rifiuti pericolosi nella base della maddalena






 come la  fonte  precedente   ancora  da il  giornale  di sardegna del
15\5\2005



La beffa del Pentagono
Aumento delle spese in
Iraq, taglio dei costi in patria e
in Italia: è la politica del
Pentagono che porta a
migliaia di licenziamenti tra il
personale civile delle basi
americane. Con ricadute in
Italia. La Navy non chiude La
Maddalena, almeno per ora,
ma riduce il personale e
spende di meno tra la
comunità dell'arcipelago.
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I documenti. La Marina Usa: Santo Stefano è la più sporca d'Italia
La Navy: «La base genera
molti rifiuti pericolosi»
Sostanze tossiche: nell'isola
stoccaggio per
un anno, negli altri siti il
massimo è due mesi

La Maddalena è la fogna
della Marina militare degli Stati
Uniti. Nelle tabelle del 2001
del Genio della Marina (il Naval
Facilities Engineering Command,
Navfac) la base di Santo
Stefano - unica tra le italiane - è
classificata al livello uno, ovvero
tra gli impianti «produttori
di grandi quantità di rifiuti
pericolosi». Non solo. Le regole
del Navfac, valide per tutte le
installazioni della Us Navy
pongono severe limitazioni allo
stoccaggio delle sostanze altamente
inquinanti. Regole con
qualche curiosa eccezione. Leggiamo
il documento ufficiale
del 29 gennaio 2002 con i "criteri
generali per lo smaltimento
dei rifiuti" riguardante le
basi navali americane in Italia.
Pagina 22 del capitolo sesto:
"La quantità totale di rifiuti
pericolosi stoccati nei depositi
temporanei per sostanze speciali
pericolose all'interno dei
confini delle basi deve rispondere
a una delle due seguenti
limitazioni: 1) il volume dei rifiuti
non deve superare i dieci
metri cubi in nessun momento,
oppure 2) lo stoccaggio temporaneo
dei rifiuti non deve
superare la durata di due mesi.
In ogni caso - si legge nel documento
ufficiale della Marina
militare Usa - la durata dello
stoccaggio in un deposito temporaneo
di sostanze pericolose
può essere esteso a un anno,
senza richiedere nessuna autorizzazione,
se la quantità totale
di rifiuti pericolosi prodotta
in quell'anno non superare
i dieci metri cubi oppure se
il deposito temporaneo si trova
in una piccola isola, per esempio
- testuale nel documento,
ndr - La Maddalena".
Le sostanze tossiche prodotte
da un a base di sommergibili
o di incursori, risulta dall'Agenzia
federale per l'ambiente,
sono solventi cancerogeni,
idrocarburi, vernici, composti
altamente pericolosi come le
diossine e i composti di cloro.
Secondo le ispezioni dell'ente
governativo americano, la base
di Groton (Connecticut) dalla
quale partono i sottomarini diretti
a La Maddalena è fortemente
inquinata da questi rifiuti
liquidi, che si infiltrano
nelle falde acquifere.

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La Maddalena. La fine del tour operator dei militariNell'arcipelago chiude
l'agenzia degli americani
La nave appoggio dei
sottomarini pronta a
tornare in patria: diminuisce
il personale

Base si, Base no, americani
fuori, americani dentro.
Il dilemma non sembra più
questo o, almeno, a decidere
non saranno né i maddalenini
né il neosindaco Angelo Comiti.
Gli americani, forse, se ne
andranno comunque, a prescindere
dai desideri di chicchessia,
e magari hanno già
deciso da soli, il come e il
quando, visto che si parla di
sostituire il personale militare
a bordo della nave appoggio
per sottomarino con settecento
civili, visto che la Sato Travel,
agenzia di viaggi che fornisce
biglietti governativi è stata
chiusa, e i tempi di realizzazione
dei lavori di
ristrutturazione- ampliamento
a Santo Stefano, sono stati
accelerati. Insomma tutto fa
pensare ad uno smantellamento
progressivo della Base Usa,
in tempi brevi. Per il momento
di certo c'è il cambiamento,
con la rotazione del personale
e l'arrivo, ormai da diversi
mesi, degli incursori di marina
che si addestrano per le missioni
speciali in territorio nemico.
I CAMBIAMENTI. Sono solatnto
voci, ma qualcuno parla di
cinque anni addirittura per
una possibile chiusura, un po'
pochi per consentire ai circa
centosessanta lavoratori italiani
all'interno delle diverse
strutture Usa di riorganizzarsi
la vita lavorativa ed ancora
meno per i ristoratori che
aspettano ogni arrivo della nave
Emory S. Land come la
manna. Uno sviluppo economico
alternativo che è tra le
priorità per lo stesso Comiti.
I LICENZIAMENTI. Che qualche
cosa stesse già cambiando, lo
avevano fatto pensare i sette
licenziamenti dal supermercato
americano Navy Exchange,
ed ora, la prospettiva che i
civili americani prendano il
posto dei militari, senza le loro
famiglie, fa pensare che tutto il
lavoro che prima si svolgeva
sulla Emory Land, sarà trasferito
sulla terraferma, dove,
la ristrutturazione prevista entro
tre anni, avrà tempi molto
più brevi, diciotto mesi sembra.
E se qualcuno si era preoccupato
anzi tempo che gli americani
con il loro progetto di
ampliamento volessero mettere
radici più stabili, si sentirà
più tranquillo nel sapere che
tutte le strutture saranno dei
prefabbricati, pronti ad essere
impacchettati al momento op-
portuno. Che il movimento di
americani sarà inferiore, e
quindi anche la ricaduta economica
per l'isola sarà più che
dimezzata, lo conferma la
chiusura dell'agenzia viaggi:
meno gli americani in partenza
da La Maddalena, per
missioni e vacanze. Una novità
che sembra confermare il diverso
impiego della base situata
a Santo Stefano: l'addestramento
delle truppe da
sbarco per missioni segrete
comporta l'impiego di meno
personale rispetto all'assistenza
ai sottomarini atomici.

