V-DAY MESSAGGIO SPAM



Si è concluso il V-Day, con onorale successo, nonostante la giornata fosse piena di impegni per gli italiani; dall’estremo saluto al tenore Pavarotti, alla partita della nazionale.

Qualcuno alla fine con questi rappresentativi “banchetti democratici”, ha trovato un prodotto capace di togliere le vecchie incrostazioni dal parlamento.  Alla vigilia delle raccolte firme, mi chiedo, se un comico della levatura di Beppe Grillo scende in piazza a fare politica, con il consenso d’alcuni politici, l’Italia è un paese “lento”?

 

Se poi Grillo, dietro insistenti pressioni, ripete che lui non si candiderà agli europei, torno a chiedermi, per quale motivo si adopera nelle vesti di esaminando, quando con una semplice battuta davanti ad una telecamera farebbe capire il problema senza scomodare le persone da casa?

 

La risposta a queste domande è contenuta un’unica parola: la piazza. Sì perché, anche la piazza, a volte sminuita, ha la sua rilevante mansione politica. Basti ricordare le sofferenti sommosse popolari a volte manovrate dal potere per scopi personali, oppure come accade oggi, vediamo scendere in piazza leader di pensiero come premi nobel, cantanti, attori, che con la loro conoscenza mediatica, rendono pubbliche questioni di governo e d’informazione. Se i giornalisti fanno politica, i politici fanno gli opinionisti, i comici curano spazi su quotidiani, gli italiani chi li fa ridere? La più bella definizione di comico la diede Roberto Benigni in un’edizione del Festival di Sanremo: i comici sono contrabbandieri senza licenza, hanno il potere di far piangere e ridere, il potere più grosso del mondo. 

L’Italia tornerà ad essere “il bel paese”, il giorno che ognuno rivestirà il suo ruolo. Si ritornerà a ridere di una battuta della Guzzanti, ad applaudire un Celentano che canta, a ravvivarci di una politica liberale e democratica.