guerra ai pacifisti



LA GUERRA AI PACIFISTI

 

 

Con grande dispiegamento di truppe mediatiche e di bandiere USA e nazionali è stata lanciata una guerra parallela a quella contro il talebani, la guerra ai pacifisti.

Ai più vecchi di noi tornano alla memoria i tamburi del regime fascista, che passava da una guerra all’altra tra gli applausi delle folle.

Applausi che si tramutarono in fischi alla prima sconfitta.

Oggi siamo alla fase degli applausi, se non nelle piazze, di certo nelle urne elettorali.

Come ha detto Aguitton, di Attac, per ora sono tutti insieme su una riva del fiume.

Noi, con milioni di poveri e di giovani, abbiamo riempito l’altra riva

Non diremo, come il nostro dittatore di Predappio, che avere molti nemici sia una grande onore.

Gli amici della nonviolenza vogliono costruire un nuovo mondo con tutti e per tutti.

Il fatto è che lo schieramento contro di noi è formidabile, va da Busch a Putin, da Ferrara a Scalfari, con la sola eccezione del Papa.

Usano un martellamento di carta stampata e di invettive televisive pari a quello dedicato agli odiati comunisti, ma non entrano mai nel merito delle nostre obiezioni.

Questo modo di attaccarci ci sembra sintomo non della loro forza ma della loro debolezza.

Parlano d’altro.

Dopo la caduta di Kabul, ci hanno coperto di scherno, perché, ascoltando le loro previsioni, avevamo temuto una guerra più lunga.

Hanno cantato la vittoria del paese più ricco e potente mai apparso sulla terra contro il governo del paese più povero come se non fosse stata un evento scontato e se anche loro avessero avuto dei dubbi.

Con i media cercano di convincere l’opinione pubblica che hanno fatto bene a scendere in campo con il vincitore e che adesso potranno avere udienza più benevola dal principe.

Nello stesso tempo cercano di convincere le persone non informate che i pacifisti volevano catturare i terroristi mettendo loro del sale sulla coda.

A noi che non possediamo giornali e televisioni, è difficile parlare di pace e nonviolenza in un mondo tornato ai vecchi schemi del terrore e della guerra.

Abbiamo già detto, con la Tavola della pace, di ritenere giusto e legale una risposta al terrorismo affidata alla comunità internazionale rappresentata dall'ONU.

La vendetta e la rappresaglia della singola nazione offesa sono state una risposta, come ha scritto la Tavola della pace, "sbagliata, illegale e pericolosa".

L'iniziativa dell'ONU avrebbe tolto alle necessarie e ugualmente efficaci azioni di polizia la puzza di petrolio denunciata da molti, avrebbe chiuso le porte al fanatismo religioso e razzista, avrebbe rispettato il diritto internazionale e la Carta dell'ONU, avrebbe mantenuto in vita la speranza di un nuovo ordine mondiale pacifico e nonviolento.

E’ questo il punto tenuto nascosto all’opinione pubblica dai nostri accusatori.

Il fine delle loro azioni non è come per noi la costruzione di una comunità mondiale nonviolenta e pacifica.

Il nostro obiettivo può essere perseguito soltanto rafforzando gli organismi internazionali come l’ONU, che hanno già previsti nella loro Carta gli organismi necessari alla prevenzione, alla repressione, al giudizio di tutti coloro, singoli, gruppi, stati, colpevoli di violenza contro i popoli e gli stati pacifici.

La grandi potenze hanno finora ostacolato l’evoluzione dell’ONU in questa direzione, perché hanno bisogno di mantenere nel mondo le vecchie divisioni, utili ai loro fini di potere economico, politico e militare.

Molte teste d'uovo, esperti, giornalisti, fingono di non saperlo e, per confondere le acque, si dichiarano non convinti della capacità dell’ONU di rispondere a un attacco terrorista.

E’ vero il contrario, con la possibilità dell’ONU di muoversi in nome di tutti gli stati del mondo.

Dimenticano che gli USA, dalla Corea in poi, quando l’hanno giudicato opportuno, si sono più volte impegnati in azioni anche violente sotto le bandiere dell’ONU.

Dimenticano che la forza dell'ONU sta nella convinzione dei popoli e nell'appoggio degli Stati: basta volerla.

Ma tant’è.

La terrificante risposta degli USA al terrificante messaggio del miliardario bin Laden è per noi sbagliata e illegale; per loro è naturale, esaltante e perfettamente adeguata alle vecchie regole politiche e militari, che da sempre hanno occupato il palcoscenico della storia con la distribuzione dei guadagni per i grandi e delle sofferenze per i piccoli.

La risposta organizzata dall’ONU avrebbe abbattuto ugualmente il regime dei talebani, ma non avrebbe permesso agli USA di giocare a modo suo la partita per il controllo del petrolio e di usare la lotta la terrorismo per interferire nella libertà dei singoli.

L'alternativa all'ONU l'abbiamo sotto gli occhi: sono i tamburi di guerra, sostenuti da fiumi di odio.

Senza una parola e un impegno per risolvere le ingiustizie del mondo.