Alessandra Deleuchi

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Op i n i o n e
G i a co m o
Sa n n a *

Progettare
con la gente
La Maddalena è una
battaglia che va avanti
dal 1982-83, quando il
Partito sardo d'Azione
avanzò la richiesta di
referendum sulla presenza
della base americana. In
questi anni la coscienza dei
sardi è cresciuta
enormemente e ciò non
può che far piacere. Resta
il fatto disarmante che la
Regione non possa avere
voce, non sia considerata
un interlocutore, come se
la base non si trovasse in
Sardegna. Ora bisogna fare
il passo ulteriore:
coinvolgere la Regione, gli
enti locali, le aziende
private e soprattutto le
comunità nei progetti di
riconversione dei territori
occupati dalle basi. Ho
incontrato comunità dove
si teme di perdere posti di
lavoro se i militari vanno
via: bisogna invece capire
insieme che le aree come
La Maddalena possono
dare lavoro e benessere.
Non è più tempo di dire
soltanto di dire agli
americani "andate via", è
tempo di predisporre piani
di sviluppo allettanti, di
capire insieme che cosa
vogliamo fare nelle zone
militari quando truppe e
armi si saranno trasferite.
La coscienza è cresciuta:
ora spezziamo la
dipendenza.
*Segretario nazionale Psd'Az

Il piano. L'obiettivo è il taglio delle spese per le forze armate
Il Pentagono: addio
a 150 basi in patria

La scure del Pentagono si
è abbattuta su centinaia di basi
militari negli Usa: oltre 150
installazioni saranno chiuse
per risparmiare dollari e riallineare
le forze americane su
assetti post Guerra Fredda,
mentre per le basi all'estero si
deciderà più avanti. Tra le 33
basi importanti che il ministro
della difesa Donald Rumsfeld
ha proposto di chiudere figurano
vittime illustri: tra queste
la base di sottomarini di Groton-
New London (nel Connecticut),
casa madre dei sottomarini
che operano a La Maddalena.
Groton, secondo l'Agenzia
federale per l'ambiente,
è una delle basi più inquinate
da sostanze tossiche e cancerogene
che si sono infiltrate in
profondità nei corsi d'acqua
sotterranei. Secondo John C.
Markowicz, membro del comitato
di Groton per il futuro
delle basi, la nuova politica del
Pentagono potrebbe condurre
al rientro in patria della Emory
S. Land, la nave appoggio che
assiste i sottomarini nucleari a
La Maddalena.
Tra le altre installazioni destinate
alla chiusura, se il Congresso
e il presidente degli Stati
Uniti approveranno entro
settembre il piano del Pentagono,
ci sono anche la famosa
base aerea di Ellsworth nel Sud
Dakota (casa madre dei bom
bombardieri
B-1), l'ospedale militare
Walter Reed alla periferia
di Washington (dove sono curati
i presidenti Usa). Per quanto
riguarda le basi estere, il
Pentagono desidera rimpatriare
dall'Europa e dall'Asia circa
70.000 soldati (e 100.000 loro
familiari). Le basi più colpite
saranno quelle in Germania, in
Giappone e nella Corea del
Sud. Il piano di risparmio del
Pentagono prevede globalmente
una perdita di 30.000 impieghi
(10.000 militari e
20.000 civili). L'ultima parola
spetterà a George W. Bush entro
l'8 settembre.