R: Re: [ecologia] oggi denuncio facebook che mi ha buttato fuori senza alcun avvertimento



Pubblicato sulla bacheca!
Fateci sapere lo sviluppo degli eventi...

----Messaggio originale----
Da: info at ilgiardinodegliangeli.it
Data: 04/05/2009 15.29
A: <ecologia at peacelink.it>
Ogg: Re: [ecologia] oggi denuncio facebook che mi ha buttato fuori 
senza alcun avvertimento

Ho pubblicato l'articolo sulla mia pagina di facebook, vediamo se 
butteranno fuori anche me.
http://www.facebook.com/home.php?ref=home#/profile.php?
id=1174396988&ref=name 
<http://www.facebook.com/home.php?ref=home#/profile.php?
id=1174396988&ref=name>
Luciano


ANDREA AGOSTINI ha scritto:
> chi puo' la metta sulla sua bacheca....
>  
>  
> da repubblica.it
> lunedi 4 maggio 2009
> **
> ** 
> ** 
> *_Oggi denuncio Facebook_*
> Oggi presenterò una denuncia contro Facebook al presidente 
> dell'Autorità garante dei dati personali, il professor Francesco 
> Pizzetti. Con il mio legale sto valutando di ripetere l'iniziativa 
con 
> l'autorità per le Comunicazioni. Cos'è successo? Nulla di nuovo, 
> purtroppo, non sono che uno dei tanti cui Facebook ha cancellato 
> l'account senza alcun "warning" o avviso preventivo: centinaia di 
> messaggi personali, decine di testi e foto, 859 contatti. Il 
tutto 
> senza dare spiegazioni, senza dirmi il motivo del provvedimento. 
Ho 
> perciò deciso di fare di questa vicenda il terreno di una 
battaglia 
> non personale ma di diritto. Non si tratta di riavere indietro le 
mie 
> poche carabattole digitali.
> E' una questione di trasparenza e di legalità negate.
> Ma facciamo un passo indietro e vediamo i fatti nel dettaglio. 
Poi 
> faremo qualche ragionamento.
> "Il tuo account è stato disabilitato" e non ti diciamo perché - 
Alle 
> 7,02 del mattino di venerdì primo maggio ho aperto dal mio iPhone 
il 
> programma di consultazione di Facebook. Non riuscivo ad entrare: 
login 
> o password non corretta, era la risposta del sistema. Mi sono 
> insospettito: le password erano memorizzate, non potevano esser 
> cambiate da sole. Allora ho acceso il computer ed ho visto il 
> messaggio di condanna: "la tua password è stata disabilitata". Mi 
> dicono che posso contattare il team che si occupa dei rapporti con 
i 
> clienti.
> "Leggi i terms of service, paisà" - Ovviamente scrivo subito 
> all'indirizzo che mi è stato dato, in italiano e, poiché conosco 
i 
> miei polli, anche in inglese. Pochi minuti e mi arriva una mail 
(in 
> inglese). Evidentemente automatica. Dice che hanno ricevuto la 
mia 
> segnalazione, ma che nel frattempo mi consigliano di leggere i 
termini 
> d'uso - come per dire: hai la coscienza sporca, guardati dentro. E 
io 
> li rileggo - l'avevo già fatto, perché mi occupo di questo campo da 
17 
> anni - e ho la conferma di ciò che già so: non ho violato nessuna 
> delle regole d'uso di Facebook.
> Ma non posso fare a meno di notare la follia di un documento 
scritto 
> in parte in italiano ed in parte in inglese. I passi nella nostra 
> lingua non sono stati nemmeno rivisti da un correttore: ci sono 
> parentesi che non si chiudono, errori di lessico e qualche 
passaggio 
> in puro italiano "broccolino". Sembra di stare nel Padrino con 
Marlon 
> Brando.
> Ma non siamo qui per fare colore: un testo come questo, che 
equivale a 
> un contratto, è nullo perché non scritto in modo consono. Ma 
intanto - 
> mi dico - mi risponderanno e mi daranno la possibilità di 
spiegargli 
> che si sono sbagliati...". Amenoché...
> "A pensar male, con tutto ciò che segue..." -  A pensar male e a 
far 
> peccato, ci sarebbero due o tre "stati", i pensierini di Facebook, 
in 
> cui ho ironizzato su fatti di cronaca. In uno ho scritto che si 
> attendeva un pronunciamento del papa contro i wurstel (una 
battuta 
> abbastanza tiepida sull'onnipresenza delle dichiarazioni 
pontificie, 
> pubblicata mentre imperversava la paura dell'influenza suina).
