Un presidente in difficoltà nel fornire giustificazioni



Un presidente in difficoltà nel fornire giustificazioni
Davanti alle notizie negative da Bagdad negli USA crescono i dubbi sul
senso della guerra
di Daniel Brössler ( http://www.sueddeutsche.de/sz/politik/red-artikel4371/)
(traduzione dal tedesco di José F. Padova)

Dall'Iraq in questi giorni il presidente americano è raggiunto da due tipi
di notizie: cattive e molto cattive. Cattive sono i comunicati sui
disordini e sui soldati americani e inglesi uccisi, ancor più cattiva è la
notizia quotidiana: ancora nessuna traccia di Saddam e soprattutto, ancora
sempre, nessuna traccia di armi di distruzione di massa. Messe insieme,
queste notizie si dispongono in un quadro che per George W. Bush potrebbe
diventare un problema. Comunque diviene sempre più forte la critica secondo
la quale il governo USA, con una miscela di minimizzazioni e di
esagerazioni, avrebbe trascinato l'opinione pubblica americana prima
nell'inganno e poi nel deserto iracheno. Perciò Bush e i suoi avrebbero
esagerato la pericolosità per gli Stati Uniti dell'Iraq di Saddam Hussein,
ma sottovalutato i pericoli in agguato nell'Iraq del dopo Saddam Hussein.
Le notizie delle perdite dall'Iraq non hanno ancora rovesciato l'opinione
pubblica americana. Secondo un sondaggio dell'emittente ABC e del
Washington Post il 51 percento dei cittadini USA pensano che il numero dei
caduti americani sia "accettabile", il 44 percento lo ritiene
"inaccettabile". Durante la guerra caddero 138 soldati degli Stati Uniti,
dopo la fine ufficiale delle operazioni belliche, il 1. maggio, 56. Tutti
gli americani sono in "profonda ansia" per i continui attacchi contro i
soldati della coalizione guidata dagli USA, ha detto il presidente della
Commissione per le Forze Armate in Senato, il repubblicano John Warner. E
al Congresso si possono già ascoltare le richieste di una più forte
compartecipazione delle altre Nazioni all'azione in Iraq.
Ben consapevole di dover fornire ai cittadini una spiegazione, nel suo più
recente discorso radiofonico Bush ha parlato di "pericolosi covi del
vecchio regime", che con terroristi loro alleati si celerebbero dietro le
mortali aggressioni. Le perdite subite finora Bush può giustificarle così.
Ma ancor più difficile sarà dare una risposta alle domande sul motivo della
guerra, che anche negli USA si fanno sempre più numerose. "Siamo decisi a
scoprire la vera entità del programma di armamento di Saddam Hussein, non
importa quanto ciò possa durare", promise Bush alla radio. Gli americani
oppositori della guerra sono convinti che l'attesa sarà inutile. Con
inserzioni a tutta pagina sui giornali il gruppo "MoveOn" chiama Bush
"ingannatore".
Anche alcuni commentatori sui loro giornali hanno fatto proprio questo
giudizio. "Non vi è alcun serio dubbio che membri dell'Amministrazione Bush
hanno portato in guerra gli Americani usando trucchi", ritiene Paul Krugman
sul New York Times. Nella sua analisi egli si richiama alle ricerche di
molti giornalisti che dimostrerebbero come il governo USA avrebbe distorto
i fatti in modo tale che si adattassero ad essere argomenti per una guerra.
Così secondo un rapporto del New Republic certi tubi di alluminio, che
l'Iraq voleva procurarsi, sarebbero stati illustrati in piena malafede come
parti di un programma atomico. Anche le false informazioni sugli acquisti
di uranio in Africa farebbero consapevolmente parte della raccolta di
indizi.
Di queste accuse si occupa già il Congresso. Diverse Commissioni in Senato
e nella Camera dei Deputati devono giudicare se le informazioni dei servizi
segreti sono state presentate in modo esagerato per poter giustificare una
guerra. Nella Commissione per i Servizi segreti del Congresso Christian
Westermann, un esperto di armamenti del ministero degli Esteri, dopo un
articolo apparso sul New York Times ha affermato di essere stato sottoposto
a pressioni perché adattasse i suoi rapporti a versioni gradite al governo
Bush. Egli però non lo avrebbe fatto.
Il governo USA finora allontana da sé ogni critica. "Praticamente ognuno",
così si ostina a dire il ministro della Difesa Donald Rumsfeld, sarebbe
stato convinto prima della guerra che l'Iraq disponeva di armi per la
distruzione di massa.

