La nonviolenza e' in cammino. 1080



LA NONVIOLENZA E' IN CAMMINO

Foglio quotidiano di approfondimento proposto dal Centro di ricerca per la
pace di Viterbo a tutte le persone amiche della nonviolenza
Direttore responsabile: Peppe Sini. Redazione: strada S. Barbara 9/E, 01100
Viterbo, tel. 0761353532, e-mail: nbawac at tin.it

Numero 1080 dell'11 ottobre 2005

Sommario di questo numero:
1. Osvaldo Ercoli e Peppe Sini: Si', dal Brasile al mondo
2. Fernanda Abreu: Si'
3. Andrea Zeccato: Brasile al voto contro la morte
4. Anna Maria Bruzzone: Si'
5. "Mani tese": Si'
6. Pietro M. Toesca: Si'
7. Un nuovo sondaggio: Fortaleza dice si'
8. Andrea Trentini:Un incontro a Rovereto per il si' al referendum per il
disarmo
9. "Vita": Il primo referendum in Brasile
10. Stella Spinelli: Il Brasile si prepara al referendum per abolire le armi
da fuoco
11. Luciano Bonfrate: Week-end a Lampedusa
12. Il "Cos in rete" di ottobre
13. La "Carta" del Movimento Nonviolento
14. Per saperne di piu'

1. EDITORIALE. OSVALDO ERCOLI E PEPPE SINI: SI', DAL BRASILE AL MONDO
[Osvaldo Ercoli, gia' professore amatissimo da generazioni di allievi, gia'
consigliere comunale e provinciale, impegnato nel volontariato, nella difesa
dell'ambiente, per la pace e i diritti di tutti, e' per unanime consenso nel
viterbese una delle piu' prestigiose autorita' morali. Il suo rigore etico e
la sua limpida generosita' a Viterbo sono proverbiali.
Peppe Sini e' il sarto che cuce ogni giorno questo foglio]

Ci e' apparso subito chiaro che il referendum brasiliano per proibire il
commercio delle armi da fuoco non e' un fatto fra tanti, ma la cosa piu'
importante di questo anno 2005.
Poiche' e' l'evento storico piu' carico di futuro, di speranza, di umanita',
tra quanti fin qui avvenuti quest'anno, e forse da molti anni a questa
parte.
Perche' e' l'atto piu' concreto tra quanti oggi vengono compiuti (assai
pochi, invero) affinche' l'umanita' un futuro abbia.
Perche' la vittoria dei si' nel referendum brasiliano schiude una via di
pace e di civile convivenza all'umanita' intera.
*
I termini della questione sono cosi' nitidi che si prova un sentimento di
pudore a riassumerli ancora una volta.
Con una domanda semplice e chiara si chiede al popolo brasiliano: "Il
commercio delle armi da fuoco e delle munizioni deve essere proibito in
Brasile?". Si' o no.
Nel dibattito in corso in Brasile molto si ragiona di statistiche, di
ricerche scientifiche, di studi condotti da prestigiosissime istituzioni
culturali nazionali e internazionali. E indubbiamente i dati numerici della
strage infinita provocata ogni anno dall'enorme disponibilita' di armi da
fuoco in quel paese e altrove sono tremendi, raccapriccianti.
Ma a noi pare che, al di la' dei dati statistici che descrivono una
situazione orribile, il nocciolo della questione sia assai semplice, e
ineludibile: se con il si' al referendum si salvasse anche una sola vita
umana, e non decine di migliaia ogni anno, occorerebbe dire comunque si' al
disarmo.
Poiche' ogni vita umana e' un valore infinito, poiche' ogni essere umano ha
diritto a vivere.
Per questo il referendum brasiliano non riguarda solo il Brasile ma
interpella e convoca l'umanita' intera: cio' su cui il popolo brasiliano e'
chiamato alle urne il 23 ottobre e' il diritto a vivere di ogni essere
umano, il diritto di ogni essere umano a non essere ucciso.
*
Molte cose di questo mondo sono complicate e non hanno soluzioni semplici.
Lo sappiamo; non siamo ingenui, non possiamo permettercelo.
Ma sappiamo anche che quando le cose sono semplici complicarle serve solo a
fare confusione e a creare le condizioni favorevoli all'inganno.
E qui le cose sono semplici come non mai. La vita contro la morte, il
diritto contro la barbarie, il salvare le vite contro il sopprimere le vite.
Il vivo, palpitante, luminoso corpo umano da preservare come la gemma piu'
preziosa del creato, contro le gelide armi assassine.
Il referendum brasiliano propone questa scelta: salvare le vite degli esseri
umani oppure no.
Noi diciamo si' a salvare le vite degli esseri umani.
Noi chiediamo che l'intera umanita' dica si' al diritto a vivere di ogni
essere umano, e che ogni singolo essere umano dica si' al diritto a vivere
dell'umanita' intera.
*
Noi siamo di quelli che non accettano l'ignobile ipocrisia dei discorsi
astratti, del compromesso subdolo, del fine che giustifica i mezzi, del
sotterfugio che rende complici degli assassini.
Noi siamo di quelli che amano che il proprio dire sia "si' si', no no".
Al diritto a vivere di ogni essere umano diciamo si', alla pace diciamo si',
al disarmo diciamo si'.
A tutte le guerre, le stragi, le uccisioni ci opponiano; a tutte le imprese
che recano morte e devastazione ci opponiamo; ci opponiamo a tutti i
profitti realizzati gettando nello strazio e nel nulla della morte i corpi e
le vite degli esseri umani.
*
In questi giorni in un paese africano si svolgono importanti elezioni, un
candidato sta facendo la sua campagna elettorale dicendo una cosa semplice e
chiara: che non ha mai fatto morire nessuno.
Felice il giorno in cui tutti i candidati alle elezioni in tutti i paesi del
mondo si presenteranno potendo dir questa semplice frase: di non aver mai
fatto morire nessuno, di non aver giammai stretto patti con gli assassini.
Se l'umanita' avra' un futuro, questo sara' il criterio decisivo della
politica nuova e vera: tu non uccidere.
E questo verra' chiesto a chi vorra' adoperarsi per il bene comune: che quel
bene sia davvero comune, ovvero tutti raggiunga. Ovvero, che nessuno sia
privato del bene piu' grande senza del quale nessun bene si da': che nessuno
sia ucciso.
Chiamiamo nonviolenza la scelta di lottare contro tutte le uccisioni; la
scelta di volere la vita, la dignita', il bene per ogni essere umano. La
scelta di sentirci parte di una sola umanita'. La scelta di fare quanto e'
in nostro potere contro ogni menzogna, ogni ingiustizia, ogni violenza, ogni
uccisione.
*
Noi che firmiamo questo appello siamo due vecchi amici persuasi della
necessita' del disarmo.
Il piu' anziano di noi ha personale ricordo della seconda guerra mondiale
che provoco' cinquanta milioni di morti e devasto' anche il nostro paese. La
guerra, che e' il terrorismo piu' grande ed orribile. La guerra, che si fa
perche' vi sono le armi per farla.
In anni recenti, ma che oggi sembrano lontani, insieme siamo stati pubblici
amministratori solleciti del bene comune, insieme abbiamo condotto e preso
parte a molte lotte per difendere l'ambiente da scelte sciagurate, per
contrastare il regime della corruzione e i poteri criminali, per dare
solidarieta' a chi soffre dolore e subisce ingiustizia, per affermare
concretamente la dignita' umana di tutti gli esseri umani.
Abbiamo una visione della vita che riconosce ad ogni persona il diritto a
pensare le sue idee e non quelle imposte da altri; che riconosce ad ogni
persona tutti i diritti umani, diritti che a tutti gli esseri umani devono
essere riconosciuti, poiche' escludere da essi qualcuno significa negarli
del tutto.
Insieme eravamo nel 1999 ad Aviano a cercar di fermare con l'azione diretta
nonviolenta almeno per qualche ora i decolli dei bombardieri che straziavano
e massacravano la popolazione civile dell'altro lato dell'Adriatico.
Siamo vecchi amici, possiamo guardarci negli occhi, possiamo parlare a voce
alta, la nostra parola ha un valore.
*
E se la nostra parola ha un valore, e nessun altro valore pretendiamo che
abbia se non quello che deve essere dato alla parola di ogni essere umano
che parli ed agisca secondo scienza e coscienza, la nostra parola oggi e'
dunque: si' al referendum brasiliano per proibire il mercato degli strumenti
di morte.
Si' al disarmo.
Si al diritto di tutti gli esseri umani a vivere, e a vivere una vita serena
e dignitosa, sobria e solidale, onesta e felice.
Si' all'umanita', che possa la sua avventura proseguire nella storia in
forme sempre piu' civili, piu' fraterne e sororali, piu' limpide e piu'
rigorose, piu' armoniose e rispettose di ogni persona e della natura tutta,
la casa comune in cui tutti abitiamo e di cui siamo parte.
Si' alla verita', si' alla giustizia, si' alla pace.
Si' al referendum brasiliano del 23 ottobre per proibire le armi assassine.
Il 23 ottobre vinca l'umanita' in Brasile, e da li' si propaghi il disarmo
in tutto il mondo.

