24/01 Imperia: Genoa Social Forum, un'esperenza che mise in scacco gli 8 potenti della terra



Imperia 24 gennaio 2008, ore 21.00
c.s.o.a. la talpa e l'orologio

GENOA SOCIAL FORUM
16-21 luglio 2001
un'esperenza che mise in scacco gli 8 potenti della terra

Per raccontare quei giorni, per rileggerne l'importanza rispetto alla fase
politica attuale, per riannodare i fili di quella rete in vista del
prossimo g8 italiano, ci incontriamo con:

VITTORIO AGNOLETTO Europarlamentare Prc
ALBERTO ZORATTI Cooperativa Fair

L'incontro fa parte delle iniziativa per la Giornata di Globale di Azione
indetta dal Social Forum Mondiale
http://www.faircoop.it/wsf2008.htm
http://www.wsf2008.net/it

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Dalle moltitudini d'Europa in marcia contro l'Impero e verso Genova
[21 Luglio 2001]
WU-MING

Noi siamo nuovi, ma siamo quelli di sempre.
Siamo antichi per il futuro, esercito di disobbedienza le cui storie come
armi, da secoli in marcia su questo continente. Nei nostri stendardi è
scritto "dignità". In nome di essa combattiamo chi si vuole padrone di
persone, campi, boschi e corsi d'acqua, governa con l'arbitrio, impone
l'ordine dell'Impero, immiserisce le comunità.
Siamo i contadini della Jacquerie. I mercenari della Guerra dei Cent'anni
razziavano i nostri villaggi, i nobili di Francia ci affamavano. Nell'anno
del Signore 1358 ci sollevammo, demolimmo castelli, ci riprendemmo il
nostro. Alcuni di noi furono catturati e decapitati. Sentimmo il sangue
risalire le narici, ma eravamo in marcia ormai, e non ci siamo più fermati.
Siamo i ciompi di Firenze, popolo minuto di opifici e arti minori.
Nell'anno del Signore 1378 un cardatore ci guidò alla rivolta. Prendemmo
il Comune, riformammo arti e mestieri. I padroni fuggirono in campagna e
di là ci affamarono cingendo d'assedio la città. Dopo due anni di stenti
ci sconfissero, restaurarono l'oligarchia, ma il lento contagio
dell'esempio non lo potevano fermare.
Siamo i contadini d'Inghilterra che presero le armi contro i nobili per
porre fine a gabelle e imposizioni. Nell'anno del Signore 1381 ascoltammo
la predicazione di John Ball: "Quando Adamo zappava ed Eva filava / chi
era allora il padrone?". Con roncole e forconi muovemmo dall'Essex e dal
Kent, occupammo Londra, appiccammo fuochi, saccheggiammo il palazzo
dell'Arcivescovo, aprimmo le porte delle prigioni. Per ordine di re
Riccardo II° molti di noi salirono al patibolo, ma nulla sarebbe più stato
come prima.
Siamo gli hussiti. Siamo i taboriti. Siamo gli artigiani e operai boemi,
ribelli al papa, al re e all'imperatore dopo che il rogo consumò Ian Hus.
Nell'anno del signore 1419 assaltammo il municipio di Praga, defenestrammo
il borgomastro e i consiglieri comunali. Re Venceslao morì di crepacuore.
I potenti d'Europa ci mossero guerra, chiamammo alle armi il popolo ceco.
Respingemmo ogni invasione, contrattaccando entrammo in Austria, Ungheria,
Brandeburgo, Sassonia, Franconia, PalatinatoŠ Il cuore di un continente
nelle nostre mani. Abolimmo il servaggio e le decime. Ci sconfissero
trent'anni di guerre e crociate.
Siamo i trentaquattromila che risposero all'appello di Hans il pifferaio.
Nell'anno del Signore 1476, la Madonna di Niklashausen si rivelò ad Hans e
disse:
"Niente più re né principi. Niente più papato né clero. Niente più tasse
né decime. I campi, le foreste e i corsi d'acqua saranno di tutti. Tutti
saranno fratelli e nessuno possederà più del suo vicino."
Arrivammo il giorno di S. Margherita, una candela in una mano e una picca
nell'altra. La Santa Vergine ci avrebbe detto cosa fare. Ma i cavalieri
