Inaugurazione del secondo anno accademico del corso di laurea "Operatori per la Pace"



Cari amici vi accludo un comunicato stampa sulla lezione inaugurale del
corso su  citato con preghiera di pubblicarlo o nella sua interezza, od
almeno in sintesi. Ringraziandovi vi mando i miei più cordiali auguri  per
un 2003 che riesca a sconfiggere gli attuali venti di guerra. Alberto
L'Abate





Inaugurazione dell'Anno Accademico 2002/2003
del Corso di Laurea triennale in "Operatori per la Pace"
dell'Università di Firenze, da parte di J. Galtung

Il 15 gennaio 2003, nel prestigioso Salone dei 200 del Comune di Firenze,
il Prof. Johan Galtung ha tenuto la lezione inaugurale  del II anno
Accademico del corso di laurea in "Operatori per la Pace". Galtung è uno
dei più noti Ricercatori per la Pace del mondo, autore del primo manuale
delle Nazioni Unite per la trasformazione nonviolenta dei conflitti, e
direttore di "Transcend", una organizzazione che riunisce i più importanti
ricercatori ed operatori per la pace internazionali. Davanti ad una sala
gremita ed attenta, invitata dal Corso suddetto e dalla Commissione Pace
del Comune di Firenze, il Prof. Galtung ha sviluppato il tema: "Ricerca per
la Pace e lotta al Terrorismo". In sintesi, ed utilizzando anche (in attesa
della deregistrazione della sua relazione) due saggi su questo tema
pubblicati dalla rivista Satyagraha, nn. 1 e 2,  del Centro Gandhi di Pisa,
possiamo dire che  le principali argomentazioni sviluppate da Galtung sono
state le seguenti:
1) Per gli studiosi ed i ricercatori per la pace l'11 settembre 2001 con
l'attacco, in particolare, alle torri di New York non è stato un fatto
inatteso. L'unico aspetto inatteso  è stato il metodo usato. Infatti il
terrorismo, cui Galtung assimila anche certi metodi di lotta utilizzati da
molti Stati, è passato dall'uso delle "bombe ma senza aerei", agli "aerei
con bombe", infine all'uso, in quella circostanza,  degli "aerei come
bombe". Ma sui fatti dell'11 Settembre Galtung ha sostenuto che la
meraviglia è stata semmai quella che non siano avvenuti prima. Egli
infatti, facendo riferimento agli studi di alcuni ricercatori statunitensi,
fa notare come gli Stati Uniti siano stati impegnati, dal 1945 ad oggi, in
67 conflitti globali. Scrive Galtung: "Non si possono negare alcuni validi
moventi. Ma ci rifiutiamo di credere che la violenza fosse l'unica
possibilità cui ricorrere" (Satyagraha, n.1, p.45). In alcuni di questi (35
casi) gli USA hanno ricorso anche ad "assassinii, tentati o riusciti, di
personalità, inclusi capi di stato" (Ibid., p.46); in 11 paesi
"all'assistenza alla pratica della tortura " (ibid.); in 23 paesi "alla
falsificazione delle elezioni, interferendo nei processi democratici"
(ibid.). Scrive Galtung, a proposito di questi interventi degli  USA:
"Tornando ai moventi dietro questa gigantesca violenza diretta: si può dire
che praticamente tutto è compatibile con l'ipotesi che la violenza diretta
degli USA , aperta o nascosta dietro la CIA, sia diretta contro qualsiasi
cosa possa essere percepita come ostile agli interessi statunitensi
all'estero" (ibid. p. 47). Calcoli di dissidenti della CIA danno a 6
milioni i morti per operazioni segrete americane dopo la seconda guerra
mondiale. Altri 6 milioni di morti (soprattutto in Corea, Vietnam, ed
Indonesia, nell'Asia Orientale) sarebbero il risultato della  violenza
diretta, aperta, e molto maggiori (circa 100.000 al giorno) quelli dovuti
alla violenza strutturale (a causa della miseria e malnutrizione derivanti
dalla monetizzazione di tutta l'economia nel mondo, ed all'impoverimento
dei ceti marginali a questa collegata).Secondo Galtung tutti questi morti
hanno accumulato una dose elevatissima di odio verso gli USA che prima o
poi avrebbe dovuto esplodere, come è avvenuto nei fatti dell'11 Settembre.
2) Passando ad analizzare la guerra che Bush sta preparando contro l'Iraq
egli ritiene che c'è una grossa probabilità (lui parla  di circa l'85%) che
questa venga portata avanti anche senza che gli ispettori ONU trovino una
