No Tav: rassegna stampa



No Tav. Rassegna stampa: La Repubblica 9 dicembre

«Sarà dura» è il motto dei valsusini in lotta contro la Tav, e a leggere i
giornali di oggi sembra proprio vero. Dopo la bella giornata di ieri, è
interessante oggi leggere i giornali. A partire da la Repubblica. Il
quotidiano è schieratissimo: i valsusini ormai sono "infiltrati" dai black
block, Chiamparino è un santo, la mobilitazione colpisce al cuore il
turismo, infine i poliziotti sono stati aggrediti e la Rocksoil non c'entra
nulla con le gallerie.
Si parte, in prima, dal peana di Paolo Griseri dedicato al sindaco di
Torino, intitolato "La sfida del sindaco ai movimentisti". A pagina 2, in
basso, segnaliamo l'articolo "Bastoni pietre e passamontagna, nella valle
tornano i black block", di Niccolò Zancan: «I black block sono arrivati in
Val di Susa. Per la prima volta. Con le loro divise. Con le loro armi [...]
Sono i professionisti della devastazione. Arrivano con gli zaini pieni di
fumogeni». Alla pagina seguente, le dichiarazioni di alcuni sindaci
valligiani, con accanto il numero degli abitanti dei rispettivi comuni. Il
primo è Moncenisio, 51 abitanti, seguito da Gaiglione, 680 abitanti...come
a dire: sono pochissimi questi anti -Tav [peccato che dall'elenco manchino
una trentina di comuni almeno....forse i più popolosi?]. A chiudere in
bellezza - dopo l'articolo sulla "Catastrofe turismo" e l'intervista al
questore di Torino intitolata "Aggrediti, non abbiamo reagito" - c'è
l'intervista a Pietro-bisognaconvivereconlamafia-Lunardi, che serve per
rispondere alle accuse che ieri Gianantonio Stella [non un black block] gli
aveva lanciato dal Corriere della Sera. Il ministro, che l'altroieri aveva
detto "Si mettano l'anima in pace, l'opera si farà", sulla Repubblica di
oggi dice "la porta del dialogo è sempre aperta". La Rocksoil? "E' uno
studio professionale [...] Non fa tunnel, non apre cantieri [...]
interviene in caso di guai, dà consigli". E infatti: "Abbiamo salvato
gallerie che nessuno riusciva a portare avanti". E quando in un sussulto
d'orgoglio Lucio Cillis chiede "Dal 2001 [cioè da quando Lunardi è ministro
delle Infrastrutture, ndr] a oggi non sono stati siglati accordi di
consulenza in Italia dai suoi figli?" Lunardi risponde: "Se ci sono, sono
nati prima del 2001. Lo studio delle gallerie è roba che dura degli anni,
sa?"