2. VOCI DAL BRASILE: FERNANDA ABREU: SI'
[Dal sito www.referendosim.com.br riprendiamo la seguente dichiarazione.
Fernanda Abreu (Rio de Janeiro, 1961), "musa della samba funk brasiliana",
e' una notissima musicista e cantante, assai amata dal pubblico brasiliano]

Viviamo in una societa' dell'eccesso, in cui le armi sono un simbolo assai
potente.
Se si permette che l'intera popolazione imbracci le armi, e' assai probabile
che tutto degeneri nel caos e nella barbarie.
Si' al referendum per il disarmo.

3. 23 OTTOBRE. ANDREA ZECCATO: BRASILE AL VOTO CONTRO LA MORTE
[Dal sito di "Musibrasil" (http://musibrasil.net) riprendiamo il seguente
articolo.
L'associazione "Musibrasil" e' impegnata a sostegno del si' al referendum,
ed ha anche promosso un appello a tal fine, gia' pubblicato anche su questo
foglio, e disponibile nel sito citato.
Andrea Zeccato e' editorialista di "Musibrasil"]

Ottobre e', per tradizione, mese elettorale in Brasile. L'anno scorso di
questi tempi vi furono le elezioni amministrative, mentre per il 2006 sono
previste le presidenziali e le politiche. Anche l'ottobre 2005 contempla una
chiamata alle urne per i cittadini brasiliani, poiche' domenica 23 si
svolgera' il referendum sul commercio delle armi da fuoco e munizioni. Gli
aventi diritto al voto (122.042.825 di cittadini) dovranno esprimersi sul
seguente quesito: "Il commercio di armi da fuoco e delle munizioni deve
essere proibito in Brasile?".
*
Con 406.000 urne elettroniche disseminate in tutto il Brasile, il referendum
del 23 ottobre sara', inoltre, non solo interamente caratterizzato dal
ricorso all'elettronica, ma guadagnera' anche un particolare primato, quello
di maggiore consultazione popolare informatizzata del mondo.
Di passaggio va detto che, per determinare a quali tasti numerici delle
macchine elettroniche collocate nelle cabine andassero collegate le due
possibili scelte di voto, si e' fatto ricorso al sorteggio, il cui esito ha
assegnato al "si'" il numero 2 e al "no" il numero 1.
Come per le elezioni, anche nel caso del referendum il voto e' obbligatorio
per i cittadini con eta' compresa fra 18 e 70 anni, facoltativo per i
16-18enni e per gli ultrasettantenni, mentre non vi e' obbligo di voto per i
brasiliani residenti all'estero.
*
La Costituzione brasiliana prevede due tipi di consultazione popolare,
entrambe a iniziativa statale: il plebiscito e, appunto, il referendum.
Mentre con il primo si chiede al popolo di scegliere quale futuro assetto
giuridico dare a un determinato istituto, il secondo concerne la ratifica di
un provvedimento gia' vigente (o una sua singola parte). Storicamente furono
rilevanti i plebisciti del 1963, quando dopo un'infelice parentesi di
governi parlamentari si torno' al sistema presidenziale, e del 1993,
allorche' furono confermate la forma di stato repubblicana e la forma di
governo presidenziale. Per la stessa natura del referendum - che non e'
promosso dal popolo, ma dai suoi rappresentanti - la Costituzione non
richiede il raggiungimento di un quorum perche' esso sia valido.
*
Pertanto, se il 23 ottobre prossimo i si' raggiungeranno la maggioranza
semplice dei voti espressi, il commercio di armi e delle munizioni sara'
proibito, e nessun cittadino - compresi quanti gia' posseggono un'arma
registrata - potra' acquistarne lecitamente (anche l'importazione sara'
proibita). Le sole, ovvie, eccezioni riguarderanno gli appartenenti alle
forze armate, gli agenti delle varie polizie (federale, statale e locale), i
magistrati, i membri dei servizi segreti, i dipendenti delle imprese di
sicurezza privata e i praticanti di sport come il tiro e la caccia (qualora
in possesso di autorizzazione).
In caso di prevalenza dei no restera' in vigore la disciplina attuale,
secondo cui puo' comprare legalmente armi - e conseguentemente puo' tenerle
in casa o nel luogo di lavoro - chi ha oltre 25 anni, non ha subito condanne
penali, e' in possesso di adeguate e certificate condizioni psicologiche e
ha imparato a usare l'arma in una scuola specializzata, mentre chi e'
proprietario di un'arma registrata potra' continuare ad acquistare una
limitata quantita' di munizioni.
*
Sotto il profilo giuridico, il referendum del 23 ottobre deriva
dall'"Estatudo do desarmamento" (Statuto del disarmo), provvedimento
approvato nel dicembre del 2003 con lo scopo di dare una disciplina organica
alla materia.
Ad esso e' seguita, nel 2004, la campagna per la consegna volontaria delle
armi da fuoco. In pratica si e' chiesto ai cittadini di consegnare alle
autorita' le armi in proprio possesso (anche se detenute illegalmente),
offrendo un compenso in denaro a chi aderiva. La campagna ha avuto un
insperato successo (sono gia' state consegnate piu' di 400.000 armi) ed e'
stata prorogata oltre i sei mesi inizialmente previsti. Si concludera'
proprio il prossimo 23 ottobre.
L'articolo 35 dell'Estatudo do desarmamento, proibendo il commercio delle
armi da fuoco e delle munizioni su tutto il territorio brasiliano, ha
affidato al popolo il compito di ratificare la norma stessa e quindi nel
luglio scorso e' stato approvato il decreto d'indizione del referendum.
Al Congresso hanno votato a favore del provvedimento attuativo i
rappresentanti di Pt, Pcdob, Pv, Psb, Ppp, Psbd e Pmdb, si sono espressi
