Re: Centri sociali antimperialisti a Napoli (2)



Ho avuto una prima secca reazione alla lettura di questa mail, che mi
spinge a due righe di riflessione: ma non siamo in una mailing list dedicata
alla pace???
Di che stiamo parlando????
E comunque ne ringrazio gli autori, perché pongono questioni che credo
siano centrali oggi per chiunque voglia dedicarsi a ragionare, e a lavorare,
per crescere sulla pace e per costruire qualchge reale germe di pace.
Io trovo profondamente sbagliato e pericoloso rivendicare gli scontri di
Napoli come "la migliore risposta sociale e politica alle logiche
dell’istituzionalizzazione e della simulazione del conflitto praticate da alcuni in
forme spettacolari e virtuali", come viene detto, o ancora come "un
momento importante nello sviluppo del movimento sociale di contestazione alla
globalizzazione come costruzione di movimenti di lotta autonomi e antagonisti
al potere col quale non è possibile ne dialogare, ne chattare neppure
utilizzando i suoi strumenti, semmai controusandoli per scopi ben mirati  e
puntando al suo definitivo crash!"
E non mi interessa ragionare sul fatto se sia vero o meno che gli scontri
sono iniziati per colpa di provocazioni delle forze dell'ordine. Il
problema è che rispondendo si accetta quel gioco, il gioco della violenza;
rispondendo si accetta profondamente quel sistema che si dichiara di contestare.
Si parla di rabbia: è proprio su quella che fanno leva, e chi cade nella
rete violenta accetta il gioco, e fa sì che l'unico risultato che si
ottiene è la facile catalogazione dei mezzi d'informazione di "popolo di
Seattle= provocatori e violenti"
Cito ancora: 
> Le quattro giornate di Napoli, ricche di creatività, differenziazioni
> delle forme di partecipazione e di lotta, azione diretta e uso della
> forza, hanno dimostrato che tutti gli strumenti sono validi ed efficaci
> per praticare gli obbiettivi e il programma di lotte di una vera
> opposizione sociale che sa muoversi e svilupparsi senza scivolare nelle
> vuote ideologie o nelle perdenti logiche da ghetto.
Credo che dobbiamo interrogarci profondamente, se vogliamo costruire
qualche cosa di serio, ed opporci chiaramente a queste prese di posizione;
prendere le distanze da forme di lotta che non possono avere sbocchi positivi.
> Queto primo risultato politicamente positivo rappresenta quindi
> sicuramente un esempio da seguire per preparare la prossima
> mobilitazione del movimento antiglobalizzazione che si misurerà anche
> con una partecipazione internazionale nel prossimo luglio a Genova
> contro Il G8.
questo dimostra ancora che è opportuno invece prendere a modello questi
fatti per rileggerli e rielaborare strategie che siano nuove per davvero:
senza chiudere le porte a nessuno, ma chiudendo fermamente le porte alla
violenza, spontanea o indotta che sia.
Andrea Guerrizio


