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Continua la campagna per la sospensione del Trattato Commerciale Europa-Israele



Lunedì 3 maggio, si è tenuto a Largo di Torre Argentina a Roma, il sit in
promosso dalle associazioni e dai comitati di solidarietà con il popolo
palestinese a sostegno della richiesta di sospensione dei trattati
commerciali fra Unione Europea e Israele. All'iniziativa hanno partecipato
un centinaio di persone, fra le quali il Presidente della Comunità
Palestinese di Roma e del Lazio, Bassam Saleh, Iacopo Venier della
segreteria nazionale del PdCI e Fabio Marcelli dei Giuristi Democratici.
Molte bandiere palestinesi e striscioni del Forum Palestina e delle Donne
in Nero.

Il 4 maggio, una delegazione ha poi consegnato al Consigliere Politico
dell'Ambasciata d'Irlanda, Mr. Baylor, un documento degli organizzatori
della manifestazione in cui si argomentano le ragioni della richiesta di
sospensione dei trattati commerciali con Israele; il documento verrà
inoltrato a Dublino, alla Presidenza di Turno dell'Unione Europea in
occasione del vertice del 5 maggio dei ministri degli esteri europei che
ha, tra i punti all'ordine del giorno, la ridiscussione del Trattato di
Associazione commerciale tra Unione Europea ed Israele.



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Il documento consegnato all'Ambasciata d'Irlanda





Repubblica d'Irlanda - Presidenza di turno dell'Ue



Per la sospensione del trattato commerciale UE - Israele



Nella crisi mediorientale, l'Unione Europea riveste un ruolo di primaria
importanza, sia per le responsabilità storiche di molti suoi Paesi membri,
sia perché è il primo partner commerciale dello Stato di Israele.

Allo stato attuale, Israele è responsabile della perpetuazione di
un'occupazione condannata dall'intera comunità internazionale e di
sistematiche violazioni della IV Convenzione di Ginevra, senza che questo
abbia mai comportato l'adozione, da parte dell'Unione Europea, di misure
conseguenti.

L'occupazione di Gaza e della West Bank e l'annessione di Gerusalemme est
non sono mai state legittimate dalla comunità internazionale e dalle sue
organizzazioni, prima fra tutte l'ONU; si contano a centinaia le
Risoluzioni delle Nazioni Unite che condannano la politica colonialista e
razzista dello Stato di Israele; lo stesso Parlamento Europeo, infine,
nell'aprile 2002 si è espresso per la sospensione del Trattato di
associazione fra Israele e l'Unione Europea.

Riteniamo che la sospensione dei rapporti commerciali che l'Unione Europea
intrattiene con lo Stato di Israele sia un atto dovuto per i seguenti
motivi:

la politica estera dell'Unione Europea deve essere finalizzata alla
realizzazione del rispetto dei diritti umani, in conformità alla Carta
delle Nazioni Unite;
la politica dello Stato di Israele verso i Palestinesi si caratterizza da
decenni per la sistematica violazione dei diritti umani nei Territori
Occupati: uccisioni quotidiane di civili palestinesi, esecuzioni sommarie
di esponenti politici palestinesi, detenzione arbitraria e in condizioni
inaccettabili di migliaia di cittadini e cittadine palestinesi, demolizione
di abitazioni, devastazione sistematica dell'agricoltura palestinese
attraverso lo sradicamento di centinaia di migliaia di alberi di ulivo e da
frutto, distruzione delle serre e confisca dei terreni, distruzione e
chiusura di centinaia di scuole;
la legislazione ordinaria dello Stato di Israele discrimina circa un quinto
della stessa popolazione israeliana, quella di origine araba e comunque non
ebraica, attraverso una serie di norme che limitano o impediscono ai
cittadini non ebrei l'esercizio del diritto all'istruzione, alla proprietà,
alla libera circolazione, all'impiego nella Pubblica Amministrazione;
da più di tre anni, il governo israeliano ha imposto arbitrariamente gli
arresti domiciliari al legittimo Presidente dell'Autorità Nazionale
Palestinese, Yasser Arafat, esprimendo a più riprese la volontà di
eliminarlo fisicamente o deportarlo con la forza;
prosegue a ritmi serrati, nonostante le unanimi condanne internazionali e
il procedimento in corso presso la Corte Internazionale di Giustizia, la
costruzione del Muro dell'Apartheid, che isola città e villaggi palestinesi
fra loro e da terre, scuole, ospedali e luoghi di lavoro, trasformando i
centri abitati in immense prigioni a cielo aperto.

 Nel merito del Trattato di Associazione, rileviamo che lo Stato di Israele
è in flagrante violazione delle clausole che riguardano, appunto, il
rispetto dei diritti umani e la veridicità del marchio di provenienza dei
prodotti esportati; le merci provenienti dalle colonie illegali in
territorio palestinese, infatti, vengono esportate sui mercati europei con
il marchio Made in Israel, nonostante nessun Paese europeo riconosca
l'appartenenza allo Stato di Israele di Gaza, della Cisgiordania e di
Gerusalemme est.

Per tutti questi motivi, l'Unione Europea non può continuare a mantenere
normali relazioni commerciali con lo Stato di Israele, dovendo anzi
attivarsi immediatamente per esercitare pressioni economiche, politiche e
diplomatiche affinché lo Stato di Israele si conformi al rispetto del
Diritto Internazionale, cessando i comportamenti oppressivi nei Territori
Occupati e le discriminazioni verso la popolazione non ebraica sul proprio
territorio. La sospensione del Trattato di Associazione è dunque un atto
necessario e non più rinviabile. Analogamente, riteniamo che il Consiglio
Trasporti dell'UE il prossimo giugno non debba approvare l'accordo siglato
il 17 marzo scorso a Gerusalemme che permetterebbe ad Israele di
partecipare al programma Galileo.

Lo strumento delle sanzioni internazionali ha già dimostrato la sua
efficacia nei confronti del regime razzista dell'apartheid in Sudafrica,
persuadendo le autorità sudafricane a cessare la politica di oppressione e
segregazione contro la popolazione nera, aprendo la strada alla
democratizzazione del paese; oggi, l'Unione Europea ha la possibilità e il
dovere di operare nella stessa direzione per persuadere il governo
israeliano a recedere dall'occupazione militare e coloniale di Gaza,
Cisgiordania e Gerusalemme est, consentire su questi territori la nascita
di uno Stato palestinese indipendente e consentire l'internazionalizzazione
di Gerusalemme, città storicamente importante per i cristiani, i musulmani
e gli ebrei.

L'Unione Europea è il primo partner economico di Israele e vi esporta merci
e servizi per un valore di 15,5 miliardi di Euro, pari al 43% delle
importazioni israeliane: la sospensione di questo partenariato è un atto
concreto e significativo che può contribuire ad una pace giusta in Medio
Oriente.







Il Comitato Promotore della manifestazione per la

sospensione del trattato commerciale fra Europa e Israele






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