contro quelli del reazionario Prona, mentre i vertici di Pdt, Pl, Pp, Pfl e
Ptb non hanno dato indicazioni ai rispettivi parlamentari.
*
La campagna referendaria, iniziata il primo ottobre scorso, ha per
protagonisti il `Fronte parlamentare per un Brasile senza armi`, che
sostiene le ragioni del si' ed e' capeggiato dal presidente del senado,
l'alagoano Renan Calheiros (Pmdb) e il "Fronte parlamentare per il diritto
alla legittima difesa", che chiede ai cittadini di votare no e ha nel
deputato eletto nel distretto federale di Brasilia Alberto Fraga (Pfl) il
suo presidente. Ognuna delle coalizioni ha a disposizione dieci minuti al
giorno di propaganda gratuita sia alla radio che alla televisione, in
quattro fasce orarie (e vale la pena notare che una delle due fasce
televisive va dalle 20,30 alle 20,40, situandosi cosi' proprio nel
prime-time serale).
*
Per comprendere la posta in gioco il 23 ottobre e per meglio comprendere le
tesi dei due schieramenti e' opportuno soffermarsi sull'attuale situazione e
su alcuni dati statistici relativi all'uso delle armi in Brasile.
In primo luogo va detto che, secondo stime attendibili, le armi presenti in
Brasile ammontano a circa diciotto milioni di esemplari, di cui il 90%
appartiene a privati cittadini e solo il restante 10% allo stato. Le vendite
legali di armi leggere si situano attorno ai 50.000 esemplari l'anno. La
maggior parte di esse sono di produzione brasiliana e provengono dagli
stabilimenti delle due imprese leader del settore, la Taurus-Rossi e la
Companhia brasileira de cartuchos (che hanno complessivamente fatturato
circa 400 milioni di reali nel 2004).
*
In secondo luogo (e affrontando la questione da un punto di vista piu'
marcatamente statistico), occorre attingere ai dati forniti da
un'organizzazione internazionale super partes, l'Unesco, che il 27 giugno
scorso ha reso pubblico uno studio sull'argomento, presentato in Brasile con
il titolo "Mortes matadas por armas de fogo no Brasil 1979-2003". Dal
documento dell'Unesco si evince che, nel periodo considerato, le armi da
fuoco hanno causato in Brasile piu' di 550.000 decessi (terza causa di
morte, dopo le patologie cardiache e quelle cerebrovascolari). Inoltre, se
fra il 1979 e il 2003 la popolazione e' cresciuta del 51,8%, le morti
violente hanno avuto un tragico incremento pari al 461,8% con gli omicidi
aumentati del 542,7% e i suicidi del 75% (le morti accidentali sono, invece,
diminuite del 16,1%).
Realizzato in base ai dati del sistema d'informazione sulla mortalita'
(curato dal Ministero della Salute brasiliano), lo studio e' andato oltre il
solo dato nazionale, confrontando le cifre dei morti per arma da fuoco con
il numero delle vittime di 26 conflitti armati avvenuti in 25 paesi del
mondo in diversi periodi. Ne risulta un dato sconvolgente: pur non essendosi
verificati ne' conflitti religiosi, ne' guerre contro stati confinanti, ne'
tantomeno avendosi una lotta politica armata interna (come avviene in
Colombia, ad esempio), in Brasile si sono avute piu' vittime a causa di armi
da fuoco rispetto a nazioni protagoniste di guerre.
Infatti fra il 1993 e il 2003 questa causa di morte ha prodotto, in Brasile,
325.551 vittime. Di conseguenza, la media dei decessi a causa delle armi da
fuoco nel paese latino-americano e' superiore a quella causata dalla guerra
del Golfo, dall`insieme della prima e seconda Intifada, e dal conflitto
nord-irlandese. In termini assoluti, il totale delle vittime avutesi in
Brasile e' di poco inferiore soltanto a quello della guerra civile in Angola
(che si attesterebbero a circa 550.000 in 27 anni) e della guerra civile in
Guatemala (che tra il 1970 e il 1994 avrebbe mietuto 400.000 vite umane.
Quanto all'eta' delle vittime, il dato e' davvero sconvolgente poiche' il
44,1 per cento di esse e' compreso tra i 15 e i 24 anni. In questa fascia
d'eta' sono proprio le armi da fuoco a causare il piu' alto numero di
decessi, con un'incidenza molto maggiore rispetto alla seconda (gli
incidenti stradali). E va detto che i paesi nel mondo dove le morti per arma
da fuoco superano quelle per incidenti stradali sono esclusivamente quelli
belligeranti. In riferimento alla ricaduta economica del fenomeno sul
bilancio della sanita' pubblica, e' stato reso noto che, nel solo 2002, per
curare i feriti da arma da fuoco sono stati spesi fra 130 e 140 milioni di
reali.
*
Come si puo' facilmente immaginare, il referendum sulla proibizione della
commercializzazione delle armi non coinvolge solo i due schieramenti
parlamentari citati in precedenza, ma anche la societa' civile.
Allo slogan: "Il 23 ottobre diciamo si' alla vita. Votiamo per il disarmo",
lanciato dal "Fronte parlamentare per un Brasile senza armi", hanno aderito
molte organizzazioni non governative e le comunita' religiose di base,
mentre il "Fronte parlamentare per il diritto alla legittima difesa" e'
affiancato dalle imprese che fabbricano armi, dai proprietari terrieri e da
molti dei gruppi editoriali del paese (il noto settimanale "Veja", ad
esempio, ha chiaramente preso posizione per il no, ritenendo fra l'altro che
il quesito sia stato formulato in modo scorretto).
*
Gli appartenenti al "Fronte parlamentare per un Brasile senza armi" e i loro
alleati confrontano i dati negativi dello studio dell'Unesco con l'esito
