PACE MEDITERRANEA? UTOPIA CONCRETA



PACE MEDITERRANEA: L'UTOPIA

CONCRETA DI GIORGIO LA PIRA

di FRANCO NOCELLA

Presidente della Feder-Mediterraneo (FIDM)

Feder-mediterraneo@libero-it



"La pace mediterranea diventerà davvero come una misteriosa, divina pietra
filosofale che trasforma in oro tutto quello che tocca. Ed una grande
civiltà, la nuova civiltà del mondo, avrebbe nel Mediterraneo il suo
fondamento ed il suo grande punto di genesi. E' un sogno? E' vero: ma
questa età apocalittica in cui viviamo e nel cui interno sempre più ci
inoltriamo è, appunto, l'età dell'utopia, l'età in cui l'utopia diventa
storia ed il sogno realtà".

A dire queste cose, nel corso di un incontro a Cagliari nel 1973, fu
Giorgio La Pira, l'indimenticabile sindaco di Firenze, uno dei più lucidi e
limpidi interpreti che il pensiero cristiano abbia avuto nel nostro Paese.

A distanza di tanti anni l'attualità di quella indicazione è rimasta
completamente intatta. Anzi, se possibile, è stata ulteriormente confermata
e rafforzata dagli avvenimenti: oggi tutti gli uomini di pace e di
giustizia - al di là degli steccati politici e religiosi - potrebbero e
dovrebbero sottoscriverla, facendone il cuore di un messaggio di volontà e
di speranza da consegnare a tutti i popoli del Mediterraneo ed all'umanità
intera.

E' sulla base di questi presupposti, d'altro canto, che nel corso degli
anni '80 ha preso corpo, a Napoli, la Feder-Mediterraneo (FIDM),
organizzazione indipendente non governativa operante sul piano
internazionale, oggi presente in tutti i paesi dell'Europa meridionale ed
in diversi paesi del Nord Africa e dell'Asia Minore: centinaia e centinaia
di associazioni, enti locali, soggetti sociali e culturali di base
confederati che hanno scelto il Mediterraneo come lo scenario geografico,
storico, politico, culturale e sociale di un grande confronto ideale
tendente ad individuare nuove ed originali formule di cooperazione e di
sviluppo comune fra i popoli che aiutino a superare differenze e contrasti
fra Nord e Sud che lacerano l'umanità e ne calpestano le speranze di vita e
di reale progresso.

Noi siamo convinti, assieme a Giorgio La Pira, che "l'uomo mediterraneo, la
civiltà mediterranea, la spiritualità e la cultura mediterranee, che nel
corso dei secoli si sono radicate lungo le rive di questo grande lago di
Tiberiade, hanno ancora oggi (ed avranno ancora domani, nel corso dei
secoli che verranno) una funzione permanente da svolgere per l'edificazione
della storia nuova del mondo" (Settimana di studi sull'uomo mediterraneo,
Tunisi, 1968).

Perché? E' lo stesso Giorgio La Pira a spiegarcelo: "Perchè questa 'civiltà
mediterranea' poggia, per così dire, su tre fondamenti di roccia che la
storia nuova, i secoli e le generazioni non potranno corrodere: sono,
infatti, tre incontestabili fondamenti della storia totale degli uomini e
dei popoli. Su questi fondamenti sono iscritti tre nomi: quello di
Gerusalemme (il senso della storia); quello di Atene (il metodo logico e
scientifico e la bellezza e la contemplazione artistica); quello di Roma
(l'organizzazione scientifica e tecnica, per tutte le genti, del diritto e
della politica). Vista la luce di questa triplice proiezione, la storia
odierna (con i grandi problemi che essa pone) vivissimamente si illumina".

Se l'uomo mediterraneo ed il suo patrimonio di civiltà hanno ancora un
ruolo, un compito preciso da assolvere, come Giorgio La Pira credeva e come
noi crediamo con lui, allora è giunto il momento di porre sul tappeto con
grade determinazione una "questione mediterranea" che vada al di la dei
logori clichés, conditi di razzismo euro-centrico e basati su subdole forme
di neocolonialismo appena mascherate con le sembianze di una falsa
cooperazione. Se così stanno le cose, è opportuno ed urgente dare corpo ad
una "iniziativa mediterranea" che tenda alla riaffermazione dell'identità
culturale, delle grandi possibilità di sviluppo economico autocentrato, del
diritto all'indipendenza, alla pace ed alla sicurezza dei popoli del
Mediterraneo.

