Rapporto di Amnesty sull'Uzbekistan: "la verità è sotto assedio"



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COMUNICATO STAMPA
CS108-2005

RAPPORTO DI AMNESTY SULL'UZBEKISTAN: 'LA VERITA' E' SOTTO ASSEDIO'

Solo un'inchiesta internazionale indipendente potra' rivelare la verita'
su quanto accaduto a maggio nella citta' di Andizhan, dove centinaia di
civili sarebbero stati uccisi dalle forze di sicurezza.

In un nuovo rapporto diffuso oggi, Amnesty International afferma che 'la
verita' e' sotto assedio e il governo uzbeco vuole impedire di accertare
cosa accadde realmente ad Andizhan'.

Sia Amnesty International che Human Rights Watch - che a sua volta oggi
pubblica un rapporto sulla repressione e le uccisioni di Andizhan -
chiedono che un'inchiesta internazionale indipendente si affianchi ai
primi procedimenti interni nei confronti di persone incriminate per i
fatti del 12 e 13 maggio.

Il rapporto di Amnesty International riporta testimonianze oculari secondo
cui le forze di sicurezza aprirono il fuoco indiscriminatamente nei
confronti di migliaia di persone che stavano manifestando nel centro di
Andizhan e nel corso della loro precipitosa fuga. La versione governativa
e' profondamente diversa: le forze di sicurezza non avrebbero ucciso alcun
civile e le vittime sarebbero state uccise da 'terroristi' armati. Molti
dei morti, 187 in tutto, sarebbero stati a loro volta 'terroristi'.

Eppure, le autorita' uzbeche si ostinano a non rivelare i nomi delle
persone uccise e alcune famiglie non riescono ad avere informazioni sulla
sorte dei propri congiunti 'scomparsi'. Secondo fonti non confermate, i
corpi delle vittime sarebbero stati portati via da Andizhan e sepolti in
segreto in localita' ignote.

Un uomo, che dopo due mesi era ancora alla ricerca di suo figlio, ha detto
ad Amnesty International: 'Non e' nei campi profughi, non e' nei centri di
detenzione. A chi devo chiedere? Spero che sia ancora vivoŠ'

'Il presidente Islam Karimov e' certo che il suo governo non abbia sparato
contro donne e bambini. Allora, perche' non consente un'inchiesta
internazionale indipendente? Perche' le autorita' non pubblicano i nomi
delle vittime? Perche' non hanno autorizzato il Comitato internazionale
della Croce rossa a visitare gli ospedali e i centri di detenzione?' -
chiede Amnesty International, secondo la quale l'indagine parlamentare in
corso e' inutile e non puo' sostituire un'inchiesta internazionale.

Il rapporto dell'organizzazione per i diritti umani rivela fino a che
punto il governo uzbeco si sia spinto per impedire che circolassero
all'esterno versioni difformi da quella ufficiale. Migliaia di persone
sono state arrestate arbitrariamente, i testimoni sono stati minacciati
per impedire loro di raccontare cosa avevano visto, importanti documenti
sono stati distrutti, e' stato vietato l'accesso alla citta' ai
giornalisti, nonche' ai difensori e agli organismi internazionali per i
diritti umani e sono stati bloccati i siti Internet del paese e quelli
legati all'opposizione uzbeca in esilio. Giornalisti indipendenti,
difensori dei diritti umani ed esponenti dell'opposizione politica sono
stati intimiditi e arrestati; alcuni di essi sono stati incriminati per
aver esercitato il proprio diritto alla liberta' di espressione e sono
stati adottati da Amnesty International come 'prigionieri di coscienza'.


Desta particolare preoccupazione il caso di Saidzhakhon Zainabitdinov,
presidente dell'organismo indipendente per i diritti umani 'Appello'.
Zainabitdinov, presente ad Andizhan il 13 maggio, ha fornito alla stampa
internazionale una testimonianza assai diversa dalla versione ufficiale.
Per questo motivo, il 21 maggio sarebbe stato arrestato per poi essere
trasferito nella capitale Tashkent a luglio, dove si troverebbe tuttora,
detenuto in condizioni di isolamento e a rischio di subire torture e
maltrattamenti. A quanto pare, e' stato accusato di 'diffondere
informazioni con lo scopo di seminare il panico' e di 'terrorismo', un
reato che comporta la pena di morte.

Secondo Amnesty International, le autorita' uzbeche stanno usando i fatti
di Andizhan per assestare un ulteriore colpo alla societa' civile del
paese. Ancora una volta, il governo attacca i difensori dei diritti umani
e reprime la liberta' di espressione in nome della sicurezza nazionale. Le
persone accusate di reati penali rischiano di essere processate con
modalita' che violano gli standard internazionali sul giusto processo.
Esse sono inoltre a rischio di tortura e potrebbero essere messe a morte
al termine di processi irregolari.

Il rapporto di Amnesty International presenta una serie di raccomandazioni
al governo uzbeco, affinche' affronti il problema dei sistematici difetti
nell'amministrazione della giustizia, protegga il diritto alla liberta'
dagli arresti arbitrari, dalla tortura e dagli altri maltrattamenti e
garantisca il diritto alla liberta' di espressione.

Amnesty International inoltre formula specifiche raccomandazioni agli
Stati membri delle Nazioni Unite, alla Commissione Onu sui diritti umani
(o all'organismo, altrimenti nominato, che potra' succederle), all'Unione
europea e ai suoi Stati membri, alle istituzioni dell'Organizzazione per
la sicurezza e la cooperazione in Europa, chiedendo a questi organismi che
continuino a chiedere l'avvio di un'inchiesta internazionale indipendente
sui fatti di Andizhan e comunichino al governo dell'Uzbekistan la propria
preoccupazione per la situazione dei diritti umani.

FINE DEL COMUNICATO
Roma, 20 settembre 2005

Il rapporto Uzbekistan: Lifting the siege on the truth about Andizhan e'
disponibile in lingua inglese all'indirizzo: http://www.amnesty.org/

Per ulteriori informazioni, approfondimenti e interviste:
Amnesty International Italia - Ufficio stampa
Tel. 06 4490224, cell. 348-6974361, e-mail: press at amnesty.it




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