positivo della campagna per la consegna volontaria delle armi da fuoco, e ne
traggono la conseguenza che solo la vittoria del si' puo' consentire al
Brasile di proseguire lungo la via tracciata dall'Estatudo do desarmamento.
Poiche' le statistiche mostrano come il piu' delle volte gli assassini
operano con armi rubate ai cittadini, essi fanno inoltre notare che la
proibizione del commercio delle armi otterrebbe un duplice effetto. Da un
lato otterrebbe il risultato minimo (ma non disprezzabile) di ridurre i
crimini passionali, i suicidi e gli incidenti causati dalla presenza di
pistole o fucili nelle case. Dall'altro genererebbe anche un calo dei
crimini in generale. Riguardo a questo aspetto del problema (e citando dati
della polizia federale) i fautori del si' rilevano che, grazie alla campagna
per il disarmo volontario, si e' avuta una consistente diminuzione del
numero di armi legali rubate (da 40.000 nel 2003 a 15.000 nel 2004).
Inoltre, citando ancora statistiche prodotte dalla polizia federale, nel
solo Parana' il numero degli omicidi e' calato del 20% e quello dei ricoveri
ospedalieri per lesioni da arma da fuoco del 34%, mentre nello stato di Sao
Paulo il numero degli omicidi e' diminuito del 18,5% e la quantita' di armi
in circolazione del 24%.
Infine sono resi noti studi criminologici per sostenere che tenere in casa
un'arma non offre affatto maggior sicurezza contro gli assalitori (come si
sarebbe tentati di credere), poiche' - secondo una ricerca dell'Instituto de
estudos da religiao - chi reagisce a una violenza usando armi da fuoco ha
180 volte piu' possibilita' di restare vittima dell'assalitore, rispetto a
chi non ne fa uso.
Queste argomentazioni rappresentano senza dubbio importanti carte da giocare
da parte del fronte del si'. Esso deve pero' guardarsi dall'errore di far
credere all'elettorato che la fine della commercializzazione delle armi in
Brasile coincida con la fine della violenza, che come e' noto trova linfa
nelle gravi disuguaglianze sociali che tuttora caratterizzano il paese
latinoamericano.
*
A sua volta il "Fronte parlamentare per il diritto alla legittima difesa"
afferma che se prevalesse il si' verrebbe di fatto abolito il principio di
autodifesa del cittadino, riconosciuto da tutti gli ordinamenti giuridici.
Di conseguenza il cittadino onesto, privato della possibilita' di usare
un'arma, finirebbe con l'offrirsi alla violenza di chi attenta alla sua
liberta' o ai suoi beni. Inoltre si evidenzia l'illusorieta' dell'eventuale
vittoria del si', poiche' le armi entrerebbero ugualmente in Brasile
(importate clandestinamente dai paesi vicini) e, inoltre, si sostiene che il
quesito e' ingannevole perche' sottintende che la fine del commercio delle
armi sferrerebbe un grave colpo alla criminalita'. Al contrario, secondo il
fronte del no, solo una profonda riforma del settore della pubblica
sicurezza puo' produrre miglioramenti nella lotta al crimine. Si fa poi
osservare che la criminalita' organizzata usa per lo piu' armi pesanti,
acquistate dall'estero o rubate all'esercito o addirittura vendute da
militari corrotti e, quindi, la fine del commercio legale delle armi non
inciderebbe su tutto cio'.
I sostenitori del no, contestando i dati sulle armi circolanti in Brasile,
affermano che se ne producono circa 200.000 l'anno, di cui il 90% e'
esportato. Della parte restante solo circa 20.000 esemplari sono posti in
vendita e di questi solo circa 3.000 sono acquistati da privati cittadini.
Mentre le armi illegali presenti nel paese ammonterebbero a circa otto
milioni, dicono i sostenitori del no, il referendum si preoccupa di
stabilire la sorte di 3.000 armi legali. Infine si fa notare che in un paese
continente come il Brasile, detenere un'arma rappresenta piu' un fatto
culturale (come, d'altra parte, avviene in molte zone degli Stati Uniti e di
altre nazioni dalla superficie molto estesa) che un indice di aggressivita'.
Per questa ragione chi risiede in luoghi sperduti trova nel possesso di
un'arma la forma piu' immediata di autodifesa, non solo a tutela della vita
e della proprieta', ma anche contro le aggressioni degli animali.
*
Come detto in precedenza, dal primo ottobre e' iniziata la campagna
referendaria ed entrambi gli schieramenti sono ricorsi a famosi pubblicitari
per produrre gli spot con i quali intendono convincere i cittadini. Il
"Fronte parlamentare per un Brasile senza armi" (che, fra l'altro, ha
l'appoggio del governo federale) fa affidamento su Paulo Alves (che ha
lavorato per gli ex presidenti Itamar Franco e Tancredo Neves) ed Elysio
Pires, e contera' altresi' sull'appoggio di parecchi personaggi del mondo
dello spettacolo come Fernanda Abreu e Marcelo Yuka. Il "Fronte parlamentare
per il diritto alla legittima difesa" conta sull'impegno di Chico Santa
Rita, famoso fin dall'epoca dell'elezione di Fernando Collor de Mello alla
presidenza e autore della campagna a favore del sistema presidenziale nel
plebiscito del 1993. Considerando il tema del referendum e gli argomenti
addotti a favore delle due tesi, e' facile immaginare che la campagna
pubblicitaria di entrambi i fronti puntera' molto sul lato emotivo della
questione. Il compito dei sostenitori del no appare pero' arduo, almeno
stando ai sondaggi, che prevedono il si' nettamente in testa.

