Re: proposta per aumentare la comunicazione con il corpo



Non rispondondo perché sia "geloso" delle due idee proposte e per convincere gli scettici. L'intento é quello di prendere a pretesto queste due metafore per continuare il confronto a mo' di cervello collettivo…
Poi se qualcuno vuole farsene carico e lanciare l'idea, allora si vedrà se avrà un seguito o meno.

una persona mi ha risposto:…

>  Caro Paolo le tue proposte sono carine e le comprendo
> ma se il G8 si farà e a Genova, ci sarà da correre e
> anche tanto, te lo assicuro, anche perchè non mi
> sembra che le forze governative facciano troppa
> differenza fra chi è non-violento e chi no. In questo
> caso i piedi sarebbe meglio averli coperti, così
> almeno la penso io. Ciao

penso anch'io che porsi a piedi nudi, ci mettiamo in una posizione di ulteriore debolezza. Mi fa paura anche a me pensare di essere a piedi nudi e di dover scappare perché le forze dell'ordine decidono di picchiare… Non voglio trovarmi in questa situazione…

Se non interpreto male, Gene  Sharp scrive nei suoi libri che la nonviolenza può avere maggiore capacità di evidenziare la propria forza se c'é il rischio che l'avversario usi la violenza. E la violenza usata dall'avversario nei confronti dei manifestanti diventa una forza che si ritorce contro e
amplifica l'azione dei nonviolenti. E' la famosa dinamica che conosciamo con il nome di jujitsu politco descritta appunto da Shrap. E' chiaro a tutti che ha più impatto una persona che sfida il suo governo didattoriale esponendo in una piazza un cartello di protesta che se la stessa cosa viene fatta
da un cittadino dove i diritti civili sono affermati.

Se si decidesse ad esempio di fare la prossima marcia Perugia-Assisi tutti a piedi nudi, é chiaro a tutti che farebbe più che altro notizia come fatto coreografico, appunto perché non sentiamo il pericolo di negazione di manifestazione, di violenza delle forze dell'ordine…
Mentre a Genova abbiamo il timore di una degenerazione violenta, che la polizia ci picchi, che non si possa arrivare a manifestare, che possiamo essere accusati di aver provocato, di aver usato violenza… Con questa situazione di precarietà i piedi nudi possono diventare quel cartello di protesta
esposto corraggiosamente in una piazza di un paese dispotico.

Io ho paura di andare a piedi nudi e da solo non lo farei mai, ma se si decidesse di andarci in un bel gruppo allora sentirei un clima di solidarietà che personalmente mi darebbe fiducia e senza togliermi la paura sarei più sicuro di affrontare anche le eventuali botte. In questo caso la debolezza
dei piedi nudi diventerebbe forza e smaschererebbe il vero intento dell'azione delle forze dell'ordine e la violenza dei G.8.


Enrico Peyretti wrote:

> Ma quello degli abiti rovesciati mi pare difficile da capre, non è chiaro,
> appare stravagante, carnevalesco, non adatto alla serietà del problema.

Molte volte ci capita di accusare i giornalisti di non avere attenzione per i nostri messaggi. E' chiaro non sono dei "santerelli", ma potremmo cercare dei modi per aiutarli nella loro scarsa fantasia. Se poniamo nella nostra comunicazione dei punti interrogativi (il pantolone/gonna rovesciata
appunto può essere un messaggio misterioso a prima vista) essendo il giornalista un buon orso a caccia di miele verrebbe sicuramente a curiosare e non mancherà di chiederci perché di questa stravaganza (ovviamente se é un gruppo ben riconoscibile)… Dovendo poi realizzare l'articolo, ha bisogno che
la notizia non sia solo il racconto piatto della cronaca della giornata, e generalmente si riducono alla fine a inserire nei testi fatti veri-inventati per rendere dinamico e condito il loro pezzo molte volte scadente. Noi potremmo appunto cercare di offrigli il condimento…

> Più che cercare modi strani  dovremmo puntare su pochi segni trasparenti.
> Secondo me, la fila indiana è la forma più disarmata, vulnerabile, non ha
> nulla della massa che può essere malintesa come aggressiva anche quando non
> lo è.

Le due metafore proposte non sono azioni da fare o da sostiuire con altre già pensate. Sono due modi di comunicare che possono essere trasversali e quindi unire tutte le forme, i momenti, le situazioni diverse tra loro (chi é in manifestazione, chi é fermo al posto di blocco, chi é incarcerato…), i
modi di voler dire no (vado a Genova o non vado, ecc), le azioni, ...
Sono due metafore aperte, per comunicare, unire e tentare (credo) di realizzare anche quella fase particolare che Lennart Parknas chiama "interconnessione".

Ciao, paolo.