo Maria G. Di Rienzo (per contatti: sheela59 at libero.it) per
averci messo a disposizione nella sua traduzione il seguente articolo di
Mona Mahmoud, corrispondente in Iraq per "Usa Today"]

Vogliono essere ascoltate. Una donna chiama per dire che e' stata picchiata
cosi' tanto da suo marito da provare il desiderio di ucciderlo. Un'altra
donna chiama e racconta che aveva paura del marito all'inizio del suo
matrimonio, ma che ha imparato ad affermare se stessa. Altre raccontano del
fatto che non avevano mai indossato un hijab in vita loro, e ora sono
costrette a velarsi a causa delle pressioni e delle minacce dei gruppi
religiosi.
Nata all'inizio di quest'anno, Radio al-Mahaba (che significa "amore" in
arabo) e' la prima stazione radio indipendente delle donne in Iraq. Il suo
format e' un misto di notizie, musica e dialoghi in diretta. Ruwaida Kamal,
trentenne conduttrice di uno dei programmi, dice che le donne chiamano per
parlare di istanze personali e politiche che le interessano proprio come
donne, incluse le relazioni familiari e la questione dell'hijab. La stazione
riceve fra le 70 e le 100 chiamate al giorno. Chi ci lavora e' fiero di
aiutare le donne ad esprimere le loro preoccupazioni e le loro opinioni
senza timori.
Gran parte del dibattito in corso, in questo momento, si concentra sul
referendum costituzionale del 15 ottobre prossimo. Alcune donne temono che
gli sciiti, la forza politica predominante, imporranno una forma restrittiva
della legge islamica.
"Il piu' grande problema della societa' irachena sono i diritti delle donne,
che sono stati confiscati dai regimi politici", dice Ali Abbass Hamoudi,
quarantaduenne, uno degli uomini che lavorano in radio, "Questa stazione
radio e' uno dei primi passi per recuperare tali diritti".
Al-Mahaba ha ricevuto gli unici suoi finanziamenti da Unifem, l'agenzia Onu
che sostiene le istanze delle donne. Trasmette sui 96 FM ed ha un raggio di
circa 160 chilometri; trasmetteva per quattro ore al giorno all'inizio,
adesso e' in onda per 18 ore.
"Le donne sono felici di avere una stazione radio che racconta le loro
storie, e da' voce alle loro speranze e alle loro paure", attesta Kamal, e
Lubna Ra'ouf, un'affezionata ascoltatrice, conferma: "Ci sentiamo come se il
mondo si fosse dimenticato di noi. La radio delle donne e' stata una grande
idea".

17. RIFLESSIONE. KATHA POLLITT: LA "NOBILE CAUSA" DEL FONDAMENTALISMO
PATRIARCALE
[Ringraziamo Maria G. Di Rienzo (per contatti: sheela59 at libero.it) per
averci messo a disposizione nella sua traduzione il seguente articolo di
Katha Pollitt, apparso su "The Nation" del primo settembre 2005. Katha
Pollitt, giornalista, scrive per "The Nation" dal 1980, ma suoi articoli
sono apparsi anche su "The New Yorker", "Harperís Magazine", "Ms" e "The New
York Times"; i pezzi scritti per la sua rubrica su "The Nation", Subject to
Debate, sono stati raccolti nel 2001 in un libro dallo stesso titolo, ovvero
Soggetto di cui discutere: senso e dissenso su donne, politica e cultura]

