R: [pace] Libertà liberista



Siamo nel pieno del "fascismo bianco", dove la costituzione del 1948, ancorchè mai pienamente applicata, non esiste più da tempo, ed a prescindere dai governi di destra o di sinistra, ambedue coerenti rappresentanti, dell'oligarchia internazionale finanziaria che si occupa dell'Italia. La risposta è quindi pleonastica: via via che il capitale si concentra sempre più, gli spazi di libertà, oramai puramente virtuali ed accademici, si restringono: rimane solo quella effimera libertà di lotta tra gli sfrutttati  per accaparrarsi le briciole di valore concesse! Continuiamo con queste disquisizioni che il potere capitalistico ci concede, ma approfittiamo di questi ultimissimi barlumi di libertà mentale e fisica, prima di ridurci a rari esemplari da zoo.

--- Sab 16/5/09, bruno.leopoldo at libero.it <Bruno.Leopoldo at libero.it> ha scritto:

Da: bruno.leopoldo at libero.it <Bruno.Leopoldo at libero.it>
Oggetto: [pace] Libertà liberista
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Data: Sabato 16 maggio 2009, 09:49

Libertà liberista

Visto che siamo governati dal Partito delle libertà, perché non si fa nemmeno uno straccio di studio o sondaggio sul quesito se siamo più o meno liberi di 15 anni fa?

Per Roberto Ciccarelli: “Governare non significa più solo negoziare una mediazione contrattuale tra gli interessi divergenti di gruppi, cooperazioni o classi, ma anche agire sulle azioni di questi enti autonomi indicando loro i risultati, promuovendone l’agenda, monitorandone i risultati parziali, allocando il budget necessario, ed incoraggiando lo sviluppo delle competenze ritenute indispensabili perché raggiungano i loro obiettivi.   
Da un lato, l’evoluzione della governamentalità amministrativa nella governamentalità neoliberista ha rilevato l’inadeguatezza dei progetti pastorali di normalizzazione e razionalizzazione adottati dalle politiche welfaristiche, mentre, dall’altro lato, ha portato alla luce una nuova forma di cittadinanza fondata sulle tecniche dell’auto-stima, dell’empowerment, dell’auto-imprenditorialità, e del benessere individuale. Questa nuove ‘tecnologie della cittadinanza’ presuppongono l’esistenza di cittadini liberi e attivi, di consumatori informati e responsabili, di membri delle comunità che siano capaci di auto-regolarsi e di agenti in grado di prendere decisioni a proprio rischio e pericolo. Il cittadino diventa un agente attivo nella regolazione delle competenze professionali, in particolare, quelle dedicate a cure sanitarie e alla prevenzione di malattie, quanto un attore fondamentale della propria sicurezza e di quella altrui. Rispetto alla vecchia immagine dell’homo oeconom!
icus liberale, atomo isolato ed egoista sul libero mercato, il nuovo cittadino viene idealmente collocato al punto di intersezione tra i legami e le affinità che si creano all’interno di comunità ristrette e di gruppi professionali, e nelle scelte individuali di mercato utili per il consolidamento della propria ed altrui sicurezza. Ne deriva una nuova enfasi sull’ethos dell’auto-condotta che interpreta la libertà individuale in termini di autonomia, cioè la capacità di realizzare i propri desideri nella vita secolare e di determinare il corso della propria esistenza attraverso le scelte personali”. “Si afferma invece una dimensione orizzontale quando la funzione pastorale tipica del potere governamentale perde la sua costitutiva caratterizzazione trascendentale (il Sovrano, o il Pastore, che governa il gregge o il popolo) e acquista un profilo immanente: responsabilizzare i singoli componenti della popolazione al fine di individuare insieme alle istituzioni le soluzioni ai !
problemi della vita in¿Siamo messi così tanto male che – a mio!
  avviso
- non ne abbiamo la più pallida idea; e quando ne usciremo, girandoci a guardare, ci chiederemo: ma come abbiamo fatto a subire e star zitti?

3/5/9 – Leopoldo BRUNO



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