> E poi ci sono vari articoli in questo post/rubrica in cui ho 
criticato 
> Facebook, proprio a proposito di ciò di cui mi sto occupando 
adesso: 
> il fatto che se succede il sia pur minimo incidente con il social 
> network non hai a chi rivolgerti perché l'azienda di Mark 
Zuckerberg 
> si rifiuta ostinatamente di aprire una rappresentanza italiana e 
il 
> quartiere operativo europeo, che è a Dublino, resta un'entità 
lontana, 
> irraggiungibile. Ma dai, mi son detto, stai a vedere che con 7 
milioni 
> di utenti in Italia se la prendono proprio con te.
> Intanto erano passate 24 ore e dal "team" ancora nessuna risposta.
> I robot di Facebook e la paranoia -  Per la verità ho anche 
scritto 
> più volte che Facebook è un grande fenomeno da prendere in seria 
> considerazione. E l'ho onorato con la mia presenza e con i miei 
> pensieri, come altri milioni di italiani fanno ogni giorno. L'ho 
fatto 
> perché di cultura digitale scrivi se sei con le mani in pasta 
nelle 
> diverse applicazioni, oppure fai solo elzevirismo inutile (e poi 
mi 
> piace, ciò che posso dire di tutto il mio lavoro).
> In marzo, dopo che avevo riferito dell'account disabilitato (e 
poi 
> riattivato) a Nino Randisi, giornalista siciliano antimafia, ero 
stato 
> contattato in modo riservato da un professionista italiano. Era 
latore 
> di un messaggio da parte di una dirigente americana di Facebook. 
Mi 
> spiegavano che si era trattato di uno spiacevole incidente frutto 
> dell'errore dei "bot", cioè di programmi che lavorano in automatico 
e 
> controllano l'attività degli utenti. Mi dicevano che può avvenire 
> quando magari uno "si muove troppo", mette tanti video, pubblica 
> troppe foto, manda migliaia di mail e ha troppi commenti. Un 
errore 
> della "macchina" insomma. Avevo preso nota della rettifica, 
l'avevo 
> pubblicata, avevo ripetuto che mi sembrava un  modo non 
rispettoso 
> delle persone e degli utenti italiani di gestire le cose solo in 
> automatico e senza un minimo di saggezza umana.
> (Io per la verita mi "muovo" poco. Mando sì molte mail - siamo 
però 
> nell'ordine delle decine al giorno - ma tutte alle stesse 
persone, 
> perché Facebook fa presto a diventare una chat in differita. 
Certo,  
> c'è chi mi ha suggerito che si potrebbe ipotizzare che alla 
parola 
> "papa" sia associato un certo grado di vigilanza da parte dei 
medesimi 
> robot... ma Fb è piena di satira sul papa e le posizioni del 
Vaticano, 
> dovevano beccare proprio me?)
> L'accusa non detta e il "sentirsi sporchi" - Più di uno mi ha 
> prospettato l'idea che qualcuno che conta si sia voluto liberare 
del 
> mio account: si può fare, si può segnalare all'azienda che i 
contenuti 
> di un certo utente sono "inappropriati", poi però ci sarebbe da 
vedere 
> chi è che valuta la segnalazione. Ma insomma, non sono paranoico 
fino 
> a questo punto e comunque vado anche oltre: riconosco il diritto 
di 
> Facebook di liberarsi di chiunque, ma solo dopo aver detto con 
> chiarezza quale infrazione è stata commessa.
> L'aspetto "culturalmente" inquietante di tutto ciò è che essere 
> buttati fuori da un giorno all'altro e senza spiegazioni ti mette 
in 
> uno stato di anomia. Ti fa sentire già colpevole anche se non 
conosci 
> l'accusa. Ricordate Kafka? : "Qualcuno doveva aver calunniato Josef 
K, 
> perché senza che avesse fatto nulla di male, una mattina venne 
> arrestato...".
> E' un meccanismo emotivo potente. Ho parlato con almeno cinque 
amici 
> che hanno insistito per interi quarti d'ora sul tema: 
"Riflettici, 
> qualcosa hai fatto, non possono averti buttato fuori per niente". 
> Istintivamente, le persone tendono a ritenere colpevole chi è 
> l'oggetto di una pena "preventiva".