del Vescovo catturarono Hans, poi ci attaccarono e sconfissero. Hans
bruciò sul rogo. Non così le parole della Vergine.
Siamo quelli dello Scarpone, salariati e contadini d'Alsazia che,
nell'anno del Signore 1493, cospirarono per giustiziare gli usurai e
cancellare i debiti, espropriare le ricchezze dei monasteri, ridurre lo
stipendio dei preti, abolire la confessione, sostituire al Tribunale
Imperiale giudici di villaggio eletti dal popolo. Il giorno della Santa
Pasqua attaccammo la fortezza di Schlettstadt, ma fummo sconfitti, e molti
di noi impiccati o mutilati ed esposti al dileggio delle genti. Ma quanti
di noi proseguirono la marcia portarono lo Scarpone in tutta la Germania.
Dopo anni di repressione e riorganizzazione, nell'anno del Signore 1513 lo
Scarpone insorse a Friburgo. La marcia non si fermava, né lo Scarpone ha
più smesso di battere il suolo.
Siamo il Povero Konrad, contadini di Svevia che si ribellarono alle tasse
su vino, carne e pane, nell'anno del Signore 1514. In cinquemila
minacciammo di conquistare Schorndorf, nella valle di Rems. Il duca
Ulderico promise di abolire le nuove tasse e ascoltare le lagnanze
deicontadini, ma voleva solo prendere tempo. La rivolta si estese a tutta
la Svevia. Mandammo delegati alla Dieta di Stoccarda, che accolse le
nostre proposte, ordinando che Ulderico fosse affiancato da un consiglio
di cavalieri, borghesi e contadini, e che i beni dei monasteri fossero
espropriati e dati alla comunità. Ulderico convocò un'altra Dieta a
Tubinga, si rivolse agli altri principi e radunò una grande armata. Gli ci
volle del bello e del buono per espugnare la valle di Rems: assediò e
affamò il Povero Konrad sul monte Koppel, depredò i villaggi, arrestò
sedicimila contadini, sedici ebbero recisa la testa, gli altri li condannò
a pagare forti ammende. Ma il Povero Konrad ancora si solleva.
Siamo i contadini d'Ungheria che, adunatisi per la crociata contro il
Turco, decisero invece di muover guerra ai signori, nell'anno del Signore
1514. Sessantamila uomini in armi, guidati dal comandante Dozsa, portarono
l'insurrezione in tutto il paese. L'esercito dei nobili ci accerchiò a
Czanad, dov'era nata una repubblica di eguali. Ci presero dopo due mesi
d'assedio. Dozsa fu arrostito su un trono rovente, i suoi luogotenenti
costretti a mangiarne le carni per aver salva la vita. Migliaia di
contadini furono impalati o impiccati. La strage e quell'empia eucarestia
deviarono ma non fermarono la marcia.
Siamo l'esercito dei contadini e dei minatori di Thomas Muentzer.
Nell'anno del Signore 1524, al grido di: "Tutte le cose sono comuni!"
dichiarammo guerra all'ordine del mondo, i nostri Dodici Articoli fecero
tremare i potenti d'Europa. Conquistammo le città, scaldammo i cuori delle
genti. I lanzichenecchi ci sterminarono in Turingia, Muentzer fu straziato
dal boia, ma chi poteva più negarlo? Ciò che apparteneva alla terra, alla
terra sarebbe tornato.
Siamo i lavoranti e contadini senza podere che nell'anno del Signore 1649,
a Walton-on-Thames, Surrey, occuparono la terra comune e presero a
sarchiarla e seminarla. "Diggers", ci chiamarono. "Zappatori". Volevamo
vivere insieme, mettere in comune i frutti della terra. Più volte i
proprietari terrieri istigarono contro di noi folle inferocite. Villici e
soldati ci assalirono e rovinarono il raccolto. Quando tagliammo la legna
nel bosco del demanio, i signori ci denunciarono.
Dicevano che avevamo violato le loro proprietà. Ci spostammo a Cobham
Manor, costruimmo case e seminammo grano. La cavalleria ci aggredì,
distrusse le case, calpestò il grano. Ricostruimmo, riseminammo. Altri