> ------- Forwarded message follows -------
> Date sent:      	Sun, 18 Mar 2001 12:43:52 +0100
> From:           	"zone di conflitto (to)" <zonediconflitto at ecn.org>
> To:             	movimento at ecn.org, cslist at ecn.org
> Subject:        	cs: RIFLESSIONI SULLA “BATTAGLIA DI 
> 	NAPOLI”:oggi riceviamo e diffondiamo dal Centro di 
> 	Doc. Senza Pazienza (To)
> 
> 
> 17 marzo 2001: .
> Il bilancio della mobilitazione contro il global forum è pesante,
> selvagge cariche delle forze dell’ordine: polizia, carabinieri e
guardia
> di finanza hanno attaccato questa mattina a Napoli la manifestazione a
> cui hanno aderito più di ventimila persone.
> Ne sono seguiti duri scontri che sono durati più di un ora. Decine di
> persone sono rimaste ferite in modo grave e ceninaia contuse e
> intossicate dai gas lacrimogeni.
> Il questore Izzo ha voluto ancora una volta usare la mano pesante per
> imporre gli ordini che venivano dall’alto: impedire a tutti i costi che
> i dimostranti potessero arrivare a disturbare l’incontro dei signori
> dell’arroganza tecnologica, della guerra, della disoccupazione, della
> devastazione ambientale, dello sfruttamento che si  sono incontrati a
> sfoggiare, per l’ennesima volta il volto spettacolare e celebrativo del
> grande capitale.
> Le iniziative del no al global forum sono durate 4 giorni e hanno avuto
> la capacità di coinvolgere per la prima volta in Italia vasti strati
> sociali interessati a opporsi e a boicottare veramente le strategie che
> il capitale va costruendo.
> La discesa in piazza di oltre ventimila tra disoccupati, lavoratori
> socialmente utili, immigrati, giovani, studenti, proletari rappresenta
> il risultato più significativo e politicamente determinante di un
> processo di riaggregazione che procede da tempo.
> In tutto il sud sta crescendo un buon  radicamento che consolida nuove
> forme di partecipazione e protagonismo contro le istituzioni e il
> sistema dei partiti. In molte città e territori è nata una nuova
> stagione di occupazioni che ha fatto sorgere nuovi collettivi e centri
> sociali  capaci di rivolgere il loro intervento verso le condizioni di
> vita, e di repressione degli immigrati e delle fasce di popolazione più
> precarie.
>  Anche dal nord si sono mosse le realtà che concretamente stanno
> costruendo opposizione sociale antiistituzionale e anticapitalista e che
> ha visto la scorsa settimana scendere in piazza contemporaneamente
> Milano e Brescia diecimila persone contro i centri di detenzione, la
> repressione poliziesca e la Lega Nord ed a Ravenna migliaia di persone
> contro gli Ogm.
> Anche da Torino, dopo le mobilitazioni contro il Tav, sono scesi a
> Napoli oltre 200 compagni e compagne.
> Quanto è accaduto a Napoli è stato un vero scontro sociale che si è
> trasformato in battaglia di piazza capace di rispondere ai divieti, alle
> provocazioni e alla violenza della polizia.
> Si è saputo cosi dipanare un filo rosso che da continuità e lega
> unitariamente le mobilitazioni di Seattle, Praga, Nizza e Davos.
> La determinazione e la rabbia si è espressa concretamente contro le
> istituzioni e chi le dirige transnazionalmente con politiche che
> affamano, devastano  e distruggono oltre i due terzi del mondo.
> Le imprese e le multinazionali informatiche si muovono sempre più non
> certo per diffondere benessere e il miglioramento delle condizioni di
> vita dei proletari ma per accrescere le forme d’accumulazione di
> profitto, per estendere il dominio e per espropriare e mercificare ogni
> forma di sapere, comunicazione ed informazione costruite e prodotte dai
> proletari.
> La partecipazione di massa alle quattro giornate di Napoli e alla
> battaglia dell’ultimo giorno sicuramente hanno rappresentato la
migliore
> risposta sociale e politica alle logiche dell’istituzionalizzazione e
> della simulazione del conflitto praticate da alcuni in forme
> spettacolari e virtuali.
> Nei fatti si e dimostrato e indicato concretamente che paga molto di più
> l’organizzare le lotte reali radicate nei territori che rincorrere i
> partiti sul loro terreno con l’entrismo nei consigli comunali e nel
> consociativismo da funamboli della politica.
> Napoli è stato un momento importante nello sviluppo del movimento
> sociale di contestazione alla globalizzazione come costruzione di
> movimenti di lotta autonomi e antagonisti al potere col quale non è
> possibile ne dialogare, ne chattare neppure utilizzando i suoi
> strumenti, semmai controusandoli per scopi ben mirati  e puntando al suo
> definitivo crash!
> Le quattro giornate di Napoli, ricche di creatività, differenziazioni
> delle forme di partecipazione e di lotta, azione diretta e uso della
> forza, hanno dimostrato che tutti gli strumenti sono validi ed efficaci
> per praticare gli obbiettivi e il programma di lotte di una vera
> opposizione sociale che sa muoversi e svilupparsi senza scivolare nelle
> vuote ideologie o nelle perdenti logiche da ghetto.
> Queto primo risultato politicamente positivo rappresenta quindi
> sicuramente un esempio da seguire per preparare la prossima
> mobilitazione del movimento antiglobalizzazione che si misurerà anche
> con una partecipazione internazionale nel prossimo luglio a Genova
> contro Il G8.
>                                                   Compagne e compagni
> dell’autonomia e Centro di documentazione. Senza pazienza
> Torino 17 marzo 2001
> 
> 
> ------- End of forwarded message -------
> 

-- 
"Una risposta è il tratto di strada che ti sei lasciato alle spalle.
Solo una domanda può puntare oltre."
                    Jostein Gaarder