> E a proposito: a questo punto erano passate 48 ore dalla mia mail 
a 
> Facebook: nessuna risposta al mio messaggio...
> Un problema di diritto - Ora, se permettete, qui il problema non 
è 
> personale. Non sono i miei contatti, cui pure tenevo molto. E non 
è 
> nemmeno problema di cosa abbia fatto io, per quanto io non abbia 
fatto 
> nulla di irregolare. 
> Qui il problema che abbiamo di fronte è quello dei diritti degli 
> utenti di Facebook e delle regole della piattaforma, che non 
possono 
> andare contro i principi che regolano lo stato italiano, oltre ad 
> essere contrari ad ogni buon senso. Del resto queste grandi 
aziende 
> sono molto "ragionevoli" quando sbarcano in paesi come la Cina: 
dicono 
> che le leggi locali vanno rispettate.
> Quelle di un paese democratico possono essere ignorate?
> E' ora che questa  assurdità venga corretta. Posso anche accettare 
di 
> essere espulso, se mi si spiega il motivo del provvedimento e mi si 
dà 
> la possibilità di argomentare in mio favore.
> Ogni altro comportamento da parte dei gestori del sistema è 
illegale. 
> Habeas data: signori legislatori, ci sentite? -  Ho difeso 
Facebook 
> contro l'emendamento repressivo del senatore D'Alia e lo rifarei 
mille 
> altre volte. Penso che ci sia un'oscena tendenza dell'establishment 
a 
> pensare in termini di "normalizzazione" repressiva di internet. Non 
è 
> questo il caso, non il mio almeno. Non sto chiedendo nessuna 
legge 
> ammazzafacebook e meno che mai misure a pioggia che danneggino le 
> aziende americane che in Italia hanno rappresentanza e 
reperibilità. 
> Solo il rispetto dei diritti degli utenti di Facebook e di 
qualsiasi 
> altra azienda che attui policy simili.
> Signori deputati e senatori, signori deputati europei vecchi e 
nuovi: 
> occupatevi in modo positivo della vita digitale, invece di provare 
a 
> stroncarla, filtrarla, censurarla, e magari regalarla ai padroni 
del 
> vapore, oh scusate, di cavi e "cellule"... E quindi.
> Quindi l'espressione Habeas data  non è mia, ma si pone ormai come 
un 
> tema della società contemporanea. Non solo per le mie foto su 
Facebook 
> (che a proposito continuano ad essere a disposizione della 
piattaforma 
> e possono essere, in teoria, riusate da loro mentre io sono 
> disabilitato come utente) ma per tutti noi.
> Non ci sono servizi gratuiti - C'è chi argomenta dicendo che la 
> gratuità del servizio "sospenda" ogni diritto agli utenti. Di 
solito 
> si tratta delle stesse persone che si inviperiscono contro i 
giornali 
> on line se solo gli si chiede di lasciare un mail per inserire un 
> commento sotto un articolo.
> A parte che dovremmo riflettere se per caso non stiamo avallando, 
con 
> un click messo distrattamente sotto scassati "terms of service", 
una 
> morte lenta di ogni garanzia, vorrei dire con tutte le mie forze: 
vi 
> sbagliate!
> Io-utente pago Facebook e qualsiasi servizio "gratuito": con i 
miei 
> dati, il mio tempo, i miei contenuti. E lo pago con l'uso che ne 
> faccio, perché contribuisco a migliorarlo e perfezionarlo. E' 
questo 
> il patto su cui regge l'economia digitale.
> Non c'è niente di scandaloso in questo, se non la pretesa di 
definire 
> gratuito il servizio, che invece tesaurizza in pubblicità, come 
fanno 
> anche i giornali on line del resto, il tempo di vita dell'utente.
> Tutto chiaro: lo scandalo sta semmai nel volersi comportare come 
> principi di secoli antichi. Però Don Giovanni è finito all'inferno, 
e 
> Josef  K. non abita più qui. O sì, invece?
> Ridatemi i miei contatti: e che me li ridiate o meno, da oggi in 
poi 
> su questo tema è battaglia.
> (Nel momento in cui questo post viene pubblicato sono passate 76 
ore 
> dall'invio del messaggio di segnalazione: non ho ricevuto alcuna 
> risposta).
> 
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>
>
> Nessun virus nel messaggio in arrivo.
> Controllato da AVG - www.avg.com 
> Versione: 8.0.238 / Database dei virus: 270.12.15/2093 -  Data di 
rilascio: 05/02/09 14:23:00
>
>   
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