Giorgio La Pira si pose la domanda che ogni uomo dovrebbe rivolgere a se
stesso. Si chiese se la storia dei popoli, e quindi anche la storia dei
popoli del Mediterraneo, ha una direzione. E si riferiva, essenzialmente,
alla "nostra" storia: quella dell'età atomica (i cui pericoli sono stati
solo parzialmente attenuati dagli avvenimenti degli ultimi anni), spaziale,
demografica, scientifica e tecnica. La storia "moderna" che mette in crisi
tutte le strutture giuridiche, politiche, culturali presenti e che è
caratterizzata dalla rivolta, almeno potenziale dei popoli del Terzo Mondo.

E la risposta che diede, a se stesso ed a noi tutti, fu positiva: "La
storia universale è in movimento verso la pace universale, l'unità dei
popoli e la loro promozione spirituale e civile. La storia intera deve
pervenire alla nuova terra promessa. Questo finalismo ottimista della
storia oggi è chiaramente visibile. La situazione storica in cui ci
troviamo mostra chiaramente a tutti che non c'è alternativa (salvo la
distruzione del pianeta) alla pace universale ed all'unità ed alla
promozione di tutti i popoli della Terra. L'utopia è divenuta la sola
realtà storica del nostro tempo".

L'utopia della pace e dell'unità fra i popoli del Mediterraneo é un
capitolo - il primo, il più strategicamente importante - della grande
"utopia storicamente reale" che Giorgio La Pira ebbe il merito di affermare
e di spiegare con la passione che gli derivava dalla sua profonda e
travolgente umanità. Nel 1957, il re del Marocco, Maometto V, sul piazzale
Michelangelo, guardando con occhio quasi profetico la bellezza liberante e
pacificatrice di Firenze, disse a Giorgio La Pira: "I problemi mediterranei
sono solidali e necessitano di una soluzione unica, solidale: chiami tutti
i popoli mediterranei a Firenze e li faccia unire e pacificare a Firenze".

Ma, il Mediterraneo e la sua civiltà non sono solo importanti per i popoli
che vivono a ridosso di questo bacino marittimo. Il Mediterraneo ha una
dimensione universale che a Giorgio La Pira fu chiarita nel corso di uno
dei Colloqui mediterranei organizzati dal Comune di Firenze sotto l'impulso
del suo grande sindaco. Eduard Glissant, un giovane nero della Martinica,
di lingua e cultura francese, vivamente impegnato nella causa della
emancipazione africana gli disse: "A mio avviso, lei è un uomo mediterraneo
al massimo grado, perchè ha assimilato perfettamente il "concetto", cioè
una delle acquisizioni della civiltà mediterranea che vale per tutti e di
cui l'Africa ha, sopratutto, bisogno. Uno degli apporti fondamentali del
Mediterraneo, infatti, è il 'concetto' che generalizza i dati a partire
dall'esperienza. Ora, però, la civiltà mediterranea dovrebbe avere il
coraggio di rimettere in discussione i suoi 'concetti' per confrontarli con
il disordine esistente, rianimarli e trovare un nuovo accordo e nuove
soluzioni valide per tutti".

Negli anni in cui Giorgio La Pira offriva all'Italia ed al mondo inmtero la
sua milizia di uomo di pace e di uomo di giustizia il Mediterraneo era -
com'è oggi - non un grande "lago di Tiberiade", ma un fossato che divideva
il Nord dal Sud. Il problema era allora, com'è oggi, quello di abolire
tutte le radici di conflitto: da quelle economiche a quelle politiche. La
sua proposta faceva perno su tre componenti fondamentali: una componente
religiosa ("la cattedrale cristiana, la moschea islamica ed il tempio
ebraico costituiscono l'asse attorno al quale si edificano i popoli, le
nazioni e le civiltà che coprono l'intero spazio di Abramo, cioè il
Mediterraneo"), una componente metafisica ("elaborata dai greci e dagli
arabi") ed una componente giuridica ("elaborata dai romani").

Il compianto padre Ernesto Balducci, che di Giorgio La Pira seppe essere
biografo postumo ed interprete attento, ha spiegato: "Spostando il
baricentro della storia sul Mediterraneo, inteso come figura culturale,
oltre che come spazio geografico, La Pira voleva realizzare una sintesi che
sta ancora davanti a noi. La sintesi fra il 'concetto', elaborato ed
utilizzato dalla civiltà tecnologica del Nord, e lo slancio vitale di cui
il Sud preserva le condizioni e le forme che vanno dalla comunione con la
natura alla contemplazione mistica. Nell'età della scissione dell'atomo, La
Pira, uomo mediterraneo, stava combattendo, nei suoi modi e con i suoi
limiti, contro la scissione dell'uomo". Una battaglia, questa, che deve
essere continuata e vinta: a tutti i costi.




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