Testo originale:

Ein Präsident in Erklärungsnot
Angesichts negativer Nachrichten aus Bagdad wachsen in den USA Zweifel am
Sinn des Krieges
26.06.2003
Von Daniel Brössler
http://www.sueddeutsche.de/sz/politik/red-artikel4371/
Aus dem Irak erreichen den amerikanischen Präsidenten in diesen Tagen zwei
Sorten von Nachrichten: schlechte und sehr schlechte. Schlecht sind die
Meldungen von Unruhen sowie von getöteten amerikanischen und britischen
Soldaten, noch schlechter aber ist der tägliche Bescheid: Immer noch keine
Spur von Saddam, und vor allem immer noch keine Spur von
Massenvernichtungswaffen. Zusammen fügen sich diese Nachrichten zu einem
Bild, das innenpolitisch für George W. Bush zum Problem werden könnte.
Immer lauter jedenfalls wird die Kritik, die US-Regierung habe mit einer
Mischung aus Untertreibung und Übertreibung die amerikanische
Öffentlichkeit erst in die Irre und dann in die irakische Wüste geführt.
Demnach hätten Bush und seine Leute die Gefährlichkeit des Saddam-Irak für
die USA über-, die im Irak der Nach-Saddam-Zeit lauernden Gefahren aber
untertrieben.
Noch haben die Verlustmeldungen aus dem Irak die Stimmung in Amerika nicht
kippen lassen. Nach einer Umfrage des Senders ABC und der Washington Post
glauben 51 Prozent der US-Bürger, die Zahl der amerikanischen Opfer sei
?akzeptabel", 44 Prozent halten sie für ?unakzeptabel". Während des Krieges
waren 138 US-Soldaten gefallen, 56 kamen nach dem offiziellen Ende der
Kampfhandlungen am 1. Mai ums Leben. Alle Amerikaner seien ?in tiefer
Sorge" wegen der anhaltenden Angriffe auf Soldaten der US-geführten
Koalition, sagte der Vorsitzende des Streitkräfte-Ausschusses im Senat, der
Republikaner John Warner. Und im Kongress sind bereits Forderungen nach
einer stärkeren Beteiligung anderer Nationen am Irak-Einsatz zu hören.
Wohl im Bewusstsein, den Bürgern eine Erklärung zu schulden, sprach Bush in
seiner jüngsten Rundfunkansprache von ?gefährlichen Nestern des alten
Regimes", die mit verbündeten Terroristen hinter den tödlichen Angriffen
stünden. Die bisherigen Verluste kann Bush so begründen. Als weit
schwieriger aber dürfte es sich erweisen, die auch in den USA immer
zahlreicher werdenden Fragen nach dem Kriegsgrund zu beantworten. ?Wir sind
entschlossen, das wahre Ausmaß von Saddam Husseins Waffenprogramm
aufzudecken, egal, wie lange es dauert", versprach Bush im Radio.
Amerikanische Kriegsgegner freilich sind überzeugt, dass das Warten
vergeblich sein wird. In ganzseitigen Zeitungsanzeigen bezeichnet die
Gruppe ?MoveOn" Bush als ?Irreführer".
Dieses Urteil haben sich auch einige Zeitungskommentatoren zu eigen
gemacht. ?Es besteht kein ernsthafter Zweifel mehr daran, dass Mitglieder
der Bush-Regierung die Amerikaner in den Krieg getrickst haben", befand
Paul Krugman in der New York Times. In seiner Analyse beruft er sich auf
die Recherchen mehrerer Journalisten, die belegen sollen, dass die US-
Regierung Fakten so zurecht gebogen hat, dass sie sich als Argumente für
einen Krieg eignen. So sollen nach einem Bericht der New Republic
Aluminiumröhren, die der Irak beschaffen wollte, wider besseres Wissen zu
Beweisen für ein Atomprogramm erklärt worden sein. Auch Falschmeldungen
über Uran-Käufe in Afrika sollen bewusst Teil der Indiziensammlung
geblieben sein.
Solche Vorwürfe beschäftigen bereits den Kongress. Verschiedene Ausschüsse
im Senat und im Repräsentantenhaus sollen prüfen, ob
Geheimdienstinformationen übertrieben dargestellt wurden, um einen Krieg zu
begründen. Im Geheimdienstausschuss des Repräsentantenhauses sagte
Christian Westermann, ein Waffenexperte des Außenministeriums, nach einem
Bericht der New York Times aus, auf ihn sei Druck ausgeübt worden, damit er
seine Berichte einer der Bush-Regierung genehmen Lesart anpasse. Dies habe
er aber nicht getan.
Die US-Regierung weist bislang alle Kritik von sich. ?Praktisch jeder", so
beharrte kürzlich US-Verteidigungsminister DonaldRumsfeld, sei vor dem
Krieg überzeugt gewesen, dass der Irak über Massenvernichtungswaffen
verfüge.