4. 23 OTTOBRE. ANNA MARIA BRUZZONE: SI'
[Ringraziamo Anna Maria Bruzzone per il suo sostegno al referendum
brasiliano per il disarmo, pervenutoci attraverso Rachele Farina ed Enrico
Peyretti. Anna Maria Bruzzone e' nata a Mondovi' e vive a Torino, dove ha
insegnato. Storica, saggista, ricercatrice sociale, acuta scrittrice di
storia orale e delle donne, impegnata per la pace e la dignita' umana. Opere
di Anna Maria Bruzzone: (con Rachele Farina), La Resistenza taciuta. Dodici
vite di partigiane piemontesi, La Pietra, Milano 1976, seconda edizione
riveduta Bollati Boringhieri, Torino 2003;  (con Lidia Beccaria Rolfi), Le
donne di Ravensbrueck, Einaudi, Torino 1978; Ci chiamavano matti, Einaudi,
Torino 1979; (con Anna Bravo), In guerra senza armi. Storie di donne
1940-1945, Laterza, Roma-Bari 1995]

Esprimo anch'io con piena convinzione una forte solidarieta' al referendum
brasiliano per il disarmo.

5. 23 OTTOBRE. "MANI TESE": SI'
[Dal sito di "Mani tese" (www.manitese.it) riprendiamo la seguente
dichiarazione. "Mani tese" e' una delle piu' importanti ong italiane (per
contatti: segreteria nazionale, piazza Gambara 7/9, 20146 Milano, tel. +39
024075165, fax: +39 024046890, numero verde: 800552456, e-mail:
manitese at manitese.it)]

Due mani che spezzano un'arma da fuoco. Questo uno dei simboli piu'
conosciuti del movimento nonviolento in Italia e nel mondo.
Secondo dati dell'Unesco in dieci anni, dal 1993 al 2003, sono 325.551
brasiliani uccisi da armi da fuoco. Una cifra impressionante, addirittura
superiore, ad esempio, alle 200.000 vittime indigene del genocidio in
Guatemala. Basti pensare che tra i giovani brasiliani le armi da fuoco sono
la prima causa di morte e rappresentano la causa di oltre il 61% dei casi di
lesioni invalidanti. Sono cifre paragonabili a quelle di uno stato in guerra
Anche in Italia dobbiamo sentirci responsabili perche' il nostro paese e' il
secondo produttore al mondo di armi e, come scrive Riccardo Troisi della
"rete italiana per il disarmo", ogni anno l'Italia esporta in Brasile armi
da fuoco e munizioni per un valore di oltre 10 milioni di dollari.
*
Mani Tese, da oltre 40 anni, promuove una solidarieta' che parte
dall'incontro tra popoli e culture.
In Brasile collaboriamo da anni con i Sem Terra, il movimento contadino dei
senza terra che promuove occupazioni di terre incolte, combatte la violenza
del sistema latifondista e lotta da anni per una equa riforma agraria.
Il Movimento Sem Terra (in sigla: Mst) dichiara: "Siamo contrari alla
vendita di armi in Brasile e ci uniamo a tutte le forze progressiste della
nostra societa' per impedire legalmente questo processo di violenza sociale.
Ogni anno la vita di 40.000 brasiliani e brasiliane e' spezzata, per la
maggior parte giovani, poveri, neri e mulatti, che vivono nelle periferie
delle citta'. Per il Movimento Sem Terra il disarmo e' una necessita' per la
civilta' della nostra societa'".
In un documento diffuso dal Mst leggiamo: "La lotta per il disarmo e'
fondamentale per la costruzione di una cultura per la valorizzazione della
vita ed il rispetto della dignita' umana. Questa e' fondamentale per la
lotta contro la cultura di violenza, contro l'intolleranza e contro le
disuguaglianze, in tutte le loro manifestazioni".
*
Quello brasiliano e' il primo referendum al mondo che chiede ai cittadini di
un'intera nazione di mettere al bando le armi.
Il tema delle armi risulta quindi centrale perche' strumento di morte, di
lucri illegali e al servizio delle mafie.
Appoggiamo con decisione, dunque, la proposta di Nanni Salio, una delle voci
piu' importanti del movimento nonviolento in Italia, che recentemente ha
scritto: "L'iniziativa del referendum brasiliano e' lodevole e dovrebbe
essere proposta in ogni paese. Potrebbero essere le stesse Nazioni Unite a
farsene carico su larga scala".
*
Il Comitato brasiliano per il si' conclude il documento di lancio del
referendum scrivendo: "La sola proibizione del commercio delle armi da fuoco
e delle munizioni non puo' risolvere il problema della criminalita'. Ma e'
un passo fondamentale nella direzione di una societa' piu' sicura. Dobbiamo
continuare a lavorare per accordi internazionali per il disarmo, per
migliorare il sistema di giustizia e per la riduzione della disuguaglianza
sociale nel nostro paese. Ma per questo e' necessario fare un primo passo:
il giorno 23 ottobre ci sara' il primo referendum nella storia del Brasile.
E' la nostra opportunita' per mostrare in che tipo di societa' vogliamo
vivere. La vittoria del si' puo' essere l'inizio di una nuova storia che
comincia nel "voltar pagina" per l'(in)sicurezza in Brasile".
*
Mani Tese e' al fianco del Movimento Sem Terra e di tutte le organizzazioni
del Comitato per il si', esprime loro un forte incoraggiamento ad andare
avanti nella campagna ed augura una grande vittoria a tutto il popolo
brasiliano che crede in una societa' migliore.
La vittoria di questo referendum e' importante ben oltre i confini nazionali
e continentali.
La nonviolenza e' in cammino verso una societa' piu' giusta.

6. 23 OTTOBRE. PIETRO M. TOESCA: SI'
[Ringraziamo Pietro Toesca (per contatti: presidenza at artsangimignano.org)
per questo intervento. "Pietro M. Toesca e' nato a Torino nel 1927, ha
insegnato filosofia e storia nel liceo Virgilio di Roma e poi filosofia
nelle sue varie versioni (teoretica, della storia, delle scienze)
all'Universita' 'La Sapienza' di Roma e a Parma. Dimessosi nell'80 per
dignita' e rifiuto di connivenza con l'Accademia ricostruita, insegna ora
nella Universita' del Territorio della Rete delle piccole citta' storiche.
Ha scritto una montagna di libri, forse piu' o meno inutili, su Platone,
Pascal, Marx, sulla filosofia contemporanea, su scienza e potere, su cultura
e politica, sulla scuola, sull'arte, sui grandi scrittori come Omero, Dante,
Ariosto, Cervantes e Collodi. Si e' occupato e ha scritto di psichiatria e
di psicologia sociale. Dirige una piccola editrice cooperativa, Nuovi
Quaderni, e una rivista critica di ecologia territoriale, 'Eupolis'. Vive a
San Gimignano"]

E' come una grande boccata d'aria ogni volta che si sente notizia di
iniziative come quella brasiliana sul problema delle armi private. Gia' il
buon Orlando (quello Furioso) di Lodovico Ariosto e l'altrettanto buon don
Chisciotte hanno distrutto l'archibugio percependo subito e prevedendo che
l'invenzione avrebbe semplicemente alzato il livello di ogni conflitto e di
ogni contrasto.
Perche' questo grande amore per le armi pubbliche e private? E' qui che deve
agire il pensiero: esse non servono allo scopo per cui si dice che vengono
costruite, alla difesa.
Sono in ogni caso distruttive, connesse alla morte e non alla vita.
Un'umanita' armata e' un'umanita' che ha rinunziato al rapporto, alla
generosa fiducia, a costruire una societa' fondandola su quella fiducia e
sull'esercizio ininterrotto della reciprocita'.
Come difendersi dai delinquenti? Ma piuttosto, e prima di tutto: come creare
le condizioni per il non formarsi della delinquenza (anche in noi, quella di
riflesso)? Perche' non impegnarsi a costruire un mondo di vita, un gioioso
contesto di solidarieta' che accompagni ogni vivente nel buon cammino che
gli e' dato e lo aiuti nelle circcostanze dolorose che inevitabilmente (la
morte, almeno!) gli possono capitare?
Oltretutto, i primi ad acquistare armi nel caso della libera vendita ai
privati, sono proprio i delinquenti.
Questa iniziativa brasiliana e' un forte segno, che fa evidentemente parte
del grande movimento di presa di coscienza della dignita' dell'uomo, del
diritto alla vita, che attraversa in questo inizio di millennio tutta
l'umanita'.

