TESTIMONIANZA SOLDATO ITALIANO DI RITORNO DALL'IRAQ



AVVERTENZA: la seguente testiomonianza è stata effettuata prima della morte
dei 19 italiani avvenuta la settimana scorsa.

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È appena tornato dall'Iraq Vicenzo Comentale dopo tre lunghi mesi trascorsi
a Nassirya nel sud del Paese. È un ragazzo alto con grandi spalle e occhi
scuri e appartiene al 33° Reggimento dislocato a Treviso. La sua è una
esperienza contraddistinta da missioni umanitarie: la Bosnia nel 1996, l'
Albania nel 1997, il Kossovo nel 1998 e infine l'Iraq dagli inizi di luglio
fino alla metà di ottobre del 2003. Farsi raccontare ciò che sta accadendo
ora in quell'area del mondo non è facilissimo un po' perché c'è la consueta
riservatezza di ogni militare e un po' anche perché il contingente italiano
è piuttosto lontano dagli scenari di guerra più caldi come quelli che si
registrano nella parte centro nord della nazione del deposto dittatore
Saddam Hussein. Nell'intervista realizzata presso il Centro sulla
cittadinanza attiva di Ancona, Vincenzo ci ha brevemente narrato quanto gli
è successo a Nassirya fornendoci inoltre alcune valutazioni personali su
quanto sta avendo luogo ora ma anche su quali potranno essere le prospettive
future di quel Paese.
<<In Iraq la situazione è più complicata rispetto agli altri Paesi in cui ho
svolto missioni perché mentre in Bosnia, in Kossovo e per certi versi anche
in Albania c'era un minimo di struttura sociale pre-esistente e perciò anche
la possibilità di interloquire con attori capaci; in Iraq tutto questo è
assente>>. Il Paese o almeno quella piccolissima porzione di esso in cui
Vincenzo ha operato si presentava e ancora si presenta allo sbando anche
dopo l'intervento della Coalizione Anglo-Americana ed è caratterizzato da
condizioni di estrema povertà in cui molto spesso appare assai arduo
soddisfare elementari bisogni come quello dell'acqua.
Rispetto alle motivazioni che hanno condotto al conflitto divampato il 20
marzo 2003 e ufficialmente concluso il 1° maggio e pur riconoscendo la
spietatezza del regime di Hussein, per Vicenzo, che esprime opinioni
personali, non ci sono dubbi: <<non c'entrano le armi di distruzione di
massa l'esistenza delle quali non è mai stata svelata né quando io mi
trovavo in loco né ora che sono ormai partito. C'era ed è tuttora in atto un
problema di controllo degli immensi giacimenti petroliferi che gli americani
non intendono farsi sfuggire. La propaganda sulle armi di distruzione di
massa serviva soltanto per coprire le loro reali intenzioni ossia il
controllo del greggio>>.
Su Saddam Hussein e soprattutto sulla effettiva volontà da parte degli
americani di catturalo Vincenzo nutre qualche perplessità: <<loro all'inizio
volevano prenderlo così come hanno effettivamente fatto con i suoi due figli
che sono stati giustiziati; ma ora man mano che il tempo passa, il loro
interesse è scemato>>. Certo, Vincenzo riconosce che non è facile la
condizione in cui essi si trovano ad operare costantemente sotto fuoco e
molto spesso incapaci di riconoscere se trovandosi di fronte ad una donna si
tratti di una persona davvero bisognosa di aiuto oppure di una terrorista
pronta a farsi saltare in aria assieme a loro. Ne deriva per i soldati
americani uno stato continuo di stress e di ansietà difficile da sopportare
a lungo.
Il militare offre anche una interpretazione inedita rispetto alle vicende
accadute a Nassirya quando un interprete fu ucciso durante una rivolta allo
stadio mentre il contingente italiano sorvegliava il pagamento degli
stipendi agli ex militari iracheni. In quel caso, secondo lui, forse sarebbe
stato opportuno chiarire meglio le dinamiche che hanno purtroppo causato il
decesso dell'iracheno.
Infine, sul destino dell'Iraq come pure sull'esito della presenza degli
americani in quel Paese Vicenzo si sente piuttosto pessimista. Da una parte,
trova poco probabile che si possa assistere ad un radicale miglioramento
della situazione politica, economica, sociale e soprattutto dell'ordine
pubblico nei mesi a venire; mentre dall'altra, per i nord americani c'è il
rischio serio che l'Iraq si trasformi come si dice sempre più spesso in un
nuovo Vietnam perché loro non conoscono il territorio e si domanda <<puoi
anche smantellare un esercito perché basta levarsi la divisa e sei
nuovamente una persona come tutte le altre, ma tutte quelli armi, quei carri
armati, quei missili terra aria che adesso seminano morti come i due
elicotteri recentemente abbattuti che fine hanno fatto?>>. È un
interrogativo a cui è assai complicato dare una risposta.






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