Cosi' finalmente sappiamo per quale "nobile causa" il figlio di Cindy
Sheehan e' morto in Iraq: la sharia.
E' una buona cosa che, come dice il presidente Bush, la W del suo nome stia
per Women (donne), altrimenti sarei un po' preoccupata.
La nuova Costituzione irachena, redatta sotto forte pressione
dell'amministrazione Usa, cancella le leggi laiche relative alle persone,
sotto le quali gli iracheni hanno vissuto per circa mezzo secolo, in favore
della teocrazia. "L'Islam e' la religione ufficiale dello stato ed una fonte
di base per la legislazione": cosi' comincia l'articolo 2, e mi dicono che
questa sarebbe una vittoria, perche' l'Islam e' "una" fonte legislativa, e
non "la" fonte. E cosi' l'articolo 2 prosegue: "Nessuna legge che
contraddica le indiscutibili regole dell'Islam potra' essere formulata", ma
anche: "Nessuna legge che contraddica i principi della democrazia potra'
essere formulata", e: "Nessuna legge che contraddica i diritti e le liberta'
di base delineati in questa Costituzione potra' essere formulata".  Poi c'e'
l'articolo 14: "Tutti gli iracheni sono eguali di fronte alla legge senza
distinzione di sesso, religione, etnia" eccetera.
Qui ce ní'e' abbastanza per tenere occupato qualche anno un conclave di
teorici e politologi. Eguali di fronte a quale legge? Come possono le donne
essere eguali di fronte alla legge islamica, per la quale non lo sono? Come
puo' un non musulmano essere eguale, in uno stato musulmano? Chi decide
quali regole islamiche sono indiscutibili e su quali, invece, si puo'
discutere? Similmente a quanto accade nelle nostre multiple versioni del
cristianesimo, questo non dipende esclusivamente da che imam sta tenendo in
mano il Corano?
E cosa accadrebbe qualora l'Islam confliggesse con la democrazia, o qualora
l'Islam e la democrazia confliggessero con i diritti umani? Non ridete, puo'
accadere. Ma ecco, per fortuna nella Costituzione viene indicato come
mettere a posto queste intricate questioni: se ne occupera' una "Suprema
Corte Federale composta da giudici ed esperti in sharia e legge". Come i
fautori della guerra non cessano di ricordarci, questa Costituzione
assomiglia molto alla nostra, eccetto per la parte che riguarda la
"religione ufficiale".
*
Bush si e' detto deliziato dal documento: "Questa Costituzione onora i
diritti delle donne e la liberta' di religione", ha annunciato dall'Arizona,
dove si stava prendendo una vacanza dalle sue vacanze. L'accenno alla
"liberta' di religione" allude all'incredibile possibilita' di avere
tribunali separati per ogni religione.
L'ayatollah Ahmad Jannati, capo sciita del Consiglio dei Guardiani della
rivoluzione in Iran, commenta cosi': "Fortunatamente, dopo anni di sforzi e
di attesa in Iraq uno stato islamico e' andato al potere, e la Costituzione
e' stata stabilita sulla base dei precetti islamici".
Non sappiamo ancora cosa questo significhi esattamente, ma se l'Iraq finira'
per assomigliare all'Iran le donne hanno parecchio da aspettarsi: essere
sposate a nove anni, essere co-mogli, avere ineguali diritti rispetto al
divorzio ed alla custodia dei figli, trovarsi in tribunale ed avere la
propria testimonianza valutata la meta' rispetto alla testimonianza di un
uomo, avere giustizia in un caso di stupro solo se il crimine ha avuto
quattro maschi musulmani come testimoni, essere imprigionate e frustate per
"sesso premaritale", essere mandate a morte per adulterio, aver bisogno del
permesso legale del marito o del padre per lavorare, studiare o viaggiare.
I sostenitori di Bush che trovino qualcosa di disturbante nel suddetto
elenco (ehila', donne repubblicane del forum indipendente, ci siete?)
possono consolarsi con il pensiero che, come ha detto l'ex ufficiale della
Cia Reuel Marc Gerecht a "Meet the Press": "I diritti sociali delle donne
non sono determinanti per l'evoluzione della democrazia".
Un altro indizio: l'ayatollah al-Sistani e' contro la liberta' di scelta
delle donne. Secondo quanto scrive sul suo sito web (www.sistani.org)
persino le vittime di stupro non avranno la possibilita' di interrompere la
gravidanza: con l'eccezione di quelle i cui parenti le ucciderebbero per
essere rimaste incinte. Cosi' i feti iracheni sono serviti.
Nel 2004, i gruppi di donne irachene - che il capo degli occupanti Paul
Bremer aveva sempre rifiutato di ascoltare - forzarono la cancellazione
della Risoluzione 137, quella che avrebbe rimpiazzato la legge familiare
laica con la sharia. Questo rassicuro' un poco coloro che volevano credere
al governo Usa come ad una sorta di "missione umanitaria stile Wilson". Ora
si conforteranno credendo alla promessa dei tribunali laici per coloro che
li preferiscano, citando il bando dei delitti d'onore ed il famoso 25%
riservato alle donne in Parlamento, mentre bande teocratiche di sunniti e
sciiti assalgono e uccidono donne perche' non portano il velo, perche' hanno
un'istruzione o una professione pubblica, o perche' osano andarsene in giro
da sole.
*
"Abbiamo perduto tutto cio' che avevamo guadagnato negli ultimi trent'anni",
ha detto Safia Taleb al-Souhail, che avevate visto affacciarsi sorridente ad
un balcone al fianco di Laura Bush.
La dottoressa Raja Kuzai, invece, l'ostetrica sciita che ha fatto parte del
comitato che redigeva la Costituzione, e che, secondo quanto piace
raccontare al presidente, lo avrebbe salutato con un "Mio liberatore" quando
visito' il suo ufficio nel 2003, dice: "Penso che ormai sia finita. Voglio
che il popolo americano sappia che i nostri sogni sono svaniti, e il nostro
lavoro e' stato inutile. Non ci sara' futuro per i nostri figli e i nostri
nipoti nel nuovo Iraq. Il futuro adesso e' per i chierici. Loro guideranno
il paese. Questa non e' la democrazia che avevamo sognato". La dottoressa
Kuzai ha anche annunciato la sua intenzione di lasciare l'Iraq.
*
Sapete, mi e' sempre sembrato un po' strano che Bush impugnasse il vessillo
del laicismo, del pluralismo e dei diritti delle donne rispetto al mondo
musulmano, quando a casa sua e' cosi' avaro in tutti e tre i campi. Nella
guerra di fantasia dei falchi liberisti, Bush era il figlio dell'amore fra
Mary Wollstonecraft e Voltaire, che combatteva le avverse forze congiunte di
Osama bin Laden e Jacques Derrida. A volte pensavo anche che Bush, essendo
un cristiano evangelico, avrebbe considerato l'Islam una fede rivale. Ma
visto come si stanno mettendo le cose, e' chiaro che il mondo di Bush e'
ampio abbastanza per almeno due tipi di mania religiosa: l'America si prende
il creazionismo, gli iracheni si prendono la sharia. I fondamentalisti si
prendono entrambi i paesi, e le donne si prendono le bastonate.