dimostrazione concreta della presenza di armi chimiche, batteriologiche, o
nucleari in quel paese. Pensa infatti che sia possibile che, dopo
l'intervento, gli USA trovino (portandole loro stessi) armi di quel genere
in qualche zona del territorio iracheno, a conferma, a posteriori, della
giustezza del loro intervento. E dà un giudizio estremamente preciso della
"illegalità" di questa guerra. E' infatti vero che Saddam non ha rispettato
almeno per 11 volte le risoluzioni dell'ONU, ma per avere un aspetto anche
minimo di legalità, secondo questo studioso,  la stessa richiesta avrebbe
dovuto essere stata fatta anche ad Israele, che non ha rispettato le
risoluzioni dell'ONU almeno tre volte tanto rispetto all'Iraq, e che
possiede sicuramente quel tipo di armi che si contestano agli iracheni. Ma
le risoluzioni ONU contro Israele non sono mai state applicate per il veto
degli USA. Parlando poi delle cause reali per la guerra contro l'Iraq,
Galtung parla di almeno due cause concomitanti: a) il carattere manicheo
(tutto il bene da una parte e tutto il male dall'altra)  dei due
fondamentalismi che si confrontano, rispecchiandosi l'uno con l'altro, in
questa cosiddetta guerra al terrorismo, da una parte quello
cristiano-ebraico di Bush e Sharon, dall'altra quello islamico, in
particolare della setta wahhabita.; b) la ricerca del controllo, diretto o
indiretto, delle fonti del petrolio di tutto il Medio Oriente, e non solo
dell'Iraq. Infatti, secondo Galtung, questa guerra non vuole colpire solo
l'Iraq, ma mira al controllo di tutta l'area, e tende a far cadere  anche
gli accordi per l'acquisto di petrolio che, con questo paese, stanno
facendo la Francia, la Russia e la Cina. E Galtung conclude il suo
intervento sulla guerra contro l'Iraq, che lui ritiene molto probabile
anche senza che si siano  trovate prove reali di quanto viene contestato a
questo paese, proponendo, in tal caso, di organizzare una resistenza
nonviolenta con queste forme: I) il boicottaggio dei prodotti statunitensi,
in particolare delle compagnie petrolifere da questi controllate; II)
aumentando il numero di scudi umani in quel paese. Attualmente ci sono in
Iraq, secondo le sue informazioni, circa 2000 persone, soprattutto
statunitensi, che sono andate lì per cercare di evitare la guerra, un certo
numero dei quali sono dei familiari delle vittime dell'11 Settembre che
sostengono che non si deve sfruttare la morte e la memoria dei loro cari
per fare una guerra per il petrolio. Secondo informazioni avute da Galtung
la presenza in Iraq di queste persone è uno dei più grossi ostacoli, a
detta degli stessi militari statunitensi, al portare avanti il loro
progetto di guerra . Per questo ritiene che se questi aumentassero, anche
con l'apporto di altre persone dei paesi europei, arrivando  a circa
100.000 persone, le probabilità di guerra diventerebbero molto minori;
III). Ma passando alle proposte in positivo, per eliminare la possibilità
di guerra, egli propone che l'Europa faccia la richiesta di una Conferenza
dell'ONU, a cui gli USA partecipino solo come osservatori,  per trattare i
problemi di tutto il Medio Oriente che sono alla base di questo conflitto,
compreso il rapporto tra Israele e Palestina.
3) L'altro problema da lui affrontato è appunto quella dell'attuale
conflitto armato tra Israele e Palestina. Galtung ritiene che questa guerra
non possa essere risolta solo  tra questi due paesi, perché lo squilibrio
tra di loro è troppo grande:  Israele con uno dei più grandi apparati
militari del mondo, la Palestina, povera e con pochissime attrezzature
militari. Egli paragona Israele ad un elefante e la Palestina ad un
topolino. Per questo pensa che una possibile soluzione pacifica si potrebbe
avere solo da un riequilibrio dei rapporti, con un processo tipo quello che
ha portato alla nascita dell'Europa, mettendo insieme, con l'aiuto di
questa come mediatrice, Israele, la Siria, la Giordania, la Palestina, e
