ancora su Paolo Persichetti. Dove sta la notizia?



Non solo da carcere a carcere, ma nello stesso carcere (quello di Viterbo)
un personal computer è oggetto d'interpretazione differente da parte di
differenti direttori.
L'accanimento su Paolo Persichetti continua.


Comitato "Paolo Persichetti"

UN OSSERVATORIO PER LA CIVILTA' GIURIDICA

«Leggo che Le hanno rifiutato l'uso di un computer, che onestamente non
sapevo costituisse un'arma da guerra! Qualora Lei lo richieda ancora e
ancora glielo rifiutassero, me lo faccia sapere, che provvederò io a
farglielo dare»,

scriveva il 27 settembre 2002 il senatore Francesco Cossiga a Paolo
Persichetti, allora detenuto nel carcere di Marino del Tronto.


Paolo Persichetti continua a non poter disporre di un personal computer.

Finora, nessun direttore di carcere glielo aveva "formalmente" rifiutato. Le
difficoltà insorgevano nel modo di acquisto, sulle operazioni chirurgiche
cui sottoporre il computer (asportazione del modem) non si sa bene ancora da
parte di chi (a un certo punto, si è favoleggiato persino di un istituto
olandese).

Ora, il nuovo direttore del carcere di Viterbo ha tagliato la testa al toro:
Paolo non avrà la possibilità di usare un computer, ossia di lavorare per il
conseguimento del dottorato di ricerca all'università di Paris VIII - di cui
è tuttora docente a contratto.

Come Osservatorio ci siamo costituiti intorno alla vicenda di Paolo
Persichetti giudicando paradigmatica la vicenda del suo ultimo arresto in
Francia, nonché le modalità della sua estradizione. Abbiamo poi imparato - a
sue spese - che in Italia un giudice può disporre di "prove" e indagini e
"imputandi" come fossero giocattoli a sua disposizione.

Ora apprendiamo che persino un oggetto ormai tanto ovvio come un personal
computer può diventare occasione per esercitare il potere dell'arbitrio sui
detenuti.

Va da sé che disposizioni di legge e regolamenti, in questo caso, esistono
da tempo: i personal computer sono ormai presenti da quasi vent'anni in ogni
carcere, prima ancora che in ogni casa, anche se ovviamente privi dello
"strumento di comunicazione con l'esterno", ossia il modem.

E in uno stato di diritto degno di questo nome, in uno stato di "livello
europeo", le norme decise centralmente non dovrebbero mai essere messe in
discussione dall'ultimo dei funzionari o degli impiegati addetti alla loro
esecuzione.

In uno stato di dirittoŠ

Roma, 16 luglio 2003.
Info: odradek at odradek.it