Altra proposta: scrivere OGNI GIORNO al Prefetto



Cari tutti,
stiamo tutti pensando come poter premere personalmente e quotidianamente sul
governo per la pace.
Ogni proposta ha il suo valore e i suoi limiti.
Anche questa di Ciardi, delle telefonate in prefettura, ne ha molti, di
limiti: trovare il tempo ogni giorno; possono far rispondere ad un
impiegato, che potrà anche non tenere nemmeno il conto delle chiamate; non
resta alcun segno materiale.
Propongo:
1) stampare molte copie di una brevissima lettera sostanziosa. Qui sotto
propongo un modello: le lettere devono essere molto simili, possibilmente
uguali, per fare massa critica. Qui non deve contare nulla l'originalità
personale.
2) spedirne una al giorno, con la data del giorno, in busta chiusa, che deve
essere protocollata;
3) la lettera chieda di essere comunicata al governo;
4) insistere quotidianamente (la spesa è di 4,10 euro ogni 10 giorno; 12,30
euro al mese: vale la spesa);
5) comunicare alle liste di pace la propria personale adesione a questa
iniziativa e le modalità usate, 6) nello stendere la lettera tenere conto
delle giustissime indicazione che Ciardi dà per le telefonate.
MODELLO DI LETTERA:
-----------------------------------
Signor Prefetto,
sono un cittadino/a, che fa parte della netta maggioranza del popolo
italiano contraria alla guerra annunciata.
Le ragioni di questa posizione sono evidenti:
- ogni guerra è dolore, morte, seme di vendetta senza fine, offesa
all'umanità di tutti, violazione dell'etica universale;
- questa guerra preventiva è guerra di aggressione, totalmente
ingiustificabile;
- questa guerra non è giustificabile come lotta al terrorismo, perché lo
imita e lo alimenta stoltamente;
- la guerra non può essere né promossa né autorizzata dall'Onu, perché
questa organizzazione è istituita anzitutto per "salvare le future
generazioni dal flagello della guerra" e l'art. 2 della Carta vieta agli
Stati membri l'uso della guerra; le azioni di forza previste sono azioni di
polizia (tese a ridurre la violenza) e non possono avere carattere di
guerra, specialmente della guerra tecnologica odierna, che accresce ed
esaspera la violenza;
- infine, l'Italia, in un articolo altissimo e immutabile della sua
Costituzione solennemente "ripudia la guerra" e partecipa, purché "in
condizioni di parità", e mai di sudditanza, ad un ordinamento internazionale
"che assicuri la pace e la giustizia tra le Nazioni"; dunque l'Italia mai
può partecipare ad alleanze di guerra.
Le chiedo di esprimere al Governo che Lei rappresenta questa decisa
posizione: io so che è della maggioranza degli italiani.
Nome, indirizzo .................
Luogo e data (aggiornata ogni volta) ......................
----------------------------------


----- Original Message -----
From: Filippo Ciardi <filciar at inwind.it>
To: Pax Christi giovani <paxchristi-giovani at yahoogroups.com>; Pax Christi
<paxchristi at yahoogroups.com>; Non-violence <non-violence at yahoogroups.com>;
MIR lista <MIR-riconciliazione at yahoogroups.com>; Lilliput Pt
<nodo-pt at liste.retelilliput.org>; Lilliput Prato
<nodo-po at liste.retelilliput.org>; Lilliput Fi
<nodo-fi at liste.retelilliput.org>; Lilliput debate
<debate at liste.retelilliput.org>; Glt impronta
<glt-impronta at liste.retelilliput.org>; Coordinamento 185
<coordinamento185 at yahoogroups.com>; Banche Armate
<Banche_Armate at yahoogroups.com>; Pace Peacelink <pace at peacelink.it>
Sent: Saturday, January 18, 2003 4:54 PM
Subject: [paxchristi] Altra proposta contro la guerra. Che fare?


