una Assisi-Perugia per l'indignazione nonviolenta



Il "Cammino di Nonviolenza Assisi-Perugia", aderendo alla proposta che circola (idea originaria di Pierluigi Ontanetti), lo discuterei e preparerei con un incontro a Firenze il 4 novembre.

L'esigenza è recuperare l'ispirazione originaria di Capitini, quella più LAICA, quindi proporre la nonviolenza come "aggiunta" attuale ed efficace contro le ingiustizie in atto, verso il bene di tutti, verso il "potere di tutti", a partire dalle situazioni in cui abbiamo più responsabilità dirette.

Con una denuncia senza se e senza ma delle due guerre di aggressione in cui la nazione italiana è coinvolta, vale a dire l'Afghanistan e la Libia.

Con una sottolineatura particolare delle parole chiave "disarmo", "antimilitarismo", "conversione dell'industria bellica", "abolizione del commercio delle armi".

Il no alla guerra, forte e chiaro, deve essere affiancato da un no all'ingiustizia sociale, ad un sistema economico e politico che taglia il ramo su cui viviamo.

Il cammino deve esprimere non solo un no, ma dire che il nostro progetto di mondo è totalmente altro dal presente che ci sta rovinando addosso.

Un punto importante di questa ispirazione originaria, tradotta a suo tempo nell'esperimento capitiniano dei COS, è la partecipazione politica della cittadinanza attiva, fuori dalla gabbia della faziosità partitica.

L'obiezione di coscienza come metodo, da pubblicizzare e rilanciare, rappresenta il cuore di una proposta attiva, che salva dal rischio di una variopinta camminata; la nonviolenza non deve essere solo un movimento culturale, una istanza etica, ma strumento di cambiamento sociale e politico.

L'obiezione radicale dei "persuasi" apre la strada al movimento radicale che, attraverso la disobbedienza civile di massa, si sostanzia della forza dell'unità popolare alla ricerca di verità e giustizia sociali.

Abbiamo quindi bisogno di comunicare limpidamente, senza ipocrisie, dei contenuti chiari e limpidi. Al vasto popolo, alla gente comune, come si proponeva a suo tempo di fare il filosofo perugino.

Con l'ipocrisia non si è credibili a lungo, non si semina nonviolenza, non si raggiunge la pace. L'ipocrisia, come la menzogna, ha le gambe corte.

Quindi dobbiamo imparare dagli "errori" altrui, dobbiamo evitare di creare delle tribune in cui si pavoneggiano presunti "statisti" proprio mentre bombardano altri Paesi oppure sfilano, ad uso delle interviste TV, dei deputati che hanno votato per guerre neocoloniali o per crescenti spese militari. O che propongono l'educazione alla guerra nelle scuole (come ci ricorda il collettivo nonviolento di Reggio Emilia).

Quali sono questi contenuti?

Il più è stato individuato nella discussione già avviata e si richiama al tradizionale, "specialistico", bagaglio dell'antimilitarismo nonviolento, in parte già citato: l'obiezione alle guerre, in special modo a quelle dove le truppe italiane si spacciano per benefici e soccorrevoli "operatori umanitari"; l'uscita dall'organizzazione militare NATO e la chiusura delle basi straniere (a maggior ragione se ospitano bombe atomiche, sugli aerei o sui sommergibili!); la riduzione delle spese militari tagliando innanzitutto quei sistemi d'arma incompatibili con la "difesa difensiva" prevista dalla nostra Costituzione (ed in questo contesto il riconoscimento dell'opzione fiscale per la quale si batte la Campagna OSM-DPN); il riconoscimento dei corpi civili di pace quali strumenti di una diplomazia popolare di base; la riforma del servizio civile per attuare un pilastro istituzionale della difesa non armata e nonviolenta; il bando totale del commercio delle armi all'estero e l'istituzione di un congruo fondo per la riconversione dell'industria bellica.

Ma aggiungerei, se si ha in mente un concetto più generale di RIVOLUZIONE DEMOCRATICA NONVIOLENTA, anche dei punti su cui insiste il movimento degli indignati nonviolenti spagnoli, in via di espansione europea (vedi giornata del 15 ottobre pv), che sembra riscuota un consenso da parte dell'opinione pubblica iberica pari all'80%. Li si riporta in spagnolo in quanto la loro comprensione non presenta - si spera - difficoltà agli italiani:

1. Cambio de la Ley Electoral para que las listas sean abiertas y con circunscripción única. La obtención de escaños debe ser proporcional al número de votos.

2. Atención a los derechos básicos y fundamentales recogidos en la Constitución como son: derecho a una vivienda digna, articulando una reforma de la Ley Hipotecaria para que la entrega de la vivienda en caso de impago cancele la deuda; sanidad pública, gratuita y universal; libre circulación de personas y refuerzo de una educación pública y laica.

3. Abolición de las leyes y medidas discriminatorias e injustas como han calificado la Ley del Plan Bolonia y el Espacio Europeo de Educación Superior, la Ley de Extranjería y la conocida como Ley Sinde.