7. 23 OTTOBRE. UN NUOVO SONDAGGIO: FORTALEZA DICE SI'
[Dal sito www.referendosim.com.br riprendiamo la seguente notizia
dell'ennesimo sondaggio. Rileviamo ancora una volta quanto siano limitati -
in questo come nei sondaggi precedenti - i campioni di popolazione
consultati]

Una ricerca realizzata dal giornale  "O Povo" ("Il popolo") e dall'istituto
UltraData rileva che il 61,5% della popolazione di Fortaleza (nello stato
del Ceara') e' a favore della proibizione del commercio delle armi e delle
munizioni in Brasile. Degli intervistati soltanto il 27,7% sono contrari, e
il 10%8 sono indecisi.
Il sondaggio mostra il si' in vantaggio in tutte le fascie d'eta', i livelli
di scolarizzazione e le fascie di reddito. Sono state intervistate 611
persone, tra il 23 e il 27 settembre.
Il rilevamento mostra anche che l'81,5% della popolazione della capitale
delo stato brasiliano del Ceara' e' informata del fatto che si svolgera' un
referendum. Considerando soltanto i voti validi, il si' raggiunge il 68%
delle itnenzioni di voto. Il margine di errore della ricerca secondo gli
autori potrebbe essere di 3,8 punti percentuali in piu' o in meno.

8. 23 OTTORE. ANDREA TRENTINI: UN INCONTRO A ROVERETO PER IL SI' AL
REFERENDUM PER IL DISARMO
[Ringraziamo Andrea Trentini (per contatti: andrea.trentini at unimondo.org)
per averci messo a disposizione questo resoconto.
Andrea Trentini, amico della nonviolenza, e' impegnato nelle esperienze
della Rete di Lilliput, dei "Gruppi di azione nonviolenta", della redazione
del portale internet "Unimondo" (www.unimondo.org) e del Centro per la pace
di Rovereto, ed in altre esperienze di pace e di solidarieta'.
Padre Nino Allegri, originario di Bolzano, e' da trent'anni missionario in
Brasile, come anche il fratello Ermanno]

Una voce di speranza e' arrivata con la testimonianza di Lino Allegri, il
missionario bolzanino da trent'anni in Brasile che venerdì sera e' stato
invitato dal Centro di educazione alla pace sul tema del disarmo. Il
prossimo 23 ottobre il Brasile sara' chiamato a esprimersi sul referendum
relativo alla vendita delle cosidette armi leggere al dettaglio. A sostegno
del si' al referendum si sono attivate le realta' della societa' civile tra
cui le comunita' di base cristiane e i movimenti popolari. Dal racconto di
Lino Allegri emerge il grande impegno che le reti brasiliane stanno facendo
per far vincere il si' che viene osteggiato dalla propaganda dei mercanti
d'armi. Il tutto in un momento storico che vede la forte crisi politica del
governo Lula che ha promosso in questo ultimo anno un programma per il
disarmo, incentivando la consegna di armi da parte dei cittadini in cambio
di un indennizzo in denaro.
*
"Il Brasile e' il paese nel mondo con il maggior numero di persone uccise da
armi da fuoco; nel 2003 ci sono stati 108 morti al giorno, in un anno quasi
40.000. Le armi da fuoco sono la prima causa di morte dei giovani in
Brasile. Uccidono piu' che gli incidenti d'auto, l'aids o qualunque altra
malattia o causa esterna (Datasus, 2003). Si stima che il numero totale di
armi da fuoco in circolazione in Brasile sia di 17,5 milioni (Iser - Small
Arms Survey, 2005) e solo il 10% di queste appartiene allo Stato (forze
armate e polizia), il resto, cioe' il 90%, e' in mano a privati. I padri
tengono armi in casa per difendere le proprie famiglie, ma i loro bambini
finiscono per trovarle e provocare con esse tragici incidenti", ha
raccontato Lino Allegri che ha parlato di un recente sondaggio che da' i
favorevoli al divieto di vendita di armi al dettaglio al 72%. Durante
l'incontro il missionario ha proposto di sostenere questa mobilitazione sia
con l'esprimere la propria solidarieta', sia versando contributi a sostegno
dei movimenti brasiliani impegnati per il si' (per informazioni e contatti:
www.referendosim.com.br, www.disarmo.org).
*
Sul tema del disarmo il Gruppo di azione nonviolenta ha rilanciato la
campagna "Control Arms" che chiede di vietare il commercio di armi leggere
verso paesi che hanno dittature, guerre in corso o violazioni di diritti
umani. In Trentino sono state raccolte più di 500 foto e per questo e'
importante che ora si pronuncino anche gli enti locali. Ecco quindi la
proposta rivolyta al Comune di Rovereto che si concretizza nell'approvare
una mozione di adesione alla campagna internazionale sul commercio delle
armi che punta a far pressione sull'Onu e sui governi che il prossimo luglio
2006 si incontrerranno a New York per definire un Trattato sul commercio
delle armi.
Del tema del disarmo si parlerà anche il prossimo sabato in occasione dello
spettacolo "Fuori tempo!", una coinvolgente interpretazione teatrale
dedicata ai conflitti dimenticati che si terra' sabato 15 ottobre alle ore
20,45 al teatro S. Maria di Rovereto. Realizzato grazie al contributo
dell'Assessorato ai giovani e all'istruzione del Comune di Rovereto, lo
spettacolo si richiama ai temi della nonviolenza e alle emozioni legate alle
situazioni di conflitto. La mattina si terra' uno spettacolo dedicato alle
scuole superiori che sara' anticipato da un confronto con due operatori
dell'informazione di pace e due volontari trentini ritornati dal Kossovo e
dalla Colombia, il roveretano Fabrizio Bettini e la trentina Lucia Benuzzi.
L'ingresso sara' gratuito e l'invito e' aperto a tutti coloro che cercano
nuove strade per costruire un mondo di pace.
Per informazioni : Centro di educazione alla pace, via Vicenza 5, Rovereto,
tel 0464 423206.

