[NuevaColombia] TAMBURI DI GUERRA TRA ECUADOR E COLOMBIA!



Pressione di Washington, militarizzazione crescente e tensione
sociale alle stelle

TAMBURI DI GUERRA TRA ECUADOR E COLOMBIA!


Tratto da Liberazione del 20/01/2004


Tamburi di guerra alla frontiera tra Ecuador e Colombia. Un progetto
che l'amministrazione Bush aveva a lungo differito, cercando le vie
più redditizie, prende il via con il sequestro, a Quito, del
colombiano Simon Trinidad, prelevato da una squadra mista di agenti
della Cia e dei servizi segreti ecuadoriani mentre si preparava a
incontrare rappresentanti delle Nazioni Unite. Trinidad, un quadro
politico delle Farc, aveva avuto un ruolo importante nel processo di
pace nel Caguán, sollecitato dal presidente Pastrana all'inizio del
suo mandato e successivamente affossato dal "partito americano". Le
Farc hanno confermato il sequestro del loro rappresentante e così
pure le informazioni filtrate alla stampa secondo le quali tra
i "prigionieri di guerra" figura anche Ingrid Betancourt, candidata
alle ultime elezioni presidenziali (quelle da cui è uscita la
presidenza Uribe). Trinidad, ha detto un portavoce, doveva incontrare
il segretario generale dell'Onu, Kofi Annan e il suo rappresentante
pesonale, James Lemoyne, lo stesso che fu protagonista, nella fase
terminale del "processo di pace" con Pastrana, di un estremo
tentativo di mediazione. I dirigenti della guerriglia non hanno
voluto commentare l'indiscrezione vera o presunta accreditata da un
giornale, secondo la quale militari paramilitari punteranno
sull'assassinio del leader della guerriglia, Marulanda, e dei massimi
collaboratori. Sul versante statunitense non si è avuta alcuna
rivendicazione. Cresce invece l'allarme in Ecuador, dove il recente
incontro tra il presidente Gutíerrez e il sottosegretario
statunitense per l'America Latina, Otto Reich, l'uomo di tutti i
colpi di Stato e di tutti gli intrighi, viene messo apertamente in
relazione con gli impegni assunti dal primo. A meno di un anno dalle
presidenziali, insomma, gli ecuadoriani «scoprono con rabbia di
essere vittime di una specie di assalto mosso da un gruppo di
ufficiali legati ai servizi segreti dell'esercito». Il professor
Manuel Salgado, dell'Università centrale di Quito, già presidente del
Congresso, consigliere del partito socialista per la politica estera,
considerato un'autorità per i problemi dell'area andina ha dichiarato
che Gutíerrez, il quale si era presentato agli elettori come garante
del cambiamento, si è smascherato rapidamente come «un militarista,
complice dell'amministrazione Bush, in totale connessione con il
presidente colombiano, Uribe, e con il narcotraffico» e sta operando
per coinvolgere il paese nell'intervento militare statunitense in
Colombia. La tensione fra le organizzazioni popolari e i partiti di
sinistra ecuadoriani cresce a vista d'occhio ha dichiarato Salgado,
notando che la dollarizzazione ha trasformato l'Ecuador in uno dei
paesi più cari del continente e ha scatenato un'ondata di
disoccupazione, di povertà e di violenza delinquenziale. Il
presidente ha tradito tutte le sue promesse, a partire da quella di
rivedere gli accordi con gli Stati Uniti per l'uso della base
militare di Manta, grazie alla quale è possibile controllare l'intera
regione di frontiera con la Colombia e soprattutto i dipartimenti di
Putumayo e di Meta, dove si ritiene siano concentrate le forze più
rilevanti della guerriglia. Le forze armate ecuadoriane non possono
entrare nella zona, che è praticamente sottratta alla sovranità del
paese. Le organizzazioni popolari ecaudoriane stanno preparando una
mobilitazione di massa contro il governo. Salgado non ha nascosto la
preoccupazione sua e del suo partito. «Certo - ha detto - le cose non
possono fermarsi al punto in cui sono. Non si dimentichi che stiamo
parlando dell'Ecuador, un paese che in quattro anni ha cambiato
cinque volte governo, un paese che il Libertador, Simón Bolivar, ha
paragonato a un vulcano. Noi ecuadoriani siamo fatti così: nel
momento in cui nessuno se lo aspetta, cominciamo a eruttare. Gli
Stati Uniti frebbero bene a riflettere sulle loro mosse e a chiedersi
come mai in America Latina trovano sempre meno alleati». L'attenzione
resta rivolta anche alla Colombia e al Venezuela, gli altri due
vertici di quella che fu la "Grande Colombia" bolivariana. In
Colombia, l'amministrazione Bush ha subito, infatti, un pesante
rovescio neelle ultime elezioni, dalle quali è uscita una maggioranza
di astenuti. Una sconfitta severa, che è stata seguita da un numero
inatteso di dimissionari nelle file dei "fedelissimi": tra gli altri
l'immarcescibile generale Mora, capo di stato maggiore, sostenitore a
oltranza della "politica di forza", la ministra della difesa, Matta
Lucia Ramirez e quella dell'ambiente, il ministro degli interni,
Fernando Londono Hoyos e il direttore della polizia, Teodor Campo.

Ennio Polito







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