4. Reforma fiscal favorable para las rentas más bajas, una reforma de los impuestos de patrimonio y sucesiones. Implantación de la Tasa Tobin, que grava las transferencias financieras internacionales y supresión de los paraísos fiscales

5. Reforma de las condiciones laborales de la clase política para la abolición de sus sueldos vitalicios, así como que los programas y las propuestas políticas tengan carácter vinculante.

6. Rechazo y condena de la corrupción. Que sea obligatorio por la Ley Electoral presentar unas listas libres de imputados o condenados por corrupción.

7. Medidas plurales con respecto a la banca y los mercados financieros en cumplimiento del artículo 128 de la Constitución, que determina que "toda la riqueza del país en sus diferentes formas y sea cual fuere su titularidad está subordinada al interés general". Reducción del poder del FMI y del BCE. Nacionalización inmediata de todas aquellas entidades bancarias que hayan tenido que ser rescatadas por el Estado. Endurecimiento de los controles sobre entidades y operaciones financieras para evitar posibles abusos en cualquiera de sus formas.

8. Desvinculación verdadera entre la Iglesia y el Estado, como establece el artículo 16 de la Constitución.

9. Democracia participativa y directa en la que la ciudadanía tome parte activa. Acceso popular a los medios de comunicación, que deberán ser éticos y veraces.

10. Verdadera regularización de las condiciones laborales y que se vigile su cumplimiento por parte de los poderes del Estado.

11. Cierre de todas las centrales nucleares y la promoción de energías renovables y gratuitas.

12. Recuperación de las empresas públicas privatizadas.

13. Efectiva separación de los poderes ejecutivo, legislativo y judicial.

14. Reducción del gasto militar, cierre inmediato de las fábricas de armas y un mayor control de las fuerzas y cuerpos de seguridad del Estado.

15. Recuperación de la Memoria Histórica y de los principios fundadores de la lucha por la Democracia en el Estado.

16. Total transparencia de las cuentas y de la financiación de los partidos políticos como medida de contención de la corrupción política.

Dobbiamo proporre l'iniziativa della Assisi-Perugia in contrapposizione con la Perugia-Assisi, diciamo così, per capirci, coordinata da Flavio Lotti?

Non ha molto senso: molti nonviolenti ci vedono del buono in essa ed in ogni caso la sua importanza nello scenario politico-culturale è molto residuale. Vale la pena contrapporsi a qualcosa che non conta nulla perché non disturba nessuno?

La co-promozione, quest'edizione del 50enario, del Movimento Nonviolento non cambia affatto la sostanza delle cose.

Non sono certamente le attuali piccole formazioni della nonviolenza organizzata a poter reggere sulle spalle la speranza nonviolenta, meno che mai quando chiamano in soccorso della loro debolezza, politica, culturale, di testimonianza, forze inserite in quel sistema politico che vede sempre di più il rifiuto generalizzato ed "indignato" della gente comune.

La proposta è meglio che nasca da singoli "persuasi", con l'appoggio successivo ed in progress dei gruppi "storici" organizzati.

Quindi non c'è alcuna necessità di sentire preventivamente il MN, o il Mir, o la LOC, o la LDU o quanto altro.

Quando farla questa Assisi-Perugia?

Una buona idea è nell'anno lasciato "scoperto" dal Coordinamento degli Enti Locali per la Pace: proprio perché non va contrapposta alla Perugia-Assisi

La cosa può dare l'impressione di una iniziativa "collegata" e "complementare"?

Forse, ma è anche probabile che non esista la necessità di preoccuparsene più di tanto.

Il mese di settembre è buono perchè si può fare riferimento alla Giornata ONU per la pace, il 21 settembre, per la precisione. La giornata ONU per la nonviolenza è il 2 ottobre, ma in quel periodo potrebbe fare troppo freddo per una marcia di 24 km. Che dire del 25 aprile o del 2 giugno? Andare a sovrapporsi a scadenze già così cariche di propri significati storico-politici potrebbe creare più problemi di quanti non ne risolva...

Modalità particolari per svolgere questo cammino? Idee ne circolano parecchie. La fila indiana silenziosa, l'assenza di simboli di partito, i training preparatori e/o conclusivi...

E' importante che i singoli interessati si riuniscano e ne discutano, con apertura mentale, disponibilità al dialogo e senso di responsabilità. Come, appunto, è stato proposto, a Firenze il 4 novembre. Raccoglieranno - evidentemente - la chiamata coloro che avvertono un senso di dispiacere e di "indignazione" per come hanno visto logorato e strumentalizzato, nel corso degli anni, il progetto nonviolento. Il problema, ovviamente, non si pone per chi invece ritiene che il pensiero e la pratica nonviolenti abbiano trovato interpreti adeguati o facilmente adeguabili nelle Perugie-Assisi di questi anni.

Alfonso Navarra - obiettore alle spese militari e nucleari - "indignato" nonviolento (anzi "Satyagrahi", finché il termine "nonviolenza" non recupera credibilità in Italia)