9. 23 OTTOBRE. "VITA": IL PRIMO REFERENDUM IN BRASILE
[Dal sito della rivista "Vita" (www.vita.it) riprendamo il seguente
articolo. Per contattare la redazione: redazione at vita.it]

Brasile: il 23 ottobre il referendum sulle armi. La campagna per il si' e'
arrivata anche in Italia, attraverso la divulgazione dei dati relativi alla
circolazione delle armi e tramite incontri di sensibilizzazione.
In occasione del primo referendum del Brasile, il 23 ottobre gli elettori
del paese sudamericano saranno infatti chiamati a votare per la proibizione
o meno del commercio delle armi da fuoco.
"Il commercio di armi da fuoco deve essere proibito in Brasile?", questa la
domanda del referendum a cui i cittadini brasiliani saranno chiamati a
rispondere il prossimo 23 ottobre.
La circolazione delle armi costituisce un grave problema per il paese. Dati
allarmanti sono riportati dalle fonti statistiche: 18 milioni le armi da
fuoco in commercio; tra le morti per cause non naturali il 30,1% e' dovuto a
ferite da armi da fuoco; nel 2004, 38.000 persone sono state uccise; tre
bambini ogni giorno vengono colpiti; la spesa della sanita' pubblica per i
feriti da armida fuoco nel 2002 ammontava a 135 milioni di reali.
La drammaticita' degli eventi gia' in passato aveva spinto il governo a
varare norme piu' ferree sulla circolazione delle armi. Nel dicembre del
2003 e' stata promulgata una legge, la legge n. 10826, che prevede un
maggior controllo sulle armi, e nel luglio del 2004 si e' dato inizio al
"disarmo volontario": e' previsto un compenso di 300 reali a chi consegna le
armi, i possessori poi non saranno interrogati su come e dove hanno
acquistato l'arma.
Ora un nuovo passo, che sembra dare un taglio netto al problema. La scelta o
meno della proibizione del commercio delle armi e' delegata al popolo. Per
la prima volta in Brasile si usera' lo strumento principe della democrazia
diretta, il referendum. Si attende con ansia l'esito.

10. 23 OTTOBRE. STELLA SPINELLI: IL BRASILE SI PREPARA AL REFERENDUM PER
ABOLIRE IL COMMERCIO DELLE ARMI DA FUOCO
[Dal sito www.peacereporter.net riprendiamo il seguente articolo. Stella
Spinelli, esperta di questioni latinoamericane, scrive su "Peacereporter"]

"Il commercio delle armi da fuoco e delle munizioni deve essere proibito in
Brasile?". E' questo il quesito a cui i brasiliani sono chiamati a
rispondere il 23 ottobre prossimo.
Il voto sara' elettronico: la risposta 1 equivarra' al "No, non sono
favorevole a proibire il commercio", la risposta 2 sara' invece "Si', voglio
proibirlo". Dall'entrata in vigore della nuova Costituzione del 1988, questo
e' il primo referendum indetto in Brasile.
Si tratta di una vera e propria conquista per tutti i movimenti di base, le
ong, i milioni di cittadini che da anni lottano per l'approvazione dello
Statuto per il disarmo e del Decreto legislativo che ha portato a indire
l'atteso referendum.
*
Nel guinnes dei primati. Centoventi milioni di persone, esattamente
122.042.825, in 5.564 citta' e 368.040 sezioni elettorali, saranno dunque
chiamate a giocare un ruolo fondamentale nella gestione di una delle piu'
gravi piaghe del paese sudamericano: i morti ammazzati. Secondo i dati Onu
sarebbero 38.000 all'anno i morti per arma da fuoco, vale a dire uno ogni 12
minuti, e 14.400 sono ragazzi fra 15 ai 24 anni. Le armi da fuoco sono la
prima delle cause di morte dei giovani brasiliani. Ogni giorno tre bambini
sono feriti da pallottole. Di questi due per tiri accidentali.
Il Brasile vanta cosi' il primo posto indiscusso nella classifica degli
omicidi da arma da fuoco, superando perfino paesi in guerra come l'Iraq, che
dall'inizio della guerra, maggio 2003, ha registrato fra le 26.302 e le
29.625 vittime civili.
Pur essendo in pace, e' l'unico paese dove si muore piu' per armi (30,1%
delle cause non naturali) che per incidenti stradali (25,9%). Nonostante i
brasiliani siano il 2,8 per cento della popolazione mondiale, l'8 per cento
degli omicidi registrati nel pianeta avvengono in Brasile.
*
Una voce da Rio. "Inutile dire quanto sia allarmante la situazione. Siamo in
vera emergenza. Ed e' altrettanto superfluo dirvi che sono per la
proibizione e che se potessi andare a votare il mio sarebbe sicuramente un
si'", commenta Mauro Furlan, cooperante che da tempo vive a Rio, lavorando
nelle varie favelas. "Sono consapevole che questo referendum sia un passo
importante per il Brasile, ma non dimentichiamo che si tratta solo del primo
dei tanti che servirebbero per potersi anche solo avvicinare ad arginarla,
la violenza. Comunque sia, proibire che in ogni maledetto negozio di ogni
piu' sperduto angolo del paese si possa comprare fucili, pistole o
addirittura bazooka e' sicuramente una mossa decisiva. Non voglio dire che
tutti coloro che comprano un'arma siano dei delinquenti, ma anche solo il
possederne una incrementa indirettamente il mercato del crimine. Dato che
potrebbe venire rubata, perduta o rivenduta, averla ti inserisce
automaticamente in un losco giro vizioso. Secondo i dati della polizia
federale nel 2003 sono addirittura 40.000 le armi racimolate da furti e
ruberie".
*
Meno armi meno morti. A conferma di quanto il numero di morti ammazzati sia
direttamente proporzionale al numero di armi in circolazione, ci sono i dati
relativi all'iniziativa lanciata lo scorso anno dal governo Lula per
favorire, intanto, il disarmo volontario: 400.000 armi consegnate hanno
determinato il 7% di feriti in meno a Sao Paulo e il 10,5 a Rio de Janeiro.
Le armi da fuoco non hanno risparmiato nemmeno le donne: il 57,7 per cento
delle morti non naturali nella fascia di eta' fra i 10 e i 19 anni sono
state provocate da armi. La percentuale scende al 54% per la fascia tra i 20
e 29 anni e riguarda il 49,9% delle donne uccise tra i 40 e i 49 anni.
*
Anteprima sui risultati. Da un'inchiesta pubblicata dalla "Folha de Sao
Paulo" - uno dei giornali a maggior tiratura e portavoce della elite
brasiliana di destra - emerge che, secondo i dati raccolti in 134 municipi
su un campione di 2.110 persone, l'80% e' per il si', il 17% per il no, il
3% non ha risposto e il 24% degli intervistati non sapeva del referendum.
Contro la vendita di armi da fuoco sono per l'85% donne e per il 75% uomini.
Tra i ragazzini fino alla terza media il 16% e' a favore, tra i liceali i no
raggiungono il 17% e la percentuale di coloro che ritengono che sia giusto
trovare pistole e simili nel negozio sotto casa sale al 22 tra gli studenti
universitari.
*
Domande senza risposta. "Mentre vi parlo sto ascoltando la radio - riprende
Furlan - che a ogni ora informa sul referendum e ricorda che votare e' un
obbligo e un diritto civile. Ma ormai le parole della pubblicita', come
quelle dell'informazione, suonano stonate alle mie orecchie. La falsita' si
e' insinuata dappertutto. Gli slogan stridono. Ho piu' dubbi che certezze,
piu' domande che risposte. Il referendum si fara', ma il clima di Rio de
Janeiro rimarra' lo stesso? Sara' sempre cupo, intriso di violenza e
ingiustizia, di illegalita'? La gente, ogni santa mattina, lotta per
sopravvivere, gioisce di quel poco che la vita ha da offrire, ringrazia Dio
per un altro giorno di vita. La violenza a Rio sta persino aumentando.
Alcune favelas finora non interessate dal narcotraffico, ne sono appena
state invase. Il potere parallelo aumenta e il crak, droga terribile, e'
arrivato anche qui. Si percepisce che la corruzione, l'illegalita', permeano
tutti i livelli. Pensate che alcuni giorni fa sono scomparsi due milioni di
reali dalla sede della polizia federale e non possono neanche essere
bloccati perche' la polizia non li ha fotocopiati registrandone i numeri
delle banconote. E questo e' la normalita'. Il quotidiano. Banditi come se
piovessero, ragazzini che si drogano, poliziotti corrotti. Dove sono i
confini della legalita'? Dov'e' il senso civico?  Tante persone che ho
ascoltato qui soffrono, si sentono impotenti. Il referendum arrivera', ma
chi arginera' il rapporto trafficanti-polizia e il traffico illecito di armi
di contrabbando che arrivano dai paesi stranieri, alimentando questo
circuito di morte?".

