[Pace] Intervista a Yurii Sheliazhenko, l'attivista ucraino che chiede una risoluzione pacifica del conflitto. Domani potrebbe finire agli arresti domiciliari per la sua scelta nonviolenta.



Questo giovane non è certamente un pacifista improvvisato, le radici delle sue idee risalgono al 2000, quando inviò una lettera pubblica al governo ucraino proponendo il discioglimento dell’esercito al fine di reindirizzare i fondi all’istruzione. “Mi hanno anche risposto” – dichiara – “con una lunga spiegazione sull’importanza dell’esercito nell’evitare la “decadenza”. La lettera portava la firma di un generale delle forze armate.”

Yuri, in quanto voce fuori dal coro, si definisce un animale in estinzione. “Mi cercano i giornalisti e mi danno la caccia i bracconieri. Non devo fare molto per saltare alla cronaca, sono forse l’ultimo pacifista ucraino”. La cameriera serve a Yurii un cappuccino, sulla schiuma, fatto con il cacao, c’è raffigurato un mitragliatore, a significare che una parte del ricavato andrà all’esercito. Yurii sorride e velocemente cancella il disegno con il cucchiaino. “È parte della violenza quotidiana alla quale ci stiamo abituando, anche io guardo costantemente le notizie dal fronte, sono pacifista, non menefreghista, la guerra mi interessa. Sai, credo che l’Ucraina sia riuscita a normalizzare la pratica della guerra non solo qui, ma anche all’estero, in Europa. Penso che la posizione pacifista sia la più ragionevole. Non essere pacifisti è una mancanza di buon senso". 


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Domani un magistrato a Kiev deciderà se porre Yurii Sheliazhenko agli arresti domiciliari, così come chiede la SBU, l'organizzazione statale dei servizi segreti che da un anno lo spia e lo considera un pericolo per la sicurezza nazionale. 

Un pacifista è diventato un pericolo per la sicurezza nazionale!
Un traditore della patria!

L'Ucraina a grandi passi rischia di dirigersi verso lo "stato di polizia" in cui vieni spiato, perquisito e processato per le tue idee.

Tutte le informazioni su www.peacelink.it

Solidarietà a Yurii Sheliazhenko. 

Domani una lettera di PeaceLink arriverà ad Amnesty Internazional e a Human Rights Watch. 

Alessandro Marescotti 
Presidente di PeaceLink