Una lettera dalla Procura



Ad alcuni mezzi d'informazione
e ad alcuni altri interlocutori

UNA LETTERA DALLA PROCURA

Dalla Procura della Repubblica di Viterbo mi perviene, nella mia qualita' di
"persona offesa" (e mai termine mi parve piu' adeguato), l'ennesimo avviso
della richiesta di archiviazione da parte del pm al gip di un mio esposto in
cui denunciavo l'illegalita' e la criminosita' della partecipazione italiana
alla guerra in Iraq.
Riconosco che la motivazione - il reato che denunciavo non si e' compiuto
nel territorio viterbese, e il procuratore segnala che io stesso avevo gia'
provveduto ad inviare quell'esposto anche ad altre sedi giurisdizionalmente
competenti - ha una sua logica, e mi pare di intendere che il sostituto
procuratore che ha redatto l'atto ritenga che ad altre procure da me
interpellate possa incombere la responsabilita' dell'azione penale che ho
sollecitato.
Non mi e' invece ancora giunta alcuna notizia in ordine alla mia opposizione
ad analoga richiesta di archiviazione da parte della Procura di Pisa (in
relazione ai trasporti di armi destinate alla guerra cola' transitate).
Ne' ho ricevuto risposta alcuna dalla magistratura romana cui pure mi sono
ripetutamente rivolto.
*
Provo a riassumere i termini della questione, per l'ennesima volta:
a) la Costituzione della Repubblica Italiana all'articolo 11 e'
inequivocabile nello stabilire che l'Italia non puo' prendere parte a una
guerra come quella in corso in Iraq;
b) in flagrante violazione della Costituzione il governo, la maggioranza
parlamentare e il capo dello stato hanno coinvolto l'Italia in una guerra
illegale e criminale, violando la Costituzione cui pure avevano giurato
fedelta' e commettendo il massimo dei crimini loro ascrivibili: appunto la
violazione della Costituzione, scilicet un vero e proprio golpe per il quale
dovrebbero essere arrestati e mandati dinanzi a una corte di giustizia per
risponderne a termini di legge;
c) in conseguenza della loro violazione della Costituzione costoro hanno
altresi' provocato la morte di numerosi italiani inviati nell'Iraq in guerra
come truppe occupanti al servizio del potere degli invasori terroristi e
stragisti;
d) che in Iraq sia in corso una guerra e' di una tale evidenza che solo
degli idioti o dei mascalzoni possono continuare a negarlo;
e) che l'Italia sia una potenza militare occupante, quindi una parte
belligerante a tutti gli effetti - e schierata dalla parte degli invasori
terroristi e stragisti -, e' altrettanto innegabile;
f) che questo esponga anche il nostro paese e la nostra popolazione a
divenire bersaglio di atti di guerra, cioe' di terrorismo (poiche' la guerra
e' gia' terrorismo), cioe' di attentati stragisti, e' cosa talmente evidente
che solo governanti e manutengoli scellerati, stolti e irresponsabili
possono fingere di non capirlo;
g) in tale contesto continuo a chiedere: il potere giudiziario puo' restare
inerte? I responsabili primi della morte dei nostri connazionali a Nassiriya
devono restare impuniti? Gli sciagurati che hanno violato la Costituzione e
hanno precipitato il nostro paese in un crimine e in un pericolo immani
potranno continuare nella loro azione criminosa? Quanto sangue ancora dovra'
essere versato prima che la legge intervenga per fermare i golpisti, per
ripristinare la vigenza della legalita' costituzionale e del diritto
internazionale, per imporre il ritiro immediato del nostro paese da una
guerra illegale e criminale?
*
Possibile che dinanzi a tutto cio' ne' la magistratura ne' l'opinione
pubblica abbiano nulla da fare e nulla da dire?
Possibile che pubblici ufficiali, istituzioni democratiche, movimenti della
societa' civile, intellettuali e mass-media pronti a insorgere come un sol
uomo quando si tratti di piccinerie come le miserabili censure a
spettacolini comici, non si rendano conto che col loro silenzio stanno
avallando un effettuale colpo di stato che fa strame della legge
fondamentale del nostro ordinamento giuridico, una guerra terrorista che
puo' aver esiti catastrofici per l'umanita' intera, ed anche - ineludibile
conseguenza  - il concreto pericolo di nuove stragi di nostri connazionali
non solo in Iraq ma anche in territorio italiano?
Mi guardo intorno, lancio nel buio una voce.

Peppe Sini
responsabile del "Centro di ricerca per la pace" di Viterbo

Viterbo, primo dicembre 2003