Inoltro un'altra proposta di azione diretta contro la guerra fatta circolare
sulla mailing list del Glt nonviolenza della Rete di Lilliput da Tiziano
Tissino di Beati i Costruttori di Pace, che pare abbiano già deciso di
metterla in atto come organizzazione: si tratta, in sintesi, di mettere in
crisi le prefetture con i nostri no alla guerra e di far giungere al governo
questa presa di posizione, perchè decida di non appoggiarla.
Che ve ne pare?
Personalmente, tra le tante possibilità, continuo a pensare che bisognerebbe
almeno provare a tentare un'azione diffusa di minacciato ed eventualmente
realizzato boicottaggio delle pompe di benzina, almeno di quelle delle
nazioni coinvolte nella guerra, o di altra forma di noncollaborazione con le
strutture economiche e militari che sostengono la guerra, dopo aver
preventivamente spiegato agli operatori di queste che non ce l'abbiamo con
loro. Questo si inserirebbe in un discorso più ampio di informazione sui
reali motivi della guerra (tra cui il petrolio) e di riflessione sul nostro
stile di vita, da proporre a tutti, mentre si prepara anche una vera e
propria campagna per l'alternativa alla dipendenza dal petrolio e si
sostiene una campagna di campagne come "scelgo la nonviolenza"
(www.retelilliput.org/scelgolanonviolenza.asp). Non credo sia onesto agire
contro la guerra senza preoccuparsi di sensibilizzare almeno un poco sulle
sue motivazioni reali e sulle possibili alternative strutturali e di
comportamento che potrebbero essere praticate da ognuno per creare le basi
della pace. Oltretutto, se ricordo bene, un boicottaggio delle pompe di
benzina di una compagnia americana ottenne in passato, solamente dopo che
questa aveva registrato un calo delle vendite di poche unità percentuali per
pochi giorni, la decisione di far portare a terra e smontare pezzo per pezzo
una piattaforma petrolifera in disuso, invece che il suo affondamento in
mare. Non sarà la stessa cosa della guerra, ma credo che il minor guadagno
minacciato o realizzato da parte delle compagnie petrolifere sia un
deterrente maggiore o almeno altrettanto efficace rispetto alle telefonate e
alle dichiarazioni alle prefetture, che nessuno ci garantisce vengano girate
al governo o al parlamento, specie se presentate in forma orale, per non
parlare poi della paralisi della macchina governativa e amministrativa, che
vedo un obiettivo duro da raggiungere con qualche telefonata o dichiarazione
al prefetto o a un centralinista, e che probabilmente non dovrebbe essere
neanche l'obiettivo della nostra azione. A noi interessa infatti che non si
faccia o non si sostenga la guerra, non la paralisi dell'intero stato o dei
suoi organi periferici (che assolvono anche compiti positivi per il
cittadino, non solo quello di dichiarare o sostenere guerre!).
E voi che ne pensate? Il tempo stringe.
Filippo Ciardi.
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                          No alla guerra,

                     dillo di persona al Governo

   Una campagna semplice ed efficace per bloccare l'ingresso in
                         guerra dell'Italia

  Contribuisci anche tu, con un piccolo granello, ad inceppare la
 macchina bellica: parla con la Prefettura, organo periferico del
                     governo in ogni provincia.

                      Obiettivo della campagna:

La campagna si propone di far pressione, tramite le Prefetture, sul Governo
e il
Parlamento affinché l'Italia non conceda alcun tipo di supporto logistico,
militare e
politico agli Usa e alla Nato per la guerra contro l'Iraq e, se nel
frattempo questo
supporto fosse stato concesso, esso venga revocato. La campagna continuerà
ad
       oltranza fino al raggiungimento del proprio obiettivo.

                         Modalità di azione:

Chiediamo a tutti i cittadini di recarsi personalmente presso la loro
prefettura, oppure
di contattarla telefonicamente, per esprimere il proprio no alla guerra e
chiedere alla
prefettura di farsi portatrice di questo messaggio presso il governo.
Basterebbe un
numero relativamente basso di persone per creare un impatto significativo.
Con il
crescere del numero delle persone coinvolte, si potrebbe arrivare a mettere
in crisi,
 fino alla paralisi, l'intera macchina amministrativa e governativa.

     Domande e risposte per convincere anche i più scettici  ;-)

Ci sono già molte iniziative contro la guerra. Perché aggiungerne un'altra
invece di rafforzare quelle esistenti?
    Perché le manifestazioni, da sole, non bastano: i nostri decisori
politici
    devono sapere che il costo di un'adesione alla guerra sarà altissimo,
già nel
    breve periodo. D'altro canto, vogliamo offrire a tutti i cittadini non
    soltanto  la possibilità di esprimere il loro no alla guerra, ma quella
di farlo
    pesare,  concretamente e nell'immediato.

Perché non accontentarsi di una raccolta firme o di petizioni via Internet?
    L'impatto di una petizione, per quanto importante, è limitato: migliaia
di
    email possono essere neutralizzate con un semplice filtro; pacchi di
    cartoline  possono venire direttamente cestinati. Il lavoro di lobby per
la
    pace è  contrastato e sovrastatato da quello delle molto più potenti
lobbies
    della  guerra. Anche la minaccia di non votare chi approva la guerra è
    troppo  lontana nel tempo ed indistinta per avere una reale efficacia.