forse anche altri paesi, dando vita ad un processo di aggregazione che veda
la nascita di una comunità politica in quella zona di cui facciano parte
sia Israele che alcuni dei paesi mussulmani in cui sono andati a vivere
anche molti palestinesi emigrati o espulsi.  La seconda possibile soluzione
pacifica di questo conflitto è quella accennata prima di una conferenza
delle Nazioni Unite che prenda in analisi tutti i problemi di quella area,
e porti avanti, se questa viene accettata dalle parti, anche una soluzione
politica tipo quella accennata prima.
4) Ma parlando della lotta al terrorismo Galtung ha concluso la sua
relazione ripetendo il discorso agli americani che egli immagina che il
Presidente degli Stati Uniti abbia fatto ai suoi concittadini il giorno
dopo l'11 settembre (presentato da Galtung  alla Convenzione dell'American
Psychological Association - Chicago, 25 agosto 2002 - nel discorso di
accettazione del premio Morton Deutsch per la ricerca  per la pace  a lui
assegnato).  Eccolo: "Amici americani, l'attacco di ieri contro due
edifici, che ha ucciso migliaia di persone, è stato atroce, totalmente
inaccettabile. I responsabili sono stati catturati e portati in Tribunale
davanti ad una apposita corte internazionale, dotata di un chiaro mandato
delle Nazioni Unite. Tuttavia il discorso di stasera va al di là di questo.
Sono giunto alla conclusione che ci sono stati e ci sono gravi errori nella
nostra politica estera, per quanto questa fosse sostenuta da buone
intenzioni. Noi ci creiamo nemici a causa della nostra insensibilità ai
bisogni fondamentali dei popoli in tutto il mondo, tra questi la
sensibilità religiosa. Sono quindi giunto alla decisione che si
intraprenderanno i passi necessari per :
- ritirare le nostre basi militari dall'Arabia Saudita;
- riconoscere lo stato di Palestina, i dettagli saranno comunicati in seguito;
- intraprendere un dialogo con l'Iraq per identificare i conflitti risolvibili;
- accettare l'invito del Presidente Khatami di fare lo stesso con l'Iran;
- uscire militarmente ed economicamente dall'Afganistan;
- arrestare i nostri interventi militari e riconciliarci con le vittime".
A commento di questo ipotetico  discorso scrive Galtung: "La stessa sera un
miliardo e trecento milioni di mussulmani abbraccerebbero l'America; ed i
pochi terroristi rimasti sarebbero come pesci fuori dall'acqua.  Il
discorso costerebbe una mezz'ora di lavoro per essere scritto e dieci
minuti per essere pronunciato; in confronto con, diciamo, sessanta miliardi
di dollari per l'operazione in Afganistan (50 miliardi per quella in
Jugoslavia nel 1999, più molti altri dopo) e così viaŠ..Il problema è che
la violenza su grande scala può produrre più minacce di quante ne elimini.
L'alternativa è Š.di abbandonare la dottrina militare offensiva, ed unirsi
al resto del mondo. I costi sono alti, i benefici anche maggiori"
(Satyagraha, n.2, pp.41-42).

Gli argomenti trattati da Galtung sono stati anche altri, ma ci sembra che
questi siano stati i punti più importanti da lui affrontati. Purtroppo
l'impianto di audio della sala non funzionava molto bene e molte persone,
specie ai lati della sala,  non hanno potuto seguire bene tutto il suo
intervento. Per questo gli organizzatori dell'incontro si sono impegnati a
fare deregistrare la lezione, e pubblicarla, in modo da permettere a tutti
di poterla conoscere e comprendere. Gli organizzatori dell'incontro, il
Corso di Laurea interfacoltà (Scienze della Formazione e Scienze Politiche)
dell'Università di Firenze in "Operatori per la Pace" e la Commissione
"Pace e Solidarietà Internazionale", del Comune di Firenze, hanno inoltre
previsto di continuare la loro collaborazione organizzando un incontro
mensile per l'approfondimento di queste tematiche. Il programma dettagliato
è in via di definizione e verrà comunicato appena pronto. Si prevedono,
tra gli altri, incontri con Falco Accame, sull'irenizzazione della guerra,
con Lidia Menapace,  su donne e pace, e con Dario Fo, sul contributo del
teatro e dell'arte alla pace.

A.L.