31/05 Genova: duecentodiciottesima ora in silenzio per la pace



Rete contro g8
per la globalizzazione dei diritti

Mercoledì 31 maggio dalle 18 alle 19 sui gradini del palazzo ducale di
Genova, duecentodiciottesima ora in silenzio per la pace


Dal Manifesto del 28 maggio "La tragica verità sull'uccisione per
rappresaglia di 24 civili iracheni, tra i quali undici donne e bambini,
avvenuta lo scorso 19 novembre nella cittadina irachena di Haditha ad opera
dei marines, è arrivata sulle colonne del "Times" con le parole di una
testimone diretta dell'eccidio: una bimba miracolosamente sopravvissuta
alla strage
.La bimba racconta come la mattina del 19 novembre scorso, poco dopo le
sette del mattino, una potente mina esplose nella strada in cui abitava con
la sua famiglia, ad Haditha, al passaggio di un mezzo militare Usa
uccidendo un giovane marines, (….). Un'ora dopo l'esplosione della mina al
passaggio del convoglio americano l'intera famiglia di Iman era stata
sterminata. La bambina era riuscita a sopravvivere perché ferita, immobile,
era stata creduta morta(…). Appena entrati i soldati tirarono una bomba a
mano nella stanza dei nonni uccidendoli e ferendo a morte anche sua madre.
La zia a questo punto prese uno dei bambini più piccoli e si buttò fuori
dall'abitazione facendo perdere le sue tracce. Pochi secondo dopo i
soldati, racconta Iman, aprirono poi il fuoco nel soggiorno, dove la
maggior parte della famiglia era riunita. Suo zio Rashid tentò di fuggire
ma fu raggiunto sulla soglia e ucciso. "Tutti quelli che si trovavano nella
casa furono uccisi dagli americani, eccetto mio fratello Abdul-Rahman ed
io. Eravamo troppo terrorizzati per muoverci ... Per due ore non osammo
muoverci."

Dal Manifesto del 30 maggio: " Rivolta a Kabul – spari sulla folla- Un
incidente d'auto causato dai militari Usa fa strage di civili e scatena
l’esasperazione.Coprifuoco nella capitale Molte le vittime, ma un bilancio
non è ancora possibile. Solo nell'ospedale di Emergency, 65 persone
ricoverate per colpi d'arma da fuoco.

Quattro sono morte subito, altre sono gravissime.

I soldati italiani sono impegnati in guerra in Iraq e in Afganistan
nonostante l’esplicito divieto della Costituzione (ART.11: l’Italia ripudia
la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come
mezzo di risopluzione delle controversie internazionali). Guerre che non
hanno risolto il problema del terrorismo ma hanno provocato oltre centomila
morti, soprattutto civili afgani ed iracheni

Si tratta di due guerre giustificate dagli Stai Uniti con spudorate
menzogne ormai smascherate: la caccia a Bin Laden e le armi di distruzione
di massa attribuite a Saddam Hussein

Per soccorrere i civili non sono necessarie armi, autoblindo e stellette: e
gli ospedali di Gino Stada in zone di guerra lo dimostrano in modo
inequivocabile

L’ONU raccomanda da tempo ai paesi industrializzati di destinare almeno lo
0,7% del proprio bilancio ad aiuti internazionali e che l’Italia non
raggiunge neppure lo 0,4. Come può un paese così avaro spiegare l’ansia di
"aiutare" proprio gli afgani e gli iracheni?



Alla luce di tutto questo, è’ opportuno continuare a celebrare proprio con
una parata militare la festa della Repubblica?

Ci associamo a quanti in questi giorni stanno duramente criticando la
parata militare del prossimo due giugno, costosa ed inquinante ostentazione
di forza.

Esprimiamo il nostro dissenso dalla sempre più invadente presenza dei
militari nelle più varie occasioni sportive e culturali

Ricordiamo gli impegni presi dal centro sinistra durante la campagna
elettorale, ed ancora una volta ripetiamo al governo:

VIA SUBITO DALL’IRAQ E DALL’AFGANISTAN.

E SENZA CHIEDERE IL PERMESSO A BUSH.