4 giugno tra globalizzazione e nazionalismo




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To: "noomc" <noomc-it at egroups.com>
From: "Huambo" <huambo at libero.it>
Date sent: Sun, 4 Jun 2000 12:34:05 +0200
Subject: [noomc-it] globalizzazione e nazionalismo


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LA REPUBBLICA DELLE BANANE

Il "rilancio" della festa della Repubblica viene presentato da molti media
come un risveglio dell'orgoglio nazionale da contrapporre al secessionismo
di Bossi. Ma in realtà le cose stanno diversamente, come è testimoniato dai
fatti.

Per prima cosa l'Italia continua ad essere l'unico stato a non avere
proclamato come festa nazionale l'anniversario della sua nascita.
Personaggi istituzionali possono addirittura permettersi di rifiutare di
presenziare alle celebrazioni ufficiali e addirittura organizzare
manifestazioni secessioniste nello stesso giorno, senza che il governo, lo
stesso che ha giudicato inopportuno il Gay Pride, intervenga in qualche
modo. L'unica vera novità è lo svolgimento della parata militare, preceduto
dal messaggio di Ciampi al capo di stato maggiore della difesa, dove si
esaltava " il sacrificio di coloro che sono morti su tutti i fronti per la
difesa della patria e (sentite, sentite) per il contributo dato nelle
campagne per "i diritti delle genti". In parole povere non si vuole
celebrare la nascita dello stato repubblicano nato il 2 Giugno '46 dopo il
referendum, che cacciava l'ultimo re savoiardo, ma esaltare la rinascita di
un nazionalismo revanscista e guerrafondaio, che mette al centro dello Stato
la presenza delle forze armate, oltretutto fascistizzate dalle nuove
"riforme" dell'esercito volontario e dalla introduzione della 4^ forza
armata del generale Pappalardo.

Contemporaneamente si continua da tutte le parti a chiedere lo
stravolgimento totale della Carta Costituzionale, che è a fondamento della
Repubblica, la cui nascita si dice di voler celebrare.
Già questa costituzione è stata stracciata, di fatto, in molte occasioni e
in molti campi: precarizzazione del lavoro, smantellamento della sanità,
privatizzazione di fatto della scuola, entrata in guerra (offensiva) contro
uno stato sovrano.

Così si stabilisce la nascita di un doppio potere: le leggi di mercato per
regolare la vita economica di milioni di persone, con relativa crescita
delle povertà e dell'insicurezza, senza uno stato che regoli le
disuguaglianze sociali, a tutto vantaggio delle imprese. Dall'altra parte
uno stato che per agevolare la crescita delle imprese e il dominio di esse
sulla società, si rafforza in senso militare e in senso repressivo.
Infatti a livello sociale ha dismesso la sua presenza. Ha abdicato a favore
della comunità europea, nata come mero agglomerato di stati, uniti da un
solo obiettivo: l'unità monetaria. Ha abdicato a favore direttamente del
potere economico privato.
Per cui ha trasferito al capitale finanziario europeo il potere di
regolamentare (immaginate a favore di chi!) la politica di sviluppo del
paese, e con le privatizzazioni ha trasferito ai vari trust nazionali e
transnazionali le ricchezze di tutta una nazione.
In sostanza l'estinzione dello stato nazionale, inteso in senso napoleonico.
Estinzione compensata immediatamente dal rafforzamento delle uniche
prerogative mai dismesse: Forze armate e forze repressive. Le due cose vanno
di pari passo e sono funzionali alla dismissione dello stato negli altri
campi. Infatti, e questo è sotto gli occhi di tutti, la crescita della
povertà, causata dalla dismissione dello Stato in campo socio-economico,
crea criminalità diffusa, alla quale non si risponde più con la ricerca di
soluzioni assistenziali, com'era in passato, ma con la repressione:
TOLLERANZA ZERO è la parola d'ordine fotocopiata dal mito americano. Anche
perché lo spauracchio della microcriminalità, grazie all'apporto dei media
di regime, è diventato nell'immaginario collettivo il problema dei problemi.
E di fronte alla possibilità che questa violenza diffusa possa trasformarsi
in protesta sociale, si è provveduto, da parte dei nostri "sinistri di
governo" a dare autonomia e ampi poteri ai carabinieri, che come quarta
forza armata dello stato, in possesso di armi pesanti, sono in grado di
fronteggiare scontri sociali con tutti i mezzi, magari, in caso di bisogno,
anche con un "pronunciamento".

SIAMO ALLA REPUBBLICA DELLE BANANE

Cos'erano, infatti, le "repubbliche delle banane"? Erano quegli stati
sudamericani completamente asserviti all'imperialismo USA e caratterizzati
da un potere economico gestito dai privati e soprattutto dalle
multinazionali prevalentemente USA, e da uno Stato con funzioni di guardiano
degli interessi del potere economico (vedi golpe cileno e golpe dei militari
argentini). Questi Stati si reggevano in pratica sulle forze armate
repressive; in alcuni momenti cercavano il consenso interno con azioni
militari nazionalistiche tese all'allargamento dei confini (vedi guerra
delle Malvine e vedi il ruolo dell'Honduras contro il governo sandinista in
Nicaragua).

La stessa cosa sembra voler fare la nostra aspirante "repubblica delle
banane". Lo stato dismesso delle "devolution" e delle privatizzazioni si
rafforza con l'inasprimento dell'azione repressiva, la militarizzazione del
territorio in funzione antimigrazione e lo spirito di conquista delle "forze
armate riformate" alla ricerca di nuovi mercati e di allargamento delle
sfere d'influenza. Per cui si manda l'esercito in Puglia, ufficialmente
contro i contrabbandieri, in realtà per bloccare il flusso dei migranti, che
proprio sulle coste pugliesi si concentra. Ma soprattutto si riorganizzano
in chiave offensiva le forze armate. Il servizio di leva che aveva
fondamentalmente la caratteristica di formare un esercito popolare di difesa
del territorio, viene abolito a favore di un esercito volontario, addestrato
all'offesa e alla guerra di conquista. Ecco quindi la partecipazione alla
guerra del golfo e in una continua escalation, al conflitto in Bosnia e in
Kossovo.

ED E' A QUESTE FORZE ARMATE CHE SI PLAUDE NEL GIORNO DELLA REPUBBLICA
ITALIANA NATA DALLA RESISTENZA.

E intorno a queste forze armate si cerca di unire una nazione, che negli
altri campi non esiste più. Anche perché, come tutti sanno, l'avventura
continua. Dopo aver messo i piedi nel protettorato albanese, un altra
colonia ci attende: il Montenegro. Eccoci quindi pronti ad una nuova
performance nei Balcani, alle nuove crociate anti-Milosevic, alle nuove
missioni arcobaleno. I nostri "industriali d'assalto" già si preparano a
spostare fabbriche per avere operai a costo zero, l'Europa dei mercati
arricchisce di un nuovo tassello la sua sfera d'influenza.

Se Cavour diceva: "abbiamo fatto l'Italia, ora bisogna fare gli Italiani"; i
nostri governanti attuali sembrano dire: abbiamo smantellato l'Italia,
chiamiamo a raccolta gli ex italiani per conquistare un nuovo impero
(ECONOMICO n.d.r.)


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