18. DOCUMENTI. LA "CARTA" DEL MOVIMENTO NONVIOLENTO
Il Movimento Nonviolento lavora per l'esclusione della violenza individuale
e di gruppo in ogni settore della vita sociale, a livello locale, nazionale
e internazionale, e per il superamento dell'apparato di potere che trae
alimento dallo spirito di violenza. Per questa via il movimento persegue lo
scopo della creazione di una comunita' mondiale senza classi che promuova il
libero sviluppo di ciascuno in armonia con il bene di tutti.
Le fondamentali direttrici d'azione del movimento nonviolento sono:
1. l'opposizione integrale alla guerra;
2. la lotta contro lo sfruttamento economico e le ingiustizie sociali,
l'oppressione politica ed ogni forma di autoritarismo, di privilegio e di
nazionalismo, le discriminazioni legate alla razza, alla provenienza
geografica, al sesso e alla religione;
3. lo sviluppo della vita associata nel rispetto di ogni singola cultura, e
la creazione di organismi di democrazia dal basso per la diretta e
responsabile gestione da parte di tutti del potere, inteso come servizio
comunitario;
4. la salvaguardia dei valori di cultura e dell'ambiente naturale, che sono
patrimonio prezioso per il presente e per il futuro, e la cui distruzione e
contaminazione sono un'altra delle forme di violenza dell'uomo.
Il movimento opera con il solo metodo nonviolento, che implica il rifiuto
dell'uccisione e della lesione fisica, dell'odio e della menzogna,
dell'impedimento del dialogo e della liberta' di informazione e di critica.
Gli essenziali strumenti di lotta nonviolenta sono: l'esempio, l'educazione,
la persuasione, la propaganda, la protesta, lo sciopero, la
noncollaborazione, il boicottaggio, la disobbedienza civile, la formazione
di organi di governo paralleli.

19. PER SAPERNE DI PIU'
* Indichiamo il sito del Movimento Nonviolento: www.nonviolenti.org; per
contatti: azionenonviolenta at sis.it
* Indichiamo il sito del MIR (Movimento Internazionale della
Riconciliazione), l'altra maggior esperienza nonviolenta presente in Italia:
www.peacelink.it/users/mir; per contatti: mir at peacelink.it,
luciano.benini at tin.it, sudest at iol.it, paolocand at inwind.it
* Indichiamo inoltre almeno il sito della rete telematica pacifista
Peacelink, un punto di riferimento fondamentale per quanti sono impegnati
per la pace, i diritti umani, la nonviolenza: www.peacelink.it; per
contatti: info at peacelink.it

LA NONVIOLENZA E' IN CAMMINO

Foglio quotidiano di approfondimento proposto dal Centro di ricerca per la
pace di Viterbo a tutte le persone amiche della nonviolenza
Direttore responsabile: Peppe Sini. Redazione: strada S. Barbara 9/E, 01100
Viterbo, tel. 0761353532, e-mail: nbawac at tin.it

Numero 1083 del 14 ottobre 2005

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