11. RIFLESSIONE. LUCIANO BONFRATE: WEEK-END A LAMPEDUSA
[Luciano Bonfrate e' aspro e schivo collaboratore di questo solo foglio]

Vi accade quello che tutti gia' sappiamo
vi accade quello che accade in ogni campo.
Tu ti commuovi solo quando tocca
a uno della nostra nazionale
a uno che frequenta il bar del vicolo
a uno che si e' visto alla tivu'.

Ma li' ogni giorno l'orco trita vite
una vi langue sterminata umanita'
se tu non abolisci i campi, i campi
aboliranno l'umanita' intera.

*

"E adesso un poco di pubblicita'"
gracchia lo schermo, e la rivista alterna
al bieco orrore le pagine ammiccanti
di donne denudate esposte merce.
Sottile rutilante patinato
specchio traslucido di molte infamie.
Plurimo orrore, nell'indifferenza
che quell'orrore stabilizza e duplica,
che quell'orrore origina e propaga.

12. INFORMAZIONE. IL "COS IN RETE" DI OTTOBRE
[Dall'associazione nazionale Amici di Aldo Capitini (per contatti:
l.mencaroni at libero.it) riceviamo e volentieri diffondiamo]

Vi segnaliamo l'ultimo aggiornamento di ottobre 2005 del "C.O.S. in rete"
(sito: www.cosinrete.it).
Nello spirito del Cos di Aldo Capitini, le nostre e le vostre risposte e
osservazioni a quello che scrive la stampa sui temi capitiniani:
nonviolenza, difesa della pace, liberalsocialismo, partecipazione al potere
di tutti, controllo dal basso, religione aperta, educazione aperta,
antifascismo, tra cui: Premi "Aldo Capitini"; Le grandi vittime del
Sant'Uffizio; La storia degli Usa vista dal basso; Il giustiziere del
pianeta; Beati gli ultimi; Morire per la patria; Gli imperi creazionisti, Lo
stato di polizia; Il ritorno di Costantino; Il nuovo fascismo dei neo-con;
Bloch e le speranze incorrotte; I mediocri e gli svantaggiati; Da 30.000 a
50; Le guerre dell'armata Ruini; La violenza imperiale torna in Giappone; I
nuovi confini dell'informazione e della conoscenza; Oportet ut scandala
eveniant ; ecc.
Piu' scritti di e su Capitini utili secondo noi alla riflessione attuale
sugli stessi temi.
*
Ricordiamo che sui temi capitiniani sopra citati la partecipazione al
"C.O.S. in rete" e' libera e aperta a tutti mandando i contributi
all'indirizzo e-mail: capitini at tiscali.it, come pure la discussione nel sito
blog del Cos a http://cos.splinder.com
Ricordiamo anche che il sito con scritti di e su Aldo Capitini ha cambiato
indirizzo in: www.aldocapitini.it

13. DOCUMENTI. LA "CARTA" DEL MOVIMENTO NONVIOLENTO
Il Movimento Nonviolento lavora per l'esclusione della violenza individuale
e di gruppo in ogni settore della vita sociale, a livello locale, nazionale
e internazionale, e per il superamento dell'apparato di potere che trae
alimento dallo spirito di violenza. Per questa via il movimento persegue lo
scopo della creazione di una comunita' mondiale senza classi che promuova il
libero sviluppo di ciascuno in armonia con il bene di tutti.
Le fondamentali direttrici d'azione del movimento nonviolento sono:
1. l'opposizione integrale alla guerra;
2. la lotta contro lo sfruttamento economico e le ingiustizie sociali,
l'oppressione politica ed ogni forma di autoritarismo, di privilegio e di
nazionalismo, le discriminazioni legate alla razza, alla provenienza
geografica, al sesso e alla religione;
3. lo sviluppo della vita associata nel rispetto di ogni singola cultura, e
la creazione di organismi di democrazia dal basso per la diretta e
responsabile gestione da parte di tutti del potere, inteso come servizio
comunitario;
4. la salvaguardia dei valori di cultura e dell'ambiente naturale, che sono
patrimonio prezioso per il presente e per il futuro, e la cui distruzione e
contaminazione sono un'altra delle forme di violenza dell'uomo.
Il movimento opera con il solo metodo nonviolento, che implica il rifiuto
dell'uccisione e della lesione fisica, dell'odio e della menzogna,
dell'impedimento del dialogo e della liberta' di informazione e di critica.
Gli essenziali strumenti di lotta nonviolenta sono: l'esempio, l'educazione,
la persuasione, la propaganda, la protesta, lo sciopero, la
noncollaborazione, il boicottaggio, la disobbedienza civile, la formazione
di organi di governo paralleli.

14. PER SAPERNE DI PIU'
* Indichiamo il sito del Movimento Nonviolento: www.nonviolenti.org; per
contatti: azionenonviolenta at sis.it
* Indichiamo il sito del MIR (Movimento Internazionale della
Riconciliazione), l'altra maggior esperienza nonviolenta presente in Italia:
www.peacelink.it/users/mir; per contatti: mir at peacelink.it,
luciano.benini at tin.it, sudest at iol.it, paolocand at inwind.it
* Indichiamo inoltre almeno il sito della rete telematica pacifista
Peacelink, un punto di riferimento fondamentale per quanti sono impegnati
per la pace, i diritti umani, la nonviolenza: www.peacelink.it; per
contatti: info at peacelink.it

LA NONVIOLENZA E' IN CAMMINO

Foglio quotidiano di approfondimento proposto dal Centro di ricerca per la
pace di Viterbo a tutte le persone amiche della nonviolenza
Direttore responsabile: Peppe Sini. Redazione: strada S. Barbara 9/E, 01100
Viterbo, tel. 0761353532, e-mail: nbawac at tin.it

Numero 1080 dell'11 ottobre 2005

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