No Tav. Rassegna stampa, il Corriere della sera 9 dicembre 2005

Il quotidiano milanese dedica cinque pagine alle vicende della protesta
contro l'Alta velocità in Val di Susa. Dopo la cronaca della giornata di
ieri, i punti di riferimento dell'analisi del Corriere, sono tre: gli
estremisti da "isolare", le divisioni nel fronte della protesta e la
"convergenza" tra Prodi e Berlusconi a favore della Tav.
Il primo punto, oltre a una spalla a pagina 2 che presenta le dichiarazioni
del ministro Pisanu a proposito del rischio che "frange estremistiche"
mettano a rischio la sicurezza delle Olimpiadi, è sviluppato attraverso il
racconto della presunta "delusione" dei manifestanti arrivati da lontano
per dare appoggio ai cittadini della Valsusa. Secondo la ricostruzione del
Corriere (articolo di Mario Porqueddu), tra i manifestanti che hanno
"riconquistato" il cantiere di Venaus ci sarebbe stato grande disappunto,
anche verso i sindaci della Valle, al momento di lasciare il cantiere
ripreso dalle forze dell'ordine. Perché, scrive il quotidiano di via
Solferino, i manifestanti si sarebbero sentiti "usati" dai sindaci No Tav.
Da questa divisione, tra "indigeni" e "forestieri", per quanto solidali, le
penne del Corriere puntano a sottolineare le divergenze tra i vari comuni
della Valle. La preoccupazione principale sarebbe per la stagione turistica
invernale, già iniziata e danneggiata, secondo il Corriere, non dalla
militarizzazione della Valle, ma dalle proteste che isolano soprattutto
l'Alta Valsusa e impediscono che i turisti arrivino. È una variazione sul
tema dell'interesse economico: meglio non protestare troppo, in sostanza,
per evitare che oltre al potenziale danno della Tav si sommi quello,
immediato, di una stagione turistica che, grazie al traino olimpico,
avrebbe dovuto essere particolarmente ricca.
Dalle divisioni, una pagina dopo, si passa alla principale notizia dei
servizi che offre oggi sull'argomento il principale quotidiano italiano. Il
titolo recita: "Prodi pronto a collaborare: il premier dia segnali". Più a
suo agio con le dichiarazioni e i messaggi trasversali tra i poli che con
le azioni di protesta in Valle, il Corriere, dice che tramite Bondi e una
non meglio identificata fonte dell'entourage di Prodi, sarebbe in corso una
convergenza tra i leader dei due schieramenti politici. Accomunati, una
volta tanto, dal giudizio favorevole all'opera contestata dai cittadini
della Val di Susa. Tanto Prodi quanto il governo fanno mostra di non capire
e di sperare che un supplemento di informazione sul progetto possa
convincere i cittadini della Valle. Il punto di fondo, invece, (e lo si è
visto anche nella puntata de l'Infedele di mercoledì sera) è che i
cittadini e con loro quanti contestano l'opera, sono assolutamente ben
informati e proprio per questo non vogliono l'opera.
Infinte, con un simpatico ribaltamento, il Corriere presenta la
convocazione dei sindaci domani a Palazzo Chigi come una mossa di prudenza
e apertura del governo, e non come una vittoria dei comuni della Val di
Susa che hanno costretto il governo nazionale a incontrare i cittadini. La
palma della proposta più grottesca, però, spetta a Fassino. A pagina 6 il
segretario dei Ds propone una mossa geniale: Trattare senza fermare i
lavori. Ma allora su che cosa si dovrebbe trattare?

No Tav, rassegna stampa. La Stampa 9 dicembre 2005

Il quotidiano torinese titola in prima "Tav, si tratta dopo la battaglia".
Interessante ma timido l'editoriale di Barbara Spinelli che invita alla
trattativa, intitolato "Le parole militarizzate": "Ci furono epoche in cui
si conquistavano terre per costruirvi ferrovie, ponti, ed erano nuove
frontiere delle democrazie. L'interesse collettivo e i grandi progetti di
modernizzazione venivano imposti con sicurezza, perché la filosofia del
tempo dava a questo interesse e a questa modernizzazione una quasi
automatica preminenza. Ma non possiamo dimenticare che le democrazie hanno
una storia, che da essa tocca imparare sempre nuove lezioni, che progresso
e modernizzazione sono esperimenti che furono più volte pervertiti nello
scorso secolo. L'idea dello sviluppo sostenibile è nata in concomitanza con
questa presa di coscienza, specie in Europa [...]. Ci sono parole,
progettualità, slogan [...] che le classi dirgenti adoperano senza quasi
accorgersi come il dubbio e la diffidenza le abbiano ormai corrose: parole
come 'interesse generale', 'progresso', 'sviluppo', 'modernità', 'obbligo
di restare in Europa', di non esserne 'tagliati fuori'. Sono parole che
rischiano di tramutarsi in feticci [...]". La trattativa è giusta, per
Spinelli, quindi, perché "L'individuo è importante come la collettività,
dopo il fallimento dei progetti modernisti del '900. E se l'individuo ha la
sensazione di esser leso dal progresso incontrollato, se ha l'impressione
che l'ambiente sia minacciato, la democrazia non può ignorarlo". Ma il
popolo di una intera valle, quaranta sindaci democraticamente eletti in
altrettanti comuni, la comunità montana, sono forse "l'individuo"?
Per il resto, su La Stampa, le solite dichiarazioni di Pisanu, la
separazione tra valligiani e "provocatori", il racconto del "giorno più
lungo": "La polizia sorpresa dalla marea dei ribelli". A pagina 3,
l'intervista a tal Ermete Bogetti, procuratore presso la Corte dei Conti
del Piemonte. Il magistrato ha avviato un'"inchiesta per capire se l'Italia
ha subìto un danno di imagine" dalle cariche della polizia avvenute nella
notte tra lunedì e martedì.

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L'autoritarismo ha bisogno
di obbedienza,
la democrazia di
DISOBBEDIENZA