pescatori: «Siamo con Soru ma intanto vogliamo i soldi»






la  nuova  del  17\5\2005

CAGLIARI. «Firma, non firma, forse firma». Renato Soru non firma il
protocollo integrativo che garantirebbe maggiori indennizzi ai pescatori di
Teulada e Sant'Anna Arresi per le interdizioni militari. La decisione è
arrivata nel pomeriggio di ieri dopo che le due marinerie avevano effettuato
un lungo sit-in di fronte al Consiglio Regionale. C'è però un piccolo
spiraglio. Il governatore ha chiesto tempo, qualcuno ha ipotizzato due
settimane ma potrebbe essere molto di più, affinché nel protocollo possa
essere inserita una dicitura che evidenzi le posizioni della Regione in
materia di servitù militari in Sardegna. Solo dopo, eventualmente, potrebbe
firmare il documento.
dalla nuova  sardegna  17\5\2005

«Non sono un ufficiale firmatore - ha puntualizzato Soru - Non metterò mai
la firma su un documento che non sono stato chiamato a discutere». Soru ha
riconosciuto il valore della battaglia coraggiosa condotta negli ultimi due
anni dai pescatori per il riconoscimento degli indennizzi dovuti alla
mancata attività durante il periodo in cui nel poligono di Capo Teulada sono
in corso le esercitazioni militari. Le rivendicazioni dei pescatori
rientrano però - secondo il presidente - nella più generale questione delle
servitù militari «che intendiamo ridiscutere perchè è inconcepibile che in
Sardegna vengano esplose il 70% delle bombe di tutto il territorio
nazionale».
Soru ha poi spiegato di essere disponibile a firmare l'intesa ma solo a
patto che la regione possa esprimere la propria contrarietà a una presenza
militare così massiccia.
La palla, quindi, ritorna al Ministero della Difesa che dovrà valutare l'opportunità
di una modifica al testo già concordato con i pescatori e le loro
associazioni di categoria. I rappresentanti delle due marinerie hanno deciso
di sospendere il sit-in, programmato ad oltranza, ma di mantenere lo stato
di agitazione sino a quando non si arriverà alla firma del protocollo.
E' la conclusione, un po' convulsa, di una lunga mattinata iniziata
prestissimo davanti alla sede del Consiglio Regionale, in Via Roma e
terminata, intorno alle 16,00 al quarto piano del Palazzo della Giunta, in
Viale Trento, dove Renato Soru ha incontrato dapprima i rappresentanti dei
pescatori e subito dopo i sindaci di Teulada e di Sant'Anna Arresi. Le prime
avanguardie dei pescatori sono arrivate a Cagliari intorno alle otto. Un'ora
dopo il grosso delle due marinerie, che ha provveduto a sistemare reti e
nasse lungo il porticato di Via Roma. Una manifestazione composta,
controllata a debita distanza da un piccolo drappello di forze dell'ordine,
con i pescatori impegnati spiegare ai passanti un pò sorpresi i motivi dell'insolito
e pittoresco sit-in.
Sarà per la giornata decisamente sbagliata (pare che il lunedì il Palazzo
Regionale non sia molto frequentato) sarà per altri motivi ma di politici se
ne sono visti pochini. In compenso c'è stato un vero e proprio assalto di
giornalisti ed operatori televisivi. Pietro Paolo Di Giovanni, Sandro
Uccheddu e Luciano Maricca, i tre leader della protesta, si sono sbracciati
per spiegare i motivi di questa ennesima manifestazione di protesta.
«Abbiamo in mano un protocollo integrativo di quello firmato nel 1999, fra
la Regione ed il Ministero della Difesa, che riconosce la nostra
specificità - dicono - significa che dopo due anni di lotte durissime
abbiamo strappato al Ministero delle concessioni molto importanti. Prima di
tutto maggiori indennizzi per le nostre marinerie. A ciascuno dei pescatori
di Teulada e di Sant' Anna Arresi sono stati riconosciuti circa 11 mila euro
annui, a partire dall'anno 2003, per compensare i disagi derivanti dalle
interdizioni in atto nel Poligono di Capo Teulada. L'efficacia del
protocollo è stata fissata sino al 31 dicembre 2005». Il Ministero della
Difesa, com'è noto, ha delegato il generale Angelo Dello Monaco, comandante
del Comando Militare Autonomo della Sardegna a firmare l'accordo con la
Regione Regione: «Sembrava tutto risolto ma la presa di posizione del
presidente Soru ha rimesso tutto in discussione - dice Sandro Uccheddu,
presidente della cooperativa S.Anna - condividiamo le sue posizioni in
materia di servitù militari ma non possiamo accettare che le conseguenze
ricadano su di noi. Vogliamo gli indennizzi perché lo Stato ha riconosciuto
la nostra specificità. Il governatore ha perciò l'obbligo morale di firmare.
Subito dopo inizi pure la battaglia contro il governo nazionale per la
riduzione della presenza militare nell'isola. Noi saremo al suo fianco».
Il sit-in continua. Si attendono i sindaci dei due comuni. In tarda
mattinata arriva la notizia che il presidente Soru è disponibile per un
incontro con i rappresentanti dei pescatori. Tutti in macchina! Si va in
Viale Trento. Un'ora d'attesa poi il presidente riceve una delegazione. Soru
sembra irremovibile ma per la firma c'è qualche speranza. Bisognerà solo
aspettare le decisioni del Ministero della Difesa.