come noi si erano riuniti in Kent e in Northamptonshire. Una folla in
tumulto li allontanò. La legge ci scacciò, non esitammo a rimetterci in
cammino.
Siamo i servi, i lavoranti, i minatori, gli evasi e i disertori che si
unirono ai cosacchi di Pugaciov, per rovesciare gli autocrati di Russia e
abolire il servaggio. Nell'anno del Signore 1774 ci impadronimmo di
roccaforti, espropriammo ricchezze e dagli Urali ci dirigemmo verso Mosca.
Pugaciov fu catturato, ma il seme avrebbe dato frutti.
Siamo l'esercito del generale Ludd. Scacciarono i nostri padri dalle terre
su cui vivevano, noi fummo operai tessitori, poi arrivò l'arnese, il
telaio meccanicoŠ Nell'anno del Signore 1811, nelle campagne
d'Inghilterra, per tre mesi colpimmo fabbriche, distruggemmo telai, ci
prendemmo gioco di guardie e conestabili. Il governo ci mandò contro
decine di migliaia di soldati e civili in armi. Una legge infame stabilì
che le macchine contavano più delle persone, e chi le distruggeva andava
impiccato. Lord Byron ammonì: "Non c'è abbastanza sangue nel vostro codice
penale, che se ne deve versare altro perché salga in cielo e testimoni
contro di voi? Come applicherete questa legge? Chiuderete un intero paese
nelle sue prigioni? Alzerete una forca in ogni campo e appenderete uomini
come spaventacorvi? O semplicemente attuerete uno sterminio?Š Sono questi
i rimedi per una popolazione affamata e disperata?".
Scatenammo la rivolta generale, ma eravamo provati, denutriti. Chi non
penzolò col cappio al collo fu portato in Australia. Ma il generale Ludd
cavalca ancora di notte, al limitare dei campi, e ancora raduna le armate.
Siamo le moltitudini operaie del Cambridgeshire, agli ordini del Capitano
Swing, nell'anno del Signore 1830. Contro leggi tiranniche ci ammutinammo,
incendiammo fienili, sfasciammo macchinari, minacciammo i padroni,
attaccammo i posti di polizia, giustiziammo i delatori. Fummo avviati al
patibolo, ma la chiamata del Capitano Swing serrava le file di un esercito
più grande. La polvere sollevata dal suo incedere si posava sulle giubbe
degli sbirri e sulle toghe dei giudici. Ci attendevano centocinquant'anni
di assalto al cielo.
Siamo i tessitori di Slesia che si ribellarono nell'anno 1844, gli
stampatori di cotonate che quello stesso anno infiammarono la Boemia, gli
insorti proletari dell'anno di grazia 1848, gli spettri che tormentarono
le notti dei papi e degli zar, dei padroni e dei loro lacchè. Siamo quelli
di Parigi, anno di grazia 1871.
Abbiamo attraversato il secolo della follia e delle vendette, e
proseguiamo la marcia.
Loro si dicono nuovi, si battezzano con sigle esoteriche: G8, FMI, WB,
WTO, NAFTA, FTAAŠ Ma non ci ingannano, sono quelli di sempre: gli
écorcheurs che razziarono i nostri villaggi, gli oligarchi che si
ripresero Firenze, la corte dell'imperatore Sigismondo che attirò Ian Hus
con l'inganno, la Dieta di Tubinga che obbedì a Ulderico e annullò le
conquiste del Povero Konrad, i principi che mandarono i lanzichenecchi a
Frankenhausen, gli empii che arrostirono Dozsa, i proprietari terrieri che
tormentarono gli Zappatori, gli autocrati che vinsero Pugaciov, il governo
contro cui tuonò Byron, il vecchio mondo che vanificò i nostri assalti e
sfasciò ogni scala per il cielo.
Oggi hanno un nuovo impero, su tutto l'orbe impongono nuove servitù della
gleba, si pretendono padroni della Terra e del Mare.
Contro di loro, ancora una volta, noi moltitudini ci solleviamo.
Genova.
Penisola italica.
19, 20 e 21 luglio di un anno che non è più di alcun Signore.

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