Perché mai questa campagna, a differenza di tutte le altre, dovrebbe
funzionare?
    Perché è semplice da attuare, da diffondere e da gestire; è alla portata
di
    tutti, è coinvolgente e positiva, in grado di raccogliere il favore
    dell'opinione pubblica ed anche delle stesse 'vittime' dirette
dell'azione;
    essendo diffusa, è difficile da reprimere o neutralizzare; inoltre, ha
un
    punto  di innesco molto basso: possono bastare poche persone per
    cominciare a  creare i primi disagi al sistema.

Quali rischi corre chi aderisce alla campagna?
    Telefonare in prefettura per esprimere le proprie considerazioni non è
    reato.  D'altronde, se la campagna avrà ampia diffusione, è ipotizzabile
che
    ci sarà  chi tenterà in tutti i modi di intimidire gli aderenti alla
campagna.
    E' quindi  difficile stabilire in partenza quali possano essere i
rischi: molto
    dipenderà  dall'evolversi della campagna stessa. Tuttavia, al momento
    attuale i rischi  sembrano del tutto insignificanti.

Come si organizza la campagna?
    La campagna si sviluppa e si diffonde puntando sul passa-parola e sul
    passa- email: un sito internet, {http://www.peacelink.it/dillodipersona/
    }www.peacelink.it/dillodipersona/ contiene gli  indirizzi ed i numeri di
    telefono di tutte le prefetture d'Italia. Il sito stesso è  utilizzabile
anche
    come 'bacheca elettronica' in cui scambiarsi suggerimenti  ed
esperienze.
    Per il resto, la campagna non ha una sua struttura  organizzativa
    centralizzata: a livello locale, ogni realtà aderente all'iniziativa
decide
    autonomamente come organizzarsi.

Siamo un gruppo intenzionato a lavorare per diffondere la campagna.
Cosa possiamo fare?
    Potete diffondere la campagna facendo circolare questo volantino; potete
    organizzare dei presidi in vicinanza alla vostra Prefettura, invitando i
    passanti ad entrare in Prefettura, ad esempio per consegnare una copia
di
    una lettera contro la guerra; potete fare dei comunicati alla stampa
locale
    annunciando l'avvio della campagna. e poi, lasciate spazio alla fantasia
e
    vedrete che di idee ve ne vengono in abbondanza.

Cosa devo dire e come mi devo comportare, quando parlo con la
prefettura?
Chiedetedi parlare con il prefetto, ma se non c'è o non è disturbabile,
cercate
    di farvi passare il capo di gabinetto o qualche altro funzionario,  fino
a
    trovare qualcuno con cui parlare.

Spiegateal vostro interlocutore le ragioni per cui siete contrari alla
guerra e
    chiedetegli di farsene portavoce presso il governo; cercate di  fargli
capire
    che non ce l'abbiamo con gli impiegati della prefettura, né  con il loro
    lavoro, ma che il coinvolgimento in guerra dell'Italia è una  cosa
troppo
    grave per non meritare una forte azione di pressione nei  confronti del
    governo.

Ricordatevidi essere sempre gentili e determinati allo stesso tempo.
Ascoltate
    con attenzione quello che ha da dirvi il vostro interlocutore,  ed anche
se si
    dimostrasse sgarbato mantenetevi calmi e rilassati, senza  farvi
prendere
    dallo spirito della polemica. Se il vostro interlocutore  chiude
bruscamente
    la telefonata, richiamate dicendo una cosa tipo  'Dev'essere caduta la
    linea.'.

Cercatedi stabilire un dialogo con il vostro interlocutore, chiedendogli  se
    anche lui personalmente condivide le vostre preoccupazioni. Siate
    comprensivi con lui se vi esprime le sue difficoltà a far passare le
vostre
    istanze al livello superiore, ma al tempo stesso incoraggiatelo ad
insistere
    e preannunciategli che anche voi, da parte vostra, vi rifarete  vivi con
lui.

Un  gruppo di amici si potrebbe ritrovare insieme nei pressi di un  telefono
con
    il vivavoce. Una persona chiama, le altre ascoltano il  dialogo, facendo
poi
    a rotazione. Il fatto di essere in molti permette, tra  una telefonata e
l'altra,
    di valutare come è andata e di affinare la propria  'tecnica'.





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