Enrico Cambedda



     La dignità dell'autonomia

     Il governo adesso non può sottrarsi al confronto






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     E se Soru avesse ceduto? Se avesse cioè firmato quel documento che
qualcuno aveva concepito e redatto senza neppure consultarlo? Il presidente
della Regione, subendo un atto di arroganza istituzionale, avrebbe
assecondato chi vuole ridurre il rappresentante politico dell'autonomia a un
notaio che sottoscrive silenziosamente atti scritti da altri. E tutto
sarebbe stato come prima. Cioè le esercitazioni militari sarebbero
continuate e i pescatori, dopo avere incassato un indennizzo che sembra più
un elemosina, si sarebbero dovuti preparare a nuove battaglie. Sì, perché
tra un anno si sarebbe sicuramente riproposto il problema degli indennizzi.
Soru ha invece scelto di difendere la dignità dell'autonomia e del proprio
ruolo. A costo di sembrare impopolare. Era infatti facile prevedere che la
disperazione dei pescatori di Teulada e di Sant'Anna Arresi sarebbe stata
strumentalizzata in chiave politica. Ma lui non è caduto nella trappola e ha
rimesso la patata bollente nelle mani del governo.
      Ora, infatti, il governo non ha più alibi: risponda dunque a Soru che
da dieci mesi chiede l'apertura di un tavolo per ricontrattare la presenza
militare nell'isola. Insomma, dia una risposta politica a una domanda
politica, invece di dispensare elemosine. La sostanza del problema è questa:
Roma sfugge alle proprie responsabilità e cerca goffamente di raffreddare il
clima pagando (con ingiustificabile ritardo) gli indennizzi ai pescatori.
Soru, invece, tenta di andare alla radice del problema: la questione degli
indennizzi non esisterebbe se il governo ottemperasse agli impegni
sottoscritti. Non si deve dimenticare che, nel lontano 1988, l'allora
ministro della Difesa Giovanni Spadolini, dopo un accordo raggiunto con
Mario Melis, si era impegnato formalmente a dismettere il poligono di
Teulada. Già, 17 anni fa.
      Oggi il presidente Soru riparte proprio da lì, da quell'impegno che
non è stato onorato. E questo è dichiaratamente l'inizio di un percorso che
deve arrivare a un ripensamento della presenza complessiva delle "stellette"
in Sardegna. Con un po' di laicità si deve arrivare a denervare il problema
da ogni strumentalità. Perchè non può diventare argomento di contesa
politica ciò che è raccontato da numeri che fanno oggettivamente paura.
Cifre che certificano la scelta iniqua di scaricare sull'isola il 60% del
peso delle servitù militari di tutto il Paese.
      Ed è oggettivamente mortificante vedere che questa sovranità
sottratta venga oggi pagata (sempre in ritardo) con cifre risibili. Il
problema non è quindi quello di una volgare ricontrattazione del prezzo per
un'autonomia umiliata, ma quello di ritrovare la forza e soprattutto la
dignità di far valere le proprie ragioni.
      Fa bene Soru a non voler entrare in una logica da ragioniere e da
"ufficiale pagatore": sarebbe un implicito riconoscimento di una sconfitta
politica di sostanza. Che la presenza delle "stellette" in Sardegna sia
eccessiva e asfissiante è una consapevolezza diffusa. Politicamente
trasversale. E Soru la interpreta oggi nel modo più alto, chiedendo un
cambiamento reale della situazione invece di firmare, come un oscuro
burocrate, una cambiale in bianco che serve solo a rinviare il problema dei
pescatori e a perpetuare la iniqua condizione di sussidiarietà della nostra
isola. (p.m.)



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