Docenti civili Mariscuola minacciati di licenziamento



Invio l'editoriale di Franco Conte su Ultim'Ora, che mi sembra davvero ben impostato.
Ciao
Ferdinando

Editoriale di Franco Conte sul n. del 10 dicembre 2005:
La Marina taglia i posti del personale civile delle scuole Cemm


C’è un bel regalo sotto l’albero di Natale che la Marina Militare sta tentando di sbolognare alla nostra città, e che non ha avuto, finora, l’eco che merita: lo smantellamento di fatto del polo di formazione per i sottufficiali di Mariscuola, (per i tarantini, da sempre, le Scuole Cemm di San Vito).  Colpa della legge finanziaria massacra-bilanci, in discussione in questi giorni alle Camere, si dice; ma anche, ci si permetta, una scelta dei vertici militari. Perché una cosa è risparmiare su apparecchiature e magari ordigni di morte, sulle suppellettili ecc.., una cosa è tagliare selvaggiamente posti di lavoro qualificati (per ruolo e non  certo per forma contrattuale) privando una città  sotto servitù militare e monoindustriale, di un “distretto” formativo di livello europeo e non solo. Eppure la Marina deve molto a Taranto, vista l’imponenza dei suoi insediamenti: vi figurate cosa sarebbe successo a Livorno se fosse stato deciso di smantellare di fatto i dipartimenti di istruzione dell’Accademia? I soloni che ogni giorno straparlano delle “sinergie” (parola tanto alla moda) tra enti per la rinascita del territorio dove sono, che hanno da dire, si sono espressi e forse non ce ne siamo accorti?  Qui in riva allo Jonio, dove si cicaleccia un giorno sì e l’altro pure di autonomia dell’Università e della ricerca finora sempre a rimorchio (possiamo scegliere tra Bari e Lecce), sembra tutto così difficile, persino il sacrosanto rigurgito della società civile a decisioni così offensive. La mobilitazione di questi giorni del corpo docente convenzionato di Mariscuola, è prima di tutto una lotta per la dignità di chi, dopo avere per anni servito l’amministrazione dello Stato e avergli dedicato la sua competenza e dedizione, si vede 'tagliato’ e messo da parte come scarpa dimessa, senza ammortizzatori né paracadute sociali, come nei paesi del neoschiavismo terzomondista. Bella prova di forza, complimenti!! Ma non è solo questo: è una battaglia (da vincere) per la dignità di un intero territorio che ha dato figli e nipoti a un’istituzione che afferma di aver eletto Taranto a simbolo del proprio prestigio. Quel prestigio, però, non si dimostra con le parate, le fanfare e la retorica, ma con i fatti concreti. E i fatti sono che, udite udite, 500mila euro basterebbero per tenere in vita quel polo di formazione impegnato nella didattica e/ o nella ricerca. Un giorno in meno per un’unità navale in esercitazione! In realtà i soldi sono difficili da trovare solo quando c’è di mezzo la cultura, l’istruzione e la formazione e sappiamo invece quanto semmai proprio queste dovrebbero essere le “armi” vere per autentiche “missioni di pace”! I nostri docenti, questo in verità, sono ancora una finestra aperta su quello che accade dentro le mura sempre più fortificate della cittadella militare, sono il ponte, necessario in una società realmente democratica, per la trasparenza vissuta come prerogativa costituzionale.
 A Taranto stiamo davvero subendo troppo e la misura ci sembra colma: la sicurezza e l’emergenza ambientale nello stabilimento siderurgico, le indagini su appalti e presunte malversazioni, la (s)vendita del patrimonio cittadino, ora anche gli schiaffi dell’istituzione pavesata-presunto fiore all’occhiello: che il mondo politico nostrano trovi almeno lo stesso coraggio dell’esclamazione di Cicerone contro la congiura di Catilina: fino a quando si abuserà della nostra pazienza?